Elaborato scritto Maturità anno scolastico 2020/2021 Liceo scientifico G.Castelnuovo Andrea Pasqui Vc Indice: PG 2) Costruisci una funzione velocità definita per π‘ ≥ 0, che sia derivabile, non negativa e che presenti un asintoto orizzontale di equazione π¦ = π, con π > 0. Tieni un diario di bordo dei tentativi fatti per determinare la funzione scelta PG 3-6) Determina la legge oraria della posizione e dell’accelerazione e discutine l’unicità. Rappresenta in tre grafici separati le leggi orarie determinate ai punti precedenti, anche sfruttando le relazioni esistenti tra esse PG 7) Scegli un intervallo chiuso e limitato sull’asse dei tempi e calcola la velocità media in questo intervallo. Esiste nello stesso intervallo un punto in cui la velocità istantanea ha lo stesso valore della media? Motiva la risposta. PG 8) Considera un teorema a scelta tra quelli che hai sfruttato per giustificare i passaggi svolti ai punti precedenti. Dimostra che le ipotesi sono essenziali dimostrando la falsità della tesi in mancanza di una o più ipotesi. PG 9-11)Descrivi un fenomeno fisico, nell’ambito dell’elettromagnetismo, in cui una grandezza fisica coinvolta presenta un grafico simile a quello della funzione velocità di cui al punto a). PG 12-13) In riferimento ad ambiti diversi da quello fisico, conosci dei fenomeni che possono essere descritti da una legge con caratteristiche simili a quelle della funzione velocità di cui al punto a)? Spiega PG 14 in poi) Sviluppa un approfondimento su una delle tematiche coinvolte nei quesiti precedenti anche cogliendo, se possibile, dei collegamenti significativi con una delle discipline del tuo piano di studi, con le attività condotte nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, con altre esperienze formative o con letture personali 1 π£ π‘ = ππππ‘ππ π‘ con t≥0 π π‘ è la legge oraria della velocità in funzione del tempo, considerata per t≥0 Consideriamo quindi la funzione nell’intervallo πΌπ : [0; +∞[ L’argomento dell’arcotangente può assumere qualsiasi valore dunque D: ∀π‘ππΌπ ⇒ la funzione esiste per ogni suo punto di ascisse π‘0 π πΌπ π£ π‘ non presenta limitazioni nel proprio dominio dunque è continua. In più: Per la definizione di continuità: una funzione π π₯ , definita in un intorno di un punto π₯0 , è continua in π₯0 se: πππ π π₯ = π π₯0 Dunque la funzione velocità π£ π‘ poiché è π₯→π₯0 definita in ogni suo punto π‘0 e per ognuno di essi vale la relazione πππ arctan π‘ = arctan π‘0 essa è continua in tutto πΌπ π‘→π0 ππππ‘ππ π‘ ≥ 0 ⇒t ≥0 ∀π‘ ≥ 0 , π‘π[0; +∞[ ⇒ π£ π‘ ≥ 0 Dunque la funzione velocità definita per t ≥ 0 è sempre positiva πππ ππππ‘ππ π‘ = [ππππ‘ππ 0 ] = 0 π‘→0+ πππ ππππ‘ππ π‘ = π‘→+∞ π 2 π π 2 2 ⇒ K= : la retta y= è un asintoto orizzontale di π£ π‘ consideriamo la funzione πΎ π₯ = tan π₯ ovvero la funzione inversa di π£ π‘ πΎ’(x) è uguale alla derivata di y(x)= π ππ π₯ πππ π₯ Per il teorema della derivata del quoziente di due funzioni secondo cui: D[ π π₯ π π₯ πΎ’(t) = ]= π′ π₯ ⋅π π₯ −π π₯ ⋅π′ π₯ π2 π₯ πππ π₯ ⋅cos π₯ −[sin π₯ ⋅sin π₯ ] cos2 π₯ +sin2 π₯ cos2 π₯ = cos2 π₯ cos2 π₯ = cos2 π₯ + sin2 π₯ cos2 π₯ Sostituendo per la definizione di tangente il secondo membro e semplificando il primo πΎ’(x)= 1+π‘ππ2 π₯ 2 Quindi per calcolare π£′ π‘ ,dove π£ π‘ è la funzione inversa della funzione y(x) appena considerata, sfruttiamo il teorema della derivata della funzione inversa secondo cui: D[π −1 π ] = 1 con x=π −1 π π′ π₯ Quindi π£′ π‘ = 1 con t= tan(x) 1+π‘ππ2 π₯ Dunque π£′ π‘ = 1 1+t2 Dominio di π£′ π‘ βΆ il denominatore (1+t 2 ) ≠ 0 : ∀ π‘π πΌπ La funzione π£ π‘ è di conseguenza derivabile in tutto il suo dominio in quanto esso è lo stesso della sua derivata. π£′ π‘ essendo la derivata della legge oraria della velocità corrisponde quindi alla legge oraria dell’accelerazione: π π‘ = 1 1 + t2 Essendo la velocità la derivata della legge oraria della posizione, di conseguenza l’integrale indefinito di π£ π‘ espliciterà al variare di c tutte le legge orarie della posizione dei corpi che si muovono con velocità π£ π‘ L’unicità di tale funzione verrà determinata facendola passare per il valore π 0 = 0 dato dal fatto