lOMoARcPSD|46580017 Riassunti economia internazionale Economia Internazionale (Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 ECONOMIA INTERNAZIONALE CAPITOLO 1 L’economia internazionale studia le relazioni economiche tra i paesi. Le relazioni economiche studiano le relazioni finanziarie e commerciali. Le relazioni finanziarie riguardano l’economia monetaria e comprendono tutti i movimenti di capitale. Si parla di economia aperta quando un paese interagisce con altri paesi cioè importa ed esporta beni e servizi. L’autarchia è la chiusura dei paesi alla transazione internazionale, non importano e non esportano. Per definire il tipo di relazione che intercorre tra l’economia nazionale e il resto del mondo si utilizzano due ipotesi semplificatrici estreme e alternative: • Ipotesi di Paese piccolo, l’economia del Paese non è in grado di influenzare le variabili internazionali (prezzo, tasso interesse). • Ipotesi di Paese grande, un Paese è in grado di influenzare le variabili internazionali tramite l’interazione con altri Paesi, considerando il caso più semplice, interazione tra due soli Paesi. CAPITOLO 2 Il mercato rappresenta un efficiente meccanismo di allocazione delle risorse e di distribuzione dei beni. Esistono però alcuni beni (pubblici) e alcune situazioni che negano l’efficienza e l’efficacia dei meccanismi del mercato. (Es. Lampione fuori casa) In questo caso lo Stato interviene per impedire che la produzione di alcuni beni pubblici sia troppo esigua. (Es. Informazioni acquisite dalle banche per evitare truffe). L’azione delle Istituzioni Economiche Internazionali si rifà ai principi dell’intervento dello Stato nell’economia. Infatti anche a livello internazionale esistono beni pubblici che le IEI devono salvaguardare o gestire, e fallimenti di mercato da evitare. Una delle IEI più importante è l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che ha attivato dei comitati di lavoro e dei forum internazionali su base multilaterale per favorire il dialogo tra paesi in modo da evitare guerre commerciali. Per quanto riguarda le Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI) le più importanti sono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale che hanno il compito di salvaguardare un importante bene pubblico: la stabilità finanziaria globale. IL FONDO MONETARIO Il Fondo Monetario Internazionale ha iniziato ad operare alla fine del 45’ ed era composto soltanto da 25 paesi. Oggigiorno i paesi che ne fanno parte sono 189. Gli obiettivi principali sono: promuovere la cooperazione monetaria internazionale e la crescita equilibrata del commercio internazionale, aiutare i paesi con difficoltà di bilancia dei pagamenti attraverso il prestito di fondi finanziari, controllare il funzionamento del sistema internazionale dei pagamenti promuovendo la stabilità dei cambi. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Per raggiungere questi obiettivi vi sono tre aree di attività: • La sorveglianza dei paesi membri, avviene attraverso analisi bilaterali annuali e valutazioni multilaterali semestrali mediante la pubblicazione di relazioni sull’andamento dell’economia internazionale. • L’assistenza finanziaria attraverso diverse tipologie di linee di credito, vengono concesse ai paesi membri in difficoltà per reperire fondi finanziari e ripagare i propri creditori internazionali. • L’assistenza tecnica in campo economico, questa attività è importante per le economie in transizione che ne facciano richiesta (consulenza in politica monetaria). I paesi membri finanziano il FMI tramite il versamento di quote, stabilite in base alla dimensione economica del paese nell’economia mondiale. La quota si divide nel 25% da versare in diritti speciali di prelievo o in una valuta accettata negli scambi internazionali (sterline,euro,dollaro…) e il restante 75% deve essere fornito in valuta nazionale. Le quote vengono ricalcolate al massimo ogni 5 anni con procedure formali. Il FMI presta in modo condizionale: in seguito a consultazioni con il personale tecnico del FMI, i paesi si accordano sui programmi economici da eseguire e presentano una lettera di intenti al consiglio direttivo del FMI. Quest’ultimo approva l’aiuto finanziario, che viene erogato in rate successive all’avanzamento dei programmi economici accordati. Oltre a questo metodo di prestito ex-post, in seguito alla crisi finanziaria si è sviluppato anche un criterio di condizionalità ex-ante, basato sulle caratteristiche macroeconomiche del paese bisognoso del finanziamento e sulle condotte recenti di politica economica. I crediti che concede il FMI sono di due tipi: i paesi più poveri possono prendere a prestito attraverso le linee di credito definite “concessional” a tasso d’interesse agevolato del “Poverty Reduction and Growth Trust”; tutti gli altri paesi ottengono credito a tassi d’interesse comparabili a quelli di mercato. Il tasso d’interesse sui prestiti è basato sul tasso di interesse della moneta del Fondo. Ad esso si aggiunge un sovrattasso nel caso di prestiti molto ingenti. L’organizzazione istituzionale del FMI è composta da quattro organi principali: • Consiglio dei Governatori, che è composto da tutti i ministri finanziari o dai rappresentanti delle Banche Centrali dei paesi membri e si riunisce una volta l’anno. • Comitato Finanziario e Monetario Internazionale, è un organo consultivo che aiuta il funzionamento del Consiglio dei Governatori, è composto da 24 membri del Consiglio dei Governatori e si riunisce due volte l’anno. • Consiglio di Amministrazione, è l’organo operativo del FMI composto da 24 direttori esecutivi. Otto paesi (Arabia Saudita, Cina, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Russia e USA) hanno un rappresentante per nazione, gli altri sedici direttori rappresentano gruppi di paesi chiamati constituencies. Nel Consiglio dei Governatori e nel CdA le decisioni possono essere prese a maggioranza semplice o a maggioranza qualificata (70% o 85%). Raramente il voto è incerto perché le consultazioni effettuate prima delle votazioni tendono a ricercare l’unanimità. Il numero spettante dei voti spettante ad ogni paese è commisurato in base alle quote versate al Fondo; ad ogni direttore esecutivo è assegnata la somma dei voti dei paesi che rappresenta. LA BANCA MONDIALE Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 La Banca Mondiale non è una singola istituzione, ma un gruppo di cinque associazioni collegate tra loro. Il loro scopo principale è quello di fornire assistenza finanziaria e tecnica per lo sviluppo e per la ricostruzione dei paesi membri. Possiamo aggiungere a questo scopo anche altri obiettivi che sono: promuovere la crescita del commercio mondiale mantenendo l’equilibrio nella bilancia dei pagamenti, aiutare la transazione in paesi colpiti da guerre, promuovere la formazione di capitale privato nei paesi membri ed incentivare lo sviluppo sostenibile. Le associazioni che compongono la Banca Mondiale sono: • La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo: rappresenta la sezione più importante del gruppo e fornisce gran parte dei prestiti. • L’Associazione Internazionale per lo Sviluppo: specializzata nel credito ai paesi poveri, a tasso nullo e con tempi di ripaga mento lunghi. • La Società Finanziaria Internazionale: che interviene per fornire aiuto finanziario e investire direttamente nel settore privato dei paesi membri. • L’Agenzia Multilaterale per la Garanzia sugli Investimenti: che assicura dal rischio politico coloro che vogliono investire nei paesi a basso reddito. • Il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Dispute sugli Investimenti: che facilita la risoluzione e l’arbitrato nelle dispute relative agli investimenti internazionali. Il raggiungimento degli obiettivi della BM avviene attraverso prestiti agevolati a medio-lungo termine, che comunque devono essere ripagati. Esistono due tipi di interventi: finanziamenti per investimenti specifici nei campi della sanità, dell’istruzione, delle infrastrutture e finanziamenti a favore di politiche per lo sviluppo. I primi sono a lungo termine (5-10 anni) e rappresentano gran parte degli investimenti della BM. I secondi sono a medio termine (1-3 anni) e servono per aiutare l’implementazione di politiche strutturali e riforme radicali del funzionamento della società e dell’economia dei paesi più poveri. La BM si finanzia emettendo obbligazioni che vengono acquistate da operatori finanziari pubblici e privati. Le condizioni di emissione sono favorevoli alla BM poiché il rating è molto alto. Infatti, tutte le obbligazioni vengono poi ripagate. Inoltre, la BM dispone di un capitale proprio e grazie al buon rating è in grado di fornire prestiti a tassi inferiori a quelli del mercato. L’organizzazione della BM prevede due organi: • Il Consiglio dei Governatori: che comprende i rappresentanti di tutti paesi membri e delibera sulle questioni più importanti dell’organizzazione. Si riunisce una volta l’anno ed il Presidente della BM presiede anche il Consiglio dei Governatori. • Il Consiglio Direttivo: composto da 25 direttori esecutivi in rappresentanza dei paesi membri che svolgono gli affari della BM. Per il voto hanno le stesse procedure del Fondo Monetario. Per essere ammessi alla BM devono aderire prima al Fondo Monetario. La sede della BM è a Washington. L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO L’Organizzazione Mondiale del Commercio è stata costituita nel 1995 con la cessazione del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade). L’OMC risiede a Ginevra. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Lo scopo della OMC è quello di abbattere gradualmente le barriere commerciali in modo da garantire una concorrenza del mercato equa e di liberalizzare il commercio. Inoltre vuole anche assicurare la trasparenza e la stabilità delle regole che caratterizzano gli scambi internazionali. Altri due obiettivi dell’OMC sono: essere sia un forum per le negoziazioni multilaterali, sia il luogo dove risolvere le controversie commerciali. Nel 2001 fu lanciato un grande negozio multilaterale noto come Agenda di Doha che riguardasse contemporaneamente tutti i settori più sensibili in modo da promuovere lo sviluppo dei paesi più poveri. Questa però non fu portata a termine poiché non si raggiunse l’accordo. Da un punto di vista organizzativo presso l’OMC si riuniscono periodicamente rappresentanti nominati dai governi dei paesi membri per preparare bozze di accordi multilaterali che dovranno essere ratificati dal Consiglio Generale in occasione delle Conferenze Ministeriali. Il livello più alto di autorità è costituito dalla Conferenza Ministeriale, la quale si compone di tutti i rappresentanti dei paesi membri. Le decisioni vengono prese a maggioranza ma l’unanimità è la modalità più utilizzata. La Conferenza Mondiali si tiene almeno ogni due anni; quindi le decisioni operative ordinarie vengono prese dal secondo livello di autorità composto da tre organismi: il Consiglio Generale, l’Organo di Risoluzione delle Dispute e l’Organo di Revisione delle Politiche Commerciali. Nell’Organo di Risoluzione delle Dispute vengono prese decisioni relative alle procedure per la soluzione delle controversie commerciali. Nell’Organo di Revisione delle Politiche Commerciali si analizzano le misure commerciali adottate dai paesi membri. Il Consiglio Generale fa le veci della Conferenza Ministeriale e ad essa deve riferire nelle riunioni biennali. Ai livelli successivi di autorità si trovano i consigli,comitati tecnici e comitati di lavoro che si occupano di aree specifiche di negoziazione. I tre principali consigli sono: il Consiglio per il Commercio di Beni, il Consiglio per il Commercio dei Servizi e il Consiglio per gli Aspetti Commerciali della Proprietà Intellettuale. LE ALTRE ORGANIZZAZIONI ECONOMICHE INTERNAZIONALI Oltre alle organizzazioni sopracitate vi sono altre istituzioni sovrannazionali che svolgono compiti importanti. In campo finanziario bisogna ricordare la Banca dei Regolamenti Internazionali, nata nel 1933, ha sede a Basilea e il suo compito è quello di sorveglianza sui mercati finanziari internazionali. La BRI ospita mensilmente la riunione dei governatori delle Banche Centrali dei paesi appartenenti al G-10. Sempre in campo finanziario si ricordano le banche di sviluppo regionali che sono organizzazioni regionali il cui compito è finanziare progetti locali di sviluppo. La loro organizzazione è simile a quella della BM con compiti molto simili. Le due organizzazioni però non sono riuscite mai a collaborare tra loro proprio per la duplicazione dei compiti. Organizzazioni sempre attive nei progetti di sviluppo sono alcune agenzie delle Nazioni Unite. Tra queste ricordiamo l’UNCTAD (United Nation Cnference on Trade Developement), la FAO (Food and Agriculture Organization), l’UNDP (United Nation Developement Program). Tutte coordinano progetti di sviluppo nei paesi più arretrati. