THE VICTORIAN AGE 1830-1901 Il regno della regina Vittoria abbraccia un periodo lunghissimo, compreso tra il 1837 e il 1901, periodo durante il quale l’Inghilterra raggiunse il vertice massimo della sua potenza. Entro la seconda metà dell’Ottocento Londra era diventata il principale centro d’influenza della civiltà occidentale, anche in seguito ad un notevole incremento demografico: Londra era passata dai 2 milioni di abitanti (1830) ad averne 6,5 milioni (1900). La rapida crescita demografica, connessa inevitabilmente anche ad una rapida tendenza all’urbanizzazione, è solo uno dei segnali più evidenti di un più importante cambiamento che interessò quest’era, ovvero il passaggio da un modello di vita basato sulla proprietà terriera ad una moderna economia urbana basata sul commercio e sull’industria manifatturiera. Una trasformazione tanto straordinaria quanto dolorosa: comportò, infatti, numerosi problemi economici e sociali dovuti ad un’industrializzazione rapida e irregolare. La Gran Bretagna conobbe anche un inevitabile diffusione della ricchezza e del benessere, soprattutto presso gli industriali, gli imprenditori, i mercanti che iniziarono a esportare prodotti industriali, come il cotone, verso l’intero mercato globale. Parallelamente la Gran Bretagna ottenne grandi profitti dallo sviluppo delle sue colonie, imponendosi come la maggiore potenza imperiale al mondo. Ovviamente le reazioni di intellettuali e scrittori alla sempre più frenetica espansione del paese furono varie e per certi versi contraddittorie: Thomas Babington Macaulay apprezzava e lodava lo spettacolo della crescita industriale con entusiasmo; altri avvertivano come l’egemonia nel commercio e nell’industria era pagata a duro prezzo in termini di felicità umana. Infatti, sebbene gran parte dei Vittoriani guardavano con orgoglio alla preminenza politica ed economica inglese, essi soffrivano anche un angoscioso senso di qualcosa che era andato perduto, di smarrimento in un mondo reso alieno dai cambiamenti tecnologici che si erano attuati troppo velocemente rispetto alle capacità di adattamento dell’umana psiche. QUEEN VICTORIA AND THE VICTORIAN TEMPER Il lungo regno della regina Vittoria, dal 1837 al 1901, definisce il periodo storico che porta il suo nome. La domanda che spesso sorge è se il carattere distintivo di quegli anni giustifichi l’uso dell’aggettivo VICTORIAN. In parte, la regina stessa incoraggiava la sua identificazione con le qualità che noi oggi associamo all’aggettivo- sincerità, responsabilità morale, buone maniere e decoro domestico. DUE VALORI SONO CENTRALI: ORDINE E RISPETTABILITÀ, e soprattutto la RETORICA DELLA FAMIGLIA patriarcale, l’ideale fulcro della narrativa vittoriana. Si consolida il ruolo della donna come angelo del focolare. In qualità di giovane moglie, madre di 9 figli, vedova del duca di Windsor (vestita di nero nei 40 anni dopo la sua morte), la regina Vittoria incarnò le domestic fidelities che i suoi cittadini condividevano. Anche i cambiamenti nella realizzazione delle immagini visive contribuirono a renderla l’icona che divenne. Fu la prima monarca inglese di cui abbiamo delle fotografie, le quali facilitarono anche la sua rappresentazione e propaganda attraverso il regno. Inoltre, Vittoria giunse al trono in un decennio che sembra marcare una differente coscienza storica tra i britannici: nel 1831, affermò John Stuart Mill, filosofo ed economista britannico, ‘’we are living in age of transition’’. Molti scrittori degli anni 30 dell’800 condividevano questo acuto senso di modernità, di rottura con il passato, di storica autoconsapevolezza. Nel 1834, Thomas Carlyle, storico e filosofo scozzese, spingeva i suoi contemporanei a ‘’chiudere Byron e aprire Goethe’’, ovvero ad abbandonare l’introspezione tipicamente romantica in favore di intenti morali più elevati. Fu questo senso di autocoscienza storica, di energica iniziativa sociale e di crescenti successi nazionali che spinse gli scrittori dei primi anni 50 e 60 dell’800 a definire la loro età come vittoriana. Quando poi la regina morì, si sviluppò anche una reazione contro molti dei traguardi raggiunti nel secolo precedente e ciò rafforza il senso che l’età vittoriana fosse un periodo distinto. I primi scrittori del XX secolo, dell’età georgiana (1911-1936), si sforzarono di marcare la loro distanza e differenza dai precedenti scrittori vittoriani, visti come creature assurde, compiaciuti perbenisti del cui modo di vivere avevano molto poco in comune. Celebre è, ad esempio, la descrizione che dei vittoriani fa la Woolf in Orlando 1928, in cui l’autrice non solo mette in luce una delle qualità più caratteristiche della vita e letteratura vittoriana, ovvero un’energia eccessiva, ma rivela anche il suo disprezzo per la sua abbondanza quasi asfissiante. Più tardi la Woolf affermerà che non sarebbe potuta diventare la scrittrice che era allora se il padre, Sir Leslie Stephen, eminente vittoriano e personalità ingombrante, non fosse morte quando fu. Per quanto a lungo tempo persistette a livello di studi accademici una bassa stima della letteratura vittoriana, gli storici e critici contemporanei hanno rivalutato quella che è una produzione letteraria, diretto risultato di un periodo ricco e complesso, in lotta con problemi e difficoltà legati alle ingenti trasformazioni del tempo. Può essere utile suddividere l’età vittoriana in 3 sotto-periodi: early Victorian (1830-48); mid-Victorian (1848-70) e late Victorian (1870-1901). THE EARLY PERIOD 1830-1848: A TIME OF TROUBLES Nei primi anni 30 dell’800 si verificarono due eventi storici di conseguenze rilevanti per l’Inghilterra. Nel 1830 Fine augurata la Ferrovia