che la velocità del nostro corpo è nulla in π£ 0 dunque il corpo in quell’istante è fermo nella posizione (0;0) π π‘ = ∫ π£ π‘ ππ‘ + π = ∫ ππππ‘ππ π‘ ππ‘ + π Per risolvere questo integrale applichiamo la formula dell’integrazione per parti: ∫ π π₯ ⋅ π′ π₯ ππ₯ = π π₯ ⋅ π π₯ − ∫ π′ π₯ ⋅ π π₯ ππ₯ Considerando 1 = π′ π₯ da integrare che moltiplica arctan π₯ = π π₯ da derivare π π‘ = π‘ ⋅ arctan π‘ − ∫ π π‘ = π‘ ⋅ arctan π‘ − 1 2 π‘ 1+t2 1 2π‘ 2 1+t2 ππ‘ = π‘ ⋅ arctan π‘ − ∫ ⋅ ln 1 + t 2 + π ππ‘ + π Al variare di c troveremo tutte le legge orario della posizione possibili di corpi che si muovono secondo π£ π‘ 3 1 1 ⋅ ln 1 + π = 0 ⇒ π = ⋅ ln 1 ⇒ π = 0 2 2 1 π π‘ = π‘ ⋅ arctan π‘ − ⋅ ln 1 + t 2 2 π 0 =0⇒ − - studiamo il segno di π π‘ : 1 1+t2 ≥ 0 ⇒ 1 ≥ 0∀π‘ππΌπ ∧ 1 + t 2 ≥ 0 ∀π‘ππΌπ ⇒ ∀π‘ππΌπ π£ π‘ è sempre positiva, di conseguenza è sempre crescente Calcoliamo π£" π‘ = π′ π‘ = 1+t2 ⋅0−1⋅2π‘ 1+t2 2 = −2π‘ 1+t2 2 - Studiamole il segno per vedere la concavità di π£ π‘ −2π‘ 1+t2 2 ≥ 0 −2π‘ ≥ 0 ⇒ π‘ ≤ 0 ; 1 + t 2 2 ≥ 0 ⇒ ∀π‘ππΌπ ⇒π‘≤0 π£" π‘ è positiva per π‘ ≤ 0 e negativa per π‘ ≥ 0 Quindi per π‘ ≥ 0 π£ π‘ ha concavità verso il basso ∩ Con questi dati più quelli già studiati ai punti precedenti possiamo disegnare il grafico di π£ π‘ Figura 1 grafico legge oraria velocità 4 - Dominio: L’argomento del logaritmo deve essere strettamente maggiore di zero t 1 + t 2 ≥ 0 ⇒ π·: ∀π‘ππΌπ - Studio del segno e crescita: Sappiamo che π π‘ passa dall’origine degli assi in quanto π 0 = 0 e che per π‘ ≥ 0 la sua derivata π£ π‘ è positiva, in aggiunta per π‘ ≥ 0 π π‘ è crescente. Quindi poiché π π‘ cresce a partire dall’origine degli assi di conseguenza π π‘ ≥ 0 per π‘ ≥ 0 ovvero è positiva nell’intervallo πΌπ - Limiti agli estremi: πππ π π‘ = πππ π‘ ⋅ arctan π‘ − π‘→+∞ π‘→+∞ 1 2 ⋅ ln 1 + t 2 = [+∞ − ∞] = Forma indeterminata ⇒ πππ π‘ ⋅ [arctan π‘ − studiamo a parte πππ π‘→+∞ π‘→+∞ ln 1+t2 +∞ 2π‘ +∞ =[ ln 1+t2 2π‘ ] ] πΉ. πΌ. per questa forma di indeterminazione possiamo usare il teorema di De L’hospital secondo cui: πππ π π₯ π₯→+∞ π π₯ = π» πππ π′ π₯ πππ π₯→+∞ π′ π₯ π‘→+∞ ln 1+t2 2π‘ = π» πππ 2t π‘→+∞ 2 1+t2 2 =[ +∞ +∞ ] essendoci al denominatore un infinito di ordine superiore (t > π‘ πππ 2t π‘→+∞ 2 1+t2 =0 Quindi πππ π‘ ⋅ [arctan π‘ − π‘→+∞ ln 1+t2 2π‘ π ] = [+∞ ⋅ ( − 0)] = +∞ 2 Concavità: la derivata seconda di π π‘), ovvero π π‘ come già studiato è sempre positiva di conseguenza π π‘) avrà sempre concavità rivolta verso l’alto ∪ Figura 2: grafico legge oraria posizione 5 Dominio: DβΆ ∀π‘ππΌπ Positività: come già studiato π π‘ è sempre positiva π 0 = 1 1+0 =1 (Osservazione: Il corpo all’istante π‘ = 0 dovrà già essere soggetto ad un’accelerazione che in seguito lo porterà a muoversi) −2π‘ Derivata prima: π′ π‘ = π£" π‘ = 1+t2 2 come già studiato π′ π‘ ≥ 0 per π‘ ≤ 0 quindi π π‘ decresce per π‘ ≥ 0 πππ π π‘ = πππ Limiti agli estremi: 1 π‘→+∞ 1+t2 π‘→+∞ =[ 1 +∞ ]=0 π¦ = 0 asintoto orizzontale (osservazione: infatti come la velocità tendo a un valore massimo come si nota nel grafico della legge oraria, contemporaneamente l’accelerazione diminuisce tendendo a zero) Derivata seconda: π" π‘ = 6t4 +4t2 −2 −2 1+t2 2 − −2π‘ 2 1+t2 2π‘ 1+t2 4 ⇒Numeratore: sostituiamo t 2 con k 6 1 3 ; π2 = −1 1+t2 4 4 6t +4t2 −2 1+t2 4 π1,2 = 3 ≥0 −2±√4+12 sostituiamo π = t 2 : π‘ = √3 −1 πππππ π πππππ D.I.C.E consideriamo i valori esterni π‘ ≥ 3 √3 π" π‘ è positiva per π‘ ≥ = 3π 2 + 2π − 1 ≥ 0 studiamo l’equazione associata 3π 2 + 2π − 1 = 0 ⇒ π1 = −2−4t2 −2t4 +8t2 +8t4 studiamola π" π‘ ≥ 0 ⇒ 1+t2 4 −2±4 = 6 1 √3 = = √3 ; t2 = 3 quindi , dunque per gli stessi valori di t essa ha concavità rivolta verso l ‘alto ∪ . Mentre per 0 ≤ π‘ ≤ √3 3 ha concavità verso il basso ∩. √3 π ( )è un punto di flesso. 