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Trai paesi più industrializzati ricordiamo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, con sede a Parigi e nata nel 1961, costituisce un luogo importante di confronto e coordinamento degli interventi di politica economica dei paesi più industrializzati. Bisogna ricordare anche le istituzioni più informali come le riunioni periodiche organizzate tra le rappresentanze organizzative dei paesi industrializzati come G-7, G-8, G-10 e G-20, che hanno lo scopo di coordinare le azioni di politica economica su vari tavoli di discussione e di negoziazione. Infine bisogna citare in campo finanziario il Club di Londra e il Club di Parigi, dove si svolgono negoziazioni sui crediti sovrani con difficoltà di pagamento. CAPITOLO 3 LA BILANCIA DEI PAGAMENTI La bilancia dei pagamenti è il documento contabile in cui vengono registrate tutte le transazioni economiche che un’economia intrattiene con i non residenti in un determinato periodo di tempo. Nella bilancia dei pagamenti vengono registrate tutte le transazioni economiche e finanziarie. Le transazioni contabilizzate sono quelle effettuate da un’economia con non residenti (ovvero un agente economico che ha spostato il suo centro di affari all’estero per più di un anno). La bilancia registra flussi e non stock. In particolare, vengono registrati flussi puri (importazioni, esportazioni…) e variazioni stock (variazioni nello stock di credito o debito). I PRINCIPI CONTABILI Tutte le transazioni devono essere registrate in partita doppia: ovvero ogni transazione deve dare origine a due registrazioni di segno opposto, una a credito e una a debito, pari allo stesso importo. A credito vengono registrate le esportazioni e le cessioni di titoli ai non residenti, mentre a debito vengono riportate le importazioni e gli acquisti di titoli dall’estero. Un altro principio importante è quello dell’uniformità di valutazione: ossia tutte le registrazioni devono essere effettuate utilizzando le stesse modalità di stima, quindi utilizzando i prezzi di mercato. Allo stesso modo le registrazioni devono essere riportate usando lo stesso criterio per l’assegnazione della data di riferimento, nonché il principio d’uniformità del criterio temporale. Infine, occorre determinare un’unità di conto in cui esprimere tutti i valori delle transazioni, originalmente misurate con valute differenti. Quando si utilizza la partita doppia si può incappare in errori di registrazione dei valori, sia di credito che di debito; nel caso in cui ciò avvenisse le discrepanze vengono riportate sotto le voci di Errori ed Omissioni. CLASSIFICAZIONE DELLE TRANSAZIONI E DEI SALDI Le transazioni registrate nella bilancia dei pagamenti sono raggruppate in due categorie: le transazioni del conto corrente e quelle del conto capitale e finanziario. Nelle prime si inculdono i movimenti di merci e servizi, i redditi da e verso l’estero e i trasferimenti unilaterali. Nel conto capitale e finanziario rientrano i movimenti di capitale e la variazione delle riserve valutarie della Banca Centrale. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Le esportazione e importazioni di beni vengono registrate direttamente al passaggio della frontiera, e le importazioni sono già comprese di costi di trasferimento. Il saldo delle sole transazioni commerciali in beni dà luogo al saldo della bilancia delle merci. Le esportazioni ed importazioni totali comprendono anche quelle dei servizi, che è aumentato negli ultimi anni. Se aggiungiamo il saldo delle transazioni dei servizi otteniamo la bilancia delle merci e dei servizi. Le transazioni a titolo gratuito vengono contabilizzate nella voce trasferimenti unilaterali e comprendono contributi governativi da parte di enti sovranazionali e le rimesse degli emigrati/immigrati. Le transazioni con i non residenti comprendono anche trasferimenti di reddito. Il saldo di queste transazioni costituisce la voce redditi netti all’estero. La ragione economica di questo principio contabile viene attribuita al fatto che i redditi da lavoro e da capitale rappresentano i servizi di questi fattori, e vengono riportati nel conto corrente. L’insieme delle grandezze viste fino ad ora costituisce il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti. Come abbiamo già detto, nella bilancia dei pagamenti ci sono due sezioni dedicate alla contabilizzazione dei movimenti di capitale: conto capitale e conto finanziario. Nel conto capitale vengono riportate le acquisizioni di capitale immateriale e i trasferimenti unilaterali in conto capitale. La parte più consistente dei movimenti di capitale rientra nel conto finanziario. Le due poste più importanti sono rappresentate dagli investimenti diretti e dagli investimenti di portafoglio. Si tratta di flussi di capitale. Nel caso di investimento diretto lo scopo dell’acquisizione è quello del controllo pieno dell’impresa. L’oggetto dell’investimento di portafoglio è l’acquisizione di titoli esteri, per ragioni finanziarie di diversificazione del portafoglio. Quando il capitale estero o nazionale porta alla formazione di una nuova impresa si parla di investimento di tipo greenfield; l’acquisizione di un’impresa già esistente è definito investimento brownfield. Una parte del conto finanziario recentemente introdotta in modo distinto è quella dei derivati finanziari. Qui vengono contabilizzati gli strumenti finanziari che sono scambiati per trasferire il rischio di altri contratti finanziari. Infine, una sezione speciale del conto finanziario è quella della variazione delle riserve ufficiali. Per riserve ufficiali si intendono tutti quegli strumenti monetari e finanziari di liquidità internazionale a disposizione delle banche centrali nazionali. ALCUNE IMPORTANTI RELAZIONI ECONOMICHE Obiettivo di questa sezione è mettere in evidenza alcune relazioni di contabilità nazionale in economia aperta che risultano sempre verificate, a prescindere dalle ipotesi di comportamento sugli agenti. I vincoli rappresentati da queste relazioni dovranno essere sempre rispettati. Assumiamo che l’economia sia composta da tre settori: • Il Settore Privato: composto dalle famiglie e dalle imprese; la loro ricchezza netta è detenuta sotto forma di titoli che costituiscono le loro attività finanziarie nette. • Il Settore Estero: con cui si scambiano esportazioni ed importazioni, varia la posizione debitoria netta attraverso lo scambio di titoli di credito. • Il Settore Pubblico: costituito dal settore statale e dalla Banca Centrale; il primo raccoglie le tasse e decide la spesa pubblica; la seconda possiede attività finanziarie nei confronti del settore estero, mentre le passività costituiscono la base monetaria nazionale. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 UN’INTERPRETAZIONE INTERTEMPORALE Definiamo con CC il valore del saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti. Se CC risulta negativo, le importazioni del paese in considerazioni sono maggiori delle esportazioni. Per semplicità aggreghiamo settore pubblico e privato in un solo settore denominato Economia che rappresenta l’intera economia nazionale. I movimenti di capitale rappresentano una variazione nello stock delle passività finanziarie sull’estero nette del paese. Se definiamo AFE lo stock di attività finanziarie sull’estero e con PFE lo stock delle passività finanziarie sull’estero, le passività finanziarie sull’estero nette risultano: PFEN = PFE –AFE Allora il saldo dei movimenti di capitale può essere indicato come variazione di PFEN. Definendo con EO gli errori e le omissioni, il saldo complessivo della bilancia dei pagamenti risulta allora: CC+ ΔPFEN + EO= 0 Tralasciamo gli errori e omissioni, ipotizzando che siano nulli (EO=0) CC+ΔPFEN = 0 Poiché la somma dei due saldi considerati deve essere nulla in quanto identità contabile, il segno di CC deve essere opposto a quello di ΔPFEN. Assumiamo come sopra che il saldo di CC sia negativo. Per far si che avvenga ciò il paese può spendere a debito. Infatti, se CC è negativo , ΔPFEN deve essere positivo, ovvero si ha un aumento delle passività finanziarie nette sull’estero pari proprio all’eccesso di spesa rappresentato da CC. Al contrario, saldi positivi nel conto corrente della bilancia dei pagamenti stanno a indicare che il paese ha esportato di più di quanto abbia importato nell’anno considerato. Questo significa che alla vendita all’estero di beni o servizi nazionali non è corrisposto un pari afflusso di beni e servizi di importazione e quindi il nostro paese ha venduto a credito. Il saldo positivo comporta perciò un aumento nelle attività finanziarie sull’estero, ovvero una riduzione delle passività finanziarie sull’estero nette (ΔPFEN< 0). Inoltre, occorre ricordare che non è il deficit di conto corrente che induce un aumento dell’indebitamento , ma può avvenire anche il contrario. LA VARIAZIONE NELLE RISERVE UFFICIALI E IL SALDO ECONOMICO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI Una distinzione deve essere fatta all’interno della variazione nelle passività nette sull’estero quando si disaggregano il settore privato e il settore pubblico all’interno del settore Economia. La variazione delle passività finanziarie sull’estero nette viene divisa in una parte relativa al settore privato e una relativa al settore pubblico. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Quest’ultima corrisponde alla variazione delle riserve ufficiali della Banca Centrale assumiamo, per semplicità, che i titoli del debito pubblico non sono detenuti direttamente dia non residenti, ma solamente dalla Banca Centrale. Allora: ΔPFEN = ΔPFENpr – ΔRU Dove ΔPFENpr rappresenta la variazione delle passività nette sull’estero del settore privato. La variazione nell’indebitamento totale dell’economia, può avvenire sia attraverso una variazione nell’indebitamento del settore privato che attraverso la variazione nelle riserve ufficiali. Anche se le due componenti non sono totalmente comparabili. Continue variazioni negative comportano l’esaurimento dello stock delle riserve . In alternativa, le banche centrali possono prendere a prestito sui mercati finanziari da privati Oppure negoziando interventi di aiuto con le organizzazioni internazionali; ambedue le alternative sono molto costose. Quando le variazioni sono positive e le riserve ufficiali si accumulano, vuol dire che il paese sta assistendo a un ingresso di capitali, ma in modo poco efficiente. Tutto questo serve a spiegare che le riserve ufficiali e la loro variazione ΔRU siano manovrabili delle autorità monetarie, in realtà sono uno strumento principalmente utilizzato per evitare squilibri indesiderabili di natura esclusivamente temporanea. Riconsideriamo il saldo contabile della BDP come espresso in equazione e sostituiamo l’equazione, ma isolando nel membro di destra la variazione delle riserve ufficiali: CC+ΔPFENpr = ΔRU Il membro di sinistra rappresenta il saldo economico della bilancia dei pagamenti. Contabilmente il saldo economico corrisponde alla variazione delle riserve ufficiali. RISPARMIO, INEVSTIMENTO E I DEFICITI GEMELLI Riprendiamo l’equazione che definisce la BDP senza errori e omissioni: CC = - ΔPFEN = ΔAFEN Semplifichiamo ulteriormente il saldo del conto corrente assumendo che il saldo dei trasferimenti unilaterali e quello dei redditi netti esteri siano nulli. Il saldo del CC corrisponde allora al saldo commerciale: CC = EXP – IMP = NX Dove EXP e IMP sono esportazioni e importazioni mentre NX è detto esportazioni nette. Consideriamo la presenza di tutti e tre settori. Il prodotto interno lordo (PIL) corrisponde alla spesa aggregata, data dalla somma di consumi (C), investimenti (I), spesa pubblica (G) ed esportazioni nette: PIL= C+I+G+NX Sottraendo il gettito fiscale da ambedue i membri e considerando che il reddito disponibile (YD) è dato dalla differenza tra il PIL e la tassazione T, ottieniamo: Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 YD-C-I=(G-T)+NX Portiamo al membro di sinistra il deficit pubblico cambiandone segno. Ricordano che il risparmio del settore privato (Spr) è dato da: Spr-I+(T-G)= NX Ma il surplus del settore pubblico (T-G) può essere considerato il risparmio del settore pubblico che sommato al risparmio privato (Spr), produce il risparmio complessivo dell’economia (S). Otteniamo: S-I= NX = ΔAEFN L’equazione mostra che lo squilibrio nel conto corrente è proprio pari alla differenza tra risparmio e investimento. Scomponendo il risparmio totale dell’economia in risparmio privato e risparmio pubblico (generalmente negativo), si mostra che l’eccesso di risparmio privato corrisponde alla somma del deficit pubblico e delle esportazioni nette. Se il settore privato è all’incirca in equilibrio, un saldo negativo di esportazioni nette viene necessariamente accompagnato da un deficit pubblico. Si parla in questo caso di deficit gemelli. Capitolo 4 Attraverso la figura seguente si rappresentano le curve di domanda e offerta di un mercato concorrenziale: Il prezzo p0 è il prezzo in equilibrio. Il benessere dei consumatori sarà l’area A mentre il benessere dei produttori sarà la somma delle aree B e C. Aprendosi alla concorrenza estera ci sarà il prezzo p* che sarà inferiore al prezzo p0 e cosi facendo i produttori esteri hanno un vantaggio sui produttori nazionali. In termini di benessere i consumatori nazionali beneficiano di un prezzo più basso e il loro surplus aumenta delle aree B e D. Mentre la riduzione dell’offerta da parte dei produttori nazionali si traduce in una diminuzione del loro surplus che si riduce alla sola area C. Il grafico dimostra come lo scambio internazionale porta un aumento del benessere nell’economia indipendentemente se si importa o si esporta. Si può inoltre calcolare anche l’area D in quanto è un triangolo con alla base le importazioni e all’altezza la differenza tra il prezzo nazionale e quello internazionale(p0-p*). CURVA DI TRASFORMAZIONE Per passare da un equilibrio parziale a uno generale consideriamo il caso più semplice quello con due beni X e Y.I due beni sono diversi economicamente sia dal lato della produzione che del consumo. Questo perché hanno diverse funzioni di produzione. La funzione di produzione esprime quantitativamente la relazione tra gli input e gli output. Noi prenderemo in considerazione solo una caratteristica della funzione di produzione: la produttività marginale positiva cioè l’aumento di output relativo all’aumento di una unità di input. Con questi dati possiamo costruire la curva di trasformazione. La curva di trasformazione è il luogo dei punti nello spazio cartesiano delle quantità dei due beni X e Y che delimita l’insieme delle quantità producibili dei due beni secondo le risorse e le tecnologie a disposizione. La curva di trasformazione viene detta anche frontiera e è il luogo dove tutte le risorse sono pienamente utilizzate. Per aumentare la produzione di Y dobbiamo ridurre la produzione di X e cosi facendo avremo una Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 curva che è negativamente inclinata nello spazio x. Un’ altra caratteristica è la concavità verso l’origine dovuta dalla produttività marginale decrescente: all’aumentare della produzione i fattori produttivi sono meno efficienti e quindi occorre più capitale e lavoro per produrre un’unità aggiuntiva di X e Y. Il grafico mostra come il livello di partenza di Y è molto basso e l’aumento di output è maggiore se il livello di produzione