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Libro Rizzoli 50 al 58

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S. CARCIOFI - L. SEMPRINI
Percorsi semplificati
di Economia aziendale
Per la classe quinta
Un libro di rinforzo che presenta i contenuti del testo scolastico
con un taglio diverso: non articolati in moduli, unità o lezioni, bensì
in percorsi didattici realizzati sulla base dei contenuti essenziali.
Ogni percorso didattico è composto da una mappa concettuale,
da una serie di definizioni accompagnate da una breve spiegazione,
da tabelle e schemi che aiutano a fissare nella memoria i concetti
e da esempi applicativi.
Il portale
disciplinare ricco
di risorse
per il docente
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rizzolieducation.it
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riguardanti questo libro.
ISBN 978-88-233-6880-4
S. Carciofi - L. Semprini
Percorsi semplificati
di economia aziendale
+HUB Young
Percorsi semplificati di Economia aziendale
L’App per usare
la versione digitale
del libro di testo
e i contenuti digitali
integrativi
S. CARCIOFI
L. SEMPRINI
Nella versione digitale di questo volume vengono proposti
7 percorsi per l’indirizzo RIM, dalla classe terza alla quinta,
in cui l’autrice Lucia Nazzaro sviluppa i contenuti peculiari
dell’indirizzo.
LA PIATTAFORMA
PER LA DIDATTICA
DIGITALE
www.rizzolieducation.it
S. CARCIOFI
L. SEMPRINI
Percorsi
semplificati
di Economia
aziendale
PER LA CLASSE QUINTA
EDIZIONE FUORI COMMERCIO
RISERVATA AGLI INSEGNANTI
TEA92BFI
MAPPE CONCETTUALI
CONOSCENZE
E ABILITÀ DI BASE
ESEMPI DI IMMEDIATA
COMPRENSIONE
I materiali digitali di questa opera e i relativi aggiornamenti sono disponibili sul sito www.rizzolieducation.it
ISBN 978-88-233-6880-4
© 2020 Rizzoli Education S.p.A., Milano
Tutti i diritti riservati
Prima edizione: giugno 2020
Chiuso in redazione: giugno 2020
Ristampe
2020
2021
1 2
3 4
2022
5 6
2023
7 8
Stampa: Cartoedit s.r.l., Città di Castello (PG)
Hanno collaborato alla realizzazione dell’opera:
Redazione:
Francesca Nebuloni
Prestampa:
Grande forEdit, Monza
Progettazione copertina:
Zampediverse, Carate Brianza (MB)
Realizzazione copertina:
Studio Cappellato e Laurent s.r.l., Milano
Referenze iconografiche:
Getty Images
Progetto grafico:
Grande forEdit, Monza
Coordinamento redazionale:
Barbara Preatoni
Coordinamento editoriale:
Anna Maria Massari
I diritti di traduzione e riproduzione, totali o parziali anche ad uso interno e didattico con qualsiasi mezzo,
sono riservati per tutti i Paesi.
Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro
pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633.
Le riproduzioni per uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore
al 15% del presente volume, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi, corso di Porta
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La realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione nei controlli: per questo
è molto difficile evitare completamente errori e imprecisioni.
Per segnalazioni o suggerimenti relativi al presente volume scrivere a: supporto@rizzolieducation.it
L’editore è presente su Internet all’indirizzo: http://www.rizzolieducation.it
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involontarie omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti dei brani o delle illustrazioni riprodotte nel volume.
L’editore si scusa per i possibili errori di attribuzione e dichiara la propria disponibilità a regolarizzare.
Sia le operazioni descritte negli esempi, nelle esercitazioni svolte e negli esercizi da svolgere, sia quelle risultanti
da riproduzioni di titoli di credito e di documenti commerciali e bancari presenti in questo volume sono state
immaginate a scopo esclusivamente didattico, anche nei casi in cui vengono nominate persone, famiglie, imprese
o banche esistenti, e pertanto non rappresentano situazioni o rapporti reali e non indicano prezzi, tassi, valute e altre
condizioni effettivamente applicati.
Inoltre, le immagini utilizzate in questo libro non vanno interpretate come una scelta di merito da parte
dell’editore, né come invito all’acquisto dei prodotti. Le illustrazioni o riproduzioni sono state riportate a scopo
esclusivamente didattico. Infine, i testi tratti da articoli di giornale, libri, riviste sono stati liberamente rielaborati
dagli autori a fini didattici.
I link ai siti di terze parti sono indicati in questo fascicolo e nei relativi materiali digitali unicamente per scopi
didattici o perché consigliati da altri siti istituzionali. Pertanto, per questo fascicolo e per le sue successive
ristampe, l’editore non si ritiene responsabile – neppure indirettamente – dei contenuti e delle immagini riprodotte
nei siti citati in data successiva a quella di chiusura in redazione della prima edizione.
Per questa ragione si consiglia la preventiva visione da parte dell’adulto del contenuto di tali siti prima dell’utilizzo
a scopo didattico.
I nostri testi sono disponibili in formato accessibile e possono essere richiesti a: Biblioteca per i Ciechi Regina
Margherita di Monza (http://www.bibliotecaciechi.it) o Biblioteca digitale dell’Associazione Italiana Dislessia
“Giacomo Venuti” (http://www.libroaid.it).
Il processo di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione dei testi scolastici dell’Editore è certificato
UNI EN ISO 9001.
Silvia Carciofi • Lauretta Semprini
Percorsi semplificati
di Economia aziendale
Per la classe quinta
Presentazione
Il volume Percorsi semplificati di economia aziendale nasce dalla richiesta pressante
dei docenti di poter avere a disposizione uno strumento didattico agile e pratico da
fornire agli studenti più “deboli”, che sia complementare al libro di testo. Un volume
che li sostenga nello studio, in preparazione alle verifiche scritte e alle interrogazioni,
consentendo loro di raggiungere gli obiettivi minimi.
Per assimilare i nuclei fondamentali della disciplina, questi studenti hanno bisogno di
un testo scritto con termini semplici e che evidenzi in maniera chiara i nessi logici tra
i vari contenuti. Hanno bisogno di esempi di immediata comprensione che li aiutino
nello svolgimento degli esercizi di livello base proposti dal libro di testo.
Ecco allora questo libro di rinforzo che presenta i contenuti del testo scolastico con
un taglio diverso: non articolati in moduli, unità o lezioni, bensì in percorsi didattici
realizzati sulla base dei contenuti essenziali.
Ogni percorso didattico è composto da una mappa concettuale, da una serie di definizioni accompagnate da una breve spiegazione, da tabelle e schemi che aiutano a
fissare nella memoria i concetti e da esempi applicativi. In questo modo lo studente
viene messo nelle condizioni di svolgere le verifiche scritte e orali calibrate sugli obiettivi che il consiglio di classe ha definito per lui.
Il volume sviluppa in 10 Percorsi i temi fondanti del programma di classe quinta.
Autrici del volume sono le professoresse di Economia aziendale Silvia Carciofi e Lauretta Semprini, che per scrivere queste pagine hanno messo a frutto sia la loro preparazione accademica che la loro esperienza nelle aule scolastiche.
Saranno i docenti a dirci se l’obiettivo, sicuramente non facile, di realizzare un materiale didattico che favorisca l’inclusione è stato raggiunto.
Giovanna Ricci
INDICE
Classe Quinta
Percorso
1
Percorso
2
Percorso
3
Percorso
4
Percorso
5
Percorso
6
Percorso
7
Percorso
8
Percorso
9
Percorso 10
La contabilità generale
1
Il bilancio d’esercizio e la rendicontazione socio-ambientale
19
L’analisi di bilancio: riclassificazione degli schemi contabili
35
L’analisi di bilancio per indici
50
L’analisi di bilancio per flussi
59
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
66
La contabilità gestionale
78
Le strategie, la pianificazione e la programmazione aziendale
97
Il business plan e il marketing plan
111
I finanziamenti bancari alle imprese
120
percorso
1
La contabilità
generale
A che cosa serve?
Quali operazioni rileva?
Determinare il reddito
d’esercizio e il patrimonio
di funzionamento
Operazioni
di gestione
Operazioni
di fine periodo
Immobilizzazioni
Che cosa riguardano alcune
delle operazioni di gestione
delle imprese industriali?
Subfornitura
Smobilizzo
dei crediti
Contabilità
generale
Contributi pubblici
alle imprese
Scritture
di completamento
Operazioni
di assestamento
Quali sono le
operazioni di fine
periodo?
Scritture di epilogo
Scritture
di integrazione
Scritture
di rettifica
Scritture
di ammortamento
Determinazione del
risultato economico
d’eserczio
Scritture di chiusura
1
1
La contabilità generale
1. La contabilità generale
L’impresa deve comunicare agli stakeholder (azionisti, lavoratori, banche, fornitori,
clienti e opinione pubblica) le informazioni sui risultati economico-finanziari ottenuti
nel periodo amministrativo.
Le operazioni svolte dall’impresa durante il periodo amministrativo determinano il reddito d’esercizio e il patrimonio di funzionamento. Queste operazioni vengono rilevate
dalla contabilità generale, che le considera sotto gli aspetti finanziario ed economico. La contabilità generale utilizza tre diverse categorie di conti:
• conti finanziari, riguardano disponibilità liquide, crediti, debiti, fondi rischi ed oneri
e ratei;
• conti economici di reddito, riguardano costi e ricavi. I costi e ricavi si suddividono in:
– costi e ricavi d’esercizio, sono elementi che si riferiscono a un solo esercizio;
– costi e ricavi pluriennali, sono elementi di competenza di più esercizi;
– costi e ricavi sospesi, sono elementi già rilevati, ma di competenza di esercizi futuri;
• conti economici di patrimonio netto, riguardano il patrimonio netto e gli elementi
che lo compongono (capitale sociale, riserve utile o perdita d’esercizio).
Gli strumenti di cui si avvale la contabilità generale sono:
• il piano dei conti, che contiene l’elenco dei conti da utilizzare nelle rilevazioni contabili con le relative note illustrative;
• il libro giornale, che riporta la rilevazione delle operazioni di gestione in ordine di
data (ordine cronologico);
• i conti di mastro, che riportano la rilevazione delle operazioni di gestione in base
all’oggetto (ordine sistematico).
Per facilitare la comprensione della registrazione in P.D., nella seconda colonna
del libro giornale non viene riportato il codice del conto ma viene indicata la natura della variazione:
VFA = variazione finanziaria attiva;
VFP = variazione finanziaria passiva;
VEN = variazione economica negativa;
VEP = variazione economica positiva.
Finanziari
Conti
Di reddito
Economici
CONTABILITÀ
GENERALE
Di patrimonio netto
Piano dei conti
Strumenti
Libro giornale
Conti di mastro
2
Classe Quinta
Percorso 1
2. Le operazioni di gestione
L’impresa compie numerose operazioni durante il periodo amministrativo che coinvolgono
diversi soggetti (fornitori, clienti, dipendenti, banche, Pubblica Amministrazione ecc.).
Di seguito sono presentate le registrazioni contabili di alcune operazioni effettuate
dalle imprese industriali; per la spiegazione delle restanti operazioni si rimanda ai
percorsi delle classi terza e quarta.
Le immobilizzazioni
L’impresa svolge la propria attività attraverso la combinazione di fattori produttivi aventi caratteristiche differenti: alcuni beni sono utilizzati in un unico processo produttivo
(materie prime, materie sussidiarie e materie di consumo), altri beni possono essere
impiegati per più cicli produttivi (fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature ecc.).
I beni strumentali entrano a far parte del patrimonio aziendale come immobilizzazioni e concorrono alla formazione del risultato economico degli esercizi in cui sono
utilizzati. Le immobilizzazioni si classificano in: immateriali, materiali e finanziarie.
Le immobilizzazioni immateriali si suddividono in:
• beni immateriali, sono costi sostenuti in un esercizio che danno la loro utilità in
più esercizi e possono essere venduti sul mercato (per esempio, software, brevetti
e marchi);
• oneri pluriennali, sono costi sostenuti in un esercizio che danno la loro utilità in
più esercizi e non possono essere venduti sul mercato (per esempio, costi d’impianto e di ampliamento e costi di sviluppo);
• avviamento, è dato dalla differenza tra il prezzo pagato per l’acquisto di un’azienda
e il suo patrimonio netto contabile.
Le immobilizzazioni finanziarie riguardano finanziamenti a medio/lungo termine
concessi a soggetti terzi (dipendenti, imprese ecc.) o investimenti durevoli in quote di
altre società (partecipazioni) e in titoli obbligazionari.
Le immobilizzazioni immateriali e materiali utilizzate per l’attività operativa dell’impresa sono chiamate immobilizzazioni tecniche.
Le operazioni relative alle immobilizzazioni tecniche riguardano:
• l’acquisizione, cioè le modalità con le quali l’impresa entra in possesso di un bene
strumentale;
• l’utilizzo, cioè la rilevazione della quota di ammortamento e di eventuali interventi
eseguiti sui beni;
• la dismissione, cioè le modalità con le quali l’impresa estromette un bene strumentale dal processo produttivo.
ACQUISIZIONE
•
•
•
•
Acquisto sul mercato
Costruzione interna
Apporto
Leasing
UTILIZZO
• Manutenzioni e
riparazioni
• Ammodernamento,
trasformazioni,
ristrutturazioni
DISMISSIONE
• Vendita
• Permuta
• Dismissione involontaria
(Furto o incendio)
• Dismissione volontaria
(Radiazione)
3
1
La contabilità generale
L’operazione di acquisizione provoca la rilevazione di un costo pluriennale collegato
al bene strumentale acquisito. I beni strumentali possono essere acquisiti tramite:
• acquisto sul mercato;
• apporto dell’imprenditore o dei soci;
• costruzione in economia;
• leasing.
La costruzione in economia consiste nella realizzazione di un bene strumentale
all’interno dell’azienda, utilizzando le conoscenze, le competenze professionali e le
risorse in essa presenti.
Il valore da attribuire al bene realizzato è dato dalla somma dei costi diretti e indiretti
sostenuti per la sua fabbricazione. Questi costi, contabilizzati al momento del loro
sostenimento, sono successivamente rettificati in modo indiretto tramite il conto
economico di reddito Costruzioni interne. La costruzione in economia può essere:
1. iniziata e terminata nello stesso esercizio.
La rilevazione contabile comporta variazioni solo nell’aspetto economico:
– aumento dei costi pluriennali (VEN);
– rettifica dei costi d’esercizio (VEP);
2. iniziata in un esercizio e terminata nell’esercizio successivo.
a. Esercizio in cui è iniziata la costruzione in economia.
La rilevazione contabile comporta variazioni solo nell’aspetto economico:
– aumento dei costi pluriennali (VEN);
il conto da utilizzare è Immobilizzazioni in corso.
– Rettifica dei costi d’esercizio (VEP).
b. Esercizio in cui è terminata la costruzione in economia.
La rilevazione contabile comporta variazioni solo nell’aspetto economico:
– aumento dei costi pluriennali (VEN);
– diminuzione dei costi pluriennali (VEP).
Viene chiuso il conto Immobilizzazioni in corso, aperto l’anno precedente.
– Rettifica dei costi d’esercizio (VEP).
Esempio
1
Costruzione in economia di un macchinario
La Lerisi spa calcola in 7.860 euro i costi complessivi sostenuti per la costruzione di un
macchinario, che non risulta terminato alla fine dell’esercizio. In data 12/05 dell’anno
successivo l’impresa completa la realizzazione del macchinario sostenendo ulteriori costi
per 4.800 euro.
Data
31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
4
Variazioni
VEN
VEP
VEN
VEP
VEP
Conti e descrizione
IMMOBILIZZAZIONI IN CORSO macchinario in costruzione
COSTRUZIONI INTERNE
macchinario in costruzione
IMPIANTI E MACCHINARI
costruzione in economia
IMMOBILIZZAZIONI IN CORSO costruzione in economia
COSTRUZIONI INTERNE
costruzione in economia
Dare
7.860,00
Avere
7.860,00
12.660,00
7.860,00
4.800,00
Classe Quinta
Percorso 1
Il leasing finanziario è un contratto con il quale un’impresa prende in uso un bene
strumentale e si impegna a versare dei canoni periodici, con la possibilità di riscattare il bene alla scadenza del contratto.
Nel contratto di leasing viene richiesto, al momento della stipulazione del contratto,
il versamento di un maxicanone che consiste in un canone di importo superiore a
quello dei successivi canoni periodici.
Alla stipulazione del contratto, l’impresa rileva nei conti d’ordine l’importo totale dei
canoni da corrispondere alla società di leasing, che verrà gradualmente stornato al
ricevimento delle fatture relative ai canoni.
Alla fine dell’esercizio l’impresa deve rilevare un risconto attivo, con il quale rinvia
la quota dei canoni di leasing che hanno già avuto la loro manifestazione finanziaria
nell’esercizio, ma sono di competenza degli esercizi futuri.
L’operazione di leasing finanziario comporta le seguenti rilevazioni:
1. stipulazione del contratto.
Questa operazione comporta la rilevazione nei conti d’ordine:
– Impegni per beni in leasing (Dare);
– Creditori c/leasing (Avere);
2. ricevimento della fattura del maxicanone e delle fatture dei canoni periodici e relativo regolamento.
Questa operazione si articola in tre fasi:
a. rilevazione della fattura relativa ai canoni di leasing.
Questa operazione comporta variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti verso i fornitori (VFP);
– aumento dei crediti per IVA (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN);
b. regolamento della fattura.
Questa operazione comporta variazioni solo nell’aspetto finanziario:
– diminuzione dei debiti verso i fornitori (VFA);
– diminuzione delle disponibilità liquide (VFP);
c. storno dei conti d’ordine.
– Creditori c/leasing (Dare);
– Impegni per beni in leasing (Avere);
3. rilevazione del risconto.
Questa operazione comporta variazioni nell’aspetto economico:
– aumento dei costi sospesi (VEN);
– diminuzione dei costi d’esercizio (VEP);
4. ricevimento della fattura relativa al riscatto del bene strumentale.
Questa operazione comporta delle variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti verso i fornitori (VFP);
– aumento dei crediti per IVA (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi pluriennali (VEN).