di Liverpool e Manchester. La comparsa del treno trasformò profondamente il paesaggio dell’Inghilterra, sostenne la crescita del suo commercio e ridusse la distanza fra le sue città. L’inaugurazione della prima ferrovia coincise con l’avvio di riforme parlamentari. L’Inghilterra era ancora governata da un sistema elettorale arcaico: alcune delle nuove città industriali non erano neppure rappresentate nel Parlamento mentre i cosiddetti ‘rotten boroughs’ (comunità divenute spopolate) eleggevano i candidati del signorotto locale al Parlamento. Un periodo di pressione economica aveva portato il paese sull’orlo della rivoluzione. Temendo l’anelito e lo sviluppo rivoluzionario che si era visto nel resto d’Europa il Parlamento approvò nel 1832 la Reform Bill. Quest’ultima permise da un lato, l’ampliamento della base elettorale che fu esteso fino a comprendere tutti gli uomini aventi una proprietà di £10 di rendita o valore, così da includere tutte le classi più basse del ceto medio, ma non ancora le classi operaie che ottennero il voto solo nel 1867, quando una seconda Reform Bill fu approvato. Inoltre, ancora più importante fu l’abolizione dei cosiddetti quartieri marci, e la ridistribuzione dei seggi parlamentari. Ciò fece sì che il monopolio del potere che era stato tenuto per anni dai proprietari terrieri conservatori cessò, lasciando il posto ai sempre più crescenti interessi del ceto medio. Una nuova età era iniziata. Le difficoltà economiche e sociali connesse all’industrializzazione erano così gravi che gli anni 30 e 40 del 800 furono anche noti come Time of Troubles. Un crollo nel 1832, seguito da una serie di cattive raccolte, causò un periodo di DISOCCUPAZIONE, DISPERATA POVERTÀ E RIVOLTE. Le condizioni nelle miniere industriali e di carbone erano pessime. Gli operai e le loro famiglie nei bassifondi di città come Manchester vivevano in alloggi super affollati e insalubri; e le condizioni sotto le quali uomini, donne, bambini lavoravano nelle miniere e fabbriche erano tremendamente brutali. Elizabeth Barret nel suo poema ‘ The Cry of the Children’ 1843 esprime la sua risposta sdegnata alla all’inchiesta sul lavoro minorile che aveva descritto bambini di 5 anni seduti da soli nell’oscurità ad aprire e chiudere le porti della ventilazione, bambini di 12 anni che trasportavano pesanti quantità di carbone attraverso strettoie anguste e pericolose per 16 ore al giorno. La percezione di un’apparente situazione complessa ormai senza speranze fu accentuato anche dall’entrata in scena come uomo politico di Charles Greville, il quale descrisse le condizioni del nord dell’Inghilterra come ‘appalling’ ovvero spaventose, terribili, tremende. In realtà alcune misure per controbilanciare questa situazione erano state proposte. Una di queste fu la proposta portata avanti dai cosiddetti Chartists, un’ampia organizzazione di operai-lavoratori. Nel 1838 questo movimento ideò la ‘People’s Charter’, sostenitrice dell’estensione del diritto di voto, dell’uso della votazione segreta, e di altre forme legislative. Nonostante questo movimento fallì e scomparve entro il 1848, esso contribuì nel creare un’atmosfera di apertura alle riforme. Tra queste, la più importante fu sicuramente l’abolizione delle Corn Laws, che imponeva delle alte tariffe sul grano importato. Nel 1854, varie gravi carestie di grano unite allo scoppio della ‘’malattia della patata’’ in Irlanda convinsero Robert Peel, allora primo ministro, ad abbandonare il tradizionale protezionismo. Fu un passo importantissimo che sollevò l’Inghilterra da molte delle sue crisi e che permisero al paese di rimanere perlopiù immune dai moti rivoluzionari che scoppiarono nel 48 nel resto d’Europa. Da un punto di vista letterario questo Time of Troubles lasciò comunque una traccia soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti ‘Condition of England’ novels degli anni 40 e 50 dell’800. Vivide testimonianze di questo periodo possono essere trovate, ad esempio, nelle narrazioni di Kingsley, Elizabeth Gaskell, e Benjamin Disraeli, uno scrittore che divenne poi primo ministro. Particolarmente significativo è il sottotitolo del suo romanzo Sybil, The Two Nations (1845) in cui Disraeli mette in luce la netta linea che divideva l’Inghilterra dei ricchi dall’altra nazione, l’Inghilterra dei poveri. THE MID-VICTORIAN PERIOD (1848-70): ECONOMIC PROSPERITY, THE GROWTH OF EMPIRE AND RELIOUS CONTROVERSY Nei decenni successive al Time of Troubles, alcune scrittori vittoriani come ad esempio Charles Dickens continuarono a fare attacchi critici contro le mancanze e i limiti della società vittoriana. Un atteggiamento ancora più critico e indignato di Dickens fu quello di John Ruskin che denunciò i mali della industria vittoriana e della teoria economica del laissez-faire. In generale però i romanzi realistici di Anthony Trollope, con la loro confortante tolleranza e compostezza, riflettono in maniera più caratteristica il tipico atteggiamento dell’età media vittoriana verso la scena politica e sociale di quanto lo facciano le lamentele e le denunce di Ruskin. Nel complesso, questa fase, nonostante la persistenza di alcune problematiche, rappresentò un tempo di prosperità. La monarchia stava dando prova del suo valore in un modo nuovo e moderno. La regina e suo marito, il principe Albert, rappresentano dei modelli di vita domestica e di devozione al dovere, valori centrali nella mentalità della middle-class. L’agricoltura prosperava insieme al commercio e all’industria e attraverso una serie di Factory Acts, che ridussero le ore di lavoro giornaliere e limitarono anche lo sfruttamento minorile, anche le condizioni delle classi