3 Figura 3: grafico legge oraria accelerazione 6 Consideriamo un intervallo compreso tra π‘1 = 1π e π‘2 = 2π [1;2] e calcoliamo la velocità media π£π = π 2 −π 1 2−1 2 ln 1 + 1 π£π = 80.6 = 2 ⋅ arctan 2 − = 2 ⋅ 63,4 − π 1 2 1 2 ⋅ ln 1 + 22 − 1 ⋅ arctan 1 + 1 1 2 ⋅ ⋅ 1.6 − 45 + ⋅ 0.7 = 126.8 − 0.8 − 45 + 0.4 = 80.6 2 π Sappiamo che π ′ π‘ = π£ π‘ rappresenta la velocità istantanea Per il teorema di Lagrange: Se una funzione π π₯ è: continua nell’intervallo limitato e chiuso [a;b] e derivabile in ogni punto interno ad esso; allora esiste un punto π interno all’intervallo per cui vale la relazione : π π −π π = π′ π π−π π π‘ essendo continua e derivabile in tutto il suo dominio lo è anche nell’ intervallo considerato [1;2], quindi rispecchia le condizioni per il teorema di Lagrange Dunque: esiste un punto π ′ π = π 2 −π 1 2−1 Ma: π ′ π rappresenta la velocità istantanea in un punto π interno all’intervallo mentre π 2 −π 1 2−1 rappresenta la velocità media, quindi esiste un punto c interno all’intervallo in cui la velocità istantanea corrisponde a quella media 7 Teorema di Lagrange: consideriamo una funzione π π₯ e un intervallo limitato e chiuso [a;b] Ipotesi: π π₯ è - Continua nell’intervallo limitato e chiuso [a;b] - Derivabile in ogni punto interno ad esso Tesi: allora esiste almeno un punto π interno all’intervallo per cui vale la relazione π π −π π = π′ π π−π Consideriamo la funzione π π₯ = 2 π₯ e l’intervallo chiuso e limitato [−1; 1] Dominio di π π₯ : π₯ ≠ 0 quindi π π₯ nel punto π₯ = 0 interno all’intervallo non è ne continua ne derivabile, ciò va contro le ipotesi Proviamo dunque a verificare la tesi: π′ π = 2+2 π′ π = −2 −2 c2 c c 2 1+1 =2 ⇒ 2 Troviamo il punto c: =2⇒ 2 1 = − ⇒ c 2 = −1 ⇒ πΌππππππΌπ΅πΌπΏπΈ 2 Non esiste alcun punto c che soddisfa la tesi! Dunque la tesi è falsa in mancanza delle ipotesi. 8 Consideriamo un circuito elettrico RL: composto da un generatore di forza 0 elettromotrice costante πβ π ; un resistore di resistenza π ; un induttore di induttanza πΏ Figura 4: circuito RL Analizziamo singolarmente in vari componenti: - Il generatore è un dispositivo capace di mantenere tra i suoi capi (uno positivo e l’altro negativo) una differenza di potenziale costante attraverso una forza 0 elettromotrice: π₯π = πβ π - Un resistore è un componente dei circuiti elettrici, dotato di una resistenza π che contrasta l’intensità di corrente, che segue la prima legge di Ohm secondo cui π π΄ = π₯π π π πΊ - L’induttore preso in considerazione è una bobina. Una bobina, o un solenoide, è dotata di un filo condutture avvolta ad elica, può essere pensato come l’insieme di tante spire circolari (un filo condutture piegato ad anello) tutte uguali poste una di fianco all’altra. Sappiamo che il campo magnetico prodotto da un solenoide percorsa da corrente è nullo all’esterno, mentre quello all’interno è uniforme e parallelo π all’asse del solenoide, e il modulo di esso è dato dalla formula π΅ = π’0 π dove N è il π numero di spire che la compone, π la lunghezza e π’0 la permeabilità magnetica nel vuoto. Consideriamo ora il flusso elettromagnetico generato internamente al solenoide: Per definizione di flusso per calcolarne il modulo dobbiamo moltiplicare il modulo del campo magnetico per l’area di una spira e successivamente per il numero di spire considerando che le linee di campo del campo magnetico attraversano l’intero β ) = π΅ ⋅ π ⋅ π = π’0 solenoide perpendicolarmente: π·(π΅ 9 π2 π π π 2 β ) quindi è direttamente proporzionale a π in quanto il fattore π’0 π π è costante π·(π΅ π e dipende unicamente dalle caratteristiche del solenoide, questo prenderà il nome di induttanza πΏ = π’0 π2 π π ; gli elementi di un circuito dotati di una induttanza L non trascurabile sono detti induttori. AUTOINDUZIONE: Consideriamo un intervallo π₯π‘ in cui l’intensità di corrente attraverso l’induttore varia di intensità π₯π . La variazione di intensità come diretta conseguenza determinerà una variazione del flusso del campo magnetico che attraversa il circuito stesso. Per la Legge di Faraday-Neuman la variazione di flusso che attraversa il circuito stesso genera una forza elettromotrice indotta secondo la formula πππ = − β) π₯π·(π΅ π₯π‘ , secondo il fenomeno dell’autoinduzione appena esplicitato considereremo dunque β ) = πΏ ⋅ π₯π una forza elettromotrice autoindotta dall’induttore: sostituiamo π₯π·(π΅ πππ = −πΏ π₯π π₯π‘ Per la legge di Lenz la corrente autoindotta, generata dalla forza elettromotrice autoindotta, scorre nel circuito contemporaneamente alla corrente spinta dal generatore