5
1
La contabilità generale
Esempio
2
Contratto di leasing su impianti
e calcolo del risconto
In data 1/09 la Palmesi spa stipula con la Fast leasing spa un contratto di leasing su
impianti alle seguenti condizioni:
• maxicanone iniziale 14.000 euro da versare alla stipulazione del contratto;
• 8 canoni semestrali anticipati di 7.000 euro, da versare a partire dal 1/11;
• prezzo di riscatto 3.000 euro.
Data Variazioni
Conti e descrizione
01/09
IMPEGNI PER BENI IN LEASING stipulato contratto di leasing
01/09
CREDITORI C/LEASING
stipulato contratto di leasing
01/09
VEN
CANONI DI LEASING
fattura n. 52 di Fast leasing spa
01/09
VFA
IVA NS/CREDITO
fattura n. 52 di Fast leasing spa
01/09
VFP
DEBITI V/FORNITORI
fattura n. 52 di Fast leasing spa
01/09
VFA
DEBITI V/FORNITORI
saldata fattura n. 52
01/09
VFP
BANCA X C/C
saldata fattura n. 52
01/09
CREDITORI C/LEASING
storno per maxicanone pagato
01/09
IMPEGNI PER BENI IN LEASING storno per maxicanone pagato
01/11
VEN
CANONI DI LEASING
fattura n. 74 di Fast leasing spa
01/11
VFA
IVA NS/CREDITO
fattura n. 74 di Fast leasing spa
01/11
VFP
DEBITI V/FORNITORI
fattura n. 74 di Fast leasing spa
01/11
VFA
DEBITI V/FORNITORI
saldata fattura n. 74
01/11
VFP
BANCA X C/C
saldata fattura n. 74
01/11
CREDITORI C/LEASING
storno per canone pagato
01/11
IMPEGNI PER BENI IN LEASING storno per canone pagato
31/12
VEN
RISCONTI ATTIVI
risconto attivo su leasing
31/12
VEP
CANONI DI LEASING
risconto attivo su leasing
Dare
Avere
70.000,00
70.000,00
14.000,00
3.080,00
17.080,00
17.080,00
17.080,00
14.000,00
14.000,00
7.000,00
1.540,00
8.540,00
8.540,00
8.540,00
7.000,00
7.000,00
15.400,00
15.400,00
14.000 + (8 × 7.000) = 70.000 euro totale contratto
70.000
2 + 8 ×6
Anni
n
n+1
n+2
n+3
n+4
= 1.400,00 euro canone medio mensile
Canoni contabilizzati
Canoni di competenza
14.000 + 7.000 = 21.000
1.400 × 4 = 5.600
15.400 + (7.000 × 2) = 29.400
1.400 × 12 = 16.800
12.600 + (7.000 × 2) = 26.600
1.400 × 12 = 16.800
9.800 + (7.000 × 2) = 23.800
1.400 × 12 = 16.800
7.000 + 7.000 = 14.000
1.400 × 10 = 14.000
Risconto
15.400
12.600
9.800
7.000
-
I beni strumentali devono essere utilizzati nei processi produttivi in modo efficace ed
efficiente. Le operazioni collegate all’utilizzo dei beni strumentali sono:
• interventi di manutenzione e riparazione, che mantengono la funzionalità o la
ripristinano;
6
Classe Quinta
Percorso 1
• interventi di ammodernamento, ampliamento, ristrutturazione e trasformazione del bene strumentale, che migliorano la funzionalità del bene, i cui costi devono
essere patrimonializzati, cioè portati a incremento del costo originario del bene.
La dismissione comprende l’insieme delle modalità con le quali l’impresa estromette un bene strumentale dal processo produttivo.
La dismissione può avvenire per motivazioni diverse, legate a decisioni strategiche
dell’impresa o a eventi fortuiti indipendenti dalla volontà dell’impresa stessa.
Le principali modalità di dismissione sono:
• la vendita sul mercato;
• la permuta, con la quale l’impresa vende un bene strumentale usato e acquista
contemporaneamente dallo stesso soggetto un nuovo bene, regolando la differenza;
• l’eliminazione volontaria (come la radiazione) o involontaria (come il furto o
l’incendio).
La subfornitura
Le imprese cercano di contenere i costi esternalizzando alcune fasi del processo produttivo. Questo può avvenire affidando ad altre imprese l’effettuazione di determinate
lavorazioni tramite la stipulazione di contratti di subfornitura.
I contratti di subfornitura sono conclusi tra l’impresa committente e l’impresa
subfornitrice. L’impresa committente fornisce materie prime, conoscenze, semilavorati all’impresa subfornitrice, la quale si incarica di eseguire la relativa lavorazione rispettando le istruzioni dell’impresa committente.
Committente
Fornisce le materie
e le conoscenze
Rileva i costi
d’esercizio
CONTRATTO DI
SUBFORNITURA
Subfornitore
Lavorazioni
presso terzi
Effettua
la lavorazione
Rileva i ricavi
d’esercizio
Lavorazioni
per c/terzi
L’impresa committente, quando riceve la fattura dell’impresa subfornitrice, effettua
una rilevazione contabile che comporta le seguenti variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti verso fornitori (VFP);
– aumento dei crediti per IVA (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN).
7
1
La contabilità generale
L’impresa subfornitrice, quando riceve le materie prime e i semilavorati del committente, registra l’entrata dei beni nel suo magazzino tramite l’annotazione nei conti
d’ordine del sistema dei beni di terzi. Questi conti sono stornati al completamento
della lavorazione, quando i prodotti finiti vengono consegnati al committente.
Le rilevazioni contabili sono le seguenti:
1. ricevimento delle materie prime e semilavorati.
Questa operazione comporta la rilevazione nei conti d’ordine:
– Beni di terzi (Dare);
– Depositanti beni (Avere);
2. emissione della fattura per la prestazione di servizi effettuata.
Questa operazione comporta le seguenti variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei crediti verso i clienti (VFA);
– aumento dei debiti per IVA (VFP);
• nell’aspetto economico
– aumento dei ricavi d’esercizio (VEP);
3. storno al completamento della lavorazione.
Questa operazione comporta la rilevazione nei conti d’ordine:
– Depositanti beni (Dare);
– Beni di terzi (Avere).
Esempio
3
Contratto di subfornitura
In data 27/11 la Cipressi spa stipula con la Coralli srl un contratto di subfornitura consegnando materie prime da lavorare per 80.500 euro. Il 12/12 la Coralli srl consegna i prodotti finiti emettendo la fattura n. 79 per la prestazione effettuata di 12.300 euro + IVA.
Libro giornale del committente (Cipressi spa)
Data Variazioni
Conti e descrizione
12/12
VEN
LAVORAZIONI PRESSO TERZI fattura n. 79 di Coralli srl
12/12
VFA
IVA NS/CREDITO
fattura n. 79 di Coralli srl
12/12
VFP
DEBITI V/ FORNITORI
fattura n. 79 di Coralli srl
Dare
12.300,00
2.706,00
Avere
15.006,00
Libro giornale del subfornitore (Coralli srl)
Data Variazioni
Conti e descrizione
27/11
BENI DI TERZI
materie prime da trasformare
27/11
DEPOSITANTI BENI
materie prime da trasformare
12/12
VFA
CREDITI V/CLIENTI
fattura n. 79 su Cipressi spa
12/12
VEP
LAVORAZIONI PER C/TERZI
fattura n. 79 su Cipressi spa
12/12
VFP
IVA NS/DEBITO
fattura n. 79 su Cipressi spa
12/12
DEPOSITANTI BENI
rese materie prime trasformate
12/12
BENI DI TERZI
rese materie prime trasformate
8
Dare
80.500,00
Avere
80.500,00
15.006,00
12.300,00
2.706,00
80.500,00
80.500,00
Classe Quinta
Percorso 1
Lo smobilizzo dei crediti commerciali
Nello svolgimento delle operazioni di gestione le imprese hanno la necessità di intrattenere dei rapporti con le banche. Lo strumento indispensabile a tale scopo è il conto
corrente di corrispondenza.
Le operazioni con le banche si suddividono in:
1. operazioni di riscossione e pagamento, la banca si incarica di riscuotere i crediti verso i clienti e di pagare i debiti nei confronti dei fornitori;
2. operazioni di finanziamento, che si distinguono in:
• operazioni di smobilizzo, la banca concede all’impresa di incassare prima della
scadenza i crediti che derivano da vendite ai clienti, mettendo a disposizione in
anticipo l’importo sul conto corrente. Rientrano in questa categoria lo sconto di
cambiali, l’anticipo su fatture e l’anticipo su Ri.Ba. salvo buon fine;
• operazioni di prestito, la banca concede un finanziamento all’impresa mettendo a sua disposizione una somma di denaro. Rientrano in questa categoria le
aperture di credito in c/c, le sovvenzioni e i mutui.
I finanziamenti presuppongono la concessione da parte della banca di un fido.
Il fido è l’importo massimo di denaro che la banca si impegna a mettere a disposizione del cliente.
Sconto di cambiali
Operazioni
di smobilizzo
crediti
Anticipo su fatture
Anticipo su Ri.Ba. s.b.f.
FINANZIAMENTI
Aperture di credito in c/c
Operazioni di
prestito
Mutui
Sovvenzioni
L’anticipo su fatture è un’operazione con la quale la banca anticipa all’impresa una
parte (di solito l’80%) dei crediti commerciali con la clausola salvo buon fine.
Alla scadenza della fattura la banca accredita all’impresa la differenza tra l’ammontare
del credito e l’anticipo già corrisposto. Il costo dell’operazione è rappresentato dagli
interessi passivi che sono pagati dall’impresa il primo marzo dell’anno successivo a
quello di maturazione.
9
1
La contabilità generale
Le rilevazioni contabili dell’anticipo su fatture sono le seguenti:
1. accredito dell’anticipo.
Questa operazione comporta variazioni nell’aspetto finanziario:
– aumento delle disponibilità liquide (VFA);
– aumento dei debiti verso la banca (VFP);
2. incasso della fattura a scadenza.
Questa operazione provoca variazioni nell’aspetto finanziario:
– aumento delle disponibilità liquide (VFA);
– diminuzione dei debiti verso la banca (VFA);
– diminuzione dei crediti verso i clienti (VFP);
3. rilevazione degli interessi passivi maturati.
Questa operazione provoca le seguenti variazioni:
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN);
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti verso la banca (VFP);
4. pagamento degli interessi passivi.
Questa operazione provoca variazioni nell’aspetto finanziario:
– diminuzione dei debiti verso la banca (VFA);
– diminuzione delle disponibilità liquide (VFP).
Esempio
4
Anticipo su fatture
Il 3/04 la Gigante srl presenta presso la Banca Nazionale del Lavoro la fattura n. 88 di
7.500,00 euro per la quale ottiene l’anticipo dell’80% dell’importo, con accredito in giornata nel c/c. Il 10/05 la banca comunica il buon fine della fattura, l’estinzione dell’anticipo concesso e l’accreditamento della differenza nel c/c. Al 31/12 la banca conteggia
interessi passivi per 86,25 euro. L’1/03 dell’anno successivo la banca addebita gli interessi passivi sul conto corrente.
Data Variazioni
Conti e descrizione
03/04
VFA
BNL C/C
anticipo su fattura n. 88
03/04
VFP
BANCHE C/ANTICIPI SU FATTURE anticipo su fattura n. 88
10/05
VFA
BANCHE C/ANTICIPI SU FATTURE buon fine fattura n. 88
10/05
VFP
CREDITI V/CLIENTI
buon fine fattura n. 88
10/05
VFA
BNL C/C
giro saldo a c/c
10/05
VFP
BANCHE C/ANTICIPI SU FATTURE giro saldo a c/c
31/12
VEN
INTERESSI PASSIVI BANCARI
interessi su anticipi su fatture
31/12
VFP
BANCHE C/INTERESSI MATURATI interessi su anticipi su fatture
01/03
VFA
BANCHE C/INTERESSI MATURATI addebito interessi in c/c
01/03
VFP
BNL C/C
addebito interessi in c/c
10
Dare
6.000,00
Avere
6.000,00
7.500,00
7.500,00
1.500,00
1.500,00
86,25
86,25
86,25
86,25
Le Ri.Ba. (ricevute bancarie) sono strumenti di regolamento utilizzati negli scambi
commerciali. Le ricevute bancarie possono essere presentate alla banca per l’incasso
con due clausole:
• al “dopo incasso”, con la quale la banca accredita l’importo delle Ri.Ba. alla scadenza, quando il debitore ha effettuato il pagamento;
• “salvo buon fine”.
Classe Quinta
Percorso 1
L’anticipo Ri.Ba. s.b.f. è un’operazione con la quale l’impresa presenta alla banca
delle ricevute bancarie prima della loro scadenza e la banca anticipa in c/c il loro
valore nominale.
Questa operazione rappresenta una forma di finanziamento per l’impresa. Il costo
dell’operazione è rappresentato dai costi d’incasso e dagli interessi passivi che sono
pagati dall’impresa il primo marzo dell’anno successivo a quello di maturazione.
Le rilevazioni contabili sono le seguenti:
1. presentazione delle Ri.Ba. s.b.f.
Questa operazione non comporta alcuna rilevazione contabile;
2. accredito in c/c delle Ri.Ba.
Questa operazione comporta variazioni nell’aspetto finanziario:
– aumento delle disponibilità liquide (VFA);
– aumento dei debiti verso la banca (VFP);
3. addebito in c/c dei costi d’incasso.
Questa operazione provoca le seguenti variazioni:
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN);
• nell’aspetto finanziario
– diminuzione delle disponibilità liquide (VFP);
4. riscossione della Ri.Ba.
Questa operazione comporta variazioni nell’aspetto finanziario:
– diminuzione dei debiti verso la banca (VFA);
– diminuzione dei crediti verso i clienti (VFP);
5. rilevazione degli interessi passivi maturati.
Questa operazione provoca le seguenti variazioni:
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN);
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti verso la banca (VFP);
6. pagamento degli interessi passivi.
Questa operazione provoca variazioni nell’aspetto finanziario:
– diminuzione dei debiti verso la banca (VFA);
– diminuzione delle disponibilità liquide (VFP).
11
1
Esempio
La contabilità generale
5
Anticipi su Ri.Ba. s.b.f.
Il 2/07 la Original spa presenta presso BPER Banca Ri.Ba. per l’incasso s.b.f. del valore
complessivo di 11.450 euro con scadenza 12/08. La banca comunica tre giorni dopo
l’accredito in c/c del valore nominale, addebitando costi d’incasso di 15 euro.
Alla scadenza le Ri.Ba. sono regolarmente riscosse.
Alla fine dell’anno la banca conteggia interessi passivi per 210,20 euro. L’1/03 dell’anno
successivo la banca addebita gli interessi passivi sul conto corrente dell’impresa.
Data Variazioni
Conti e descrizione
05/07
VFA
BPER BANCA C/C
accredito di Ri.Ba. sbf
05/07
VFP
BANCHE C/RI.BA. ALL’INCASSO accredito di Ri.Ba. sbf
05/07
VEN
COSTI D’INCASSO
costi d’incasso su Ri.Ba
05/07
VFP
BPER BANCA C/C
costi d’incasso su Ri.Ba
12/08
VFA
BANCHE C/RI.BA. ALL’INCASSO Ri.Ba. riscosse
12/08
VFP
CREDITI V/CLIENTI
Ri.Ba. riscosse
31/12
VEN
INTER. PASSIVI BANCARI
interessi su Ri.Ba. sbf
31/12
VFP
BANCHE C/INT. MATURATI
interessi su Ri.Ba. sbf
01/03
VFA
BANCHE C/INT. MATURATI
addebito interessi in c/c
01/03
VFP
BANCA BPER C/C
addebito interessi in c/c
Dare
11.450,00
Avere
11.450,00
15,00
15,00
11.450,00
11.450,00
210,20
210,20
210,20
210,20
I contributi pubblici alle imprese
Lo Stato o la Regione possono intervenire a sostegno delle imprese con incentivi finanziari (contributi a fondo perduto, prestiti a tassi agevolati ecc.) o fiscali (crediti
d’imposta, detrazioni ecc.).
Gli incentivi di tipo finanziario si suddividono in:
• contributi in conto esercizio;
• contributi in conto impianti.
I contributi in conto esercizio sono somme di denaro erogate da Stato o Regioni
a sostegno dei ricavi realizzati in un esercizio dall’impresa.
Questi contributi sono interamente di competenza dell’esercizio in cui sono ricevuti dall’impresa e vengono assoggettati, al momento del percepimento, a ritenuta fiscale 4%.
Le rilevazioni contabili sono le seguenti:
1. comunicazione dell’ottenimento del contributo.
Questa operazione comporta le seguenti variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei crediti verso l’ente pubblico concedente (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei ricavi d’esercizio (VEP);
2. incasso del contributo.
Questa operazione comporta variazioni solo nell’aspetto finanziario:
– aumento delle disponibilità liquide (VFA);
– aumento dei crediti verso lo Stato per ritenute (VFA);
– diminuzione dei crediti verso l’ente pubblico concedente (VFP).
12
I contributi in conto impianti sono somme di denaro erogate da Stato o Regioni
per sostenere in parte il costo d’acquisto di un’immobilizzazione tecnica.
Questi contributi hanno la natura di ricavi pluriennali, il cui ammontare deve essere
ripartito negli anni in cui l’immobilizzazione è utilizzata all’interno dell’azienda. Alla
fine dell’esercizio, quindi, è necessario calcolare un risconto passivo per l’importo dei
contributi di competenza dei futuri esercizi.
Classe Quinta
Percorso 1
Le rilevazioni contabili sono le seguenti:
1. comunicazione dell’ottenimento del contributo.
Questa operazione comporta le seguenti variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei crediti verso l’ente pubblico concedente (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei ricavi d’esercizio (VEP);
2. incasso del contributo.
Questa operazione comporta variazioni solo nell’aspetto finanziario:
– aumento delle disponibilità liquide (VFA);
– diminuzione dei crediti verso l’ente pubblico concedente (VFP);
3. rilevazione dell’ammortamento del cespite.
