La Bellezza abita in biblioteca Teca del Mediterraneo ha dedicato il 19° workshop al tema “La bellezza abita in biblioteca. Architetture, patrimoni e comunità”, con lo scopo di mettere in luce le enormi ricchezze di cui le biblioteche dispongono - le raccolte bibliografiche e documentali - spesso poco conosciute. La bellezza riguarda però anche la biblioteca come spazio e luogo di aggregazione e di inclusione sociale di un pubblico sempre più ampio e diversificato che richiede una continua evoluzione dei servizi offerti. Consiglio Regionale della Puglia TECA DEL MEDITERRANEO Biblioteca Multimediale e Centro di Documentazione Maria A. Abenante (Umbriatico, 1969 - Roma, 2019). Bibliotecaria. Cofondatrice della cooperativa Ninive, con la quale dal 1997 ha operato presso Teca del Mediterraneo a Bari, ove ha svolto attività di reference e catalogazione e ha avuto la responsabilità scientifico-organizzativa dei Workshop annuali e di altri progetti culturali. È co-curatrice, fra l’altro, dei volumi I workshop di Teca e Biblioteche che educano (Roma: AIB, 2010), nonché di L’Archivio storico dello spettacolo in Puglia. Un percorso nelle carte tra memoria e identità (Bari: Ed. Dal Sud, 2015). Ha scritto su «AIB studi», «AIB notizie» e «Biblioteche oggi». È stata membro del Comitato esecutivo AIB Puglia (2003-2011), del Comitato esecutivo nazionale AIB (2011-2017), di cui è stata vicepresidente dal 2014 al 2017, e Presidente della Sezione AIB Puglia (2017-2019). ,6%1 € 15,00 Associazione italiana biblioteche Biblioteca del Consiglio regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo” Associazione italiana biblioteche - Sezione Puglia XIX Workshop Teca del Mediterraneo La bellezza abita in biblioteca. Architetture, patrimoni e comunità Bari, 13 aprile 2018 a cura di Maria A. Abenante Associazione italiana biblioteche Consiglio regionale della Puglia 2019 La pubblicazione fa parte della: Collana Sezioni regionali AIB, Puglia; 3 Linea editoriale Leggi la Puglia; 13. Studi e ricerche / Consiglio Regionale della Puglia Si ringrazia: per l'editing: Palmira M. Barbini e Vittorio Ponzani per la collaborazione all’allestimento della mostra: Cooperativa di servizi culturali Ninive, in particolare il Presidente Anna Filograno; Angela Annese – Docente del Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari; Vito Antonio Leuzzi – Direttore IPSAIC Una versione cartacea e una versione EPUB sono disponibili all'indirizzo https://www.aib.it/negozio-aib/ e sul sito della Regione Puglia http://biblioteca.consiglio.puglia.it/ © Copyright 2019 Associazione italiana biblioteche © Copyright 2019 Consiglio regionale della Puglia Produzione e diffusione: Associazione italiana biblioteche Per ogni informazione su questa pubblicazione contattare: Sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale via Gentile 52 – 70126 Bari Tel. 080540 2772 email sezione.biblioteca@consiglio.puglia.it oppure Associazione italiana biblioteche Viale Castro Pretorio 105 - 00185 Roma Tel. 064463532, fax 064441139 e-mail aib@aib.it, http://www.aib.it ISBN 978-88-7812-285-7 Indice Saluti introduttivi Mario Loizzo 5 L’AIB, la conoscenza e la bellezza Maria Abenante 9 Apertura dei lavori Anna Vita Perrone 13 La Bellezza abita in biblioteca: dove cercarla, come trovarla. Scenari Prima sessione coordinata da Simonetta Buttò Introduzione Simonetta Buttò 25 La biblioteca non è che una promessa di felicità Rosa Maiello 29 La biblioteca in un mercato in continuo cambiamento Alfieri Lorenzon 35 La domanda dei nuovi lettori: servizio, assortimento, alchimia delle emozioni Giovanni Peresson 41 La forma della biblioteca. Modelli e metafore della conoscenza Maurizio Vivarelli 47 Percezione e immaginario della biblioteca. Profili di ricerca emergenti Chiara Faggiolani 61 3 Praticare la Bellezza. Esperienze Seconda sessione coordinata da Antonella Agosti Introduzione Antonella Agosti 75 Coesione, cultura, territorio: le politiche di valorizzazione delle biblioteche della Puglia Silvia Pellegrini 79 La community library e le politiche della Regione Puglia: la prospettiva di un Comune Donato Metallo 89 Note d’inCanto. La musica nelle biblioteche italiane Tiziana Grande 97 Il bello della partecipazione: attivismo civico e condivisione di esperienze nella biblioteca sociale. Il caso San Giorgio Martino Baldi 105 Il mondo che cambia. Trame di narrazione in biblioteca Franco Fornaroli 113 #MAAChebelCASTELLO: la cultura abitata dalla comunità. L’esperienza del Sistema Gusto d’arte di Ceglie Messapica (BR) Antonello Laveneziana, Loredana Gianfrate 123 Mostra “La bellezza abita in biblioteca” 4 131 Saluti introduttivi Buongiorno a tutti. Vi ringrazio per aver accettato l’invito del Consiglio regionale e della Teca del Mediterraneo, a partecipare a questa iniziativa, che si ripete negli anni e che vedo sempre più arricchita di professionalità e di esperienze. Viviamo tutti una fase assai complessa della nostra vita quotidiana e i fenomeni che affliggono l’Italia e che attraversano tutta l’Europa ci consegnano un presente fatto di inquietudini e di paure per il futuro, perché è in atto un processo di progressivo impoverimento materiale, soprattutto nel Mezzogiorno. Ecco perché c’è da sperare che questa condizione di disagio generale possa trovare un piccolo argine nella diffusione delle biblioteche. Una biblioteca in un piccolo Comune a volte è l’unico presidio culturale che, con la sua offerta culturale, può diventare un luogo dove poter leggere, ma anche uno spazio di inclusione sociale oltre che di aggregazione civile. Per questo, in questi tempi difficili, segnati purtroppo da tanta regressione culturale, il sistema delle biblioteche può servire a contrastare quelle inquietudini e quelle paure. Per tutte queste ragioni apprezzo molto l’idea di aver organizzato l’intera giornata attorno al tema delle biblioteche, con un titolo “La bellezza”, che riassume tante cose. Ricorda la bellezza del leggere, dello stare insieme, del partecipare alle attività artistiche e culturali che possono nascere attorno a una biblioteca. In tanti piccoli Comuni della nostra Puglia – insisto su questo aspetto – avere una biblioteca o non averla può fare la differenza, nel favorire o meno un momento importante di socialità, che contribuisca a determinare il salto culturale di cui abbiamo bisogno. 5 Per quanto riguarda l’impegno della Regione Puglia in questo settore, posso riportare l’esempio virtuoso di un intervento del governo regionale, che chi rappresenta l’Assessorato alla cultura saprà illustrare più nel dettaglio. Si tratta di un impegno consistente, che tra il primo turno e il secondo impegna oltre 120 milioni di euro: una somma considerevole, che non solo contribuirà a ristrutturare e migliorare le biblioteche esistenti ma anche a costruirne altre, recuperando spazi ed edifici di proprietà comunale, abbandonati da anni dalle amministrazioni per la mancanza dei fondi necessari. Attraverso questa iniziativa, moltissimi di questi immobili verranno recuperati e quindi avremo un doppio risultato: rivalutare un rudere e allo stesso tempo dare un contributo rilevante di sostegno, di promozione culturale e di incentivazione alla socializzazione di una comunità. Occorre insistere in questa direzione, per valorizzare adeguatamente gli investimenti del governo regionale, che provengono sostanzialmente da fondi comunitari e che, lo dico senza polemica, sono gli unici fondi di cui le Regioni del Mezzogiorno sanno di poter disporre con certezza. Se ai fondi comunitari potessimo aggiungere anche quelli che ci spettano di diritto secondo la famosa legge che destina al Mezzogiorno l’80% delle risorse, ma che non viene mai rispettata, e se ci venissero assegnate anche le risorse del bilancio ordinario dei fondi di coesione, la scelta del nostro governo regionale di intervenire sulle grandi criticità avrebbe potuto offrire tante altre risposte utili alla nostra comunità. Tuttavia, il tempo che viviamo è questo: ma io sono sempre fiducioso che com’è avvenuto dopo il Medioevo, arriverà anche qui un nuovo Rinascimento culturale e politico, anche se i segnali di questi mesi non sono molto incoraggianti. Per questo penso che solo un salto culturale potrà ridare fiducia ai cittadini impauriti, indignati e demotivati. Un 6 salto culturale che potrà aiutare la società, quella meridionale soprattutto, ad assumere un approccio non più passivo rispetto a questi fenomeni, consentendo a tutti noi di confidare in un futuro migliore per la nostra comunità pugliese e per il resto del Paese. Mario Loizzo Presidente del Consiglio regionale della Puglia 7 L'AIB, la conoscenza e la bellezza Bellezza è verità, verità è bellezza; questo è tutto quello che sapete, quello che dovete sapere 1. Sono molto contenta di essere qui, in un contesto a me molto familiare, e soprattutto di esserci rappresentando l’AIB Puglia, in questa iniziativa che è il frutto di una fattiva e proficua collaborazione tra la Teca del Mediterraneo e l’Associazione italiana biblioteche. Come molti di voi sanno, questa collaborazione esiste di fatto da molti anni, ovvero dall’inizio dell’esperienza dei Workshop di Teca nel 1998, ma questa è la prima edizione in cui tale collaborazione ha un carattere formale e di questo ringrazio molto la dottoressa Anna Vita Perrone. Questa XIXa edizione ha come tematica generale “La Bellezza che abita in biblioteca”. Una bellezza declinata nelle varie prospettive che la biblioteca può offrire, costituita dalle architetture, antiche e moderne, dai preziosi patrimoni documentali, dai servizi per l’accoglienza di cittadini in difficoltà o che semplicemente vogliono soddisfare le loro esigenze informative. Una bellezza, quindi, che va intesa nel senso più ampio possibile, che coinvolge la nostra comunità di riferimento e che sempre di più deve essere valorizzata. La valorizzazione delle biblioteche è una delle attività principali dell’AIB, che ha tra i suoi scopi statutari quello di promuovere l’organizzazione e lo sviluppo di un efficiente servizio bibliotecario in Italia, di garantire l’accesso libero alle biblioteche e alla conoscenza, di rafforzare l’identità professionale dei bibliotecari per il miglioramento dei servizi al pubblico. 1 John Keats, Ode su un’urna greca. Roma: Fazi, 2010. 9 Questi temi saranno al centro del prossimo Congresso nazionale AIB, che si terrà a Roma il 22 e 23 novembre 2018 e che avrà come titolo “Che cosa è una biblioteca?”, dedicato all’identità delle biblioteche e alle politiche pubbliche necessarie per il loro sviluppo. Ecco, riconosco con piacere e soddisfazione una sensibilità comune e una implicita visione condivisa tra il prossimo Congresso AIB e l’odierno workshop di Teca. La riflessione al centro del workshop di oggi viene posta principalmente sul concetto di bellezza che, nella migliore e più alta delle accezioni, può – e deve – aspirare a diventare “conoscenza”, e siamo tutti consapevoli di quanto la conoscenza sia la principale forza produttiva del nostro secolo, anche se già nel III secolo a.C. Socrate affermava: «Esiste un solo bene, la conoscenza e un male, l’ignoranza». Pertanto, pensiamo a una bellezza che deve essere diffusa e condivisa, che non sia appannaggio solo dei più fortunati ma anche dei più deboli e degli esclusi, che sia strettamente connessa alla tutela dei diritti umani fondamentali della libertà e dell’uguaglianza. È urgente, non c’è più tempo da perdere, come sottolinea Salvatore Settis nel suo libro Il mondo salverà la bellezza? Responsabilità, anima, cittadinanza in cui, riprendendo la nota frase da L’idiota di Dostoevskij «la bellezza salverà il mondo», afferma che «la bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo la bellezza»2. In Puglia la situazione delle biblioteche è complessa, ma in questo periodo è ricca di fermento per via dei recenti investimenti regionali relativi alla community library. Si tratta certamente di una straordinaria opportunità per le nostre biblioteche, anche se non risponde pienamente alle esigenze di programmazione del sistema bibliotecario pugliese, che avrebbe bisogno di essere considerato in modo 2 Salvatore Settis, Il mondo salverà la bellezza?: responsabilità, anima, cittadinanza. Milano: Ponte alle Grazie, 2015, p. 19. 10 unitario al fine di cogliere i punti di debolezza che necessitano di interventi adeguati e di potenziamento. L’AIB ha accolto con grande soddisfazione l’impegno della Regione Puglia e il consistente sforzo in termini di risorse finanziarie destinate alle biblioteche, e si è dichiarata disponibile a dare pieno supporto all’azione della Regione in questi ambiti, eventualmente entrando a far parte, attraverso la nostra Sezione regionale AIB Puglia, del Comitato di monitoraggio dei bandi relativi alla “community library”. In una situazione difficile come quella che viviamo oggi, che alla crisi economica vede aggiungersi anche una evidente crisi dei valori, la biblioteca assume – e deve sempre di più assumere – il ruolo di mediazione tra le esigenze dei cittadini e le risorse documentali; luogo neutro, sicuro, libero, democratico, dove il bibliotecario ha il compito di far incontrare lettore e informazione e di favorire la partecipazione attiva alla creazione di nuova conoscenza. Le biblioteche devono sempre di più diventare “edifici” in cui il sapere “decanta”, come dice bene Michel Melot nel suo La saggezza del bibliotecario 3, costituendo un argine a una deriva molto pericolosa, ben rappresentata da Giovanni Solimine: «Siamo talmente ignoranti da non comprendere perfino quanto sia grave e pericoloso il nostro livello di ignoranza» 4. A questo proposito, mi piace chiudere ricordando quanto ha detto in una recentissima intervista la documentarista Cecilia Mangini, che a proposito dello smarrimento di questi anni afferma che occorre combattere per la diffusione massima della conoscenza e insistere sul sapere «e pazienza se dà frutti quando chi investe non c’è più»5. Questo vale 3 Michel Melot, La saggezza del bibliotecario. Milano: Sylvestre Bonnard, 2005. 4 Giovanni Solimine, Senza sapere: il costo dell’ignoranza in Italia. RomaBari: Laterza, 2014, p. 3. 5 Intervista di Concita De Gregorio a Cecilia Mangini, «La Repubblica», 31 marzo, 2018, p. 13. 11 per la società in generale, vale ancora di più per le nostre biblioteche. Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutti. Maria Abenante Presidente AIB - Sezione Puglia 12 Apertura dei lavori Anna Vita Perrone∗ Grazie, grazie a tutti, ma soprattutto grazie a Voi che siete qui, perché siamo più di 200 persone e di questo io sono molto contenta perché è un risultato strepitoso per un workshop che comunque è rivolto a un pubblico professionale. Mi presento perché non tutti mi conoscono: sono in questo settore da poco più di un anno, sono dirigente presso la Sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale del Consiglio regionale della Puglia, che è appunto la sezione che gestisce anche la Teca del Mediterraneo, la biblioteca del Consiglio regionale. Prima di iniziare i nostri lavori, vediamo insieme un breve filmato che illustra che cos’è una biblioteca, cosa può fare e cosa si può trovare in una biblioteca 1. Perché abbiamo pensato a questo filmato? Perché persino noi che ci lavoriamo tutti i giorni siamo a volte assuefatti, non ci rendiamo più conto della ricchezza che ci circonda. E perché il grande pubblico pensa alla biblioteca limitata ai libri ed è una credenza invece tutta da sfatare. Solo se prendiamo coscienza di quello che abbiamo possiamo procedere poi a valorizzarlo e quindi a poterne cogliere la bellezza. Speriamo di aver potuto riassumere in questo video alcune delle attività della biblioteca e oggi ne vedremo insieme delle altre. Auguro a tutti voi di avere un amico che mentre sta leggendo un libro vi pensa, è una bella sensazione, ve lo posso assicurare, questo è successo a me. Un mio amico, il professor Aldo Muciaccia, che saluto insieme al professor ∗ Dirigente della Sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale del Consiglio regionale della Puglia. 1 <https://tinyurl.com/y6stc8ka>. 13 Antonio Leuzzi, entrambi ricercatori dell’Ipsaic (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea) che ha sede presso la nostra biblioteca, un giorno venne da me e mi disse: «Devi ascoltare questo passo del libro, quando l’ho letto ho pensato a te, lo devi necessariamente condividere». Il libro è di Gaetano Salvemini, di cui il mese scorso abbiamo ricordato, come Consiglio regionale della Puglia, i sessant’anni dalla scomparsa con una serie di eventi. Il libro si intitola La democrazia; Gaetano Salvemini in una lettera a una amica nel 1935 scrive così: La mia vita qui cara Mary è felice, per quanto un uomo può essere felice, in fondo io non vivo in America, io vivo in Widener Library dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30, quando a queste ore aggiungo le 10 ore di sonno di cui non posso fare a meno, mi rimangono poche ore da vivere in America. E in quelle poche ore la mia America è Cambridge, un’isola incantata dove tutti sono generosi e gentilissimi con me e dove la vita passa quieta come Charles River, Widener è lì a mia disposizione, il bibliotecario mi ha assegnato una stanza di studio dove ho tutti i miei libri e appunti, se mi occorre un libro vado a cercarlo da me senza dover aspettare un minuto, io sono il più ricco uomo dell’America, perché sono il proprietario del Widener e non pago tasse. Se un libro non c’è in catalogo lo chiedo e me lo comprano, ringraziandomi di aver segnalato una lacuna che doveva essere colmata. Grazie Aldo, in effetti queste poche parole sono bellissime perché sintetizzano il cuore pulsante delle biblioteche molto efficacemente. Ed è stato allora che ho pensato: il workshop del 2018 deve mettere in evidenza tutta la bellezza che c’è nelle biblioteche. Poi quando, con il supporto dell’AIB Puglia e in particolare di Maria Abenante, che qui ringrazio vivamente, abbiamo cominciato a riflettere sul tema, abbiamo fatto fatica a riassumere nelle tre parole architettura, patrimonio e comunità tutte le cose belle che riflettendoci si evidenziavano ai nostri occhi pensando a una biblioteca, a quella in cui lavoriamo, a quella che sogniamo, a quella di un paese vicino. Una bella biblioteca nei suoi spazi luminosi, ma 14 anche nella ricchezza del suo catalogo e nelle molteplici attività che realizza; un esempio è quella che è stata inaugurata lo scorso anno a Monopoli. Durante l’inaugurazione hanno messo in sottofondo delle voci: erano brani letti dalle persone che hanno contribuito alla riapertura. Esempi di cittadini che tengono alla biblioteca civica e ne colgono tutto il valore. Ringrazio e saluto il dottor Pietro D’Amico per la gentile concessione dell’audio di quelle voci che abbiamo riprodotto in questa sala durante l’accoglienza. Tante altre per fortuna saranno le biblioteche che si riapriranno e implementeranno le loro attività, anche con il supporto dei finanziamenti messi a disposizione dall’assessorato competente della Regione Puglia, che abbiamo più volte citato. Ne riparleremo anche all’inizio della sessione pomeridiana. Come tutti gli anni il workshop ci presenta, nella sessione mattutina, gli orizzonti e le novità del settore biblioteconomico, mentre il pomeriggio è dedicato alla condivisione delle esperienze già attive e lodevoli. Ringrazio, pertanto, i relatori e moderatori che hanno accettato il nostro invito per approfondire insieme il tema prescelto. Questa edizione ha inoltre l’onore di essere stata inserita nelle manifestazioni per l’Anno europeo del patrimonio culturale. Novità di questa XIXa edizione sono invece gli eventi collaterali che spero troviate interessanti. Questi sono stati pensati per il grande pubblico, per avvicinare nuovi utenti alle biblioteche. La Teca del Mediterraneo ritiene opportuno attirare l’attenzione di tutta la cittadinanza sull’importanza delle biblioteche, per l’indiscutibile ruolo culturale e sociale che hanno sulla collettività. Stasera alle 19.00, al termine del workshop, potremo spostarci agevolmente a piedi al cinema Splendor per la proiezione, in anteprima, del film documentario sulla biblioteca di New York Ex Libris: The New York Public Library di Frederick Wiseman, già presentato alla 74a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. 15 Il film sarà introdotto da Francesco Monteleone e ha il patrocinio della Fondazione Apulia Film Commission. Ho avuto il piacere di vedere già in anteprima questo film fuori regione e posso confermare che contiene tantissimi spunti di riflessione, oltre ad avere la particolarità di non parlare di libri. Proprio per combattere gli stereotipi sulle biblioteche il film illustra tutto quello che si può fare in una biblioteca tralasciando la cosa più ovvia, che sarebbe leggere un libro. Il film è stato scelto in coerenza con il tema del workshop, al fine di evidenziare, in maniera trasversale, i diversi temi che identificano la bellezza nelle biblioteche: dal più ovvio, cioè il patrimonio librario, a tutti gli altri evidenziati nel documentario. Infatti, nel film si sottolinea la ricchezza di altre collezioni non librarie, l’importanza delle relazioni sociali e delle persone che “vivono” la biblioteca, la magica atmosfera dei locali in cui dimorano i saperi, le storie e i vissuti di artisti, poeti e scrittori di ogni tempo e luogo, la polifunzionalità delle sale che permette di svolgere attività diversificate, gli aspetti economici-gestionali connessi all’istituzione bibliotecaria. Il secondo evento collaterale è una mostra che abbiamo allestito presso la nostra biblioteca, la Teca del Mediterraneo, è qui a cento metri di distanza, ma avete tempo per visitarla fino alla fine di maggio. Tra il materiale che abbiamo distribuito in sala c’è un estratto del catalogo. In occasione del Workshop 2018, Teca del Mediterraneo ha voluto offrire un saggio della bellezza dei patrimoni documentari custoditi dalle biblioteche. Sono stati selezionati alcuni documenti attinti dagli scaffali delle sezioni tematiche, di recente implementate, che concorrono a definire l’identità pugliese della Biblioteca del Consiglio regionale, affiancandosi alle tradizionali materie giuridico-economiche, indispensabili per un’istituzione al servizio dell’organo legislativo, facilmente rintracciabili e riprodotti per un’agevole esposizione al pubblico. 16 Particolare rilievo è stato dato alla sezione “Arte e spettacolo”, valorizzata dalla collaborazione con l’Associazione culturale “Attraverso lo spettacolo” e le numerose donazioni di fondi acquisiti nel corso del tempo. Di notevole pregio culturale e didattico è l’Archivio storico documentale creato dall’Ipsaic, che è riuscito a incrementare l’interesse della pubblica opinione, nonché l’attenzione di studiosi e ricercatori didattici, grazie a una proficua collaborazione e un’attenta comunicazione istituzionale della Biblioteca del Consiglio regionale. Il catalogo invece è sfogliabile online 2. Sul sito della biblioteca, nella sezione dedicata al workshop, è inoltre disponibile tutta la documentazione già prodotta, con la rassegna stampa e i video integrali degli interventi dei relatori che oggi ospitiamo. A proposito del materiale distribuito, spero sia stato per voi un gradito omaggio il gioco che abbiamo creato all’interno del programma. Un percorso a forma di “B” come biblioteca, come bellezza che ci conduce a scoprire il tesoro delle biblioteche evidenziando nelle diverse caselle le bellezze delle attività che si possono svolgere in una biblioteca. Un’altra novità di quest’anno sono i contest lanciati per coinvolgere tutti attivamente. Il primo, lo avete visto entrando, vi invita a lasciare una vostra riflessione sul tema della bellezza in biblioteca. Potete farlo con i messaggi sulla lavagna oppure con i commenti da postare sul nostro profilo Facebook. Se volete potete lasciare anche il vostro nome, in ogni caso vi invito a partecipare. Il secondo contest invece riguarda il libro e la Puglia, cosa hanno in comune? Il contest coniuga le bellissime sensazioni che si provano leggendo un libro di nostro gradimento con la tutela delle identità pugliesi. L’idea è scaturita da una riflessione sulla nostra biblioteca. Come è noto, infatti, la Teca del Mediterraneo è la biblioteca 2 <https://tinyurl.com/y4dtnw57>. 17 del Consiglio regionale e pertanto storicamente è sorta per supportare l’attività legislativa. Ecco perché per anni è stata specializzata in diritto ed economia, in gestione delle pubbliche amministrazioni, sia sotto l’aspetto manageriale che sotto quello contabile, abbiamo una ricca collezione, ma soprattutto banche dati, su queste materie. Negli ultimi anni però abbiamo voluto accentuare di più l’attenzione sul nostro territorio e valorizzare l’identità pugliese, istituendo sezioni specifiche quali quella dell’ambiente o quella dei ragazzi, quella multiculturale che ci permette di riflettere sull’odierna società, quella di genere, in rete con altre istituzioni del territorio. L’archivio storico documentale meriterebbe una trattazione separata per la ricchezza dei documenti unici, quali quelli appartenenti all’Ipsaic. La sezione Arte e spettacolo è costituita principalmente da fondi privati pervenutici per donazioni, e costituisce un unico per la storia del Novecento. Un’attenzione particolare stiamo dedicando all’identità pugliese, ripercorrendo la storia del territorio, le tradizioni, le lingue, i personaggi, anche sopperendo purtroppo alla chiusura di altre biblioteche civiche maggiormente specializzate sulla valorizzazione delle particolarità locali. In questa direzione abbiamo recentemente istituito anche la linea editoriale del Consiglio regionale, Leggi la Puglia, che ci permetterà di non far cadere nell’oblio tanta parte della nostra storia. Uno degli aspetti che ci caratterizza è la molteplicità dei dialetti esistenti sul nostro territorio: una ricchezza di lemmi, di accenti, di sfumature, che purtroppo con il cambio generazionale stiamo perdendo irrimediabilmente. Eppure quanta bellezza c’è anche nei dialetti locali! Ecco perché questo contest ha come oggetto il libro, al quale è dedicata la poesia Nu libbre - Un libro di Mariella Stano, la cui versione originale è nel dialetto di Santeramo in Colle. Per favorire la riscoperta dei dialetti della nostra Regione, invitiamo i cittadini pugliesi interessati a parteci18 pare, a tradurre nonché a recitare il testo della poesia nel proprio dialetto di appartenenza, e a inviare i file video o audio della registrazione e del testo scritto all’indirizzo <biblioteca@consiglio.puglia.it>. Concludo con i ringraziamenti al Presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo e a tutti i consiglieri che assicurano ogni anno una dotazione alla biblioteca che le permette di garantire a sua volta i servizi al pubblico e di svolgere diverse attività a favore di tutti i cittadini pugliesi, e non è una cosa scontata. Raccolgo gli umori dei colleghi in occasione di incontri nazionali, non è scontato che una biblioteca abbia fondi per aggiornare il suo patrimonio, non è scontato che sia aperta al pubblico, non è scontato che offra i servizi che voi vedete illustrati brevemente in un’altra brochure che trovate tra il materiale, per questo i miei ringraziamenti al Consiglio regionale della Puglia anche come cittadina, e sono ringraziamenti sinceri. Ringrazio tutti i dipendenti della Sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale che, ciascuno per il proprio ruolo, hanno reso possibile l’organizzazione di quanto prima illustrato, ringrazio la Cooperativa di servizi culturali Ninive che ha seguito in particolare la segreteria organizzativa, ringrazio l’AIB Puglia, l’AIE, l’Editrice Bibliografica e le ditte fornitrici che ci hanno permesso di realizzare quanto abbiamo loro commissionato. Spero che i nostri sforzi vi permettano di trascorrere oggi una giornata di approfondimento e di arricchimento. Buona giornata a tutti, anzi una bella giornata a tutti. 