Introduzione 1. Cenni Storici 1.1 Storia del movimento freeparty: nascita ed evoluzioni. 1.2 Criminal Justice Act e le sue conseguenze: la diffusione del movimento in Europa. 1.3 I valori del movimento. Concetto : cos’è una controcultura, perché si creano, culture giovanili rituali di resistenza (hall e jefferson), rito del rave, 3. Il rito/rituale del rave 3.x Le tribe e il neotribalismo 3.1 Dimensione rituale del rave/della festa 3.2 Il ruolo delle droghe 4. Italia, l’esplosione mediatica del Witchtek2022 e il “decreto anti-rave” 4.1 L’evento e la risposta legislativa 4.2 Analisi della narrazione mediatica Conclusioni > “I free party si sono affermati come una prassi per ragazze e ragazzi che decidono di stare insieme e fare festa, e come tale andrebbero considerati” 1 1. Cenni Storici 1.1 Storia del movimento freeparty: nascita ed evoluzioni. Ricostruire efficacemente una cronologia dettagliata e precisa dei fenomeni subculturali si è rivelato un compito difficile, poiché per loro natura questi si formano in contesti e modalità che si distaccano dalla cultura dominante, più documentata e istituzionalizzata. Di seguito il mio tentativo di ricostruire una storia complessa e nebulosa per dipingere un quadro che possa rendere giustizia alla vivacità e all’impatto culturale di fenomeni spesso ignorati o sminuiti dalla narrazione dominante. L’origine del movimento freeparty è da ricondursi alla Gran Bretagna. I primi freeparty nascono negli anni ‘80, in una Gran Bretagna che ancora porta con sé il romantico ricordo dei festival di Stonehenge in cui ogni anno si radunavano le più diverse sottoculture inglesi, unita al nuovo immaginario delle wharehouse di Chicago e all’avvento di droghe psichedeliche come l’ecstasy. Prima di parlare del fenomeno delle Acid House e delle sue evoluzioni è però bene fare un passo indietro e comprendere perché ciò avvenne e perché la Gran Bretagna si prestò particolarmente bene ad essere la culla di questo movimento. In Inghilterra già dagli anni ‘70, mossi dalla fascinazione hippy di Woodstock, nacquero e si moltiplicarono grandi raduni liberi e autogestiti, di cui il più importante e longevo fu quelloStonehenge: People’s Free Festival. Il fenomeno dei free festival raggiunse misure tali da crearne uno nuovo: quello dei new age travellers. Si trattava di “carovane” vere e proprie, persone che decisero di dedicarsi al nomadismo, vivendo la propria vita passando da festival a festival, da raduno a raduno. (D’Onofrio, 2018) È nel contesto di questo nuovo nomadismo, dovuto anche alle politiche repressive (in particolare sullo squatting) di fine anni 70 che nasce il The Peace Convoy, in cui si mescolano le sottoculture inglesi dell’epoca: hippy, punk e chiunque volesse vivere la propria vita al difuori e in opposizione alla società. I new age travellers divennero un problema per il governo britannico, poiché con il loro muoversi da un raduno illegale all’altro minavano l’immagine perbenista ed individualista propinata e agognata dal governo thatcheriano. Così nel 1985 venne impedito il quasi decennale raduno di 2 Stonehenge attraverso una dura repressione da parte della polizia ricordata con il nome di Battaglia di Beanfield. Da quel momento i new age travellers iniziarono ad organizzarsi in TAZ, zone temporaneamente autonome, di cui avremo modo di parlare più approfonditamente in seguito attraverso la teorizzazione delle TAZ del filosofo anarchico Hakim Bay, che sarà di grande rilevanza e ispirazione per il mondo tekno: Come ricorda d’Onofrio: “Nel 1987 il movimento dei travellers e dei free festival aveva bisogno soltanto di una cosa per trasformarsi in rave: doveva sostituire al rock la musica elettronica” (Idem, p. 60). Con l’arrivo della musica house nei club e soprattutto con la diffusione dell’mdma/ecstasy da Ibiza, si sviluppa nel Regno Unito il fenomeno dell’Acid House. L’Acid House è un’evoluzione dell’house, genere di musica elettronica nato nei club di Chicago negli anni ‘80. In particolare, l’house nasce nel contesto del club The Warehouse (“magazzino, deposito) frequentato principalmente da persone nere e gay, in cui si mescolano sonorità diverse che danno vita ad un tipo di musica elettronica