lavoratrici stavano gradualmente migliorando. Quello che viene definito il tipico ottimismo vittoriano in realtà fa riferimento proprio a questa fase intermedia dell’età vittoriana- ‘the Age of Improvement’ come la storica Asa Briggs l’ha poi definita. Nel 1851 il principe Alberto inaugurò la Great Exihibition presso l’Hyde Park, dove una gigantesca serra di vetro, the Crystal Palace, fu eretta per mostrare i risultati della moderna industria e scienza. Il palazzo simbolizzò i traguardi trionfanti della tecnologia vittoriana. Parallelamente, il progresso tecnologico aveva comportato un’enorme espansione dei commerci a livello globale. Ci fu non solo un’esportazione di merci, ma anche di persone e capitali: negli anni 50 e 80 dell’800 si verificò un’emigrazione su larga scala verso l’Australia; nel 1867 il parlamento unificò le province canadesi nel Dominion of Canada. Tutto ciò contribuì alla nascita dell’IMPERO BRITANNICO. A seguito di alcune rivolte di militari e contadini in India, il Parlamento assunse anche l’amministrazione dell’India, di cui era prima incaricata la Compagnia delle Indie Orientali, e avviò un efficiente civilizzazione. Nel 1876, infatti, la regina Vittoria fu proclamata anche imperatrice dell’India. La presenza del governo inglese e l’instaurazione di sistemi di amministrazione ed educazione spiega quella che fu ed ancora oggi è l’influenza, positiva o negativa che l’Inghilterra ha sulle sue precedenti colonie. L’Inghilterra aveva diverse ragioni a favore della creazione del suo impero: esso infatti rappresentava una fonte di ricchezza, offriva mercati per i prodotti industriali, risorse di materie prime e ovviamente garantiva un potere e un’influenza mondiali. Peculiare è il fatto che molti inglesi vedeva l’espansione dell’impero anche come una responsabilità morale: quella che poi Rudyard Kipling chiamerà, in un altro contesto, ‘’the White Man’s Burden’’. Contemporaneamente all’espansione di quest’iniziativa missionaria inglese, cresceva un sempre più intenso DIBATTITO in merito al credo religioso. La Chiesa inglese era evoluta in tre maggiori divisioni: 1. Evangelica, o Low Church: gli evangelici enfatizzavano la trasformazione spirituale dell’individuo tramite la conversione e una condotta morale severa ed austera. Dediti al perseguimento di buone cause, sostenitori di un severo codice morale puritano e censuratori della mondanità, gli evangelici costituirono una potente ed attiva minoranza nella prima parte dell’800. 2. Broad Church : aperta ad una mentalità più moderna, i suoi sostenitori accentuavano la natura largamente inclusiva della Chiesa. 3. High Church: strettamente associato al lato cattolico della chiesa, negli anni 30 dell’800 prese piede il movimento della Chiesa alta, anche noto come Oxford movement e come Tractarianism poiché i suoi leader sviluppavano le proprie tesi in una serie di pamphlets o trattati. Guidati da John Newman, i sostenitori della High church ritenevano che la chiesa potesse mantenere il suo potere solo resistendo alle tendenze liberali e attenendosi alle sue originali tradizioni. Nel frattempo si svilupparono anche varie correnti di pensiero razionale, prima fra tutte l’UTILITARISMO di Jeremy Bentham e del suo discepolo James Mill. Bentham riteneva che gli esseri umani sono inclini a massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Il criterio secondo cui noi dovremmo giudicare moralmente corretta un’azione, quindi, è la misura in cui essa fornisce il più grande piacere al maggior numero di persone. Questa corrente di pensiero influenzò molto le basi filosofiche per la ricerca di riforme sociali e politiche, ma suscitò anche aspre critiche da parte di coloro che sostenevano l’assenza, da parte dell’utilitarismo, del riconoscimento dei bisogni spirituali degli uomini. Cresciuto secondo severi principi utilitaristici, John Stuart Mill, figlio di James Mill, assunse poi un atteggiamento critico nei confronti della dottrina stessa, accusata di averlo privato della capacità del sentire e provare emozioni. Più tardi sia Dickens in Hard Times, sia Ruskin in Unto This Last, attaccheranno l’utilitarismo. Successivamente la sfida nei confronti della fede religiosa passò dagli utilitaristi ad alcuni teorici scientifici, come Thomas Henry Huxley, sostenitore delle teorie di Charles Darwin. Da un lato fu inaugurato un approccio scientifico allo studio della Bibbia, diffuso soprattutto in Germania e noto come Higher Criticism, secondo il quale la Bibbia piuttosto che essere un documento sacro infallibile e incontestabile, rappresentava un semplice testo d storia. Dall’altro rilevanti furono anche gli studi di geologia e astronomia che alterarono la visione stessa dell’umanità e inevitabilmente della religione. La teoria della SELEZIONE NATURALE espressa in The Origin of Species 1859 di Darwin entrò in conflitto non solo con il concetto di creazione derivante dalla Bibbia ma anche con supposizioni consolidate da tempo in merito ai valori legati al ruolo speciale dell’umanità nel mondo. Le strutture portanti delle varie stratificazioni sociali, filosofiche e religiose dei vittoriani iniziarono a corrodersi. Questi dibattiti attorno alla scienza, così come alla religione, sono una dimostrazione del fatto che sotto la superficie placida e prospera dell’età media vittoriana si nascondevano numerosi conflitti e ansie. THE LATE PERIOD (1870-1901): DECAY OF VICTORIAN VALUES L’ultima fase dell’era vittoriana è più difficile da definire e categorizzare. A prima vista essa può apparire come un mero prolungamento della fase precedenti. Per molti vittoriani si trattò di un tempo di relativa prosperità e sicurezza. La vita