ma va in senso opposto, per cui rallenta la crescita della corrente complessiva. Infatti alla chiusura del circuito RL l’intensità di corrente non raggiunge subito il suo valore massimo, ma avrà un andamento crescente dovuto all’opposizione della corrente autoindotta. Cerchiamo dunque di esprimere la legge che rappresenta l’andamento della corrente π π‘ in funzione del tempo π‘ alla chiusura del circuito: Secondo la legge delle maglie: la somma algebrica delle differenze di potenziale che si incontrano percorrendo una maglia è uguale a zero. Quindi nel nostro circuito la forza elettromotrice prodotta dal generatore meno la forza elettromotrice autoindotta dalla bobina meno la differenza di potenziale ai capi del resistore è uguale a zero: 0 πβ π −πΏ ππ ππ‘ − π π = 0 Riscriviamola nella forma: Separiamo le variabili ππ ∫ π0 β π −π π 10 =∫ π πΏ ππ π ππ ππ‘ = π 0 πβ π πΏ π −π = ⋅ ππ‘ Integriamo membro a membro: π0 π π πΏ π0 β π −π π πΏ ⋅ ππ‘ ⇒ − ln ( β π − π) = ⋅ π‘ + π π0 π π πΏ ⇒ ln ( β π − π) = − ⋅ π‘ + π ⇒ 0 πβ π π π − π = π − πΏ ⋅π‘+π ⇒ π π‘ = 0 πβ π π 0 πβ π π Trasformiamo il logaritmo in esponenziale π − π = π − πΏ ⋅π‘ ⋅ πΎ con πΎ = π π π − π − πΏ ⋅π‘ ⋅ πΎ Per determinare K consideriamo π 0 = 0 ovvero l’istante in cui il circuito è ancora aperto: ⇒πΎ= 0 πβ π π 0 πβ π π π − π − πΏ ⋅0 ⋅ πΎ ⇒ 0 πβ π π Quindi π π‘ = −1⋅πΎ =0 0 πβ π π π π0 − π − πΏ ⋅π‘ ⋅ β π π 0 π πβ π ⇒ π π‘ = 1 − π − πΏ ⋅π‘ π La funzione ottenuta esprima l’intensità al variare del tempo, che ha un andamento crescente fino a un valore massimo π = impiega un tempo di π₯π‘ = 5 π πΏ 0 πβ π π ; per stabilizzarsi verso quel valore dalla chiusura del circuito. Graficamente la funzione π π‘ ha lo stesso andamento della funzione π£ π‘ esaminata in precedenza: Sempre positiva e crescente per π‘ ≥ 0 passante dall’origine, con concavità verso il basso Figura 5: Grafico corrente di apertura circuito RL 11 tendente all’asintoto orizzontale π= 0 πβ π π Prima di descrivere la funzione velocità relativa alla catalisi enzimatica diamo un quadro descrittivo per quanto riguarda gli enzimi e la loro funzione: Gli enzimi sono proteine specializzate per la funzione catalitica e agiscono accelerando le reazioni chimiche. Un enzima svolge la sua funzione attraverso una diminuzione dell’energia di attivazione della reazione senza modificare l’equilibrio della reazione stessa, rimanendo strutturalmente inalterato al termine del processo di catalizzazione. Figura 6: grafico relativo all’energia di attivazione di una reazione Gli enzimi sono: - Straordinariamente efficienti: la velocità catalizzata aumenta fino a 1017 volte superiore - Altamente specifici: riconoscono selettivamente la molecola che deve essere trasformata nella reazione (modella chiave-serratura/adattamento indotto) - Modulabili: l’attività enzimatica può essere regolata in vari modi - Agiscono in condizioni fisiologiche di ph, temperatura e pressione caratteristiche degli organismi viventi. Catalisi enzimatica: per svolgere la propria funzione catalitica, l’enzima (E) segue un percorso ciclico, o ciclo catalitico. Dapprima l’enzima interagisce e lega in modo specifico il substrato (S), cioè la molecola da trasformare. Il legame del substrato avviene al livello del sito attivo, una regione spazialmente delimitata dall’enzima. In seguito al legame, si forma il complesso enzima-substrato (ES); a questo punto, la catalisi enzimatica induce la reazione di trasformazione del substrato in una molecola diversa, il prodotto (P). Il prodotto a questo punto si distacca dall’enzima e il ciclo catalitico può ricominciare con una nuova molecola di substrato. πΈ + π β πΈπ βΆ πΈ + π 12 Con l’aumento di numero di moli di substrato aumenta la velocità con cui l’enzima agisce, finché l’enzima non è del tutto saturato dal substrato tendendo così a una velocità massima πmax La πmax corrisponde al numero di Turnover: La quantità di substrato trasformate in prodotto nell’unità di tempo La quantità di moli di [ES] resta costante finché il tutto substrato non è completamente trasformato; inoltre la velocità di sintesi di [ES] è uguale alla velocità del suo consumo. Con queste