CANTIERI MARINA
1.Attività aziendale
L’azienda si occupa della manutenzione e della riparazione di navi e yacht. Nello specifico
vengono svolte le seguenti mansioni:
-
Motoristica e meccanica
Falegnameria
Carpenteria
Veleria e corderia
Elettrotecnica
Tappezzeria
Condizionamento e refrigerazione
Oleodinamica
Verniciatura
Fornitore di ricambi per barche
Conseguenza ovvia di tutte queste operazioni è la formazione di rifiuti molto diversi tra
loro.
Nello specifico nelle fasi di lavaggio dello scafo e del piazzale vanno a formarsi reflui ricchi
di sostanze inquinante, come ad esempio zinco e sostanze organiche derivanti dalle
vernici.
Il complesso possiede inoltre una piscina, la qui acqua deve essere trattata
quotidianamente.
Complessa è inoltre la gestione dei materiali di scarto e dei rifiuti solidi: filtri olio, legna,
rifiuti secchi di ogni genere vengono generati in grandi quantità ogni giorno dal cantiere.
In ultimo, le operazioni di smerigliatura e falegnameria creano polveri sottili che risultano
essere un gran rischio per l’operatore e per l’ambiente.
Risulta perciò necessario l’utilizzo di sistemi di trattamento dei rifiuti generati da tutte
queste attività, per poter garantire la salvaguardia dell'operatore e dell'ambiente, oltre che
il rispetto della normativa vigente.
2. Normativa
La principale normativa per i cantieri marina è l’autorizzazione unica ambientale, in cui
sono indicati limiti e scarichi per acque reflue e emissioni atmosferiche, trattati
direttamente nel complesso aziendale. Come citato in precedenza, questi non sono però
gli unici rifiuti prodotti dai cantieri marina, esistono infatti altre normative separate per lo
smaltimento dei rifiuti prodotti dal cantiere, come ad esempio i codici CER.
L’AUA è stata rilasciata ai sensi del D.P.R. 59/2013.
I principali riferimenti normativi richiamati sono:
- D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. (Norme in materia ambientale), in particolare per tutela delle
acque (artt. 124-125) e delle emissioni in atmosfera (art. 269)
- Legge 447/1995 (inquinamento acustico) e L.R. 16/2007 (tutela dall’inquinamento
acustico e atmosferico)
Per la gestione delle acque reflue i cantieri marina hanno 2 scarichi autorizzati:
- Scarico 1 (lato sud): acque reflue da lavaggio imbarcazioni, trattate (decantazione,
disoleatura, trattamento chimico-fisico)
- Scarico 2 (lato nord): acque reflue assimilate alle domestiche (servizi igienici, barristorante, piscina)
L’impianto è autorizzato a scaricare circa 4700 m³/anno complessivi tra lo scarico 1 e 2.
Sono inoltre imposti dalla normativa alcuni parametri di autocontrollo degli impianti che
richiedono analisi annuali su pH, solidi sospesi, COD, BOD5, idrocarburi totali, tensioattivi,
rame, zinco;
L’autorizzazione indica, inoltre, anche i valori limite ed i punti di emissione per le emissioni
atmosferiche.
Nello specifico, i punti di emissione principali dei cantieri marina sono:
- E1: verniciatura, preparazione prodotti vernicianti (altezza 14 m, portata 34.000 Nm³/h)
- E2: taglio termico, saldatura (altezza 9,3 m, portata 3.000 Nm³/h)
- E3: lavorazione legno (altezza 9,3 m, portata 4.900 Nm³/h)
I codici C.E.R autorizzati per il cantiere per lo smaltimento dei rifiuti da smaltire sono:
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17.02.01 LEGNO
17.09.04 RIFIUTI MISTO DEMOLIZIONE-COSTRUZIONE
16.01.07 FILTRI OLIO
13.02.05 OLIO ESAUSTO
15.02.02 ASSORBENTI, MATERIALI FILTRANTI, INDUMENTI PROTETTIVI
CONTAMINATI
16.06.01 BATTERIE AL PIOMBO
13.08.02 EMULSIONI OLEOSE
16.03.03 FANGHI DEPURATORE
Anche per questa tipologia di rifiuto ci sono stringenti limiti da seguire.
Nello specifico l’azienda ha selezionato un metodo di smaltimento a tempistica e non ha
volume, cioè smaltisce tutti i rifiuti prodotti ogni 3/6 mesi indipendentemente dalla quantità.