a Londra era per molti uno splendore esilarante, il quale si riflette in parte nella proliferazione di comodità, invenzioni, prodotti che stavano alterando il modo stesso di vivere. L’Inghilterra si era avvicinata non solo al progresso tecnologico ma anche ad una cultura del CONSUMISMO. Gli ultimi decenni dell’800 videro anche l’apice dell’imperialismo britannico. Sebbene la maggioranza degli inglesi raramente consideravano la piaga inflitta ai popoli sottomessi, molti iniziarono ad interrogarsi sui costi dell’impero e soprattutto scoppiarono una serie di rivolte, massacri e guerre: la ribellione dei militari e dei contadini in India nel 1857, la ribellione della Jamaica nel 1865, il massacro del generale Gordon e dei suoi soldati a Khartoum, nel Sudan, nel 1885. A ciò si aggiungeva la ‘questione irlandese’ , che divenne sempre più pressante negli anni 80 quando l’autogoverno (home rule) dell’Irlanda divenne oggetto di accesi dibattiti- una riforma che fu proposta dal primo ministro Galdstone ma che venne rifiutata. Nel frattempo, l’egemonia politica ed economica della Gran Bretagna iniziava ad essere minacciata da nuove potenze competitrici: la Germania di Bismarck e gli Stati Uniti. Un altro cambiamento fu rappresentato dall’approvazione, per mezzo di Disraeli, della SECOND REFORM BILL nel 1867, diretto risultato di un sempre più emergente potere delle classi lavoratrici. D’altronde anche la diffusione di nuove opportunità d’istruzione rafforzò una consapevolezza politica e l’esigenza di prendere parte nell’amministrazione del paese. Questi fattori, uniti alla nascita delle TRADE UNIONS associazioni inglesi di lavoratori che, sorte in difesa degli statuti corporativi delle arti contro il capitalismo, divennero poi sindacati, resero la classe operaia una forza politica sempre più incline ad abbracciare anche le teorie rivoluzionarie di Karl Marx e Friederich Engels, esposte nel Manifesto del partito comunista. Uno dei primi sostenitori di tali idee fu William Morris. In molta letteratura di quest’ultimo periodo è visibile un cambiamento generale della mentalità. PROF: SI APRE LA FASE DELLA fin de siècle : radicale cambiamento nella percezione del gusto. Samuel Butler , per esempio, attaccò duramente Darwin e il ministro Gladstone, figura di grande autorità che gli ricordava il padre. Nel suo romanzo The Way of All Flesh 1903, Butler fece della satira contro la vita domestica e familiare. In maniera differente, Walter Peter dirà che tutti gli sforzi dei suoi predecessori erano alla fine vani, concludendo che tutte le risposte ai problemi non possono essere trovate e che il nostro compito dovrebbe essere quello di gioire dei momenti effimeri di bellezza. John Ruskin pubblicò The Stones of Venice 1851 definita come la prima opera critica delle arti visive. Ruskin nelle sue opere condannava il rinascimento italiano e andava a rivisitare l’estetica gotica. Scoperta dell’ESTETISMO e del concetto dell ‘ art pour l’art, teoria di Théophile Gautier, un’esaltazione dell’estetica fine a se stessa. Si scopre un’estetica del piacere, dell’edonismo che andava a sostituire in maniera artificiale la rappresentazione della vita andando a sradicare il realismo e il concetto stesso di realismo vittoriano e rispettabilità vittoriana. In questo periodo nel campo dell’arte si affermano i pittori preraffaelliti, di cui il maggior esponente era Dante Gabriel Rossetti. Quest’ultimo, insieme ad altri preraffaelliti, iniziarono a portare nell’arte inglese questo gusto per un ESTETISMO DECADENTE, che si basava su un connubio tra morte, oscurità e piacere sensuale descritto soprattutto in queste figure di donne sensuali, diafane con labbra rosse, figlie di tutta una retorica estetica che fa parte della seconda metà dell’800 europeo che è l’estetica femme fatale, donna vampiro, donna divoratrice degli uomini. Una delle chiavi dell’ultima parte dell’età vittoriana è stato soprattutto il disvelamento di quello che era un doppio codice morale all’interno dell’etica vittoriana. Già Stevenson nel descrivere la figura paterna iniziava a parlare dello scricchiolio della retorica familiare patriarcale vittoriana e soprattutto della discrepanza tra l’immagine che la propaganda vittoriana mostrava, ovvero rispettabilità e la pruderie tutta borghese, e quella che era la vera anima dei vittoriani. RETORICA DEL DOPPIO: nell’ultima parte del secolo la donna è angelicata o crudele e divoratrice, In Dr. Jekyll and Mr Hyde abbiamo il dottor Jekyll che rispecchia il volto rispettabile del borghese vittoriano, Mr. Hyde la bestialità che viene nascosta. Bram Stoker: come ci dice Franco Moretti in ‘Estetica della paura’ vuole proprio mettere alla berlina quelle che sono alcune caratteristiche dell’età vittoriana: ovvero la rispettabilità e l’attaccamento al profitto e al danaro (avidità e voracità, anche dal punto di vista sessuale) che sono incarnate dalla figura del conte Dracula. Attraverso però un sistema di spostamento di significato, il conte, il mostro, il vorace viene dall’estero e poi da una nazione che era al tempo vista come selvaggia, e quindi la rispettabilità degli inglesi viene salvata. THE NINETIES I cambiamenti nella mentalità e negli atteggiamenti che si erano già venuti fuori negli anni 70 si rafforzarono nell’ultimo decennio del secolo. Gli standard tipici dell’età vittoriana stavano crollando ormai su diversi fronti. Un esempio è rappresentato dal figlio della regina Vittoria, Edward, Prince of Wales. Un uomo alla ricerca dei piaceri, Edward era l’esatta antitesi del padre, Prince Albert, un intellettuale coscienzioso che aveva dedicato la sua vita al duro lavoro e a responsabilità