Questa operazione comporta variazioni solo nell’aspetto economico:
– aumento dei costi d’esercizio (VEN);
– diminuzione dei costi pluriennali (VEP);
4. rilevazione del risconto passivo.
Questa operazione comporta variazioni solo nell’aspetto economico:
– aumento dei ricavi sospesi (VEP);
– diminuzione dei ricavi d’esercizio (VEN).
Di tipo
finanziario
Contributi in
c/esercizio
Contributi in
c/impianti
CONTRIBUTI
PUBBLICI
ALLE IMPRESE
Crediti d’imposta
Di tipo
fiscale
Detrazioni
13
1
La contabilità generale
Esempio
6
Contributi in conto impianti
La Talina spa richiede un contributo regionale del 50% dell’investimento, per finanziare
l’acquisto di un impianto fotovoltaico del costo di 90.000 euro. In data 10/01/n l’impresa
riceve la comunicazione dell’accoglimento della domanda. L’impianto è messo in funzione nei primi giorni dell’anno è ha una vita utile di 8 anni. Il contributo è accreditato nel
c/c dell’impresa il 27/05/n.
Data Variazioni
Conti e descrizione
10/01
VFA
ENTE CONCEDENTE C/CONTRIBUTI ottenuto contributo in c/imp.
10/01
VEP
CONTRIBUTI IN C/IMPIANTI
ottenuto contributo in c/imp.
27/05
VFA
BANCA X C/C
accredito contributo in c/c
27/05
VFP
ENTE CONCEDENTE C/CONTRIBUTI accredito contributo in c/c
31/12
VEN
AMMOR.TO IMP. E MACCHIN.
rilevazione quota ammort.
31/12
VEP
F.DO AMM.TO IMP. E MACCHIN.
rilevazione quota ammort.
31/12
VEN
CONTRIBUTI IN C/IMPIANTI
risconto su contributo
31/12
VEP
RISCONTI PASSIVI
risconto su contributo
Dare
45.000,00
Avere
45.000,00
45.000,00
45.000,00
11.250,00
11.250,00
39.375,00
39.375,00
90.000 × 50% = 45.000,00 euro importo del contributo
90.000 : 8 = 11.250,00 euro quota ammortamento impianto
45.000 × 7
8
= 39.375,00 euro risconto passivo sul contributo in c/impianti
3. Le operazioni di fine esercizio
Alla fine dell’esercizio l’impresa deve determinare il reddito d’esercizio e il patrimonio
di funzionamento.
Nella Situazione economica, che mette in evidenza il reddito d’esercizio, si inseriscono tutti i conti economici di reddito accesi a costi e ricavi di esercizio.
Nella Situazione patrimoniale, che evidenzia il patrimonio di funzionamento, si inseriscono: i conti finanziari, i conti economici di patrimonio netto, i conti economici di
reddito accesi a costi e ricavi pluriennali e i conti economici di reddito accesi a costi e
ricavi sospesi.
Situazione
economica
SITUAZIONE
CONTABILE
Costi e ricavi d’esercizio
Valori finanziari
Situazione
patrimoniale
Costi e ricavi sospesi
Costi e ricavi pluriennali
Valori del patrimonio netto
14
Scopo della contabilità generale è determinare il risultato economico dell’esercizio
e il patrimonio di funzionamento. A tal fine è necessario individuare i costi e i ricavi
che si riferiscono all’esercizio e gli elementi che fanno parte del patrimonio aziendale.
Durante l’esercizio le operazioni di gestione vengono rilevate secondo la loro manifestazione finanziaria che, tuttavia, non sempre coincide con la competenza economica dei costi e dei ricavi. Alla fine dell’esercizio l’impresa deve quindi effettuare
delle operazioni di assestamento che integrano o rettificano i valori provenienti
dalla contabilità, trasformandoli in valori idonei a determinare il risultato economico
dell’esercizio e il patrimonio di funzionamento.
Le operazioni che devono essere svolte a fine periodo sono le seguenti:
Classe Quinta
Percorso 1
• redazione dell’inventario d’esercizio;
• scritture di assestamento, scritture che recepiscono i valori individuati dall’inventario e consentono di determinare il risultato economico dell’esercizio e il patrimonio
di funzionamento;
• scritture di epilogo;
• determinazione del risultato economico dell’esercizio e del patrimonio netto finale;
• scritture di chiusura.
Inventario
Scritture di epilogo
Scritture
di assestamento
Scritture di chiusura
Determinazione del risultato economico
e del patrimonio netto finale
Le scritture di assestamento hanno come data di riferimento la fine del periodo amministrativo, che per la maggior parte delle imprese coincide con il 31/12.
Le scritture di assestamento si dividono in:
• scritture di completamento;
• scritture di integrazione;
• scritture di rettifica;
• scritture di ammortamento.
Le scritture di completamento inseriscono componenti positivi e negativi di reddito interamente di competenza dell’esercizio, ma che hanno la loro maturazione
finanziaria solo a fine esercizio.
Le operazioni di completamento riguardano la rilevazione degli interessi bancari e
postali maturati sui c/c, lo stralcio di crediti inesigibili, le fatture da emettere e da ricevere, il trattamento di fine rapporto e la liquidazione delle imposte d’esercizio.
Le scritture di integrazione aggiungono ricavi e costi che avranno la loro manifestazione finanziaria nell’esercizio futuro, ma che sono di competenza dell’esercizio
in chiusura.
Le operazioni di integrazione riguardano la svalutazione dei crediti, i ratei attivi e passivi e gli accantonamenti a fondi rischi e oneri.
15
1
La contabilità generale
I ratei attivi e passivi
L’impresa compie operazioni che spesso coinvolgono più esercizi. Nel caso di operazioni a cavallo di due esercizi e la cui manifestazione finanziaria avverrà nel successivo
esercizio, l’impresa deve suddividere i costi o i ricavi in due parti:
• quota di costo o ricavo di competenza dell’esercizio; questa quota viene misurata
dai ratei;
• quota di costo o ricavo di competenza del successivo esercizio.
I ratei sono quote di entrate o di uscite future che misurano ricavi o costi già maturati ma che hanno manifestazione finanziaria futura.
I ratei attivi aggiungono una quota di ricavo nell’esercizio, mentre i ratei passivi
aggiungono una quota di costo.
La rilevazione dei ratei in contabilità generale comporta le seguenti variazioni.
1. Nel caso di ratei attivi:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei crediti presunti (ratei attivi) (VFA);
• nell’aspetto economico
– aumento dei ricavi d’esercizio (VEP);
2. nel caso di ratei passivi:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti presunti (ratei passivi) (VFP);
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN).
Redazione
di inventario
Rateo
Quota di costo o ricavo di competenza
31/12
Esempio
Manifestazione
finanziaria
7
Ratei passivi
In data 1/10 la Franceschi srl ha ottenuto da UniCredit un mutuo di 60.000 euro. Il prestito prevede interessi quadrimestrali, tasso 3,50%, da pagare in via posticipata.
Data Variazioni
Conti e descrizione
31/12
VEN
INTERESSI PASSIVI SU MUTUI interessi sul mutuo 1/10-31/12
31/12
VFP
RATEI PASSIVI
interessi sul mutuo 1/10-31/12
Dare
525,00
525,00
Rateo passivo
1/10
Rateo passivo =
16
3 mesi
31/12
60.000 × 3,50 × 3
= 525,00 euro
1.200
1 mese
Avere
1/02
Le scritture di rettifica tolgono ricavi e costi che hanno avuto la loro manifestazione finanziaria nell’esercizio, ma che sono di competenza dell’esercizio successivo.
Le operazioni di rettifica riguardano le rimanenze di magazzino e i risconti.
I risconti attivi e passivi
Classe Quinta
Percorso 1
L’impresa compie operazioni che spesso coinvolgono più esercizi. Nel caso di operazioni a cavallo di due esercizi e la cui manifestazione finanziaria è già avvenuta l’impresa
deve suddividere i costi o i ricavi in due parti:
• quota di costo o ricavo di competenza dell’esercizio futuro (risconto);
• quota di costo o ricavo di competenza dell’esercizio trascorso.
I risconti sono quote di costi o di ricavi che hanno già avuto la loro manifestazione
finanziaria ma che non sono ancora maturati.
I risconti attivi tolgono una quota di costo e quindi rappresentano dei costi sospesi.
I risconti passivi tolgono una quota di ricavo e quindi rappresentano dei ricavi sospesi.
La rilevazione dei risconti in contabilità generale comporta variazioni solo nell’aspetto
economico:
• nel caso di risconti attivi
– aumento dei costi sospesi (risconti attivi) (VEN);
– diminuzione dei costi d’esercizio (VEP);
• nel caso di risconti passivi
– aumento dei ricavi sospesi (risconti passivi) (VEP);
– diminuzione dei ricavi d’esercizio (VEN).
Risconto
Redazione di inventario
Quota di costo o ricavo da rinviare
31/12
Manifestazione
finanziaria
Esempio
8
Risconti attivi
In data 1/06 la Galletti spa ha concluso un contratto di locazione per il quale ha versato
tramite c/c un canone annuo anticipato di 1.350 euro. Al 31/12 l’impresa rileva le operazioni di assestamento.
Data Variazioni
Conti e descrizione
31/12
VEN
RISCONTI ATTIVI
sospesi fitti passivi 1/1-1/06
31/12
VEP
FITTI PASSIVI
sospesi fitti passivi 1/1-1/06
Dare
562,50
Avere
562,50
Risconto attivo
1/06
31/12
1/06
1.350 : 12 = x : 5
Risconto attivo =
1.350 × 5
12
= 562,50 euro
17
1
La contabilità generale
Le scritture di ammortamento attribuiscono all’esercizio una parte del costo pluriennale relativo a un bene strumentale in modo da farlo partecipare alla formazione
del risultato economico.
La quota di ammortamento, che rappresenta la parte del costo pluriennale attribuita all’esercizio, dipende da tre elementi:
• il valore da ammortizzare, è dato dalla differenza tra il costo di acquisto e il valore
residuo del bene strumentale al termine del processo di ammortamento;
• la durata dell’ammortamento, dipende dal numero di anni in cui può essere utilizzato il bene strumentale; la vita utile del bene dipende dal logorio fisico (senescenza) e dal superamento tecnologico (obsolescenza);
• il criterio per ripartire il costo pluriennale tra gli esercizi in cui il bene strumentale
è utilizzato.
Una volta terminate le scritture di assestamento l’impresa redige la situazione contabile finale.
Successivamente l’impresa effettua una serie di scritture contabili che permettono di:
• riepilogare tutti i conti accesi ai costi e ricavi d’esercizio;
• determinare il risultato economico d’esercizio;
• riepilogare tutti i conti accesi alle attività, alle passività e alle parti del patrimonio
netto (capitale sociale, riserve, risultato economico dell’esercizio).
Le scritture di epilogo riepilogano tutti i costi e ricavi d’esercizio risultanti dalla
Situazione economica facendoli affluire in un conto denominato Conto di risultato
economico.
Una volta riepilogati i conti accesi ai costi e ricavi d’esercizio si determina il risultato
economico dell’esercizio:
• se i ricavi sono maggiori dei costi si ha un utile d’esercizio;
• se i ricavi sono minori dei costi si ha una perdita d’esercizio.
Infine l’impresa deve chiudere i conti rimanenti che sono contenuti nella Situazione
patrimoniale.
Le scritture di chiusura riepilogano tutti i conti finanziari, i conti economici di patrimonio netto, i conti economici di reddito accesi a costi e ricavi pluriennali e sospesi,
facendoli affluire al conto transitorio Bilancio di chiusura.
I conti aventi eccedenza Dare sono accesi alle attività; i conti aventi eccedenza Avere
sono accesi alle passività e alle parti del patrimonio netto.
18
percorso
2
Il bilancio
d’esercizio e la
rendicontazione
socio-ambientale
Quali elementi
rappresenta?
Risultato economico dell’esercizio
Patrimonio di funzionamento
Bilancio d’esercizio
e rendicontazione
socio-ambientale
Da quali documenti
è composto?
Parti inscindibili
Stato patrimoniale, Conto economico,
Rendiconto finanziario, Nota integrativa
Documenti accompagnatori
Quali sono le norme
che regolano
il bilancio?
Società quotate in
mercati regolamentati
Tramite quale attività
viene controllato
il bilancio?
Codice civile
Società non quotate
in mercati regolamentati
Princìpi contabili OIC
Princìpi contabili
internazionali IAS/IFRS
Pianificazione dell’attività
Revisione
legale
Verifiche periodiche
Verifiche sul bilancio
Giudizio sul bilancio
Economico
Quali sono gli aspetti
fondamentali della
rendicontazione
socio-ambientale?
Ambiti della responsabilità
Sociale
Ambientale
Comunicazione
non finanziaria
Obbligatoria
Facoltativa
19
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
1. Il bilancio d’esercizio
Il bilancio d’esercizio è un documento giuridico-contabile, redatto alla fine del
periodo amministrativo, che rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria
dell’impresa e il risultato economico dell’esercizio.
Il bilancio è uno strumento informativo destinato ai soggetti interessati all’andamento dell’impresa. Questi soggetti, chiamati stakeholder, si distinguono in:
• stakeholder interni, imprenditore, soci, lavoratori e amministratori;
• stakeholder esterni, fornitori, banche, Pubblica Amministrazione e collettività.
I destinatari primari del bilancio sono coloro che forniscono risorse finanziarie all’impresa, cioè gli investitori, i finanziatori e gli altri creditori. Il bilancio deve soddisfare
principalmente le loro esigenze, nel rispetto del principio di neutralità, secondo il
quale il bilancio non deve favorire alcun destinatario a svantaggio di altri.
Nelle società di capitali il bilancio è un documento obbligatorio:
• redatto dagli amministratori;
• comunicato al collegio sindacale e al soggetto incaricato della revisione legale dei
conti perché possano predisporre le rispettive relazioni;
• depositato presso la sede sociale durante i 15 giorni che precedono l’assemblea,
perché i soci possano prenderne visione;
• approvato dall’assemblea dei soci entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale;
• pubblicato, con la trasmissione telematica, all’ufficio del Registro delle imprese.
Redazione
da parte degli amministratori
Deposito
per la visione dei soci
Comunicazione
al collegio sindacale
Pubblicazione
nel Registro delle imprese
Approvazione
da parte dell’assemblea
2. La struttura del bilancio d’esercizio
Il bilancio d’esercizio secondo quanto previsto dalle norme del codice civile è l’insieme
inscindibile di quattro parti:
• Stato patrimoniale, che evidenzia la struttura del patrimonio e la situazione finanziaria dell’impresa (art. 2424);
• Conto economico, che evidenzia il processo di formazione del risultato economico
d’esercizio (art. 2425);
• Rendiconto finanziario, che fornisce informazioni per approfondire la conoscenza
della situazione finanziaria dell’impresa (art. 2425 ter);
• Nota integrativa, che fornisce informazioni aggiuntive a quelle risultanti dai prospetti contabili del bilancio (art. 2427).
20
Il bilancio d’esercizio deve essere corredato da alcuni documenti accompagnatori
che, insieme alle parti inscindibili, compongono il sistema informativo di bilancio:
• Relazione sulla gestione, redatta dagli amministratori, che illustra l’andamento
dell’impresa e le sue prospettive future;
• Relazione del collegio sindacale, che illustra l’attività svolta relativamente al
controllo di legalità e sull’amministrazione;
Classe Quinta
Percorso 2
• Relazione del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, che attesta
l’attendibilità del bilancio.
Stato patrimoniale
Bilancio
d’esercizio
Conto economico
Rendiconto finanziario
Nota integrativa
SISTEMA
INFORMATIVO
DI BILANCIO
Relazione sulla gestione
Documenti
allegati
Relazione del collegio sindacale
Relazione del soggetto incaricato
della revisione legale dei conti
Il bilancio d’esercizio deve essere redatto a stati comparati, cioè i prospetti di Stato
patrimoniale e di Conto economico devono riportare, per ogni voce, gli importi di due
esercizi consecutivi (esercizio in corso ed esercizio precedente). Inoltre, il bilancio
deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali.
Le voci dello Stato patrimoniale e del Conto economico devono essere riportate al
netto delle voci di rettifica; per esempio, le immobilizzazioni immateriali e materiali
sono al netto dei fondi ammortamento, i crediti verso clienti sono al netto del fondo
svalutazione crediti, i ricavi di vendita e i costi di acquisto delle materie sono al netto
di resi, ribassi e abbuoni.
3. Lo Stato patrimoniale
Lo Stato patrimoniale rappresenta il patrimonio di funzionamento alla fine del periodo amministrativo e la situazione finanziaria dell’impresa.
Lo schema di Stato patrimoniale prevede la forma a sezioni divise e contrapposte:
l’Attivo (sezione di sinistra) e il Passivo (sezione di destra).
Le voci dell’attivo dello Stato patrimoniale sono classificate in base alla loro destina-
21
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
zione economica, mentre le voci del passivo secondo la provenienza delle fonti di
finanziamento.
La struttura delle sezioni è la seguente:
• classi, contrassegnate da lettere maiuscole (A, B, C ecc.);
• sotto-classi, contrassegnate da numeri romani (I, II, III ecc.);
• voci, contrassegnate da numeri arabi (1, 2, 3 ecc.);
• sotto-voci, contrassegnate da lettere minuscole (a, b, c ecc.).
Le classi dell’Attivo e del Passivo sono riportate nello schema seguente:
Attivo
Passivo
A) Crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti
A) Patrimonio netto
B) Immobilizzazioni
B) Fondi rischi e oneri
C) Attivo circolante
C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
D) Ratei e risconti
D) Debiti
E) Ratei e risconti
La classe Immobilizzazioni comprende elementi che sono destinati a essere utilizzati durevolmente (brevetti, software, macchinari, impianti ecc.), mentre l’Attivo
circolante comprende elementi destinati a essere utilizzati o venduti entro l’esercizio
successivo (materie, prodotti finiti, crediti verso clienti ecc.).
La classe Patrimonio netto (vedi Stato patrimoniale a pag. 33) comprende i finanziamenti a titolo di capitale proprio (capitale sociale, riserve), mentre le altre classi
del Passivo comprendono i finanziamenti a titolo di capitale di debito (debiti verso
fornitori, fondi rischi e oneri, debiti per TFR).