che si potrebbe definire funky, molto “ballabile”. Questo tipo di musica venne inizialmente chiamato “warehouse music”, successivamente diventato semplicemente “house”. Il termine indica anche la natura del genere “fatto in casa” con sintetizzatori e suoni campionati senza l’utilizzo di veri e propri strumenti. Si tratta di musica più grezza e “minimale” rispetto alla disco, la quale si caratterizzava per l'uso di suoni morbidi e ritmati, da un mix di influenze afro-caraibiche, latine e mediterranee, che la rendevano perfetta per la scena dei nightclub. (Straw, 2013). La house si concentrava invece su percussioni incessanti, linee di basso staccate e una struttura ritmica implacabile. Mescolando due copie dello stesso disco, inoltre, i DJ potevano allungare un brano per quello che sembrava un’eternità, provocando il pubblico fino a farlo impazzire. L’acid house è un sottogenere dell’house, nato quasi per caso dalle sperimentazioni del collettivo/gruppo musicale Phunture che scoprì il potenziale del sintetizzatore Roland TB-303. Nel 1987 pubblicarono “Acid Tracks”, vinile da molti considerato padre del genere. Il sintetizzatore, rivelatosi inutile per il suo scopo originariamente inteso di emulare i bassi di un basso elettrico, 3 produceva invece suoni squillanti e distorti che conferiscono all’acid house la sua caratteristica "acidità" e una dimensione più psichedelica. A fine anni 80 l’acid house sbarca in Gran Bretagna grazie a dj britannici entrati in contatto con il genere ad Ibiza, dove già si sperimentavano feste fortemente influenzate da questo genere psichedelico e, soprattutto, dall’ecstasy/MDMA. Il genere venne importato in un Regno Unito in cui, parallelamente alle politiche repressive dei party non autorizzati, s’iniziò a stimolare il circuito dei club e delle feste legali attraverso diverse concessioni (come, ad esempio, un orario di chiusura più tardivo). L’ecstasy aveva fatto la sua comparsa nelle serate dei giovani inglesi e ne era diventata padrona. Le serate a base di sostanze stupefacenti e musica ebbero un successo di portata incredibile, a partire dalla capitale inglese con lo Shoom, storico locale gestito da vecchi hippy veterani dei festival di Stonehenge, e soprattutto dai club di Manchester dove l’estate del 1988 venne soprannominata Second Summer Of Love. Orde di giovani provenienti da ogni contesto sociale si ammassavano ogni sera nei locali per scatenarsi su tracce infinite e psichedeliche sotto l’effetto dell’MDMA e presto i club si trovarono incapaci di contenere la quantità di gente che vi si riversava. Iniziano a nascere così i primi rave illegali, presso capannoni abbandonati o aree dismesse. In brevissimo tempo il fenomeno dei rave raggiunse dimensioni inimmaginabili, nell’autunno del 1998 era possibile recarsi ad una festa illegale ogni giorno (D’Onofrio). Questo rappresentò un enorme problema per il governo britannico, poiché molti giovani iniziarono ad abbandonare il lavoro per spacciare o anche solo per dedicarsi a edonismo sfrenato. I giornali parlavano di sregolatezza, promiscuità sessuale ed abuso di droghe. Lo stato inglese si organizzò per fare fronte al fenomeno dei rave, creando un’unità speciale chiamata Pay Party Union, la quale univa polizia ed intelligence britannica. Iniziarono a sgominare più feste possibili, anche attraverso l’uso di “feste trappola/fantasma”, pur senza troppo successo. Parallelamente alla repressione continuavano politiche per l’incentivo di feste legali, ad esempio nel 1990 con l’Entertainment Act (soprannominato Acid House Bill) che mirava a eliminare definitivamente i rave e a rivitalizzare il circuito legale, messo in crisi da questi eventi. Anche in questo caso, ottenendo scarsi risultati. Ben presto fu evidente che proprio nel carattere illegale delle feste risedeva la loro forza. I rave rappresentavano la libertà, l’autogestione, mostravano la funzionalità di modelli comunitari ideologicamente negati dal governo thatcheriano (“Who is society? There is no such thing!) in cui 4 son nati. Il fenomeno dell’acid house (ed in seguito della tekno in generale) fu rivoluzionario poiché, a differenza ad esempio del punk, era completamente ugualitario: trascendeva classe, razza, genere, orientamento sessuale e credo politico. 