amministrative. Gran parte della scrittura di questo decennio riflette un altro aspetto di degrado, la MELANCHOLY. Artisti degli anni 90, aderenti al movimento estetico, erano consapevoli di vivere al termine di un grande secolo e spesso coltivavano una posa da fin de siècle. Una ponderata indolenza, una sofisticatezza, una ricerca di nuovi modi di solleticare dei palati stufi sono tutte caratteristiche che possono essere riscontrate nella poesia (di Ernest Dowson) e nella prosa (di George Moore e Max Beerbohm) del periodo. Le storie di Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle presentano un eroe che simultaneamente incarna e sorveglia la decadenza cosmopolita della città e il suo schietto partner Dr. Watson. Nel 1893 il critico austriaco Max Nordau riassunse ciò che gli sembrava stesse accadendo nel suo libro sensazionale quanto il suo stesso tiolo: Degeneration. Ad oggi è facile vedere negli anni 90 del 900 l’inizio de MODERNISMO in letteratura: alcuni scrittori del XX secolo come Yeats, Hardy, Conrad, Shaw, stavano già pubblicando. THE ROLE OF WOMEN Riforme politiche e legali avevano concesso ai cittadini lungo il periodo vittoriano numerosi diritti. Il paese, nel complesso, aveva fatto molto per estendere le libertà dei cittadini, ma le donne non condividevano questi traguardi. Esse non potevano votare o ricoprire incarichi politici ( solo nel 1918 le donne otterranno il voto). Fino all’approvazione dei Married Women’s Property Acts (17ì870-1908) le donne sposate non potevano possedere o gestire le loro stesse proprietà. Mentre gli uomini potevano divorziare per adulterio, le mogli potevano divorziare per adulterio solo se quest’ultimo era combinato con crudeltà, incesto o bigamia. Le opportunità d’istruzione e di impiego erano LIMITATE. Tutte queste ineguaglianze stimolarono un acceso dibattito in merito ai ruoli delle donne noto come ‘Woman Question’. Tuttavia, occorre riconoscere che questo dibattito vittoriano era condotto dai ceti medi per le donne dei ceti medi. Le tesi a favore dei diritti delle donne erano basate sugli stessi principi di libertà che avevano costituito le basi dell’estensione dei diritti degli uomini. Alcune misure legislative lungo il corso dell’800 portarono gradualmente a dei cambiamenti in vari ambiti. The Custody Act del 1839 conferì alla madre il diritto di presentare un’istanza in tribunale per la custodia dei figli minori. The Divorce and Matrimonial Causes Act del 1857 stabilì un tribunale civile per il divorzio ( prima esso era concesso solo tramite tribunali ecclesiastici) e fornì alla moglie abbandonata il diritto di amministrare i diritti sulle sue proprietà. Nel frattempo alcune donne combattevano per ampliare le opportunità relativa alla loro ISTRUZIONE. Nel 1837 nessuna università inglese era aperta alle donne. Il poema di Tennyson ‘The Princess’ con la sua descrizione di un immaginario collegio di donne da cui gli uomini sono esclusi, era ispirato dalle coeve discussioni in merito alla necessità delle donne di ottenere un’istruzione più regolare e avanzata di quella offerta delle scuole d’èlite popolari. Alla fine del regno della regina Vittoria le donne potevano laurearsi presso 12 università e potevano studiare anche ad Oxford e Cambridge (senza prendere il diploma). C’era anche una certa agitazione nel voler migliorare le opportunità LAVORATIVE delle donne. Scrittrici come Charlotte Brönte, Eliabeth Barrett Browning, e Florence Nightingale lamentavano che alle donne della middle e upper class erano insegnate abilità banali per riempire giorni nei quali non c’era nulla di importante da fare. Una condizione, questa, che tuttavia non riguardava di certo le donne delle classi operaie, le cui vite erano state rese ancora più faticose dalla società industriale. Centinaia di migliaia di donne delle classi più basse lavoravano nelle fabbriche in condizioni tremende. Una serie di Factory Acts (1802-78) gradualmente regolò le condizioni di lavoro nelle miniere e nelle industrie, riducendo le ore giornaliere a 16 e bandendo le donne dal lavoro nelle miniere; ma persino con tali cambiamenti la vita delle donne povere, da domestiche o da operaie, da sarte o contadine, era indubbiamente dura. Proprio le cattive condizioni lavorative e lo sfruttamento spinse migliaia di donne alla PROSTITUZIONE, un business non di rado intrapreso anche da quelle donne che i contemporanei giornalisti definivano il ‘’surplus’’ delle middle-classes, ovvero le donne che rimanevano nubili per via di una disparità nel numero di uomini e donne. L’unica professione che sembrava offrire alle donne nubili della middle-class un possibile mantenimento era quella della governatrice, la quale però poteva aspettarsi solo paghe minime, e uno stato ambiguo, a metà tra serva e membro della famiglia. Forse proprio perché la condizione della governante indicava così chiaramente la precarietà dello stato delle donne nubili nell’Inghilterra vittoriana, il cosiddetto governess novel, di cui il maggior esempio è rappresentato da Jane Eyre di Charlotte Brönte e Vanity Fair di William Makepeace Thackeray, divenne un genere popolare attraverso il quale esplorare i ruoli delle donne nella società. La società vittoriana incominciò anche ad interrogarsi sulla natura stessa della donna. Nel poema The Princess di Tennyson, il re esprime una visione tradizionale dei sessi, una visione che è stata poi deifinita come la dottrina delle ‘’separate spheres’’. ( Man for the field and woman for the hearth, [..] Man with the head and woman with the heart). Il confinamento delle donne al FOCOLARE DOMESTICO e a ciò che riguarda il cuore, e non la ragione, riflette un’ideologia