CAPITOLO 2 (EDO) BELLE EPOQUE Il 20esimo secolo sembra dare avvio a un secolo di pace e benessere. Perché il secolo inizia con: ● Scoperte e invenzioni senza sosta ● Vita quotidiana modificata da innumerevoli scoperte (telefono, lampadina, motore a scoppio, cinema) ● Sembrava che la povertà iniziasse ad allontanarsi sempre di più e in maniera definitiva. Nello stesso periodo si diffonde però anche il nazionalismo e razzismo. Questo termine << Bella époque>> venne coniato dopo la Prima guerra mondiale per sottolineare il contrasto tra il periodo pre-guerra e quello post-bellico. In questo breve periodo di pace (1900-1914 [scoppio prima guerra mondiale]) aumentano le tensioni tra nazioni; abbiamo ad esempio la rapida ascesa degli americani e giapponesi che metteva in discussione il predominio europeo e appaiono i primi sentimenti di indipendenza coloniale. NAZIONALITÀ E NAZIONALISMO In questa epoca si passa da nazionalità, inteso come patriottismo, (ovvero senso di appartenenza ad una nazione per lingua, cultura, tradizione, religione e popolo) a nazionalismo ovvero idea di nazione intesa come sinonimo di superiorità. Nel patriottismo: ● Le nazioni non sono rivali tra loro e i rapporti fra gli Stati sono regolati dal diritto internazionale. ● Il patriota è colui che ama la propria nazione. Nel nazionalismo: ● Le nazioni sono rivali fra loro e i rapporti fra gli Stati sono regolati dalla guerra. ● Il nazionalista è colui che ama la propria patria e nel contempo odia quella altrui. Nazionalismo francese: politica sostenitrice del revanscismo (la nascente volontà di riscatto) nei confronti della Germania dopo la sconfitta e l’umiliazione subita Nazionalismo Italiano: rivendica le terre ancora irredenti, non ancora libere. Nazionalismo tedesco: esalta la superiorità della razza ariana e accusa gli ebrei, che vengono considerati <<nemici interni>>, di tutti i mali. RAZZISMO E NAZIONALISMO Nazionalismo russo panslavista: sostiene Politica di espansione degli zar insieme alla Riunificazione delle terre slave + Antisemitismo (pogrom), sono presenti in Russia 5 milioni di ebrei. Questo odio verso gli ebrei è dovuto da 3 cause principali: 1. Chiusura religiosa verso altre religioni, ad esempio erano vietati i matrimoni misti 2. Ognuno aveva mantenuto le proprie tradizioni e si riconoscevano ebrei seppur non avessero una nazione 3. Atteggiamento antisemita da parte della chiesa cattolica RAZZISMO Per razzismo s’intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente diverse tra loro per tratti somatici e capacità intellettive. Ne consegue l’Idea che esista una gerarchia tra «razze superiori» e «razze inferiori», e che le razze superiori abbiano il diritto-dovere di sottomettere quelle inferiori. In Germania il razzismo affondava le sue radici nel mito del popolo (Volk), inteso come una comunità di sangue legata misticamente alla terra. Il nazionalismo è fortemente legato alla terra, che è generatrice di un popolo omogeneo. Gli ebrei non possedevano una terra e quindi non hanno il diritto di appartenere al Volk. Il razzismo riteneva di affondare le proprie radici nella scienza (Qui parlare di darwinismo sociale) anche se ovviamente così non è; si tratta di più di una fobia collettiva verso il nuovo e il diverso. RAZZISMO AMERICANO Nella Costituzione americana tutti gli uomini sono dichiarati uguali, ma di fatto veniva ammessa la schiavitù dei neri prima della guerra civile americana (guerra di secessione). Nel 1800 negli USA esisteva circa un 20% di neri, la stragrande maggioranza di loro schiavi. Questo perché la schiavitù era essenziale per l’economia del Sud. Al termine della guerra di Secessione la schiavitù venne abolita, ma l’anima razzista degli Stati Uniti sopravvisse in molte aree e non accettò l’emancipazione dei neri. Nel 1865 venne fondata l’organizzazione clandestina Ku Klux Klan che aveva come obiettivo terrorizzare i neri. Agivano di notte vestiti con lunga veste bianche dotate di un cappuccio a punta, picchiando e uccidendo gli ex schiavi per impedire che questi potessero votare o affermarsi nella società. Dopo che il primo Klan vene represso dal governo, nasce un secondo Klan agli inizi del 900 che univa all’odio contro i neri anche quello contro le minoranze europee che immigravano e gli ebrei. COMPLOTTO EBRAICO Si pensava che gli ebrei avessero la volontà di affermarsi come la razza superiore e dominatrice, attraverso l’inganno e attività segrete. Agli inizi del Novecento comparvero i “Protocolli dei Savi di Sion”, libretto che illustra un presunto piano ebraico per (la distruzione delle monarchie tradizionali e della civiltà cristiana per insediare un re degli ebrei come re del mondo) il dominio del mondo. La pubblicazione fu realizzata fra il 1900 e il 1901 da Mathieu Golovinski, un nobile russo esiliato a Parigi. Si trattava di un lavoro su commissione. I Protocolli sarebbero infatti nati per volontà del capo della