è più elevato come nel caso di Y3. Questo avviene perché a livelli di produzione più bassi avremo meno utilizzo di input ma maggiore utilizzo di output, ecco perché l’incremento tra Y1 e Y2 è maggiore rispetto all’incremento Y3 e Y4. Infine la curva trasla in base alle risorse e alle tecnologie perché se le risorse o le tecnologie aumentano la curva si sposta verso l’esterno. La pendenza della retta è data dal rapporto tra i prezzi e questa retta è detta isoreddito in quanto lungo di essa i panieri hanno lo stesso valore, che corrisponde alla produzione. Consumo in equilibrio generale Viene indicato attraverso le curve di indifferenza che hanno le seguenti caratteristiche: -Curve decrescenti: la soddisfazione degli agenti non varia se al diminuire di un bene aumenta la disponibilità dell’altro -Curve più distanti dall’origine corrispondono a livelli di utilità più elevati: una curva più distante è composta da panieri con più disponibilità di ambedue i beni e quindi corrisponde a una soddisfazione maggiore -Curve convesse verso l’origine: la convessità della curva indica che per mantenere invariato il livello dell’utilità si è disposti a sacrificare una quantità maggiore di Y per avere la stessa quantità di X(x<y) -Le curve non si intersecano altrimenti si avrebbe contraddizione perché le due curve rappresentano livelli di utilità diversi. Equilibrio per i consumatori Per passare dalla teoria del singolo consumatore alla determinazione dell’equilibrio generale bisogna aggregare le curve di indifferenza degli individui e formare curve di indifferenza sociali(che nel nostro caso sono uguali alle curve di indifferenza individuali). L’equilibrio del consumatore è dato da un processo di massimizzazione dell’utilità dato un cert livello di spesa e prezzi. Il livello della spesa permette di indicare la posizione dell’isoreddito mentre il rapporto dei prezzi permette di stabilire la pendenza. Nel punto di equilibrio avremo il massimo dell’utilità. Per avere una condizione di equilibrio il saggio marginale di sostituzione deve essere uguale al rapporto dei prezzi. SMS è la quantità di X a cui si è disposti a rinunciare per avere un’unità di Y. Equilibrio in economia chiusa L’equilibrio generale sarà ottenuto combinando l’equilibrio dal laro della produzione e dal lato del consumo. La rappresentazione avverrà nello spazio dei beni e nello spazio quantità-prezzi. Nella figura 4.6 possiamo vedere come il paniere associato al punto E sia quello che massimizza la soddisfazione dei consumatori perché è associato al livello più elevato di utilità. La retta MN è importante Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 sia per la pendenza sia per l’intercetta. La pendenza rappresenta il rapporto tra i prezzi. L’intercetta invece rappresenta la valutazione del paniere E in termini di un bene Y. Per quanto riguarda l’equilibrio nello spazio quantità-prezzi prendiamo in considerazione le curve di domanda e offerta di due beni. Indicheremo come Dx e Sx come curva di domanda e offerta del bene X e Dy e Sy come curva di domanda e offerta del bene Y. I due mercati sono in equilibrio al prezzo p grazie alla teoria di Walras. Questa teoria afferma che se n mercati sono collegati, quando l’n-1 mercati sono in equilibrio anche l’n-esimo mercato è in equilibrio. Definiamo con Sx e Sy e Dx e Dy le funzioni di offerta e domanda del bene X e Y e cosi facendo ci andiamo a calcolare l’offerta totale: OT=pxSx+Sy. La domanda totale invece sarà: DT=pxDx+Dy. Però la domanda e l’offerta totali si devono eguagliare quindi: pxSx+Sy=pxDx+Dy--------àPx(Sx-Dx)+(Sy-Dy)=0 Equilibrio in economia aperta Quando si parla di economia aperta, un paese ha la possibilità di comprare e vendere all’estero quindi di importare e esportare beni all’estero. Quando un paese è piccolo il suo benessere aumenta sempre con l’apertura al commercio internazionale e i vantaggi dello scambio possono essere scomposti in vantaggi dal lato della produzione e vantaggi dal lato del consumo. Quando un paese è grande la crescita orientata al settore delle esportazioni potrebbe far peggiorare la ragione di scambio internazionale e far diminuire il benessere. Un esempio può essere fatto con l’india che adotta nuove tecnologie per migliorare il settore tessile cosi da creare un vantaggio comparato nella produzione delle magliette. Però siccome stiamo parlando di un paese grande l’esportazione delle magliette provoca un aumento dell’offerta e per rimanere in equilibrio l’India è costretta a diminuire il prezzo delle magliette e cosi il benessere del paese diminuirà (crescita che impoverisce). La legge di Walras può essere applicata anche in una economia aperta. Partendo da questa equazione: Px(Sx-Dx)+(Sy-Dy)=0, in una economia aperta le importazioni Y devono essere P volta le esportazioni in X quindi: p=Dy-Sy/Sx-Dx. Quindi in una economia chiusa la legge di Walras afferma che se un mercato è in equilibrio anche l’altro mercato sarà in equilibrio mentre in una economia aperta questo non è vero in quanto abbiamo importazioni e esportazioni. Capitolo 5 Il modello di Ricardo Nel modello di Ricardo la produzione avviene attraverso l’utilizzo di un solo fattore produttivo: il lavoro. Questo permette di riassumere in un solo coefficiente la funzione di produzione. La funzione di produzione ha le seguenti caratteristiche: -Un solo fattore produttivo (lavoro) che si può collocare liberamente e senza cost da un settore all’altro. Questo implica che il salario monetario tra i settori deve essere lo stesso altrimenti il lavoratore passa dal settore che paga di meno a quello che paga di più. -Coefficienti fissi e quindi produttività costante -Le funzioni di produzione sono diverse tra beni e paesi. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Ue India 0.5 2 Le altre ipotesi del modello di Microchip Ricardo sono la concorrenza perfetta su tutti i mercati, la ragione di scambio T-shirt 2 0.5 internazionale o il salario relativo tra due paesi è dato e infine abbiamo la presenza di due paesi e due beni. Il modello è come se considerasse due paesi piccoli, che non hanno la possibilità di influire sui prezzi internazionali e scambiano alle condizioni stabilite sui mercati mondiali, quindi l’attenzione è concentrata solo sulle differenze tecnologiche tra i due paesi. Consideriamo il (microchip e T- UE India Microchip 2 10 T-shirt 5 8 caso di due paesi (India e UE) e di due beni shirt). I costi di produzione sono i seguenti: L’UE è più efficiente nella produzione dei microchip perché per produrre uno impiega solo due ore a differenza dell’India che ne impiega 10. Mentre l’India è più efficiente dell’UE nella produzione delle magliette perché impiega 5 ore di lavoro per produrne una mentre UE 8. Quindi è molto probabile che Ue produca e esporti microchip in cambio di t-shirt mentre India produca e esporti t-shirt in cambio di microchip. Consideriamo ora il caso b: UE India Microchip 2 10 T-shirt 5 4 L’unica differenza è il costo di produzione delle t-shirt in Europa, ora occorrono solo 4 ore di lavoro per una t-shirt a differenza dell’india che ne occorrono 5. Quindi l’unione europea ha vantaggi assoluti nella produzione di tutti i due i beni perché è più efficiente nella produzione di tutti e due i beni. Questo può far pensare che l’Ue sia ottimale produrre tutti e due i beni e non partecipare al commercio internazionale ma non è cosi. Per produrre un microchip Ue occorre la metà delle ore necessarie per produrre una t-shirt mentre all’India occorre il doppio (10-5). Quindi ai consumatori europei conviene produrle le t-shirt o importarle? Le proprie tecnologie permettono di produrre una t-shirt ogni 4 ore di lavoro e cosi facendo si rinuncia a 2 microchip. Quando invece scambia con l’estero con il cambio 1:1 con 4 ore di lavoro si possono produrre due microchip e cosi ottenere due magliette, quindi si ottiene una maglietta in più rispetto a quanto si sarebbe prodotto internamente con 4 ore di lavoro. Consideriamo ora i costi comparati dei due beni: I microchip nell’Ue costano la metà delle magliette invece in India è il contrario. Se consideriamo solo uno dei due beni, ad esempio i microchip, se sul mercato vi è un prezzo relativo che è compreso tra 0.5 e 2 conviene a tutti e due i paesi il commercio internazionale. Quindi per avere convenienza per lo scambio internazionale occorre che ci sia divergenza tra le ragioni di scambio autarchiche e che la ragione di Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 scambio internazionale sia compresa tra le due divergenze di scambio autarchiche. S e invece la ragione di scambio autarchica è uguale a quella internazionale vi è indifferenza come nel caso dell’India che con 10 ore di lavoro produrrebbe un microchip oppure due magliette che sul mercato darebbero lo stesso un microchip. Vantaggio assoluto Vuol dire che si ha una produttività maggiore in tutti e due i settori come nel caso dell’UE. Quindi in una economia chiusa vuol dire che i salari in UE nei due settori sono maggiori rispetto all’India perché con 40 ore di lavoro in UE si ottengono 20 microchip o 10 t-shirt, mentre in India si possono ottenere 4 microchip o 8 t-shirt. Con l’apertura all’estero le cose non cambiano perché in UE con 40 ore di lavoro avremo o 20 tshirt o 20 microchip mentre in India o 8 t-shirt o 8 microchip. Rappresentazione grafica del modello di Ricardo Le funzioni di produzione del modello di Ricardo sono lineari cioè a coefficienti fissi. Noi imporremo come X=aL e Y=bl dove a e b sono i coefficienti produttivi. A=X/L B=Y/L. A e B sono le quantità di lavoro che bene prodotta in media da ogni lavoratore. I due paesi hanno tecnologie differenti e quindi avremo: Paese 1 X=A1L Y=B1L Paese 2 X=B1l Y=B2L Consideriamo poi che i lavoratori si possono spostare da un settore all’altro e che il salario dei due settori sia uguale. B1/A1=P1 B2/A2=P2. Poi definiamo con L la quantità di lavoro e quindi X=ALx Y=BL-B/A X Capitolo 6 Modello di Hecksher e Ohlin Le ipotesi del modello sono: -Concorrenza perfetta e omogeneità dei prodotti -Dotazioni fattoriali relative diverse tra i paesi: si assume che le dotazioni fattoriali siano date e che esista una differenza tra le dotazioni fattoriali relative. La dotazione relativa è data dalla quantità di capitale per lavoratore che è diversa tra i paesi. -Tecnologie identiche: si avrà la stessa funzione di produzione tra i paesi. In termini del nostro esempio la tecnologia per produrre microchip tra UE e India è la stessa -Preferenze identiche nei due paesi cosi da poter escludere differenze dal lato della domanda -Fattori produttivi mobili all’interno e immobili tra i paesi: i fattori produttivi si possono collocare senza costi tra i settori di uno stesso paese ma non si possono spostare da un paese a all’altro -Assenza di ostacoli al commercio (no dazi) Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Prendendo in considerazione il modello 2X2X2 (2 paesi 2 fattori e 2 beni) avremo: -Dotazioni fattoriali: il paese 1 è più dotato di capitale mentre il paese 2 è più dotato di lavoro K1/L1>K2/L2 K/L=dotazione di capitale(lavoro) -Intensità fattoriali dei beni: il bene x utilizza in modo più intenso il lavoro mentre il bene y utilizza in modo più intenso il fattore capitale: Ky/Ly>Kx/Lx. Esempio UE è un paese molto grande con 300 milioni di persone e 200 milioni di lavoratori ma relativamente ben dotato di capitale,100 milioni di macchine. Quindi la dotazione di capitale per lavoratore è di 1 macchina ogni 2 lavoratori. L’India invece ha 800 milioni di lavoratori e la quantità di capitale è di 200 milioni di lavoratori. Quindi la dotazione di capitale in India è di 4 lavoratori per macchina, più bassa rispetto all’UE. Il teorema di Heckscher-Ohlin afferma che un paese esporta il bene che usa in modo relativamente più intensivo il fattore produttivo di cui quel paese è relativamente più abbondante e importa l’altro bene. Quindi secondo il nostro esempio UE esporta microchip e l’India magliette. Ciò avviene perché UE è più dotata relativamente di capitale per lavoratore rispetto all’India e i microchip richiedono una quantità maggiore di capitale per essere prodotti. Al contrario l’India esporterà magliette perché è più dotata di lavoro e le t-shirt richiedono un impiego più intensivo del fattore lavoro. Nel modello di HO la causa delle divergenze nei prezzi di autarchia è spiegata dalle differenti dotazioni fattoriali relative dei paesi. Th del pareggiamento dei prezzi dei fattori produttivi Nell’ambito del modello di HO si accompagna questo teorema secondo il quale secondo le ipotesi del teorema di HO il libero commercio dei beni comporta l’uguagliamento dei prezzi dei fattori produttivi, sia in termini relativi che assoluti. Rispetto all’esempio tra UE e India il libero commercio di magliette e microchip secondo questo teorema porta a un uguagliamento del salario e della remunerazione del capitale in tutti e due i paesi. Il teorema dimostra che la libera circolazione dei beni finali corrisponde alla libera circolazione dei fattori produttivi, grazie a ciò il costo del capitale e il salario si uguagliano. I beni incorporano fattori produttivi che sono serviti per produrli e quindi questi fattori produttivi si spostano da un paese all’altro attraverso i prodotti finiti. Quindi i fattori produttivi si spostano tra i paesi attraverso i prodotti e cosi facendo i prodotti diventano i veicoli con il quale i fattori produttivi si spostano da un paese all’altro. Si comprende allora che la specializzazione completa fa fallire il teorema perché se per esempio l’India si specializza completamente nella produzione di magliette mentre UE si specializza sia nella produzione di magliette che nella produzione di microchip il modello manca della produzione di microchip in India, manca di mercato, per uguagliare i prezzi dei fattori produttivi e per poter trovare un equilibrio tra il salario relativo in India e UE. Teorema di Stolper-Samuelson Il teorema afferma che sotto le ipotesi del modello di HO, l’aumento nel prezzo del bene che usa più intensamente un fattore, comporta un aumento nel prezzo di tale fattore e una diminuzione nel prezzo dell’altro sia in