19 Un libro di Mariella Stano A te ragazzino di belle speranze, che stai ore e ore chiuso nella tua stanza, un consiglio io do: per le feste e a Natale fatti dar sempre libri come regalo. Perché un libro – sai – è un vero compagno e il tempo della lettura è solo guadagno. Un libro è una madre ed è pure un padre che non vorrebber mai lasciarti la mano. Un libro è una sorta di folletto benevolo, tu non te ne accorgi e lui ti mette le ali. Tu apri un libro e intraprendi un viaggio, ti ritrovi d’incanto a Parigi o su una spiaggia. Un libro ti par che sia roba da niente ma quando lo chiudi ti senti più ricco. Ah quante cose un libro t’insegna e in quante storie tu trovi rifugio! Sono storie d’amore, di pace e di guerra e tu allora comprendi che su questa terra non sei proprio solo come un cane e parte sei invece di un’umanità intera. E poi ci sono i libri del tempo passato in cui parlan le voci di tante persone. Son le voci di chi per un’idea ha lottato e sol dalla morte poi è stato fermato. Sono voci che ancora gridano forte ma più che parlarti colpiscono al cuore. Tu ascoltale sempre e non scordare mai che quella gente ha lottato anche per te! E così io ti dico in maniera spassionata: non lasciar che di te si prendano gioco. E quando ti vorranno muto e servile tu queste parole tieni bene a mente: 20 Più libri leggi e più forte diventi e timore non hai di tempeste o di venti. Non vi sono catene che possan legarti perché i libri ti danno la libertà. 21 Prima sessione La Bellezza abita in biblioteca: dove cercarla, come trovarla. Scenari coordina Simonetta Buttò Introduzione Simonetta Buttò ∗ Questa XIXa edizione del Workshop di Teca del Mediterraneo è stata inserita tra le iniziative dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 che, lanciato a dicembre scorso dall’Unione Europea, ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini alla ricchezza e alla diversità culturale presente sul territorio, ma anche alla sua importanza sociale ed economica. Il patrimonio culturale si presenta in varie forme: è patrimonio tangibile, se pensiamo agli edifici, ai monumenti, all’abbigliamento, alle opere d’arte, ai libri, le macchine, le città storiche, i siti archeologici; è patrimonio intangibile, con riferimento alle rappresentazioni, le conoscenze, le competenze, oggetti e spazi culturali, cui le persone attribuiscono valore, comprendendo in questo senso la lingua e le tradizioni orali, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali e l’artigianato tradizionale; è patrimonio naturale se pensiamo al paesaggio, alla flora e alla fauna, ma è anche patrimonio digitale, che comprende sia le risorse create in forma digitale (ad esempio opere d’arte digitali e animazioni), che quelle digitalizzate a posteriori in modo da garantirne la conservazione e la maggiore diffusione (testi, immagini, video, registrazioni). Il filo conduttore di tutte queste manifestazioni della ricchezza dei beni comuni europei è dunque la bellezza, proprio il tema scelto per questo workshop di Teca del Mediterraneo, che ci permetterà di mettere in luce tanti aspetti diversi, tante forme e tanti modi per coglierne l’essenza anche nelle nostre biblioteche: una bellezza che non risiede solo nei tesori della tradizione o della modernità che le biblioteche ∗ Direttrice dell’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). 25 custodiscono, ma che sta anche nei servizi che offrono, nei rapporti che creano, negli spazi stessi che abitano. La bellezza è insita nell’istituzione stessa della Biblioteca e in un certo senso si pone al di sopra di tutto, anche dei fatti, delle realizzazioni concrete perché è parte integrante della loro dimensione etica. Dobbiamo essere molto grati agli organizzatori che questa sera ci consentiranno di vedere in anteprima il bel documentario di Frederick Wiseman dedicato alla New York Public Library, Ex libris, che uscirà ufficialmente in Italia il 23 aprile, Giornata mondiale del libro patrocinata dall’Unesco che promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale. Da quanto fin qui ci è stato dato di vedere in rete o di leggere nelle recensioni, il regista, da sempre molto attento al sociale, ha raccolto una massa enorme di materiale sulla New York Public Library filmando luoghi, personaggi, attività, eventi per far emergere l’anima, anzi come si dice in un articolo uscito la scorsa settimana sul «Il venerdì di Repubblica» «le innumerevoli anime della biblioteca», un’istituzione aperta, con le sue 92 succursali sparse per la città dal centro fino ai più estremi quartieri periferici, che accolgono ogni anno 18 milioni di utenti di tutte le etnie e le classi sociali. La missione della biblioteca, di tutte, non solo della grande biblioteca pubblica di New York, è quella di contribuire alla crescita dei suoi frequentatori con il fine di rendere migliore la qualità della loro vita. Ogni azione della biblioteca diventa pertanto un tassello di questo mosaico che rappresenta i mille modi dell’impegno profuso nell’azione educativa e di informazione. Ha detto Wiseman che il film è stato girato nel 2015 quando non poteva immaginare l’avvento dell’era Trump, ma che inevitabilmente, dal momento della sua elezione, il suo documentario ha assunto una valenza politica: l’importanza della cultura e dello studio, del dialogo, e l’apertura verso la 26 diversità, contro la retorica, l’incultura, l’individualismo e l’esclusione che caratterizza l’America di questi ultimi anni. La bellezza insita nella dimensione etica della biblioteca rende palpabile il ruolo dell’istituzione e dei bibliotecari impegnati su molti fronti: nella razionalizzazione delle spese, nell’allestimento di nuovi servizi di informazione per diverse fasce di pubblico, nella didattica per dare strumenti a tutti gli strati sociali e alle diverse etnie, nell’uso massiccio del digitale, e contemporaneamente nell’attenzione riservata a chi è rimasto lontano dalle tecnologie, per comprendere e ridurre il digital divide, un problema che riguarda tutti i paesi del mondo, sia pure a diversi livelli: la Biblioteca, si dice a un certo punto del film, non è un luogo dedicato ai libri, ma alle persone. Esistono tante forme e tanti modi, tanti approcci diversi per cogliere la bellezza nelle nostre biblioteche. Alcuni di questi saranno oggetto delle relazioni che seguiranno, stamattina e nel pomeriggio, e ognuna porterà un contributo speciale, una particolare chiave di lettura per l’obiettivo che ci siamo dati per questo nostro incontro di oggi. Gli spunti – come vedremo – sono offerti dalla riflessione scientifica, dal confronto con altre realtà europee e mondiali, ma anche dalla nostra attualità. Pensate alle esperienze avviate, per esempio, a Milano con l’istituzione delle biblioteche di condominio, oppure al progetto sperimentale di una biblioteca di volontari negli edifici degradati e in abbandono di una scuola frequentata da alunni di 15 paesi diversi, aperta fino a mezzanotte in una zona difficile vicino a Quarto Oggiaro. Queste esperienze sono state raccontate un paio di giorni fa sul «Corriere della sera», ma in molte delle nostre città si stanno sviluppando progetti di vari tipi, tutti dedicati alla lettura come mezzo per interpretare la realtà e creare cittadini consapevoli. Esperienze come le human libraries, tanto per fare un altro esempio, sostituendo le persone ai libri, permettono di ascoltare storie che vengono narrate direttamente dai libri 27 viventi che ne sono i protagonisti e ci consentono di ampliare la nostra conoscenza del mondo o ci possono aiutare – assolvendo quasi una funzione terapeutica – a confrontarci con la paura del diverso, ad affrontare e ridurre i pregiudizi, apprezzando invece la ricchezza della diversità. Le biblioteche sono intrinsecamente legate alla bellezza perché sono luoghi di arricchimento umano e culturale. Sono centri per la diffusione del sapere, della cultura dell’informazione, attraverso le loro collezioni, i servizi che offrono e il personale che ci lavora, ma rappresentano sempre di più anche centri di aggregazione e di progresso sociale. Anche sotto questo profilo socio-antropologico le biblioteche rivelano la loro bellezza, arricchendoci di esperienze profondamente diverse da quelle che viviamo nella vita di tutti i giorni e facilitando la nostra percezione dell’altro, del diverso: rendono migliore, appunto, la qualità della nostra vita. 28 La biblioteca non è che una promessa di felicità Rosa Maiello ∗ L’investimento della Regione Puglia su progetti di sviluppo di community libraries è senza dubbio l’intervento più significativo degli ultimi anni volto a promuovere lo sviluppo di un tessuto di biblioteche belle, sempre più vicine ai bisogni delle comunità di riferimento, bisogni che sono molteplici per comunità composte da utenze estremamente eterogenee. In una fase storica attraversata da innumerevoli difficoltà, non solo finanziarie, è importante, al Sud in particolar modo, investire sulle biblioteche e soprattutto sulle biblioteche pubbliche di base, che possono essere punto di convergenza, di raccordo, di valorizzazione di tutte le biblioteche speciali presenti sul territorio. In Italia esistono numerose belle biblioteche, ma anche tanti vuoti, tante non-biblioteche: luoghi dove le biblioteche sono assenti del tutto, luoghi dove entità etichettate come “biblioteca” si riducono a meri fondi librari non in crescita, non curati professionalmente e spesso poco accessibili, o infine luoghi dove si pongono in essere presentazioni di libri o altre attività occasionali di promozione culturale non supportate da una progettualità istituzionale sistematica e coerente, che pertanto finiscono per essere tutto sommato poco incisive. Se è vero che, come annotava Stendhal sul suo diario, «quasi tutti i mali della vita provengono da false idee che abbiamo su ciò che ci sta accadendo. Conoscere bene gli uomini, giudicare gli eventi, è un grande passo verso la felicità», le biblioteche sono la promessa di trovare un antidoto al male, una promessa di felicità 1, perché le biblioteche ∗ Presidente nazionaleAssociazione italiana biblioteche. Il titolo di questo contributo è la parafrasi di un’altra citazione di Stendhal, «La bellezza non è che una promessa di felicità», dal saggio Dell’amore. Gli 29 1 sono luoghi dove le domande possono trovare risposte e sono anche luoghi dove nascono nuove domande e dove avviene la ricerca e l'elaborazione di nuove risposte. Di fatto, il ruolo delle biblioteche nei millenni è sempre stato quello di salvare la civiltà, di farla proseguire, di registrare la conoscenza, di trasferirla. La capacità delle persone di progredire, di migliorare le proprie condizioni di vita, di non dover inventare ogni volta la ruota è quindi affidata a istituzioni che nella storia dell’umanità sono sempre state le biblioteche, indipendentemente dalle trasformazioni dei formati, dei supporti e dei mezzi di comunicazione, e indipendentemente dai regimi politici e dalla fisionomia di servizio che le biblioteche hanno assunto nel tempo e nello spazio. Certo, una promessa di felicità è difficile da mantenere: per mantenere le loro promesse, le biblioteche devono rispondere alle aspettative sociali della contemporaneità. Queste esigenze sono complesse da analizzare e legate a capacità e abitudini di fruizione culturale e di lettura (o non lettura) mutevoli e differenziate, e ancora più complesse da soddisfare oggi. Tuttavia, la ricerca e l’applicazione di nuovi linguaggi e nuovi servizi, o la loro evoluzione, permette alle biblioteche di compiere quotidianamente questi piccoli miracoli, facilitando l’incontro tra un lettore potenziale, un lettore che non sapeva di poterlo diventare, e le fonti di conoscenza. Una domanda che gli studiosi di biblioteconomia si sono posti e si pongono è se le biblioteche sono strettamente collegate alla cultura del libro o se sono da considerare più ampiamente come architetture della conoscenza che, nel sistema dell’informazione, ne curano la gestione per determinate finalità, condividendo tale ruolo con altri attori. A monte, occorre intendersi sul significato della parola informazione, che letteralmente corrisponde al concetto di mettere in forma, fa eco, tra gli altri, Alain de Botton che, nel saggio Architettura e felicità (Guanda, 2006), osserva che «gli edifici che definiamo belli contengono le qualità che a noi mancano». 30 dare forma: se facciamo riferimento a questo significato, l’informazione è un’attività di elaborazione e rappresentazione di dati che comporta un’attività intellettuale i cui prodotti possono essere opere dell’ingegno più o meno originali e creative, dai database ai libri. In quest’ottica, senza nulla togliere all’importanza dei libri come manufatti (che anzi vengono studiati e sono fonte di conoscenza anche per la loro materialità), mi sembra che la specificità del servizio delle biblioteche non sia legata ai supporti, né alla forma delle fonti di conoscenza registrata che raccolgono e organizzano, ma piuttosto sia legata alla selezione, raccolta, organizzazione, e soprattutto alla contestualizzazione delle fonti in funzione della destinazione d’uso. Nel suo saggio L’età della frammentazione: cultura del libro e scuola digitale (Roma-Bari: Laterza, 2018), Gino Roncaglia riesce a conciliare posizioni apparentemente inconciliabili quando distingue (p. 157) tra fonti granulari, frammentarie e non strutturate come i tweet, i post su Facebook ecc. e fonti di conoscenza verticale e strutturata come i libri, i film, ma anche come certi videogiochi più complessi, certi progetti digitali elaborati e articolati intorno a forme narrative e come Wikipedia, in quanto frutto di un progetto redazionale. A suo parere, un parere che condivido, l’incontro con il libro e con tutte le espressioni culturali più articolate che, diversamente dalle altre, «creano mondi» può avvenire grazie a una biblioteca ben funzionante quale punto d’accesso alla complessità, che raccoglie e propone libri ma anche altre fonti in diversi formati e supporti, al fine di suscitare la curiosità e l’interesse dei pubblici destinatari e, aggiungerei, di rispondere quanto possibile ai loro modelli mentali. In questo modo, avvicinando il suo modello a quello dell’utente, la biblioteca accresce la sua usabilità, ossia la sua capacità di soddisfare bisogni espressi e non espressi. Dunque, se lo scopo delle biblioteche non è solo di custodire memoria registrata a beneficio di quanti vorranno attingervi, ma è promuovere con appropriate strategie 31 l’accesso alla lettura e lo sviluppo di capacità mature di utilizzo ed elaborazione della conoscenza registrata disponibile, non bisogna temere il confronto con le fonti più volatili e meno strutturate, bisogna semmai esplorare anche queste fonti (il tweet su Twitter, il breve video su Youtube, il post su Facebook), se questo può facilitare la comunicazione con gli utenti (o con alcune tipologie di utenti, in particolare i più giovani) e promuovere, per gradi successivi, la scoperta di altre fonti più articolate e complesse. Peraltro, il governo della complessità richiederebbe un ripensamento anche dei modelli formativi: riprodurre in questi la stessa corpuscolarità, frammentarietà e in ultima analisi separatezza tra mondi, il tutto al fine di creare prevalentemente tecnici, è esattamente ciò che non funziona se si vuole assicurare non solo pace e benessere sociale, ma anche benessere economico e riduzione delle diseguaglianze. Anche nel nostro settore, caratterizzato da un mercato del lavoro sempre più precario e al ribasso, corriamo il rischio che i bibliotecari diventino poco più che manovalanza intellettuale, ancorché specializzata (anche molto specializzata) nella fornitura di questo o quel servizio. Nella nostra tradizione i migliori bibliotecari hanno sempre avuto chiara l’idea che fare il bibliotecario significa sì applicare metodologie e tecniche, ma significa anche, a monte, esercitare una professione intellettuale, praticarne l’etica, fare ricerca, coltivare l’aspirazione a partecipare al dibattito pubblico sulle politiche e sulle infrastrutture della conoscenza: così sono riusciti a promuovere innovazione e a incidere sulla realtà (questa è la storia, ad esempio, di SBN, il più grande progetto di cooperazione interbibliotecaria nato dal basso, per iniziativa della nostra comunità professionale, e il primo esempio di informazione del settore pubblico liberamente accessibile in rete). Anche in quest’ottica, mi sembra che occorrerebbe coltivare maggiormente e meglio quelle attività e quei servizi che promuovono l’accesso ai mondi della conoscenza e di crearne di nuovi, permettono di svi32 luppare sguardo lungo, capacità di pensiero critico sulla realtà che ci circonda e di trovare soluzioni per il futuro. Proporrei poi (anzi, riproporrei: ne ho scritto ormai molti anni fa in un articolo sul diritto d’autore), seppure in modo semiserio, una lettura delle biblioteche quali opere creative dell'ingegno umano, perché a loro volta le biblioteche sono una messa in forma di collezioni, servizi e persone secondo un progetto culturale che rappresenta un unicum nel contesto in cui si cala e ne costituisce il tratto di originalità, aggiungendo valore a ogni singolo documento raccolto, ponendolo in relazione con gli altri e contribuendo a produrre nuove relazioni. Secondo il linguaggio del diritto d’autore, potremmo definirle opere collettive (perché prodotte dalla collaborazione di molteplici ingegni: quelli degli autori presenti nelle collezioni, quelli degli editori che li hanno pubblicati, quelli dei bibliotecari che li hanno selezionati, organizzati, catalogati, comunicati, resi accessibili, quelli degli utenti che, esprimendo le proprie necessità, hanno contribuito alla progettazione dei servizi e delle collezioni), interattive (perché non si limitano a rispondere a richieste degli utenti, si trasformano con loro) e ad aggiornamento continuo (sia dal punto di vista delle collezioni, sia dal punto di vista dei servizi, la biblioteca, come insegna Ranghanathan, è un organismo in crescita oppure non è). Come Associazione italiana biblioteche credo che abbiamo buoni argomenti per enfatizzare il ruolo dei bibliotecari e delle biblioteche oggi: oltre al fatto di essere arrivati fin qui superando molteplici trasformazioni politiche e tecnologiche (da lungo tempo con scarso sostegno da parte dei governi territoriali e nazionali, salve eccezioni), ci sembra che il nostro lavoro non possa essere sostituito da servizi commerciali, che non appartengono al pubblico e non hanno il dovere di garantire neutralità, accoglienza, durata nel tempo, affidabilità. Un altro argomento è quello riguardante la capacità che hanno le biblioteche di far dialogare mondi anche distanti, 33 grazie alla loro appartenenza a molti di essi: il mondo del libro, dove rappresentiamo un fattore di garanzia e di stimolo nei confronti di tutto il pubblico, comprese le aziende operanti sul mercato, che beneficiano dell’esistenza di servizi bibliotecari funzionanti – direttamente (perché acquistiamo libri e altri prodotti e servizi) e indirettamente (perché contribuiamo alla crescita dei lettori e poniamo in essere iniziative di valorizzazione che stimolano nuove iniziative editoriali); il mondo delle istituzioni preposte alla gestione del patrimonio culturale (composto da biblioteche, archivi, musei, parchi archeologici), la cui rappresentazione e comunicazione si traduce pur sempre in attività di scrittura e pubblicazione, e quindi a forme di organizzazione della memoria registrata che vedono le biblioteche in prima fila; il mondo dei sistemi di informazione e comunicazione, che ancora una volta ci vedono da un lato clienti, dall’altro attori. Ci piacerebbe che questi argomenti fossero fatti propri dai decisori politici, anche mediante l’emanazione di una legge nazionale che definisca chiaramente cosa facciamo, cosa dobbiamo fare e perché. Per questo, a valle dell’archiviazione delle ultime proposte di legge sul libro e la promozione della lettura che pure sembravano avere riscosso unanime consenso parlamentare nella passata legislatura, e nel ventennale di una ipotesi di legge sulle biblioteche che l’AIB aveva formulato e che purtroppo non ha mai visto la luce, abbiamo scelto di dedicare il nostro 60° Congresso nazionale al tema “Che cos’è una biblioteca?”. Come ha sottolineato Maria Abenante nella sua relazione introduttiva, occorrono politiche pubbliche chiare e sistematiche sulle biblioteche affinché anche grandi progetti come quelli finanziati dalla Regione Puglia nell’ambito del bando per le community libraries possano poggiare su requisiti minimi di sviluppo e funzionamento che fungano da guida su tutto il territorio nazionale. 34 La biblioteca in un mercato in continuo cambiamento Alfieri Lorenzon ∗ Non scriverò di biblioteche. Ciò su cui interverrò vuole piuttosto illustrare il complesso e articolato contesto di cambiamenti che sono avvenuti in questi anni nell’organizzazione aziendale delle case editrici, nel mercato e nei processi distributivi, nei canali di vendita, nel contesto competitivo complessivo, nello sviluppo di nuove linee di prodotti cartacei e digitali, nel diverso modo in cui i clienti e i lettori hanno mutato in questi anni i loro comportamenti. Il focus del mio intervento si concentrerà proprio su questo: mostrare il radicale e profondo cambiamento della filiera produttiva e distributiva del libro e di cui le biblioteche di pubblica lettura costituiscono una parte non secondaria. L’intervento si appoggia sulle slide che sono state presentate in occasione del convegno di Bari dell’aprile scorso, senza voler però costituire un commento puntuale di ognuna. Piuttosto evidenziarne i collegamenti sottesi tra l’una e l’altra. Anni – quelli che sono appena trascorsi – che sono stati di contrazione dei consumi e della spesa in acquisto di libri, della lettura stessa. Al netto di Amazon – che possiamo solo stimare – nel 2017 le case editrici italiane hanno realizzato vendite, tra libri ed e-book, pari a 1,315 miliardi di euro (esclusa l’editoria scolastica, universitaria e professionale); nel 2011 questo valore era di 1,446 miliardi. Siamo ancora tutti su un’“isola” che resta più piccola del 9% rispetto a sei anni fa, anche se i segni + in questi anni si sono rafforzati: + 1,5% nel 2015; + 2,4% nel 2016; + 2,7% nel 2017. Tutto senza Amazon. Sono stati però anche anni di trasformazioni organizzative delle imprese, di creazione di nuove professionalità, di ∗ Direttore Associazione italiana editori. 35 ricerca di maggiore efficienza per recuperare i margini perduti, di ricerca di sbocchi internazionali per la produzione e la vendita di diritti a editori stranieri, per lo sviluppo di prodotti transmediali. Quelli che abbiamo alle spalle e che abbiamo attraversato sono stati anni di cambiamenti di tutti i paradigmi entro cui eravamo abituati a muoverci e a operare. È in questo contesto di trasformazioni, e di crescita della competizione globale a cui editori, librerie, distributori partecipano, che va a collocarsi il ruolo delle biblioteche di pubblica lettura in questi stessi anni e soprattutto nel futuro. In un Paese, per di più, in cui gli indici di lettura – comunque li si misurino – non ci collocano certo vicini a quelli dei Paesi/mercato con cui ci confrontiamo. Come per il sistema bibliotecario di pubblica lettura (e scolastico mi verrebbe da aggiungere) con i suoi problemi di risorse, di disomogenea distribuzione e di livello di efficienza, di servizio, di patrimonio posseduto a livello territoriale. Un futuro che è già cominciato; ed era cominciato proprio negli anni che abbiamo chiamato «della crisi» che ha spinto (o forse accelerato) una profonda riorganizzazione nelle imprese e dei processi. Basti un pur sommario elenco: la stampa digitale, sempre più utilizzata (oltre che per ragioni finanziarie) per integrarsi nella logistica distributiva e rispondere a “microdomande” del mercato; lo sviluppo di piattaforme per la didattica universitaria e non; gli spin-off di alcune case editrici sui mercati internazionali e la crescita della capacità di vendere diritti di edizione a case editrici straniere; l’ingresso in Italia, nel settore della varia – dopo che era avvenuto negli anni Novanta nel professionale e nell’educativo – di player internazionali; la fusione Mondadori-Rizzoli che ha avuto come risultato il ritorno sul mercato di storici marchi dell’editoria italiana ma anche la crescita di quota della piccola editoria; lo sviluppo di campagne di promozione della lettura gestite direttamente dall’associazione degli editori in collaborazione con altri partner (tra l’altro tra 2017 e 2018 l’Osservatorio AIE regi36 stra una crescita di 2 punti percentuali tra gli studenti 14-18 anni che dichiarano di leggere un libro), la formazione e la crescita nel 2017 di un mercato di audiolibri in formato digitale che si è affiancato a quello degli e-book ecc. Possiamo riassumere in una frase questa “trasformazione”: considerare le tecnologie come opportunità per lo sviluppo di nuovi prodotti e per la riorganizzazione dei processi. Possiamo anche riassumerla in un esempio: abbiamo oggi – anno “tre” post crisi – circa 20.000 titoli in formato e-book per disabili visivi che mette in evidenza anche lo spazio del ruolo “sociale” che il fare impresa ha oggi per gli editori (come per le iniziative di promozione della lettura #ioleggoperché in collaborazione anche con AIB, o altre di carattere sociale «Un libro è un libro»). Non dimenticando, in questo discorso, due altri aspetti che concorrono a posizionare il nostro settore e di cui spesso ci si dimentica: quella del libro è – a parità di perimetro di consolidamento, cioè non considerando i ricavi derivanti dalla pubblicità, da contributi pubblici ecc. – la prima delle industrie dei contenuti (la seconda dopo le pay tv che possono però contare del traino dei contenuti sportivi), il primo anello della catena del valore di industrie come quella cinematografica o delle piattaforme televisive. E restiamo (siamo restati) la sesta-settima editoria al mondo. Il fatto di aver avviato un processo di trasformazione dei processi produttivi (il print on demand o l’e-book), dei prodotti (le tante e diverse linee editoriali che nascono), dei servizi, dei punti vendita (librerie di catena e indipendenti), sempre più luoghi al centro di una comunità di lettori, non significa affatto che le criticità siano svanite, a cominciare da quella della dimensione del mercato della lettura. Nessuna editoria può crescere riducendo il numero di titoli pubblicati. Oggi l’editoria italiana pubblica ogni anno circa 67.000 novità: 1,01 titoli per 1.000 abitanti. Davanti a noi ci sono tutte le editorie maggiori: Spagna, Francia, UK, USA ecc. In larga misura il “decremento felice” non si applica al 37 settore. Significa invece applicare, anche attraverso le tecnologie, una gestione sempre più efficiente della logistica del prodotto fisico e, prima ancora, la comunicazione e la visibilità dei marchi e dei titoli, nei canali fisici o negli store online. Sfide che pongono a editori, librerie – ma per le biblioteche la questione è analoga – la gestione di questa offerta crescente; inevitabilmente crescente perché i bisogni del pubblico vanno progressivamente segmentandosi. Se mettiamo in ordine decrescente i titoli più venduti, dalla prima alla oltre 10millesima posizione vediamo che i Top 100 dei titoli rappresentano appena il 9% dell’offerta proposta e presente sui banchi delle librerie, ed è cresciuta del 3% rispetto al 2016. I titoli che si collocano, in questa interminabile classifica, dopo la 10.001esima posizione sono il 43% e sono cresciuti nello stesso arco di tempo del 6%! È l’effetto “coda lunga” che, se per gli editori, i distributori, le librerie significa gestire il catalogo, il magazzino, il servizio di “ricerca & ordina” per il cliente, e per editori e distributori implementare pratiche di gestione della logistica più rapide e tempestive, per la biblioteca pone un analogo problema di gestione dell’assortimento e del servizio. Conoscere e capire le reciproche dinamiche è la sfida comune. Tanto più che in questo contesto un canale soffre una particolare situazione di criticità: la Grande Distribuzione Organizzata (il banco libri nei grandi magazzini e supermercati), che tra anni Ottanta e Novanta era stata capace di intercettare fasce di deboli od occasionali lettori, presidiando (e continuando a farlo) aree di territorio sguarnite di punti vendita specializzati (e talvolta anche di biblioteche), era stata capace di traghettare il debole lettore verso canali a maggiore tasso di assortimento e servizio, oggi sta vivendo una crisi importante. Fatto pari a 100 il valore delle vendite nei canali trade, la GDO valeva nel 2010 il 16% del mercato. Oggi il 9%. Il 62% del saldo negativo fatto registrare nei canali trade tra 2010 e 2017 (al netto dell’e-commerce) 38 deriva proprio dalle mancate vendite al banco libri della grande distribuzione. Il prestito bibliotecario e la frequentazione della biblioteca si trovano – implicitamente – inseriti in questa trasformazione in atto nel modo in cui il lettore si procura oggi i libri: comprandoli ma anche prendendoli in prestito (curioso che tra il tanto parlare di sharing economy quello bibliotecario si trovi oscurato da quello di auto, biciclette, appartamenti!). L’e-commerce del libro fisico dal 5% (a valore) del 2010 rappresenta oggi il 21%. La libreria dal 79% scende al 70%. Ma si confronta pure con il prestito digitale e un mercato degli e-book che dopo anni di incrementi a due cifre percentuali si attesta a un più ridotto +3% nel 2017 (ma con una quota di mercato del 5% in linea con la media europea (al netto di UK) del 6,7%. In tutto ciò – e nel ruolo che le biblioteche di pubblica lettura si trovano a dover giocare nei prossimi anni – c’è il fatto che di fronte a queste trasformazioni nella filiera produttivo-distributiva del libro e dei contenuti digitali, dei comportamenti del pubblico dei lettori, le biblioteche si trovano a far fronte alla erogazione di un servizio con risorse incommensurabilmente minori rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei. Solo a titolo di esempio (anche perché non abbiamo dati statistici omogenei): poco meno di 44 milioni di euro spesi per acquisto di libri contro i 105 della Germania. Assortimenti meno ricchi, meno profondi, meno aggiornati sulle ultime uscite del mercato sono alla base del fatto (o ne costituiscono una delle ragioni, oltre alla necessità della biblioteca di apparire agli occhi dei cittadini un luogo capace di “coinvolgere”) che appena il 15% degli italiani (Istat, 2017) dichiara di aver frequentato «almeno un volta nei 12 mesi precedenti» contro il 33% della Francia e della Spagna, il 47% del Regno Unito. Questione di risorse, certamente e soprattutto. Ma anche necessità di essere consapevoli di far parte di una filiera e di una rete ben più ampia e vasta dell’industria dei contenuti, 39 che è cambiata e che sta cambiando, e che la conoscenza di ciò che le circonda, delle trasformazioni in corso (e di quelle che si preannunciano) dovranno costituire il punto da cui guardarsi per progettare il futuro. 