polizia segreta russa come propaganda destinata a giustificare la politica antiebraica del suo paese. AFFARE DREYFUS scoppiato in Francia sul finire del XIX secolo, che divise il Paese dal 1894 al 1906, a seguito dell'accusa di tradimento e spionaggio a favore della Germania mossa nei confronti del capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, il quale era innocente. Viene accusato perché trovarono materiali segreti francesi utilizzati dall’esercito nell’ambasciata tedesca che riportava una scrittura simile alla sua, e in più il clima antisemita presente in Francia non aiuta. I servizi segreti francesi hanno inquinato le prove per accusare Dreyfus. Sulla vicenda si accende il dibattito nell’opinone pubblica e lo scrittore Émile Zola il 13 gennaio 1898 pubblica un articolo intitolato J’Accuse («Io accuso») nel quale incolpa tutto lo Stato Maggiore francese di essersi macchiato «di una delle più grandi iniquità del secolo». Dreyfus venne scarcerato solo 12 anni dopo quando il vero colpevole ammise di aver fabbricato false prove. SIONISMO Sionismo: termine che deriva dal monte Sion, uno dei colli su cui sorge Gerusalemme, si riferisce alla volontà degli Ebrei di ritornare nella terra dei loro padri al fine di fondare la loro nazione. Diaspora: Gli ebrei si considerano un popolo in esilio da quando l’imperatore Adriano vietò loro di risiedere a Gerusalemme e in tutta la Palestina. Da allora iniziò la diaspora, cioè la dispersione degli Ebrei in tutto il mondo. Il vero fondatore del sionismo è Herzl, che espresse nel 1896 il suo progetto di riunificazione degli Ebrei dalla diaspora in una nazione ispirata agli ideali democratici dei movimenti patriottici europei del primo Ottocento. 1897: a Basilea il primo congresso dell’Organizzazione Sionista Mondiale. 202 delegati si incontrarono e tutti concordarono sulla necessità di dar vita a un movimento che si ponesse l’obiettivo di fondare uno stato in Palestina. Già dal 1881 ci furono delle immigrazioni di ebrei in Palestina dalla Russia e il banchiere Edmond Rotschild aveva iniziato a finanziare la causa sionista e venne istituito Fondo nazionale ebraico con compito di finanziare l’acquisto di terreni in Palestina. Tuttavia, però solo una minoranza scelse la Palestina; infatti, la maggior parte di coloro scelse l’America. POTERE E SEDUZIONE DELLE MASSE Nel 1895 venne pubblicato il saggio Psicologia delle folle dell'antropologo e psicologo francese Gustave Le Bon, un'opera che ebbe un'immediata fortuna editoriale L'originalità dell'opera consisteva in una acuta e preveggente capacità di analisi delle motivazioni, spesso irrazionali, del comportamento delle masse. Gli agitatori politici del primo Novecento lessero la Psicologia delle folle come un manuale per la loro azione. Secondo Le Bon, in un momento storico in cui la Chiesa aveva chiaramente perduto la sua influenza sulla società e le scelte dei sovrani sembravano non avere più peso, le folle, con le loro opinioni e le loro tendenze, erano diventate le padrone della Storia. In questa situazione sociale e politica inedita, Le Bon si presentava come un nuovo Machiavelli che poteva indicare ai principi della sua epoca come porsi in relazione con le masse per poterle dominare. RISVEGLIO DEI NAZIONALISMI NELL’IMPERO ASBURGICO Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento emersero tutte le tensioni da tempo latenti nell’Impero austro-ungarico. Alle forti mire espansionistiche, dovute all'indebolimento dell’impero turco, si aggiungono forti conflitti nazionali tra i diversi gruppi etnici. Le diverse nazionalità erano pericolose per la stabilità di uno Stato che fondava la sua unità sulla corona, l’esercito e l’apparato burocratico. I Cechi e gli «Slavi del sud» (Serbi e Croati), rispettivamente sotto la giurisdizione di Vienna e di Budapest, rivendicavano l’indipendenza. Serbi e Croati erano sotto la giurisdizione di Budapest, più dura di quella austriaca e avevano come progetto di costruire uno Stato slavo del Sud, rivendicando così l’indipendenza dall’impero. Questi potevano contare sull’appoggio della Russia. VERSO LA PRIMA GUERRA MONDIALE Germania: nel 1890 il potere passò nelle mani di Guglielmo II, che abbandonò la politica dell’equilibrio tenuta fino ad allora da Bismarck e diede alla politica estera un indirizzo maggiormente aggressivo. Divisione dell’Europa in due blocchi: Triplice Alleanza (Germania, Austria e Italia) Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia) Il nuovo sistema europeo era diviso in modo che se uno degli stati avesse attaccato un altro tutta l’Europe sarebbe intervenuta. CRISI MAROCCHINA ( fossi in voi le darei solo una lettura veloce, non penso lo chieda) GUERRE BALCANICHE Un focolaio di tensioni era considerato l’area balcanica. Austria: non aveva colonie; considerava i Balcani la sua naturale area di espansione. Russia: intendeva creare uno sbocco sul Mediterraneo attraverso i