osservazioni nel 1913 lo scienziato Leonor Michaelis e la collega Maud Menten hanno elaborato una funzione matematica che lega la velocità di una reazione enzimatica alla concentrazione molare del substrato, nota come equazione di Michaelis-Menten π= πmax⋅[π] ππ +[π] Figura 7: Grafico equazione di Michaelis-Menten La costante al denominatore ππ corrisponde alla concentrazione di substrato in presenza della quale la reazione procede a una velocità pari a metà della velocità massima. π ππ = 1 π 2 max La ππ è una grandezza che esprime l’affinità dell’enzima per uno specifico substrato: tanto minore è il valore della ππ di un enzima per il suo substrato, quanto maggiore è la sua affinità per esso e viceversa. Il valore della ππ è indipendente dalla quantità di enzima ed è caratteristico di ogni enzima per un determinato substrato . Il Numero di Turnover ( πmax] e l’affinità dell’enzima (ππ sono dunque le due grandezze fondamentali che consentono di inquadrare le caratteristiche catalitiche di un enzima. 13 Dal 1870 in poi, si ebbe, in Europa e negli Stati Uniti, uno sviluppo tecnologico senza precedenti, che assicurò ai paesi Occidentali la supremazia tecnica in tutto il mondo. La caratteristica che differenzia maggiormente la seconda rivoluzione industriale dalla precedente sta nel fatto che le innovazioni tecnologiche non sono frutto di scoperte occasionali ed individuali, bensì di ricerche specializzate in laboratori scientifici e nelle università finanziate dagli imprenditori e dai governi nazionali per il miglioramento dell'apparato produttivo. Nel corso della Seconda Rivoluzione industriale si sono rinforzati vari settori industriali ed economici, come per esempio il settore energetico, il settore dei trasporti grazie alle grandi innovazioni tecnologiche del periodo, ecc... Inoltre ci sono state delle grandi innovazioni come per esempio quelle nel campo medico e quelle nel campo scientifico. I fattori trainanti che si affermarono furono l’acciaio, il petrolio (motore a scoppio) e la chimica; Ma gli effetti più sensazionali di questa nuova fase dell’industrializzazione furono prodotti dall’utilizzo dell’elettricità, una nuova forma di energia che, come disse a quei tempi, si può “accendere e spengere” a proprio piacimento. Era stata scoperta alla fine del Settecento, quando Alessandro Volta aveva inventato una pila che produceva corrente, ma poté essere applicata all’industria solo a partire dal 1860, anno in cui Antonio Paciotti inventò la dinamo. Pila e dinamo confronto: - La pila fino all’invenzione della dinamo fu l’unico mezzo di produzione di corrente elettrica: essa in elettrotecnica ed elettrochimica è un dispositivo che converte l'energia chimica in energia elettrica con una reazione di ossidoriduzione. La pila di Volta consisteva in dischetti di rame e zinco alternati, secondo lo schema rame-zinco-umido-rame-zinco, e così via, il tutto mantenuto verticalmente dalla struttura di legno esterna. Una volta disposti i dischetti e il panno sul supporto, collegando il primo e l'ultimo dischetto della colonna con due fili di rame, si viene a creare tra essi una differenza di potenziale in grado di produrre il passaggio di corrente. Figura 8: SX primo prototipo di pila; DX schema strutturale pila Così la pila fu il primo generatore ideale di corrente continua, in quanto inserita in un circuito la differenza di potenziale tra i suoi capi genera un moto di elettroni all’interno di esso, ovvero una corrente continua avente un’intensità che non varia col tempo. L’intensità di corrente è il 14 rapporto tra la quantità di carica che attraversa una sezione trasversale di un conduttore e π₯π l’intervallo di tempo considerato π = π₯π‘ - La dinamo invece ideata da Paciotti sta alla base dello corrente alternata. Il prototipo consisteva in un anello di ferro dolce su cui erano avvolte delle bobine di filo elettrico collegate in serie tra loro in modo da formare una spirale continua avvolgente l'anello, che veniva fatto ruotare con una manovella tra i poli di un magnete. Le estremità delle bobine erano collegate a due a due ad uno dei segmenti metallici in cui era