che rivendicava per le donne una peculiare natura adatta al ruolo domestico. Ancor meglio incarnato dal titolo del poema di Conventry Patmore, The Angel in the House (1854-62), questo concetto di femminilità strettamente connesso al focolare domestico accentuava anche quella che doveva essere la purezza e l’altruismo della donna. Protetta e racchiusa nella casa, la donna aveva il compito di creare un posto di pace dove l’uomo potesse riguarsi dalle difficoltà della vita moderna e della società esterna. È facile riconoscere gli aspetti oppressivi impliciti in quest’ideologia. Paradossalmente, però, alcune donne la utilizzarono per giustificare lo speciale contributo delle donne alla vita pubblica. Entro gli anni 90 dell’900 una ‘New Woman’, emblema di una femminilità emancipata, divenne oggetto di dibattito in numerose narrazioni e articoli di riviste. IN sintesi potremmo dire che il problema alla base non era soltanto educativo, politico o economico: ma era come le donne erano viste e consideravano loro stesse in qualità di membri della società. LITERACY, PUBLICATION AND READING L’ALFABETISMO aumentò in maniera considerevole lungo l’età vittoriana. Nel 1837 circa la metà della popolazione maschile adulta era in grado di leggere e scrivere, entro la fine del secolo l’alfabetismo era quasi universale, come risultato in gran parte dell’istruzione nazionale obbligatoria richiesta dal 1880 fino all’età di 10 anni. Grazie alle innovazioni tecnologiche in merito alla stampa e alla realizzazione della carta, gli editori iniziarono a stampare più prodotti a prezzi sempre più economici. Il numero di periodici, riviste, giornali e libri crebbe in maniera esponenziale durante l’età vittoriana. I libri continuavano ad essere piuttosto costosi ma gran parte dei lettori li prendeva in prestito dalle Biblioteche circolanti. Lo sviluppo più significativo fu quello dei PERIODICI. Esistevano riviste di ogni genere e per ogni gusto: riviste popolari, come ‘penny dreadfuls’ che raccontavano storie sensazionali, riviste religiose, femminili. Le principali riviste esercitarono anche una certa influenza in ambito letterario. I romanzi di autori come Dickens, Thackeray, Eliot, Gaskell i saggi di Carlyle, MIll, Arnold, le poesie di Tennyson e Brownings apparivano tutte su riviste mensili. Anche la PUBBLICAZIONE IN SERIE influenzò il modo di fare letteratura e di leggere. Romanzi e prosa realistiche erano spesso pubblicati in serie. In particolare fu la pubblicazione dei Pickwick Papers 1836-37 di Dickens a stabilire la popolarità della pubblicazione in serie. I lettori quindi leggevano queste opere a puntate relativamente brevi lungo un periodo che poteva coprire anche un anno intero, così da lasciare il tempo per la riflessione sull’opera. La pubblicazione in serie incoraggiò anche una certa costruzione della TRAMA e del RITMO permettendo agli scrittori di prendere in considerazione le reazioni del pubblico man mano che essi realizzavano le successive puntate, così da stimolare la curiosità del lettore e indurlo a comprare gli episodi seguenti. La pubblicazione in serie unita alla lettura che spesso veniva fatta a voce alta nelle famiglie promosse la creazione di una comunità di lettori unita specialmente nella middle-class. I lettori si aspettavano che la letteratura li divertisse ma anche istruisse, mettendo in luce soprattutto problemi sociali. Dal 1870, tuttavia, il senso di una vasta comunità di lettori iniziò a dissolversi. Alcuni scrittori iniziarono a definirsi in contrasto con il pubblico, poeti come i preraffaelliti perseguivano il concetto di ART FORT ART’S SAKE, ovvero dell’arte fine a sè stessa. Si scopre un’estetica del piacere, dell’edonismo che andava a sostituire in maniera artificiale la rappresentazione della vita andando a sradicare il realismo e il concetto stesso di rispettabilità vittoriana. Gli artisti preraffaellitti come introducono un’estetica DECADENTE, con figure di donne diafane, caratterizzate da labbra rosse, che derivano dalla femme fatale, donna divoratrice degli uomini. Questo perché alla fine del periodo vittoriano si scoprì quello che era una DOPPIA MORALITÀ.. Già Stevenson iniziava a parlare di quello che era lo scricchiolio della retorica familiare vittoriana e soprattutto …la rispettabilità e anche questo gusto borghese e quella che era l’anima dei vittoriani. RETORICA DEL DOPPIO: la donna è angelicata o crudele e divoratrice, uomo come borghese rispettabile o come brutale. Dram Stoker vuole proprio mettere alla berlina quelle che sono alcune caratteristiche dell’età vittoriana_ l’attaccamento al profitto e al danaro incarnate dalla figura del mostro Dracula. SHORT FICTION ADN THE NOVEL Si ha un consolidamento della narrativa e del romanzo borghese. La narrativa fiorì in varie forme durante l’età vittoriana. Gli ultimi due decenni del secolo videro alcuni dei risultati più di successo per quanto riguarda la narrativa breve, come ad esempio The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Stevenson, o le avventure del detective Sherlock Holmess, i racconti sulle colonie di Kipling e così via. Fu sicuramente il ROMANZO (novel) a imporsi come genere letterario predominante dell’era. Inizialmente pubblicato in serie, i romanzi cominciarono poi ad apparire in edizione da tre volumi, anche noti come ‘’three-deckers’’. Come anche la loro dimensione suggerisce, i romanzi vittoriani ambivano a rappresentare un mondo sociale vasto, con tutte le varietà di classi e strutture sociali che formano una comunità. Essi contengono una molteplicità di personaggi e di intrecci, che mettono in moto una serie di modelli e schemi che rivelano la visione