Dardanelli; giustificava il suo interesse alla zona balcanica con la difesa dei popoli slavi e ortodossi. Serbia: intendeva guidare i movimenti nazionalisti anti turchi e costituire una «grande Serbia». Mentre gli altri stati, come Romania, Montenegro e la Grecia, aspiravano all’espansione territoriale. Scoppio in Turchia la rivoluzione dei Giovani Turchi, la quale aveva come compito trasformare l’impero in una moderna monarchia, però a causa di spinte indipendentiste si ebbe la disintegrazione dell’impero. L’Austria se ne approfittò e si impossessa della Bosnia-Erzegovina, generando il forte scontento di Serbia, Russia e Italia. (la Serbia voleva la Bosnia Erzegovina per lo sbocco sul mare) 1912-1913: esplosione delle guerre balcaniche, due conflitti che piegarono inesorabilmente l’Impero ottomano. Questo perchè la Serbia, Grecia e Bulgaria volevano si allearono contro i turchi per prendersi una loro ricca regione; la Macedonia. L’impero ottomano venne sconfitto ma Serbi e Bulgari non riuscirono ad accordarsi sulla spartizione della Macedonia e iniziarono il secondo conflitto vinto dai Serbi alleati con i greci. Abbiamo così l’ascesa della Serbia che uscì dalle due guerre come trionfatrice vittoriosa e divenne la principale potenza in quella regione. Non aveva però ancora raggiunto due dei suoi obiettivi: ● il controllo della Bosnia-Erzegovina; ● la conquista di uno sbocco sul mare. CAPITOLO 3 (ZIZOU) Nel 1901 il re vittorio emanuele ||| nominò presidente del consiglio Giuseppe Zanardelli. lo affianca,come ministro degli interni,giolitti.dal 1901 al 1914 Giolitti esercitò un'influenza così autorevole sulla vita politica dell'Italia che questo periodo viene definito età giolittiana. (in realtà in questo periodo Giolitti non resse direttamente il governo in quanto avveniva spesso che nei momenti di crisi abbandonasse il potere dandolo a uomini di fiducia o di avversari politici, e solo dopo aver dimostrato l’incapacità di amici e avversari nella gestione del potere, tornava al governo). come salì giolitti al potere? (parte facoltativa) Giolitti nonostante fosse un grande estimatore di Depretis (capo del governo dal 1876 al 1887) sapeva che solo ponendosi come oppositore dell’esecutivo al potere avrebbe potuto crearsi un proprio ruolo politico e ambire a incarichi di governo, lui era ormai l’avvenire e depretis il passato. il decollo industriale dell’italia e le nuove condizioni di vita l’età giolittiana coincise con il decollo della rivoluzione industriale in italia,avvenuta soprattutto nel triangolo industriale, formato da torino,milano e genova. I progressi più evidenti si trovano nell’industria siderurgica,in quella elettrica, e nell’industria automobilistica con la nascita della FIAT, della LANCIA e dell’ALFA ROMEO. la politica protezionista,attuata con l’imposizione di alte tasse sui prodotti esteri, favorì notevolmente lo sviluppo delle industrie del nord italia, mentre danneggiò il Mezzogiorno, che vide chiuse le porte dei mercati esteri per i propri prodotti tipici (olio,vino,agrumi). Questo sviluppo industriale portò notevoli miglioramenti nel livello medio di vita degli italiani,i segni più evidenti si videro nelle città, in quanto l’illuminazione elettrica, i trasporti urbani, l’arrivo dell’acqua corrente e del gas in molte case rappresentarono un notevole progresso. ma creò anche dei nuovi disagi nelle città sempre più affollate. I socialisti: riformisti e massimalisti nell’età giolittiana, all’interno del partito socialista italiano si formarono 2 correnti: (i massimalisti erano una componente del movimento operaio; il loro nome deriva dal fatto che pretendevano la realizzazione completa del programma socialista ovvero la rivoluzione, in contrapposizione ai riformisti, che si accontentarono di obiettivi più limitati come le riforme) IL DOPPIO il doppio volto di giolitti e l’emigrazione italiana. giolitti fu un politico ambiguo, democratico e spregiudicato: AMBIGUO: il suo modo di fare politica venne definito «dal doppio volto». Ebbe un modo di agire aperto e democratico nell’affrontare i problemi del Nord, mentre verso la difficile situazione economica del Sud mostrò un lato conservatore e corrotto. DEMOCRAZIA: per quanto riguarda il nord, giolitti assunse un atteggiamento lungimirante verso le nuove forze sociali; egli infatti consentì gli scioperi e fece assumere al governo una posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali, in quanto lui riteneva che se i lavoratori non avessero trovato forme legali di protesta come gli scioperi, i lavoratori avrebbero fatto delle ribellioni armate. perciò giolitti non si limitò a consentire gli scioperi, ma fece alcune riforme per migliorare le condizioni di lavoro degli operai: ● l’orario di lavoro venne diminuito, fu stabilito un massimo di 10 ore ● venne riorganizzata la cassa nazionale per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori ● vennero presi dei