500 semplificato Nel 1500 inizia una nuova fase di sviluppo e rinnovamento architettonico, con Roma come punto focale, che continua fino al sacco della città nel 1527 e poi si espande in Italia e in Europa. In questo periodo, grazie a Bramante e Raffaello, seguiti da architetti come Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano e Jacopo Sansovino, nasce una nuova declinazione dell'architettura umanistica, avviata a Firenze nel Quattrocento con Brunelleschi, e successivamente definita "maniera matura". Anche i maestri fiorentini come Giuliano da Sangallo e suo fratello Antonio il Vecchio, autore di importanti edifici come i palazzi Del Monte e il santuario di San Biagio, si adeguano a questo nuovo stile, aggiornando i loro già consolidati metodi. Questi venticinque anni di attività architettonica romana rappresentano una rottura e un rinnovamento rispetto al passato, gettando le basi per un'architettura che si allinea alle nuove realtà storiche italiane ed europee, uscendo dal Medioevo e proiettandosi verso l'Europa moderna. Le opere di Bramante e Raffaello diventeranno esempi di riferimento per i secoli successivi, considerate modelli di "buona architettura" dai committenti e dagli architetti. Questi esempi verranno riprodotti in disegni e pubblicati in trattati ampiamente diffusi in tutta Europa, come quelli di Sebastiano Serlio e Andrea Palladio. In particolare, dopo la morte di Raffaello e prima del sacco di Roma nel 1527, durante i pontificati di Adriano VI e Clemente VII, emergono nuove tendenze e inquietudini, con proposte innovative o anche provocatorie, soprattutto da parte di architetti come Giulio Romano, Peruzzi e Michelangelo. Tuttavia, queste nuove idee non contraddicono la tradizione architettonica del Cinquecento, ma anzi arricchiscono il repertorio stilistico dell'epoca, rendendolo ancora più vario e influente. Anche queste innovazioni, alla fine, diventeranno modelli canonici dell'architettura rinascimentale. Nel periodo in cui l'arte delle fortificazioni si perfeziona a causa delle guerre e della minaccia saracena, la nuova maniera architettonica, con variazioni personali, si diffonde grazie all'attività di architetti formatisi soprattutto a Roma. Michelangelo lavora per i papi Medici a Firenze, Giulio Romano per i Gonzaga a Mantova, Jacopo Sansovino a Venezia, Michele Sanmicheli a Verona e Baldassarre Peruzzi a Bologna e Siena. Anche per Vignola e Palladio, l'esperienza romana sarà fondamentale. La fase successiva al sacco di Roma, fino alla metà del Cinquecento, coincide grosso modo con il pontificato di Paolo III e si svolge in un mondo in profonda trasformazione, segnato dalle guerre tra Francia e Spagna, dall’avanzata islamica, dalla Riforma, dalla nascita di nuovi ordini religiosi e dall’inizio della Controriforma e del Concilio di Trento. Durante il pontificato di Paolo III, la continuità con l'architettura del passato è garantita da Antonio da Sangallo il Giovane, che muore nel 1546, mentre a Roma emergono i protagonisti dell'architettura del secondo Cinquecento. In questi primi cinquant'anni del Cinquecento, l'architettura cambia notevolmente. Il mestiere dell'architetto diventa sempre più un'attività intellettuale autonoma, distinta da quella del costruttore, e la sua posizione sociale si eleva. Gli architetti, come Bramante, Michelangelo e Raffaello, non solo sono tecnici di grande cultura e conoscenza scientifica, ma spesso anche pittori o scultori. Il loro campo d'azione si estende dalla rilevazione scientifica di siti e monumenti alla progettazione urbana, alla costruzione di edifici e giardini, alla finitura degli interni e persino alla realizzazione di scenografie teatrali. Gli strumenti operativi dell'architetto si affinano: rilievi, disegni in scala e proiezioni ortogonali, raccolte grafiche di esempi illustri, stampe e trattati a stampa diventano fondamentali. Conoscere i monumenti antichi, Vitruvio e i principi dei trattatisti del Quattrocento, come Leon Battista Alberti, diventa indispensabile. Nel 1550, la traduzione italiana del trattato di Alberti, curata da Cosimo Bartoli, viene pubblicata. Con la diffusione di elementi linguistici aggiornati da parte delle botteghe di marmorari, si formano grandi studi professionali capaci di gestire tutte le fasi del processo progettuale e costruttivo, come quelli di Bramante, Raffaello e soprattutto Antonio da Sangallo il Giovane, la cui "setta sangallesca" è descritta da Vasari. In questo