suddiviso il collettore (un cilindro di materiale isolante calettato sull'albero di rotazione dell'anello, recante tanti segmenti conduttori quante sono le bobine dell'anello) su cui strisciava una coppia di spazzole diametralmente opposte. La dinamo è un dispositivo fisico in grado di trasformare energia meccanica (cinetica: data da un movimento) in energia elettrica: Nella sua forma più semplice, consiste di una spira conduttrice (rotore) immersa in un campo magnetico (generato ad esempio fra i poli di un magnete permanente, che forma lo statore) e messa in rotazione da un albero. Per la legge di Faraday per l'induzione, un conduttore che si muove in un campo magnetico non parallelamente ad esso vede nascere una forza elettromotrice indotta; figura 9: schemi stutturali dinamo/alternatore Come suggerisce il nome la corrente alternata non consiste di una forza elettromotrice costante, ma variante nel tempo in quanto è indotta da una variazione di flusso che segue un andamento sinusoidale secondo l’equazione πΉβ π π‘ = π0 π ππ ππ‘ . Un alternatore (come la dinamo) inserita in un circuito genera un corrente anch’essa alternata sempre con andamento sinusoidale figura 10:grafico intensità corrente alternata Quasi immediatamente, Pacinotti si rese conto che la sua dinamo era reversibile: fornendo energia elettrica (da una batteria al piombo-acido) alla manovella che alimentava la macchina, essa si metteva a girare in senso inverso. Pacinotti capì quindi che era possibile sfruttare l’induzione elettromagnetica non solo per produrre energia elettrica, ma anche per compiere lavoro 15 meccanico. Era stato costruito il primo motore elettrico della storia, e da lì a breve l’essere umano avrebbe usato intensivamente l’energia elettrica per sostituire gran parte dei lavori tradizionalmente svolti dalla forza animale o muscolare. - Nel 1870, si cominciò ad accoppiare alla dinamo la turbina idraulica: Un dispositivo meccanico, in acciaio, atto a trasformare l'energia di pressione di un liquido in energia cinetica disponibile ad un albero atto ad azionare un ulteriore dispositivo, come ad esempio un alternatore. Figura 11: SX turbina idroelettrica; DX statua di Nikola Tesla sopra una turbina elettrica (cascate del Niagara) Questo abbinamento avviò alla produzione commerciale di energia elettrica. Ciò diede impulso nei seguenti anni della seconda rivoluzione industriale alla ricerca sugli utilizzi pratici dell'elettricità, i cui capofila furono Thomas Alva Edison e Nikola Tesla. Figura 12: SX Nikola Tesla; DX Thomas Alva Edison Guerra delle correnti La nascita di tale guerra e rivalità tra i due inventori, risale agli anni in cui Tesla andò a lavorare per la compagnia di Edison, in quanto aveva bisogno del suo aiuto per brevettare il generatore di energia elettrica alternata. Tale generato consisteva nell’idea di invertire il campo magnetico mettendo all’interno facendolo girare, e ponendo le spire all’esterno, creando un campo magnetico rotante. Figura 13: Progetto generatore corrente alternata di Tesla Tesla contribuì notevolmente allo sviluppo tecnologico dell’industria di Edison, consentendogli risparmi economici di grande livello. Questi contributi sarebbero dovuti essere premiati con una 16 ricompensa di 50 mila dollari secondo la parola di Edison; che esso rimangiò dicendo a Tesla “non conosci l’umorismo americano”. Questo evento, insieme al rifiuto totale di Edison verso la corrente alternata proposta da Tesla per motivi unicamente economici, portò alla rottura tra i due e all’inizio della guerra. Tesla ottenne inseguito la collaborazione di Westinghouse, con il quale diffuse in larga scala la corrente alternata. Dunque bisognava capire quale tra le due correnti avrebbe soddisfatto maggiormente l’aumento della domanda dell’energia elettrica. La cosiddetta guerra delle correnti fu dunque una competizione commerciale del XIX secolo, per il controllo dell'allora crescente mercato mondiale dell'energia elettrica; La contrapposizione principale sul mercato era fra il sistema di illuminazione pubblica con lampada ad arco, a corrente alternata e alto voltaggio sostenuta da