provvedimenti per tutelare la maternità delle lavoratrici e il lavoro dei fanciulli (età minima per lavorare era di 12). la lotta sindacalè portò all’aumento dei salari e di conseguenza nel nord si diffuse quel benessere economico tipico della società di massa (parla di qualcosa della società di massa). SPREGIUDICATO: in età giolittiana non fu affrontata la questione meridionale, ovvero il grande divario che c’era tra il sud e il nord, che andò a crescere ancora di più in questo periodo. L'azione del governo nei confronti del Meridione ebbe invece carattere sporadico, gli interventi vennero spesso affidati a «leggi speciali» per porre rimedio a situazioni particolari. Gran parte del denaro che in questo modo arrivò al Sud alimentò clientele e corruzione. Inoltre,di fronte agli scioperi del Sud, Giolitti non fu affatto neutrale: fece intervenire le forze dell'ordine, attuando una dura repressione. Per Giolitti il Sud era un semplice serbatoio di voti da controllare. l’emigrazione italiana Molti contadini meridionali, rimasti disoccupati, si videro costretti a partire in cerca di lavoro verso l'estero. Nel Nord invece, il decollo economico dell'Italia migliorò il livello di vita di una parte della società, ma non fu in grado di assorbire la grande offerta di manodopera proveniente dalle campagne. Anche in questo caso la risposta fu l'emigrazione. Tra il 1900 e il 1914 emigrarono circa 9 milioni di Italiani principalmente verso il Nord Europa, gli Stati Uniti e alcuni paesi dell'America del Sud. L'emigrazione fu un fenomeno doloroso, che tuttavia concorse ad aumentare la ricchezza del nostro paese: gli emigrati, infatti, inviavano alla loro famiglia in Italia parte della paga (le cosiddette rimesse). Ma numerose furono le conseguenze negative: lo spopolamento di alcune aree del paese, soprattutto nel Meridione e nelle vallate alpine, e il degrado umano e ambientale che ne seguì. In molte zone la popolazione si ridusse ai soli individui più anziani, con poca energia e spirito di iniziativa; l'abbandono dei villaggi e delle campagne portò anche a veri e propri dissesti idrogeologici, dovuti alla mancanza di cura e di manutenzione del territorio. Tra i successi e le sconfitte Giolitti si serviva dei prefetti per reprimere duramente le rivolte contadine. Nel meridione credeva fosse giusto mantenere il pugno duro, senza stabilire una linea di dialogo. Per quanto riguarda il Nord, quindi, Giolitti non represse gli scioperi e favorì l’ organizzazione di associazioni di lavoratori; promosse numerose riforme in campo sociale. Sud solo un serbatoio di voti Nel 1911 Giolitti riprese con la politica coloniale dichiarando guerra alla turchia che dominava la Libia. L’esercito occupò subito le principali città, ma dopo successi iniziarono le difficoltà: la popolazione araba della libia organizzò una forte resistenza, e l’Italia non riuscendo a riuscendo a ripiegare questa resistenza decise di attaccare direttamente la Turchia, che nel 1912 firmò il trattato di Losanna con il quale di fatto cedeva la Libia l'avventura coloniale non ebbe un successo, in quanto nonostante avessero conquistato la Libia, non era la terra rigogliosa descritta dalla propaganda. La cultura italiana (non troppo importante) Durante l’età giolittiana si diffuse in Italia la cultura di massa: ● pubblicazione di molti giornali; ● diffusione della pubblicità; ● industria editoriale; ● riviste letterarie, di divulgazione culturale o filosofica. Gabriele D'annunzio gabriele d’annunzio divenne presto uno dei protagonisti della vita culturale italiana ed europea dell’epoca. egli interpretò in modo superficiale la dottrina del superuomo di Nietzsche: per D’Annunzio il superuomo è un uomo superiore, che vive una vita impossibile e incredibile agli occhi delle masse. Cesare Lombroso Lombroso fu l’inventore dell’antropologia criminale, una disciplina che tentava di applicare un metodo scientifico ai comportamenti umani criminali. per Lombroso esistono 2 tipi di criminali: ● il «delinquente nato», nel quale si trovano tutte le anomalie involutive e nel quale il comportamento criminale è insito per natura; ● il «delinquente d’occasione», recuperabile perché portato al delitto da fattori esterni e non congeniti. futurismo movimento d’avanguardia fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 Obiettivi: ● distruzione del passato e ciò che lo rappresenta; ● celebrazione dell’amore per il pericolo, la ribellione e la guerra esaltazione della nuova civiltà della macchina (l’ebbrezza per la velocità), della scienza e della tecnica. CAPITOLO 4 (KAPPA) Cause e inizio della guerra Le cause Politiche: Non riguardavano solo i contrasti tra gli stati europei ma anche alcuni problemi presenti al loro interno: Il revanscismo francese contro i tedeschi e rivendicazione dell’Alsazia e la Lorena. Predominio dell’area dei Balcani tra Austria e Russia Il malcontento delle varie nazionalità presenti nell’impero