4. Il Conto economico
Il Conto economico evidenzia la formazione del risultato economico dell’esercizio
indicando i componenti positivi e negativi di reddito.
Il Conto economico è redatto in forma scalare, secondo la configurazione a valore
e costi della produzione. I costi e i ricavi sono classificati per natura, cioè vengono
suddivisi in base all’oggetto per il quale sono stati sostenuti o realizzati (costi per servizi, costi per il personale, ammortamenti ecc.).
La struttura del Conto economico è la seguente:
• raggruppamenti, contrassegnati da lettere maiuscole (A, B, C ecc.);
• voci, contrassegnate dai numeri arabi (1, 2, 3 ecc.);
• sotto-voci, contrassegnate dalle lettere minuscole (a, b, c ecc.).
22
I raggruppamenti e i risultati economici intermedi sono riportati nello schema seguente:
A) Valore della produzione
B) Costi della produzione
Differenza tra valore e costi della produzione (A – B)
Classe Quinta
Percorso 2
C) Proventi e oneri finanziari
D) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie
Risultato prima delle imposte (A – B ± C ± D)
Imposte sul reddito dell’esercizio
Utile (Perdita) dell’esercizio
Questa struttura permette di evidenziare i componenti di reddito suddivisi in aree di
gestione:
• area della produzione, comprende costi e ricavi della gestione caratteristica e
della gestione accessoria (raggruppamenti A e B);
• area della gestione finanziaria.
Lo schema (vedi Conto economico a pag. 34) prevede anche il calcolo di alcuni
risultati economici intermedi relativi alle aree di gestione:
• risultato della gestione della produzione;
• risultato della gestione finanziaria;
• risultato economico dell’esercizio.
5. Il Rendiconto finanziario e la Nota integrativa
Il Rendiconto finanziario è un documento che evidenzia i flussi finanziari intervenuti nella situazione patrimoniale dell’impresa e fornisce informazioni sulla situazione finanziaria dell’impresa.
Il Rendiconto finanziario è disciplinato dall’articolo 2425 ter.
La Nota integrativa è un documento che ha lo scopo di illustrare le scelte compiute
dagli amministratori nella redazione dello Stato patrimoniale e del Conto economico
e fornire informazioni aggiuntive di carattere numerico e descrittivo.
La Nota integrativa ha un contenuto minimo obbligatorio previsto all’articolo 2427 c.c.
Tra le informazioni che devono essere indicate nella Nota integrativa figurano:
• i criteri di valutazione applicati;
• i movimenti intervenuti nelle immobilizzazioni;
• i movimenti intervenuti nelle voci del patrimonio netto;
• la composizione dei ratei e risconti;
• i componenti economici di natura eccezionale.
23
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
6. Le diverse tipologie del bilancio d’esercizio
Le imprese individuali e le società di persone non devono redigere il bilancio secondo
uno schema obbligatorio. Il bilancio può coincidere con la Situazione patrimoniale e la
Situazione economica finali redatte dopo le scritture di assestamento.
Il bilancio d’esercizio delle società di capitali (srl, spa, sapa) può avere una struttura
differente a seconda della dimensione aziendale.
Possono redigere il bilancio in forma abbreviata e/o il bilancio delle micro-imprese le società che nel primo esercizio
o successivamente per due esercizi consecutivi non abbiano superato due dei seguenti limiti.
Bilancio in forma
abbreviata
(art. 2435 bis del c.c.)
Bilancio
delle micro-imprese
(art. 2435 ter del c.c.)
Totale dell’attivo dello Stato
patrimoniale
4.400.000 euro
175.000 euro
Ricavi delle vendite e delle
prestazioni
8.800.000 euro
350.000 euro
Dipendenti occupati in media durante
l’esercizio
50 unità
5 unità
Parametri
Il bilancio in forma ordinaria è redatto dalle società che superano i limiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata.
Stato patrimoniale
Bilancio
in forma
ordinaria
Conto economico
Nota integrativa
Rendiconto finanziario
Stato patrimoniale
BILANCIO
D’ESERCIZIO
Bilancio
in forma
abbreviata
Conto economico
Nota integrativa
Bilancio delle
micro-imprese
24
Stato patrimoniale
Conto economico
7. Le norme che regolano il bilancio d’esercizio
Il codice civile prevede una serie di norme sul bilancio che seguono una struttura gerarchica di tipo piramidale.
Classe Quinta
Percorso 2
Clausola generale (art. 2423 c.c.)
Princìpi di redazione (art. 2423 bis c.c.)
Criteri di valutazione (art. 2426 c.c.)
La clausola generale prevede che il bilancio:
• sia redatto con chiarezza;
• rappresenti in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale, finanziaria
dell’impresa e il risultato economico dell’esercizio;
• fornisca esclusivamente le informazioni rilevanti.
La “chiarezza” significa che siano rispettati gli schemi previsti dalla legge e che il bilancio sia comprensibile dai soggetti con una conoscenza media delle materie contabili.
La rappresentazione “veritiera e corretta” si raggiunge quando il redattore del bilancio:
• opera con “veridicità”, se i valori da inserire sono oggettivamente determinabili.
Per esempio, quando calcola il quantitativo di beni rimasti in magazzino o il denaro
presente in cassa;
• opera con “correttezza”, se i valori da inserire richiedono stime che per loro natura
sono soggettive. In questo caso il redattore del bilancio deve utilizzare i criteri di
valutazione e rilevazione più adeguati secondo i corretti princìpi contabili. Questi
criteri devono essere mantenuti costanti nel tempo. Un esempio è rappresentato
dalla stima della quota di ammortamento di un bene strumentale.
Il principio della rilevanza permette di non rispettare alcuni criteri o regole stabiliti
per legge se la loro osservanza abbia effetti irrilevanti sulla rappresentazione veritiera
e corretta.
I princìpi di redazione del bilancio sono i seguenti:
• prudenza, è necessario inserire in bilancio tutti i costi anche se solo presunti, mentre
i ricavi devono essere inseriti solo se effettivamente realizzati nell’esercizio;
• continuità aziendale, gli elementi devono essere valutati tenendo conto del fatto
che l’impresa continuerà a operare nel tempo;
• rappresentazione sostanziale, è necessario rilevare le operazioni aziendali tenendo conto della sostanza economica dell’operazione, oltre che della forma giuridica dei contratti;
• competenza economica, è necessario tener conto dei ricavi e dei costi di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla relativa data di incasso o di pagamento (manifestazione finanziaria);
25
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
• valutazione analitica degli elementi eterogenei, è necessario valutare separatamente gli elementi eterogenei presenti nelle voci di bilancio per evitare sopravalutazioni o sottovalutazioni. Per esempio, nella valutazione dei prodotti in magazzino
è necessario separare gli elementi diversi e valutarli individualmente;
• costanza nell’applicazione dei criteri di valutazione, è necessario che i criteri
di valutazione non siano modificati da un esercizio all’altro, per facilitare la comparabilità dei bilanci. I criteri possono essere modificati solo per motivi eccezionali che
vanno illustrati nella Nota integrativa.
Prudenza
Continuità aziendale
PRINCÌPI
DI REDAZIONE
DEL BILANCIO
Rappresentazione
sostanziale
Competenza economica
Valutazione analitica degli
elementi eterogenei
Costanza nell’applicazione
dei criteri di valutazione
I criteri di valutazione sono regole che riguardano la valutazione delle singole voci
di bilancio.
Il bilancio d’esercizio è redatto nella prospettiva che l’impresa continui a svolgere la
propria attività. Il criterio di riferimento nelle valutazioni di bilancio di un’impresa in
funzionamento è il costo storico perché è semplice da applicare e oggettivo.
Il costo è l’insieme degli oneri sostenuti dall’impresa per acquistare o produrre il bene.
Il codice civile indica altri criteri di valutazione che costituiscono delle deroghe al criterio del costo:
• il costo ammortizzato;
• il metodo del patrimonio netto;
• la valutazione al corrispettivo;
• il fair value.
26
ELEMENTO
DA VALUTARE
CRITERIO
DI VALUTAZIONE
APPLICAZIONE
DEL CRITERIO
Immobilizzazioni
immateriali
e materiali
Costo storico
Le immobilizzazioni si valutano al costo storico diminuito
dell’ammortamento e di eventuali perdite durevoli di valore
(svalutazioni).
Immobilizzazioni
finanziarie
(Partecipazioni)
• Costo storico
• Metodo del
patrimonio netto
Le partecipazioni in imprese controllate o collegate possono
essere valutate al costo di acquisto o con il metodo del
patrimonio netto. Con questo metodo si valuta la partecipazione
alla frazione del patrimonio netto della società partecipata
in proporzione alla quota di capitale posseduta dalla società
partecipante.
Rimanenze
di magazzino
Costo storico
I prodotti finiti, i prodotti in corso di lavorazione e i semilavorati si
valutano al minore tra:
• il costo di produzione;
• il valore desumibile dall’andamento del mercato.
Le materie prime, sussidiarie, di consumo e le merci, si valutano
al minore tra:
• il costo di acquisto;
• il valore desumibile dall’andamento del mercato.
Crediti a breve
termine
Valore di presumibile
realizzo
I crediti vengono valutati al valore di presumibile realizzo, cioè
al valore nominale diminuito di eventuali perdite per inesigibilità
temute o accertate.
Debiti a breve
termine
Valore di estinzione
Il valore di estinzione normalmente coincide con il valore
nominale dei debiti.
Crediti e debiti
a medio/lungo
termine, titoli
iscritti nelle
immobilizzazioni
finanziarie
Costo ammortizzato
Il costo ammortizzato tiene conto dei costi di transazione
sostenuti nel calcolo del tasso di interesse effettivo. Questo
criterio può non essere applicato se i suoi effetti sono irrilevanti.
Lavori in corso
su ordinazione
(commesse)
• Costo storico
• Corrispettivi
I lavori in corso di ordinazione possono essere valutati:
• al costo di produzione;
• sulla base dei corrispettivi (ricavi) contrattuali maturati con
ragionevole certezza.
Strumenti derivati
Fair value
Il fair value può essere approssimato con il valore corrente
o di mercato.
Classe Quinta
Percorso 2
27
2
Esempio
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
1
Valutazione al costo delle immobilizzazioni
e principio di continuazione dell’attività aziendale
La Sineri spa valuta gli impianti presenti nel patrimonio aziendale al costo di acquisto al
netto dell’ammortamento calcolato negli esercizi in cui ha utilizzato gli impianti.
L’impresa utilizza questo criterio perché è in una prospettiva di funzionamento, sapendo
che continuerà a svolgere la sua attività anche nell’esercizio successivo. Nel caso mancasse questa prospettiva di continuità, l’impresa dovrebbe valutare gli impianti al valore
di realizzo, cioè al valore che potrebbe ricavare dalla loro vendita sul mercato.
Esempio
2
Valutazione dei crediti commerciali
di breve periodo al presumibile valore di
realizzazione e principio della prudenza
La Torsani srl decide di iscrivere i crediti commerciali al loro valore di presumibile realizzo. Per fare ciò l’impresa svaluta prudenzialmente i crediti di una certa percentuale che
ritiene ragionevole sulla base della sua esperienza passata. In questo modo la Torsani
srl rispetta il principio di prudenza perché iscrive nel Conto economico dei costi che potrà
sostenere in futuro, anche se a oggi sono solo temuti.
Esempio
3
Valutazione al costo delle rimanenze
e principio della prudenza
La Minessi spa decide di iscrivere le rimanenze di materie prime al costo di acquisto, che
risulta inferiore rispetto al valore desumibile dall’andamento del mercato. Se la Minessi
spa avesse valorizzato le rimanenze al valore di mercato avrebbe iscritto in bilancio dei
ricavi non realizzati, non rispettando il principio della prudenza.
La clausola generale, i princìpi di redazione e i criteri di valutazione del bilancio per
essere applicati dal redattore del bilancio devono essere integrati e interpretati dai
princìpi contabili nazionali emanati dall’OIC (Organismo Italiano di Contabilità).
I princìpi contabili sono regole tecnico-ragionieristiche che definiscono le modalità
di contabilizzazione delle operazioni di gestione e i criteri di valutazione e di esposizione dei valori in bilancio.
Questi princìpi si suddividono in:
• princìpi contabili generali (postulati). Sono regole di carattere generale che valgono per tutti gli elementi del bilancio;
• princìpi contabili applicati. Riguardano le singole voci di bilancio (rimanenze,
immobilizzazioni, crediti ecc.).
28
8. Il bilancio d’esercizio delle società quotate
in mercati regolamentati
Le società che operano in ambito internazionale hanno bisogno di raccogliere finanziamenti da soggetti diversi collocati anche fuori dal territorio nazionale. I bilanci di
queste società devono poter essere confrontabili con quelli di società di altri Paesi.
Questa esigenza di armonizzazione contabile ha portato l’Unione europea a obbligare
le società quotate in mercati regolamentati alla redazione del bilancio secondo i princìpi contabili internazionali.
Classe Quinta
Percorso 2
I princìpi contabili internazionali IAS (International Accounting Standards)/IFRS
(International Financial Reporting Standards) sono emanati dall’IASB (International
Accounting Standards Board) e consistono in regole contabili accettate a livello internazionale per la redazione del bilancio. Il bilancio IAS/IFRS si differenzia da quello redatto secondo le norme civilistiche e i princìpi contabili nazionali per le finalità, i criteri
di valutazione e la struttura degli schemi contabili.
BILANCIO
D’ESERCIZIO
Società
non quotate
Codice civile + Princìpi contabili
nazionali (OIC)
Società
quotate
Princìpi contabili internazionali
(IAS/IFRS)
La principale finalità del bilancio redatto secondo i princìpi contabili internazionali è
quella di offrire informazioni utili ai possibili investitori sulla redditività futura dell’impresa e sul grado di rischio dell’investimento. Questa finalità si riflette sul criterio di
valutazione di riferimento che è il valore corrente o di mercato, denominato fair value.
Il bilancio IAS/IFRS è composto dalle seguenti parti:
• Prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria;
• Prospetto di conto economico complessivo;
• Prospetto delle variazioni di patrimonio netto;
• Rendiconto finanziario;
• Note.
9. La revisione legale dei conti
Il bilancio d’esercizio delle società di capitali deve essere sottoposto alla revisione
legale.
La revisione legale è un insieme di attività con le quali si verifica l’attendibilità del
bilancio nel rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale,
finanziaria e il risultato economico dell’esercizio.
La revisione legale deve essere svolta da un soggetto abilitato che può essere:
• un revisore legale;
• una società di revisione.
29
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
La revisione legale è disciplinata dalle norme di legge, che sono interpretate dai princìpi contabili di revisione ISA (International Standard on Auditing – Italia).
Le fasi in cui si svolge l’attività di revisione sono le seguenti:
PIANIFICAZIONE
ATTIVITÀ DI
CONTROLLO
VERIFICHE
NEL CORSO
DELL’ESERCIZIO
VERIFICHE
SUL BILANCIO
ESPRESSIONE
DI UN GIUDIZIO
SUL BILANCIO
Nella fase di pianificazione il revisore individua l’ambiente da sottoporre ai controlli
e le indagini svolte risultano da carte di lavoro. Queste carte, compilate dai revisori,
testimoniano il lavoro compiuto.
Le verifiche svolte nel corso dell’esercizio consistono in controlli sull’adeguatezza
della contabilità nel rappresentare le operazioni aziendali. I revisori controllano che
l’impresa abbia tenuto i libri contabili e che le registrazioni eseguite corrispondano
alle operazioni realmente effettuate. Queste verifiche vengono eseguite a campione
su alcune operazioni scelte.
Le verifiche sul bilancio riguardano la corretta aggregazione e classificazione delle voci
in bilancio, con riferimento, per esempio, al patrimonio netto e alle immobilizzazioni. Il
revisore confronta queste aggregazioni con quanto risulta dalla contabilità aziendale.
Il revisore legale alla fine delle verifiche deve esprimere un giudizio sul bilancio che
può essere di due tipi:
• senza modifica, il bilancio risulta conforme alle norme che lo disciplinano;
• con modifica, il bilancio presenta delle inesattezze. In questo caso possono presentarsi tre situazioni differenti:
– giudizio con rilievi, il bilancio contiene alcune deviazioni dalle norme e dai princìpi contabili, ma queste non rendono il bilancio inattendibile nel suo complesso;
– giudizio negativo, il bilancio contiene alcune deviazioni dalle norme e dai princìpi contabili che lo rendono inattendibile nel suo complesso;
– dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio, il revisore non è riuscito ad acquisire gli elementi necessari per effettuare in modo adeguato la sua
attività di revisione e quindi non è in grado di esprimere un giudizio.
Senza modifiche
GIUDIZIO
SUL BILANCIO
Giudizio con rilievi
Con modifiche
Giudizio negativo
Impossibilità di esprimere
un giudizio
10. La rendicontazione socio-ambientale
L’impresa responsabile è un’impresa che è capace di collegare l’esigenza di ottenere un profitto con gli aspetti sociali e ambientali in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Le ragioni per cui le imprese decidono di essere socialmente responsabili riguardano:
30
• un aspetto interno, l’impresa per tenere conto degli aspetti sociali e ambientali è spinta a diventare più efficiente, cercando di risparmiare sui costi di fabbricazione. Inoltre,
grazie a specifiche norme di legge può avere un accesso agevolato ai finanziamenti;
• un aspetto esterno, l’impresa tramite la condivisione del valore creato con gli stakeholder (stakeholder engagement) coinvolge tutti i soggetti nelle sue azioni. Questo
le permette di conquistare il consenso dei potenziali clienti che sono più incentivati ad
acquistare prodotti di aziende sostenibili da un punto di vista ambientale e sociale.
Classe Quinta
Percorso 2
Gli ambiti della responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsibility) sono
tre, conosciuti con il nome di triple bottom line:
1. ambito economico, l’impresa ha il compito istituzionale di generare valore economico duraturo e stabile nel tempo;
2. ambito sociale, l’impresa deve distribuire la ricchezza creata in modo adeguato
tra la collettività, tutelare i lavoratori predisponendo luoghi di lavoro sicuri e confortevoli in un’ottica di lungo periodo;
3. ambito ambientale, l’impresa deve svolgere la sua attività produttiva cercando
di preservare l’ambiente circostante, evitare di danneggiare le risorse naturali per
renderne sostenibile l’utilizzo nel lungo periodo.