40 La domanda dei nuovi lettori: servizio, assortimento, alchimia delle emozioni Giovanni Peresson ∗ Nel quadro dei cambiamenti che hanno attraversato in questi anni il settore, quello più rilevante riguarda i lettori e i comportamenti attraverso cui arrivano a procurarsi un libro, un e-book, un audiolibro e più in generale un “contenuto” attraverso cui soddisfare i propri bisogni di evasione, conoscenza, informazione, soluzione di problemi pratici ecc. Dobbiamo interpretare il calo della lettura come perdita assoluta di persone che hanno smesso di leggere? O come un trasferimento della lettura verso nuovi “generi” (o sottogeneri) su carta ma anche disponibili sui più diversi supporti digitali? Cioè: come si è trasformato il concetto stesso di lettura oggi? E verso quali direzioni si sta evolvendo? E domande analoghe possiamo (dobbiamo) porcele quando ci interroghiamo sul modo attraverso cui il lettore si procura i libri (o gli e-book, o gli audiolibri, o siti web ecc.) o i contenuti da leggere. Quali benefit attribuisce di volta in volta a ognuno di questi canali? Una domanda che certamente riguarda le dimensioni autoriali ed editoriali del fare impresa, ma anche il modo in cui la biblioteca si pone verso un utente che chiede allo “spazio” biblioteca dimensioni sempre più cariche di valori emotivi e simbolici. La scommessa resta la necessità di recuperare l’impoverimento economico e culturale della classe media, il fatto che libri, lettura, librerie, biblioteche, editori hanno smesso di essere percepiti dai cittadini – prima ancora che dalla classe politica – come ascensori sociali. Ma è da qui che bisogna partire. 41% o 63%? Stabilire che la prima, piuttosto che la seconda percentuale, rappresenti meglio dell’altra l’indice di ∗ Associazione italiana editori, Ufficio studi. 41 lettura in Italia non è semplicemente collocare il nostro Paese un po’ più su o un po’ più giù nel ranking della lettura mondiale. Da questo punto di vista – se scegliamo il secondo valore – scavalchiamo Bulgaria, Brasile e Cipro. Restiamo dietro Germania, Francia, UK, USA, Spagna. Per non parlare dei Paesi del nord Europa. Dal punto di vista delle politiche istituzionali in favore della lettura nulla cambia. Nulla cambia dal punto di vista del ruolo delle biblioteche pubbliche (e scolastiche) come infrastrutture per la lettura accanto alle librerie. Sostenere che i lettori (di libri) in Italia sono il 41% piuttosto che il 62%, significa invece proporre due diverse visoni del mercato. Due diversi approcci alla domanda di prodotti editoriali che proviene dal mercato per soddisfare bisogni di evasione, svago, intrattenimento, ma anche formazione, aggiornamento, soluzione dei problemi pratici della vita quotidiana. Due modi di guardare agli assortimenti che compongono il patrimonio della biblioteca come a due modi di guardare agli utenti. Due diversi modi di concepire la promozione della lettura, oggi molto spostata attorno al paradigma del “piacere” piuttosto che (anche) di lettura come “informazione”, “approfondimento”, “conoscenza”, “valorizzazione e crescita del capitale umano”. Come in un iceberg, siamo di fronte a una parte emersa della lettura di prodotti editoriali che riconosciamo e che indichiamo in quel 41% di lettori (+ 1,3% rispetto al 2016, ma che diventa il 65% sempre secondo Istat considerando altri generi di libri). Al di sotto, e sempre più progressivamente al di sotto di questa parte emergente dell’iceberg, altre forme di lettura (e di scrittura) anche molto articolate e complesse. Si pensi ai testi che si possono trovare su blog specializzati in segnalazioni di libri, o di eventi culturali, di geopolitica, sul cinema o sul teatro, sulle scienze sociali ecc. Letture che richiedono impegno e attenzione. E poi testi di fanfiction o di narrazioni che hanno come piattaforma wattpad, o Instagram ecc. Anche queste forme (e modi) le 42 posso (o le devo) riconoscere come lettura? Non si è mai letto e scritto tanto come in questi anni. Se è sulla “qualità” che possiamo discutere, non sarebbe male iniziare a riflettere sulle opportunità che questo nuovo scenario ci mette di fronte. I fatti sono noti. Istat rileva la lettura di libri nei 12 mesi precedenti tra chi ha più di 6 anni. Ogni cinque anni, con una indagine specifica, indaga le altre forme di lettura (ma anche le ragioni della non lettura, l’acquisto, la presenza di libri in casa ecc.). Questa seconda indagine propone, nello stesso anno della precedente, valori che sono completamente diversi. Persone che non si identificano immediatamente come lettori, a una domanda più specifica sui generi letterari (il giallo, piuttosto che la narrativa rosa), la manualistica, piuttosto che i collaterali, ammettono che sì, «almeno uno» di questi libri nei 12 mesi precedenti lo hanno letto. Da un lato – semplificando un po’ – abbiamo coloro che si riconoscono in una lettura fatta per piacere, o nel tempo libero, o comunque con forti (o maggiori) valenze letterarie o culturali. Dall’altra persone in cui prevale (quando non è esclusiva) una lettura più funzionale, di svago, legata ai generi. Da tutti questo restano comunque esclusi (ancora nel 2017) la lettura di e-book e audiolibri. Parlare di lettura e di lettori significa interrogarci sulla «domanda» di contenuti editoriali che proviene dal mercato. Significa interrogarci sui prodotti, sulle narrazioni, sui bisogni che il mercato esprime. Continuare a osservare la lettura (solo) nei modi consueti, rende difficile cogliere le trasformazioni che sono avvenute nei decenni scorsi, quelle attuali, quelle che verranno. Siamo proprio così sicuri che la risposta su dove sono andati a finire i 3 milioni di lettori di libri tra 2014 e 2017 sia: Hanno smesso di leggere libri? E se la domanda (annuale) non fosse più in grado di intercettare le molteplici forme che ha assunto la lettura di fronte a nuovi generi o sottogeneri? Le possibili migrazioni? 43 Certo sappiamo che non si sono spostati più di tanto verso gli e-book. E poi: i lettori di e-book (o di audiolibri) fanno parte del perimetro di consolidamento del mercato della lettura? Per Istat no. E chi ascolta una lettura pubblica in una biblioteca o in una libreria? Chi legge KobaneCalling si ritiene lettore allo stesso titolo di chi legge le storie che trova su <http://www.zerocalcare.it>? La domanda che in realtà dobbiamo porci nel ragionare su questi dati è sempre più “di quale lettura stiamo parlando”. Cioè di riconoscere il suo nuovo statuto di poliedricità. La lettura (e di soli libri) fatta nel tempo libero esaurisce – o no – la rappresentazione che ci diamo della domanda di lettura proveniente dalla società e dai clienti degli editori, del suo declinarsi su formati editoriali sempre più eccentrici rispetto alla tradizionale forma libro (tendenzialmente di narrativa più o meno letteraria, o di saggistica più o meno di cultura). Quel numero (41%), e quella domanda esaurisce le nuove modalità di lettura, le nuove dimensioni autoriali che stanno emergendo (il riferimento agli youtuber è perfino scontato). Possiamo anche condividere l’idea che la crescita culturale di un Paese passa attraverso un certo tipo di lettura e di libri. Ma nel fatto di non considerare la lettura di un manuale, di una guida di viaggio, di un libro di cucina, di un libro che mi aiuta ad affrontare problemi e questione pratiche, vedo piuttosto l’altro volto di un Paese di turisti che l’ultima cosa che mette in valigia prima di un viaggio è la guida. Un Paese di cuochi e di esperti di vini che si accontenta delle informazioni che trova sui Google. Un Paese che nell’affrontare i problemi della vita quotidiana si affida completamente al web e non anche alla manualistica. Avvicinare alla lettura un Paese, aumentare la frequenza con cui si legge, non può passare sempre e solo attraverso la leva del “piacere” e del “tempo libero”. Ma anche dalla necessità, nella vita adulta, di un bisogno di letture funzionali alla soluzione dei grandi o piccoli problemi della vita quoti44 diana che non possono trovare una soluzione solo attraverso le pagine di Google interrogate quando se ne ha bisogno da uno smartphone. Ma ci sono anche altri aspetti che toccano il tema di cosa significa lettura e che possono allargare questo perimetro di riflessione: 1) La lettura di e-book (27%) e audiolibri (11%) che portano a un 65% la lettura di formati editoriali “canonici” nella popolazione con più di 14 anni: circa 29,6 milioni di persone (2017). Anche se la parte di persone che leggono solo e-book e audiolibri sono il 4%. Gli altri leggono o solo libri (56%); o un mix di libri e di digitale (40%, in crescita). 2) La lettura non si esaurisce più solo nella lettura dei formati editoriali “canonici”. Negli ultimi tre mesi solo il 9% dichiara di aver letto libri, e-book e audiolibri. Di questo 9%, il 93% ne realizza un mix. Abbiamo poi un 56% di lettori di libri, e-book e audiolibri ma anche di altri contenuti editoriali accessibili in formato digitale: blog letterari, siti di fanfiction, siti online di cucina, di viaggio ecc. Siti dove si possono leggere contenuti qualitativamente organizzati e impegnativi, ma che non coincidono affatto con il “digitale” come lo intendiamo comunemente (l’e-book). Qui solo il 7% legge libri, e-book e audiolibri. L’altro 89% legge contenuti editoriali digitali che non coincidono più con quelli tradizionali. Infine abbiamo un 18% in cui la pagina del libro è sostituita da quella di riviste («National geographic», «Dove», «Medioevo», «Gardenia») e la lettura digitale assume significati e valori completamente diversi pur restando una lettura di testi lineari anche di una certa complessità come può essere una segnalazione, un dibattito su un blog culturale, scientifico ecc. È così che il valore della penetrazione della lettura assume valori diversi. Tanto che non è più un indicatore degno di nota il numero di libri letti. Bensì lo sta diventando il tempo che si dedica alla lettura. Se l’87% dei 15-17enni si 45 colloca ai vertici della lettura in Italia, ma poi si scopre che di costoro solo il 5% dedica (nel giorno precedente o nel giorno medio della settimana) più di un’ora continuativa alla lettura, il paradigma attraverso cui si dovrà guardare alla lettura (e alla sua “qualità”) cambia radicalmente. E quel 9% di genitori che pur leggendo dei libri ai loro bambini si dichiarano non lettori, come si devono considerare? La lettura – cioè il “consumo” o la “domanda” di contenuti editoriali siano essi su carta o in digitale (e-book + audiolibri) – si deve riconoscere in un modo diverso. Ha oggi un paradigma diverso. E quel 18% di non lettori di libri, ebook, audiolibri ecc. ma lettori solo di contenti editoriali disponibili nei diversi siti online indicano l’esistenza di una lettura che facciamo sempre più fatica a conoscere. Appunto come pesci che non riconoscono più l’acqua in cui nuotano. 46 La forma della biblioteca. Modelli e metafore della conoscenza Maurizio Vivarelli ∗ Premessa Questo contributo trae origine dall’incrocio tra temi intorno cui ho lavorato negli ultimi anni, e riferiti grosso modo alla identità della biblioteca e alla sua percezione, e una occasione personale e contingente, costituita da un esame di Estetica che ha sostenuto uno dei miei figli nel suo corso di laurea all’Università di Firenze 1. Seguire mio figlio nella preparazione dell’esame mi ha stimolato a rileggere un testo classico nella storia dell’estetica, il dialogo Ippia maggiore di Platone, ed è dunque da qui che si snoderanno le considerazioni che vengono proposte. Il tema della bellezza della biblioteca, che si situa al centro del convegno, si correla in tal modo a un testo fondativo e classico della nostra tradizione culturale e, secondo questa traiettoria, cerca di svincolarsi, almeno un po’, dalle ∗ Dipartimento di studi storici, Università di Torino. Ultima consultazione dei siti web 25 giugno 2018. 1 Scusandomi per l’autocitazione mi limito a ricordare alcune dei più significativi riferimenti bibliografici: A partire dallo spazio: osservare, pensare, interpretare la biblioteca, a cura di Maurizio Vivarelli. Milano: Ledizioni, 2016; The identity of the contemporary public library: principles and methods of analysis, evaluation, interpretation, edited by Margarita Pérez Pulido and Maurizio Vivarelli. Milano: Ledizioni, 2016; Specie di spazi: alcune riflessioni su osservazione e interpretazione della biblioteca pubblica, «AIB studi», 54 (2014), n. 2/3, p. 181-199; Lo spazio della biblioteca: culture e pratiche del progetto tra architettura e biblioteconomia, a cura di Maurizio Vivarelli; collaborazione di Raffaella Magnano; prefazione di Giovanni Solimine; postfazione di Giovanni Di Domenico. Milano: Editrice Bibliografica, 2013; Un’idea di biblioteca: lo spazio bibliografico della biblioteca pubblica. Manziana: Vecchiarelli, 2010. 47 opinioni spesso esclusivamente impressionistiche che si collocano in questo ambito di riflessione, andando in cerca di un profilo argomentativo dotato di una propria e autonoma base teorica e anche metodologica. Obiettivo di questo contributo è mostrare che la bellezza della biblioteca non risiede nelle parti che, nello spazio, compongono la sua identità. Per coglierla, questa bellezza, e apprezzarla sul piano estetico e cognitivo, è indispensabile un colpo d’occhio sovraordinato, panoramico e olistico, in grado di tenere assieme elementi altrimenti frammentari e disconnessi. Per effettuare questa “riconnessione”, o integrazione, è necessario mobilitare una serie di strumenti di analisi, dei quali avvalersi per descrivere le modalità attraverso le quali la percezione e l’interpretazione della identità della biblioteca si avvalgono. Questi strumenti sono individuati nei modelli, nelle metafore, e negli archetipi: è grazie a essi che viene effettuata la rappresentazione di quell’insieme, auspicabilmente “bello”, in cui le parti si relazionano tra di loro; è in questo sguardo prima analitico e poi sintetico, dunque, che si configura l’identità della biblioteca, e la sua bellezza. Alla ricerca della bellezza L’Ippia maggiore, come è noto, è ambientato ad Atene. Ne sono protagonisti Socrate, il sofista Ippia di Elide e un terzo personaggio, l’Anonimo, che è in realtà lo stesso Socrate, come si rivela alla fine. Tutto il dialogo ruota intorno alla domanda «Che cos’è il bello?», che Socrate e l’Anonimo rivolgono a Ippia. Questa stessa domanda la articoleremo chiedendoci, in questa occasione, «Che cos’è la bellezza della biblioteca»? Queste le parole con cui Socrate argomenta le sue tesi: Recentemente, carissimo, un tale, mentre facevamo una discussione ed io lodavo alcune realtà come belle e ne biasimavo altre come turpi, mi ha messo in difficoltà, ponendomi alcune domande in modo decisamente arrogante: «Come fai tu, o Socrate, a sapere ciò 48 che è turpe e ciò che è bello? Su, saresti in grado di dirmi che cosa è il bello?». E io per la mia stoltissima ignoranza, non fui in grado di rispondergli in modo circostanziato 2. Socrate esprime in questa parte del dialogo le sue difficoltà nel rispondere alla domanda e collega queste difficoltà a un detto proverbiale: «le cose belle sono difficili»3. Non c’è da meravigliarci dunque se sono «difficili» anche le «cose belle» della biblioteca; e sono difficili anzitutto perché sono separate e frammentate. Cerchiamo di vedere, dunque, quali e quanti siano questi “frammenti” di cui l’identità della biblioteca si compone. Figura 1 - Stiftsbibliothek di San Gallo, Svizzera (<https://it.pinterest.com/pin/290060032227714221/>) 2 Ippia maggiore, 285E-287A, a cura di Maria Teresa Liminta. In: Platone, Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale. Milano: Bompiani, 2000, p. 979. 3 Ivi, p. 995. 49 Potremmo ritenere, in primo luogo, che la bellezza della biblioteca sia associata alla bellezza dello spazio architettonico (Figura 1), o nel suo insieme o preso in esame in alcune sue caratteristiche di dettaglio. Una seconda ipotesi di comprensione e di spiegazione della bellezza della biblioteca potrebbe essere individuata nelle sue collezioni (Figura 2), o nel loro insieme o nelle singole unità documentarie che le compongono. Figura 2 - Scaffalature e collezioni della Old Main public library di Cincinnati, inaugurata nel 1874 (<https://tinyurl.com/y47vm3ht>) Una terza ipotesi di spiegazione potrebbe puntare sulle particolarità e sulle seduzioni dello spazio digitale, nelle sue 50 diverse caratteristiche estetiche, documentarie, comunicative. Una quarta risposta alla domanda su quale sia la natura della bellezza della biblioteca potrebbe consistere nelle qualità, negli atteggiamenti, nei comportamenti informativi, e più in generale negli stati psichici delle persone che la utilizzano (Figura 3). Figura 3 - Una immagine della biblioteca pubblica di Birmingham. Progettata da Mecanoo e inaugurata nel 2013 (<https://tinyurl.com/y22986k2>) Una quinta ipotesi di risposta potrebbe individuare nelle competenze, nelle attitudini, negli stili relazionali delle biblioteca- 51 rie e dei bibliotecari le qualità che danno origine alla percezione della bellezza. Figura 4 - L’area di ingresso della Tianjin Binhai Library. Progetto di MVRDV, inaugurazione nel 2017 (Di Muzzleflash - Opera propria, CC0, <https://tinyurl.com/y6jdkuyo>) 52 In realtà ognuna delle ipotesi di risposta elencate in precedenza è, proprio perché frammentaria, incompleta e parziale. La «bellezza» della biblioteca, infatti, non risiede in una delle sue parti componenti, presa in esame nella sua determinata singolarità. Questa sfuggente ed enigmatica «bellezza», dunque, va cercata in un «qualcosa» di ulteriore, forse nelle «pieghe» della complessità. Ciò che serve dunque, quando ci si occupa di «bellezza» e di «biblioteca», è uno sguardo panoramico, che almeno si muove nella prospettiva di una visione sintetica e, in senso generale, olistica. Questi caratteri sorreggono il «colpo d’occhio» che si può adottare per «vedere» la Tianjin Binhai Library, progettata dallo studio di architetti MVRDV (Figura 4). Se riusciamo ad avvalerci di un «colpo d’occhio» panoramico, anche avvalendosi del percorso argomentativo che è stato fin qui rapidamente esposto, si può dunque vedere, immaginare, e poi pensare la biblioteca; ed è in questi processi che si radica la percezione della bellezza. «Belle» non sono dunque le singole parti, o gli ambienti, o i punti di vista; «bello» è l’insieme, strutturato e coeso, di tutte le parti della biblioteca e, nel concreto, delle diverse tipologie di biblioteche. «Bella», alla fine, è la capacità della biblioteca (e delle biblioteche) di integrare, ordinare e nei casi migliori armonizzare questi frammenti; ed è attraverso queste attività che la biblioteca gestisce, produce, organizza e comunica la conoscenza. Modelli, metafore, archetipi La bellezza si rende visibile e si manifesta attraverso l’uso dei diversi strumenti, estetici e cognitivi, dei quali ci avvaliamo, individualmente e socialmente, per la percezione e l’interpretazione della biblioteca; di questi molteplici strumenti, in questa sede, prenderemo in esame i modelli, le 53 metafore e gli archetipi, facendo riferimento ai contenuti del volume del filosofo analitico anglo-americano Max Black Modelli, archetipi metafore 4. Il primo di questi strumenti è il “modello” che ci consente di ridurre e governare la complessità dell’assieme. Accanto al modello si situano poi le “metafore”, a base visiva e verbale, con le quali rendiamo più ampio e plurale il punto di vista adoperato: la metafora parla sempre d’altro. In questo modo, grazie alle metafore, aumentiamo le possibilità di conoscere l’oggetto cui la nostra percezione è rivolta. Infine, al di sotto dei modelli e delle metafore, si situa lo strato originario delle metafore fondative, degli “archetipi”, in cui si condensano i valori e i significati arcaici e originari 5. Black introduce alcuni esempi a suo giudizio tipici del concetto di “modello”, quello di «una nave esposta nella vetrine di un’agenzia viaggi» o di un «aeroplano che vien fuori da una piccola scatola di montaggio per ragazzi»6, e specifica poi che noi utilizziamo la parola “modello” per riferirci anche a un tipo di design nel campo della moda, o ancora per designare qualcosa di esemplare (“un marito modello”). Alcune di queste entità sono definite “modelli in scala”, e sono poste in relazione a qualcosa d’altro. Inoltre, e soprattutto, servono per uno scopo, che consiste essenzialmente in una sorta di facilitazione nella comprensione dell’oggetto. Questi modelli in scala possono essere denominati “icone” dell’oggetto rappresentato, in un senso 4 Max Black, Modelli, archetipi metafore. Parma: Pratiche, 1983. Il concetto di “modello” è discusso da Alberto Salarelli in Towards a critique of the concept of model in library science. In: The identity of the contemporary public library cit., p. 153-168, rielaborato in Per un critica del concetto di modello in biblioteconomia, «Biblioteche oggi trends», 1 (2015), n. 1, p. 99208. Per un inquadramento più generale si veda anche Giulio Giorello, Modello. In: Enciclopedia. Torino: Einaudi, 1980, vol. 9, p. 383-422. 5 Ho cercato di approfondire questi temi in Parlare d’altro: i fatti della biblioteca e la loro interpretazione, «Biblioteche oggi trends», 4 (2018), n. 1, p. 12-22. 6 M. Black, Modelli, archetipi metafore cit., p. 67. 54 simile a quello utilizzato nell’ambito della semiotica. Altre tipologie di modelli sono quelli “analogici”, in cui si passa da un mezzo di comunicazione a un altro: «Un modello analogico è un soggetto materiale, un sistema, o un processo designati a riprodurre il più fedelmente possibile in un nuovo medium la struttura o la trama di relazioni dell’originale»7. I modelli in scala, iconici, imitano l’originale; i modelli analogici si pongono invece l’obiettivo di riprodurre la struttura dell’originale, secondo modalità che potremmo qualificare come isomorfiche. La natura astratta dei modelli analogici da un lato facilita il processo di rappresentazione dei contenuti della struttura ma, nello stesso tempo, aumenta la possibilità che possano essere effettuate inferenze sbagliate, a partire dalla decodifica del modello stesso. I vantaggi di un modello possono dunque essere individuati nel suo disporre di «implicazioni abbastanza ricche da suggerire nuove ipotesi e speculazioni nel campo primario di ricerca»8. Questa funzione collega il modello alla metafora, che, scrive Black, «ha il potere di mettere due domini separati in relazione cognitiva usando il linguaggio direttamente appropriato all’uno come una lente per vedere l’altro; le implicazioni, le associazioni, i valori costitutivi intrecciati all’uso letterale dell’espressione metaforica ci permettono di vedere un nuovo argomento in un nuovo modo»9. 7 Ivi, p. 70. Ivi, p. 83. 