austro-ungarico (Slavi e italiani del Trentino e della Venezia Giulia) La crisi dell’impero ottomano La presenza di due schieramenti di stati contrapposti: Triplice alleanza (Germania, Austria e Italia) e Triplice intesa (Francia,Gran Bretagna e Russia) Le cause economiche: ● La rivalità economica provocata soprattutto dalla rapida crescita industriale della Germania che preoccupava la Gran Bretagna e la Russia ● La necessità per tutte le potenze industriali di espandere il proprio mercato e di garantire il rifornimento di materie prime.A questo scopo avevano creato grandi imperi coloniali, che occorreva difendere e possibilmente estendere. Le cause militari: ● La politica militarista delle grandi potenze ● La corsa agli armamenti degli Stati Europei industrializzati Le cause culturali: Sin dai primi anni del Novecento si diffusero atteggiamenti favorevoli alla guerra: ● Dilagante nazionalismo che esaltava la potenza militare e la necessità di affermare la propria superiorità sulle altre nazioni. ● Le tesi razziste sulla necessità di salvaguardare l’identità nazionale da ogni contaminazione con razze e culture ritenute inferiori. ● L’applicazione del Darwinismo alle relazioni internazionali, cioè dalla convinzione che la guerra tra gli stati fosse l’equivalente della lotta per la sopravvivenza nella natura, decidendo così, in base alle sorti, quali nazioni sarebbero state dominatrici e quali ai margini della Storia. ● Molti giovani erano favorevoli perché vedevano nella guerra l’occasione per realizzarsi socialmente e politicamente. ● L’esaltazione della guerra e della violenza da parte di movimenti culturali come il futurismo La causa occasionale: Il 28 giugno 1914 un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, uccise a Sarajevo l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie. L’attentato era stato preparato a Belgrado e il governo serbo, secondo gli Austriaci, non aveva fatto nulla per impedirlo. In realtà l’Austria approfittò del grave fatto di sangue per motivare un’aggressione militare alla Serbia e risolvere finalmente la questione balcanica. Le prime fasi della guerra Immediatamente scattarono le clausole delle alleanze stabilite negli anni precedenti e, nel giro di appena due giorni, dal conflitto fra Austria e Serbia si passò a una guerra europea. Il 29 luglio la Russia mobilitò il proprio esercito e la Germania rispose dichiarando guerra alla Russia e alla Francia. I tedeschi avevano previsto una guerra di movimento, ma nell’autunno, dopo la grande battaglia della Marna, si passò alla guerra di posizione. Solo l’italia dichiarò la propria neutralità. Guerra di posizione I due eserciti furono costretti a fronteggiarsi su una linea lunga circa 800 chilometri. L’uso dell’artiglieria rendeva inutili gli attacchi di fanteria.Vennero scavate le trincee,cioè dei fossati sul terreno che furono poi dotati di ripari e reticolati di filo spinato.Sul fronte orientale tra Russi e Tedeschi si giunse in una situazione di stallo, per il sostanziale equilibrio delle forze in campo. Il 31 ottobre la Turchia entra in guerra contro l’intesa. Italia in guerra In Italia l’opinione pubblica e le forze politiche si divisero sull’atteggiamento da tenere di fronte al conflitto. Il governo proclama la neutralità nell’agosto 1914 appellandosi alle clausole della triplice alleanza, che prevedeva solo guerre difensive. Contro la guerra, i neutralisti: ● Erano composti dalla maggioranza della popolazione e dei parlamentari, tra cui Giovanni Giolitti, che voleva ottenere dall'Austria Trento e Trieste in cambio della neutralità dell’Italia. ● Liberali Giolittiani ● Socialisti, la guerra era ritenuta scontro fra interessi capitalisti che avrebbe danneggiato il proletariato. ● Cattolici Favorevoli all’intervento in guerra, gli interventisti: ● Nazionalisti e irredentisti (interventisti di destra) convinti che la violenza bellica fosse segno della vitalità della nazione. Tra cui Gabriele d’annunzio e Giovanni Papini ● Interventisti di destra: Alti ufficiali, ambiente della corte,piccola borghesia, grandi industriali. Vedevano nella guerra occasione per raggiungere prestigio e elevati profitti. ● Interventisti di sinistra: Per alcuni democratici,repubblicani e socialisti L’italia doveva schierarsi con le forze democratiche dell’intesa. Il “Popolo d’Italia” di Mussolini divenne l’organo dell’interventismo di sinistra Il patto di Londra Il 26 aprile 1915 venne sottoscritto il patto di Londra, un trattato segreto stipulato ignorando la volontà neutralista della maggioranza del parlamento. Il Patto impegnava l’Italia a entrare in guerra nel giro di un mese e le garantiva, nel caso di vittoria dell’intesa, Trento, Trieste e l’Alto Adige ( e altre cose ). L'Italia in guerra Il 3 maggio 1915 l’Italia uscì dall’alleanza. Dopo una massiccia propaganda a favore dell’intervento il 24 maggio venne dichiarata guerra all’Austria. La grande guerra 