AMBITI DELLA
RESPONSABILITÀ
SOCIALE
D’IMPRESA
Economico
Generare valore economico
Sociale
Distribuire adeguatamente
la ricchezza
Ambientale
Preservare l’ambiente
La rendicontazione in ambito sociale e ambientale permette all’impresa di comunicare le scelte perseguite nei diversi ambiti e può essere inserita nel sito web dell’impresa, oppure predisponendo un apposito rendiconto. Questo rendiconto può assumere varie forme: bilancio sociale, bilancio ambientale, bilancio di sostenibilità, bilancio
integrato.
Il bilancio integrato è un documento che contiene le informazioni economico-finanziarie (comprese nel bilancio d’esercizio), le informazioni sulle scelte socio-ambientali
compiute dall’impresa e le informazioni sulla condotta morale degli amministratori.
Sito web
dell’impresa
RENDICONTAZIONE
SOCIO-AMBIENTALE
Bilancio sociale
Bilancio ambientale
Bilancio di sostenibilità
Rendiconto
Bilancio integrato
31
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
La rendicontazione socio-ambientale è una comunicazione non finanziaria.
La comunicazione non finanziaria è obbligatoria per gli enti di interesse pubblico e i
gruppi di grandi dimensioni (d.lgs. n. 254/2016). Questi soggetti devono redigere annualmente una dichiarazione di carattere non finanziario.
In questa dichiarazione devono essere riportate le seguenti informazioni:
• il modello aziendale di gestione e di organizzazione delle attività dell’impresa;
• le politiche praticate dall’impresa, i risultati ottenuti e gli indicatori non finanziari
utilizzati;
• i principali rischi generati o subìti dall’impresa e le relative modalità di gestione.
I soggetti non obbligati alla rendicontazione socio-ambientale possono comunque decidere di comunicare agli stakeholder le scelte compiute in ambito sociale e ambientale. La comunicazione può essere effettuata tramite bilanci socio-ambientali o tramite
la dichiarazione non finanziaria semplificata. Questa forma di comunicazione viene
utilizzata anche come strumento interno per la programmazione e il controllo di gestione.
La presentazione delle informazioni non finanziarie avviene in forma libera; l’impresa può calcolare gli indicatori che ritiene opportuni per motivare le scelte compiute.
Nella predisposizione di questa rendicontazione l’impresa può utilizzare i princìpi di
redazione e gli standard di rendicontazione emanati da organi nazionali come il
GBS (Gruppo di studio per il Bilancio Sociale) o internazionali, come l’ISEA (Institute
of Social and Ethical Accountability) o il GRI (Global Reporting Iniziative).
COMUNICAZIONE
NON FINANZIARIA
Obbligatoria
Facoltativa
Enti di interesse
pubblico e
grandi imprese
Altre imprese
Dichiarazione
non finanziaria
32
Forma libera
Dichiarazione
non finanziaria
semplificata
Bilanci socioambientali
SCHEMA DI STATO PATRIMONIALE (ART. 2424 C.C.)
Attivo
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della
parte già richiamata
B) Immobilizzazioni, con separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria:
I - Immobilizzazioni immateriali:
1) costi di impianto e di ampliamento;
2) costi di sviluppo;
3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione
delle opere dell’ingegno;
4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili;
5) avviamento;
6) immobilizzazioni in corso e acconti;
7) altre.
Totale .....................................................................................................
II - Immobilizzazioni materiali:
1) terreni e fabbricati;
2) impianti e macchinario;
3) attrezzature industriali e commerciali;
4) altri beni;
5) immobilizzazioni in corso e acconti.
Totale .....................................................................................................
III - Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce dei
crediti, degli importi esigibili entro l’esercizio successivo:
1) partecipazioni in:
a) imprese controllate;
b) imprese collegate;
c) imprese controllanti;
d) imprese sottoposte al controllo delle controllanti;
d bis) altre imprese;
2) crediti:
a) verso imprese controllate;
b) verso imprese collegate;
c) verso controllanti;
d) verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti
d bis) verso altri;
3) altri titoli;
4) strumenti finanziari derivati attivi.
Totale .....................................................................................................
Totale immobilizzazioni (B) ......................................................................
C) Attivo circolante:
I - Rimanenze:
1) materie prime, sussidiarie e di consumo;
2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
3) lavori in corso su ordinazione;
4) prodotti finiti e merci;
5) acconti.
Totale .....................................................................................................
II - Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre
l’esercizio successivo:
1) verso clienti;
2) verso imprese controllate;
3) verso imprese collegate;
4) verso controllanti;
5) verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti;
5 bis) crediti tributari;
5 ter) imposte anticipate;
5 quater) verso altri.
Totale .....................................................................................................
III - Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:
1) partecipazioni in imprese controllate;
2) partecipazioni in imprese collegate;
3) partecipazioni in imprese controllanti;
3 bis) partecipazioni in imprese sottoposte al controllo delle controllanti;
4) altre partecipazioni;
5) strumenti finanziari derivati attivi;
6) altri titoli.
Totale .....................................................................................................
IV - Disponibilità liquide:
1) depositi bancari e postali;
2) assegni;
3) denaro e valori in cassa.
Totale .....................................................................................................
Totale attivo circolante (C) ......................................................................
D) Ratei e risconti
Passivo
A) Patrimonio netto:
I - Capitale
II - Riserva da soprapprezzo delle azioni
III - Riserve di rivalutazione
IV - Riserva legale
V - Riserve statutarie
VI - Altre riserve, distintamente indicate
VII - Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi
VIII - Utili (perdite) portati a nuovo
IX - Utile (perdita) d’esercizio
X - Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio
Totale ..................................................................................................
B) Fondi per rischi e oneri:
1) per trattamento di quiescenza e obblighi simili;
2) per imposte, anche differite;
3) strumenti finanziari derivati passivi;
4) altri.
Totale .................................................................................................
C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
D) Debiti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre
l’esercizio successivo:
1) obbligazioni;
2) obbligazioni convertibili;
3) debiti verso soci per finanziamenti;
4) debiti verso banche;
5) debiti verso altri finanziatori;
6) acconti;
7) debiti verso fornitori;
8) debiti rappresentati da titoli di credito;
9) debiti verso imprese controllate;
10) debiti verso imprese collegate;
11) debiti verso controllanti;
11 bis) debiti verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti;
12) debiti tributari;
13) debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale;
14) altri debiti.
Totale ....................................................................................................
E) Ratei e risconti
Classe Quinta
Percorso 2
33
2
Il bilancio d’esercizio
e la rendicontazione socio-ambientale
SCHEMA DI CONTO ECONOMICO (ART. 2425 C.C.)
A) Valore della produzione:
1) ricavi delle vendite e delle prestazioni;
2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti;
3) variazioni di lavori in corso su ordinazione;
4) incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;
5) altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio.
Totale ..........................................................................................................................................................................................................................
B) Costi della produzione:
6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;
7) per servizi;
8) per godimento di beni di terzi;
9) per il personale:
a) salari e stipendi;
b) oneri sociali;
c) trattamento di fine rapporto;
d) trattamento di quiescenza e simili;
e) altri costi;
10) ammortamenti e svalutazioni:
a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali;
b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali;
c) altre svalutazioni delle immobilizzazioni;
d) svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide;
11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;
12) accantonamenti per rischi;
13) altri accantonamenti;
14) oneri diversi di gestione.
Totale ........................................................................................................................................................................................................................
Differenza tra valore e costi della produzione (A – B) ........................................................................................................................................................
C) Proventi e oneri finanziari:
15) proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi a imprese controllate e collegate e di quelli relativi a controllanti e a imprese sottoposte al
controllo di queste ultime;
16) altri proventi finanziari:
a) da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti e da imprese sottoposte
al controllo di queste ultime;
b) da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni;
c) da titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
d) proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate, di quelli da controllanti e da imprese sottoposte al controllo
di queste ultime;
17) interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti e da imprese sottoposte al controllo di
queste ultime;
17 bis) utili e perdite su cambi.
Totale (15 + 16 – 17 +/– 17 bis) .......................................................................................................................................................................................
D) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie:
18) rivalutazioni:
a) di partecipazioni;
b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni;
c) di titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
d) di strumenti finanziari derivati;
19) svalutazioni:
a) di partecipazioni;
b) di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni;
c) di titoli iscritti all’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
d) di strumenti finanziari derivati.
Totale delle rettifiche (18 – 19) ..........................................................................................................................................................................................
Risultato prima delle imposte (A – B +/– C +/– D) .....................................................................................................................................................................
20) imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate
21) utile (perdita) dell’esercizio
34
percorso
3
Come può essere
interpretato
il bilancio d’esercizio?
L’analisi
di bilancio:
riclassificazione
degli schemi
contabili
Letterale
Interpretazioni
rivolte al “passato”
Revisionale
Interpretazioni
rivolte al “futuro”
Prospettica
Analisi di bilancio:
riclassificazione dello Stato patrimoniale
e del Conto economico
Da quali fasi
è composta l’analisi
di bilancio?
Riclassificazione
degli schemi contabili
Indici
Analisi attraverso l’utilizzo
degli strumenti adeguati
Flussi
Interpretazione
dei risultati ottenuti
Come si riclassifica
lo Stato patrimoniale?
Impieghi
Criterio
di liquidità
Fonti di
finanziamento
Criterio
di esigibilità
Criterio
finanziario
A valore aggiunto
Costi classificati
per natura
A ricavi e costo
del venduto
Costi classificati per
destinazione produttiva
Come si riclassifica
il Conto economico?
35
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
1. L'interpretazione del bilancio
Il bilancio d’esercizio è un documento che rappresenta il patrimonio dell’impresa e il
risultato economico riferito a un periodo amministrativo.
Le informazioni contenute nel bilancio devono essere rielaborate e interpretate per
esprimere una valutazione sulla:
• situazione economica, cioè la capacità dell’impresa di ottenere un’adeguata redditività;
• situazione finanziaria, cioè la capacità dell’impresa di mantenere un corretto
equilibrio finanziario;
• situazione patrimoniale, cioè la capacità dell’impresa di avere una struttura patrimoniale adeguata.
Le interpretazioni del bilancio d’esercizio possono guardare “al passato” o al “futuro”.
Le interpretazioni che guardano “al passato” si focalizzano sull’analisi dei dati consuntivi contenuti nel bilancio. Rientrano in questa tipologia:
• l’interpretazione letterale, che serve a comprendere il significato delle voci del bilancio e il relativo contenuto;
• l’interpretazione revisionale, che serve a verificare l’attendibilità del bilancio. Questo tipo di interpretazione viene normalmente eseguito dal revisore legale dei conti.
Le interpretazioni che sono rivolte “al futuro” analizzano i dati consuntivi contenuti
nel bilancio al fine di comprendere i possibili scenari futuri. Questo tipo di interpretazione si chiama prospettica.
Letterale
Comprendere
il significato e il
contenuto delle voci
Revisionale
Verificare
l’attendibilità
del bilancio
Prospettica
Interpretare
gli andamenti
futuri
Rivolta
al “passato”
INTERPRETAZIONE
Rivolta
al “futuro”
L’analisi di bilancio è l’insieme delle operazioni compiute per conoscere la situazione finanziaria, patrimoniale ed economica dell’impresa e valutare il suo andamento
futuro.
Questa analisi può essere condotta da diversi soggetti che hanno motivazioni differenti:
• i soggetti interni (organo dirigenziale) vogliono verificare i punti di forza e di debolezza dell’impresa;
36
• i soggetti esterni (fornitori, banche, amministrazione finanziaria, potenziali investitori ecc.) possono avere diverse motivazioni per effettuare l’analisi. Per esempio,
una banca valuta la possibilità di ottenere il rimborso del prestito effettuato all’impresa.
Le fasi dell’analisi di bilancio, al fine di valutare le prospettive future dell’impresa,
sono le seguenti:
Classe Quinta
Percorso 3
• la riclassificazione degli schemi di Stato patrimoniale e Conto economico,
che permette di avere a disposizione prospetti in grado di fornire le informazioni
necessarie per valutare adeguatamente la situazione patrimoniale, finanziaria ed
economica;
• l’applicazione delle tecniche con cui analizzare i dati di bilancio (analisi per indici
e per flussi);
• l’interpretazione dei risultati ottenuti, tramite il confronto con quelli delle imprese
concorrenti e con i risultati dell’impresa stessa negli esercizi precedenti.
RICLASSIFICAZIONE
DEGLI SCHEMI CONTABILI
ANALISI PER INDICI
E FLUSSI
INTERPRETAZIONE
DEI RISULTATI
2. La riclassificazione dello Stato patrimoniale
La riclassificazione dello Stato patrimoniale consiste nella sua rielaborazione
utilizzando il criterio finanziario che fornisce informazioni sui tempi di realizzo o di
estinzione degli elementi del patrimonio aziendale.
Il criterio finanziario prevede che:
• gli elementi dell’attivo, chiamati impieghi, siano elencati in base alla loro liquidità,
cioè al tempo entro cui si trasformeranno in mezzi liquidi;
• gli elementi del passivo, chiamati fonti, siano elencati in base alla loro esigibilità,
cioè al tempo entro cui dovranno essere rimborsati.
Gli impieghi si suddividono in:
• attivo corrente, è composto dagli elementi che si trasformeranno in moneta nel
breve termine (normalmente entro l’esercizio successivo). All’interno di esso si distinguono tre gruppi:
– disponibilità liquide (o liquidità immediate);
– disponibilità finanziarie (o liquidità differite);
– rimanenze;
• attivo immobilizzato, è composto dagli elementi che saranno trasformati in moneta nel medio/lungo termine (normalmente oltre l’esercizio successivo). L’attivo
immobilizzato si suddivide nei seguenti raggruppamenti:
– immobilizzazioni immateriali;
– immobilizzazioni materiali;
– immobilizzazioni finanziarie.
37
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
Le fonti si suddividono in:
• patrimonio netto, che rappresenta una fonte di finanziamento con scadenza indeterminata e comprende il capitale proprio (capitale sociale e riserve) e il risultato
economico dell’esercizio;
• capitale di debito, che si suddivide in:
– debiti a breve scadenza (passività correnti), sono debiti commerciali e finanziari che devono essere rimborsati entro l’esercizio successivo;
– debiti a media/lunga scadenza (passività consolidate), sono debiti commerciali e finanziari che devono essere rimborsati oltre l’esercizio successivo.
L’inserimento dell’utile dell’esercizio nel prospetto di Stato patrimoniale riclassificato richiede una precisazione:
• nel caso in cui non si consideri la delibera di riparto dell’utile, l’utile dell’esercizio va inserito interamente nel patrimonio netto all’interno del capitale proprio.
Questa modalità di riclassificazione viene usata, come vedremo, nell’analisi di redditività;
• nel caso in cui si consideri la delibera di riparto dell’utile, l’utile dell’esercizio
deve essere suddiviso in due parti:
– la parte di utile accantonata a riserve va inserita nel capitale proprio, che in questo caso coincide con il patrimonio netto;
– la parte di utile distribuita agli azionisti (dividendi) va inserita tra i debiti a breve
scadenza.
Questa modalità di riclassificazione viene usata, come vedremo, nell’analisi della
situazione patrimoniale e della situazione finanziaria.
RICLASSIFICAZIONE
DELLO
STATO PATRIMONIALE
Tiene conto della
delibera di riparto
dell’utile
38
Non tiene conto
della delibera di
riparto dell’utile
Utile accantonato
a riserve
Utile distribuito
agli azionisti
Utile d’esercizio
Capitale proprio
Debiti a breve
scadenza
Patrimonio netto
Lo schema di Stato patrimoniale riclassificato senza tener conto della delibera
di riparto utili è il seguente.
IMPIEGHI
Attivo corrente
FONTI DI FINANZIAMENTO
Debiti a breve scadenza
Disponibilità liquide
Debiti a media/lunga scadenza
Classe Quinta
Percorso 3
Disponibilità finanziarie
Rimanenze
Capitale di debito
Attivo immobilizzato
Patrimonio netto
Immobilizzazioni immateriali
Capitale proprio
Immobilizzazioni materiali
Utile/perdita dell’esercizio
Immobilizzazioni finanziarie
Totale impieghi
Esempio
Totale fonti di finanziamento
1
Riclassificazione dello Stato patrimoniale
con il criterio finanziario
La Pink spa presenta la seguente Situazione patrimoniale finale al 31/12/n dopo le
scritture di assestamento. Sulla base dei dati contenuti e considerando quanto segue si
redige lo Stato patrimoniale riclassificato secondo i criteri finanziari:
• in data 1/06/n la società ha ottenuto un mutuo di 300.000 euro da rimborsare a
quote costanti in 4 anni a partire dall'1/06/n+1;
• il riparto dell’utile avviene con le seguenti modalità:
– 5% a Riserva legale;
– 10% a Riserva statutaria;
– il residuo come dividendo alle 200.000 azioni in circolazione;
• i debiti verso fornitori scadenti oltre l’esercizio successivo ammontano a 55.500
euro;
• i debiti per TFR comprendono 15.500 euro da rimborsare nell’esercizio successivo
a un dipendente dimissionario;
• il Fondo manutenzioni programmate verrà utilizzato nell’esercizio successivo;
• i risconti attivi si riferiscono a un premio di assicurazione annuo.