Nikola Tesla, e l’illuminazione domestica con lampada a incandescenza e corrente continua a basso voltaggio ideata da Thomas Alva Edison. - La lampadina ad incandescenza - Figura 14:S X lampadina; DX schema strutturale lampadina. (ad incandescenza) L’invenzione della lampadina a filamento incandescente, da parte di Edison nel 1879, fu decisiva per lo sviluppo dell’industria elettrica. Nella lampada ad incandescenza la produzione di luce avviene portando un filamento metallico caratterizzato da una bassa resistenza elettrica, in genere di tungsteno, percorso da corrente continua che si comporta come un resistore, all'incandescenza (il fenomeno fisica per cui un oggetto portato a elevate temperature emette luce), alla temperatura di 2700 K, per effetto Joule (Secondo il quale in un resistore percorso da corrente, la potenza dissipata per effetto joule esprime la rapidità con cui l’energia elettrica è trasformata in energia interna del resistore. ππ = π ⋅ π₯π ). Il filamento di tungsteno è posto in un'ampolla, generalmente di vetro o quarzo, riempita di gas inerti a bassa pressione (argon, azoto, ecc.) per evitare l'ossidazione del filamento e limitarne l'evaporazione. Nelle lampadine a incandescenza, soltanto una piccola percentuale, generalmente intorno al 5%, dell'energia che le alimenta viene convertita in luce, il rimanente 95% viene diffuso in forma di calore. (Per questo motivo di spreco energetico ai tempi moderni le lampadine a incandescenza sono avviate verso un programma di progressiva sostituzione a favore delle moderne lampadine a Led) Edison presento nel 1879 il suo primo prototipo di lampadina, che utilizzava un filamento di carta carbonizzata come resistore. Essa entrò in produzione l’anno successivo, costruita e commercializzata dalla Edison Lamp Company. 17 Le lampade prodotte da Edison tuttavia duravano solo un centinaio di ore e non avevano ancora una buona efficienza luminosa, cioè un valore adeguato del rapporto tra il flusso luminoso prodotto e la potenza in ingresso, misurata lumen/Watt (lm/W). In più il fenomeno della dissipazione sprecava gran parte dell’energia per effetto joule, di conseguenza l’energia aveva costi altissimi. - Lampadina ad arco: - Figura 15: lampadina ad arco La lampada è costituita da due elettrodi, solitamente di carbonio che è l'unico materiale con temperatura di fusione superiore a quella del plasma (gas ionizzato) nell'arco. I due elettrodi, tra cui è presente una differenza di potenziale vengono inizialmente messi in contatto e successivamente separati per creare l'arco elettrico, il quale genera un forte flusso luminoso; L’arco elettrico, o voltaico, si forma attraverso la ionizzazione di un gas inizialmente neutro, facendo passare una corrente elettrica. L'emissione luminosa è molto intensa e bianca, molto vicina allo spettro solare, ma piuttosto instabile e ricca di raggi ultravioletti. Un problema di questo dispositivo è la continua erosione degli elettrodi, che devono essere continuamente e lentamente avvicinati. La soluzione si ebbe con l'utilizzo di meccanismi ad orologeria o automatismi che manovrano gli elettrodi. La lampadina ad arco erra ideale per illuminare spazzi ampi come nei fari marittimi o negli stabilimenti industriali. Essa ebbe grande diffusione tra gli anni 1880-1920 giocando un ruolo trainante nello sviluppo dell’industria elettrica. C’erano inoltre delle difficoltà come la necessità di una frequente sostituzione degli elettrodi degli archi e la difficoltà di assicurare la medesima intensità di flusso luminoso alle lampade collegate in serie. IN più rimaneva irrisolto il problema dell’illuminazione elettrica degli ambienti di dimensioni ordinarie dove la lampada ad arco era poco utilizzata per la sua eccesiva potenza, mentre il gas utilizzato nell’ampolla era sempre più temuto quale possibile causa di incendi e per la sua tossicità in caso di fughe. - 18 Edison fu in grado di unire al processo inventivo i principi della produzione di massa. Il suo laboratorio di Menlo Park fu proprio costruito allo scopo non solo di produrre innovazioni tecnologiche ma anche di migliorare quelle di altri