1915-1916, gli avvenimenti sul fronte italiano Il 24 maggio 1915 l’esercito italiano non era ancora pronto a sostenere un conflitto impegnativo. Sin dalle prime fasi fu evidente l’inefficienza organizzativa, carenze nell’armamento, scarsa preparazione tecnica. Addirittura molti soldati non ebbero in dotazione l’elmetto. Comandante supremo dell'esercito italiano fu nominato il generale Luigi Cadorna, che si distinse subito per la durissima disciplina imposta ai soldati. Il generale Cadorna, ancora legato a una visione ottocentesca della strategia militare, decise di portare un attacco frontale alle posizioni tenute dagli Austriaci lungo l’Isonzo e sul Carso. Fra Giugno e Dicembre si svolsero le prime quattro battaglie dell’Isonzo, che provocarono migliaia di vittime, ma che non conseguirono alcun successo rilevante. Nel giugno del 1916 gli Austriaci scatenarono la Strafexpedition, la spedizione punitiva contro l’ex alleato ritenuto colpevole di tradimento. Le truppe austriache attaccarono nel punto debole del fronte italiano e riuscirono a penetrare fino a occupare Asiago. Ma ben presto l’offensiva si arrestò, perchè l’esercito Austriaco dovette affrontare l’attacco dei Russi sull’altro fronte. Il generale Cadorna decise allora di sferrare una controffensiva, ancora sull’Isonzo, che portò alla conquista dei monti San Michele e Sabotino e alla successiva liberazione di Gorizia. (9 agosto) Ma perché è chiamata grande guerra? La definizione ha origine popolare e dimostra come tutti i popoli coinvolti abbiano subito compreso di trovarsi di fronte a un avvenimento eccezionale, completamente diverso dai conflitti precedenti. A creare questa immagine contribuirono una numerosa serie di fattori: ● L’alto numero di paesi belligeranti ● La complessità delle cause scatenanti ● I nuovi tipi di combattimento e le nuove armi impiegate ● Il coinvolgimento di tutte le risorse produttive dei paesi ● Le elevatissime perdite umane ● I grandi mutamenti prodotti sulla scena internazionale L’inferno delle trincee La trincea era un fossato scavato nel terreno, utilizzato inizialmente per offrire riparo dal fuoco nemico e successivamente come vero e proprio rifugio. Su tutti i fronti di guerra i combattenti dovettero sopportare condizioni estreme di vita, soprattutto d’inverno, a causa della neve e del gelo. La mancanza di igiene trasformò le trincee in ricettacoli di topi, che rosicchiano i cadaveri e tormentavano i vivi, danneggiando l’equipaggiamento e le riserve di cibo. Frequenti erano le epidemie come colera, malaria e dissenteria che mietevano vittime. La morte Una delle caratteristiche peculiari del primo conflitto fu l’esperienza della morte con la quale i soldati dovevano costantemente convivere. Numerosi cadaveri restavano nell’area compresa fra le opposte trincee per più giorni, talvolta per sempre. Quando i corpi venivano seppelliti poteva accadere che le granate colpissero i cimiteri improvvisati mutilando nuovamente le povere spoglie. La loro resistenza nervosa veniva messa a dura prova dai bombardamenti dell’artiglieria. Il momento peggiore era l’assalto alle trincee e l’attesa dell’ordine creava un’angoscia diffusa. La paura non risparmiava nessuno. Perché combattere? Oltre all’attaccamento alla nazione e al coraggio di molti uomini,sul campo di battaglia il comandante del reparto aveva il diritto di vita o di morte sui suoi subordinati e poteva uccidere sul posto chi cercava di fuggire. Si procedette anche alle decimazioni e a numerosi processi di fronte alle corti marziali. Solo per piccoli gruppi di combattenti come le sturmtruppen (truppe d’assalto) o gli “arditi italiani”, impiegati per le azioni più rischiose, la guerra rimase fonte di esaltazione. La tecnologia al servizio della guerra Gli eserciti potevano utilizzare nuove armi e applicazioni tecnologiche messe a disposizione dai grandi progressi della scienza nei decenni precedenti. ● Vennero utilizzate le armi chimiche: i gas che provocano la morte per soffocamento o avvelenamento. ● L’industria automobilistica fornì mezzi per il trasporto più rapido. ● La radiofonia permise lo sviluppo dei mezzi di comunicazione. ● I carri armati iniziarono ad essere utilizzati nel 1917 ma gli stati maggiori non ne incoraggiarono l’uso. ● Nella guerra navale comparse il sottomarino ( utilizzato dai tedeschi su grande scala per attaccare navi nemiche o mercantili ) Coinvolgimento dei civili Le popolazioni civili furono coinvolte nel conflitto. In primo luogo a subire perdite furono gli abitanti che vivevano in prossimità dei combattimenti. Ma anche le popolazioni che vivevano lontano subirono il razionamento del cibo, rialzo dei prezzi, diffusione di epidemie e aumento dei carichi di lavoro. In pratica tutta la popolazione fu militarizzata: ● fronte esterno: i soldati che combattevano ● fronte interno: le persone che lavoravano nelle fabbriche e che sostenevano lo sforzo bellico senza imbracciare