39
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
Brevetti
Costi di sviluppo
Terreni e fabbricati
Impianti e macchinari
Automezzi
Partecipazioni
Materie prime
Prodotti finiti
Crediti v/clienti
Banche c/c attivi
Denaro in cassa
Ratei attivi
Risconti attivi
Totale
Situazione patrimoniale al 31/12/n
220.000 Fondo ammortamento brevetti
67.000 Fondo ammortamento costi di sviluppo
1.475.000 Fondo ammortamento fabbricati
1.090.000 Fondo ammortamento imp. e macchinari
360.000 Fondo ammortamento automezzi
500.000 Fondo svalutazione crediti
210.000 Capitale sociale
226.000 Riserva legale
1.531.000 Riserva statutaria
45.000 Utile d’esercizio
5.000 Fondo manutenzioni programmate
7.000 Mutui passivi
14.000 Debiti per TFR
Banche c/interessi maturati
Debiti v/fornitori
Debiti per imposte
Debiti per IVA
Debiti v/Istituti previdenziali
Ratei passivi
5.750.000 Totale
55.000
32.000
590.000
380.000
155.000
38.000
2.000.000
275.000
209.000
100.000
26.000
300.000
235.000
12.300
1.225.000
54.000
22.800
31.500
9.400
5.750.000
Disponibilità liquide:
5.000 euro
45.000 euro
Denaro in cassa
Banche c/c attivi
Disponibilità finanziarie:
(1.531.000 – 38.000) euro
7.000 euro
Crediti v/clienti – Fondo svalutazione crediti
Ratei attivi
Rimanenze:
210.000 euro
Materie prime
226.000 euro
Prodotti finiti
14.000 euro
Risconti attivi
Immobilizzazioni immateriali:
(220.000 – 55.000) euro
Brevetti – Fondo ammortamento
(67.000 – 32.000) euro
Costi di sviluppo – Fondo ammortamento
Immobilizzazioni materiali:
(1.475.000 – 590.000) euro Terreni e fabbricati – Fondo ammortamento
(1.090.000 – 380.000) euro Impianti e macchinari – Fondo ammortamento
(360.000 – 155.000) euro
40
Automezzi – Fondo ammortamento
Classe Quinta
Percorso 3
Immobilizzazioni finanziarie:
Partecipazioni
500.000 euro
Capitale sociale:
Capitale sociale
2.000.000 euro
Riserve:
275.000 euro
Riserva legale
209.000 euro
Riserva statutaria
16.000 euro
Utile accantonato a riserve e utili a nuovo
Debiti a breve scadenza:
26.000 euro
Fondo manutenzioni programmate
75.000 euro
Quota del mutuo da rimborsare nell’n+1
15.500 euro
Quota di debiti per TFR da corrispondere nell’n+1
12.300 euro
Banche c/interessi maturati
(1.225.00 – 55.500) euro
Debiti v/fornitori a breve scadenza
54.000 euro
Debiti per imposte
22.800 euro
Debiti per IVA
31.500 euro
Debiti v/Istituti previdenziali
9.400 euro
Ratei passivi
84.000 euro
Utile da distribuire agli azionisti
Debiti a media/lunga scadenza:
55.500 euro
Debiti v/fornitori a media/lunga scadenza
(300.000 – 75.000) euro
Quota del mutuo da rimborsare oltre l’esercizio n+1
(235.000 – 15.500) euro
Quota di debiti per TFR da corrispondere
oltre l’esercizio n+1
Prospetto destinazione utile d’esercizio
Utile d’esercizio
5% Riserva legale
10% Riserva statutaria
Utile distribuibile
100.000
5.000
10.000
85.000
85.000
= 0,42 dividendo unitario
200.000
0,42 × 200.000
Utile distribuito
Utili a nuovo
84.000
1.000
41
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
Impieghi
Disponibilità liquide
Disponibilità finanziarie
Rimanenze
Totale attivo corrente
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni materiali
Immobilizzazioni finanziarie
Stato patrimoniale riclassificato
(tenendo conto della delibera di riparto dell’utile)
Fonti
50.000 Debiti a breve scadenza
1.500.000 Debiti a media/lunga scadenza
450.000 Totale capitale di debito
2.000.000
1.500.000
500.000
2.000.000
200.000 Capitale sociale
2.000.000
1.800.000 Riserve
500.000
500.000 Totale capitale proprio
Totale attivo immobilizzato
2.500.000
Totale impieghi
4.500.000 Totale fonti
2.500.000
4.500.000
3. La riclassificazione del Conto economico
Il Conto economico evidenzia i componenti di reddito suddivisi in:
• area della produzione, comprende costi e ricavi della gestione caratteristica e
della gestione accessoria;
• area della gestione finanziaria.
La gestione caratteristica (o tipica) riguarda componenti positivi e negativi di reddito che derivano dall’attività principale dell’impresa.
La gestione accessoria è costituita da operazioni che generano costi e ricavi che
sono estranee all’attività tipica dell’impresa. Per esempio, per un’impresa industriale i
proventi da locazione di fabbricati non strumentali (fitti attivi).
La gestione finanziaria accoglie i componenti finanziari, come gli interessi attivi e
passivi.
La gestione non corrente accoglie i componenti di reddito (che possono provenire
dalle gestioni caratteristica, accessoria e finanziaria) che non si ripetono con continuità
nel tempo e che sono di importo o di incidenza eccezionali.
GESTIONI
AZIENDALI
Caratteristica
42
Accessoria
Finanziaria
Non corrente
La riclassificazione del Conto economico separa i componenti positivi e negativi
di reddito in base alla gestione di appartenenza, permettendo di calcolare il contributo di ciascuna gestione aziendale alla formazione del risultato economico di
periodo.
Un utile che dipende principalmente dalla gestione non corrente non ha un carattere
di stabilità, poiché tali componenti sono destinati a non ripetersi nell’esercizio successivo. Al contrario, un utile d’esercizio che dipende principalmente dalla gestione
caratteristica ha un significato positivo.
Il Conto economico può essere riclassificato secondo due configurazioni:
Classe Quinta
Percorso 3
• a valore aggiunto;
• a ricavi e costo del venduto.
Il Conto economico a valore aggiunto
La configurazione a valore aggiunto ha le seguenti caratteristiche:
• una forma scalare;
• una suddivisione dei costi per natura, in base all’oggetto per il quale sono stati
sostenuti (costi per servizi, costi per il personale, ammortamenti ecc.).
Il valore aggiunto rappresenta l’incremento di valore creato dall’impresa al suo
interno rispetto al costo dei fattori produttivi acquisiti all’esterno.
Lo schema riclassificato a valore aggiunto presenta i seguenti risultati intermedi:
• il Valore aggiunto, che si ottiene sottraendo al valore della produzione i costi sostenuti per l’acquisto dei fattori esterni;
VALORE DELLA PRODUZIONE
–
COSTO DEI FATTORI ESTERNI
=
VALORE AGGIUNTO
• il Margine operativo lordo (EBITDA = Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization), che si ottiene sottraendo al Valore aggiunto i costi del
personale.
VALORE AGGIUNTO
–
COSTI DEL PERSONALE
=
MARGINE OPERATIVO LORDO
• il Reddito operativo (EBIT= Earnings Before Interest and Taxes), che si ottiene
sottraendo al Margine operativo lordo il costo dei fattori interni che non hanno provocato un'uscita monetaria, come gli ammortamenti e gli accantonamenti.
MARGINE OPERATIVO LORDO
–
AMMORTAMENTI, SVALUTAZIONE
CREDITI E ACCANTONAMENTI
=
REDDITO OPERATIVO
43
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
• il Risultato della gestione corrente, che si ottiene sommando algebricamente al
Reddito operativo il Risultato delle gestioni finanziaria e accessoria.
REDDITO OPERATIVO
±
RISULTATO DELLE GESTIONI
FINANZIARIA E ACCESSORIA
=
RISULTATO DELLA
GESTIONE CORRENTE
• il Risultato prima delle imposte, che si ottiene sommando algebricamente al Risultato della gestione corrente il Risultato della gestione non corrente.
RISULTATO DELLA GESTIONE
CORRENTE
±
RISULTATO DELLA GESTIONE
NON CORRENTE
=
RISULTATO PRIMA
DELLE IMPOSTE
• il Risultato economico dell’esercizio (utile o perdita), che si ottiene sottraendo
al Risultato prima delle imposte le imposte sul reddito dell’esercizio.
RISULTATO ECONOMICO
AL LORDO DELLE IMPOSTE
–
IMPOSTE
=
UTILE O PERDITA
D’ESERCIZIO
Conto economico a valore aggiunto
Ricavi netti di vendita
Rv
+ Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
+/– Variazioni delle rimanenze di prodotti finiti, semilavorati, prodotti in lavorazione,
lavorazioni in corso su ordinazione
+ Altri ricavi e proventi
Valore della produzione
Vp
– Costi netti per acquisto di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
+/– Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
– Costi per servizi
– Costi per godimento di beni di terzi
– Oneri diversi di gestione
Valore aggiunto
Va
– Costi del personale
Margine operativo lordo (EBITDA)
Mol
– Ammortamenti
– Svalutazione dei crediti
– Accantonamenti a fondi rischi e oneri
Reddito operativo (EBIT)
Ro
+/– Risultato della gestione finanziaria
+/– Risultato della gestione accessoria
Risultato della gestione corrente
+/– Risultato della gestione non corrente
Risultato economico al lordo delle imposte
Rl
Imposte dell’esercizio
Utile (perdita) dell’esercizio
44
Re
Il Conto economico a ricavi e costo del venduto
La configurazione a ricavi e costo del venduto ha le seguenti caratteristiche:
• una forma scalare;
• una suddivisione dei costi per destinazione, cioè in base alle funzioni aziendali in
cui sono stati sostenuti (costi industriali, commerciali e amministrativi).
Classe Quinta
Percorso 3
Il costo del venduto rappresenta l’ammontare dei costi industriali sostenuti per
realizzare la produzione venduta nel periodo.
Esistenze iniziali (materie prime, prodotti finiti, semilavorati ecc.)
+
Acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
+
Costi industriali (servizi, personale, ammortamento ecc.)
–
Rimanenze finali (materie prime, prodotti finiti, semilavorati ecc.)
–
Costi patrimonializzati per lavori interni (costruzioni in economia)
=
Costo del venduto
I risultati intermedi evidenziati da questo schema sono i seguenti:
• il Margine lordo industriale, che si ottiene sottraendo ai ricavi netti di vendita il
Costo del venduto.
RICAVI NETTI DI VENDITA
–
COSTO DEL VENDUTO
=
MARGINE LORDO INDUSTRIALE
• il Reddito operativo (EBIT= Earnings Before Interest and Taxes), che si ottiene
sottraendo al Margine lordo industriale i costi commerciali e amministrativi.
MARGINE LORDO INDUSTRIALE
–
COSTI COMMERCIALI E AMMINISTRATIVI
=
REDDITO OPERATIVO
Dal reddito operativo in poi, i due schemi riclassificati sono uguali e presentano gli
stessi risultati intermedi.
Conto economico a ricavi e costo del venduto
Ricavi netti di vendita
– Costo del venduto
Margine lordo industriale
– costi commerciali (di distribuzione)
– costi di amministrazione
+ altri ricavi e proventi
Reddito operativo (EBIT)
+/– risultato della gestione finanziaria
+/– risultato della gestione accessoria
Risultato economico della gestione corrente
+/– risultato della gestione non corrente
Risultato economico al lordo delle imposte
– imposte dell’esercizio
Utile (perdita) dell’esercizio
Rv
Cv
Ml
Ro
Rl
Re
45
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
Esempio
2
Riclassificazione del Conto economico
a valore aggiunto e a ricavi e costo del venduto
La Pink spa presenta la seguente Situazione economica finale al 31/12/n dopo le scritture di assestamento. Considerando quanto segue si redige il Conto economico riclassificato a valore aggiunto e a ricavi e costo del venduto:
• le minusvalenze riguardano la cessione programmata di un impianto;
• le sopravvenienze sono collegate alla gestione non corrente;
• i contributi in c/esercizio sono stati ottenuti a integrazione dei ricavi della gestione
accessoria;
• l’impresa presenta la seguente suddivisione dei costi per destinazione produttiva.
Costi per natura
Costi per servizi
Costi per godimento di beni di terzi
Costi
industriali
120.000
Costi
commerciali
Costi
amministrativi
40.000
60.000
220.000
70.000
70.000
Costi del personale
370.000
50.000
140.000
560.000
Ammortamenti
196.000
30.030
100.100
326.130
5.420
5.420
Svalutazione crediti
Accan.to manutenzioni programmate
Totali
26.000
782.000
26.000
120.030
305.520
Situazione economica dell’esercizio n
Resi su vendite
25.000 Prodotti finiti c/vendite
Prodotti finiti c/esistenze iniziali
212.000 Prodotti finiti c/rimanenze finali
Materie prime c/acquisti
1.460.000 Ribassi e abbuoni attivi
Costi di trasporto
55.000 Costruzioni interne
Costi telefonici
8.900 Fitti attivi
Consulenze
28.000 Contributi in c/esercizio
Costi per energia
39.000 Materie prime c/rimanenze finali
Assicurazioni
13.100 Interessi attivi bancari
Manutenzioni e riparazioni
76.000 Sopravvenienze attive
Fitti passivi
24.300
Canoni di leasing
45.700
Salari e stipendi
400.000
Oneri sociali
128.000
TFR
32.000
Ammortamento brevetti
40.000
Ammortamento costi di sviluppo
6.000
Ammortamento fabbricati
40.000
Ammortamento impianti e macchinari
168.130
Ammortamento automezzi
72.000
Svalutazione crediti
5.420
46
Totale
1.207.550
2.771.700
226.000
16.000
29.500
12.000
15.000
210.000
2.000
13.400
Materie prime c/esistenze iniziali
Classe Quinta
Percorso 3
118.650
Acc.to manutenzioni programmate
26.000
Minusvalenze
16.900
Sopravvenienze passive
86.500
Interessi passivi bancari
12.300
Interessi passivi v/fornitori
14.700
Imposte dell’esercizio
42.000
Totale componenti negativi
3.195.600
Utile d’esercizio
100.000
Totale a pareggio
3.295.600 Totale componenti positivi
3.295.600
Conto economico a valore aggiunto
Ricavi netti di vendita
2.746.700
Variazioni delle rimanenze di prodotti in lavorazione, semilavorati e finiti
14.000
Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
29.500
Valore della produzione
2.790.200
Costi per acquisto di materie prime
–1.444.000
Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie di consumo e merci
Costi per servizi
91.350
–220.000
Costi per godimento di beni di terzi
–70.000
Valore aggiunto
1.147.550
Costi del personale
560.000
Margine operativo lordo
587.550
Ammortamenti
–326.130
Accantonamenti e svalutazione crediti
–31.420
Reddito operativo
230.000
Risultato della gestione finanziaria
–25.000
Risultato della gestione accessoria
10.100
Risultato della gestione corrente
215.100
Risultato della gestione non corrente
–73.100
Risultato economico al lordo delle imposte
142.000
Imposte dell’esercizio
–42.000
Utile dell’esercizio
100.000
Ricavi netti di vendita:
(2.771.700 – 25.000) euro
Prodotti finiti c/vendite – Resi su vendite
Variazioni delle rimanenze di prodotti finiti:
(226.000 – 212.000) euro
Prodotti finiti c/rimanenze finali –
Prodotti finiti c/esistenze iniziali
47
3
L’analisi di bilancio: riclassificazione
degli schemi contabili
Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni:
29.500 euro
Costruzioni interne
Costi per acquisti di materie prime:
(1.460.000 – 16.000) euro
Materie prime c/acquisti –
Ribassi e abbuoni attivi
Variazioni delle rimanenze di materie prime:
(210.000 – 118.650) euro
Materie c/rimanenze finali –
Materie prime c/esistenze iniziali
Costi per servizi:
55.000 euro
Costi di trasporti
8.900 euro
Costi telefonici
28.000 euro
Consulenze
39.000 euro
Costi per energia
13.100 euro
Assicurazioni
76.000 euro
Manutenzioni e riparazioni
Costi per godimento di beni di terzi:
24.300 euro
Fitti passivi
45.700 euro
Canoni di leasing
Costi del personale:
400.000 euro
Salari e stipendi
128.000 euro
Oneri sociali
32.000 euro
TFR
Ammortamenti:
40.000 euro
Ammortamento brevetti
6.000 euro
Ammortamento costi di sviluppo
40.000 euro
Ammortamento fabbricati
168.130 euro
Ammortamento impianti e macchinari
72.000 euro
Ammortamento automezzi
Accantonamenti e svalutazione crediti:
48
5.420 euro
Svalutazione crediti
26.000 euro
Accantonamento manutenzioni
programmate
Classe Quinta
Percorso 3
Risultato gestione finanziaria:
(2.000 – 12.300 – 14.700) euro
Interessi attivi bancari –
Interessi passivi bancari –
Interessi passivi v/fornitori
Risultato gestione accessoria:
(12.000 + 15.000 – 16.900) euro Fitti attivi + Contributi in c/esercizio –
Minusvalenze
Risultato gestione non corrente:
(13.400 – 86.500) euro
Sopravvenienze attive –
Sopravvenienze passive
Imposte dell’esercizio:
Imposte dell’esercizio
42.000 euro
Conto economico a ricavi e costo del venduto
Ricavi netti di vendita
Costo del venduto
Margine lordo industriale
2.746.700
–2.091.150
655.550
Costi commerciali
–120.030
Costi amministrativi
–305.520
Reddito operativo
230.000
Risultato della gestione finanziaria
–25.000
Risultato della gestione accessoria
10.100
Risultato della gestione corrente
215.100
Risultato della gestione non corrente
–73.100
Risultato economico al lordo delle imposte
142.000
Imposte dell’esercizio
–42.000
Utile dell’esercizio
100.000
Esistenze iniziali (materie prime, prodotti finiti)
330.650
Acquisti di materie prime
Costi industriali (servizi, personale, ammortamento ecc.)
Rimanenze finali (materie prime, prodotti finiti)
Costi patrimonializzati per lavori interni
Costo del venduto
1.444.000
782.000
–436.000
–29.500
2.091.150
49
percorso
4
L’analisi
di bilancio
per indici
ROI
Indici di
redditività
Quali sono
i principali indici
di redditività?
ROE
(Return on
Equity)
Leverage
Incidenza
gestione non
caratteristica
ROI
(Return on
Investment)
ROD
(Return on
Debt)
Indici
patrimoniali
Da quali indici
è influenzato?
ROS
(Return on Sales)
Da quali indici
è influenzato?
Rotazione degli
impieghi
Con quale indice
va confrontato?
Quali sono i principali
indici patrimoniali?