dell’autore in merito alle profonde strutture della società. Stendhal definiva il romanzo come ‘ a mirror wandering down a road’’, una definizione ambigua che non tiene conto dell’influenza della prospettiva dell’autore. Sarebbe più corretto parlare di REALISMI, piuttosto che di un unico realismo, poiché ogni scrittore presenta una specifica visione della realtà e tramite la cui forza rappresentativa egli cerca di persuadere i lettori a riconoscere. I mondi descritti da Dickens, Brönte, Trollope, Eliot, a malapena sembrano uniformi. L’esperienza che i romanzieri vittoriani rappresentano più frequentemente è l’insieme di relazioni sociali che intercorrono nella società della middle-class. È una società dove le condizioni materiali definiscono la posizione sociale, dove i soldi determinano le opportunità, dove la classe sociale rafforza un forte senso di stratificazione e tuttavia una società dove la possibilità dell’ascesa-mobilità sociale esiste. Gran parte dei romanzi vittoriani si focalizzano su un/a protagonista il cui sforzo di definire il suo posto nella società rappresenta il punto cruciale e di maggior interesse della trama. Il romanzo quindi costruisce una TENSIONE tra le circostanti condizioni sociali e l’aspirazione dell’eroe o eroina, una tensione che fa del romanzo una forma adatta a rappresentare la lotta delle donne per l’autodeterminazione e autorealizzazione in un contesto di oppressioni e limitazioni. Ecco quindi perché l’eroina, come Jane Eyre, Dorothea Brooke, Maggie Tulliver, è spesso l’emblematica protagonista la cui ricerca di una realizzazione, di un appagamento incarna l’umana condizione . Le scrittrici donne erano, per la prima volta, non più figure al margine ma autrici riconosciute. Jane Austen, le Brönte, Elizabeth Gaskell, George Eliot, tutte aiutarono a definire e perfezionare il genere. Sia se scritti da donne o uomini, i romanzi vittoriani erano straordinariamente VARI. Coinvolgeva una molteplicità di stili e generi dalla stravagante commedia sociale di Dickens ai romanzi gotici delle sorelle Bröonte, dal realismo politico e sociale di Trollope ai romanzi sensazionali di Wilkie Collins, dal cupo naturalismo di Gissing alle tragedie rurali di Hardy. Per i vittoriani il romanzo era al contempo una forma di intrattenimento e uno stimolo alla ‘sympathy’ sociale. Dickens, Gaskell, e molti altri scrittori cercarono di stimolare l’attuazione di riforme sociali attraverso la rappresentazione dei problemi relativi alla società, come la povertà, le cattive condizioni igienico-salutari, lo sfruttamento minorile. POETRY Nonostante ad oggi il romanzo viene visto come il principale genere letterario dell’età vittoriana, i lettori dell’800 continuavano a considerare la poesia come l’apice della letteratura. Significativa, a tale proposito, è The Study of Poetry 1880 di Matthew Arnold in cui egli afferma che l’umanità scoprirà sempre di più di dover rivolgersi alla poesia per interpretare il mondo, per ottenere consolazione e supporto. Per lui la poesia avrebbe prima o poi sostituito perfino la religione e la filosofia. Difatti la poesia divenne parte della vita di sempre più persone durante l’epoca vittoriana, tanto più che i poemi venivano inseriti nelle pagine di giornali e periodici, letti in famiglia, e dagli anni 70 in poi recitati nelle scuole. MA questa pervasiva presenza e democratizzazione della poesia si mostrò essere in molti aspetti un suo svantaggio, almeno dal punto di vista della critica della prima metà del XX secolo. A lungo considerata sentimentale e anti-intellettuale, la lettura della poesia popolare cominciò a guadagnare una più seria attenzione. La poesia vittoriana è stata a lungo trattata come un prodotto in sospeso tra i picchi dei risultati della poesia romantica, da un lato, e di quella modernista dall’altro. In realtà, influenzati dai progressi formali del romanzo, i poeti idearono nuovi modi per raccontare storie attraverso i versi, come testimoniato da Maud di Tennyson, Aurora Leigh di Elizabeth Barrett Browning. I poeti e critici discutevano anche su quali dovevano essere i soggetti di tali lunghe poesie narrative. Alcuni, come Arnold, sostenevano la necessità di attenersi a SOGGETTI EPICI del passato, altri, come Elizabeth Barrett, ritenevano che i poeti dovessero rappresentare ‘’la loro età, non quella di Carlo Magno’’. I poeti sperimentarono anche nuove prospettive e nuovi personaggi, ad esempio The Ring and the Book di Robert Browning rappresenta la sua trama- una storia di un assassinio- attraverso 10 diverse prospettive. Anche se innovativa, la poesia romantica fu comunque profondamente segnata dall’ombra del romanticismo: tutti i poeti vittoriani risentirono dell’influenza dei loro predecessori anche se non riuscirono a sostenere la loro stessa fiducia nel potere dell’immaginazione. I poeti vittoriani spesso riscrissero le opere romantiche ma con un senso di distanza e di ritardo. Ad esempio, quando Hardy scrive ‘’The Darkling Trush’’ nel dicembre 1900 l’usignolo di Keats è divenuto ‘un vecchio usignolo, fragile, scarno e piccolo’. Alcuni poeti della seconda metà del secolo, come Dante Gabriel Rossetti e Algernon Charles Swinburne, abbracciarono una concezione romantica della poesia più attenuata, perseguendo l’ideale dell’arte fine a sé stessa. La più fruttuosa reazione alla soggettività romantica la troviamo nelle opere di Robert Browning, il quale incominciò a scrivere monologhi drammatici, poesie che lui definiva come ‘liriche nell’espressione ma drammatiche nella sostanza e fatta di voci di tante persone immaginarie, non la sua’. Fu poi Tennyson a perfezionare il modello del monologo drammatico, conferendogli