le armi. CAP 8 Il genocidio degli armeni L’origine remota di questo evento è la progressiva crisi dell’impero ottomano: abitato in gran parte da musulmani l’impero dovette concedere l’autonomia a Greci,Rumeni, Bulgari e Serbi. Gli Armeni erano cristiani e rivendicarono a loro volta l’autonomia. Ma il governo turco rifiuta di impegnarsi in cambiamenti che avrebbero portato a una perdita territoriale. Iniziarono delle sommosse popolari contro gli armeni che provocarono 100.000 morti fino a quando nel febbraio 1915 il governo turco decise l’eliminazione sistematica della popolazione armena. Una stima seria si attesta intorno al milione di morti, circa la metà di quelli presenti nel 1914. I trattati di pace Il 18 Gennaio 1919 iniziò a Parigi una conferenza per la pace. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti ( e in minor misura l’Italia) assunsero le decisioni più importanti. Prevalse la linea punitiva che prevedeva risarcimenti ai vincitori e una pesante penalizzazione degli sconfitti. La Germania, riconosciuta responsabile, dovette pagare ingenti danni di guerra e perse le colonie. L’Italia ottenne Trento, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste.Quattro imperi furono cancellati (russo, austro-ungarico,tedesco e turco) e nacquero nuove nazioni: Ungheria, Cecoslovacchia,Jugoslavia,Finlandia,Lituania, Estonia,Lettonia. L'Europa perse il primato economico e politico a vantaggio degli Stati Uniti. CAPITOLO 6 (BERTO) I PROBLEMI DEL DOPOGUERRA Il nuovo assetto geopolitico dell’Europa, stabilito dai trattati di pace firmati a Parigi tra il 1919 e il 1920 resero difficile la costruzione di un equilibrio che garantisse la pece, infatti: - La Germania subisce una notevole riduzione del territorio, che addirittura era diviso in due dal corridoio di Danzica; - All’Italia non venivano riconosciute Fiume e la Dalmazia; - In Jugoslavia c’era una maggioranza di Serbi uniti con popoli molto diversi a causa della lingua e della religione, come i Croati, i Bosniaci, gli Sloveni e i Montenegrini; - In Polonia sono presenti minoranze tedesche a occidente e popolazione russa a occidente; - In Cecoslovacchia i Cechi prevalgono sugli Slovacchi e una minoranza di tedeschi stanziati nel territorio dei Sudeti. La Società delle nazioni, che si proponeva di risolvere i conflitti tra gli stati fallì, infatti gli Stati Uniti non vi aderirono e questa organizzazione non aveva una forza militare. Dopo la prima Guerra Mondiale sono presenti dei problemi riguardanti tre ambiti: - Il nuovo assetto geopolitico causa insoddisfazione in molti stati europei, infatti la Germania si sente umiliata e in Italia si diffonde l’idea di “vittoria mutilata”, inoltre convivono molte etnie diverse negli stessi territori; - Si può parlare anche di crisi economica, infatti le industrie hanno difficoltà a sostenere i costi di una riconversione della produzione, si alza il tasso di disoccupazione a causa dei licenziamenti per i salari troppo bassi e aumenta l’inflazione, a causa dell’emissione di nuova carta moneta da parte degli stati per pagare i debiti della guerra; - Possiamo parlare anche di calo demografico, infatti 8,5 milioni di persone sono morte a causa della guerra, e 22 milioni di persone invece sono morte tra il 1913 e il 1924 a causa della terribile epidemia di “spagnola”. IL DISAGIO SOCIALE Il fatto che milioni di persone si sono spostate a causa della guerra aveva segnato l’ingresso delle masse nella storia e contribuito a creare una coscienza collettiva, infatti si era compresa l’importanza di riunirsi in organizzazioni, si svilupparono così partiti e sindacati. Il fatto che solo gli uomini si sono dovuti spostare al fronte, porta a una sorta di emancipazione femminile, infatti le donne in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti negli anni che vanno tra il 1918 e il 1920 acquisiscono il diritto di voto. Il ritorno alla vita civile porta però a ampi conflitti sociali, infatti: . gli operai chiedevano aumenti salariali, più potere nelle fabbriche e una società più giusta; . i contadini reclamavano la proprietà della terra; . i reduci si aspettavano un riconoscimento per il loro impegno in difesa della patria; . il ceto medio, fortemente colpito dall’inflazione e timoroso di una rivoluzione comunista, iniziò a orientarsi verso posizioni di destra. I REDUCI DI GUERRA Coloro che sono rientrati a casa dopo la guerra, però, subivano discriminazioni, infatti non tardarono a crearsi le associazioni di ex combattenti, con obiettivi la richiesta di risarcimento, pensione e previdenza sociale per gli invalidi, gli orfani e le vedove di guerra. Il primo gennaio del 1919 viene fondata a Roma la Federazione Arditi D’Italia, coloro infatti non si adattarono a una vita civile pacifista, ma si avvicinarono da subito al nascente partito fascista, diventandone il braccio armato. IL BIENNIO ROSSO (1919-1920) Tutti questi problemi portano a uno stato