9 Ivi, p. 87. La letteratura di riferimento su questo tema è naturalmente amplissima. Per un primo avvicinamento cfr. Metaphor and thought, edited by Andrew Ortony. Cambridge: Cambridge University Press, 1979; Metafora, a cura di Giuseppe Conte. Milano: Feltrinelli, 1981; Hans Blumenberg, La leggibilità del mondo: il libro come metafora della natura, introduzione all’edizione italiana di Remo Bodei. Bologna: Il Mulino, 1985 e Paradigmi per una metaforologia. Milano: Cortina, 2009; Eva Feder Kittay, Metaphor: its cognitive force and linguistic structure. Oxford: Clarendon, 1989; Aspects of metaphor, edited by Jaakko Hintikka. Dordrecht: Kluwer, 1994; Jerry H. Gill, Wittgenstein and metaphor. Atlantic Highlands: Humanities Press, 1996; Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica. Milano: Bompiani, 1997. Le potenzialità euristiche applicabili 55 8 Vorrei qui ricordare, rapidamente e sommariamente, un denso articolo di Robert F. Nardini, pubblicato in «The library quarterly», che ha censito alcune delle principali metafore adottate per descrivere la public library statunitense, attraverso una interessante analisi fondata sulle metafore utilizzate in due periodici rappresentativi del settore, «Library journal» e «Public libraries». Nardini mette in evidenza il fatto che «to think, write or speak about the library in terms of another thing often has been the way that librarians proposing change have assembled and expressed their ideas»10. Ciò emerge, ad esempio, dalla citazione di un testo di Melvil Dewey, quando annunciava che «the time was when a library was very like a museum, and a librarian was a mouser in musty book […] The time is when a library is a school, and the librarian is in the highest sense a teacher»11. Tra le numeall’ambito della biblioteconomia alcuni anni fa erano state messe in evidenza in un breve contributo di Michele Santoro, Biblioteca: metafore e modelli, «Bibliotime», 10 (2007), n. 3, <https://tinyurl.com/y52d9s2m>. 10 Robert F. Nardini, A search for meaning: American library metaphors, 1876-1926, «The library quarterly», 71 (2001), n. 2, p. 111-140:112. Su questi argomenti, oltre al contributo di Nardini che viene più analiticamente preso in esame, esiste una letteratura di riferimento di una certa ampiezza, che sarebbe certamente interessante esplorare in maniera sistematica, ed entro la quale sono sviluppate anche prospettive di natura concretamente organizzativa e gestionale. Per un primo inquadramento cfr. Danuta A. Nitecki, Conceptual models of libraries held by faculty, administrators, and librarians: an exploration of communications in the chronicle of higher education, «Journal of documentation», 49 (1993), n. 3, p. 255-277; Joan Giesecke, Finding the right metaphor: restructuring, realigning, and repackaging today’s research libraries, «Journal of library administration», 51 (2011), n. 1, p. 54-65, pubblicato anche in Repackaging library for survival: climbing out of the box, edited by Sul H. Lee. London: Routledge, 2011; Richard A. Stoddart, “Straight to the heart of things”: reflecting on library metaphors for impact and assessment, «The journal of creative library practice», 29 ottobre 2013, <https://tinyurl.com/y2tzblwx>; David Weinberger, Library as platform: creating an infrastructure for the circulation of ideas and passions, «Library journal», 4 settembre 2012, <https://tinyurl.com/y3mjpsyf>. 11 R.F. Nardini, A search for meaning cit., p. 112-113. 56 rose metafore censite e descritte possiamo ricordare anche l’uso di parole come “custode”, “museum”, “mouser”, “antiquarian museum”, collocate all’interno di una sfera metaforica che, semplificando, potremmo definire di natura negativa; queste parole, nel loro valore archetipico e metaforico, sono tutte nel loro insieme collegate a immagini originarie come «remoteness, imprisonment, storage, stillness, death»12, che vengono retoricamente polarizzate rispetto a quelle, metaforicamente positive, incaricate di descrivere, auroralmente, il nuovo modello. Le prime prese in esame sono le parole correlate alla scuola e alla chiesa; il bibliotecario insegnante è anche un po’ prete, dal momento che opera «in the parish churches of literature and education»13; la biblioteca, dotatasi di questa nuova aura, «is becoming a temple comprehensive of all knowledges»14. Un altro campo metaforico utilizzato, di segno prevalentemente positivo, è collegato all’industria e al mondo del lavoro. Charles A. Cutter, nel suo discorso di insediamento all’American Library Association nel 1889, affermò che «our libraries have been our railroads» e che i dispositivi tecnici delle biblioteche sono «as the working of an elevator or the building of a coal dump» 15. Accanto a questo dominio si collocano le metafore radicate nell’ambito delle culture organizzative: «The modern librarian […] must be a good business man»16. Nardini mostra poi come, dall’età dell’oro della fase originaria della librarianship nordamericana, le metafore si siano trasformate, anche sulla base del confronto tra le prefigurazioni immaginate e la concretezza delle determinazioni realizzate negli effettivi contesti istituzionali. 12 Ivi, p. 115. Ivi, p. 117. 14 Ibidem. 15 Ivi, p. 119. 16 Ivi, p. 121. 13 57 La forma della biblioteca La forma della biblioteca è il risultato della integrazione di modelli, metafore e archetipi che collegano tra di loro elementi altrimenti granulari e frammentati, come le tessere di un puzzle. Questi collegamenti, nel loro insieme, danno origine a una rete complessa di relazioni che, se correttamente strutturata, può produrre nelle persone livelli di percezione unitaria e, nei casi migliori, armonica. I “fatti”, cioè ciò che accade nella biblioteca, nel suo basico livello fenomenologico, rimangono per così dire sullo sfondo, dando origine a un flusso indistinto di percezioni che solo nel modello trovano un loro radicamento unitario saldo e coeso. Ed è dunque al modello, più che alle parti che lo alimentano e lo compongono, che può e deve essere applicato il concetto di bellezza. Bellezza che trae origine dal terreno della sensibilità individuale e sociale, e che può, attraverso un percorso che è anche di educazione all’uso della criticità consapevole, diventare il punto di arrivo di una traiettoria interpretative, “difficile” da perseguire come già Socrate aveva intuito. Ma questa difficoltà non deve né spaventarci né essere ritenuta un ostacolo; anzi è proprio nell’offrire la possibilità di questo itinerario che la biblioteca trova il suo radicamento primario, che poi certamente va declinato nei linguaggi storicamente definiti dei contesti diversi in cui le singole ed effettuali biblioteche svolgono la propria azione. Conclusioni La «bellezza» è dunque l’«idea», di cui va recuperato l’originario elemento visivo, radicata nella «forma», che individuiamo per denotare la capacità della biblioteca di organizzare e comunicare, attraverso se stessa, la conoscenza. Questa forma è costituita da parti componenti, 58 in cui si articola, e spesso si frammenta, la sua auspicata unità, che può essere intuita e perseguita avvalendosi di strumenti cognitivi in grado di rappresentarla e di configurarla: i modelli, le metafore e gli archetipi. Questa «idea» della forma può essere costruita con pazienza e con cura e di essa, sul versante della percezione individuale e sociale, possono poi essere cercate e a volte rinvenute le impressioni, le tracce, come se si trattasse delle ombre riflesse di una labile e incerta «essenza», che per noi come per Socrate continua ad essere anzitutto un oggetto del desiderio. Ed è proprio in questo desiderio di compiutezza, equilibrio e armonia che la biblioteca trova il suo fondamento, ideale e astratto; ed è l’azione di questo fondamento, “difficile” da cogliere e tuttavia presente, che innerva e sostanzia la percezione e l’uso delle biblioteche nei loro concreti e specifici contesti storici e sociali. 59 Percezione e immaginario della biblioteca. Profili di ricerca emergenti Chiara Faggiolani ∗ Una necessaria premessa: a partire dall’immaginario Quando mi è stato proposto di partecipare al XIX Workshop di Teca del Mediterraneo “La bellezza abita in biblioteca. Architetture, patrimoni e comunità” non posso nascondere che ho immediatamente immaginato la bellezza degli spazi, degli ambienti, ma anche delle collezioni che delle biblioteche viene spesso celebrata 1. Spazi spesso caratterizzati dall’assoluta assenza di persone 2. Non escludo che lo stesso sia accaduto a molti di voi. Questo sentire comune è legato all’immaginario condiviso delle biblioteche: immaginario inteso come l’insieme delle immagini interiori ed esteriori che fanno parte del patrimonio simbolico di un soggetto, di un gruppo o di una società. L’immaginario è cosa ben diversa dall’immaginazione: il terreno d’indagine privilegiato è quello del funzionamento dell’insieme dei simboli e dei miti che costituiscono il nostro patrimonio collettivo sociale 3: «D’altra parte, la nostra realtà ∗ Ricercatrice presso il Dipartimento di lettere e culture moderne, Sapienza Università di Roma. 1 Si vedano a titolo esemplificativo due bellissimi volumi fotografici: Candida Höfer, Biblioteche. Milano: Johan & Levi, 2006 (il volume è introdotto dal saggio di Umberto Eco De bibliotheca, lo stesso che introduce anche il secondo volume fotografico che qui si richiama); Massimo Listri, Il fascino delle biblioteche, a cura di Miria Mazzetti. Torino: Allemandi, 2002. 2 Cfr. Chiara Faggiolani, Il reference invisibile: la “fotografia sociale” come traccia per la storia delle biblioteche, «Biblioteche oggi trends», 3 (2017), n. 1, p. 54-70. 3 Si veda la voce Immaginario, a cura di Valentina Grassi. In: Alberto Abruzzese, Lessico della comunicazione, a cura di Valeria Giordano. Roma: Meltemi, 2003, p. 264-270:264. Riferimenti imprescindibili per lo studio 61 umana è tessuta di immaginario: i nostri sogni a occhi aperti, fantasmi, immaginazioni, fantasticherie, desideri, i nostri romanzi, i nostri film, le nostre serie televisive, i nostri divertimenti, sono co-costitutivi della nostra realtà umana»4. Quando si studia l’immaginario – lo vedremo – non si tratta di creare dal nulla, come il riferimento all’immaginazione lascerebbe intendere5, ma di portare alla luce i diversi significati nascosti e i valori emergenti. L’immaginario è, dunque, definibile come «l’inevitabile rappresentazione» che ciascuno di noi ha degli oggetti del mondo 6. Sulla base di una serie di evidenze 7, l’immaginario della biblioteca sembrerebbe essere ancora legato a un’immagine stereotipata di luogo solo di libri per studiosi e letterati che richiama un’idea passiva e sterile di fruizione culturale, in cui la distanza tra l’utente e l’oggetto culturale sembra incolmabile 8. Alcuni elementi iconografici pervasivi sono dell’immaginario sono Durand, Morin, Wunenburger e Debray. Si veda in particolare Gilbert Durand, Strutture antropologiche dell’immaginario. Bari: Dedalo, 1996. 4 Cfr. Edgar Morin, Conoscenza, ignoranza, mistero. Milano: Cortina, 2018, p. 25-26. 5 «Inizialmente “immaginario” è stato opposto a “reale” ed è stato relegato al dominio dell’irreale, del “chimerico”; in seguito sulla stessa linea, il termine è stato considerato come sinonimo di “immaginazione” e di “fantasia”: da queste definizioni emerge una svalutazione netta del concetto e il suo accostamento a tutto ciò che è fantastico, che non ha nulla a che vedere con la realtà»; cfr. Valentina Grassi, Introduzione alla sociologia dell’immaginario: per una comprensione della vita quotidiana. Milano: Guerini scientifica, 2006. 6 Cfr. Gilbert Durand, L’imaginaire: essai sur les sciences et la philosophie de l’image. Paris: Hatier 1994. 7 Basta fare una ricerca su Google Immagini per verificarlo. 8 In una interessante indagine condotta nel 2015 in Toscana, per conoscere l’immagine condivisa della biblioteca è stato chiesto agli utenti, a prescindere dalla loro frequentazione, di associare liberamente (senza avere un elenco di termini precodificato) alcune parole al concetto di “biblioteca”. Confrontando l’immagine di biblioteca che hanno i frequentatori rispetto a quella dei non frequentatori osserviamo che questi ultimi hanno 62 legati a una visione della biblioteca in linea con l’idea “alta” di cultura intesa più come “magnifico patrimonio” da conservare che come “attiva produzione culturale” e invece sappiamo bene quanto la fruizione del servizio bibliotecario sia diversificata e quanto stia crescendo il valore e il peso che le biblioteche hanno anche nelle politiche di welfare. Il progetto “Community library” – parte del bando Smart-In Puglia per la valorizzazione del patrimonio culturale regionale – lo dimostra, così come i dati pubblicati da Istat lo scorso dicembre 9. Da essi emerge come a fronte dell’evidenza puramente quantitativa per cui “solo il 15% degli Italiani si reca in biblioteca”, le motivazioni d’uso e le azioni svolte al loro interno sono così diverse da consentirci di affermare che nessun altro luogo come la biblioteca è al tempo stesso presidio culturale e sociale, luogo di studio, ricerca, informazione e formazione del cittadino. Si tratta di luoghi vitali, in cui le persone incontrano gli altri ma anche sé stessi, costruiscono, esplorano e rafforzano la propria identità di cittadini, e non solo di istituti preposti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Le due funzioni, come evidente, devono e possono coesistere 10. Se vogliamo indagare l’immaginario condiviso e, dunque, l’identità della biblioteca in tutta la sua complessità e approfondire gli elementi che concorrono a definirlo – anche per capire se e come questo immaginario stia cam- un’immagine per lo più centrata sui termini “libro”/“lettura”, mentre i frequentatori colgono una molteplicità di aspetti, utilizzando – di più rispetto ai non frequentatori – termini come “cultura”, “studio”, “informazione”, “consultazione”, “prestito”, “incontri”». Cfr. Regione Toscana, La popolazione toscana e le biblioteche comunali: indagine campionaria 2015. Firenze: Regione Toscana, 2015, p. 41. 9 Le tavole dei dati e la nota metodologica sono liberamente accessibili da <https://www.istat.it/it/archivio/207536>. 10 Chiara Faggiolani; Alessandra Federici, L’affordance della biblioteca: modalità d’uso emergenti dalle indagini Istat, «Biblioteche oggi», 36, (2018), n. 3, p. 5-16. 63 biando – abbiamo bisogno di andare oltre quell’evidenza puramente quantitativa e di avvalerci di una metodologia adeguata, capace di scendere in profondità e di catturare il senso e il significato che alla frequentazione della biblioteca viene attribuito dalle persone. La svolta narrativa della biblioteconomia italiana A partire dalla fine degli anni Novanta si comincia a parlare anche nel nostro settore – ma non ancora in Italia – di evidence based librarianship 11, ovvero di un approccio biblioteconomico che promuove la raccolta, l’analisi e l’interpretazione di evidenze nella pratica quotidiana e di dati prodotti attraverso ricerche sul campo per contribuire allo sviluppo della riflessione scientifica, della professione e della progettazione dei servizi bibliotecari. Più recente è lo sviluppo della cosiddetta narrative based practice 12, un approccio che enfatizza il ruolo che le tecniche etnografiche e la ricerca qualitativa possono avere nella logica evidence based, a partire dall’idea che non solo l’approccio narrativo può essere utile in termini di advocacy, ma che esso si profila come uno strumento fondamentale di interpretazione del senso e dell’identità della biblioteca contemporanea 13. 11 Jonathan D. Eldredge, Evidence based librarianship: a commentary for Hypothesis, «Hypothesis: the newsletter of the Research Section of MLA», 11 (1997), n. 3, p. 4-7. 12 Peter Brophy, Narrative based practice, «Evidence based library and information practice», 2 (2007), n. 1, p. 149-158, <https://tinyurl.com/y6lom4pb>. 13 Per un approfondimento su questo passaggio rimando a Egizia Cecchi; Chiara Faggiolani; Roberta Montepeloso, Dalla evidence-based librarianship alla narrative-based librarianship: percorsi di ricerca emergenti in Italia, «Biblioteche oggi trends», giugno 2018, p. 65-80. Punto di riferimento imprescindibile di questa svolta è Wayne A. Wiegand, Part of our lives: a people’s history of the American public library. Oxford: Oxford University Press, 2015. 64 Per quanto riguarda la biblioteconomia italiana, l’avvicinamento alla narrazione come strumento di conoscenza è un passaggio che può essere riferito al cosiddetto slittamento di paradigma della “biblioteconomia gestionale” verso la “biblioteconomia sociale”, caratterizzato dall’ampliamento del bagaglio metodologico disciplinare e in particolare dall’acquisizione degli strumenti della metodologia della ricerca sociale14. In questo contributo si prende in esame questo fondamentale passaggio per sottolineare il ruolo e il valore che i racconti degli utenti possono avere per approfondire temi oggi centrali come la percezione e l’immaginario connesso alla biblioteca. Il tema della bellezza, nella sua complessità e nella sua multiprospetticità – già ampiamente emerse dalle riflessioni di chi mi ha preceduto – è evidentemente uno di quelli che può essere proficuamente studiato con questo tipo di approccio. C’è una florida letteratura che approfondisce il ruolo che le narrazioni hanno nella nostra vita, si tratta di un tema oggi centrale in molte discipline: la semiotica, la sociologia, la psicologia ecc. Si parla di “svolta narrativa” a sottolineare la progressiva assunzione di centralità del pensiero narrativo, a lungo adombrato dall’enfasi sull’oggettività e la razionalità della scienza15. Attraverso la narrazione si inne14 Cfr. Chiara Faggiolani, La ricerca qualitativa per le biblioteche: verso la biblioteconomia sociale. Milano: Editrice Bibliografica, 2012. Si veda anche Chiara Faggiolani; Giovanni Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare: verso la biblioteconomia sociale, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 3, p. 15-19; Iid., Lo slittamento di paradigma della biblioteconomia italiana: una analisi metrica della manualistica di settore, «Ciencias de la documentación», 2 (2016), n. 2, p. 19-55; Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, L’identità percepita delle biblioteche: la biblioteconomia sociale e i suoi presupposti, «Bibliotime», 18 (2015), n. 1, <https://tinyurl.com/ooll75o>. 15 Fondamentali sono i lavori dello psicologo cognitivista Jerome S. Bruner. Cfr. Jerome S. Bruner, Life as narrative, «Social research», 54 (1987), n. 1, p. 11-32; Id., Actual minds, possible worlds. Cambridge: Harvard University Press, 1986. Si veda anche Barbara Czarniawska, 65 scano processi di comprensione, elaborazione, interpretazione, rievocazione di fatti ed esperienze che consentono di collocare i fatti nel tempo e nello spazio; di dare loro una spiegazione e un significato; di progettare azioni conseguenti e di comunicarle agli altri. A questo proposito è utile ricordare che il fulcro del rapporto tra bibliotecari e utenti è esattamente una dinamica relazionale di matrice narrativa – si pensi solo a titolo esemplificativo al servizio di reference – che rende tutte le tecniche di raccolta dati che fanno uso di questo approccio particolarmente congeniali alle attività di ricerca nel nostro settore. La narrazione diventa oggetto di studio della biblioteconomia italiana – un po’ come è accaduto in ambito sociologico 16 – ed è la disciplina stessa a valorizzare il suo uso come mezzo di comunicazione ma anche come strumento di indagine, restituendo legittimità alle parole degli individui coinvolti nelle indagini in biblioteca. Come emerge chiaramente dalle ricerche empiriche che fanno uso di tecniche qualitative le narrazioni, ricavate attraverso interviste in profondità, storie di vita, focus group, osservazioni ecc. non hanno mai una funzionalità puramente “indicale” – non sono cioè una semplice traccia lasciata dagli eventi – ma sono da intendersi come una vera e propria attività di costruzione strettamente relazionata all’assegnazione o al riconoscimento dell’identità della biblioteca. Narrating the organization: dramas of institutional identities. Chicago: University of Chicago Press, 1997. 16 Barbara Poggio, Mi racconti una storia?: il metodo narrativo nelle scienze sociali. Roma: Carocci, 2004. Per una panoramica sulle problematiche dell’acquisizione del metodo narrativo in sociologia si rimanda alla rivista internazionale di scienze umane e sociali «M@gm@» che ha pubblicato una sintesi delle relazioni presentate al convegno “Raccontare, ascoltare, comprendere: metodologia e ambiti di applicazione delle narrazioni nelle scienze sociali”, organizzato dal Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento il 22-23 settembre 2011. 66 La complessità della “bellezza” attraverso le parole degli utenti Chi mi ha preceduto ha chiaramente messo in evidenza come quello della bellezza è un tema che presenta innumerevoli sfaccettature: è complesso, denso di implicazioni e di significati sottostanti 17. Qui il termine “complesso” viene evocato ancora una volta in relazione alla sua etimologia, dal latino complexus, ossia “tenuto insieme”: esso fa riferimento alla inseparabilità delle differenti componenti che costituiscono il tutto, cosa molto diversa dalla completezza, intesa come somma delle parti. Come impatta la bellezza della biblioteca sulla definizione dell’immaginario? E quali sono gli aspetti che concorrono a far percepire la bellezza della biblioteca? Quale “significazione” essa riesce a generare? E infine in che modo questa parola è utilizzata dagli utenti e per definire cosa? Le narrazioni, le storie, sono uno strumento potentissimo per provare a rispondere a queste domande, poiché riflettono il punto di vista dei soggetti narranti e la collocazione della frequentazione della biblioteca nella loro personale organizzazione del mondo. È in questa cornice che si inserisce una ricerca che dal 2016 io e Anna Galluzzi stiamo conducendo sulle principali ricerche qualitative svolte nelle biblioteche italiane, con l’obiettivo di individuare temi emergenti e universi di senso trasversali ai dati testuali prodotti nei diversi contesti bibliotecari 18. 17 Cfr. Edgar Morin, Conoscenza, ignoranza, mistero. Milano: Cortina, 2018. 18 Abbiamo costruito un corpus testuale di 219 testi per un totale di 328.137 occorrenze che è stato sottoposto a un’analisi automatica dei testi (AAT). Quando utilizziamo questo approccio, rompiamo lo schema narrativo, trasformiamo la narrazione in dati e, dunque, non forziamo i dati – le parole – verso la conferma di un modello; partiamo al contrario dall’analisi delle parole per estrarre un significato ed eventualmente costruire un modello di 67 In questa occasione ho voluto rileggere le trascrizioni raccolte in diverse indagini qualitative – che si avvalgono, dunque, di metodi narrativi – con l’attenzione rivolta al concetto di bellezza. Ho cercato di approfondire il senso che gli utenti attribuiscono a questa espressione quando la usano in relazione alla propria esperienza di biblioteca. In questa analisi interpretativa ho individuato alcuni temi trasversali (Figura 1) che mostrano come il significato attribuito al concetto di bellezza è molto più dinamico di quello che provocatoriamente ho lanciato all’inizio della mia riflessione: la bellezza connessa all’oggetto libro; la bellezza degli spazi ma anche la paura e il timore che tutto questo genera soprattutto negli utenti più impreparati; la bellezza sempre portatrice di un messaggio specifico e di un valore; la bellezza non delle singole parti ma legata all’esperienza di biblioteca in generale. Per non appesantire la riflessione e per essere sintetica preferisco farmi da parte e lasciare spazio alle parole degli utenti stessi, così di seguito riporterò alcuni stralci di trascrizioni che mi sembrano particolarmente significativi e capaci di evocare la complessità alla quale sopra si è fatto riferimento. riferimento. Si veda Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, Andare oltre impressionabilità e ideologia: la “svolta narrativa” e gli strumenti di analisi della biblioteconomia sociale, «AIB studi», 57 (2017), n. 3, p. 445465, <http://aibstudi.aib.it/article/view/11704>. In questo momento ci apprestiamo a un consistente ampliamento del corpus oggetto della nostra analisi per cui prevediamo la pubblicazione dei primi risultati entro l’anno. 68 Figura 1 – I temi connessi al concetto di “bellezza” 19 La bellezza dei libri: il fascino, la scoperta, la condivisione Professo la mia devozione assoluta al libro. Il libro non potrà mai essere sostituito, il frusciare delle carte, il profumo del tempo, la bellezza segreta che possiede ogni biblioteca. […] Perché tutto quello che ci parla del passato è un ponte verso l’avvenire, verso il futuro. Noi non possiamo andare avanti se non conosciamo quello che abbiamo alle spalle. *** 19 L’immagine è frutto di una analisi automatica dei testi condotta con IRaMuTeQ (<http://www.iramuteq.org>), un software open source per l’analisi statistica di dati testuali, basato su R – IRaMuTeQ sta, infatti, per Interface de R pour les analyses multidimensionnelles de textes et de questionnaires – e sul linguaggio di programmazione Python, sviluppato da Pierre Ratinaud e dall’equipe del Laboratoire LERASS dell’Università di Toulouse-Le Mirail, che può realizzare diversi tipi di analisi su grandi corpora. In questo caso l’analisi di similitudine ci permette di osservare la connessione dei lemmi bellezza/bello ecc. 69 Le biblioteche più belle sono tutte a scaffale aperto, la biblioteca del Warburg Institute di Londra […] è tutta a scaffale aperto. Sono biblioteche straordinarie dove tu vai lì cerchi un libro che già sai e poi ne trovi intorno cinquanta altri che non conoscevi… *** I gruppi di lettura funzionano in modo pazzesco perché i libri diventano un oggetto strano che attiva sinergie tra le persone, rapporto tra le persone. Queste cose succedono nelle biblioteche ed è veramente bello. La biblioteca deve essere sia luogo di conservazione sia luogo propulsivo, di curiosità. In un momento in cui tanta roba rischia di morire, tanta bellezza rischia di rimanere lì solo per uno o due specialisti all’anno… La bellezza degli spazi: timore vs accoglienza A me piacciono i luoghi che accolgono la luce, il luogo dove poter consultare, leggere e studiare deve essere accogliente deve essere un luogo bello […] Se quella roba lì dà un senso di calore e di dolcezza è più bello starci dentro. *** Io sono andato in pensione 2 anni fa, a gennaio 2007 e dopo poco tempo un amico mio mi dice perché non vieni in biblioteca che c'è un corso di computer? Io ero già pronto per rientrare in biblioteca, ma mi mancava la chiave. In Biblioteca Augusta c’ero andato ma è tanto bella che mette timore […] Non è che mette timore, dà l’idea della grandiosità e quindi uno va lì in punta di piedi e sta attento. *** Il suo ingresso è di una bellezza […] e allo stesso tempo è anche molto problematico per accogliere in modo adeguato un pubblico disabituato […] E il pubblico italiano è, per la massima parte, disabituato all’uso delle biblioteche. 70 La bellezza dell’esperienza: la biblioteca è una cosa bella La biblioteca è una bella cosa […] Io la frequentavo sempre anche quando ero al mio paese […] Non lo so come la posso spiegare … è bella. In conclusione Sono tanti i modi della bellezza, le sue sfaccettature. Essa non risiede solo negli spazi e nei luoghi, nelle strutture, nelle raccolte, ma anche nelle azioni che si possono svolgere in biblioteca, nelle sensazioni che la sua frequentazione stimola, nella crescita delle capacità che essa genera nelle persone. Sarebbe importante poter misurare tutto questo per dimostrarlo agli amministratori e comunicarlo al meglio. Il percorso proposto in queste pagine si pone in perfetta continuità con quello tracciato da Maurizio Vivarelli nel suo intervento: torna il rapporto tra le cose e le parole con le quali le cose stesse vengono significate 20. È un caso? Credo proprio di no. Ancora una volta torniamo alla narrazione, alle parole, ai significati. I metodi narrativi sono senza dubbio un modo per cogliere tutto questo, uno strumento di comprensione oggi irrinunciabile anche nella nostra disciplina. 