ROI
Indici di composizione
degli impieghi
Indici di composizione
delle fonti
Analisi
di bilancio
per indici
Indice di
disponibilità
Indici
finanziari
Quali sono
i principali indici
finanziari?
Indice di liquidità
secondaria
Indice di autocopertura
delle immobilizzazioni
Indice di copertura globale
delle immobilizzazioni
50
1. L’analisi di bilancio
L’analisi di bilancio ha l’obiettivo di esaminare i dati contenuti nello Stato patrimoniale e
nel Conto economico al fine di ottenere informazioni sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa utili per comprendere il futuro andamento aziendale.
Classe Quinta
Percorso 4
L’analisi di bilancio può essere effettuata mediante le seguenti tecniche:
• analisi per indici;
• analisi per flussi.
Analisi per indici
ANALISI DI
BILANCIO
Analisi per flussi
Gli indici sono rapporti, spesso espressi in forma percentuale, capaci di fornire informazioni sull’andamento economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa.
In base all’aspetto della gestione che si intende analizzare gli indici si suddividono in:
• indici di redditività;
• indici patrimoniali;
• indici finanziari.
2. Gli indici di redditività
L’analisi della redditività ha l’obiettivo di ottenere informazioni sulla situazione economica aziendale; di seguito si illustrano i principali indicatori utilizzati con tale analisi.
ROE
(Return on Equity)
Reddito d’esercizio
Capitale proprio
× 100
Il ROE mette in evidenza la redditività del capitale apportato dall’imprenditore o dai
soci (capitale di rischio) e si riferisce all’intera gestione aziendale; il suo valore è infatti
influenzato dal risultato delle gestioni caratteristica, accessoria e finanziaria.
ROI
(Return on Investment)
Reddito operativo
Totale impieghi
× 100
Il ROI indica la redditività del capitale investito (capitale proprio + capitale di debito)
nell’attività aziendale.
51
4
L’analisi di bilancio per indici
Il ROI è influenzato dall’andamento di altri due indici: ROS e Rotazione degli impieghi.
ROS
(Return on Sales)
Reddito operativo
Ricavi di vendita
× 100
Il ROS esprime la redditività media unitaria delle vendite.
Rotazione
degli impieghi
Ricavi di vendita
Totale impieghi
× 100
L’indice di rotazione degli impieghi evidenzia quante volte durante l’anno l’impresa è
stata capace di trasformare in ricavi il capitale investito.
La relazione tra ROI, ROS e indice di rotazione degli impieghi può essere così formulata:
ROI
=
ROD
(Return on Debt)
×
ROS
Oneri finanziari
Capitale di debito
INDICE DI ROTAZIONE
DEGLI IMPIEGHI
× 100
Il ROD esprime in termini percentuali il costo medio dell’indebitamento, cioè il tasso di
interesse medio che l’impresa paga sui debiti.
Il confronto tra ROI e ROD consente di verificare la convenienza dell’impresa di finanziare i suoi investimenti ricorrendo al capitale di debito.
ROI > ROD
La redditività del capitale investito è maggiore
del costo medio dell’indebitamento
L’impresa ha convenienza a investire utilizzando
il capitale di debito
ROI < ROD
La redditività del capitale investito è minore
del costo medio dell’indebitamento
L’impresa non ha convenienza a investire utilizzando
il capitale di debito
Tasso di incidenza
della gestione
non caratteristica
Reddito d’esercizio
Reddito operativo
× 100
L’indice esprime in quale misura la gestione non caratteristica (gestione finanziaria,
gestione accessoria e componenti di reddito non correnti) e le imposte incidono sul
risultato economico dell’esercizio.
Totale impieghi
Leverage
Capitale proprio
Il leverage misura il livello di indebitamento dell’impresa. Se l’impresa finanzia totalmente i suoi investimenti con capitale proprio, tale indice ha un valore pari a 1; un
52
indice maggiore di 1 segnala che l’impresa ha fatto ricorso anche al capitale di debito
per coprire i propri investimenti; un indice maggiore di 2 mette in risalto una situazione di sottocapitalizzazione, vale a dire un’impresa che finanzia gli investimenti prevalentemente con capitale di debito.
La relazione esistente tra ROE, ROI, leverage e incidenza della gestione non caratteristica può essere così espressa:
ROE
=
ROI
×
LEVERAGE
×
Classe Quinta
Percorso 4
INCIDENZA DELLA GESTIONE
NON CARATTERISTICA
Il livello di indebitamento aziendale, espresso dal leverage, può generare un effetto
positivo, denominato effetto leva, che contribuisce ad aumentare il ROE in base alla
relazione tra ROI e ROD.
ROI > ROD
La redditività del capitale proprio (ROE) è tanto più alta quanto più alto è il valore del leverage.
(effetto leva positivo)
ROI = ROD
La redditività del capitale proprio (ROE) non è influenzata dal valore del leverage.
(effetto leva nullo)
ROI < ROD
La redditività del capitale proprio (ROE) è tanto più bassa quanto più alto è il valore
del leverage.
(effetto leva negativo)
ROI
ROE
(Return on Equity)
Tasso di incidenza
della gestione
non caratteristica
Leverage
INDICI DI
REDDITIVITÀ
ROS
ROI
(Return on Investment)
Indice di rotazione
degli impieghi
ROD
(Return on Debt)
53
4
Esempio
L’analisi di bilancio per indici
1
Analisi della redditività
L’impresa Red spa presenta, tra gli altri, i seguenti dati, ottenuti dallo Stato patrimoniale
e dal Conto economico riclassificati.
•
•
•
•
•
•
•
Capitale proprio:
Capitale di debito:
Totale impieghi:
Utile di esercizio:
Reddito operativo:
Oneri finanziari:
Ricavi di vendita:
1.000.000
900.000
2.000.000
100.000
250.000
27.000
3.125.000
euro
euro
euro
euro
euro
euro
euro
Per analizzare la situazione economica dell’impresa occorre calcolare gli indici di redditività.
ROE
100.000
1.000.000
ROI
250.000
2.000.000
ROD
27.000
900.000
ROS
250.000
3.125.000
Rotazione
degli impieghi
Incidenza
della gestione
non caratteristica
Leverage
3.125.000
2.000.000
100.000
250.000
2.000.000
1.000.000
× 100 = 10%
× 100 = 12,50%
× 100 = 3%
× 100 = 8%
= 1,56
× 100 = 40%
=2
La redditività del capitale proprio (ROE) è pari al 10%.
La redditività del capitale complessivamente investito nell’impresa (ROI) è del 12,50%.
La redditività delle vendite (ROS) è pari all’8%; la velocità con cui il totale del capitale
investito si rinnova (indice di rotazione degli impieghi) è 1,56.
Il ROI è maggiore di 9,5 punti percentuali rispetto al ROD, quindi l’impresa ha convenienza ad aumentare l’indebitamento per finanziare i propri investimenti (effetto leva
positivo), considerando che l’impresa non risulta sottocapitalizzata (leverage = 2).
L’incidenza della gestione non caratteristica è 40%; ciò significa che 100 euro di reddito
operativo si riducono a 40 euro di reddito netto, in quanto le altre gestioni e il carico
fiscale assorbono 60 euro.
54
3. Gli indici patrimoniali
Per analizzare la situazione patrimoniale si utilizzano gli indici di composizione degli
impieghi e delle fonti.
INDICI DI COMPOSIZIONE
DEGLI IMPIEGHI
Indice di elasticità
degli impieghi
Indice di rigidità
degli impieghi
Attivo corrente
Totale impieghi
Totale impieghi
INDICI DI COMPOSIZIONE
DELLE FONTI
× 100
Attivo immobilizzato
Classe Quinta
Percorso 4
× 100
Incidenza dei debiti
a breve scadenza
Debiti a breve scadenza
Incidenza dei debiti
a m/l scadenza
Debiti a media/lunga scadenza
Incidenza del
capitale proprio
Totale impieghi
Totale impieghi
Capitale proprio
Totale impieghi
× 100
× 100
× 100
Gli indici di composizione degli impieghi misurano il grado di elasticità o rigidità
degli investimenti:
• la struttura aziendale è tanto più elastica quanto maggiore è il peso dell’attivo corrente;
• la struttura aziendale è tanto più rigida quanto maggiore è il peso dell’attivo immobilizzato.
Gli indici di composizione delle fonti evidenziano in che modo l’impresa si finanzia:
• l’impresa risulta capitalizzata se l’incidenza del capitale proprio è maggiore o uguale
al 50%;
• l’impresa risulta sottocapitalizzata se l’incidenza del capitale proprio è minore del
50%.
INDICI
PATRIMONIALI
Indici
di composizione
degli impieghi
Indice
di elasticità
degli impieghi
Indice
di rigidità
degli impieghi
Indici
di composizione
delle fonti
Incidenza dei
debiti a breve
scadenza
Incidenza dei
debiti a media/
lunga scadenza
Incidenza
del capitale
proprio
55
4
L’analisi di bilancio per indici
4. Gli indici finanziari
Gli indici finanziari consentono di verificare se la relazione tra impieghi e fonti di finanziamento aziendali sia corretta.
La struttura patrimoniale-finanziaria dell’impresa si considera in equilibrio quando:
• gli investimenti nell’attivo immobilizzato sono finanziati con capitale permanente
(capitale proprio + debiti a media/lunga scadenza);
• gli investimenti nell’attivo corrente sono coperti da finanziamenti a breve termine.
ATTIVO IMMOBILIZZATO
<
CAPITALE PERMANENTE
ATTIVO CORRENTE
>
DEBITI A BREVE SCADENZA
Indice di disponibilità
(current ratio)
Attivo corrente
Debiti a breve scadenza
Indice di liquidità
secondaria
(quick ratio)
Indice
di autocopertura
delle
immobilizzazioni
Indice di copertura
globale delle
immobilizzazioni
Disponibilità liquide + Disponibilità finanziarie
Debiti a breve scadenza
Capitale proprio
Attivo immobilizzato
Capitale proprio + Debiti a m/l scadenza
Attivo immobilizzato
Evidenzia la capacità dell’impresa
di far fronte agli impegni finanziari
a breve scadenza utilizzando
l’attivo corrente (disponibilità
liquide + disponibilità finanziarie +
rimanenze). Deve avere un valore
compreso tra 1 e 2.
Evidenzia la capacità dell’impresa
di far fronte agli impegni finanziari
a breve scadenza utilizzando
solo le disponibilità liquide e
quelle finanziarie. Se è minore di
1 l’impresa può avere difficoltà
finanziarie.
Evidenzia in quale misura gli
investimenti in immobilizzazioni
sono finanziati con capitale proprio.
Se è minore di 1 le immobilizzazioni
sono finanziate anche con capitale
di debito.
Evidenzia in quale misura gli
investimenti in immobilizzazioni sono
finanziati con capitale permanente
(capitale proprio + debiti a m/l
scadenza).
Se è maggiore di 1 l’impresa ha un
adeguato equilibrio tra fonti e impieghi.
Per completare l’analisi delle relazioni tra fonti e impieghi possono essere calcolati i
seguenti margini della struttura patrimoniale:
56
Classe Quinta
Percorso 4
PATRIMONIO CIRCOLANTE NETTO = Attivo corrente – Debiti a breve scadenza
MARGINE DI TESORERIA = (Disponibilità liquide + Disponibilità finanziarie) – Debiti a breve scadenza
MARGINE DI STRUTTURA = Capitale proprio – Attivo immobilizzato
MARGINE DI COPERTURA GLOBALE = Capitale permanente – Attivo immobilizzato
INDICI
FINANZIARI
2
Esempio
Indice
di autocopertura
delle
immobilizzazioni
Indice
di liquidità
secondaria
Indice
di disponibilità
Indice
di copertura
globale delle
immobilizzazioni
Analisi della situazione patrimoniale
e finanziaria
L’impresa industriale Pink spa presenta il seguente Stato patrimoniale riclassificato secondo criteri finanziari dopo la delibera di riparto dell’utile d’esercizio:
Impieghi
Stato patrimoniale riclassificato secondo criteri finanziari
Fonti
Disponibilità liquide
Disponibilità finanziarie
Rimanenze
Totale attivo corrente
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni materiali
Immobilizzazioni finanziarie
50.000 Debiti a breve scadenza
1.500.000 Debiti a media/lunga scadenza
450.000 Totale capitale di debito
1.500.000
500.000
2.000.000
2.000.000
200.000 Capitale sociale
1.800.000 Riserve
500.000 Totale capitale proprio
Totale attivo immobilizzato
2.500.000
Totale impieghi
4.500.000 Totale fonti
2.000.000
500.000
2.500.000
4.500.000
57
4
L’analisi di bilancio per indici
Per analizzare la situazione patrimoniale dell’impresa occorre calcolare gli indici di
composizione degli impieghi e delle fonti di finanziamento.
INDICI DI COMPOSIZIONE
DEGLI IMPIEGHI
Indice di elasticità
degli impieghi
2.000.000
4.500.000
Indice di rigidità
degli impieghi
2.500.000
4.500.000
INDICI DI COMPOSIZIONE
DELLE FONTI
× 100 = 44,44%
Incidenza dei debiti
a breve scadenza
× 100 = 55,56%
Incidenza dei debiti
a m/l scadenza
1.500.000
4.500.000
500.000
4.500.000
Incidenza del
capitale proprio
2.500.000
4.500.000
× 100 = 33,33%
× 100 = 11,11%
× 100 = 55,56%
L’impresa presenta una struttura rigida, tipica delle imprese industriali, in quanto il peso
dell’attivo immobilizzato (55,56%) è maggiore di quello dell’attivo corrente (44,44%).
Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, l’impresa finanzia i propri investimenti
prevalentemente con capitale proprio (55,56%) e ricorre al capitale di debito per il restante 44,44%. Inoltre, l’incidenza dei debiti a breve scadenza (33,33%) è maggiore di
quella dei debiti a media/lunga scadenza (11,11%).
Per analizzare la situazione finanziaria si calcolano i seguenti indici e margini:
Indice di disponibilità
2.000.000
1.500.000
= 1,33
Patrimonio circolante netto
2.000.000 – 1.500.000 = 500.000
Indice di liquidità secondaria
50.000 + 1.500.000
= 1,03
1.500.000
Margine di tesoreria
(50.000 + 1.500.000) – 1.500.000 = 50.000
Indice di autocopertura delle
immobilizzazioni
Margine di struttura
Indice di copertura globale delle
immobilizzazioni
Margine di copertura globale
2.500.000
2.500.000
=1
2.500.000 – 2.500.000 = 0
2.500.000 + 500.000
= 1,2
2.500.000
(2.500.000 + 500.000) – 2.500.000 = 500.000
Dall’analisi della situazione finanziaria emerge una situazione di equilibrio: l’impresa è
in grado di far fronte tempestivamente agli impegni finanziari a breve scadenza con le
disponibilità liquide e finanziarie; gli investimenti di medio/lungo termine sono interamente finanziati con capitale proprio.
58
percorso
5
L’analisi
di bilancio
per flussi
Patrimonio
circolante netto
Che cosa possono
riguardare?
Flussi
finanziari
Disponibilità
liquide
Analisi
di bilancio
per flussi
Analisi dei flussi di
patrimonio circolante
netto e delle
disponibilità liquide
Da quali aree
di attività derivano
i flussi finanziari?
Attività
di finanziamento
Attività
di investimento
Attività
operativa
Quali prospetti si utilizzano
per rappresentare i flussi
finanziari?
Rendiconto finanziario
delle variazioni
di patrimonio
circolante netto
Rendiconto finanziario
delle variazioni
delle disponibilità
liquide
59
5
L’analisi di bilancio per flussi
1. L’analisi per flussi
Un flusso è la variazione che avviene in una grandezza, in un determinato periodo di
tempo, a causa delle operazioni di gestione. I flussi possono essere economici (costi
e ricavi di competenza dell’esercizio) o finanziari (variazioni intervenute nelle disponibilità liquide, nei crediti, nei debiti ecc.).
L’analisi per flussi, attraverso il calcolo delle variazioni avvenute nelle fonti e negli
impieghi, mette in evidenza i flussi di risorse finanziarie generati o assorbiti dalla
gestione.
I flussi di risorse finanziarie possono riguardare:
• il patrimonio circolante netto (PCN), dato dalla differenza tra attivo corrente e
debiti a breve scadenza;
• le disponibilità liquide, costituite dai depositi bancari e postali e dal denaro e valori di cassa.
I flussi che modificano il patrimonio circolante netto possono derivare dalle seguenti
aree di attività.
• L’area dell’attività di finanziamento, che comprende:
– le operazioni di ottenimento prestiti e di aumento a pagamento del capitale sociale, che generando entrate monetarie sono fonti di risorse finanziarie;
– le operazioni di rimborso prestiti e di diminuzione a pagamento del capitale sociale, che generando uscite monetarie sono impieghi di risorse finanziarie.
• L’area dell’attività di investimento, che comprende:
– l’acquisto di immobilizzazioni, che generando uscite monetarie sono impieghi di
risorse finanziarie;
– la vendita di immobilizzazioni, che generando entrate monetarie sono fonti di
risorse finanziarie.
• L’area dell’attività operativa, che riguarda i flussi di risorse finanziarie generati o
assorbiti dai costi e dai ricavi che formano il reddito dell’esercizio.
Attività
di finanziamento
VARIAZIONI
PCN
Attività
di investimento
Attività operativa
60
2. Il flusso finanziario di PCN dell’attività operativa
Il flusso di risorse finanziarie di PCN generato dall’attività operativa rappresenta la
parte del reddito d’esercizio che ha modificato il patrimonio circolante netto.
Tale flusso può essere:
• positivo, nel caso in cui la gestione aziendale abbia generato risorse finanziarie;
Classe Quinta
Percorso 5
• negativo, nel caso in cui la gestione aziendale abbia assorbito risorse finanziarie.
Per calcolare tale flusso di risorse finanziarie occorre distinguere tra:
• costi e ricavi monetari, danno luogo a variazioni nelle disponibilità liquide, nei
crediti e debiti a breve scadenza e negli altri componenti del PCN;
• costi e ricavi non monetari, non determinano entrate o uscite monetarie, variazioni nei crediti e debiti a breve scadenza e negli altri componenti del PCN.