una forma più lirica. Difatti, l’idea di creare un poema lirico in cui l’io si fa portavoce di un qualcuno di ironicamente distinto dal poeta stesso è forse il risultato più caratteristico dell’età vittoriana. Nonostante la sperimentazione formale della poesia vittoriana, sia per quanto riguarda la long narrative e il dramatic monologue, condivide alcuni tratti in comune: Tende ad essere una poesia pittoresca, espressiva, illustrata, ricca di dettagli che vanno a costruire immagini visive che rappresentano l’emozione o la situazione descritta dalla poesia; Quest’estetica ‘pittoresca’ della poesia avvicinerà poeti e pittori, al punto che molti artisti erano soliti raffigurare le poesie vittoriane, o viceversa. La poesia vittoriana utilizza anche il suono in un modo peculiare: che si tratti della soave melodia dei versi di Tennyson o la ruvidezza tipica di Browning e Gerard Manley Hopkins, il suono della poesia vittoriana riflette il tentativo di usare la poesia stessa come mezzo dotato di una propria indipendenza (di significato). Questi poeti utilizzano il suono e il ritmo della poesia per comunicare un significato laddove le parole non possono, non bastano. Il tono diviene il segnale dei sentimenti. Struttura sintattica complessa Si tratta perlopiù di una poesia ‘of mood and character’ cioè psicologica, e strettamente connessa all’umore, all’indole. In particolare i poeti della seconda metà del secolo iniziarono ad allontanarsi da quel ruolo di poeti volti ad insegnare qualcosa al pubblico, anzi incominciarono ad abbracciare un’identità di ribelli bohemien. Le poetesse donne incontrarono tantissime difficoltà nel sviluppare la loro voce poetica, dati i pregiudizi, le restrizioni e le aspettative che allora ricadevano sul genere femminile. PROSE Gli scrittori di quella che si definisce la nonfictional prose, termine utilizzato per distinguere questi scrittori di biografie, storie, saggi di politica, economia e così via dai romanzieri, ambivano principalmente a istruire il pubblico. Fu lo sviluppo della stampa dei periodici a fornire il supporto e il mercato per la pubblicazione di questo tipo di prosa, testi che riflettono un forte senso di vita intellettuale condivisa e l’urgenza di trattare di problematiche morali e sociali. Gli scrittori, trattando di una grande varietà di argomenti anche controversi relativi all’estetica, la politica e la religione, cercano di persuadere i lettori a condividere le loro convinzioni e valori. Significativa è ad esempio la descrizione che Carlyle fa dello scrittore, definito come una sorta di sacerdote laico, che cerca di insegnare agli uomini che Dio è ancora presente nelle loro vite. Proprio questa combinazione di una nuova posizione nel mercato letterario e una propensione per la funzione pedagogica del testo rappresenta la quintessenza della prosa vittoriana. A proposito della prosa realistica vittoriana, Walter Pater dirà nel suo saggio ‘Style’ che essa non è superiore al verso ma sicuramente più appropriata a esprimere la caotica varietà e complessità della vita moderna. Nonostante la diversità di stili e argomenti, gli scrittori della prosa vittoriana erano tutti ugualmente impegnati nel formare nel plasmare la fiducia e fede in un mondo estremamente complesso e mutevole. Le tecniche di persuasione utilizzate erano però molteplici. Mill and Huxley si affidano ad un’argomentazione chiara e logica e su uno stile lucido, razionale e asciutto. Carlyle e Ruskin, invece, si avvicinano ad una prosa più romantica nel carattere, più concitata nel tentativo di convincere e smuovere i lettori. Non solo per cosa dicevano, ma per COME lo dicevano, gli scrittori vittoriani stavano rivendicando un posto per la letteratura in una cultura scientifica e materialistica. Sia Arnold sia Pater condividevano questo obiettivo, per Arnold si trattava però di un’esperienza morale, per Pater di estetica. Entrambi posero le basi della critica letteraria moderna. DRAMA AND THEATER Nonostante le opere teatrali dell’età vittoriana abbiano ricevute relativamente poca attenzione da parte della critica, il teatro costituì per tutto il lungo periodo una fiorente e popolare attività, che metteva in scena non solo drammi convenzionali ma anche intrattenimenti teatrali caratterizzati da effetti spettacolari e sfarzosi- burlesche, musical, pantomime, melodrammi, rivisitazioni delle opere di Shakespeare. La popolarità del teatro esercitò un’influenza anche su altri generi. Dickens stesso era devoto al teatro e scrisse alcune delle scene dei suoi romanzi per mezzo di tecniche teatrali. Thackeray si definisce come il burattinaio dei suoi personaggi in Vanity Fair e utilizza espressioni della recita melodrammatica nelle sue illustrazione del romanzo. Opere teatrali di successo erano quelle di Dion Boucicault and Henry Arthur, molto popolari erano anche le opere comiche di W.S. Gilbert e Arthur Sullivan. La loro satira delle istituzioni e dei valori vittoriani e il loro modo serio e rispettoso di trattare il ridicolo, non solo li rese geniali e ma anticiparono anche le tecniche di due grandi figure del treatro inglese, l’irlandese George Bernard Shaw e Oscar Wilde. Intorno al 1890, quando le controversie opere del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen divennero note in Inghilterra, Arthur Pinero e G.B. Shaw iniziarono a scrivere le cosiddette ‘problem plays’, incentrate su questioni sociali complesse. Negli anni 90 dell’800 Shaw e Wilde trasformarono il teatro inglese con i loro capolavori comici, inaugurando un tipo di COMMEDIA che prendeva di mira l’ipocrisia e la finzione vittoriana.
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