20 Si richiama Michel Foucault, Le parole e le cose: un’archeologia delle scienze umane, con un saggio critico di George Canguilhem. Milano: Biblioteca universale Rizzoli, 1978. Per una riflessione articolata su questi temi si rimanda al saggio di Maurizio Vivarelli, Parlare d’altro: i fatti della biblioteca e la loro interpretazione, «Biblioteche oggi trends», 4 (2018), n. 1, p. 12-22. 71 Seconda sessione Praticare la Bellezza. Esperienze coordina Antonella Agosti Introduzione Antonella Agosti ∗ Sono molto contenta di partecipare a questo evento organizzato da Teca del Mediterraneo e di trovarmi a questo tavolo con colleghi che ogni giorno operano sul territorio con progetti e proposte ricchi e variegati che, in sinergia con altre istituzioni, associazioni e cittadini, si adoperano per la promozione culturale e la diffusione della conoscenza. E lo sono ancora di più perché parleremo della rinascita di beni del patrimonio pubblico, grazie al bando regionale che destina risorse economiche e supporto tecnico alle amministrazioni locali, che verranno rigenerati e restituiti all’uso della collettività. Non dobbiamo dimenticare che l’essere bibliotecari ci rende rappresentanti di una istituzione che viene da lontano, anzi da molto lontano, siamo partiti dalle tavolette di argilla, e credo che tale longevità risponda a un bisogno profondo dell’uomo che è quello di raccogliere e tramandare il sapere di generazione in generazione e che le biblioteche, grazie ai professionisti che vi hanno operato e vi operano hanno organizzato per garantire il massimo di fruibilità. Forse, come da più parti si dice, il nostro ruolo oggi è in crisi, incalzato dall’evolversi tecnologico e sociale, siamo cambiati e di certo dovremo ancora cambiare, ma quel che vedo qui oggi, per professionalità e vitalità, mi fa dire “eh già, noi siamo ancora qua” (forse vi viene in mente qualcuno) e ancora svolgiamo una valida funzione sociale. Umberto Eco in una Bustina di Minerva apparsa su «L’Espresso» nel 2014 sosteneva che «non una biblioteca, ma l’insieme delle biblioteche di tutto l’universo, è forse ciò che esiste di più simile alla mente di un Dio onnisciente». Se non è bellezza questa! ∗ Responsabile della Biblioteca del Consiglio regionale della Lombardia. 75 In questa seconda sessione avremo l’occasione di confrontarci con colleghi che ogni giorno declinano la propria attività nei territori, come nel caso del collega di Melegnano sull’esperienza di “biblioteca di pubblica lettura che si confronta con un pubblico giovane”, quello appunto dei nativi digitali, e della costruzione delle competenze necessarie per affrontare il cambiamento e intercettare nuovi bisogni culturali. Un altro caso è quello della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, in cui si sperimentano nuove forme di socialità che si spingono fino a trasformare le stesse storie delle persone in un patrimonio da condividere attraverso l’attività della “Biblioteca vivente”. L’intervento della collega della biblioteca del Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino, Note d’inCanto: la musica nelle biblioteche italiane, dedicato all’esperienza dell’Associazione delle biblioteche musicali, ci introdurrà nella ricchezza del patrimonio musicale italiano, focalizzandosi sui libri di musica o, come la relatrice li ha definiti, “carte da suono”. Ci confronteremo anche con realtà prima immaginate, poi progettate e ora realizzabili grazie a una positiva collaborazione istituzionale multilivello (UE, Regione ed Enti locali) come quelle del Comune di Racale e del Comune di Ceglie Messapica. In entrambi i casi si tratta di esperienze che possiamo definire di “rinascita”, attraverso la riqualificazione di pezzi del patrimonio pubblico con lo scopo della restituzione al pieno utilizzo dei cittadini come “luoghi di comunità”, calate in contesti complessi con lo scopo di costruire cultura, sinergie e interconnessioni per migliorare la qualità della vita e valorizzare i territori. Chiara è emersa in tutti la consapevolezza che gli investimenti di denaro pubblico devono tramutarsi in valore per la collettività e che i beni pubblici sono beni della comunità. Chiaro è emerso anche l’orgoglio di professionisti che, lungi dal sentirsi démodé, sono coscienti dell’attualità e del valore sociale della loro professione e che hanno accettato 76 le sfide dei cambiamenti sociali e culturali sviluppando, accanto alle competenze classiche di conservazione, organizzazione e promozione del patrimonio che custodiscono, la capacità di fare delle loro istituzioni un riferimento culturale per il territorio, creando sinergie e captando energie per valorizzare ogni risorsa disponibile con l’ambizione di dare “una mano” al benessere collettivo. 77 Coesione, cultura, territorio: le politiche di valorizzazione delle biblioteche della Puglia Silvia Pellegrini ∗ Inquadramento La valorizzazione del patrimonio culturale e dei territori pugliesi è un obiettivo portante delle politiche di sviluppo della nostra Regione. Quest’obiettivo è stato perseguito con coerenza nel corso degli ultimi periodi di programmazione dei fondi per la coesione: come sottolineato in altri contributi 1, a partire dall’anno 2000 sono stati realizzati circa 1.200 interventi sui beni culturali pugliesi, con una spesa di circa 800 milioni di euro, provenienti da diversi Programmi (Programmi operativi regionali e nazionali, fondi nazionali per lo sviluppo, bilancio regionale). L’attuazione di questi interventi ha mobilitato numerose istituzioni territoriali − soprattutto Comuni ed enti ecclesiastici − e si è articolata in modo diffuso nei territori della Puglia. L’obiettivo della valorizzazione culturale e territoriale è stato perseguito, nel corso del tempo, adottando un approccio evolutivo delle strategie di azione: in una prima fase – che ha caratterizzato il periodo di programmazione 1994/1999 e in parte il 2000/2006 – l’intervento è stato prevalentemente fisico, concentrandosi su progetti (peraltro indispensabili) di recupero e tutela dei beni culturali. Successivamente si è passati all’inserimento nelle strategie per il patrimonio culturale di elementi di progettazione integrata degli interventi e di cooperazione amministrativa a livello ∗ Dirigente della Sezione valorizzazione territoriale della Regione Puglia. Silvia Pellegrini, Il valore pubblico del patrimonio culturale: dal progetto di investimento alla coscienza di luogo, Atti di Ravello Lab 2017, XII edizione, Panel 1. 79 1 territoriale, particolarmente necessari in una realtà diffusa e plurale come la Puglia; questi elementi sono stati introdotti già nel periodo 2000/2006, prevalentemente con l’esperienza dei PIS, non esente da problemi ma pionieristica rispetto alle politiche successive. Nel 2007/2013, le innovazioni rilevanti sono state anche di natura istituzionale e amministrativa: in particolare, l’esperienza dei Sistemi ambientali e culturali è stata diretta a rafforzare la sostenibilità (durabilità) della gestione del patrimonio culturale e la fruizione integrata del territorio, in un quadro di governance rafforzata e di gestione congiunta da parte di istituzioni e operatori del territorio. Nel periodo di programmazione 2014-2020 sono soprattutto due le direttrici di innovazione delle politiche per il patrimonio culturale: - da una parte, la creazione di un rapporto più saldo e diretto fra la valorizzazione culturale, la creazione di una nuova offerta culturale e creativa e lo sviluppo economico dei territori pugliesi – sviluppo da perseguire anche mediante la promozione della fruizione integrata delle risorse e la creazione di filiere produttive; - l’accentuazione dell’impatto delle politiche di valorizzazione culturale sulla coesione socioculturale delle comunità e sugli aspetti identitari del territorio. Queste politiche dovrebbero contribuire in particolare alla creazione di coscienza/identità di luogo, rafforzando la percezione da parte dei cittadini della rilevanza del patrimonio culturale (materiale e immateriale) del proprio territorio nel determinare la coesione, l’identità e la memoria della propria comunità, la qualità della vita collettiva e dei singoli, l’apprendimento, il senso di partecipazione civica 2. Nelle politiche di coesione 2014/2020 viene quindi rafforzata la funzione trasversale della cultura come leva strategica per la produzione di sviluppo e benessere collettivo. Il patrimonio culturale, materiale e immateriale, si conferma come 2 Ibidem. 80 risorsa essenziale del territorio regionale, capace di fornire un vantaggio specifico, a livello collettivo, sia per il miglioramento della qualità della vita delle comunità locali sia per la crescita economica sostenibile e lo sviluppo territoriale. Nel corrente periodo di programmazione, la strategia di valorizzazione è caratterizzata anche dall’applicazione dei metodi e degli strumenti della specializzazione intelligente, centrata sull’innovazione ad ampio raggio (non solo tecnologica ma anche basata sull’esperienza, nonché sociale e istituzionale), sull’attivazione di processi dinamici di scoperta imprenditoriale, sullo sfruttamento dei vantaggi competitivi territoriali e l’agganciamento alle nuove domande sociali, sul rinnovamento di prodotti e processi, sulla formazione di nuove catene di valore (ad esempio con l’innesto su attività tradizionali di attività a maggior valore aggiunto e con la generazione di nuove filiere produttive). La strategia SMART-IN per il patrimonio culturale della Puglia SMART-IN è la nuova strategia regionale per la valorizzazione del patrimonio culturale della Puglia. L’acronimo della strategia compone i suoi sei principi ispiratori: Sostegno, Memoria, Arti, Resilienza, Territorio, Ingegno. L’obiettivo di SMART-IN è di ampliare e innovare le modalità di valorizzazione, fruizione e restauro dei beni culturali della Puglia. La Strategia è stata lanciata dalla delibera di Giunta regionale n. 871 del 7 giugno 2017. Essa viene attuata attraverso l’Azione 6.7 “Interventi per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale” del POR Puglia 2014/2020 – ricercando però integrazioni e coerenze con tutte le programmazioni direttamente e indirettamente legate a cultura e valorizzazione integrata del territorio pugliese. 81 SMART-IN si articola in quattro iniziative: community library, laboratori di fruizione, teatri storici, empori della creatività. Community library, come vedremo nel prossimo paragrafo con maggior dettaglio, è in fase di attuazione. Le altre verranno avviate successivamente. Le quattro iniziative incorporano le finalità del nuovo approccio alla valorizzazione di cui si è detto in precedenza: cercano di produrre una nuova offerta culturale e creativa, attrattiva e originale; sono puntate verso la creazione di valore aggiunto, di nuove filiere e di lavoro a livello territoriale; stimolano l’apprendimento dei singoli cittadini e delle comunità attraverso l’applicazione di metodi e strumenti innovativi; fondono le esigenze del recupero e della tutela con quelle di una gestione innovativa e duratura nel tempo; innestano innovazioni in ambiti culturali identitari della Puglia, in cui la tradizione e la conservazione della memoria vanno accompagnate, con rispetto e sostenibilità, a una maggiore fruibilità da parte di un pubblico con gusti e attitudini radicalmente trasformate. – La community library è un modello evoluto di biblioteca. Essa offre servizi innovativi per la promozione della lettura e della cultura e costituisce allo stesso tempo un presidio di partecipazione e di coesione culturale della comunità. L’iniziativa è diretta a qualificare le biblioteche esistenti, anche attraverso l’allestimento di spazi appropriati e l’acquisizione di strumentazioni e tecnologie avanzate. Le biblioteche rinnovate dovranno adottare modelli di gestione sostenibili e innovativi, coinvolgere istituzioni culturali e scientifiche, favorire la partecipazione di associazioni culturali e altri soggetti rilevanti nei campi dell’innovazione, della cultura e del territorio. – L’iniziativa sui laboratori di fruizione promuove l’offerta culturale e la valorizzazione di beni del patrimonio culturale pubblico, anche dando supporto a interventi di recupero e restauro dei beni. Le attività promosse riguardano in particolare la realizzazione di espe82 rienze di laboratori didattici, officine d’artista, laboratori archeologici, laboratori di design per il restauro, percorsi di fruizione immersiva ecc. Anche in questo caso, vengono perseguiti obiettivi congiunti di ampliamento e innovazione dell’offerta culturale, sviluppo locale e aumento della consapevolezza delle comunità locali sulla memoria e sui valori custoditi nel proprio territorio. – L’iniziativa sui teatri storici persegue sia la riapertura, mediante il recupero e il restauro, di teatri pubblici chiusi sia la crescita e l’innovazione dell’offerta culturale e creativa dei teatri storici. Gli interventi riguardano ad esempio la messa in rete dei teatri, la realizzazione di laboratori teatrali e laboratori di scenografia, l’acquisizione di nuove tecnologie e attrezzature, la didattica teatrale ecc. L’obiettivo è di salvaguardare il patrimonio dei teatri storici migliorando le prospettive di gestione durevole, di creare apprendimento, capacità creativa e passione culturale, di stimolare i consumi culturali e di generare nuove filiere produttive, più o meno estese. – Empori della creatività promuove l’insediamento, presso beni culturali della Puglia recuperati con i fondi delle politiche regionali di sviluppo, di botteghe per la realizzazione di prodotti che diano conto della cultura materiale e immateriale del territorio, valorizzandola e promuovendola: ad esempio, botteghe dell’olio, botteghe di produzione di costumi di scena, botteghe della carta pesta, fabbriche artigianali artistiche di ceramica, maioliche e terrecotte, botteghe orafe, maestri del pane, botteghe di tessitura e telaio, maestri d’ascia ecc. Con questa iniziativa si punta a una promozione innovativa di alcune grandi tradizioni artigianali della Puglia, anche come elementi distintivi dei territori, saldandola alla valorizzazione e alla gestione sostenibile dei beni culturali. La prima parte della Strategia SMART-IN, relativa alla community library, è in fase di attuazione. L’azione 6.7 del POR Puglia, a valere sulla quale viene finanziata la Strate83 gia, è a uno stadio significativo di esecuzione. Dei 212 milioni di risorse disponibili, al netto della riserva di efficacia (complessivamente, la dotazione finanziaria dell’azione è di 226 milioni di euro), sono stati assunti impegni contabili pari a 154 milioni di euro; altri 17 milioni saranno oggetto di impegno nel corso del 2018. Il bando su Community library ha assorbito 120 milioni di euro; altre risorse sono state destinate a progetti retrospettivi coerenti con la Strategia SMART-IN nonché a interventi di valorizzazione culturale nell’Area interna dei Monti Dauni. Complessivamente, è possibile sottolineare che gli elementi di efficienza che hanno finora caratterizzato l’attuazione degli interventi di valorizzazione culturale in Puglia appaiono confermati. È quindi concreta la possibilità di conseguire, a fine 2018 e negli anni successivi, gli obiettivi di spesa, così come appare realistica la possibilità di raggiungere alla fine di quest’anno i target del quadro di riferimento dell’attuazione per l’Azione 6.7. L’attuazione di Community library I dati dell’Istat rivelano che i livelli di produzione e lettura di libri in Puglia sono, negli ultimi anni, molto insoddisfacenti. L’iniziativa Community library punta a incrementare i livelli di lettura, formazione e consapevolezza dei cittadini, giovani o meno, e quindi ad accrescere benessere e qualità della vita delle comunità pugliesi. L’iniziativa permette di assicurare la infrastrutturazione dell’intero territorio della Puglia attraverso una rete diffusa, capillare e integrata di biblioteche di comunità, quali presidi sociali e culturali del territorio deputati ad aggregare le persone, promuovere l’innovazione sociale, diffondere conoscenza, apprendimento e cultura. Va ricordato peraltro che l’investimento sulle biblioteche dei fondi per la coesione in Puglia è stato rilevante anche 84 nel recente passato. Ad esempio, nell’ambito di alcuni sistemi ambientali e culturali sono stati finanziati servizi bibliotecari innovativi, con l’intenzione di favorire l’evoluzione delle biblioteche da strutture dedicate prevalentemente alla conservazione del patrimonio librario a istituzioni moderne, aperte a un pubblico differenziato, con spazi dedicati alla socialità e funzioni rafforzate di divulgazione, capaci di ospitare nuove attività e servizi e di offrire ai cittadini rinnovate occasioni e modalità di fruizione culturale e di intrattenimento. Il tentativo di introdurre servizi a reddito nelle biblioteche oggetto di intervento è stato inoltre motivato dall’obiettivo di coinvolgere operatori privati, anche di dimensione ridotta ma in possesso di competenze significative, e di migliorare il profilo di sostenibilità finanziaria e gestionale delle biblioteche. L’attuazione di Community library è partita il 9 giugno 2017 con l’approvazione di un avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di progetti di riqualificazione, innovazione e ampliamento dell’offerta di servizi delle biblioteche della Puglia. L’avviso era rivolto a enti locali (Comuni, Province, Città metropolitane), istituzioni scolastiche e università proprietarie di istituti e luoghi di cultura. All’avviso potevano partecipare anche soggetti gestori, pubblici e privati, senza scopo di lucro. I progetti dovevano prevedere il miglioramento della fruibilità degli spazi per la lettura e la fruizione culturale, eventualmente anche attraverso il recupero o il restauro di immobili, nonché l’acquisizione di strumenti e attrezzature innovative. Andava inoltre proposto lo sviluppo di contenuti originali attraverso la realizzazione, ad esempio, di esperienze di sceneggiatura disegnata, esperienze ludiche applicate alla cultura, scambio di libri, storie narrate. Uno degli interventi proponibili riguardava anche l’abbattimento delle barriere percettive di tipo culturale, religioso e di genere. In particolare, i costi ammissibili riguardavano: (i) lavori edili e impiantistici, (ii) attrezzature e allestimenti finalizzati 85 all’abbellimento dello spazio per l’incremento della fruizione e dell’accessibilità del bene, (iii) spese per l’acquisto di libri nel limite massimo del 10% del finanziamento richiesto, (iv) spese di start up, limitatamente al primo anno, per servizi di informazione e documentazione, (v) spese di start up, limitatamente al primo anno, per servizi innovativi di fruizione culturale e apprendimento, (vi) servizi di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio librario. Per la valutazione dei progetti sono stati stabiliti criteri legati all’aumento della fruibilità della biblioteca (ad esempio prevedendo scelte adeguate su servizi offerti e orari di apertura), all’innovazione e all’efficienza della modalità di conservazione del bene, alla qualità e razionalità degli arredi e dell’allestimento degli spazi, alla percezione di continuità fra spazio esterno/città e spazio interno, all’efficienza energetica e alla condivisione del progetto attraverso forme di coinvolgimento e partecipazione della comunità territoriale. In sostanza, l’avviso intendeva promuovere biblioteche belle, con spazi attraenti e invitanti alla lettura e alla fruizione culturale, incluse armonicamente nel paesaggio cittadino, ricche dal punto di vista dell’offerta culturale, funzionanti con standard elevati dal punto di vista ambientale ed energetico, riconoscibili dalle comunità locali come luoghi indispensabili e condivisi per la generazione di sapere e qualità della vita. La procedura è stata contenuta in sei mesi, un tempo certamente ristretto considerando (Figura 1) che è stata anche svolta un’attività di condivisione a livello territoriale, con lo svolgimento di 14 incontri a cui hanno partecipato 650 persone appartenenti a istituzioni locali, MiBACT e soprintendenze, uffici scolastici, università, associazioni e partner socioeconomici ecc. 86 Figura 1 – Attuazione di Community library Le domande presentate a fronte dell’avviso sono state 162, di cui 135 sono risultate ammissibili. Si tratta di un numero che appare consistente, se rapportato alle 721 biblioteche presenti in Puglia secondo l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane. Sono state finanziate 111 istanze per un totale di circa 120 milioni di euro. I progetti già cantierabili, ossia esecutivi con pareri o unico livello di progettazione di servizi, sono stati 43 (il 39% dei progetti finanziati). Per 35 progetti (il 32% dei progetti finanziati) era già stato individuato il soggetto gestore. 62 progetti erano stati condivisi dal territorio (cittadini, altri enti e attori locali). Il 64% dei Comuni pugliesi ha partecipato al bando. La partecipazione è stata molto diffusa fra le Province. Le realizzazioni sono state avviate. Sono stati incontrati tutti i soggetti beneficiari per la sottoscrizione dei disciplinari. L’impatto immediato dell’iniziativa in termini di can87 tieri aperti (lavoro e impresa) è pari a 39 milioni, generati dai 43 progetti esecutivi con pareri e livelli unici di progettazioni di servizi che sono in fase di appalto. In fase di funzionamento delle strutture bibliotecarie, si genererà un flusso economico non trascurabile di spesa per servizi e prodotti, che avrà effetti moltiplicativi importanti – secondo il rapporto Symbola per il 2017 3, un euro investito in cultura genera 1,8 euro di prodotto complessivo. Community library sta contribuendo a generare partecipazione e adesione della comunità pugliese. Questo sforzo appare riconosciuto anche a livello internazionale: forse anche questa iniziativa ha influito sulla decisione dell’Unesco di tenere in Puglia il prossimo Forum internazionale sulla cultura e lo sviluppo nelle aree urbane. 3 Fondazione Symbola, Io sono cultura: l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi: rapporto 2017. Roma: Symbola, 2017. 88 La community library e le politiche della Regione Puglia: la prospettiva di un Comune Donato Metallo ∗ Buon pomeriggio a tutti, è un grande piacere, una di quelle cose belle che ricorderò a vita, essere qui e avere l’onore di poter intervenire in quest’occasione. Premetto che dopo gli interventi che ho ascoltato nella mattinata e rispetto ai relatori che seguiranno, il mio intervento non potrà essere di egual livello e di uguale spessore, quindi mi scuso già con voi. Prima di avviarmi alla trattazione dell’argomento, permettetemi però un ringraziamento affettuoso e di stima, per nulla formale perché, come diceva la dott.ssa Pellegrini, c’è gente che ha lavorato 12 ore al giorno, c’è gente che ha messo il cuore oltre l’ostacolo, quindi è giusto dare conto pubblicamente di tanto lavoro e di tanto sacrificio. Il primo ringraziamento è nei confronti dell’assessore Loredana Capone che oggi non c’è, e tutto quello che racconterò, tutta la nostra costruzione di utopia e sogno è potuta avvenire grazie alla sua opera instancabile, infaticabile, continua e al contempo visionaria. Un altro ringraziamento sentito e di cuore va alla dirigente la dott.ssa Silvia Pellegrini, che insieme all’assessore Capone hanno voluto portare il punto di vista, raccontare la prospettiva, l’angolo visuale di una comunità di un piccolo lembo di terra, quello degli 11.000 abitanti di Racale nel profondo Sud, di un Sud anche diverso, di un Sud che racconta una storia di speranze e, perché no, una storia anche di riscatto. La dott.ssa Pellegrini non ha rappresentato, insieme al gruppo di lavoro che ci ha affiancato nella fase di esecuzione del progetto, solamente dei funzionari, ma hanno rappresentato una guida, sono persone che ancora si appassionano, si arrabbiano, si accalo∗ Sindaco di Racale (Lecce). 