periodo, vengono indetti concorsi di progettazione e si inizia a razionalizzare le diverse forme di appalto e i relativi strumenti giuridici tecnico-economici. Dalla fine del 1499, Bramante si trova a Roma, dove partecipa ai lavori per l'anno santo del 1500. Qui lavora come architetto del papa Alessandro VI, mentre Antonio da Sangallo il Vecchio, fratello di Giuliano da Sangallo, è a Firenze. Bramante, formatosi come pittore e prospettico nella cultura urbinate con Bartolomeo Corradini, Piero della Francesca e Andrea Mantegna, è anche poeta e uomo di vasta cultura tecnica e scientifica. Negli anni Settanta, Bramante si sposta in Lombardia e poi a Milano, dove diventa architetto del cardinale Ascanio Sforza e del duca Ludovico il Moro. Le sue architetture lombarde esplorano strade diverse, presentandosi già negli anni Ottanta e Novanta come innovative, parallele a quelle di Francesco di Giorgio e di Giuliano da Sangallo. L'ultima opera milanese di Bramante, il monastero di Sant’Ambrogio (oggi Università Cattolica del Sacro Cuore), con i suoi chiostri "dorico" e "ionico", rappresenta un ambizioso tentativo di sintesi tra diverse proposte quattrocentesche, ripartendo da Brunelleschi. Qui Bramante cerca di risolvere in modo innovativo il rapporto tra la nuova architettura, il linguaggio degli ordini antichi e Vitruvio. Antonio da Sangallo il Vecchio, fratello e collaboratore di Giuliano da Sangallo, aveva anch'egli una vasta conoscenza dei monumenti antichi, ma era particolarmente esperto nell'arte delle fortificazioni, tanto che Alessandro VI lo chiamò per le sue proposte avanzate in questo campo. Tra il 1499 e il 1500, vengono avviate due opere fondamentali: il cortile e la fortezza pontificia di Civita Castellana, progettati da Antonio il Vecchio, e il chiostro e il convento di Santa Maria della Pace, opera di Bramante. Sebbene linguisticamente diverse, queste due opere affrontano entrambe il tema dello spazio aperto delimitato da porticati a due piani, secondo Vitruvio, come il foro degli antichi, mostrando sorprendenti somiglianze linguistiche al di là delle apparenze. La prima, commissionata dal papa, riflette il clima culturale antichizzante e gli ideali politici di Alessandro VI e Cesare Borgia, interpretando con vigore lo stile teatrale del Colosseo. La seconda, per il colto cardinale Oliviero Carafa, propone una dimostrazione elegante e sofisticata di un metodo ricco di implicazioni culturali. L'incontro a Roma tra Antonio da Sangallo il Vecchio, rappresentante dell'avanzata cultura architettonica fiorentina e primo architetto pontificio, e Bramante, che Vasari definisce "sottoarchitetto" a Roma, potrebbe aver favorito scambi proficui e forse collaborazioni. Bramante, già in contatto con Leonardo da Vinci, aveva probabilmente interagito anche con Francesco di Giorgio e Giuliano da Sangallo, consultati a Milano dal duca Ludovico il Moro. A Roma, Bramante ebbe l'opportunità di studiare da vicino i monumenti antichi del Lazio e della Campania, confrontandoli con le indicazioni di Vitruvio. Questo studio gli permise di scoprire nuove soluzioni spaziali e strutturali, oltre a una comprensione più approfondita degli ordini architettonici descritti da Vitruvio, che Bramante esibì in modo teorico nella scala a spirale del Belvedere. Dal 1502, Bramante inizia la progettazione del tempietto di San Pietro in Montorio, un "periptero rotondo" dorico con triglifi, basato sulle indicazioni vitruviane, che non sarà completato fino al 1506. Con l'elezione di Giulio II, Bramante si impone come architetto vaticano, superando Giuliano da Sangallo. Sotto il servizio di Giulio II, Bramante propone una nuova "grande maniera", sintetizzando e superando le diverse tradizioni architettoniche del Quattrocento, e introduce inediti spazi e tipologie edilizie che diverranno modelli esemplari: il palazzo cardinalizio (come Palazzo Castellesi), il palazzo di un alto funzionario (come il Palazzo Caprini, ora distrutto), il palazzo papale (come la ristrutturazione dei Palazzi Vaticani), e le chiese (come San Pietro e il coro di Santa Maria del Popolo). Bramante si distingue anche per i suoi progetti di ville (come il Belvedere) e palazzi pubblici (come il Palazzo dei Tribunali in via Giulia), oltre che per fortezze (come quella di Civitavecchia). La nuova basilica vaticana, in particolare, doveva rappresentare la sintesi più completa delle sue idee architettoniche.
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