di crisi, che mette in pericolo la democrazia liberale di quegli anni, infatti veniva attaccata sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra. Le istituzioni parlamentari venivano disprezzate moltissimo. Gli operai e i contadini allora danno luogo a una stagione di lotte e scioperi, che non avevano solo come scopo la giornata lavorativa di 8 ore e l’aumento dei salari, ma si sono trasformate in vere e propri tentativi rivoluzionari, tutti stroncati con la forza. Il progetto della creazione di uno stato comunista sembra sempre più realizzabile. Nel 1919 a Mosca venne creata la Terza Internazionale, per coordinare il movimento comunista internazionale, la quale adesione portava una completa subordinazione al partito sovietico. Questo segnò la divisione tra i socialisti riformisti e i socialisti rivoluzionari, che tra il 1920 e il 1921 fondarono molti partiti comunisti nei vari paesi europei. I borghesi moderati invece, dato che temevano una rottura del sistema in vigore, appoggiavano i partiti che sostenevano l’uso della forza per mantenere l’ordine sociale. VIDEO il giuramento Già nel 1924, ai professori universitari fu imposto un giuramento alla patria e al re, su 1225 professori, solo 14 non obbedirono, anche i leader antifascisti consigliarono di obbedire. il giuramento di fedeltà al fascismo imposto ai professori universitari nel 1931. solo 14 sui 1225 non obbedirono. dal 1922 al 1925, mussolini inizia a costruire il nuovo uomo fascista 20/10/22 colonne armate di fascisti marciano su roma. mussolini una volta salito al potere, sa che per creare il fascista perfetto deve iniziare dalla scuola, e nomina ministro gentile, il quale vara la riforma sulla scuola, 3 anni di materna, 5 di elementari, 3 medie inferiori seguite da liceo e università. La scuola gentiliana è severa e classista, ma mussolini la difende. Dopo le elezioni di aprile e il rapimento di Matteotti, Gentile lascia la carica. Mussolini dice che da quel momento chiunque andasse contro lo stato sarebbe considerato delitto allo stato. L’obiettivo di Mussolini era un popolo di italiani addestrati e militarmente disciplinati. Si rivedono i programmi didattici e gli insegnanti devono essere favorevoli al regime, e coloro che erano contro dovevano essere rimossi dal servizio, e pochi anni dopo devono indossare la divisa fascista, fare giuramento nel 1931 al re, alla patria. in questo periodo gentile fa la riforma, la più fascista delle riforme, obiettivo la costruzione di una religione civile, una religione della patria diffusa nelle scuola. Questa riforma è una riforma compatibile con i progetti politici del regime fascista. gentili nel 1929 fa un discorso per rassicurare gli italiani. Le leggi fascistissime portano via ogni opposizione, l’università è l'ultima risorsa dei nemici dello stato, e occorre un gesto di fedeltà accademica, 08/10/31, sulla gazzetta ufficiale tutti i docenti universitari devono fare il giuramento. Questa formula è nuova, infatti devono aderire al fascismo, pena la perdita della cattedra. Il risultato del giuramento è di successo, e il duce su un balcone alza libro e moschetto, infatti “Libro e moschetto, il fascista perfetto!”. Prima del 31 molti tentativi di impossessarsi delle università. è un giuramento nei confronti di un regime politico, e può essere un simbolo. Un numero così elevato non lascia spazio a molte riflessioni, il consenso voluto da Mussolini diventa realtà. il rifiuto al giuramento solo 1 su 1000 si rifiuta, qualcuno chiede il pensionamento anticipato, e altri lasciano la cattedra di loro volontà. tra quelli che giurarono poi qualcuno si rivelerà antifascista, per loro fu una scelta solo per non perdere il lavoro, ma loro erano una piccolissima minoranza. Levi della Vida non ha giurato LE PAROLE DEL REGIME il 1/10/23 legge la riforma della scuola elementare e stabilisce l’italiano come unica lingua di tutte le scuole del paese 16/03/31 necessità di difendere la purezza dell’italiano 24/05/41 nuovo vocabolario, dalla lettera a alla lettera c si voleva creare una nuova lingua che attestasse il cambiamento, la rivoluzione. il linguaggio con cui mussolini parla alle folle Mussolini si rappresenta come l’uomo nuovo, risolve i problemi del popolo e si connette direttamente ad esso, per plasmare le folle e fare degli italiani un popolo di obbedienti conquistatori. Egli conia un’oratoria fatta di frasi brevi, per affascinare e colpire l’immaginazione di masse analfabete. I brani dei discorsi di mussolini vengono scolpiti e rese famosi su scuola, monumenti ecc. Mussolini si rifà anche a d'Annunzio, primo a rivolgersi alla folla in quel modo, con ritmo volto a convincere. I fascisti prendono il passato e ne fanno ciò che vogliono. Il dizionario mussoliniano raccoglie tutte le più famose frasi di Mussolini, e chi le utilizzava nel parlato quotidiano era il fascista perfetto.
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