89 rano e sono ancora capaci di innamorarsi, che è la cosa più bella, di una visione, di un immaginario, di un orizzonte e di un teatro, di un mercato coperto che può diventare un biblio-teatro e io, di questo, voglio ringraziarli profondamente. Dopo questa captatio benevolentiae, sempre utile e diciamo necessaria, perché sapete nella Regione Puglia ci saranno altri bandi, quindi era utilissimo questo passaggio… chiaramente scherzo, sono cose che sento molto. Passo a introdurre l’argomento del mio intervento, che si divide in due parti: la prima consiste nell’analisi degli elementi di innovazione presenti nel bando delle biblioteche di comunità e i loro riflessi sulla redazione del nostro progetto di biblioteca. La seconda racconterà invece la nostra visione, il nostro camminare domandando, la nostra costruzione di comunità. Tra i vari elementi innovativi introdotti dal bando della Regione Puglia relativo alle community library, tre sono quelli che maggiormente, a mio avviso, sostanziano il nuovo approccio foriero di risultati e di sostenibilità negli anni. Il primo elemento è quello dell’attribuzione di premialità per gli enti che avessero svolto una progettazione partecipata, che chiaramente dovrà essere dimostrata tramite foto, report e questionari ecc. Reputo tale elemento di fondamentale importanza perché ha permesso la realizzazione di due obiettivi, mio personale e dei miei collaboratori – in sala c’è la dott.ssa Chiara Coppola che ringrazio per la preziosa collaborazione che ha fornito alla mia comunità – che riguarda il mettersi alla prova, quella che viene definita arte del saper ascoltare, dote che ogni amministratore dovrebbe coltivare, l’arte di saper raccogliere gli interessi particolari, quelli personali e di attivare meccanismi di reciprocità, scogliere le tensioni, far emergere le potenzialità. Dall’altra parte questa partecipazione ha svelato la narrazione di una comunità, i punti di vista, la visione, l’analisi dei fabbisogni e soprattutto, cosa per me ben particolarmente cara, l’analisi dei sogni di una comunità. E quindi la 90 progettazione non è stata solo opera di un tecnico o di un esperto di biblioteche chiuso in un ufficio, ma queste figure, che pur ci devono essere, che ci devono guidare, hanno detto alla mia comunità “Io ti sento, io ti vedo”. E allora è nata la bellezza, perché i ragazzi delle scuole vogliono giocare e gli esperti hanno inventato, in questo progetto, un gioco interattivo sulla storia del mio paese. Hanno creato una sala per la visione in 3D, le mamme chiedevano spazio per i loro bambini, alcune associazioni un piccolo teatro che mancava, altre ancora una sala mostre. E allora perché non contaminare queste richieste, perché non mescolarle? Ci siamo inventati così uno spazio polifunzionale, con un gioco di vetrate mobili e di arredi impilabili, e così la sala bambini si trasforma all’occorrenza in proscenio della sala teatro e la sala convegni diventa in pochi minuti emeroteca e sala mostre. Il terrazzo si trasforma in giardino, in villaggio dei bambini, in osservatorio di stelle. In questo sfavillare di orizzonti abbiamo pensato collettivamente di sfondare poi quelli che sono i muri di una biblioteca, di portare su tutto il territorio i nostri sogni: allora le cabine telefoniche si vestono da bibliocabine e l’esperienza del book crossing, con totem che sorgono all’interno delle scuole e del municipio, consentono a un’intera comunità di inebriarsi di lettura, di vita, di storie e di racconti. Ancora, i ragazzi dell’Istituto superiore scolastico “Bottazzi” ci chiedono spazi dove passare la serata: siamo paese di 10.000 abitanti e i ragazzi vogliono fare qualcosa la sera. I nostri universitari, che fanno i pendolari che risiedono in paese, chiedono una sala studio, uno spazio di convivialità per ritrovarsi, per raccontarsi e anche qui emergono le potenzialità, un bar all’interno permette di allungare gli orari, permette di tenere aperto la sera e anche di tenere aperto nel fine settimana. Ma garantisce anche una più adeguata sostenibilità economica, e allora… bar sia! Ma con un bancone a due livelli, perché se una persona in car91 rozzina chiede un caffè, lo deve bere comodo e se vuole anche al bancone del bar. E poi studiamo, leggiamo, entriamo nelle tante biblioteche del mondo e nella nuova biblioteca dell’Università Meiji a Tokyo, dove al piano terra si trova una caffetteria oltre a tavoli e salette per i lavori di gruppo, mentre salendo ai piani superiori gli spazi si fanno più individualizzati… Allora anche noi a Racale possiamo tenere insieme i bisogni dei nostri universitari: giù al piano terra una sala più grande con computer a ogni postazione, caffetteria e front office; su soppalchiamo – è un mercato a soffitto alto e sfruttiamo questa potenzialità – e creiamo una sala vetrata insonorizzata, una piccola aula studio più riservata e poi inseriamo corsi di italiano per immigrati, corsi di internet per i nostri anziani (ce li chiedono, vogliono saltare la fila all’ufficio postale, i nostri anziani). E scopriamo così che i nostri residenti, i nostri cittadini di origine marocchina sono disponibili a tenere gratuitamente per i nostri ragazzi corsi di francese e corsi di contabilità, tanto i numeri sono sempre arabi, dicono loro. Se non è bellezza questa, ditemi voi. Il secondo elemento qualificante è quello che ripete sempre il nostro assessore: mai più fondi per restauro o ristrutturazioni di immobili senza un progetto di gestione. L’avviso infatti prevedeva una ulteriore grande premialità – ben 6 punti su 43 totali – se il soggetto gestore fosse stato individuato prima della domanda di finanziamento, con bando pubblico, e se chiaramente il piano economico finanziario fosse sostenibile. E anche questa scelta ci ha condotto verso percorsi virtuosi. Hanno partecipato al bando pubblico per l’individuazione del soggetto gestore le persone più motivate, quelle che credono di più nel progetto, quelle che si giocano anche l’ultimo frammento di cuore. E poi le scelte le abbiamo fatte insieme, perché poi il cammino deve essere fatto, i soldi devono bastare, le porte devono rimanere sempre aperte. Abbiamo quindi immaginato servizi che rispondessero ai bisogni 92 espressi e che potessero anche creare valore. Abbiamo curato con attenzione le scelte architettoniche e tecniche, la massima accessibilità, le grandi vetrate per favorire la luce naturale, il linoleum a terra per ridurre il rumore del calpestio, il front office visibile, la segnaletica chiara ed efficace, il risparmio energetico con la luce a led fotovoltaico, l’edificio in categoria A4 a consumi zero, gli arredi impilabili ergonomici e finanche la predisposizione delle prese elettriche. Tutto questo, che potrebbe sembrare un semplice dettaglio, questa cura dei particolari, questo disegnare uno spazio simulando già il suo utilizzo, ha migliorato la progettazione esecutiva e garantirà più di ogni pezzo di carta, di ogni firma di tecnico, la sua immediata cantierabilità ma soprattutto la sua immediata vivibilità e abitabilità. Sarà un posto pronto a essere vissuto, un bene culturale abitato. Un ultimo elemento: per una prima volta il gruppo di lavoro non si insedia allo spirare del termine, ma inizia a lavorare all’apertura del bando, lavora in sinergia con i soggetti proponenti attraverso una verifica in contradditoria, riscontra la correttezza della documentazione evidenziando carenze o incompletezze e dando alle amministrazioni e agli enti che partecipano un termine per porre rimedio a tali mancanze. Tale tipo di procedura ha avuto notevoli risvolti positivi, innanzi tutto la possibilità di crescere a vicenda arricchendosi reciprocamente sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico. Tante sono state le discussioni all’interno del gruppo di lavoro e tanti i punti di vista portati, e questa ha arricchito le persone che erano a quei tavoli. Secondo fattore non trascurabile: non si rischia di essere esclusi per pura burocrazia, cioè per una firma mancante o per una trasmissione non corretta. Terzo – cosa che reputo la più importante – il gruppo di lavoro ha la possibilità di valutare, oltre alle qualità del progetto, la componente umana, quanto tu credi nel tuo progetto, quanta passione, studio, amore ci hai messo in quello che hai fatto. Il coeffi93 ciente di credibilità, l’elemento umano che va oltre ogni sudata carta. Chiaramente questi tre fattori che ho annunciato si sono potuti dispiegare nella loro potenzialità grazie alla preparazione, alla predisposizione e all’apertura mentale dei componenti del gruppo di lavoro. Alla fine, come diceva don Luigi Sturzo, sono sempre gli uomini che vivificano o mortificano le istituzioni. Tutti questi e tanti altri elementi, insieme a una volontà politica forte, decisa, rivoluzionaria, stanno permettendo la primavera della cultura pugliese con la creazione, come diceva la dott.ssa Pellegrini e come si vedeva nel filmato, di oltre 120 presidi di comunità di crescita, 123 “piazze del sapere”. Una infrastrutturazione capillare, una strategia complessiva che si basa su tante altre misure, come i laboratori di fruizione, i teatri storici, i bandi cultura spettacolo e gli altri attrattori culturali. Tutto questo oggi accade nella Regione Puglia e noi di questo siamo molto felici. Noi, comunità di Racale, eravamo fino a sei anni fa un paese senza biblioteca, anzi fuori da una scuola c’era un’insegna con su scritto “Biblioteca comunale”, come succederà in molti dei vostri paesi. Se qualche sventurato veniva a far richiesta di qualche libro, doveva venire in Comune, aspettare che l’impiegata, una ex maestra di asilo nido, prendesse le chiavi e lo accompagnasse fra la polvere di quelle carte. Poi un primo finanziamento del GAL (Gruppo di azione locale), poca cosa, circa 80.000 euro, ci ha permesso di ristrutturare due aule in una vecchia scuola abbandonata. E così è nato il primo germoglio di biblioteca, una cooperativa con i pochi soldi del bando ha iniziato ad aprire le porte e ad accogliere persone, storie. Ne abbiamo fatti di sbagli, tavoli grandi, troppo grandi, scaffalature fisse e troppo alte, libri per bambini di cui non si vedeva la copertina, colori affogati dalla nostra inesperienza. Però ugualmente amavamo quel posto, alla fine lo avevamo conquistato con i denti e i primi ragazzi che venivano a trovarci 94 restituivano quei colori tanto cercati, e abbiamo realizzato anche corsi di teatro, lettura espressiva, dizione e tanto altro. Ed è stato ancora commovente, di una bellezza devastante, quando i nostri bambini, in quella biblioteca, vivono altre mille vite, e sono fiducioso che usciti da lì possono essere pronti ad affrontare il mondo, a stupirsi e a meravigliarsi ancora. In questi anni quella vecchia decrepita scuola che sorge nel nostro centro storico si è vestita come in un dì di festa, ora è un caffè letterario, una piccola biblioteca, il nostro museo dell’emigrante, ci sono i ragazzi degli scout e un centro di ricerca sulle politiche ambientali. A 50 metri da questa ex vecchia scuola, sempre nel centro storico, vi è un vecchio deposito di corriera che diventerà l’hangar del nuovo parco urbano e musicale, finanziato anche questo dalla Regione Puglia e da un illuminato imprenditore. Diventerà un auditorium, una sala registrazione di altissimo livello, uno spazio performativo che sfiorerà come una brezza di mare tutto il nostro centro storico con le residenze di artista. Ancora di fronte a questo hangar una vecchia stanza del GAL si trasforma in una scuola di musica comunale, dove i ragazzi che non hanno la possibilità possono andare a suonare, a imparare, a sperimentare gratuitamente, perché tutta questa bellezza deve essere e continuare a essere servizio pubblico. Deve essere di tutti perché la bellezza ci salverà. Grazie a tutti e buon lavoro. 95 Note d’inCanto. La musica nelle biblioteche italiane Tiziana Grande ∗ La ricchezza del patrimonio librario musicale conservato in Italia è nota a tutti. Un patrimonio straordinario di cui dobbiamo andare orgogliosi: musiche a stampa e manoscritte, registrazioni sonore e audiovisive, materiali vari della memoria scritta e riprodotta della musica. Fin dal medioevo l’apprendimento, l’esecuzione e la trasmissione del canto liturgico fu affidato all’utilizzo di segni grafici. Figura 1 – Antifonario, secolo XV. Biblioteca comunale Augusta di Perugia (Ms. 3272/1) ∗ Presidente IAML – Italia, Associazione italiana delle biblioteche, archivi e centri di documentazione musicali; Biblioteca del Conservatorio di musica di Avellino. 97 A mano a mano che la scrittura musicale si andò perfezionando, soprattutto con l’avvento della polifonia, essa cominciò a diffondersi anche in ambito profano. Il codice Squarcialupi è un bellissimo esempio di codice quattrocentesco che prende il nome dal possessore – l’organista Antonio Squarcialupi – e che per la prima volta testimonia l’attenzione rivolta ai compositori di musica, di cui riporta non solo tutti i nomi, ma addirittura i ritratti. Figura 2 - Codice Squarcialupi, secolo XV. Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze (Ms Mediceo Palatino 87) La storia della musica – arte immateriale per eccellenza – non esisterebbe se le fonti scritte non avessero consentito agli interpreti di continuare a riprodurre, nella loro realtà sonora, le opere musicali del passato. Nella musica, i compositori affidano alla scrittura le loro creazioni e gli inter98 preti ri-creano ogni volta l’opera d’arte musicale nel momento dell’esecuzione 1. I libri di musica nascono perciò, soprattutto, come libri d’uso per musicisti e senza i musicisti rimangono testi muti. Per tale utilizzo principalmente pratico, la musica si è tramandata a lungo soprattutto in forma manoscritta (i musicisti copiavano le parti adattandole ai propri strumenti, alle proprie voci, alle proprie esigenze esecutive). Figura 3 - Saverio Mercadante, Capriccio per flauto con accompagnamento di Orchestra redatto da Marcello Pepe ad uso de’ dilettanti di Civitacampomarano (ms. 1838. Biblioteca provinciale P. Albino di Campobasso, 090-00) È stato stimato che il nostro paese conservi oltre il 50% del patrimonio musicale mondiale, custodito in oltre 2.000 bi- 1 Monica Boni, Partiture all’ascolto, «IBC», 14 (2006), n. 3, p. 10-13 (anche a <http://rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it/>, ultima consultazione 12 aprile 2018). 99 blioteche e archivi pubblici, privati ed ecclesiastici. La mappatura dei giacimenti musicali va continuamente aggiornata perché continua è la scoperta di nuovi fondi e continuo è il flusso di raccolte private verso istituzioni pubbliche o istituzioni che possano assicurare salvaguardia e fruibilità a questi materiali. La straordinarietà di questo patrimonio ha sollecitato, negli ultimi trent’anni, un’importante presa di coscienza dello Stato italiano nei suoi confronti, grazie anche agli interventi di bibliotecari, bibliografi e musicologi che da anni denunciavano la situazione di abbandono e di degrado dei fondi musicali negli archivi e nelle biblioteche. Fin dal 1985, anno di nascita del Servizio bibliotecario nazionale, l’impegno dell’ICCU per la documentazione dei materiali musicali è stato enorme. Come afferma Massimo Gentili Tedeschi in un suo scritto recente, l’Italia deve essere orgogliosa non solo del patrimonio che conserva, ma anche di quanto fa per descriverlo e per renderlo accessibile 2. Il lavoro fatto in questi anni è stato notevolissimo e non si è limitato solo alla catalogazione e digitalizzazione di una significativa parte del patrimonio musicale, ma si è concentrato anche sull’elaborazione di norme e standard descrittivi specifici, nell’ambizione lungimirante di costruire un catalogo nazionale destinato a raccogliere le descrizioni di qualsiasi tipo di materiale e di qualsiasi tipo di collezione o biblioteca. Il risultato è quello che si può vedere oggi in SBN 3: Materiale musicale 2.603.948 Registrazioni sonore 1.801.027 2 Massimo Gentili Tedeschi, L’apporto italiano ai progetti, alle norme, e agli standard per l’accesso alle risorse musicali. In: I beni musicali: salvaguardia e valorizzazione: atti della giornata nazionale di studi, Roma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, 29 novembre 2016, a cura di Antonio Caroccia. Ariccia (Roma): Cover snc, 2018, p. 31-42:31. 3 Dati rilevati il 13 aprile 2018. 100 Musica a stampa Musica manoscritta 523.112 221.970 e quello che è accessibile in Internet culturale 4: Musica manoscritta 21.361 Libretto per musica 6.853 Musica a stampa 3.859 Registrazioni sonore 128.313 Nelle biblioteche, sia generali che specifiche del settore, i fondi musicali spesso contengono non solo materiali librari, ma anche un’ampia gamma di altre tipologie documentarie quali carteggi, documenti, figurini, bozzetti, ritratti, fotografie, programmi, locandine, manifesti, rassegne stampa, cimeli. Figura 4 - Prospetto d’appalto del Teatro S. Carlo anno 1848-1849 (Biblioteca nazionale di Napoli) 4 Dati rilevati il 13 aprile 2018. 101 Figura 5 - Biblioteca-Museo del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli La musica può essere presente, quindi, anche sotto forma di materiali diversi che non fanno capo solo all’ambito bibliografico, ma anche a quello più propriamente archivistico e museale, e dunque richiede spesso modalità di gestione complesse poiché, come scrive Mauro Tosti Croce, bisogna stare attenti a evitare «che venga a rompersi quel nesso che lega tra loro le diverse componenti di un fondo musicale e che trasforma un ammasso disordinato di carte in un complesso organico e coerente […] superando la convinzione che, una volta effettuata la catalogazione di partiture e spartiti, tutti i problemi siano risolti»5. Occorre inoltre favorire il dialogo tra la parte bibliografico-archivistica di questi fondi con la parte propriamente museale (oggetti, ritratti, strumenti musicali) e a tal fine forme di gestione integrata e di convergenza operativa 5 Mauro Tosti Croce, Gli archivi musicali: un patrimonio da tutelare e valorizzare. In: I beni musicali: salvaguardia e valorizzazione cit., p. 23-30:24. 102 tra i diversi settori, secondo il modello MAB (Musei, archivi, biblioteche), si configurano certamente come le migliori per la gestione della musica nelle biblioteche6. Alla luce di quanto evidenziato ne consegue che non è possibile considerare i beni musicali solo come una parte della più ampia categoria dei beni librari; la musica va considerata un bene culturale a sé stante, per le sue prerogative che ne rendono la tutela e la gestione diversa da quella degli altri beni librari e culturali. Purtroppo nel nostro Paese anche il Codice dei beni culturali 7 prende in considerazione solo «gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio», assicurando così alla tutela dello Stato solo una parte del patrimonio scritto della musica e trascurando, invece, il suo potenziale sonoro e il suo significato artistico, storico e culturale. Anche al legislatore sembra sfuggire la natura performativa dei testi musicali. Se è vero che l’arte musicale non si sarebbe potuta tramandare senza il patrimonio scritto, la possibilità di continuare a riprodurre nel tempo un’opera è strettamente legata all’esistenza dei musicisti e di una tradizione della pratica musicale trasmessa di generazione in generazione. Potremmo ritenere, in un certo qual modo, che gli interpreti siano essi stessi parte del bene musicale da tutelare. Per tali motivi la musica scritta è conservata soprattutto nei luoghi di formazione musicale, dove la musica si fa, si conserva e si tramanda. 6 Annalisa Bini, Archivi audiovisivi nelle istituzioni concertistiche: il caso dell’Accademia di Santa Cecilia. In: Scripta sonant: contributi sul patrimonio musicale italiano, IAML-Italia, in corso di pubblicazione. 7 Italia, Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42: Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, «Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Serie generale», 145 n. 45 (24 feb. 2004), suppl. ord. n. 28, art.10 comma 4 lett. d) (con modifiche e integrazioni). 103 L’esperienza della biblioteca come luogo non solo di conservazione del patrimonio materiale della musica, ma anche come luogo di trasmissione della cultura musicale, è esperienza sempre più diffusa non solo nelle biblioteche degli istituti di formazione musicale, ma anche in quelle generali 8. Figura 6 – Biblioteca del Conservatorio "Antonio Scontrino" di Trapani È importante che tutte le biblioteche che conservano materiale musicale, sia storico che corrente, tengano presente che la valorizzazione di questo materiale passa per la sua capacità di “risuonare”. Affiancando attività formative, informative e performative alle normali attività di conservazione, le biblioteche possono contribuire a favorire il diritto di ogni cittadino a godere dell’arte dei suoni e ad approfondire la propria storia e identità collettiva, divenendo luoghi di arte, cultura e bellezza. 8 Monica Boni, Insoliti luoghi per l’ascolto. In: “Da Napoli a Napoli”: musica e musicologia senza confini, a cura di Mauro Amato, Cesare Corsi, Tiziana Grande. Lucca: Lim, 2012, p. 247-270. 104 Il bello della partecipazione: attivismo civico e condivisione di esperienze nella biblioteca sociale. Il caso San Giorgio Martino Baldi ∗ Tra le città invisibili di Calvino c’è la città di Sofronia. Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante, la cupola del circo, le giostre, le ruote e tutte le altre attrazioni. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, i palazzi, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano e la portano via. E sembrerebbe una città normale, magari una qualsiasi città di vacanza. Ma a Sofronia, quando arriva il momento di smontare la mezza città itinerante, invece di smontare il circo, smontano i frontoni di marmo, i piloni di cemento, i muri dei palazzi del potere, li caricano sui camion e li portano via. E resta invece la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre e comincia a contare quanti mesi dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci. Io non so in quale delle due metà di Sofronia avrebbero costruito una biblioteca, perché una biblioteca è già una Sofronia intera, con tutta la magia dell’insolito e tutta la vita quotidiana che soltanto le due metà insieme possono garantire. Ma so che se esiste una festa di Sofronia, quella è la festa che abbiamo vissuto alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia il primo weekend dello scorso novembre, con il XIV Forum del libro - Passaparola, con il festival “L’anno che verrà - I libri che leggeremo” e soprattutto con l’evento che forse dall’esterno appare erroneamente minore: la Festa degli alleati della biblioteca. Gli alleati, per la San Giorgio, sono tutti coloro che nel corso dell’anno hanno messo il loro tempo, le loro compe∗ Bibliotecario presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia. 105 tenze e la loro passione al servizio della cittadinanza tramite la Biblioteca. Un tempo si sarebbe detto coloro che “hanno arricchito l’offerta culturale della Biblioteca San Giorgio”, ma il ruolo degli alleati è divenuto nel corso del tempo molto più importante. Oltre 130 sono gli alleati convocati per la Festa. La festa di fatto è una cerimonia di ringraziamento in cui vengono consegnate delle pergamene agli alleati e alcuni di loro esprimono un proprio pensiero a proposito della loro esperienza di collaborazione con la biblioteca. Sembra un evento secondario, ma già dalle prime edizioni abbiamo capito che non è così, tanto che è stato spostato dalla mattina alla sera, addirittura con una apertura straordinaria con cena a invito e con la presenza del Sindaco della città. Lo abbiamo capito dalle reazioni. Queste 130 persone, il giorno dopo, costellano le loro bacheche di foto della cerimonia, ringraziamenti, messaggi di emozione… Ma di cosa stiamo parlando? Facciamo alcuni esempi. Esempi di iniziative di alleati attivate dalla San Giorgio sono il prestito degli occhiali da vista attivato grazie alla collaborazione con Federottica, il servizio di artoteca (opere d’arte in prestito) attivato grazie alla collaborazione con gli Amici della San Giorgio, il Festival del giallo realizzato con l’Associazione Giallo Pistoia e un comitato promotore realizzato ad hoc, lo spazio interno dedicato alla promozione della stagione teatrale allestito e rinnovato ogni anno dal laboratorio di scenografia del Teatro Manzoni “Il coraggio di star bene” che per la prima volta mette in cooperazione le maggiori realtà associative della città di Pistoia in una programmazione condivisa. Attenzione: possono sembrare fornitori di servizi, sponsor, ma non è così. È indubbio che il sistema delle alleanze è un sistema che permette alla biblioteca di offrire eventi e servizi che altrimenti non sarebbe in grado di offrire, con le attuali ristrettezze economiche, ma il punto non è questo. Il punto non è trovare il modo per avere qualcosa gratis per rispondere a una difficoltà economica. 106 La scelta di aprirsi alle alleanze non è la soluzione per mantenere in vita un modello preesistente ma anzi il completamento di un cambio di paradigma. La politica delle alleanze rivoluziona il consueto modello di offerta culturale delle istituzioni pubbliche, secondo il quale ci si attende che una biblioteca si limiti a offrire dei servizi “per” i cittadini ricettori passivi delle sue proposte. Il nuovo canone, praticato sempre più intensamente dalla San Giorgio, è invece quello della cittadinanza attiva. Questo comporta la co-creazione di un’ampia gamma di attività, che si vanno ad aggiungere a quelle della biblioteca tradizionale, in cui i cittadini sono allo stesso tempo non solo fruitori e produttori ma anche creatori di una conoscenza condivisa. L’alleanza parte da una posizione completamente diversa della biblioteca che non è “andiamo a cercare quello che ci manca da chi può darcelo” ma “apriamoci all’ascolto, incontriamo gli altri, costituiamo dei rapporti di collaborazione, di conversazione”, per dirla con le parole di David Lankes. Sono dunque due i passaggi rivoluzionari che abbiamo attuato nell’inveramento del modello sociale della biblioteca come conversazione: 1) al centro non più il documento ma la persona; 2) non più servizi “per” le persone ma “con” le persone. Questo ha prodotto una rivoluzione ancora più grande, una “rivoluzione gentile”, per cui il modello ha germinato in modo rizomatico fino a moltiplicare i comportamenti virtuosi. Sono ormai decine e decine i professionisti, le aziende, le associazioni, anche i semplici cittadini che bussano alla nostra porta, richiamati da un passaparola nutrito soprattutto dalla gioia della partecipazione, del rispecchiamento, dell’aver trovato un luogo in cui il proprio rapporto con la comunità si fa tangibile, si è riconosciuti. Alcuni esempi di passaparola possono essere il modo in cui l’attivazione di un corso di lingua giapponese, proposto e attivato da un alleato, abbia prodotto come reazione, solo pochi mesi dopo, la proposta da parte di un altro alleato di 107 tenere per i nostri utenti un corso di lingua russa. Oppure il modo in cui “San Giorgio Bibliofarm”, la serata di apertura straordinaria dedicata all’esplorazione degli effetti benefici dell’alimentazione naturale, dei corretti stili di vita, della medicina tradizionale, complementare e alternativa, realizzata in collaborazione con tanti soggetti che operano a Pistoia in questo settore, abbia generato una reazione a catena talmente ampia che, grazie alle numerose proposte di attività, la sezione di iniziative sul benessere personale e interpersonale è diventata in breve uno dei punti più forti della nostra programmazione, e delle nostre collezioni, facendo della Biblioteca San Giorgio a Pistoia ormai un punto di riferimento per il settore. In questa grande quantità di iniziative e azioni, la parte del leone la fanno i volontari costantemente attivi. E su questo aspetto è necessario fare una precisazione: i volontari e gli alleati sono due cose diverse. Tutti i volontari sono anche alleati ma non tutti gli alleati sono volontari. Nella definizione di alleati rientrano a pari titolo associazioni, comitati informali, enti pubblici, società, aziende, singoli individui riconducibili a status diversissimi (pensionati, partite IVA, giovani in cerca di lavoro, dipendenti di altre aziende, artisti, intellettuali, esperti di storia locale ecc.) mentre la legge sul volontariato (n. 266/1991) delinea con chiarezza l’attività del volontario: quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà. Ecco allora che entra in ballo il nostro alleato principale, l’associazione dei volontari. La biblioteca si relaziona con i volontari soltanto tramite l’Associazione Amici della San Giorgio (e di recente l’omologa della Biblioteca Forteguerriana). L’associazione conta circa 350-400 soci complessivi, di cui circa 60-80 attivi e determinanti in una ampia gamma di progetti che impattano in modo rilevante sulla vita della biblioteca. Grazie ai volontari la Biblioteca può fornire ser108 vizi che altrimenti difficilmente sarebbe in grado di garantire: - punto prestito al supermercato Coop, - prestito a domicilio per gli utenti anziani con problemi di mobilità, - accoglienza dei “bibliobus al contrario”, - Nati per leggere con le letture ad alta voce negli ambulatori pediatrici, - corso bisettimanale di scacchi (da una semplice scacchiera a ormai quattro scacchiere insufficienti), - raccolta fondi “Di libro in libro”. Naturalmente grande attenzione va fatta alla individuazione delle attività praticabili dai volontari, per evitare che la figura del bibliotecario e del volontario possano sovrapporsi o non risultare chiaramente distinte: fraintendimento che come tutti sappiamo in alcuni casi ha generato veri e propri “mostri”, con amministratori incapaci di comprendere la specificità della nostra professione fino a ipotizzare task force di volontari impiegate per catalogare libri o addirittura gestire le operazioni di prestito per rimediare alle carenze di organico. I volontari non fanno i bibliotecari e non devono essere impiegati per supplire, in nessun caso, ai bibliotecari nelle loro mansioni: questo deve essere un principio assolutamente non derogabile. Gli aspetti di questo processo di partecipazione si possono sinteticamente ricondurre a tre diversi e collegati esiti: 1) il ribaltamento del rapporto cittadino-istituzione: dal cittadino che chiede al cittadino che offre (ma la “rivoluzione gentile” è scatenata prima di tutto dalla “gentilezza” originaria, quella della biblioteca e del bibliotecario, che dà l’esempio: ascoltare, offrire, mettersi a disposizione, relazionare alla pari, cum laborare, creare legami orizzontali, senza protagonismi); 2) l’attivazione di un modello virtuoso di response-ability (fare invece di lamentarsi e “fare insieme” come strada maestra); 109 3) la trasformazione della biblioteca in vero e proprio hub di comunità (e in questo senso il compleanno della biblioteca va interpretato come una vera e propria festa della comunità che la percorre, la abita e la vivifica). A questo ultimo punto si accorda anche il nostro modello di biblioteca vivente, che si discosta da quello della Human Library Org. Non solo strumento per combattere gli stereotipi e i pregiudizi sociali indirizzati alle minoranze ma anche strumento per rinsaldare, risillabare i legami di prossimità: svelare insieme il simile nel diverso e il diverso nel simile, riconoscere in ognuno un proprio portato individuale, unico e sorprendente. D’altro canto, per esperienza, tre sono anche i principali pericoli da tenere sotto controllo. Due sono gli opposti reciproci degli “alleati sfruttati” e degli “alleati invasori”, ovvero il pericolo di scivolare in una sorta di caporalato del volontariato, per cui la biblioteca finisca per spremere i propri volontari riaffermando tacitamente un proprio utilitarismo unilaterale, e quello di cedere il controllo agli alleati assecondando in modo acritico ogni istanza, dimenticando la centralità della continua riflessione sulla propria missione come riferimento ultimo e necessario. Il terzo grande pericolo di una impostazione tanto sociale è infine la perdita di attenzione per il libro e il bibliotecario, fino a trasformare tout court la biblioteca in una istituzione radicalmente diversa, una biblioteca di nome ma non di fatto, in cui i libri si riducano a elementi di arredo e i bibliotecari siano figure superflue, una volta garantita l’apertura dello spazio. Sarà dunque importante compiere lo sforzo di armonizzare i nuovi linguaggi, le nuove attività e gli stili delle relazioni all’attività costante di promozione del libro e della lettura, attraverso strumenti tradizionali come gli acquisti, le vetrine, le rassegne bibliografiche ecc. e strumenti più freschi come la promozione ludica, l’attività di social network, la produzione di strumenti sempre più amichevoli di reference e promozione. 