termini relativi che assoluti. Quando il prezzo intorno del bene aumenta secondo il teorema viene favorito il fattore produttivo impiegato più intensamente nel settore delle importazioni mentre il Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 fattore che viene utilizzato più intensamente nel settore delle esportazioni viene sfavorito. Questo perché con l’aumento del prezzo delle magliette le imprese cercano di aumentare la produzione e quindi devono assumere più macchine e lavoratori. Dovranno assumere più lavoratori che comprare macchine. Dato che le risorse sono pienamente impiegate le imprese del settore tessile possono ottenere nuove risorse solo se diminuisce la produzione di microchip cosi abbiamo più macchine e più lavoratori. Però i microchip utilizzano più macchine che lavoratori e quindi sul mercato la domanda è aumentata e l’offerta è aumentata ma di poco. Quindi dovrà aumentare il salario per poter avere una situazione di equilibrio. Sul mercato del capitale invece la domanda è aumentata di poco mentre l’offerta è aumentata di molto perché la diminuzione di produzione di microchip ha liberato molto capitale. La domanda è ma è aumentato di più il salario o il prezzo delle magliette? Con l’aumento del salario si ha un cambiamento nelle tecniche di produzione e quindi un K/L maggiore. Ma in condizione di concorrenza perfetta le remunerazioni di capitali e di lavoro devono essere uguali alle loro produttività marginali quindi il salario aumenta mentre la remunerazione reale diminuisce. Questo è quello che spiega un corollario di questo teorema che afferma che l’apertura commerciale favorisce il fattore produttivo più abbondante e sfavorisce quello più scarso. Teorema di Rybczynski Il teorema afferma che sotto le ipotesi del modello di HO e tenendo conto che i prezzi dei beni e dei fattori produttivi siano costanti, un aumento nella quantità di un fattore determina un aumento della produzione del bene che utilizza più intensamente quel fattore e una diminuzione della produzione dell’altro bene. Il modello a fattori specifici Nel breve periodo una versione del modello di HO è data dal modello a fattori specifici dove alcuni fattori continuano a essere perfettamente mobili tra i settori mentre esistono dei vincoli di riconversione per altri. Il modello si basa sull’ipotesi che il lavoro possa continuare a spostarsi liberamente e senza costi tra i due settori mentre il capitale non si possa trasferire divenendo un fattore specifico nei settori. Le funzioni di produzione dei due beni sono le seguenti: X=F(R;Lx) Y=F(S;Ly) dove R e S sono le quantità di capitale che non può spostarsi. Il lavoro dei due settori sarà uguale a L=Lx+Ly. L’equilibrio lo avremo grazie alle funzioni di domanda dei due settori e considerando che il salario non può essere diverso nei due settori visto che i lavoratori possono spostarsi liberamente. Il valore della produttività marginale del lavoro nel settore x sarà: VPML=Px*PMLx(R/Lx) e questo varierà al variare del prezzo del bene x e al variare della produttività del lavoro del settore. La produttività del lavoro PMLx aumenta all’aumentare del rapporto R/Lx. Le curve del valore delle produttività marginali dei due settori (VPMLx e VPMLy) sono decrescenti rispetto alla quantità di lavoro impiegata nei due settori. Dove si incontrano le due curve avremo il punto di equilibrio. Il monte salari x sarà l’area Oxw*EL* mentre quello y sarà OyL*EH. L’area sottostante la curva rappresenta il valore totale della produzione di x OxV1EL. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Figura 6.6(pag.169) Se invece consideriamo un aumento del prezzo relativo di X, lasciando invariato il prezzo Y, questa variazione ha un effetto sulla curva del valore della produttività marginale del lavoro che si sposta verso l’alto. Quindi le imprese trovano più profittevole espandere la produzione del bene X e ridurre quella del bene Y. Tuttavia, il prezzo del bene X è aumentato e il suo aumento è dato dallo spostamento verticale della curva VPMLx che ha cambiato posizione per via dell’aumento del prezzo. L’aumento nell’occupazione del settore X riduce il rapporto R/Lx e cosi la remunerazione del capitale specifico di R aumenta perché aumenta ka sua produttività marginale. Al contrario il rapporto tra S/Ly aumenta perché l’occupazione nel settore Y diminuisce e quindi la sua produttività marginale si abbassa. CAPITOLO 7 ECONOMIE INTERNE DI SCALA Quando l’origine dei rendimenti di scala crescenti è direttamente attribuibile al processo produttivo dell’impresa si parla di economie interne di scala. In questo caso il processo produttivo è dell’impresa è tale da migliorare in efficienza all’aumentare della scala produttiva. La principale conseguenza della presenza di economie interne di scala è l’incompatibilità con un mercato di concorrenza perfetta. FORME DI MERCATO IMPERFETTAMENTE CONCORRENZIALI In presenza di economie di scala interne , l’aumento della produzione trova un limite nel trade off tra quantità e prezzo rappresentato dalla domanda all’impresa. L’impresa possiede un certo grado di monopolio attraverso il quale può scegliere la combinazione ottimale di quantità e prezzo che le garantisce il massimo profitto. Graficamente la curva di domanda dell’impresa è inclinata negativamente perché l’impresa non può essere price tacker, cioè può aumentare la quantità venduta soltanto diminuendo il prezzo. La concorrenza monopolistica è caratterizzata da: • Beni differenziati. I beni sono eterogenei e si presentano in diverse variètà imperfettamente sostituibili. • Numero elevato di imprese concorrenti. Le imprese presenti sul mercato di un prodotto sono numerose; esistono numerose varietà dello stesso prodotto e la concorrenza risulta molto aspra; l’elasticità di domanda alla singola impresa risulta quindi elevata. • Libera entrata di altre imprese nel mercato. L’ingresso di nuove imprese sul mercato è causato dalla presenza di extraprofitti e aumenta il numero di varietà, inasprisce la concorrenza e comporta una riduzione del prezzo fino a quando gli xtraprofitti si annullano. Per quanto riguarda l’oligopolio: • Presenza di barriere all’entrata. Gli extraprofitti possono essere positivi. • Beni non necessariamente differenziati. Il grado di monopolio delle imprese è garantito dalla presenza delle barriere all’entrata. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 • Basso numero di imprese nel mercato. Ogni impresa deve prendere in considerazione il comportamento dei concorrenti nella determinazione della quantità da offrire e il prezzo da richiedere. ECONOMIE ESTERNE DI SCALA Si parla di economie di scala quando l’interrelazione tra le imprese genera un miglioramento generale nelle condizioni di produzione dell’intero settore. Quindi il settore viene a essere caratterizzato da rendimenti di scala crescenti. Non vi è alcuna necessità che i rendimenti crescenti siano presenti a livello d’impresa: le imprese possono continuare ad avere rendimenti crescenti a causa delle esternalità positive presenti all’interno del settore. In questo caso è compatibili con un mercato di concorrenza perfetta. LA DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO I beni non omogenei sono differenziati sia per qualità che per caratteristiche. In base a ciò si distinguono due tipi di differenziazione. La differenziazione verticale si riferisce al concetto di qualità. Cioè che beni di una stessa categoria di prodotto sono differenziati verticalmente in termini di qualità, ovvero che alcuni beni sono di alta qualità e altri di scarsa qualità. La differenziazione orizzontale si riferisce alle caratteristiche che la varietà di un prodotto possiede. La differenziazione orizzontale, è fondamentale per valutare gli effetti dell’apertura al commercio internazionale dal lato dei consumatori. Il benessere degli individui migliora quando il numero delle varietà del prodotto a loro disposizione aumenta. Se la produzione della varietà è caratterizzata da economie di scala, si apre una tensione tra produzione e consumo: una produzione concentrata in poche varietà, ma in ampia qualità sfrutta meglio le economie di scala; al contrario, i consumatori preferiscono più varietà a disposizione. In questa situazione, l’apertura al commercio internazionale può rappresentare un’opportunità sia per le imprese sia per i consumatori: le prime possono espandere la scala di produzione della loro varietà; i secondi possono acquistare dall’estero le varietà non prodotte all’interno. MONOPOLIO, OLIGOPOLIO, ECONOMIE ESTERNE DI SCALA E COMMERCIO INTERNAZIONALE Nel caso di economie interne di scala, concorrenza monopolistica e beni differenziati orizzontalmente, l’apertura dell’economia aumenta l’efficienza (effetto di scala), migliora il benessere dei consumatori per l’aumento delle varietà a loro disposizione (effetto varietà) generalmente a prezzi più bassi (effetto pro-competitivo); in conseguenza dell’aumento della concorrenza alcune imprese escono dal mercato (effetto uscita delle imprese). Nel caso di oligopolio con beni omogenei, l’apertura dell’economia porta ad un aumento della concorrenza e ad un abbassamento dei prezzi (effetto pro-competitivo). Inoltre, con l’introduzione Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 dei costi di trasporto si riesce a spiegare l’incentivo per le imprese a vendere reciprocamente a mark-up più bassi all’estero (dumping reciproco). Nel caso di economie esterne di scala il commercio internazionale può attivarsi anche senza alcuna differenza tra i paesi in termini di preferenze, tecnologie o dotazioni fattoriali. Lo scambio internazionale è vantaggioso in sé senza bisogno di differenze tra i paesi. Se si parla di economie esterne di scala sorgono equilibri multipli la cui realizzazione può dipendere da fattori extra-economici (la dimensione di un paese, la storia industriale…). Nel caso di economie esterne di scala esiste una gamma di valori per le ragioni di scambio internazionale tale per alcuni paesi potrebbero essere danneggiati dallo scambio internazionale e avere un benessere più elevato in situazione di autarchia. CAPITOLO 9 GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI Gli investimenti diretti esteri sono acquisti e vendite di titoli con lo scopo di ottenere il controllo dell’attività produttiva. Le imprese che acquistano stabilimenti o altre imprese all’estero vengono definite multinazionali o transazionali. Quando invece si crea dal nulla uno stabilimento all’estero, questo investimento prende il nome di greenfield, l’acquisizione invece di un’impresa giaà esistente viene chiamata brownfield. Gli IDE si differenziano in orizzontali e verticali. I primi riguardano l’acquisizione di imprese che producono lo stesso bene della casa madre, mentre i secondi riguardano l’acquisizione di imprese che svolgono alcune fasi del processo produttivo. Gran parte degli IDE avvengono tra le economie avanzate, ovvero economie a reddito elevato e simili in quanto a dotazioni fattoriali; si osservano anche IDE in entrata e in uscita in uno stesso paese e per uno stesso settore. IDE ed esportazioni tendono ad essere complementari e non sostituti tra loro. Gli IDE avvengono nei settori caratterizzati da capitale immateriale, attività intangibili e elevata spesa in ricerca e sviluppo. Le imprese che fanno IDE sono tra le più produttive e le più grandi. TEORIA ECLETTICA OLI Acquistare e gestire un’impresa estera comporta degli oneri per l’impresa nazionale. Secondo l’economista inglese Dunning vi sono tre vantaggi principali per le imprese multinazionali: vantaggi di propietà, di localizzazione e di internalizzazione. Le iniziali delle tre parole inglesi, ownership, localization e internalization, determinano l’acronimo OLI con cui è nota la teoria di Dunning. La teoria viene definita anche eclettica, perché non fa riferimento ad un modello in particolare. • Vantaggi di proprietà (ownership). Affinchè un’impresa nazionale decida di acquisire una sussidiaria estera e divenire multinazionale, deve essere proprietaria di alcuni beni in grado da garantirle un vantaggio competitivo. Il capitale immateriale da posseduto ha due caratteristiche rilevanti: la prima, è facilmente trasferibile da un’impresa all’altra con costi di trasporto praticamente nulli; il secondo, ha Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 la caratteristica di non rivalità dei beni pubblici, ovvero può essere riutilizzato in molti impianti o da molte imprese senza deperirsi. Questi beni generano economie di scala a livello di impresa e sono collegati alle spese in ricerca e sviluppo. • Vantaggi di localizzazione (localization). Un’impresa esportatrice deve sopportare i costi di transazione per servire il mercato estero. Tanto più vicina è l’impresa al mercato estero, tanto minori sono i costi di transazione. In alternativa, l’impresa nazionale può acquistare un’impresa estera che già opera sul mercato di sbocco e lasciare che sia essa a servire tale mercato. In questo caso si afferma che l’impresa estera fornisce un vantaggio di localizzazione all’impresa madre. In generale, i vantaggi di localizzazione variano a seconda del paese che riceve l’investimento diretto estero. • Vantaggi di internalizzazione (internalization). In primo luogo, se non fosse internalizzata, la relazione tra impresa nazionale e impresa estera potrebbe essere viziata dalla presenza di possibili asimmetrie informative. Un’altra ragione per internalizzare l’impresa estera riguarda la possibilità di proteggere meglio la caratteristica di bene pubblico dell’attività intangibile che possiede l’impresa madre. Acquisire l’impresa estera significa mantenere all’interno dell’impresa le esternalità derivanti dal possesso dell’attività intangibile di cui è proprietaria la casa madre. I vantaggi discussi sulla teoria OLI sono molto generali, per questo devono essere contestualizzati nel commercio internazionale. La presenza di economie di scala a livello di impresa è importante per spiegare le ragioni di investimenti diretti esteri. Sono un incentivo per aprire nuovi stabilimenti ed effettuare IDE. Al contrario, quando ci sono economie di scale a livello di impianto si