Gentile da Fabriano
(Fabriano, 1370 – Roma, 1427)
L’adorazione dei Magi, 1423
Tempera su tavola, 300 x 282 cm
Iscrizioni: OPUS GENTILIS DE FABRIANO MCCCCXXIII MENSIS MAII
Firenze, Gli Uffizi
Commissionato da Palla Strozzi per la cappella di famiglia nella chiesa di Santa
Trinità a Firenze. L’opera presenta la firma dell’artista e la data, che recita:
“OPUS GENTILIS DE FABRIANO MCCCCXXIII MENSIS MAII”,
ovvero “Opera di Gentile da Fabriano 1423 mese di Maggio”.
La cornice è caratterizzata da guglie dorate che richiamano fortemente il gotico.
In alto abbiamo tre medaglioni che rappresentano: al centro gesù, a sinistra un
angelo e a destra la Madonna. Le arcate danno una forte impressione della
suddivisione in tre parti, come se ci fossero due colonne immaginarie che
scendono fino alla predella.
La storia di questa scena è divisa in tre parti, delimitate anche fisicamente dalle
arcate della Pala: Il viaggio dei Magi; L’avvistamento della stella cometa durante
la sosta al palazzo di Erode; Il ritorno in patria.
La scena ritrae il viaggio dei Magi per incontrare il Messia e offrire doni preziosi,
il tutto seguiti da una lunga corte. Nella scena principale abbiamo l’adorazione
del bambin Gesù, con quest’ultimo che si protende verso uno dei Magi. Nella
predella abbiamo fatti antecedenti la figura soprastante. Risaltano subito
all’occhio le vesti della corte, adornate d’oro e con motivi che ricordano la moda
del tempo e che testimoniano il potere economico esercitato dal committente.
Notiamo anche nel registro superiore una fauna di natura esotica che
sottolineano la provenienza dei Magi dal lontano Oriente.
La struttura dell’opera si caratterizza a metà tra la pala d’altare e il polittico, le
differenze si riconoscono nell’assenza degli scomparti che sviluppano il “tema” e
l’aggiunta di tre scene in più nella fascia inferiore chiamata predella.
L’opera è una tavola a tempera che Gentile da Fabriano cosparse d’oro su molti
accessori della corte, corone, abiti, cinghia, quasi per dare un risalto maggiore a
queste figure piuttosto che l’aspetto religioso presente sulla sinistra. Un
attenzione particolare alla predella, dove al posto del solito sfondo dorato
prende piede invece il blu del cielo che, insieme alla botanica e la flora presente
in tutta l’opera, rappresentano i canoni che andranno via via ad affermarsi nel
Rinascimento.
I colori tendono al caldo, accentuati anche dalla presenza dell’oro, i toni sono
soffusi, le ombre non sono molto accentuate ma rendono comunque una
tridimensionalità alle figure presenti nell’opera.
Antonello da Messina
(Messina, 1425/30 – 1479)
San Girolamo nello studio, 1474
Olio su tavola, 46 x 36 cm
Londra, National Gallery
Antonello da Messina dipinse l’opera nei suoi primi anni di soggiorno a
Venezia come dimostrazione delle sue abilità di pittore ai committenti
di Venezia. Fece della tecnica ad olio, i colori saturi e intensi, e la
minuziosità dei dettagli i punti forti dell’opera, dando anche mostra
delle tecniche e delle conoscenze in vigore all’epoca, come la
prospettiva, la natura e il chiaro scuro. Notiamo nell’opera influenze di
multiple origini come l’arte fiamminga, i colori veneziani, la botanica, il
naturalismo e il linguaggio prospettico del primo Rinascimento.
L’opera mostra San Girolamo, raffigurato come un letterato e senza
aureola, immerso nel proprio studio e circondato da molteplici
simboli.
La cornice in stile tardo gotico dà l’illusione di guardare attraverso una
finestra, accentuato anche dalla presenza di ulteriori spazi ai lati
dell’immagine. L’ambiente è articolato e ben proporzionato, la luce è
resa con grande realismo in tutte le sue forme, dai riflessi degli oggetti
negli scaffali al controluce del leone sulla destra. Il naturalismo
Fiammingo ci offre un livello di dettaglio elevato negli scorci di natura
e la rappresentazione degli animali e degli oggetti.
I colori delle architetture e dello studio sono caldi, accentuati anche
dal rosso saturato della veste dei San Girolamo, mentre le vedute della
finestra insieme al pavimento blu e grigio offrono un contrastro
freddo. I toni dell’immagine sono complessi poichè la luce entra da
molteplici zone della stanza, ma la principale è quella offerta dalla
finestra centrale, accentuata anche dalla linea prospettica disegnata
sul lato sinistro. Lo studio in legno è rappresentato in modo perfetto e
le linee di fuga portano l’attenzione proprio sul santo. I significati
simbolici sono molteplici, come il portale (la porta del paradiso), la
pernice (l’astuzia), il pavone (custode degli inferi Argo), il gatto
(l’inganno), il leone (San Girolamo), il catino (il battesimo) ed anche
l’intera architettura (. Antonello da Messina è considerato il
rappresentante più importante della pittura mediterranea del
Quattrocento e la diffusione della tecnica ad olio usata dai pittori fiamminghi.