110 In chiusura mi riallaccio alla classificazione “metafore, modelli e archetipi” proposta da Maurizio Vivarelli nel suo intervento del mattino come strumento di interrogazione della forma-biblioteca, del suo ruolo e della sua bellezza. Ho già fatto uso di metafore, per esempio quella della biblioteca come conversazione. Ho già fatto riferimento a modelli, come quello della biblioteca sociale. Vorrei quindi chiudere offrendo alla discussione due archetipi, e li colgo dalla poesia che con la mitologia è degli archetipi forse il maggior giacimento che possediamo per come li genera, li protegge e li mantiene vivi. In particolare vorrei chiudere con due passaggi dal primo libro, Somiglianze, di uno dei maggiori poeti italiani viventi, Milo De Angelis. Il primo è il distico finale della poesia “L’idea centrale”: Se ti togliamo ciò che non è tuo / non ti rimane niente, scrive De Angelis. Parole in cui, insieme a molte altre profondità esistenziali, è ribadita la necessità dello spogliarsi della centralità del nostro io e di come il senso stesso di ciò che facciamo risieda fuori di noi. Cosa siamo fuori dal legame con l’altro? Tutto quello che ci è dato e che ci dà senso, non è nostro, viene dall’altro e, nel nostro caso, direi dall’incontro con l’altro. E la biblioteca anche questo deve fare: dare alle persone sempre, costantemente, la possibilità di uscire da sé, di riconoscere e vivere l’altro. La seconda citazione mi è venuta in mente ascoltando il bell’intervento di Maria Abenante, soprattutto laddove ci ricorda quanto si debba mettere in conto, con malinconia ma anche con serenità e convinzione nel proprio compito, di innestare spesso dei processi di cui magari non saremo noi a vedere l’esito e a raccogliere i frutti, come custodi di qualcosa che, appunto, non è nostro, eppure è decisivo. È una citazione che ci riconduce anche al tema principale del convegno, la bellezza, e con cui chiudo. L’isola sarà guardata nella sua bellezza / non importa se da noi o da altri. 111 Il mondo che cambia. Trame di narrazione in biblioteca Franco Fornaroli ∗ Nasco come bibliotecario per ragazzi e i bibliotecari per ragazzi sono i cosiddetti “bibliotecari di frontiera”, cioè quelli che fidelizzano il giovane pubblico delle biblioteche, che lo curano, che creano empatia tra servizio e piccoli frequentatori e relative famiglie. Sono bibliotecari che si relazionano empaticamente e hanno immediato riscontro nel rapporto con i bambini, i ragazzi e i giovani adulti. Creano immediatamente comunità attorno a loro e hanno attenzione affinché questo accada nel gradimento. Il mio intervento racconta di un progetto che la biblioteca di Melegnano (Milano) ha realizzato qualche anno fa. In questo mio racconto troverete tante parole che già avete sentito negli interventi precedenti e sentirete nei successivi. In quello che ho ascoltato mi sono ritrovato nell’attività che conduco ogni giorno sul mio posto di lavoro. Non mi sento al di fuori, lontano, perché ho sempre pensato che nelle biblioteche si fanno molte belle attività, si producono eventi che hanno a che fare con la bellezza. La biblioteca è il luogo dove il bibliotecario propone il bello e dove sta bene e produce benessere nella propria professione e nella comunità. Voglio partire da questo assunto per dirvi che i bibliotecari sono persone “militanti” sulla lettura e sulla cultura e formano le persone sulla cittadinanza attiva. Oggi le biblioteche di pubblica lettura, quelle che conosco, sono snodi di storie, sono luoghi dove si operano scambi, dove le persone si incontrano, dove si creano le relazioni intorno ai libri, amicali e non. I lettori quando si incontrano conversano dei libri che hanno letto e che stanno leggendo, provano piacere nel fare questo. È questo piacere ∗ Direttore biblioteca di Melegnano (Milano). 113 che li lega al servizio, se accade in biblioteca o a causa della biblioteca. La biblioteca è in grado di disegnare una mappa cittadina dei libri letti, dei lettori che hanno letto quei libri e dei luoghi dove gli stessi libri sono stati ospitati per un breve periodo. Questa è una delle idee del progetto, intorno a cui si è sviluppato. Il tema generale è stato quello di individuare la biblioteca come luogo possibile in cui attuare la coesione sociale. Melegnano è un comune di 17.000 abitanti circa, un Comune della città metropolitana di Milano. La biblioteca è un presidio di cultura sul territorio, certamente non l’unico. È quel presidio che promuove i saperi della comunità, non lavora solo con una categoria di pubblico, ma con e per l’intera popolazione. Un’altra cosa che accade in biblioteca è l’incontro e lo scambio tra le diverse generazioni e le diverse culture, anche quelle di persone che arrivano da altri Paesi. La biblioteca è un luogo di dialogo intergenerazionale e interculturale. Vi porto ora un esempio di quello che intendo. La biblioteca di Melegnano ha ospitato nel 2017 la mostra bibliografica “Mamma lingua”, che ha catapultato il servizio in una realtà che non conosceva. La mostra presenta circa 130 titoli di albi illustrati, per i bambini fino ai cinque anni, nelle sette lingue più parlate in Lombardia dopo l’italiano. Scuole, associazioni, cittadini hanno fatto rete con la biblioteca cercando i melegnanesi non di origine italiana e facendoli conoscere alle bibliotecarie. Mi sono accorto di quanto la biblioteca sia radicata nella comunità e riesca a smuovere le coscienze, di quanto le persone coinvolte siano poi state disponibili a lavorare con le mie colleghe, a raccontare i libri della bibliografia e il loro Paese, a prestare la loro voce per alcune letture in lingua e a giocare con i libri. Successivamente si sono potute organizzare letture alle scuole materne, in occasione della giornata della lingua madre. Il servizio è riuscito ad agganciare persone che non lo conoscevano e che ora lo frequentano. Questa attività ha creato incontri e relazioni sul territorio, ha avvicinato i cittadini e ha favorito la coesione. 114 Oggi le biblioteche sono servizi poliedrici, con più facce, servono e stimolano una comunità, servono e stimolano le comunità che stanno all’interno della comunità. Scusate questo gioco di parole, ma credo di essere stato chiaro. Come ho anticipato, le biblioteche favoriscono la cosiddetta cittadinanza attiva. Le parole chiave sul ruolo che le biblioteche assumono nella coesione sociale sono: - condivisione, un esempio è la biblioteca vivente, ne ha parlato Martino Baldi nell'intervento che mi ha preceduto; - narrazione, ne ha parlato stamane Chiara Faggiolani; - partecipazione, tema trasversale che ricorre in più interventi tra cui quello del sindaco di Racale, Donato Metallo; - saperi, non solo quelli che la biblioteca contiene, ma quelli della professione bibliotecaria che attraverso l’aggiornamento e la formazione permanente ci aiutano a leggere la contemporaneità, ad accettare il cambiamento. Il sociologo Stefano Laffi afferma che le biblioteche sono quei luoghi dove per entrare nessuno chiede di pagare un biglietto, non conta come sei vestito, quanti anni hai, il titolo di studio, puoi starci anche se non sai leggere né scrivere. Dice che in una città non esistono luoghi così aperti come le biblioteche, si può entrare di sabato e a volte anche la sera. Io aggiungo anche la domenica. Non ci sono servizi così permeabili. In biblioteca si possono svolgere diverse attività e soprattutto puoi immaginare. Le biblioteche sono il luogo dell’immaginazione al potere perché puoi immaginare una città diversa o che diventi diversa proprio quella in cui si vive. Puoi formare qualcosa con gli altri, che incontri in biblioteca: un gruppo musicale, un cineclub o altro. La biblioteca è un luogo dove si fonda un patto d’immaginazione fra chi entra. Qualcosa che fuori non c’è e nasce in biblioteca. Il gioco è scoprire qual è il patto che lega le persone, fa sì che questo patto sia sottoscritto dai presenti in quel momento e prenda forma proprio in biblioteca mentre si guardano i libri. Se le biblioteche sono il luogo dell’immaginazione, il 115 luogo dei mondi possibili, riusciamo a raccontare ai ragazzi che in biblioteca si possono coltivare passioni, realizzare interessi, guardare al futuro e avere un futuro. Oggi pochi luoghi si offrono così ai giovani. Da qui possiamo partire per ragionare e impegnarci a dare risposte a quelle domande che spesso i giovani si pongono e alle quali nessuno risponde: chi sono io?, cosa ci faccio qui?. Cercando di dare risposte, diamo senso a quello che i giovani fanno, a quello che pensano, li aiutiamo a credere nel superamento del ricatto del presente, che non fa accadere quell’incantesimo che fa pensare e sognare e disegnare altro. Il progetto della biblioteca di Melegnano, che ha coinvolto adolescenti e giovani, si chiama “Ti faccio il filo” e ha fatto leva su queste tematiche. Ha favorito la coesione sociale promuovendo il dialogo intergenerazionale e interculturale attivando i giovani come attori chiave del territorio e investendo sul ruolo delle biblioteche come snodi di storie, scambi e saperi. Si tratta di un progetto di rete che ha sperimentato azioni in ambiti e contesti territoriali differenti. Nel 2013 ha incontrato il bando di Fondazione Cariplo, che lo ha finanziato. Con Melegnano c’erano altre biblioteche (Carpiano, San Colombano al Lambo, San Zenone al Lambro), tutte dello stesso sistema bibliotecario, diverse e con comunità di riferimento differenti anche se somiglianti. Sul suo territorio Melegnano ha un ospedale, ha una stazione ferroviaria, ha monumenti storici, ha diversi servizi territoriali che servono il circondario, tra cui anche scuole secondarie di secondo grado. I due Comuni limitrofi hanno meno abitanti, sono luoghi in cui si torna dopo aver lavorato fuori territorio, sono l’hinterland milanese dei piccoli paesi ancora con una presenza agricola. Poi c’è San Colombano al Lambro, un’enclave della città metropolitana nella provincia di Lodi, distante dal capoluogo, un Comune a vocazione turistica e noto per la produzione vinicola. Per realizzare il progetto abbiamo coinvolto: 116 - Codici Ricerche, agenzia di ricerca sociale (Francesca Zamboni e Stefano Laffi), - Spazio Milk, centro melegnanese di aggregazione giovanile, gestito da AFOL Sud Milano, agenzia di formazione e orientamento al lavoro, - Hamelin, associazione culturale bolognese che promuove la lettura. Quando la biblioteca presta un libro, di questo prestito resta traccia, Se si seguono i prestiti del libro, il bibliotecario riesce a disegnare una mappa sul territorio. I percorsi dei libri si incrociano, individuano i lettori e i luoghi di vita. Si possono mettere in relazione lettori (di diverse età, di differenti culture) che hanno letto uno stesso libro. Sono lettori che raccontano libri e che si raccontano. Nello stesso tempo la biblioteca ha coinvolto alcuni giovani che avrebbero dialogato con i lettori. Per fare questo il servizio bibliotecario li avrebbe formati sulla ricerca sociale e su alcune tecniche di intervista con l’uso di supporti tecnologici. La biblioteca può essere inoltre luogo di formazione per tutta la vita (long life learning). Il sistema di prestito dei libri, infatti, consente al libro di navigare nel territorio dei suoi lettori. L’interesse per quel libro crea una cordata di lettori che, a loro insaputa, sono legati dalla trama ordita dai prestiti del medesimo libro. Queste trame restano tracciate, come dicevo. Scegliendo un libro si incontreranno lettori, si entrerà nelle loro vite e nelle loro storie, si attraverseranno i luoghi di una città. Non è questa la bellezza della biblioteca? Non è un’altra bellezza attraversare i territori della propria città e conoscerli o riconoscerli? I giovani dai 16 ai 20 anni, reclutati attraverso incontri nelle scuole secondarie di secondo grado e con volantinaggi mirati in alcuni luoghi della città, come la stazione ferroviaria, sono i ricercatori del libro perduto, i raccoglitori delle storie dei lettori. Partecipano a una formazione nell’ambito della ricerca sociale sulle tecniche e sugli strumenti di raccolta multimediale. Nei successivi 9 mesi di attività, i giovani realiz117 zano un web documentary di “Ti faccio il filo”. I giovani selezionati si sono prestati a essere formati in biblioteca in due domeniche. La formazione è stata curata da Codici ricerche e da Q Code, un’agenzia giornalistica. I bibliotecari sono andati alla ricerca dei lettori disponibili all’intervista, avvenuta nei luoghi che le persone hanno scelto: la propria abitazione, la biblioteca, il bar del paese e altro. I giovani a coppie hanno intervistato 36 persone, hanno prodotto contributi video, audio e scritti. Il progetto ha coinvolto anche i ragazzi dagli 11 ai 15 anni con una modalità di incontri di gruppo, partendo dalle letture e arrivando a indagare altri territori narrativi quali giochi, videogiochi e film. Questa parte è stata gestita dai professionisti della promozione della lettura dell’associazione Hamelin di Bologna. Con loro i ragazzi hanno discusso di libri e ideato attività realizzate in biblioteca come visioni di film e tornei di videogiochi con i loro coetanei. In questo caso abbiamo lavorato soprattutto sulla dimensione partecipativa, non abbiamo fatto altro che ascoltare e accompagnare i ragazzi nelle loro conversazioni realizzando un loro interesse e coltivando una loro passione. Chi ha partecipato si è occupato di cosa proporre per sé e per i propri coetanei, di come comunicare gli eventi, di organizzare gli spazi per accogliere gli amici. Sono nate così serate gaming con i giochi da tavolo, pomeriggi con la visione di film e giornate con tornei di videogiochi. Concludendo questo mio contributo voglio rimandarvi alla formazione fatta da alcuni colleghi e professionisti, nell’ambito educativo, con il sociologo Stefano Laffi, per la quarta azione che si occupava dei “saperi”. Dal confronto su “Ti faccio il filo”, sui dati di Fondazione Cariplo dei progetti finanziati con i bandi su biblioteche e coesione sociale e su altre realtà bibliotecarie come il Centro culturale “Il Pertini” di Cinisello Balsamo e il Multiplo di Cavriago, e dall’ascolto di un dibattito/confronto tra giovani sulla biblioteca “desiderata”, il gruppo ha prodotto un documento sulle “linee guida alla biblioteca che verrà”. Si tratta di un lavoro a più mani, che qui riporto integralmente. 118 Appendice Linee guida alla biblioteca che verrà Nel corso di 4 incontri seminariali bibliotecari, pedagogisti ed esperti di biblioteche si sono incontrati per riflettere sulla propria esperienza nel rapporto con gli utenti e nei progetti di coesione sociale, per confrontarsi con altri territori e con l’esito del programma quadriennale finanziato da Fondazione Cariplo intorno al ruolo delle biblioteche come agenti di coesione sociale, per ascoltare l’immaginario dei più giovani frequentanti sulla biblioteca ideale. L’esito di questo confronto e di questa elaborazione sono le linee guida che seguono, generate in sottogruppi di lavoro, nel corso dell’ultimo incontro, a partire da 3 domande: cosa sarà la biblioteca di domani in termini di identità e sfide che la attendono, cosa farà per accogliere quelle sfide, come sarà fatta per assolvere quelle funzioni. La formulazione al futuro delle diverse proposizione non implica che queste cose già non avvengano – anzi, quasi tutte hanno già dei luoghi esemplari – ma solo che esiste un ampio spettro nelle potenzialità della biblioteca: i punti che seguono provano quindi a tracciare un perimetro funzionale nel quale collocarsi e posizionarsi, nei limiti delle risorse disponibili e nel rispetto delle vocazioni che ogni singola biblioteca esprime. La biblioteca sarà un luogo di relazioni aperto a tutti La biblioteca conserverà la sua vocazione di spazio pubblico, gratuito, aperto a tutti. Le attività e le proposte avranno l’obiettivo di creare relazioni, di costruire ponti fra le generazioni e fra i diversi profili di cittadini. Lo strumento per generare relazioni sarà la cultura, e non solo il libro in senso stretto. La biblioteca sarà il luogo delle storie della comunità Le persone e le culture del territorio saranno al centro del patrimonio e delle azioni della biblioteca, le storie delle 119 persone troveranno casa in biblioteca (con azioni come la “biblioteca vivente”, con incontri e iniziative dedicate alla vita della comunità ecc.). La biblioteca sarà presente e attiva dentro e fuori le sue mura Per raggiungere tutti i pubblici e non solo con chi tradizionalmente la frequenta, la biblioteca sarà un agente di cultura presente sul territorio. Potrà pertanto agire come biblioteca diffusa con azioni di promozione alla lettura e di prossimità verso i cittadini (bibliobus, letture a domicilio, in condominio, in ospedale ecc.), come promotore di eventi culturali sul territorio, come partner di rete attraverso la collaborazione in progetti di rete, come risorsa di cittadinanza con l’accoglienza nei suoi spazi di istituzioni, associazioni o gruppi di interesse. La biblioteca sarà un luogo di prestito e di dialogo con i diversi profili di interesse dei cittadini La biblioteca potrà prestare non solo libri, ma anche spazi, giochi, opere d’arte, strumenti musicali, utensili di lavoro, dispositivi tecnologici, attrezzi sportivi ecc. Infatti, se la biblioteca promuove cultura e cittadinanza, queste si traducono non solo nel prestito di libri ma anche negli incontri resi possibili dagli spazi a disposizione, nell’espressione di sé che consentono le arti, il lavoro o lo sport. Inoltre, il prestito così inteso ed esteso consentirà l’inclusione di cittadinanza delle persone meno abbienti, con meno risorse. Rispetto a queste, la biblioteca potrà agire come presidio di welfare, in collaborazione con servizi e assessorati competenti. La biblioteca sarà il luogo dei mondi possibili In biblioteca, soprattutto a beneficio dei più giovani, si potranno costruire le “competenze narrative” per la costruzione della propria identità, si forniranno opportunità (incontri, 120 eventi, seminari, servizi) per promuovere passioni, desideri e interessi in diversi campi, ospitando anche le proposte di ragazzi e di giovani, così da consentire il riconoscimento di sé e delle proprie capacità. La biblioteca sarà un luogo di apprendimento e di formazione La biblioteca contribuirà a incrementare le competenze dei cittadini, cioè darà risposta a esigenze informative (anche ospitando servizi o sportelli dedicati) e a bisogni formativi, sia collaborando con enti di formazione sia agendo con le competenze interne (ad esempio rispetto all’uso delle fonti o alla produzione di testi). La biblioteca avrà cura dello spazio esterno quanto di quello interno La biblioteca progetterà con particolare attenzione lo spazio esterno, per le potenzialità che questo offre e per evitare il rischio di essere identificata riduttivamente come il luogo dei libri. L’esterno, dipendentemente dalle singole configurazioni dello spazio presente, potrà quindi essere area gioco, luogo di pausa pranzo o ristoro, superficie per esposizioni artistiche ecc. Idealmente, potrà svolgere la funzione di favorire l’accesso alla biblioteca e dialogare con bisogni collaterali alla lettura di libri. La biblioteca sarà uno spazio multifunzionale in risposta a diverse forme di fruizione L’organizzazione degli spazi sarà funzionale alle diverse forme di fruizione, da riconoscere dopo un’accurata analisi dei bisogni e delle possibilità di soddisfarli, anche in una logica di co-progettazione. Lettura, studio, compiti, gioco, videogaming, conferenze, laboratori, bimbi ecc. presuppongono un’articolazione degli spazi dedicata o comunque compatibile con usi così differenziati, in modo da accogliere tutte le possibilità di fruizione. Gli arredi, di conseguenza, 121 saranno mobili e modulabili, gli spazi e le regole di utilizzo saranno articolati per rispettare i diversi usi ma anche per promuovere gli incontri e gli scambi fra le persone, il patrimonio librario, gli strumenti e le tecnologie presenti supporteranno gli usi differenziati. 122 #MAAChebelCASTELLO: la cultura abitata dalla comunità. L’esperienza del Sistema Gusto d’arte di Ceglie Messapica (BR) Antonello Laveneziana - Loredana Gianfrate ∗ Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore. Peppino Impastato Non penso che i musei salvino vite ma credo possano contribuire a viverne una migliore. Maria Balshaw Il Museo mi accoglie, mi riconosce, mi guida. Mi racconta la sua storia, le collezioni, la città in cui si trova. E si ricorda di me, con notizie e suggerimenti Il Comune di Ceglie Messapica, all’interno del progetto denominato “Completamento, valorizzazione e fruizione del Polo Museale di Ceglie Messapica - Regione Puglia Asse IV PO FESR 2007-2013 Linea 4.2 Azione 4.2.1 Attività ∗ Antonello Laveneziana, Assessore alla cultura e promozione della bellezza e delle eccellenze di Ceglie Messapica Loredana Gianfrate, Responsabile dei servizi di gestione del Sistema Gusto d'arte. 123 4.2.1.D Riqualificazione e valorizzazione del sistema museale” ha realizzato, completato e messo a servizio il suo Sistema culturale urbano denominato Sistema Gusto d’arte. Il progetto si è articolato in: 1. interventi strutturali di completamento dell’edificio in via De Nicola, già sede del Centro di documentazione archeologica, sede definitiva del MAAC; 2. allestimenti e forniture; 3. interventi e attività di valorizzazione e fruizione. Nell’ottobre del 2015 l’Amministrazione pubblica la gara a evidenza pubblica per l’affidamento dei servizi di fruizione e valorizzazione e di forniture di arredi e tecnologia, procedura che viene assegnata a una cooperativa specializzata, la quale nell’ambito dell’offerta tecnica, nell’elaborato relativo a proposte migliorative e innovative, propone un decisivo ampliamento della visione del piano di valorizzazione e fruizione del MAAC nella direzione di un Sistema culturale urbano, il Sistema Gusto d’arte, inaugurato ufficialmente il 10 maggio 2016. La proposta progettuale “visionaria” viene accolta e condivisa dall’Amministrazione che, insieme alla comunità di Ceglie, ha imparato ad abitare e vivere quotidianamente tutti i luoghi del Sistema: il MAAC, il Castello Ducale, sede della Biblioteca comunale e della Pinacoteca “Emilio Notte”, gli Orti urbani, le Grotte di Montevicoli, la Scuola internazionale di gastronomia (Med Cooking School). Il marchio culturale “Gusto d’arte” ha inteso definire la realizzazione di un polo culturale, a partire dalla vocazione artistica e gastronomica di Ceglie per poi passare a inglobare tutte le tracce di memoria e di comunità del territorio. Le diverse componenti del Sistema hanno costituito un unicum operativo, lavorando quotidianamente alla proposta di attività ed eventi nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e condiviso. 