tende a concentrare la produzione in un solo impianto. Le economie di scala in generale sono interne alle imprese. Le economie di scala non sono compatibili con il mercato di concorrenza perfetta, indicando quindi la presenza di forme di mercato come il monopolio o l’oligopolio. Tra i fatti che caratterizzano l’IDE vi è la differenza tra le imprese. Infatti, soltanto le imprese più produttive riescono a sostenere costi fissi necessari per effettuare IDE. MULTINAZIONALI, BENESSERE E CRESCIA ECONOMICA Gli IDE possono essere interpretati come una forma di scambio internazionale. L’impresa madre cede alla controllata l’utilizzo di attività intangibili per la produzione di beni che altrimenti non sarebbero disponibili all’estero. In cambio, la controllata rimpatria i proffiti che rappresentano il pagamento del servizio offerto all’attività intangibile. Vi sono quattro tipi di effetti sulla crescita e sul benessere che sono collegati all’IDE: • Effetto reddito. Per quanto riguardo il greenfield la creazione di una nuova impresa aumenta il PIL del paese ricevente, anche se non il PNL. Nel caso dell’acquisizione di imprese già esistenti l’effetto di reddito è meno certo poiché occorre considerare tutti gli effetti di equilibrio economico generale. • Effetti sulla concorrenza e sui sovraprofitti. Si afferma che l’ingresso di imprese a proprietà estera aumenta la concorrenza nel mercato e quindi aumenta la produzione e riduce i prezzi. In questo caso gli IDE hanno un effetto positivo sul benessere del paese ricevente. Se l’impresa estera acquista una posizione dominante al posto di un monopolista nazionale, gli effetti non sono positivi. La sostituzione di un monopolista nazionale con un monopolista estero comporta che il benessere dell’economia diminuisce esattamente Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 dell’entità dei sovraprofitti del monopolista nazionale, poiché i sovraprofitti della controllata vengono trasferiti alla casa madre. • Effetto dell’aumento della varietà. Nel caso di beni differenziati orizzontalmente e preferenze del tipo amore per la varietà, la possibilità di disporre beni che non sarebbero stati prodotti all’interno aumenta il benessere dei consumatori. Questa argomentazione non è valida nel caso di beni omogenei ed è identica al caso in cui si esporti anziché fare IDE. • Effetti di spill over. Le multinazionali sono caratterizzate da attività intangibili che generano esternalità produttive positive. Generalmente, la produttività dei lavoratori di multinazionali è maggiore di quella di lavoratori occupati in simili imprese nazionali e i salari sono più elevati. Queste esternalità possono avere un’influenza positiva sul benessere del paese, anche se difficilmente misurabile. LA FRAMMENTAZIONE INTERNAZIONALE DELLA PRODUZIONE Gran parte dei beni e servizi che sono oggetto dei nostri consumi sono il risultato di una divisione del lavoro complessa che vede la partecipazione alla catena del valore di un gran numero di imprese dislocate in paesi diversi. (Es. Iphone, Barbie…) Una geografia produttiva che coinvolge numerose imprese di paesi diversi, è sempre più comune non solo per i beni manufatti ma anche per i servizi.I vari stadi della produzione non sono effettuati da controllate estere multinazionali, ma spesso da imprese indipendenti. Si assiste ad una frammentazione del processo produttivo. Il fenomeno è anche denominato outsourcing internazionale. I singoli task produttivi all’interno dell’impresa sono essi stessi oggetto di commercio internazionale. Alla base della sempre maggiore commerciabilità di singoli task risiedono gli sviluppi recenti nelle tecnologie dell’informazione e comunicazione a distanza e la digitalizzazione di alcuni servizi in modo da offrire alle imprese la possibilità di sfruttare i differenziali internazionali nei costi dei singoli task. Gli aggregati delle importazioni e delle esportazioni sono sempre definiti come beni finali ed entrano nella contabilità nazionale del PIL. Chiaramente la frammentazione della produzione induce un aumento delle transazioni internazionali, ma si tratta di transazioni intermedie che non sarebbero evidenziate dalle statistiche del PIL. Infatti, il valore del bene finale incorpora tutto il valore aggiunto creato dai diversi stadi della produzione e si avrebbe una duplicazione se si considerassero le transazioni intermedie. Accanto alle importazioni e alle esportazioni contabilizzate tradizionalmente è bene identificare la creazione di un valore aggiunto che l’esportazione di un semilavorato assemblato genera dall’importazione dei beni intermedi che sono serviti per formarlo. Le importazioni e le esportazioni tradizionali sono anche dette lorde per sottolineare la differenza con il valore aggiunto generato. I FATTORI DETERMINANTI DELLE MIGRAZIONI INTERNAZIONALI Nel passare dai fattori che determinano la scelta del singolo migrante ai fattori che determinano la pressione migratoria di un paese è opportuno distinguere due tipologie: • I fattori di spinta, che caratterizzano i paesi di origine dei migranti e ne rendono le condizioni di vita poco accettabili. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 • I fattori di attrazione, che caratterizzano i paesi di destinazione e che rappresentano il set di opportunità raggiungibili grazie alla migrazione. L’entità dei flussi emigratori in uscita da un paese è determinata dai costi individuali della migrazione e dalla loro distribuzione nel paese di origine. Il maggiore fattore di attrazione è il differenziale di reddito pro capite tra i paesi. Proprio l’esistenza dei costi individuali della migrazione determina una relazione non lineare tra i flussi migratori in uscita da un paese e il suo divario di reddito con il paese di destinazione. Oltre ai divari nei redditi e nei salari la propensione all’emigrazione dipende da altri elementi importanti: • La distanza geografica e culturale dai principali paesi di destinazione. La prossimità geografica riduce il costo della migrazione e implica flussi più consistenti. • La qualità delle istruzioni nei paesi di origine. A parità di reddito, una qualità maggiore del sistema istituzionale nel paese di origine si traduce in maggiori e più eque opportunità economiche e sociali per ampie fasce della popolazione e in una minore propensione a migrare. • Crisi economiche, conflitti sociali e carestie. Sebbene fenomeni esogeni, i loro effetti possono essere attenuati attraverso l’intervento e gli aiuti finanziari di organizzazioni internazionali. • La distribuzione del reddito nei paesi di origine. Un’elevata concentrazione del reddito nelle man di una piccola elitè, può significare una forte pressione emigratoria in vaste fasce della popolazione. La migrazione spesso rappresenta l’unica strada per una mobilità sociale. • Caratteristiche demografiche dei paesi di origine (e di destinazione). La propensione ad emigrare è più alta nella fascia che va dai 15 ai 25 anni. A parità di altre condizioni, paesi con un elevato tasso di fertilità e con popolazioni più giovani presentano tassi di emigrazione elevati. I paesi con elevato tasso di fertilità non presentano una pari espansione della domanda lavorativa, rispetto alla crescente offerta di lavoro delle nuove corti giovanili. Allo stesso tempo, un’età media elevata della popolazione e tassi di fertilità bassi nei paesi di destinazione aumentano la domanda di forza lavoro straniera. • Le politiche migratorie nei paesi di destinazione. Le politiche migratorie possono avere un differente grado di redditività , di selettività e di assimilazione. Oggigiorno, gran parte dei paesi sviluppati presenta politiche migratorie sempre più restrittive con la finalità di controllare e ridurre la dimensione dei flussi di ingresso. Capitolo 10-11 Dazi, sussidi e contingentamenti L’intervento sui prezzi dei beni importati è la pratica più tradizionale della politica commerciale. Questo avviene attraverso un’imposizione di una tassa, chiamata dazio, su tutti i beni provenienti dall’estero. Il dazio può essere o ad valorem o specifico. Il dazio ad valorem viene espresso come una percentuale che si applica al prezzo del bene importato. Se il prezzo del bene importato è p, con il dazio di valore d bisognerà versare allo stato la percentuale d sul prezzo p. Il dazio specifico invece misura in termini di quantità di bene scambiato, anziché di prezzo. Per esempio se si applica un dazio specifico D si deve pagare allo stato D euro per ogni unità importata. Quindi il prezzo del bene importato da p sarà p+D. Quando un dazio è molto elevato e va a scoraggiare ogni scambio internazionale sarà detto proibitivo. Alternativamente lo stato può intervenire con dei sussidi alle esportazioni a favore delle imprese nazionali. I sussidi possono essere Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 sempre ad valorem o specifici e hanno le stesse funzioni dei dazi. Possono anche esserci i dazi sulle esportazioni cosi lo stato tassa le imprese nazionali. Questo dazio viene utilizzato nelle economie meno sviluppate per scoraggiare i produttori nazionali a vendere all’estero. Lo stato può anche imporre dei limiti quantitativi sulle importazioni imposti alle frontiere attraverso controlli doganali. Un esempio sono stati gli Stati Uniti con le imprese Giapponesi di auto. Lo stato emette delle licenze di importazioni che vengono vendute all’asta. Cosi facendo lo stato guadagna dalle vendite delle licenze. I limiti quantitativi possono essere imposti anche sulle esportazioni, in questo caso parleremo di VER o restrizioni volontarie alle esportazioni. Anche questo vincolo viene emesso mediante licenze di esportazione che vengono vendute alle imprese esportatrici. Il contingentamento si distingue dal dazio perché parte dalla quantità e poi si impone il prezzo, perché i costi in termini di perdita son più alti e perché può peggiorare il potere di mercato delle imprese interne che producono il bene. Il contingentamento avviene perché o c’è un guadagno o perché ci sono state delle minacce. Dumping Il dumping è la pratica di vendere all’estero a prezzi inferiori rispetto al mercato internazionale. Questa pratica è considerata sleale soprattutto dalle imprese che possono abbassare i prezzi all’estero compensando con i ricavi del mercato interno dovuti a posizioni dominanti. Da un punto di vista economico per far si che il dumping sia praticabile occorre che i consumatori nazionali non abbiano la possibilità di acquistare all’estero a prezzi inferiori. Il dumping può essere di due tipi: predatorio e sporadico. Nel dumping predatorio il diverso prezzo praticato all’interno e all’esterno può semplicemente dipendere dalle diverse condizioni di domanda. Considerando un’impresa con un potere di mercato tale da decidere prezzi e quantità ottimali l’impresa tenderà a richiedere un prezzo più elevato dove la domanda è meno elastica. Se la domanda è elastica il prezzo all’estero sarà inferiore rispetto a quello interno e cosi avremo il dumping. Il dumping sporadico si basa su un uso diverso del potere di mercato delle imprese sul mercato interno a vantaggio di una politica aggressiva di vendita all’estero. Per esempio un’impresa può decidere di vendere all’estero sottocosto e finanziare le perdite con i profitti provenienti dal mercato interno. Le uniche misure di impedimento al commercio che l’OMC tollera sono le misure ritorsive. Esse sono: i dazi antidumping (i dazi imposti in seguito a un comportamento sleale di dumping delle imprese estere), i dazi compensativi (uguali ai dazi antidumping solo si riferiscono a comportamenti incentivati dai governi esteri) e le misure tariffarie di salvaguardi (misure temporanee in risposta a comportamenti scorretti di governi e imprese). Dazio ottimo È un’aliquota in grado di massimizzare il benessere del paese grande. Ad esempio si ipotizza che l’UE sia un paese grande e che le sue importazioni vanno a influenzare il prezzo internazionale dei microchip, con l’introduzione del dazio si riduce la domanda e diminuisce il prezzo mondiale. Quindi l’UE può scegliere un valore del dazio che massimizzi il benessere dell’economia europea. Sebbene il prezzo dei microchip diminuisca internamente il prezzo aumenta a causa del dazio e questo ha un effetto positivo sulle imprese di microchip perché possono produrre e ridurre la disoccupazione. L’introito del dazio può aiutare i consumatori che hanno avuto una perdita del benessere oppure aiutare i lavoratori ancora disoccupati. Introduzione del dazio in un paese piccolo Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Se in un paese piccolo di introduce un dazio sulle importazioni il prezzo interno del bene importato aumenta e la quantità importata diminuisce. In concorrenza perfetta le imprese che producono internamente il bene ne sono avvantaggiate mentre i consumatori subiscono una perdita di benessere a causa dell’aumento del prezzo e quindi il benessere dell’economia diminuisce. La perdita di benessere dei consumatori è maggiore all’aumento di benessere dei produttori. Quindi un paese piccolo non ha un incentivo a introdurre un dazio sulle importazioni perché il benessere complessivo dell’economia diminuisce. Grafico 11.1(pag.338) Il prezzo internazionale è pari a p* mentre il prezzo in autarchia è Ps dove si ha un’uguaglianza tra offerta e domanda nazionale. Il prezzo internazionale è più basso di quello in autarchia quindi è più conveniente acquistare sul mercato internazionale. Con l’introduzione del dazio D il prezzo per i beni importati aumenta di p+D e quindi abbiamo due conseguenze sia sulla domanda che sull’offerta nazionale Dal lato della domanda i consumatori devono pagare un prezzo più elevato e quindi ridurranno la quantità domandata, infatti la curva passa da N a G. L’aumento del prezzo induce i produttori a vendere il proprio prodotto al prezzo p+D. Cosi l’aumento del prezzo fa aumentare la quantità prodotta spostandosi sulla curva di offerta da K a F. Con l’introduzione del dazio il consumatore pagherà p*+D dove p* viene riscosso dai produttori esteri e D dallo stato (area FLMG). Il benessere dei produttori aumenta dell’area DFp* e invece il benessere dei consumatori