3. Trattamento acque reflue
I trattamenti dello scarico 1 e dello scarico 2 sono molto diversi tra loro, vista la natura
differente del refluo.
Scarico 1 (acque del piazzale e di lavaggio):
L’acqua di lavaggio viene inizialmente raccolta all’interno delle grate, collegate ai canaletti
di scolo, insieme all’acqua di dilavamento del piazzale che può contenere polveri e detriti.
Da qui, l’acqua confluisce in un primo pozzetto di raccolta. Successivamente, passa in un
secondo pozzetto dove avviene la decantazione o sedimentazione: in questa fase,
attraverso trattamenti esclusivamente fisici (prima chiarificazione), le particelle solide più
pesanti si depositano sul fondo e vengono rimosse periodicamente.
Dopo la decantazione, l’acqua attraversa un disoleatore, un dispositivo che separa la
frazione oleosa dall’acqua: la parte organica, più leggera, galleggia in superficie e viene
separata. Successivamente, l’acqua passa attraverso dei filtri (setti filtranti), che vengono
sostituiti o lavati periodicamente, per trattenere ulteriori impurità residue.
Una volta filtrata, l’acqua, ormai priva delle principali sostanze solide e della componente
organica, viene convogliata tramite una pompa in un serbatoio. Qui viene dosato un
agente flocculante in polvere: un’elica all’interno del serbatoio assicura
l’omogeneizzazione della miscela. Il flocculante provoca una reazione chimica che fa
aggregare e precipitare le particelle sospese, formando i fanghi che si depositano sul
fondo del serbatoio. Tutto ciò che precipita viene raccolto in appositi sacchi per la
flocculazione, mentre l’acqua chiarificata, non più contenente solidi o sostanze organiche,
viene convogliata in un pozzetto di raccolta.
Da questo pozzetto, l’acqua viene prelevata per le analisi di controllo previste. Infine,
l’acqua trattata viene trasportata lungo le tubature fino a un misuratore di portata, che
garantisce il rispetto dei limiti autorizzati per lo scarico delle acque reflue, consentendo il
rilascio solo della quantità permessa nel primo scarico.
Scarico 2 (acque assimilabili ad urbane):
Il trattamento delle acque dello scarico 2 è invece molto piu semplice.
Dei filtri a sabbia si occupano di rimuovere solidi sospesi e possibili inquinanti.
Avviene successivamente la disinfezione utilizzando cloro, ed in caso di eccesso di
quest’ultimo esso viene riportato a norma attraverso un abbattitore di cloro.
Quest’ultimo processo puó causare l’abbassamento del pH della piscina, che può essere
rialzato attraverso l’aggiunta di acido solforico.
4. Trattamento emissioni atmosferiche
Per garantire la sicurezza degli operatori e il rispetto delle normative ambientali, vengono
adottati sistemi di aspirazione e filtrazione dell’aria. L’aria carica di polveri viene aspirata e
fatta passare attraverso un sistema di filtraggio di filtri a manica, che la ricircola fino a
undici volte. Le polveri più grossolane si depositano su filtri specifici, mentre quelle più fini
vengono trattenute da ulteriori stadi di filtrazione. I solventi residui, invece, vengono
rimossi grazie a filtri a carbone attivo che, tramite adsorbimento, bloccano le molecole
organiche volatili. Quando questi filtri si saturano, devono essere rigenerati o smaltiti come
rifiuti speciali.
L’aria filtrata viene poi espulsa attraverso due canali dotati di tappi, che permettono il
prelievo di campioni direttamente sul posto per l’analisi delle emissioni. Nei reparti di
falegnameria, l’aria viene ulteriormente depurata tramite maniche filtranti: le polveri di
legno si depositano sulle maniche, che vengono periodicamente scosse per far cadere il
materiale raccolto in appositi sacchi. Un controllo annuale della concentrazione delle
polveri garantisce il rispetto dei limiti di esposizione.
Per la lavorazione dei metalli è presente un impianto dedicato, dotato di filtri a manica
verticali e completamente sigillato. Le polveri metalliche vengono raccolte in una cesta
apposita. In tutte le aree dove si utilizzano attrezzi per smussare, levigare o tagliare, sono
presenti sistemi di aspirazione localizzata che catturano le polveri direttamente alla fonte,
riducendo la dispersione nell’ambiente di lavoro
filtri a carbone attivo
filtri a sabbia
impianto trattamento acque reflue da lavaggio