1.2 Criminal Justice Act e le sue conseguenze: la diffusione in Europa. Nel 1992 sei tribe¹ (Circus warp, DiY, Cirkus normal, Adrenaline, Bedlam e Spiral Tribe) organizzano un’enorme festa di una settimana a Castelmorton, nelle campagne del Worcestershire. Potremmo definire l’evento come il primo teknival², o “proto-teknival”, della storia. (D’Onofrio, 2019) L’affluenza fu incredibile, toccando addirittura picchi di 30.000 presenze. I mezzi d’informazione si scagliarono in feroce opposizione all’evento, provocando una vera e propria tempesta d’allarmismo, nonostante la festa si fosse svolta in pace ed armonia. L’intervento della polizia portò alla confisca dei soundsystem e all’arresto di tredici persone della Spiral Tribe, poi tutte assolte, dando il via ad uno dei più lunghi e costosi processi del Regno Unito. Due anni dopo nel 1994 venne approvato il Criminal Justice Act, decreto repressivo proposto dal successore di Margaret Thatcher Jhon Major. Il dettagliato pacchetto di norme d’ordine pubblico previsto nella legge prevedeva maggiori poteri alla polizia, con il fine di rendere illegali eventi d’aggregazione “in numero superiore a venti persone, su suolo pubblico, senza autorizzazione” e in presenza di “musica amplificata caratterizzata interamente o principalmente dall’emissione di una successione di ritmi ripetitivi”. ³ ¹ Tribe: collettivi della scena tekno che organizzano eventi e rave, caratterizzati da un forte senso di comunità e identità condivisa. ² Teknival: Raduno non autorizzato della scena tekno, organizzato da più soundsystem, che si svolge in luoghi remoti e dura diversi giorni, celebrando la cultura rave underground in un contesto indipendente e autogestito. ³ Testo integrale: Criminal Justice and Public Order Act 1994 (legislation.gov.uk) In Inghilterra, dunque, il movimento sembrerebbe iniziare a rallentare. I teknival spariscono per qualche anno a causa del clima repressivo inglese, ma dietro al silenzio delle campagne e dei capannoni inglesi tornati deserti si cela in realtà il ruggito delle (deliranti) nuove feste europee. 5 Molte tribe inglesi, come gli Spiral Tribe, si spostarono oltremanica dove il fenomeno raggiunse dimensioni inimmaginabili. A partire da Francia, Italia e Repubblica Ceca, il movimento si diffuse praticamente in ogni angolo d’Europa: Germania, Austria, Estonia, Spagna, Portogallo, Romania, Polonia, Bulgaria, Grecia, Ucraina…ovunque in Europa iniziarono a circolare flyer di nuove tribe, volantini di feste e teknival sempre più grandi e frequenti, alcuni diventando veri e propri appuntamenti annuali. È il caso, ad esempio, del CzechTeck in Repubblica Ceca, il Mayday di Fointainebleau in Francia, il Tequinox e il SolarSonica (per l’equinizio d’inverno e il solstizio d’estate), il PasquaTek e il WitchTek. (D’Onofrio) Non solo l’Europa, ma il mondo intero avrebbe conosciuto questa realtà. Ad esempio, nel 1994 il soundsystem inglese Desert Storm si reca in Jugoslavia, allora in guerra, dimostrando come la musica potesse servire come strumento di solidarietà in tempi di crisi. Nel 1997 nasce una “super tribe di fuoriclasse che incarnava il vettore energetico principale del movimento free tekno” (D’Onofrio, p.172) nota come International Conspiracy for a Global Sound. Determinati a diffondere quest’universo su scala globale, nel 1998 partirono per l’India verso la regione Goa, patria della psytrace, e come loro altre tribe si lanciarono in incredibili viaggi fuori dai confini europei. In questi viaggi, ogni tribe e soundsystem contribuì a una rete globale di connessioni musicali e culturali, che testimoniava la crescente influenza e diversità del movimento free tekno. “Si era trovata una sintesi nuova tra quattro sottoculture: il nomadismo e la psichedelia degli hippy avevano incontrato l’autoproduzione del punk; l’idea giamaicana del soundsystem come mezzo di riappropriazione dello spazio pubblico aveva trovato la sua musica ideale nei suoni techno e il risultato aveva una capacità di mobilitazione che non si vedeva dagli albori del rock.” (Santoni) Negli anni 2000 il movimento si trovava al suo apice: al CzechTek del 2004 si