si diminuirà da ANp* a AGp*. Quindi guadagnano produttori e stato mentre i consumatori riducono il loro benessere. Grafico contingentamento paese piccolo Se venisse applicato il contingentamento a un paese piccolo la situazione cambia. Il governo va a impostare una restituzione quantitativa. Ovviamente si importa quando c’è un eccesso di offerta. B rappresenta la Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 quantità che viene importata. Se si riduce la domanda ci sarà un aumento dell’offerta e si riduce la rendita del consumatore= -A+B+C+D. La rendita del produttore aumenta = -A+B+C+D+A. Tutto questo avviene con l’aumento del prezzo. Area C rispecchia il valore delle licenze e sarà uguale al dazio e quindi imporremo il dazio uguale al contingentamento. Se invece non c’è trasparenza l’area C non sarà uguale al dazio. Nel caso del contingentamento i produttori possono vendere anche a un prezzo maggiore di PH perché ci sono le restrizioni quantitative. Mentre nel dazio siccome non ci sono queste restrizioni conviene acquistare all’estero al prezzo PW+t perché si risparmia in quanto nel mercato nazionale si acquista a PH. (PH>PW+t). Introduzione di un dazio in un paese grande Quando un paese grande introduce un dazio sulle importazioni l’effetto iniziale è uguale al paese piccolo: il prezzo interno aumenta e la quantità diminuisce. La riduzione delle importazioni comporta una riduzione della domanda internazionale del bene di importazione, quindi trattandosi di un paese grande, il prezzo internazionale si abbassa. Poiché il prezzo internazionale delle importazioni diminuisce la ragione di scambio del paese grande migliora. Esportatori esportano di meno e a un prezzo inferiore. Se sommiamo i p dei dazi avremo un aumento minore rispetto al paese piccolo. La riduzione del prezzo fa si che i costi siano minori nel caso del paese piccolo. Ho diminuito i costi, l’area e è l’effetto positivo della ragione di scambio internazionale. Il costo del dazio lo faccio pagare agli esportatori perché il prezzo internazionale è minore. Non ho perdite sul lato del consumatore perché scarico il paese grande scarica i costi sui paesi esportatori. E quindi il paese grande impone dazi oltre per una convenienza economica anche perché essendo grande non hanno paura delle guerre e delle conseguenze di una guerra. Capitolo 13 Tassi di cambio e mercati finanziari internazionali Il tasso di cambio è un prezzo relativo al quale due monete vengono scambiate. Con il termine tasso di cambio valuta i-valuta j indichiamo le unità di i che occorrono per ottenere 1 unità di j. Se il tasso di cambio dollaro-euro è 1,25 vuol dire che occorrono 1,25 dollari per comprare 1 euro, viceversa il tasso di cambio euro dollaro è di 0,80. Se il modo di definire il prezzo relativo è indifferente rispetto al valore delle due monete i movimenti del tasso di cambio assumono significati diversi in base alla convenzione adottata. Per esempio un ’apprezzamento dell’ euro significa che occorrono più dollari per comprare euro, oppure servono meno euro per comprare un dollaro. Si utilizza la convenzione certo per incerto , ovvero il tasso di cambio della valuta nazionale è la quantità di valuta estera per una unità di valuta nazionale. In questo caso un aumento del tasso di cambio indica un apprezzamento della valuta nazionale in termini di valuta estera. Quando invece il tasso di cambio diminuisce si ha un deprezzamento della valuta nazionale nei confronti della valuta estera. I tassi di cambio vengono stabiliti mediante delle contrattazioni continue all’interno del mercato dei cambi che è difficile da localizzare fisicamente e geograficamente. L’attività del mercato dei cambi è aumentata fortemente col passaggio al regime di cambi flessibili nel 1971-1973. Inoltre gli sviluppi della tecnologia hanno portato un cambiamento della struttura dei mercati dei cambi perché si è passati dagli ordini via telefono q transazioni informatiche ad alta frequenza. È importante distinguere il mercato dei cambi dal mercato euro dollaro chiamato anche Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 xenovalute. La differenza sta nel fatto che nei mercati dei cambi la valuta estera viene comprata e venduta mentre nel mercato delle xenovalute la valuta estera può essere presa o data in prestito. Tassi di cambio bilaterali Il tasso di cambio bilaterale è il prezzo si una valuta nei confronti di un’altra. Essi sono i tassi più comunemente riportati dalla stampa e si riferiscono a contrattazioni che istante per istante si susseguono nei mercati dei cambi nelle varie piazze. Le quotazioni si distinguono in denaro e lettera. Le prime rappresentano il prezzo di acquisto della valuta da parte dell’intermediario mentre il secondo è il prezzo di vendita. La differenza tra i due valori è molto piccola e rappresenta i costi di transizioni. Indicheremo con Ei,k il tasso di cambio bilaterale moneta i moneta k e con Ej,k indicheremo il tasso di cambio moneta j moneta k. Quindi il tasso di cambio moneta i moneta j sarà dato Ei,k/Ej,k. Tassi di cambio a pronti e a termine I tassi di cambio bilaterali possono essere a pronti o a termine a seconda della natura del contratto di compravendita valutaria. Quando l’acquisto o la vendita di valute prevede la consegna immediata il tasso di cambio è a pronti. Invece se il contratto prevede la consegna differita della valuta, per esempio tra un mese, il prezzo che si utilizza sarà il tasso di cambio a termine. Per esempio un esportatore sa di ricevere tra tre mesi 10000 dollari e vuole convertire questa somma in euro senza sopportare alcun rischio di deprezzamento del dollaro. Quindi stabilisce già da oggi i termini della vendita di dollari in euro. Questa operazione viene utilizzata dalla maggior parte dei venditori ad eccezione degli speculatori. Il premio a termine detto anche tasso di interesse implicito rappresenta il rendimento di una sorta di deposito attraverso il mercato dei cambi a termine. Siccome i tassi di cambio a termine vengono quotati per orizzonti temporali ben definiti si avranno diversi primi a termine. Il premio a termine sarà dato dalla formula Prht= Ft(t+h)- Et/Et x100x360/h dove ft(t+h) è il tasso di cambio a termine dollaro euro per un contratto con consegna in t+h Et è il tasso di cambio a pronti dollaro-euro. Questo moltiplicato per 100 trasforma la frazione in termini percentuali e l’ultima moltiplicazione serve a rendere tutte le operazioni su base annua cosi da renderle confrontabili tra di loro. Tassi di cambio reali, nominali e multilaterali Il tasso di cambio reale rappresenta il valore relativo dei beni di un paese rispetto a quelli di un suo partner commerciale. Se dovessimo considerare un singolo bene ad esempio un’auto venduta in Francia e un’auto simile venduta in Uk è semplice trovare il valore relativo. Se l’auto francese costa 10000 euro e l’auto uk costa 5000 sterline, attraverso il cambio euro sterlina, confronteremo i due valori. Sapendo che il tasso di cambio è 0,65 sterline per 1 euro convertendo in sterline avremo che l’automobile francese costa 6500 sterline. Quindi facendo il rapporto tra 6500/5000 avremo 1,3 che vuol dire che 13 automobili in Uk valgono come 10 automobili francesi. Questo può essere interpretato anche per considerare il prezzo di tutta la produzione nazionale e non di un singolo bene. Se p aumenta vuol dire che i prezzi in Francia aumentano. Quindi per confrontare i due prezzi dei beni composti faremo un rapporto tra Q=EP/P* che rappresenta la quantità di un bene composto inglese che equivale a una unità di bene composto francese. Questo è il cambio reale. Se Q aumenta ci sarà un apprezzamento dell’euro, quindi serviranno più Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 beni inglesi per comprare un bene francese, mentre se Q diminuisce ci sarà un deprezzamento dell’euro e quindi serviranno meno beni inglesi per comprare un unità di un bene francese, quindi il marcato francese sarà più competitivo. A muovere il tasso reale sono le variazioni del tasso nominale che prendono il sopravvento sulle inflazioni. Per valutare la competitività generale di un paese rispetto al resto del mondo vengono utilizzati i tassi di cambio multilaterali. Essi rappresentano una media ponderata dei più rilevanti tassi di cambio bilaterali. Indicheremo con Qm il tasso di cambio multilaterale che sarà uguale alla somma dei coefficienti per il partner Q1 Q2… I coefficienti saranno uguali alle EXPi+ IMPi bilaterali del paese i/ le EXP e le IMP totali. Cambi fissi e cambi flessibili Il tasso di cambio euro-dollaro oscilla continuamente. Questo accade perché la curva di domanda e di offerta di euro si spostano continuamente. Il compito delle teorie del tasso di cambio è quello di identificare le variabili che fanno oscillare queste curve di domanda e offerta. Queste possono oscillare per colpa delle esportazioni e delle importazioni che dipendono dal prezzo delle merci nazionali rispetto alle merci estere. Domanda e offerta possono anche dipendere dal rendimento dei titoli nazionali rispetto ai titoli esteri. Le azioni delle banche centrali hanno effetto sui tassi di cambio per l’effetto dell’annuncio di una variazione nella politica monetaria che va ad agire sui tassi di interessa e va ad alterare i rendimenti dei titoli nazionali e esteri. Nel caso più estremo le banche centrali non intervengono e cosi la variazione delle riserve ufficiali sarà nulla. Questo è successo in Argentina negli anni 90 dove il tasso di cambio con il dollaro è stato fisso 1 a 1. Se per esempio però vi è un eccesso di offerta di peso argentino in cambio di dollari, le autorità monetarie argentine assorbono questo eccesso di offerta di peso e fornisce dollari presi dalle proprie riserve. Anche la banca centrale argentina sarà disposta ad assorbire questo eccesso di offerta fornendo peso argentino e accumulando riserve di dollari. Se l’offerta di peso in cambio del dollaro aumenta la curva dell’offerta trasla e cosi facendo per mantenere il cambio 1 a 1 la banca centrale argentina domanda peso e offre dollari e cosi facendo trasla anche la curva di domanda. Se l'eccesso di peso continua nel corso del tempo e la banca argentina è costretta a immettere dollari sul mercato e domandare peso si arriverà a una situazione critica perché cosi facendo non si avranno più riserve e la banca centrale non potrà mantenere più un cambio fisso e dovrà passare a un regime di cambio flessibile. Figura 13.4 Domanda e offerta valuta estera Chi domanda valuta nazionale in cambio di valuta estera saranno: Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 -i consumatori esteri di beni e servizi interni che non operano direttamente ma sono gli esportatori nazionali a domandare valuta nazionale in cambio di valuta estera = EXP -acquirenti esteri di titoli nazionali: un aumento del rendimento dei titoli nazionali faranno aumentare la domanda di titoli nazionali da parte di acquirenti esteri = variazione PFestero del settore privato>0 -autorità monetarie = variazione Ru<0 Chi offre valuta nazionale in cambio di valuta estera saranno: -consumatori nazionali di beni e servizi esteri che hanno necessità di procurarsi valuta estera offrendo valuta nazionale = IMP -acquirenti nazionali di titoli esteri: quando il rendimento dei titoli esteri è superiore a quello dei titoli nazionali gli investitori nazionali offriranno valuta nazionale per ottenere valuta estera = variazione AFestero del settore privato>0 -autorità monetarie che intervengono per contrastare l’offerta nazionale contro quella estera e evitare un apprezzamento = variazione RU>0 L’equilibrio sul mercato dei cambi lo avremo quando domanda e offerta di valuta nazionale sarà uguale a quella estera. EXP+variazione PFEp+variazione RU- = IMP+ variazione AFEp+ variazione RU+ Questa equazione può essere scritta come: NX+ variazione PFENp- variazione RU=0 Quindi l’equilibrio nel mercato dei cambi coincide con l’equilibrio nella bilancia del pagamenti. Capitolo 14 La legge del prezzo unico La legge del prezzo unico afferma che due beni uguali,anche se venduti in paesi diversi, devono avere lo stesso prezzo, una volta che i prezzi locali sono convertiti in una stessa valuta. Ovviamente non devono esserci ostacoli allo spostamento dei beni e quindi all’arbitraggio. Un arbitraggio è un'operazione che consiste nell'acquistare un bene o un'attività finanziaria su un mercato rivendendolo su un altro mercato, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto. Consideriamo due auto dove in EU costa 10000 euro e in UK costa 5000 sterline. Sapendo che il tasso di cambio è 0,65 sterline per 1 euro, l’auto costa di più in EU perché costa 6500 sterline. Di conseguenza la domanda di auto inglesi aumenta e quella di auto UE diminuisce. Il prezzo dell’auto inglese aumenterà mentre quello delle auto EU diminuisce fino a Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 che le due auto non costeranno uguale. Questo arbitraggio può essere applicato anche nei mercati dei cambi perché per acquistare auto inglesi i residenti in UE venderanno euro per comprare sterline. Cosi la sterlina si apprezza nei confronti dell’euro e i prezzi si eguaglieranno. Parità dei poteri di acquisto Nella teoria della PPA il ragionamento è simile a quello della legge del prezzo unico, tuttavia al posto di un bene singolo si considerano tutti i beni venduti nelle due economie. Con P indicheremo i prezzi generali nell’UE e sarebbe il prezzo del bene composito che rappresenta UE. Mentre con P* indicheremo il prezzo generale nel UK e sarà il prezzo in sterline del bene composito inglese. La teoria della PPA ha due versioni. La prima è una versione assoluta che afferma che i prezzi dei beni compositi nei due paesi devono essere uguali quando vengono espressi nella stessa valuta. La versione assoluta quindi afferma che ExP=P* do ve E sarà il tasso di cambio nominale dell’euro nei confronti della sterlina. La versione relativa non considera i livelli assoluti degli indici dei prezzi ma solo le variazioni. Rappresenta una versione dinamica in termini di variazioni percentuali della seguente equazione (1) Δ%(ExP)= Δ%P* La variazione percentuale del prodotto