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George Orwell’s 1984 and dystopian novel
Nineteen Eighty-Four is a dystopian novel by the English author George Orwell published
in 1949. Dystopia is defined as an alternate society characterized by a focus on negatives,
usually frightening, such as mass poverty, public mistrust and suspicion, police state,
squalor, suffering, oppression, that society has most often brought upon itself. The novel is
set in Airstrip One (formerly known as Great Britain), a province of the state Oceania in a
world of perpetual war, omnipresent government surveillance and public manipulation,
dictated by a political system euphemistically named English Socialism under the control of
a privileged Inner Party elite, that persecutes individualism and independent thinking as
“thought crimes”. The tyranny is the Big Brother, the Party leader who enjoys an intense
cult of personality but who may not even exist. The protagonist of the novel, Winston
Smith, is a member of the Outer Party, who works for the Ministry of Truth, which is
responsible for propaganda and historical revisionism. His job is to rewrite past newspaper
articles, so that the historical record always supports the party line. Smith is a diligent and
skillful worker but he secretly hates the Party and dreams of rebellion against Big Brother.
In this work Orwell perceived the relevance of slogans and publicity to control and direct
people’s minds and denounced the dangers of media communication in the hand of a
totalitarian power.
Orwell set his story in a totalitarian state in the future and described the political situation of
his own time with the horrors of Nazism and the terrible oppressions of Stalinist Russia.
Language plays a crucial role in the work. Orwell’s invention of Newspeak, the Party
language which banishes troublesome words such as “freedom” and “equality” altogether to
minimize even the possibility of improper thoughts, is an extreme version of his reflections
on the political use of language to distort truth.
Traduzione
Nineteen Eighty-Four è un romanzo distopico dell'autore inglese George Orwell pubblicato
nel 1949. La distopia è definita come una società alternativa caratterizzata da una particolare
attenzione per gli aspetti negativi, solitamente spaventosi, come la povertà di massa, la
diffidenza del pubblico e del sospetto, stato di polizia, squallore, la sofferenza,
l'oppressione, che la società ha più volte portato su di sé. Il romanzo è ambientato a Airstrip
One (precedentemente noto come la Gran Bretagna), una provincia dello stato dell'Oceania,
in un mondo di guerra perpetua, sorveglianza del governo onnipresente e manipolazione del
popolo, dettato da un sistema politico eufemisticamente chiamato socialismo inglese sotto il
controllo di una privilegiata Partito Interno d’elite, che perseguita il pensiero indipendente
ed individualista, definito come "crimine del pensiero". La tirannia è il Grande Fratello, il
leader del partito che gode di un culto della personalità intensa, ma che può anche non
esistere. Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro del partito esterno, che
lavora per il Ministero della Verità, che è responsabile della propaganda e revisionismo
storico. Il suo compito è quello di riscrivere gli articoli di giornale del passato, in modo che
la documentazione storica sostiene sempre la linea del partito. Smith è un lavoratore
diligente e abile ma segretamente odia il partito e sogna una ribellione contro il Grande
Fratello. In questo lavoro Orwell afferma l'importanza di slogan e pubblicità come mezzi di
controllo della mente delle persone dirette e ha denunciato i pericoli della comunicazione
mediatica in mano di un potere totalitario.
Orwell ambienta la sua storia in uno stato totalitario del futuro e ha descritto la situazione
politica del suo tempo con gli orrori del nazismo e le terribili oppressioni della Russia
stalinista.
La lingua gioca un ruolo cruciale nel lavoro. L'invenzione di Orwell della Neolingua, la
lingua del Partito che bandisce le parole problematiche, come "libertà" e "uguaglianza", per
ridurre al minimo anche la possibilità di pensieri impropri, è una versione estrema delle sue
riflessioni sull'uso politico del linguaggio per distorcere la verità.
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