riunirono ben 156 tribe europee per un totale di 84 “muri di casse”. Con l’avanzamento delle tecnologie, dei mezzi di comunicazione e della sorveglianza, eventi di tale portata non poterono più passare inosservati. Ben presto ovunque in Europa iniziarono atti di repressione nei confronti dei freeparty, i quali continuarono comunque a sopravvivere come fenomeno in continuo movimento e mutamento. L’attenzione generata su questi portò anche ad una contaminazione da parte di persone di altri 6 ambienti, ineducati sui valori e le disposizioni di questo ambiente, i quali introdussero droghe pesanti che contribuirono a inquinare l’atmosfera delle feste. Dalla fine degli anni 2000 si ebbe un periodo che alcuni potrebbero definire “buio” per i free party, proprio a causa di queste contaminazioni e tentativi di repressione uniti alla migrazione di molti verso alternative legali come i festival Goa. A partire dalla seconda metà degli anni 10 si vide la nascita di nuove tribe, meno legate al nomadismo ma determinate nell’organizzazione delle feste. Arrivando ormai ai giorni nostri, il mondo dei free party continua ad esistere imperterrito, nonostante la fatica nel mantenerne l’esclusività, l’allarmismo dei media ed i tentativi repressivi sempre più feroci (per quanto spesso performativi) come, nel nostro paese, con il “decreto anti rave”. 1.3 I valori del movimento. Un testo da molti considerato “la bibbia” del raver è T.A.Z: The Temporary Autonomus Zone del filosofo anarchico Hakim Bey. La TAZ è una zona temporaneamente autonoma, intesa come spazio, fisico o virtuale, che sfugge temporaneamente allo Stato (da Bey considerato onnipresente in quanto non esistono luoghi del globo che non siano sotto controllo da stati o nazioni) che resiste tramite completa autogestione. In questo senso il rave può considerarsi a tutti gli effetti una TAZ. La TAZ viene trattata in termini di tattica insurrezionale, da operare contro lo Stato senza pretesa di rivoluzione. A causa dell’incredibile squilibrio nei rapporti di forza, risorse e mezzi, infatti, quest’ultima non potrebbe che rivelarsi una missione fallimentare. Bey critica l’idea della rivoluzione come mezzo di sovvertimento dell’ordine costituito: l'abbattimento di un sistema, secondo lui, non lo elimina, ma ne istituisce semplicemente uno nuovo. Per questo motivo la rivolta temporanea è considerata da Bey l’unico strumento utile per tentare di ridimensionare il potere statale. Nelle TAZ, e dunque nei rave, le persone si ritrovano per poter sperimentare autogestione, autodeterminazione e Libertà nel senso più ampio del termine. Potremmo definire il raver come una sintesi, in senso hegeliano, tra hippy e punk. Dalla filosofia hippy trae gli ideali di pace e armonia, di libertà e comunità oltre all'attaccamento e rispetto per l'ambiente, da cui derivano i principi e le regole da seguire alle feste: rispetta te stesso, rispetta gli altri, rispetta l'ambiente. L’eredità punk si può vedere nella rottura delle convenzioni, nello stile ribelle e anticonformista e 7 nell’importanza nella cultura del DIY (Do It Youself) che incoraggia l'autosufficienza e la creatività indipendente. Essendo il movimento free party un fenomeno controculturale, è indubbiamente caratterizzato anche da un grande sentimento anticapitalista. Le feste sono free, nel senso sia di libero che di gratuito. Per sopravvivere si basano su cooperazione, su processi di gift giving (A.Petiau, 2015) e sulle autoproduzioni, che secondo Bey (1993) rappresentano uno dei pilastri fondanti delle TAZ. Oltre che a rappresentare la forma di sostentamento economico delle TAZ, queste si configurano come un modo di sperimentare forme di libertà e creatività individuale e collettiva al di fuori dei circuiti di mercato. Il raver può essere chiunque, una delle caratteristiche peculiari sin dall’inizio del fenomeno è proprio l’universalità: “nei momenti di aggregazione del rave tendono a diventare marginali le vecchie forme di identificazione e identità: (…) giovani di destra e sinistra possono trovarsi l’uno di fianco all’altro, come anche giovani di estrazioni sociali e culturali assai differenti” (Caniglia, Identità, partecipazione e antagonismo nella