inventori e, successivamente, registrare il prodotto finale a proprio nome. L’introduzione dell’elettricità come fonte di illuminazione delle città trasformò la vita dei cittadini rendendo più sicuro le strade e permettendo anche una vita notturna più intensa. La luce elettrica cambiò anche i ritmi di lavoro nelle fabbriche dove fu disponibile lavorare in turni ininterrotti in tutte le 24 ore del giorno e non solo in quelle diurne. La distribuzione di elettricità privata per Edison aveva il grande problema della trasmissione dell’energia, con dispersione nelle lunghe distanze, che avveniva in corrente continua quindi con enormi cadute di tensione che lo obbligavano a realizzare una centrale elettrica praticamente in ogni quartiere dove venivano installate le lampade, solitamente centrali termiche a vapore, che necessitavano l’utilizzo di combustibili fossili. Così Edison Nel 1880 Thomas Alva Edison costruì anche la prima centrale idroelettrica, utilizzando l'energia prodotta dalle cascate del Niagara; essa fu la soluzione dei problemi nei paesi poveri di carbone. Successivamente le centrali idroelettriche si diffusero notevolmente Figura 16: SX prima centrale idroelettrica; DX schema strutturale centrale idroelettrica - Un centrale idroelettrica si applica partendo da uno sbarramento (diga) principalmente di un fiume, in modo di aumentare l’energia potenziale dall’accumulo dell’acqua. Attraverso i canali di derivazione l’acqua è trasportata dalla diga a un pozzo piezometrico che crea un dislivello per far fluire l’acqua alla sala macchine della centrale attraverso le condotte forzate. In tal modo l’acqua fluisce alle turbine collegate ad un alteratore. - Trasformatori La corrente elettrica alternata, a differenza di quella continua, poteva essere trasmessa a lunghe distanze in quanto essa non aveva i problemi della dispersione e della dissipazione per effetto Joule. Il problema che però riscontrava era dovuto all’alta tensione di tale corrente, decisamente pericolosa per l’uomo e inadatta alla diffusione nei centri abitati a livelli domestici. Tesla risolse questo problema insieme a Westinghouse con l’utilizzo dei trasformatori, i quali erano già stati utilizzati dal secondo. Un trasformatore è un dispositivo reversibile che, a seconda delle sue proprietà costruttive, innalza o abbassa la tensione alternata (e allo stesso tempo riduce o aumenta la corrente) senza causare perdite significative di potenza. 19 Esso è composto da due bobine con differente numero di spire (N1 e N2) di resistenza trascurabile, avvolte attorno a uno stesso nucleo di ferro, che fanno parte di due circuiti diversi non connessi l’uno all’altro da alcun filo. Figura 17: DX schema strutturale trasformatore; DX trasformatore Il circuito primario di ingresso è alimentato dalla tensione alternata da trasformare e produce un campo magnetico che varia nel tempo; nel circuito secondario di uscita, di conseguenza si genera una forza elettromotrice indotta (legge di Faraday), che costituisce la tensione trasformata. Il nucleo di ferro aumenta l’intensità del campo magnetico e fa sì che quasi tutte le linee di campo interne alla bobina del circuito primario entrino anche nella bobina del secondario. Il flusso variabile del campo magnetico attraversa quindi seguendo l’andamento del nucleo le spire di entrambe le bobine. β π· πππ1 = −π1 β π‘ β π· πππ2 = −π2 β π‘ πβ π2 π2 Eseguendo il rapporto membro a membro riscriviamo πβ π1=π1 π2 Poiché è costante il rapporto tra le forze elettromotrici, la stessa costante π1 detta rapporto di trasformazione è uguale anche al rapporto tra i valori efficaci delle forze elettromotrici alternate. (Il valore efficace della forza elettromotrice πβ ππ e il valore della forza elettromotrice alternata in cui l’intensità di corrente considerata come costante, produce attraverso un resistore la stessa potenza fornita dalla corrente alternata) π2β π π2 π2 = ⇒ π2β π = π1β π π1β π π1 π1 Questa equazione mostra come può possibile modificare il valore efficacie della tensione scegliendo opportunatamente il numero di spire. 20
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