124 La “gestione della cultura attraversa una fase cruciale, lasciando il paradigma iconico per ridisegnare la propria mappa verso una gerarchia di valori emergenti: relazioni, scambi, ascolto reciproco, molteplicità culturale. È necessario ridefinire non solo il ruolo delle biblioteche e dei musei che pongono la cultura al centro della vita quotidiana della comunità e delle sue fertili ibridazioni, ma anche il complesso sistema di gestione e di relazioni che ne discende. Il nuovo paradigma della cultura parte dalle conoscenze e non dagli oggetti, parte dalle persone, dalle imprese e dalle comunità, che rappresentano la chiave di successo di qualunque cambiamento si voglia promuovere, e sono il vero patrimonio di un territorio. In questo senso cultura e produzione sono connesse, e la circolazione dei saperi è l’investimento fondamentale per garantire una futura ricchezza. Il superamento della logica di personeutenti a favore di persone creatrici (di conoscenze, di nuovi usi, di possibilità) si genera anche con adeguate strategie di allestimento e regolamentazione dell’utilizzo dei luoghi espositivi e didattici: i visitatori non possono più essere solo chiamati a guardare e leggere, ma devono poter toccare, manipolare, costruire, agire, variare gli usi, non solo per il piacere di “giocare” e sentirsi attivo nella fruizione della cultura, ma anche per l’efficacia dello stesso processo di apprendimento. La centralità delle persone e delle conoscenze deve essere trasparente non solo nell’attenzione alla relazione che deve caratterizzare tutti i luoghi pubblici deputati alla promozione dei saperi – come centri culturali, biblioteche, musei ecc. – ma anche nelle condizioni ambientali di quei luoghi, perché il supporto non deve prevalere sul contenuto, perché luce e leggerezza favoriscono l’apprendimento, perché l’integrazione disciplinare può essere evidente dagli allestimenti stessi. Il management del Sistema Gusto d’arte ha ritenuto di essere in grado di realizzare la vision di cui sopra, di fatto creando le condizioni perché il Sistema abbia intrapreso il suo percorso di evoluzione e da spazio d’uso si è trasformato in un luogo “abitato”, attraverso azioni mirate e una program125 mazione culturale tale da rendere il Sistema Gusto d’arte uno spazio aperto al flusso dell’intera cittadinanza, delle aree limitrofe, nonché di buona parte del territorio provinciale, mediante una gestione globale del polo culturale improntata alla professionalità, ma anche alla integrazione e fluidità fra le specificità di ogni settore e il colloquio con il territorio. La natura strategica della proposta gestionale risiede quindi nel non aver offerto un progetto/servizio “conclusivo”, ma di aver realizzato una pratica di visione/azione collaborativa, di lavoro di rete e centrata sul “noi” del Sistema Gusto d’arte. L’obiettivo atteso è infatti la costante “co-creazione” e “coprogettazione” dei servizi insieme alla rete degli assetholder e alla comunità degli utenti, in un’ottica “visionaria”. Solo evolvendosi costantemente, il servizio potrà rispondere efficacemente alle indicazioni di legge e ai nuovi orientamenti regionali, nazionali e comunitari in materia di politiche attive del lavoro, ma soprattutto sarà capace di anticipare e accompagnare i continui mutamenti dello scenario, le innovazioni tecnologiche e, in particolare, le suggestioni e la volontà di protagonismo degli utenti del Sistema Gusto d’arte. Rifkin insegna come i “prosumers”, i consumatori diventati produttori in proprio, generano e condividono su scala laterale e paritaria informazioni, intrattenimento, energia verde o prodotti. Trasposto sul piano operativo e di intervento, questo approccio si traduce nella declinazione del “fare insieme” nelle variabili del co-design e co-production, ovvero nel coinvolgere attivamente gli utenti e gli attori della rete nella progettazione/produzione dei servizi. In particolare, l’alleanza con gli utenti e il loro coinvolgimento attivo (crowding) comportano una compartecipazione alla creazione di contenuti, alla (ri)definizione di prodotti e servizi, al disegno delle modalità di accesso e fruizione, alla costruzione dell’identità del Sistema Gusto d’arte e della community che rappresenta. Il servizio proposto, nella sua logica “generativa”, oltre a dare vita a nuove soluzioni immaginate e realizzate con gli stessi utenti, porta allo sviluppo di nuovi sensi, significati e 126 legami di appartenenza e responsivness tra tutti gli attori della comunità cegliese. I pilastri di tutta l’azione di realizzazione e di gestione del Sistema Gusto d’arte di Ceglie Messapica si sintetizzano in: educazione alla bellezza, formazione permanente, accessibilità, sviluppo dell’audience, inclusione sociale, condivisione con la comunità. In particolare l’educazione alla bellezza è stata l'idea principale e forte già nella fase di allestimento e preparazione dei contenitori e di tutto il piano di comunicazione: 1. il filo conduttore dei colori primari: il rosso, il giallo e il blu, che si inseguono in tutte le sedi del Sistema; 2. l’ergonomia degli arredi, flessibilità, leggerezza, modularità, indoor e outdoor; 3. l’accessibilità degli apparati (anche in braille); 4. la costituzione della biblioteca specialistica gusto, arte e della libroteca d’arte per i più piccoli, l’Area kids e il Baby atelier; 5. la versatilità degli ambienti/spazi/servizi; 6. le attività all’esterno: l’aula didattica all’aperto e le aree attrezzate a prato; 7. l’artlinegallery, la riproduzione di tutte le fasi, epoche e stili della storia dell’arte, secondo una linea grafica e cronologica, lungo la scala che porta dalla sezione del Museo archeologico alla Galleria di arte contemporanea; 8. la segnaletica: sulle pareti e a pavimento; il muro/porta lavagna; 9. la “lounge library” - il concetto di sosta; 10. le terrazze del Castello; 11. gli studioli individuali; 12. la collocazione a scaffale aperto e la nuova grafica della Dewey; 13. il marchio, lo stile, le scelte grafiche; 14. il sito web e gli apparati multimediali; 127 15. la comunicazione social: un racconto continuo. Lo storytelling è lo strumento privilegiato della riconquista di una dimensione accessibile, accogliente, viva del museo e delle istituzioni culturali. Una dimensione anche dialettica, perché le storie possono essere costruite assieme al pubblico e diventare narrazioni a più voci, costruire reti di comunità fra le istituzioni e le persone a cui si rivolgono. Le storie possono essere costruite assieme al pubblico e diventare narrazioni a più voci, costruire reti di comunità fra le istituzioni e le persone a cui si rivolgono. 16. la ricostruzione del Castello in 3D - Il Castello che racconta...; 17. i virtual tour; il canale Youtube; le app. In conseguenza delle azioni di educazione alla bellezza, accadono le esperienze di “bellezza” e meraviglia, le storie “belle” della e per la comunità: - il premio Emilio Notte. Giunto alla settima edizione, il concorso ha come obiettivo la promozione e la divulgazione dell’arte e degli eventi e manifestazioni ad essa associati e il sostegno per la conservazione e la promozione dell’opera del maestro Emilio Notte a livello internazionale; - il MAP incontra il MAAC: sinergie di know-how e di creatività producono grande valore. La temporanea “Ritratti e figure dal MAP” di CRACC Srl, spin-off dell’Università del Salento, viene ospitata al MAAC, dopo che il Map di Brindisi, il Museo mediterraneo dell’arte presente, era rimasto senza sede. - le mostre “Dal privato al pubblico: archeologia e libri antichi”. La disponibilità di alcuni cittadini di Ceglie Messapica a permettere di presentare ed esporre al pubblico oggetti e libri antichi da essi posseduti ha suscitato vivo interesse nelle istituzioni deputate alla diffusione, valorizzazione e conservazione dei beni culturali del territorio. Queste esposizioni hanno avuto l’ambizione di rappresentare un mo128 mento di forte condivisione della conoscenza di collezioni assolutamente private in contenitori culturali pubblici; - la vendemmia sociale: il 19 settembre 2017, presso gli Orti urbani, si è tenuta la prima vendemmia nel vigneto impiantato da poco più di due anni. La vendemmia è stata effettuata dal gruppo “Portatori di gioia” e dai ragazzi della Casa per la vita “Don Andrea Gallo” (Coop. soc. Se puede) con la collaborazione degli operai del Comune, guidati dal tecnico Vito Miccoli, che hanno curato il vigneto nel corso di questi anni. L’evento è stato realizzato in collaborazione con la Med Cooking School e il Sistema Gusto d’arte. Durante la raccolta dell’uva, gli esperti Angelo Giordano e Valerio Tanzarella della società benefit “Ex terra” hanno raccontato le fasi, le emozioni e i profumi della vendemmia, il cui frutto si è trasformato nella produzione di vino, imbottigliato e presentato anche all’evento Vinitaly 2018. Il vino si chiama “Terra meje”, nome ispirato a una delle opere del grande poeta dialettale cegliese Pietro Gatti, omaggio a tutti i cegliesi di ieri e di oggi che amano la propria terra d’origine; - servizio didattica e laboratori. I musei rappresentano una risorsa educativa inesauribile, da utilizzare sistematicamente nell’insegnamento, non solo come ausilio per la comunicazione visiva, ma per i valori di cui sono portatori, l’autenticità e la concretezza dei documenti presentati, la completezza delle collezioni, la multidimensionalità dei linguaggi espositivi. La didattica è lo strumento attraverso il quale i visitatori possono entrare in contatto con il patrimonio culturale per riuscire ad apprezzarlo pienamente, ricoprendo in tal modo un ruolo fondamentale per tutti, con un’attenzione particolare alle varie tipologie di fruitori. La funzione didattica del museo, infatti, matura attraverso diversi obiettivi che passano dalla conoscenza dei beni museali alla loro identificazione e interpretazione, fino ad arrivare alla riscoperta in essi delle proprie radici. È questo il motivo per cui con i percorsi didattici si è posta 129 la maggiore attenzione e cura all’attività formativa che si propone di educare i futuri fruitori del museo, dell’arte, del gusto e della cultura in generale. L’attività didattica del Sistema Gusto d’arte continua a caratterizzarsi per una ricca offerta di servizi finalizzati a promuovere e concretizzare la funzione educativa e didattica del museo e della biblioteca. Obiettivi dei percorsi didattici sono: valorizzare il MAAC e il Sistema Gusto d’arte; creare una rete tra i musei aderenti al Sistema per la didattica del patrimonio culturale; migliorare la qualificazione professionale degli operatori del settore e l’aggiornamento degli insegnanti di ogni ordine e grado; rendere stabile e dinamico il rapporto tra mondo della scuola e istituzioni museali; migliorare la comunicazione con l’esterno. L’attività didattica del Sistema culturale della città di Ceglie si caratterizza per una ricca e differenziata offerta di servizi finalizzati a promuovere e concretizzare la funzione educativa e didattica del museo e della biblioteca. Per approfondire e seguire vita e attività del Sistema: <https://www.cegliesistemagustodarte.it> Facebook: <https://www.facebook.com/cegliegustodarte/> Instagram: cegliegustodarte YouTube: https://tinyurl.com/y36klx7o 130 Mostra “La bellezza abita in biblioteca” Documenti dalle collezioni della Biblioteca del Consiglio regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo” Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Teatro ragazzi : rassegna internazionale : centro permanente documentazione : 19-31 marzo / Consorzio Fantarca, centro di cultura, animazione e spettacolo. - Bari : Grafisystem art, 1988. - 1 manifesto : litografia offset : 53 x 34 cm. Note Programma della serie di spettacoli realizzati nell’ambito del progetto di teatro per ragazzi del Quartiere San Paolo di Bari. – Manifestazione patrocinata e finanziata dall’Assessorato alla cultura e pubblica istruzione della Regione Puglia. Responsabilità: Consorzio Fantarca <Bari> (Primo autore) HA COME ALTRA EDIZIONE Monografia Teatro ragazzi : rassegna internazionale : centro di documentazione : 19-31 marzo / Consorzio Fantarca. - [S.l. : s.n., 1988]. - 1 pieghevole : ill. ; 20 x 97 cm. ((Programma della serie di spettacoli realizzati nell’ambito del progetto di teatro per ragazzi del Quartiere San Paolo di Bari. – Manifestazione patrocinata e finanziata dall’Assessorato alla cultura e pubblica istruzione della Regione Puglia. Collocazione: APU CUT Bari 132 133 Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Notte di guerra al Museo del Prado / di Rafael Alberti ; regia di Michele Mirabella. – Bari : Grafiche Ragusa, [1971]. – 1 manifesto : litografia offset ; 69 x 51 cm. Note In testa al manifesto: CUT Bari, Centro universitario teatrale. – Manifesto dello spettacolo rappresentato nel Teatro Piccinni di Bari il 13 e 14 novembre 1971. – L’immagine del manifesto riproduce una litografia di Rafael Alberti. Responsabilità: Alberti, Rafael (Autore) Mirabella, Michele (Regista) Centro universitario teatrale <Bari> (Produttore) Collocazione: APU Fondo Pani Busta 46 Al seguente link è possibile consultare una tesi di laurea su Noche de guerra en el Museo del Prado, titolo originale del dramma teatrale rappresentato a Bari nel 1971: <http://info.uned.es/centro-investigacion-SELITEN@T/pdf/AngeloDeMarzo.pdf> 134 135 Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Tanto chiasso per Arlecchino / di Franco Damascelli ; impianto scenico e regia Franco Damascelli ; musiche originali di Enzo Cardone ; con Elena Bibolotti ... [et al.]. - [S.l. : s.n.], 1987 (Bari : La nuova tecnografica). – 1 locandina : litografia offset : color. ; 62 x 34 cm. Note In testa al manifesto: Gruppo Abeliano, anno teatrale 1987-1988. – Manifesto dello spettacolo, liberamente tratto dall’omonimo testo di Walter Benjamin, realizzato per la stagione ragazzi 1987-1988 del Teatro Abeliano. – In calce al manifesto: Organizzazione per le scuole Gino Apicella. Responsabilità: Damascelli, Franco (Primo autore) La tarumba <compagnia teatrale> (Autore secondario) Link: <https://radiodrammi.it/radio-fragola-guida-allascolto-di-walter-benjamin/> Link: <https://www.youtube.com/watch?v=2aZRLkPlLhc> Link per l’ascolto della commedia radiofonica Tanto chiasso per Arlecchino di Walter Benjamin Collocazione: BTP Fondo CUT 136 137 Fondo “Cifarelli Germano” Musica a stampa Katia : canzone one-step (quasi russa) / di Marf e Mascheroni ; [illustrazione di] Bonfanti. – Milano : A. & G. Carisch & C. editori, 1934 (Stamperia La musica moderna). – [4] p. ; 27 x 17 cm. Note Spartito per canto o mandolino, con testo della canzone. Marf era lo pseudonimo di Mario Bonavita (1894-1946). Un esempio prezioso della collaborazione tra Marf, autore dei testi, e Vittorio Mascheroni, autore della musica, dalla quale sono nate, soprattutto negli anni Trenta del Novecento, molte popolari canzoni italiane. Il successo del sodalizio è testimoniato dal fatto che a pubblicare lo spartito è Carisch, importante editore di musica colta in quel periodo agguerrito concorrente di Casa Ricordi. Interessante, in relazione al costume del tempo, l’avvertenza posta in calce alla musica: «Senza il consenso scritto degli Editori Proprietari, non è permessa in alcun modo la parodia della presente canzone o l’adattamento di altri versi. I contravventori verranno perseguiti a norma di legge». Responsabilità: Marf (Compositore) Mascheroni, Vittorio <1895-1972> (Compositore) Bonfanti, Arturo (Illustratore) Carisch (Editore moderno) Collocazione: BTP Cifarelli Germano 1 138 139 Fondo “Cifarelli Germano” Musica a stampa Malía : valse Boston / Umberto De Maria. – Genova : Bodro, [19..]. - [8] p. ; 35 cm. Note In testa al frontespizio: Dedica ad Alessandro Criscuolo. – Sul frontespizio: In alto a sinistra dedica autografa Al cav. Gaetano Cifarelli con affetto Udemaria. – In copertina: F. Brignola, forse autore dell’illustrazione. Breve pagina per pianoforte destinata a musicisti dilettanti, secondo un uso assai diffuso nelle case borghesi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Si tratta, come indica il sottotitolo (che in copertina appare con un singolare refuso, “Valser”), di un Valse Boston, genere di valzer dall’andamento moderato e dal tratto elegante che, originario degli Stati Uniti, all’inizio del Novecento aveva trovato in Europa ampia diffusione. Priva di data, la pubblicazione – il cui numero di catalogo è inferiore a quello di altre la cui data è nota – può tuttavia verosimilmente ascriversi proprio a quel periodo, durante il quale l’editore Carlo Francesco Bodro, che nel corso di una multiforme attività ha operato anche a Milano e a Roma, ha avuto a Genova la propria sede. Numero di lastra 1057 Responsabilità: De_Maria, Umberto (Compositore) Cifarelli, Gaetano (Dedicatario) Criscuolo, Alessandro <1850-1938> (Dedicatario) De_Maria, Umberto (Dedicante) Bodro (Editore moderno) Collocazione: APU Cifarelli Germano 2 140 141 Fondo “Nicola Marrone” Manifesto locandina La retrogradazione / testo-montaggio [e regia] a cura di Gianni Resta ; assistente alla regia Ennio Carletti ; recitano Bepy Acquaviva ... [et al.]. – [S.l. : s.n.], 1967 (Bari : Laterza e polo). – 1 manifesto : litografia offset : color. ; 80 x 20 cm. Note In testa al manifesto: Cut Bari, Centro universitario teatrale. – Manifesto dello spettacolo rappresentato nella Casa dello studente di Bari nel corso della stagione teatrale 1967-1968. – Il testo sul retro del manifesto fornisce informazioni sulla struttura e sui contenuti dello spettacolo. Responsabilità: Resta, Gianni (Regista) Carletti, Ennio (Assistente alla regia) Acquaviva, Bepi (Attore) Collocazione: BTP TC130 142 143 Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Corso sul dire : testo, significato, parola e simbolo fra drammaturgia e poesia : seminari e laboratori teorico-pratici / Cut-Bari. – Bari : GrafiSystem, 1990. – 1 manifesto : litografia offset ; 33 x 21 cm. Note In testa al manifesto: Cut-Bari, Centro universitario teatrale, Università degli studi di Bari, stagione 1990/91. Responsabilità: Centro universitario teatrale <Bari> (Primo autore) Collocazione: APU CUT Bari 144 145 Fondo “Nicola Marrone” Periodico Ubu. – A.1, n.1(dic. 1970)- . – Milano : Milano Libri, 1970-. – v. : ill. ; 39 cm. Note Mensile. – Titolo dalla copertina. – Rivista fondata nel 1971 da Franco Quadri ispirandosi, per il nome, all’opera Ubu re del drammaturgo francese Alfred Jarry. Responsabilità: Quadri, Franco (Direttore editoriale) Milano libri (Editore moderno) Il pannello della mostra riproduce la copertina del fascicolo n. 7-8 del 1971, nel quale sono contenuti i seguenti articoli: - Lo psicodramma negato : il nuovo spettacolo di Luca Ronconi “XX” /Franco Quadri - Play power : incontro con Richard Neville / Fernanda Pivano - The Deafman Glance della Byrd Hoffman School of Byrds di Iowa City, U.S.A. / Italo Moscati - Attore=freak / Tadeusz Kantor Collocazione: BTP Fondo Marrone 146 147 Fondo “CUT Bari” Materiale grafico Cose turche : teatro musicale, illustrazione, scenografia, animazione, percorsi grafici : Bari, Teatro Petruzzelli : 19 dicembre 1986-30 gennaio 1987 / di Emanuele Luzzati ; a cura del Teatro Petruzzelli ; in collaborazione con Il Granteatrino ; grafica Andrea Rauch. – [S.l. : s.n.], 1986 (Firenze : Press 80). – 1 cartella ; 34 x 25 cm. Note Materiale grafico realizzato in occasione della mostra di disegni di Luzzati svoltasi a Bari presso il Teatro Petruzzelli dal 19 dicembre 1986 al 30 gennaio 1987. – Contiene: 1 locandina suddivisa in 4 parti componibili, 1 adesivo, 1 cartolina illustrata, 1 programma di sala dell’opera Il turco in Italia di Gioacchino Rossini, rappresentata nel Teatro Petruzzelli di Bari il 19, 21 e 23 dicembre 1986. Responsabilità: Luzzati, Emanuele (Illustratore) Teatro Petruzzelli (Curatore di mostra) Rauch, Andrea (Grafico) COMPRENDE: Il turco in Italia : dramma buffo in due atti / di Felice Romani ; musica di Gioacchino Rossini ; edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Ricordi S.P.A. a cura di Margaret Bent ; direttore e concertatore Donato Renzetti ; regia Egisto Marcucci ; scene Emanuele Luzzati ; costumi Santuzza Calì ; maestro del coro Kristan Missirkov. – [S.l. : s.n.], 1986. – [4] p. ; 30 cm. ((Programma di sala dell’opera messa in scena con l’allestimento del Rossini Opera Festival di Pesaro e rappresentata nel Teatro Petruzzelli di Bari il 19, 21 e 23 dicembre 1986. Collocazione: APU CUT Bari 148 149 Fondo “CUT Bari” Fotografia [Eduardo De Filippo con Egidio Pani, Pasquale Bellini, Vito Attolini, Franco Perrelli] / Giovanni Zanni. – Bari : Zanni Giovanni, 1982. – 1 fotografia : carta : bianco e nero ; 18 x 24 cm. Note Titolo del catalogatore. – La foto ritrae Eduardo De Filippo, a Bari per lo spettacolo “Eduardo recita Eduardo”, rappresentato nel Teatro Petruzzelli di Bari il 1° giugno 1982, in compagnia dei critici Pani, Bellini, Attolini e Perrelli. - Nome dell’autore della fotografia da adesivo sul verso. – Data trascritta a penna sul verso. Responsabilità: Zanni, Giovanni <fotografo> (Fotografo) Collocazione: APU Fondo Pani 150 151 Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Dalla grammatica dell’attore alla sperimentazione psicoscenica : laboratorio teatrale residenziale : Torre dell’Orso (Melendugno, Le), 1-15 giugno 1984 / diretto da Alessandro Fersen. – Galatina : Editrice Salentina, 1984. – 1 locandina : lito- offset colori ; 70 x 30 cm. Note In testa al manifesto: Fersen. – In basso: Consorzio Teatro pubblico pugliese; Amministrazione comunale di Melendugno; Regione Puglia, assessorato alla cultura; CSPCR Calimera; Istituto teatrale Astragali. – Il disegno sul manifesto è di Emanuele Luzzati. – Sul retro: Programma del laboratorio. Responsabilità: Fersen, Alessandro (Regista) Luzzati, Emanuele (Illustratore) Collocazione: APU CUT Bari XI 30 152 153 Fondo “Antonio Quaranta” Programma di sala Oxyrhyncus Evangeliet / [testo e regia di Eugenio Barba] ; Odin Teatret. – [S.l. : s.n.], 1985 (Holstebro : Thomsens Bogtrykkeri). – 1 v. : ill. ; 22 cm. Note Programma di sala dello spettacolo rappresentato dalla compagnia teatrale Odin Teatret tra il 1985 e il 1987. Il libretto accompagna la tournée italiana dello spettacolo ideato e realizzato da Eugenio Barba per l’Odin Teatret di Holstebro nel 1985. Costituito in gran parte da testi di Eugenio Barba e citazioni dai Vangeli, tutti in lingua italiana, è concepito come un moderno codice miniato di particolarissima fattura da Luca Ruzza, autore anche delle illustrazioni che accompagnano i testi e del manifesto dello spettacolo riprodotto in copertina. Responsabilità: Barba, Eugenio (Regista) Odin Teatret (Compagnia di prosa) Altro titolo: Il Vangelo di Oxyrhincus (Id: 575535) Link: <https://odinteatret.dk> Sito ufficiale della compagnia teatrale fondata da Eugenio Barba ad Oslo nel 1964 Collocazione: BTP Fondo Quaranta A 120 154 155 Fondo “Nicola Saponaro” Ritaglio di stampa I giorni di lotta : Maurizio Scaparro, militante socialista e direttore del Teatro Stabile di Bolzano, e Nicola Saponaro mettono in scena per il teatro popolare la vita di Giuseppe Di Vittorio / Neliana Tersigni Responsabilità: Tersigni, Neliana Fa parte di: [Giorni di lotta con Di Vittorio. 4 / di Nicola Saponaro ; regia di Maurizio Scaparro ; nella messa in scena del Teatro stabile di Bolzano]. – [1972]. – 1 cartella ; 28 cm. Contiene: 1 articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 31 marzo 1972; 1 articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 14 maggio 1972; 1 articolo di Neliana Tersigni pubblicato sul settimanale “Giorni vie nuove”, A. 2 (1972), n. 18, del 4 maggio 1972; 1 copertina del periodico “Giorni vie nuove”, A. 2 (1972), n. 18, del 4 maggio 1972. Responsabilità: Saponaro, Nicola (Primo autore) Scaparro, Maurizio (Regista teatrale) Teatro Stabile di Bolzano (Produttore) TITOLO UNIFORME: [Nicola Saponaro : articoli e ritagli di stampa] Collocazione: APU Fondo N. Saponaro Busta 3 Fascicolo 13 156 157 Fondo “Nicola Marrone” Monografia Progetto di massima per Una scuola di espressione e interpretazione scenica secondo il metodo mimico di Orazio Costa Giovangigli da istituirsi nella Regione Puglia / Orazio Costa Giovangigli ; a cura del Centro di avviamento all’espressione di Firenze. – [S.l. : s.n.], 1984. – 1 contenitore [30 fogli] ; 29 x 35 cm. Note In testa al primo foglio: Consorzio Teatro pubblico pugliese. – Copia della versione manoscritta del progetto di massima, predisposto da Orazio Costa Giovangigli, per l’istituzione di una scuola di teatro promossa dal Teatro pubblico pugliese. Responsabilità: Costa Giovangigli, Orazio (Primo autore) Centro di avviamento all’espressione <Firenze> (Curatore) Consorzio Teatro pubblico pugliese (Committente) Collocazione: BTP Fondo Marrone Fascicolo 19 bis 158 159 Fondo IPSAIC (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea) Monografia Qualcosa di nuovo intorno / Vittore Fiore ; con uno scritto di Luigi Scorrano. – Parabita : Il laboratorio, stampa 1993. – 59 p. ; 21 cm. Con dedica dell’Autore datata marzo 1992. Collana: (Testimoni ; 1) Responsabilità: Fiore, Vittore (Autore) Scorrano, Luigi <1938- > (Autore secondario) Il laboratorio (Editore moderno) Collocazione: Ipsaic 2 C 2 160 161 Fondo IPSAIC (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea) Monografia Io non avevo la tua fresca guancia : poesie / Vittore Fiore. – Bari : Palomar, 1996. – 210 p. ; 22 cm. Responsabilità: Fiore, Vittore (Primo autore) Palomar (Editore moderno) Collocazione: Ipsaic 2 C 1 162 163 Fondo “Antonio Quaranta” Programma di sala 16. Festival della Valle d’Itria : Martina Franca, 6 luglio-8 agosto 1990. – [S.l. : s.n.], [1990?] (Fasano : Grafischena). – 84 p. : ill. ; 24 cm. Note Programma generale della 16a edizione del Festival, nel corso della quale furono rappresentate opere di Piccinni, Mercadante, Hasse e Bizet. – Sul frontespizio: Membro dell’Association Européenne des Festivals de Musique; Socio fondatore Federfestival; Sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica. Responsabilità: Festival della Valle d’Itria <16. ; 1990 ; Martina Franca> (Primo autore) Collocazione: BTP Fondo Quaranta A 3 164 165 Fondo “CUT Bari” Manifesto Locandina Perseo e Andromeda / da Jules Laforgue ; ideato e diretto da Guglielmo Ferraiola ; Gruppo teatro la Tarumba ; in collaborazione con il Teatro pubblico pugliese ; Interpreti: Anna Capriati, Maurizio Sciurti, Paolo Sassanelli, Guglielmo Ferraiola ; scenografo Franco Cortese ; illustrazione di F. Cortese. – [S.l. : s.n.], 1982 (Foggia : Grafsud). – 1 locandina : lito-offset colori ; 95x67 cm. Note Manifesto dello spettacolo ispirato all’opera di Jules Laforgue e realizzato su musiche di Debussy, Prokofiev, Mahler, Stevie Wonder, rappresentato in alcuni teatri della Puglia dal 1982 al 1983. Responsabilità: Laforgue, Jules (Primo autore) Teatro Pubblico Pugliese (Autore secondario) Ferraiola, Guglielmo (Autore secondario) La tarumba <compagnia teatrale> (Autore secondario) Collocazione: APU CUT Bari XI 1 166 167 Fondo “Nicola Saponaro” Testo a stampa La bottega dei sogni : novità in due tempi / di Nicola Saponaro ; regia [di] Armando Pugliese ; con Giuseppe De Rosa ... [et al.] ; scene e costumi [di] Franco Autiero ; musiche originali [di] Domenico Clemente ; produttore esecutivo Giancarlo Ceglie. – [S.l. : s.n.], 1995. – 1 fascicolo ; 28 cm. Note Fascicolo del periodico “Nelmese”, 1995, n. 3, interamente dedicato allo spettacolo ispirato alle vicende del Teatro Petruzzelli, rappresentato nel Teatro Kursaal Santalucia di Bari il 27-28-29 aprile 1995 nell’ambito della rassegna teatrale 1994-95. Responsabilità: Saponaro, Nicola (Primo autore) Proietti, Gigi (Direttore artistico) Pugliese, Armando (Regista teatrale) De_Rosa, Giuseppe(Attore) Clemente, Domenico (Musicista) FA PARTE DI [Kursaal Santalucia : stagione teatrale 1994-95 / direttore artistico Gigi Proietti]. – [19941995]. – 1 cartella ; 28 cm. Contiene: 1 copia del programma della stagione teatrale ; 1 articolo di Egidio Pani sulla presentazione della stagione teatrale, pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 ottobre 1994 ; 1 articolo di Gaetano D’Elia sulla presentazione della stagione teatrale, pubblicato sul Corriere del Giorno del 9 ottobre 1994. HA PER TITOLO UNIFORME [Nicola Saponaro : articoli e ritagli di stampa] Collocazione: APU Fondo N. Saponaro Busta 8 Fascicolo 24 168 169 Fondo “CUT Bari” Programma di sala Insieme a teatro ragazzi : 1. rassegna nazionale di teatro ragazzi : Bari, marzo/maggio, Teatro Esedra. – Bari : Consorzio cooperativo per lo spettacolo, [1987]. – [20] p. : ill. ; 24 cm. Note Programma generale degli spettacoli presentati a Bari durante la 1. rassegna nazionale Teatro ragazzi 1987. - In copertina: Città di Bari; Assessorato alla cultura; Assessorato alla pubblica istruzione. Collocazione: APU CUT Bari VIII 26 170 171 La Bellezza abita in biblioteca Teca del Mediterraneo ha dedicato il 19° workshop al tema “La bellezza abita in biblioteca. Architetture, patrimoni e comunità”, con lo scopo di mettere in luce le enormi ricchezze di cui le biblioteche dispongono - le raccolte bibliografiche e documentali - spesso poco conosciute. La bellezza riguarda però anche la biblioteca come spazio e luogo di aggregazione e di inclusione sociale di un pubblico sempre più ampio e diversificato che richiede una continua evoluzione dei servizi offerti. Consiglio Regionale della Puglia TECA DEL MEDITERRANEO Biblioteca Multimediale e Centro di Documentazione Maria A. Abenante (Umbriatico, 1969 - Roma, 2019). Bibliotecaria. Cofondatrice della cooperativa Ninive, con la quale dal 1997 ha operato presso Teca del Mediterraneo a Bari, ove ha svolto attività di reference e catalogazione e ha avuto la responsabilità scientifico-organizzativa dei Workshop annuali e di altri progetti culturali. È co-curatrice, fra l’altro, dei volumi I workshop di Teca e Biblioteche che educano (Roma: AIB, 2010), nonché di L’Archivio storico dello spettacolo in Puglia. Un percorso nelle carte tra memoria e identità (Bari: Ed. Dal Sud, 2015). Ha scritto su «AIB studi», «AIB notizie» e «Biblioteche oggi». È stata membro del Comitato esecutivo AIB Puglia (2003-2011), del Comitato esecutivo nazionale AIB (2011-2017), di cui è stata vicepresidente dal 2014 al 2017, e Presidente della Sezione AIB Puglia (2017-2019). ,6%1 copia omaggio Associazione italiana biblioteche
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