politica giovanile, Soveria Monnelli, Rubettino, 2002, p.222) Sul sito della radio italiana Free Underground Techno, punto di riferimento per gli appassionati del mondo underground, è presente tuttavia un decalogo, o meglio, un "tekalogo" del “bravo raver”¹. Non si tratta, ovviamente, di un documento programmatico né di leggi rigide. In un contesto così variegato, internazionale e fluido, sarebbe impossibile stilare delle regole ferree universali. Tuttavia, si può affermare con certezza che i “comandamenti” del tekalogo (specialmente quelli più generali e meno situazionali, come quelli sul parcheggio) siano condivisi da tutto il movimento. Il tekalogo del bravo raver: 1. Rispetta la natura. 2. Rispetta te stesso. 3. Rispetta gli altri. 4. Se non vuoi lasciare il tuo cane a casa, portalo con te. 5. Parcheggia in modo intelligente. 6. Stai attento alle informazioni sul rave party: tienile per te e per i tuoi amici. 7. Sei responsabile della tua sicurezza e di quella degli altri: se vedi qualcosa di sbagliato, come violenza o aggressioni, non esitare a intervenire. 8. Non danneggiare né rubare il materiale del sound system. 8 9. Espandi la tua empatia. 10. Sorridi sempre, trasmetti energia positiva e prendila bene. Ricorda: U are the party. ¹Fonte : https://tg24.sky.it/cronaca/2009/09/23/rave_party_il_tekalogo_dieci_regole_del_popolo_della_techno 5. Italia, l’esplosione mediatica del Witchtek2022 e il “decreto anti-rave” Il 30 novembre 2022 l’Italia si sveglia con la notizia di un teknival in atto a nord di Modena, presso un capannone abbandonato. Si tratta del Witchtek, uno dei teknival ricorrenti più importanti dell’anno, allestito in occasione di Halloween, da cui anche il nome “witch tek”; rave della strega. Non si tratta certo del primo grande rave avvenuto in Italia, anzi, BREVE STORIA DEL MOVIMENTO IN ITALIA Nel 2021 un altro teknival italiano durato una settimana ed avvenuto in provincia di Viterbo, lo Space Travel vol.2, aveva suscitato clamore a causa di una fake news che vedeva protagonista la morte un ventiquattrenne inglese, che si presunse esser morto durante il rave. A seguito della notizia della morte del cittadino britannico i media si scatenarono in un vortice di notizie allarmanti e preoccupanti, ma completamente false. Si parlò di cani abbandonati, animali sbranati da questi, stupri, diversi morti di overdose. …A poco servirono le smentite, l’approccio dei media continutòcontinuò su una linea di non accettazione(??) e giudizio(?).(?) anche a causa della delicata situazione dell’emergenza sanitaria covid-19 ancora in corso. Una simile dinamica si dispiegò con il WitchTek del 2022, nonostante la festa si stesse svolgendo in armonia e vi fossero relativamente pochi partecipanti ( 9 Bibliografia D’Onofrio, Rave New Word, l’ultima controcultura. Agenzia X, 2018 Guareschi, Going Underground. Agenzia X, 2018 Santoni, Muro di casse, Laterza, 2015 Pablito El Drito, Rave in Italy, Agenzia X, 2018 Blackman, Subculture Theory an historical and contemporary assessment of the concept for understanding deviance, 2014 DOI: 10.1080/01639625.2013.859049 St Jhon, Technomad: Global Raving Countercultures, 2009 Yinger, Contraculture and Subculture, American Sociological Association, 1960, pp. 625-635 Bennett, Subcultures or neo-tribes? Rethinking the relationship between youth, style and musical taste. Sociology 33(3):599-617, 1999 Bainbridge, The True Story of Acid House: Britain’s Last Youth Culture Revolution, Omnimus Press, 2014 Xsephone, Rave Party. Tecnologia, tribalismo e nomadismo metropolitano, Lecce, Bepress, 2011 Hill, Acid House and Thatcherism: noise, the mob, and the English countryside, British Journal of Sociology Vol. No. 53 Issue No. 1 (March 2002) pp. 89–105, 2002 Straw, W. (2004). Cultural Scenes. Loisir et Société / Society and Leisure, 27(2), 411–422. https://doi.org/10.1080/07053436.2004.10707657 Caniglia, Identità, partecipazione e antagonismo nella politica giovanile, Soveria Monnelli, Rubettino, 2002, p.222 10 Petiau, Dancecult: Journal of Electronic Dance Music Culture 7(1): 116–128 ISSN 1947-5403 2015 http://dx.doi.org/10.12801/1947-5403.2015.07.01.06 11
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