di due variabili è uguale alla somma delle variazioni percentuali delle due variabili Δ%E + Δ%P= Δ%P* Sapendo che la variazione percentuale di una variabile è uguale alla variazione assoluta del logaritmo naturale e indicando con Δ la variazione semplice e con le lettere minuscolo i logaritmi avremo: Δe+Δp=Δp*. La variazione degli indici dei prezzi è uguale ai tassi di inflazione quindi: Δe=π-π*. La PPA è una teoria del tasso di cambio in equilibrio perché implica che sia proprio il tasso di cambio ad aggiustarsi . Se prendiamo in considerazione l’equazione (1) i prezzi dell’UE sono maggiori dei prezzi in UK quindi il membro di destra sarà maggiore rispetto a quello di sinistra. I consumatori europei compreranno beni inglesi e cosi facendo l’aumento dell’offerta di euro contro le sterline fanno cadere il prezzo delle sterline e cosi nell’equazione sarà ristabilita l’uguaglianza. La differenza tra la legge del prezzo unico e la PPA è che nella legge del prezzo unico la divergenza tra i prezzi di beni identici comporta una variazione nei prezzi dei beni nella direzione dell’eccesso dell’offerta. Nella PPA gli eccessi di domanda di beni hanno un impatto immediato nel mercato dei cambi dove aumenta la domanda della valuta in cui sono espressi i beni meno costosi in cambio della moneta relativa ai beni più costosi. Tassi di cambio e tassi di interesse Si consideri che un agente disponga di 1 euro e abbia la possibilità di investirlo in un mercato nazionale oppure in quello estero, ovvero USA. Inoltre non ci sono ostacoli al trasferimento di fondi tra UE e USA e non si paga alcun costo aggiuntivo per passare da euro a dollari. Questa è una situazione di perfetta mobilità dei capitali. Le possibilità di investimento finanziario sono due: o l’acquisizione di un titolo europeo che rende un tasso di interesse pari a It nel periodo tra t e t+1, oppure un titolo USA che paga lo stesso tasso di interesse I*t per lo stesso periodo di tempo. La seconda ipotesi riguarda i due titoli che sono diversi perché il loro valore nominale è espresso in valute diverse. Questa ipotesi riguarda la perfetta sostituibilità dei titoli. Partendo con 1 euro al tempo t e investendolo in un mercato di titoli nazionali l’agente otterra 1+It al tempo t+1. L’operatore può anche convertire euro in dollari e ottenere Et dollari al tempo t. Con essi si può acquistare titoli americani e ritrovarsi al tempo t+1 con Et(1+I*t). I due rendimenti non si possono confrontare perché sono espressi in valute diverse e non conosciamo il tasso di cambio Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 all’epoca t+1 e poi perché i due rendimenti riguardano due mercati diversi, quello dell’euro e quello dei dollari. Figura 14.3(pag.427) Condizione di parità coperta e scoperta sui tassi di interesse Se l’operatore non è amante del rischio può decidere di coprirsi immediatamente da qualsiasi variazione del cambio futuro attraverso il mercato dei cambi a termine. Se ha investito nel mercato USA l’operatore sa gia che al tempo t+1 avrà a disposizione Et(1+I*t) dollari. Se il tasso di cambio dollaro euro è pari a Ft(t+1) vuol dire che 1 euro si scambia con Ft(t+1) dollari. Con il contratto a termine l’operatore può convertirei dollari del tempo t+1 in euro e effettuare il confronto al tempo t. Sul mercato USA il rendimento di 1 euro sarà uguale a : Et/ft(t+1) tutto moltiplicato per (1+I*t) mentre sul mercato europeo è (1+It). Se non ci sono mobilità di capitali e i titoli sono identici si verificherà la condizione di parità coperta dei tassi di interesse (PCI) : Et/Ft(t+1) (1+I*t)= (1+It). Se il rendimento dei titoli USA è più elevato aumenta la domanda sia da parte dei risparmiatori statunitensi che europei. Però per acquistare titoli USA occorrono dollari che vengono domandati in cambio dell’euro e cosi ci sarà un deprezzamento dell’euro. Nelle relazioni tra mercati nazionali bisogna considerare il diverso regime di tassazione. Quindi avremo la seguente equazione: (1+I*t)/(1+It)= Ft(t+1)/Et. Sottraendo -1 a tutti e due i membri avremo : I*t-It/1+It= (Ft(t+1)Et)/Et. Il membro di destra è il ptrmio a termine dell’euro sul dollaro a 1 anno e il membro di sinistra si può approssimare al solo numeratore visto che il denominatore è pari quasi a 1 se i tassi di interesse non sono elevati. Quindi la PCI sarà= I*t=It+PRt. Il titolo nazionale può anche pagare un tasso di interesse inferiore al tasso estero purchè questa differenza venga compensata dal fatto che la valuta nazionale si apprezzi a termine. Il seguente ragionamento può essere replicato anche per un operatore che decide di non coprirsi a termine. Per confrontare il valore delle due alternative dobbiamo prendere in considerazione il tasso di cambio atteso a pronti al tempo t+1 ovvero E(t+1)|t. Il valore atteso dell’euro sarà uguale a Et/E(t+1)|t tutto moltiplicato per (1+I*t). Però siccome sul mercato valgono PMK e PST il rendimento atteso delle due operazioni di investimento non differisce. La condizione di parità scoperta sui tassi di interesse PSI= Et/E(t+1)|t tutto moltiplicato per (1+I*t)= (1+It). Se i titoli USA rendono di più l’euro si deprezza perché si domandano più euro e quindi la PSI sarà = (I*t-It)/(1+It)= (Et+1|t-Et)/Et. Il membro di destra rappresenta l’apprezzamento o deprezzamento dell’euro se è positivo o negativo che sarà definito come APPt+1|t. La PSI quindi sarà I*t= It+ APPt+1|t. Il tasso di interesse inferiore sui titoli nazionali si giustifica con l’apprezzamento della valuta nazionale. Il premio per il rischio Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Finora abbiamo considerato che i titoli nazionali e esteri sono identici. Per esempio i titoli tedeschi e statunitensi che hanno la stessa rischiosità. Se consideriamo invece di investire nella UE con i titoli tedeschi e in america latina con i titoli argentini la percezione del rischio sui due investimenti è diversa. I titoli tedeschi sono stati sempre rimborsati e il pagamento dei tassi di interesse è sempre avvenuto. Invece in Argentina vista la bancarotta finanziaria che ha avuto il paese il rimborso e i pagamenti del tasso di interesse sono stati sospesi. Per poter acquistare i titoli più rischiosi gli operatori vogliono essere compensati con una remunerazione maggiore. Quindi la differenza tra i tassi di interesse non sarà più data dal premio nella PCI o sall’apprezzamento o deprezzamento della PSI ma ci sarà anche il premio per il rischio che indicheremo con la lettera sigma. Quindi la PCI sarà = I*t=It+PRt+sigma. Supponiamo che nel mercato a termine il premio dell’euro sul peso argentino è pari al 5 per cento, se il tasso di interesse sui titoli europei è uguale al 4 per cento e i titoli argentini pagano un tasso di interesse del 15 per cento il premio per il rischio sui titoli argentini è uguale al 6 per cento. Gli operatori sono disposti ad accettare un tasso di interesse di 11 punti percentuali in meno perché l’euro vale 4 per cento in più del peso e perché i titoli europei sono meno rischiosi. PSI sarà = I*t=It+APP+sigma. Il tasso di interesse argentino è più alto del tasso europeo perche gli operatori vogliono essere compensati dal rischio maggiore del titolo argentino e dal rischio di cambio (APP). Capitolo 15 Modello monetario semplice MM1 Il modello monetario esalta il ruolo dei mercati monetari e accantona l’equilibrio nel mercato dei beni. In un modello a due paesi grandi, si assume che i mercati dei beni siano in equilibrio a un valore dato della produzione che è pari all’output di pieno impiego. Verificata la condizione di parità dei poteri di acquisto (PPA)le ipotesi del modello sono: -Due paesi grandi -Perfetta flessibilità dei prezzi e dei salari la quale assicura che tutti i mercati, se fuori dall’equilibrio di pieno impiego, vi tornano immediatamente. -La moneta come mezzo di scambio, infatti gli operatori domandano moneta nazionale per poter acquistare beni nazionali e moneta estera per acquistare beni esteri -Offerta di moneta esogena, la quale è stabilita dalle autorità monetarie Gli operatori dei due paesi devono scegliere quanta moneta detenere per acquistare beni. Poiche i beni esteri e nazionali sono sostituibili, gli operatori domandano moneta nazionale o estera a seconda del loro potere di acquisto. Le condizioni monetarie vanno a determinare il tasso di cambio. I mercati che interagiscono con il modello sono: -Mercato della moneta nazionale e della moneta estera dove in ognuno di essi la domanda dipende dal reddito nazionale e l’offerta dalle scelte di politica monetaria. -Mercato dei cambi dove le due monete si scambiano perché permettono di acquistare beni nell’altro paese. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 -Mercati dei beni nazionali che sono in equilibrio ai valori dati Y e Y* a causa della perfetta stabilità dei prezzi e dei salari. Mercato della moneta nazionale e della moneta estera Nel mercato nazionale l’offerta è stabilita dalla banca centrale. La funzione di domanda sarà: L(Y)=H0Yh dove H0 è un coefficiente di proporzionalità e h rappresenta l’elasticità della domanda di moneta. L’equilibrio viene stabilito dove domanda e offerta di moneta si eguagliano = M/P= H0Yh. Utilizziamo una trasformazione logaritmica, indicando con le lettere minuscole i logaritmi delle variabili e l’equilibrio allora può essere scritto cosi: m-p=h0+hy. Nel mercato della moneta estera la situazione sarà uguale a quella del mercato nazionale. L’offerta sarà determinata dalla banca centrale mentre la domanda dipende solo dal reddito reale = m*-p*=h0+hy* Il mercato dei cambi La domanda di valuta nazionale in cambio di valuta estera dipende dal potere di acquisto delle due monete: essendo i beni sono perfettamente sostituibili si domanda la valuta con il potere di acquisto più elevato, allora il potere di acquisto delle due monete si deve uguagliare. In forma logaritmica = e+p=p* Se per esempio i prezzi nell’economia nazionale sono più bassi in modo tale che e+p=p* il potere di acquisto della moneta nazionale sarà maggiore rispetto a quello della moneta estera. Cosi facendo gli operatori cominciano a domandare valuta nazionale contro valuta estera, allora la valuta nazionale si apprezza in termini di valuta estera fino a quando l’uguaglianza dei poteri di acquisto è di nuovo verificata. Il tasso di cambio di equilibrio Le condizioni del mercato nazionale vanno a determinare il livello generale dei prezzi. P=m-h0-hy. Il livello generale dei prezzi è la variabile che si aggiusta attraverso diversi squilibri monetari. Per esempio se si determina un eccesso di domanda il livello dei prezzi diminuisce. Ciò accade perché gli operatori vogliono una composizione ottimale della loro ricchezza: se la quantità di moneta è eccessiva rispetto alla domanda, gli agenti si liberano di moneta in eccesso acquistando beni. La stessa cosa succede per i prezzi esteri p*=m*-h0-hy*. Inoltre il livello dei prezzi è l’inverso del potere di acquisto di una unità di valuta: se aumenta il livello dei prezzi il potere di acquisto diminuisce. Il tasso di cambio in equilibrio sarà: e=p*p=m*-h0-hy*-m-h0-hy quindi e=(m*-m)+h(y-y*). La valuta si apprezza quando m*-m aumenta e anche quando la crescita degli output nazionali è maggiore alla crescita degli output esteri ovvero quando Y-y* aumenta. Il modello monetario dinamico MM2 Il modello introduce la possibilità per la moneta di trasferire valore nel tempo e considera la presenza dei titoli come strumenti finanziari alternativi i quali pagano un tasso di interesse ma non sono utili per comprare beni. Le ipotesi del modello sono le seguenti: -Due paesi grandi -Perfetta flessibilità di tutti i prezzi e i salari Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 -Due attività finanziarie in ogni economia. Sono presenti titoli che pagano tasso di interesse i e la moneta non paga tasso di interesse -Ricchezza data in ognuna delle due economie. Essendo valida questa ipotesi una volta determinata la domanda di un’attività finanziaria, la domanda dell’altra attività finanziaria si ottiene in maniera residuale. -Perfetta sostituibilità dei titoli, non esistono differenze di rischiosità tra i titoli nazionali e esteri. -Perfetta mobilità dei capitali perché non esistono ostacoli alla libera circolazione dei capitali. -Parità dei poteri di acquisto. I beni dei due paesi sono perfettamente sostituibili tra loro. I mercati che fanno parte del modello MM2 sono: -Mercati finanziari nazionali. La ricchezza è data e quindi la domanda dei titoli e di moneta sono collegate mentre l’offerta dei titoli è residuale rispetto alla ricchezza data -Mercati finanziari esteri per i quali valgono le stesse considerazioni ei mercati nazionali -Mercati dei cambi. Sul mercato dei cambi gli operatori domandano moneta che gli permette di acquistare il maggior numero di beni, ovvero quella con il potere di acquisto più alto. -Mercati dei beni nazionali dove la perfetta flessibilità dei prezzi assicura il costante equilibrio nei mercati dei beni e il valore degli output dei paesi sarà dato da Y e Y*. Mercati finanziari nazionali e esteri Nel mercato della moneta nazionale l’offerta di moneta è stabilita dalla banca centrale. Gli operatori domandano moneta in termini reali. Per fare transizioni la domanda di moneta deve quindi essere direttamente proporzionale al reddito reale. La domanda sarà: L=h0yh1exp(-h2i) dove h0 è il coefficiente di proporzionalità h1 è l’elasticità della domanda di moneta e –h2 è la reattività di moneta. L’equilibrio lo abbiamo quando la domanda e l’offerta si eguagliano e applicando le trasformazioni logaritmiche avremo m-p=h0+h1y-h2i. Nel mercato della domanda estera la situazione è la stessa m*-p*=h0-h1y*-h2i*. Tasso di cambio in equilibrio Per determinare il tasso di cambio in equilibrio consideriamo la PPA. La PPA implica che il tasso di cambio è pari al rapporto tra i livelli generali dei prezzi che dipendono dalle condizioni monetarie delle due economie. I prezzi per il mercato nazionale e estero saranno: P=m-h0-h1y+h2y e P*=m*-h0-h1y*+ h2i* e sostituendo nella PPA si otterrà Et=m*-h0-h1y*+h2y*-(m-h0-h1y+h2y)= (m*-m) + h1 (y-y*) + h2 (i*-i). Si definisce con Vt il valore corrente delle condizioni monetarie che sarà anche il tasso di cambio in equilibrio Vt= (m*-m)+ h1 (y-y*) CAPITOLO 16 Deprezzamento del cambio: migliora o peggiora la bilancia commerciale? Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Il saldo della bilancia commerciale dell’UE è dato dalla differenza tra il valore delle esportazioni e il valore delle importazioni. Le esportazioni sono in euro mentre le importazioni in valuta estera. Quindi la bilancia commerciale in valuta nazionale sarà data da: NX=PXEXP-(P*/E)XIMP. Exp e imp sono le quantità di esportazioni e di importazioni, P è il prezzo in valuta nazionale dei beni di esportazioni e P* è il prezzo in valuta estera dei beni di importazione e (P*/E)XIMP è il valore delle importazioni convertito da valuta estera a valuta nazionale tramite il tasso di cambio. Il nostro esempio riguarda l’UE, ma consideriamo il suo saldo commerciale in valuta estera per avere più facilità nello svolgimento di alcuni calcoli. Definiamo con NX il saldo della bilancia commerciale dell’UE in dollari NX:ExPxEXP-P*xIMP dove ExPxEXP è il valore in dollari delle esportazioni e P*xIMP è il valore sempre il dollari delle importazioni. Siccome che la domanda di esportazioni e quella di importazioni dipendono dal prezzo relativo, le esportazioni diminuiscono quando il rapporto EP/P* aumenta poiché il costo dei beni nazioni aumenta in relazione ai beni esteri. Le IMP aumentano quando EP/P* aumenta poiché i beni esteri diventano meno cari. Il saldo della bilancia commerciale dell’UE espresso in dollari risulta: NX:ExEXP(E)-IMP(E) dove exp(e) è la domanda delle esportazioni che dipendono negativamente da e quindi se e aumenta i beni di esportazioni costano di più all’estero e la domanda diminuisce, mentre le imp(e) sono le importazioni che dipendono positivamente da e perché se e aumenta i beni di importazioni costano meno e la domanda aumenta. Se E diminuisce i beni nazionali sono meno costosi rispetto a quelli esteri e quindi le importazioni diminuiscono e le esportazioni aumentano. Però le esportazioni devono essere convertite in dollari per poter entrare nella bilancia commerciale quindi al prodotto ExEXP(E) le exp aumentano mentre e diminuisce quindi non sappiamo cosa accade con certezza. Se il prodotto diminuisce di molto il saldo della bilancia commerciale può peggiorare quindi il deprezzamento della valuta nazionale non è detto che porti al miglioramento della bilancia commerciale. Condizioni di elasticità critica Con il deprezzamento della valuta nazionale le importazioni diminuiscono e le esportazioni aumentano, quando diminuisce E. Il valore del prodotto aumenta se l’aumento delle EXP supera la diminuzione di E, ovvero se la variazione percentuale di EXP è maggiore di E= var%EXP/var%E>1 e questa sarebbe l’elasticità delle esportazioni al tasso di cambio che definiamo con ηexp. Quindi se l’elasticità alle esportazioni al tasso di cambio è elevata le esportazioni aumentano e la bilancia commerciale migliora. Se il deprezzamento è inferiore all’1% e l’elasticità sia inferiore all’unità avremo che l’elasticità alle importazioni del tasso di cambio sono: ηimp= var%imp/var%E. Quindi il saldo della bilancia commerciale aumenta se ηimp+ ηexp>1. Questa è la condizione delle elasticità critiche nota come condizione di Marshall-lerner. La curva J o S La verifica della condizioni di Marshall-Lerner dipende dall’orizzonte temporale di riferimento: il valore delle elasticità della domanda di EXP e IMP varia a seconfa che si consideri l’effetto di una variazione del tasso di cambio immediata, o dopo qualche settimana ,mese o anno. Abbiamo 3 orizzonti temporali che sono: Brevissimo termine dove si avrà un effetto immediato sulla conversione in valuta dei prezzi ma scarsi effetti sulla qualità. Se oggi il tasso di cambio varia i contratti di acquisto o vendita a termine con l’estero rimangono alle stesse condizioni. Saranno i nuovi contratti a cambiare nei termini di prezzo e quantità ma dopo un po' di tempo (settimane). È come se l’elasticità delle EXP e IMP fossero nulle nel brevissimo periodo. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Medio termine dove a distanza di qualche mese dalle variazioni di cambio le quantità di EXP e IMP con una elasticità maggiore di 1. I nuovi contratti dopo qualche mese diventano operativi e la quantità di EXP e IMP avranno una elasticità sufficiente per verificare le condizioni di MARSHALL-LERNER. Il saldo della bilancia migliora. Lungo termine dove anche i prezzi reagiscono. Attraverso la teoria della parità dei poteri di acquisto le variazioni nei prezzi e nel tasso di cambio sono in grado di compensarsi lasciando inalterato il tasso di cambio reale, il prezzo relativo tra i beni nazionali e esteri torna al suo valore si lungo periodo. Cosi facendo il saldo della bilancia commerciale torna al suo valore iniziale. Con la figura 16.1 andiamo a vedere la rappresentazione grafica della curva J o S. Nel brevissimo periodo c’è solo l’effetto dei prezzi che provoca un effetto di deficit di bilancia commerciale. Nel medio periodo abbiamo l’aumento del saldo della bilancia commerciale in quanto abbiamo un’intensità superiore alle condizioni delle elasticità critiche. Nel lungo periodo la flessibilità dei prezzi tende ad assorbire l’effetto del deprezzamento. La curva a J rappresenta l’effetto del deprezzamento della valuta nazionale e se aggiungiamo l’effetto di lungo periodo, si ha la curva a S del saldo. Figura 16.1 (pag.480) Contabilità nazionale e relazioni di equilibrio tra due paesi Prendendo in considerazioni due economie, quella nazionale e quella estera, per l’economia nazionale la relazione di equilibrio in un mercato di beni è: Y=C+I+G+NX. Y è l’offerta dei beni invece il membro di destra è la domanda di beni. Noi prendiamo in considerazione due ipotesi che sono: prezzi esogeni e costanti e pari a 1 e il tasso di cambio esogeno costante e pari a 1. I prezzi P e P* di esportazioni e importazioni sono costanti e posti uguale a 1 per semplicità. Inoltre noi consideriamo le relazioni tra reddito e bilancia commerciale a prescindere da quello che può accadere al tasso di cambio. La bilancia commerciale quindi si riduce a NX=EXP-IMP quindi l’equazione di equilibrio del reddito può essere scritta come Y=C+I+G+EXP-IMP. La domanda interna invece sarà: A=C+I+G-IMP. Però alla domanda interna bisogna aggiungere la domanda di beni nazioni da parte dei residenti all’estero e quindi la relazione di equilibrio sarà:Y=A+EXP e lo stesso vale per l’altro paese Y*=A*+EXP*. Siccome siamo in un modelli a due paesi le esportazioni di un paese corrispondo alle importazioni dell’altro quindi le due relazioni possono essere scritte come: Y=A+IMP* e Y*=A*+IMP. Equilibrio internazionale e effetto del moltiplicatore sul reddito In ogni economia si presume che le famiglie consumino il loro reddito dopo aver pagato una somma fissa T. Quindi la funzione del consumo ha la forma keynesiana C=C0+c1(Y-T) dove C0 è il consumo autonomo e c1 è la propensione marginale al consumo che è compresa tra 0 e 1. Per i due paesi la domanda di importazioni prenderà la seguente forma: IMP= IMP0+mY e IMP*=IMP*0+m*Y* dove imp e imp* sono le importazioni esogene ovvero non dipendono dal reddito , mentre m e m* sono le propensioni marginali Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 alle importazioni e sono comprese tra 0 e 1. Quindi la domanda interna sarà A=C+I+G-IMP= C0+c1(Y_T)+ I0+G-IMP0-mY. Quindi si può determinare contemporaneamente il reddito di equilibrio di tutti e due i paesi Y=A0+(m+/1-a)Y* e Y*=A+0+(m/1-a*)Y. Quindi se aumenta il reddito del paese nazionale aumentano le importazioni con conseguente aumento delle esportazioni del paese estero che farà aumentare anche il reddito dello stesso. Quindi un paese traina l’altro. Gli effetti saranno: Effetto iniziale sul reddito nazionale che sarà uguale al moltiplicatore di economia aperta= varY=1/(1-c)m Effetto sul reddito estero che aumenta poiché un aumento del reddito del paese nazionale fa aumentare le esportazioni del paese estero perché c’è più domanda di beni Effetto sui saldi della bilancia commerciale: nell’economia nazionale l’aumento del reddito comporta un aumento delle importazioni e un saldo negativo nella bilancia commerciale. Mentre all’estero con l’aumento del reddito si avrà un effetto positivo sulla bilancia commerciale essendo il contrario della bilancia commerciale nazionale. Bilancia dei pagamenti è formata da tre variabili fondamentali che sono il reddito, le importazioni e il tasso di cambio. Se la BP=0 l’aumento del reddito fa aumentare le importazioni che porterà a un aumento della domanda estera o aumento dell’offerta nazionale inoltre ci sarà il deprezzamento della valuta nazionale. BP<0. Mentre se il reddito diminuisce diminuiranno anche le importazioni e la BP>0. La valuta nazionale si apprezzerà e quindi le esportazioni, se sono verificate le condizioni di elasticità critica diminuiscono e fanno diminuire il surplus iniziale. La variazione del reddito invece sarà data da 1/1-(c+h)+m tutto moltiplicato per le componenti esogene che sono var C0+ var I+ var E0- var importazioni. La bilancia commerciale sarà uguale a var X0- var imp- mxvar Y. Quindi se variano le esportazioni la bilancia commerciale sarà uguale a 1-c-h/1-c-h+m tutto moltiplicato per var X0. Quindi tanto più aumenta il reddito e tanto più si riduce l’effetto positivo della BC. C-h deve essere minore di 1 per essere in equilibrio e quindi 1-c-h sarà positivo ma minore rispetto al denominatore e quindi var BC< var X0. Ipotesi e limiti del modello di Mundell-Fleming Il modello ha rappresentato uno dei principali modelli di riferimento per comprendere il funzionamento delle relazioni economiche internazionali. Le ipotesi che riguardano questo modello sono: Paese piccolo che deve assumere come esogene tutte le variabili internazionali Prezzi rigidi che portano le imprese a reagire agli eccessi di domanda di beni aumentando la produzione e lasciando invariati i prezzi Perfetta mobilità di capitali , si assume che non ci siano ostacoli alla libera circolazione dei capitali Perfetta sostituibilità di titoli, i titoli nazionali e esteri pagano tassi di interesse i e i* e sono considerati identici dagli operatori in quanto a rischiosità; ovvero il premio per il rischio è nullo. I limiti del modello sono principalmente due: Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 Assenza di analisi intertemporale: Nel modello la bilancia dei pagamenti viene considerata per intero, considerando sia il saldo del conto corrente che i movimenti dei capitali. Tuttavia non esiste una dimensione intertemporale e non si prende in considerazione che in un periodo futuro i debiti contratti con i non residenti verranno pagati e che il deficit pubblico dovrà essere ripagato sempre in futuro. Assenza di interazione tra stock e flussi: Riguardo l’aspetto internazionale, l’economia può incorrere a deficit persistenti di conto corrente nella bilancia dei pagamenti, aumentare il debito nei confronti dell’estero senza che il modello segnali alcun effetto di ritorno sui flussi correnti. Nel caso di PKC il modello afferma che , se il tasso di interesse nazionale è maggiore rispetto a quello estero gli afflussi infiniti di capitale entreranno nell’economia. Ma in realtà questo non avviene perché lo stock di debito che si accumula fa aumentare il rischio di bancarotta e gli investitori chiederanno un premio per il rischio. Curva IS Nella curva di IS se il tasso di interesse aumenta la domanda di beni diminuisce perché la domanda di investimenti si riduce e quindi bisogna ridurre la domanda di offerta per tornare in equilibrio. La pendenza della curva quando aumenta renderà la curva più piatta. Oltre la pendenza è importante anche l’intercetta che sarà l’intersezione tra la curva e l’asse orizzontale degli output. Quindi se aumenta il reddito aumenterà l’intercetta e la curva si sposta verso destra. Nella figura sono messi in evidenza le variazioni del tasso di cambio: un deprezzamento della valuta nazionale, ovvero una diminuzione del tasso di cambio provoca uno spostamento della curva IS verso destra. I punti al di fuori della curva rappresentano situazioni di squilibrio nel mercato dei beni. Il punto EOB il tasso di interesse è pari a i2. Siccome che il punto A e quello EOB hanno la stessa ascissa (stessa offerta) ma diversa domanda dei beni. Essendo il tasso di interesse più elevato nel punto EOB la domanda di beni sarà inferiore che nel punto A. Quindi nel punto EOB si avrà un eccesso di offerta dei beni. Allo stesso modo nel punto EDB il tasso di interesse sarà più basso che nel punto A e quindi la domanda dei beni sarà maggiore che nel punto A. Anche tra il punto A e quello EDB non c’è differenza di ascissa e quindi l’offerta dei beni sarà la stessa e si avrà nel punto EDB un eccesso di domanda dei beni. Quindi tutti i punti al di sopra della curva IS si avrà un eccesso di offerta. Figura 17.2(pag. 504) Curva LM L’inclinazione della curva LM dipende da due parametri h1 e h2 mentre l’intercetta varia al variare dell’offerta di moneta e della domanda autonoma di moneta. Un aumento dell’offerta spostare la curva LM verso destra perché aumenta il valore dell’intercetta. I punti al di fuori della curva sono delle situazioni di squilibrio monetario. Il punto A è il punto di equilibrio dove la domanda e l’offerta si uguagliano. Il punto EOM ha la stessa scissa del punto A però ha un tasso di interessa molto più alto. L’offerta di moneta rimane uguale al punto A mentre la domanda diminuisce rispetto ad A perché il punto EOM ha un tasso di interesse più alto. Questo porterà a un eccesso di offerta di moneta. Mentre il punto EDM avrà un tasso di interesse inferiore al punto A e quindi si avrà un eccesso di domanda in quanto l’offerta di moneta è Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com) lOMoARcPSD|46580017 rimasta uguale. Quindi tutti i punti al di sopra della curva LM avranno un eccesso di offerta di moneta mentre tutti i punti al di sotto della curva avranno un eccesso di domanda. Scaricato da Zinb (zinb91885@gmail.com)
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