Esempi di costi monetari
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Esempi di costi non monetari
• Ammortamenti
• Trattamento di fine rapporto (esclusa la ritenuta
fiscale sulla rivalutazione)
• Accantonamenti a fondi rischi e oneri a media/lunga
scadenza
• Minusvalenze
Costi per materie prime
Costi per servizi
Fitti passivi
Canoni di leasing
Salari e stipendi
Oneri sociali
Svalutazione crediti
Interessi passivi bancari
Imposte dell’esercizio
Esempi di ricavi monetari
•
•
•
•
Esempi di ricavi non monetari
• Costruzioni interne
• Costi di sviluppo rinviati
• Plusvalenze
Ricavi delle vendite e delle prestazioni
Fitti attivi
Contributi in c/esercizio
Interessi attivi bancari
Il flusso di risorse finanziarie di PCN generato dall’attività operativa può essere calcolato con il procedimento diretto o con il procedimento indiretto.
Procedimento diretto
FLUSSO DI RISORSE
FINANZIARIE DI PCN GENERATO
DALL’ATTIVITÀ OPERATIVA
=
RICAVI
MONETARI
–
COSTI MONETARI
Procedimento indiretto
FLUSSO DI RISORSE
FINANZIARIE DI PCN GENERATO
DALL’ATTIVITÀ OPERATIVA
=
REDDITO
DELL’ ESERCIZIO
+
COSTI NON
MONETARI
–
RICAVI NON
MONETARI
61
5
Esempio
L’analisi di bilancio per flussi
1
Calcolo del flusso di risorse finanziarie di PCN
dell’attività operativa
La Red spa presenta il Conto economico che segue:
Progetto di riparto utile
A) Valore della produzione
1) ricavi delle vendite e delle prestazioni
2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti
5) altri ricavi e proventi
Totale A – Valore della produzione
4.500.000
10.000
5.000
4.515.000
B) Costi della produzione
6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci
7) per servizi
2.500.000
482.500
9) per il personale
a) salari e stipendi
400.000
b) oneri sociali
120.000
c) trattamento di fine rapporto
30.000
10) ammortamenti e svalutazioni
a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali
32.000
b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali
90.000
11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
–3.000
14) oneri diversi di gestione
30.000
Totale B- Costi della produzione
Differenza tra valore e costi della produzione (A – B)
3.681.500
833.500
C) Proventi e oneri finanziari
17) interessi e altri oneri finanziari
–55.000
Totale C – Proventi e oneri finanziari
–55.000
Risultato prima delle imposte (A – B – C)
778.500
20) Imposte sul reddito dell’esercizio
312.500
21) Utile dell’esercizio
466.000
Determiniamo il flusso di risorse finanziarie di PCN generato dall’attività operativa tenendo conto dei seguenti aspetti:
• tutti i dipendenti hanno mantenuto il TFR in azienda; la rivalutazione del debito per
TFR preesistente è di 1.100 euro, al lordo della ritenuta fiscale 17% (187 euro);
• la voce altri ricavi e proventi è relativa a una plusvalenza di 5.000 euro;
• la voce oneri diversi di gestione comprende una minusvalenza di 12.500 euro.
62
Per determinare il flusso di risorse finanziarie di PCN generato dall’attività operativa occorre dividere i componenti di reddito monetari da quelli non monetari.
Procedimento diretto
Ricavi monetari
ricavi delle vendite e delle prestazioni
Classe Quinta
Percorso 5
4.500.000
variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti
10.000
4.510.000
Costi monetari
per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci
2.500.000
per servizi
482.500
salari e stipendi
400.000
oneri sociali
120.000
TFR (ritenuta fiscale)
187
variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
–3.000
oneri diversi di gestione
17.500
interessi e altri oneri finanziari
55.000
imposte dell’esercizio
312.500
3.884.687
Flusso di risorse finanziarie di PCN dell’attività operativa
625.313
Procedimento indiretto
Utile d’esercizio
466.000
Costi non monetari
Ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali e materiali
122.000
TFR (quota netta mantenuta in azienda)
29.813
Minusvalenze
12.500
164.313
Ricavi non monetari
Plusvalenze
–5.000
–5.000
Flusso di risorse finanziarie di PCN dell’attività operativa
625.313
3. Il rendiconto finanziario delle variazioni
del PCN
Il Rendiconto finanziario delle variazioni del patrimonio circolante netto è un
prospetto che evidenzia l’importo e la composizione del patrimonio circolante netto
e i flussi finanziari che ne hanno determinato le variazioni.
63
5
L’analisi di bilancio per flussi
Per individuare i flussi che modificano il PCN occorre confrontare i valori delle voci dello Stato patrimoniale alla fine dell’esercizio con quelli all’inizio dell’esercizio.
La differenza, chiamata variazione netta, deve essere esaminata in quanto si possono verificare delle situazioni in cui:
• la variazione netta deriva da una o più variazioni integrali che rappresentano fonti
di risorse finanziarie o impieghi di risorse finanziarie;
• la variazione netta è una variazione da escludere in quanto non modifica il PCN.
Esempio
2
Analisi dei flussi che modificano il PCN
Nello Stato patrimoniale della Blue spa sono presenti, tra gli altri, i seguenti elementi:
31/12/n
Impianti
Mutui passivi
31/12/n-1
650.000
500.000
700.000
380.000
La Nota integrativa evidenzia le seguenti informazioni:
Movimentazioni intervenute nelle immobilizzazioni
Immobilizzazioni
materiali
Costo
storico
Fondo
ammortamento
Valore di
bilancio
Impianti
Importo 31/12/n-1
1.750.000
Acquisto all’inizio dell’esercizio n
1.050.000
700.000
250.000
Quota ammortamento (15%)
300.000
Importi 31/12/n
2.000.000
1.350.000
650.000
Movimentazioni intervenute nei debiti a media e lunga scadenza
Mutui passivi
Importo al
31/12/n-1
380.000
Accensione
Rimborso
nuovi prestiti quota capitale
200.000
80.000
Importi
al 31/12/n
500.000
Confrontando gli importi delle voci dello Stato patrimoniale si evidenziano le seguenti
variazioni nette:
Impianti
Mutui passivi
31/12/n
650.000
500.000
31/12/n-1
700.000
380.000
Variazioni
–50.000
+120.000
La variazione netta di –50.000 euro negli impianti è il risultato delle seguenti variazioni
integrali:
• variazione in aumento di 250.000 euro a seguito dell’acquisto di nuovi impianti,
che modifica il PCN (impieghi di risorse monetarie);
• variazione in diminuzione di 300.000 euro relativa alla quota ammortamento, che
non modifica il PCN essendo un costo non monetario.
64
La variazione netta di +120.000 euro nei mutui passivi è il risultato delle seguenti variazioni integrali:
• variazione in aumento di 200.000 euro relativa all’accensione di un nuovo prestito
(fonti di risorse finanziarie);
• variazione in diminuzione di 80.000 euro a seguito del rimborso della quota capitale del mutuo (impieghi di risorse monetarie).
Classe Quinta
Percorso 5
4. Il rendiconto finanziario delle variazioni
delle disponibilità liquide
Il Rendiconto finanziario delle variazioni delle disponibilità liquide è un prospetto che evidenzia l’importo e la composizione delle disponibilità liquide e i flussi
finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività operativa, da quella di investimento e
da quella di finanziamento.
Per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria tale prospetto è parte integrante del bilancio d’esercizio.
Rendiconto finanziario delle variazioni delle disponibilità liquide
Disponibilità liquide iniziali
A) Flusso finanziario dell’attività operativa
Utile (perdita) d’esercizio
+ Costi non monetari
– Ricavi non monetari
+/– Variazioni nette nei crediti a breve scadenza, nelle rimanenze, nei ratei e risconti attivi
+/– Variazioni nette nei debiti a breve scadenza
+/– Variazioni nette nei fondi rischi e oneri a breve scadenza, nei ratei e risconti passivi
B) Flusso finanziario dell’attività di investimento
– Variazioni in aumento (investimenti) delle immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie
+ Variazioni in diminuzione (disinvestimenti) delle immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie
C) Flusso finanziario dell’attività di finanziamento
+ Variazioni in aumento dei debiti verso banche a breve scadenza
– Variazioni in diminuzione dei debiti verso banche a breve scadenza
+ Variazioni in aumento dei debiti a media/lunga scadenza
– Variazioni in diminuzione dei debiti a media/lunga scadenza
+ Aumenti di capitale sociale a pagamento
– Riduzioni di capitale sociale a pagamento (rimborso ai soci)
– Distribuzione di utili
Incremento (o decremento) delle disponibilità liquide (A + B + C)
Disponibilità liquide finali
65
percorso
6
Il reddito fiscale
dell’impresa
e le imposte
Come possono essere
classificate le imposte?
Dirette
IRPEF, IRES, IRAP, IMU
Indirette
IVA, Imposta di registro
IRPEF
Quali imposte dirette sono
dovute dall’impresa?
Imposte sul reddito
IRES
Imposta sul valore
della produzione
netta
IRAP
Reddito fiscale
dell’impresa
e imposte
Come si calcola la base
imponibile IRES?
Come si calcolo
la base imponibile IRAP?
66
Princìpi
fiscali
Competenza fiscale, inerenza,
certezza e determinabilità,
iscrizione in bilancio,
imputabilità specifica
Reddito
fiscale
Reddito di bilancio
(+) Variazioni in aumento
(–) Variazioni in diminuzione
Reddito
imponibile
Reddito fiscale
(–) Perdite esercizi precedenti
Differenza tra Valore e Costi
della produzione (A–B)
(+) Costi indeducibili
1. Le imposte
Le imposte sono entrate tramite le quali lo Stato e gli enti territoriali (Regioni, Province e Comuni) finanziano le spese pubbliche.
Classe Quinta
Percorso 6
Le imposte si suddividono in:
• imposte dirette, che colpiscono il reddito (IRPEF, IRES), il patrimonio (IMU) o il
valore della produzione netta (IRAP);
• imposte indirette, che colpiscono il consumo (IVA) o il trasferimento di ricchezza
(Imposta di registro).
Il reddito delle imprese viene assoggettato a un’imposta differente a seconda della
forma giuridica dell’impresa:
• IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche), colpisce il reddito dell’impresa realizzato dall’imprenditore (impresa individuale) o dai soci in società di persone;
• IRES (imposta sul reddito delle società), colpisce il reddito delle persone giuridiche
(società di capitali, cooperative ed enti equiparati).
Tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, devono versare alle Regioni l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive).
Imprese individuali
IRPEF
Società di persone
IMPOSTE
DIRETTE
CORRISPOSTE
DALLE IMPRESE
Società di capitali
IRES
Cooperative
IRAP
Tutte le imprese
2. Il reddito fiscale
Il calcolo delle imposte a carico dell’impresa da versare all’Amministrazione finanziaria
avviene attraverso il seguente procedimento.
DETERMINAZIONE
DEL REDDITO
FISCALE
DETERMINAZIONE
DEL REDDITO
IMPONIBILE
DETERMINAZIONE
DELL’IMPOSTA
DOVUTA
DETERMINAZIONE
DELL’IMPOSTA
DA VERSARE
67
6
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
Il reddito fiscale rappresenta il risultato economico da assoggettare a tassazione
secondo la normativa fiscale.
In base alla normativa fiscale, contenuta nel DPR n. 917/1986 (TUIR – Testo Unico
delle Imposte sui Redditi), il reddito fiscale deve essere determinato rispettando i seguenti princìpi:
• competenza fiscale, i costi e ricavi devono essere imputati all’esercizio di competenza; non sempre la competenza fiscale coincide con quella civilistica;
• inerenza, i costi sono considerati nel calcolo del reddito fiscale solo se riguardano
esclusivamente l’attività d’impresa;
• certezza e determinabilità, i costi per essere dedotti devono essere documentati da una fattura o un altro documento, salvo eccezioni previste dalla normativa
fiscale;
• iscrizione in bilancio, i costi possono essere dedotti fiscalmente solo se sono inseriti nel Conto economico civilistico, salvo eccezioni previste dalla normativa fiscale;
• imputabilità specifica, i costi sono deducibili solo se sono relativi ad attività che
producono ricavi che concorrono a formare il reddito fiscale.
Le imprese determinano il reddito di bilancio (reddito civilistico) secondo i princìpi e le
regole previsti dal codice civile; tali regole sono differenti da quelle fiscali:
• le valutazioni civilistiche sono basate su prudenza e discrezionalità;
• le valutazioni fiscali sono basate su oggettività, certezza e univocità.
Il reddito fiscale è determinato a partire dal reddito di bilancio; al risultato economico
al lordo delle imposte, che risulta iscritto nel Conto economico, si apportano le rettifiche derivanti dalle differenze tra normativa civilistica e fiscale.
Queste rettifiche possono essere:
• variazioni in aumento, rappresentano costi fiscalmente non deducibili (non
riconosciuti come costi); devono essere aggiunti al reddito di bilancio per determinare il reddito fiscale;
• variazioni in diminuzione, rappresentano ricavi fiscalmente non imponibili;
devono essere sottratti dal reddito di bilancio per determinare il reddito fiscale.
In aumento
Costi non deducibili
In diminuzione
Ricavi non imponibili
Variazioni
Il reddito fiscale deriva dal seguente calcolo:
REDDITO
FISCALE
68
=
REDDITO
DI BILANCIO
+
VARIAZIONI
IN AUMENTO
–
VARIAZIONI
IN DIMINUZIONE
Di seguito vengono illustrate le disposizioni fiscali previste per alcuni componenti di
reddito che provocano variazioni in aumento o in diminuzione del reddito di bilancio.
La svalutazione fiscale dei crediti
La valutazione civilistica dei crediti viene eseguita sulla base del presumibile valore di
realizzo. La valutazione fiscale dei crediti prevede invece che:
Classe Quinta
Percorso 6
• possano essere svalutati solo i crediti commerciali derivanti dalla cessione di merci o prodotti o dalla prestazione dei servizi;
• sia consentita una svalutazione nel limite dello 0,50% del valore nominale dei
crediti stessi;
• non sia riconosciuta la svalutazione dei crediti se il fondo svalutazione crediti ha
raggiunto il 5% del valore nominale dei crediti.
Si possono verificare i seguenti casi:
SVALUTAZIONE
FISCALE
<
SVALUTAZIONE
CIVILISTICA
=
VARIAZIONE
IN AUMENTO
SVALUTAZIONE
FISCALE
≥
SVALUTAZIONE
CIVILISTICA
=
NESSUNA
VARIAZIONE
Nel caso di svalutazione fiscale maggiore di quella civilistica, non è possibile effettuare
una variazione in diminuzione perché, in base al principio di iscrizione in bilancio, non
sono deducibili i costi che non sono stati inseriti nel Conto economico.
Le perdite su crediti possono essere dedotte soltanto se risultano da elementi certi
e precisi.
Crediti
commerciali
SVALUTAZIONE
CREDITI
Vendita di merci
o prodotti
Prestazione
di servizi
Fondo
svalutazione
crediti
< del 5% del valore
nominale dei crediti
commerciali
Ammontare
massimo della
svalutazione fiscale
0,50% del valore
nominale dei crediti
commerciali
69
6
Esempio
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
1
Svalutazione fiscale dei crediti commerciali
Al 31/12/n, la Zambrini spa presenta nella situazione contabile redatta prima delle scritture di assestamento i seguenti valori:
• Crediti v/clienti: 189.000 euro;
• Fondo svalutazione crediti: 5.670 euro.
In base ai criteri di valutazione civilistici l’impresa effettua una svalutazione crediti di
3.780 euro.
Determiniamo la svalutazione fiscale dei crediti e l’eventuale variazione fiscale.
Il Fondo svalutazione crediti è pari al 3% del valore nominale dei crediti:
5.670 × 100
189.000
= 3%
Il Fondo svalutazione crediti iscritto in contabilità è inferiore al limite massimo del 5%;
quindi è possibile effettuare la svalutazione dello 0,50% del valore nominale dei crediti.
euro (189.000 × 0,50%) = euro 945 svalutazione fiscale dei crediti
euro (3.780 – 945) = euro 2.835 variazione in aumento
L’ammortamento fiscale delle immobilizzazioni
L’ammortamento è deducibile con regole differenti a seconda della tipologia di bene:
beni immateriali, spese pluriennali e beni materiali.
La tabella che segue riporta le regole di deducibilità delle principali immobilizzazioni
immateriali.
IMMOBILIZZAZIONE
IMMATERIALE
Diritti di utilizzazione delle opere di ingegno,
brevetti industriali ecc.
Marchi e avviamento
Spese pluriennali
REGOLE DI DEDUCIBILITÀ
DELL’AMMORTAMENTO
In ogni esercizio la quota di ammortamento è deducibile al massimo
per il 50% del costo.
In ogni esercizio la quota di ammortamento è deducibile per un
massimo di un diciottesimo del costo sostenuto.
Sono deducibili per la quota di ammortamento che può essere iscritta
nel Conto economico secondo le regole del codice civile.
Le norme fiscali riguardanti l’ammortamento dei beni materiali sono le seguenti:
• l’ammortamento è deducibile a partire dall’esercizio in cui il bene entra in funzione;
• la quota di ammortamento si determina in base a coefficienti stabiliti da un
decreto del Ministero dell’economia e delle finanze per beni omogenei e a
seconda del settore produttivo in cui il bene è utilizzato. Per esempio, i fabbricati industriali utilizzati nell’industria siderurgica sono ammortizzati con coefficiente
5%, mentre nel settore manifatturiero tessile gli stessi beni sono ammortizzati con
coefficiente 3%;
• nel primo esercizio di entrata in funzione del bene il coefficiente ministeriale previsto viene ridotto alla metà.
70
Inizio
ammortamento
AMMORTAMENTO
DEI
BENI MATERIALI
STRUMENTALI
Entrata in
funzione
del bene
Coefficienti
fiscali
Stabiliti da
un decreto
ministeriale
1° esercizio
in cui entra in
funzione
Coefficiente
ridotto
alla metà
Beni
omogenei
Classe Quinta
Percorso 6
Settori
produttivi
Si possono verificare i seguenti casi:
AMMORTAMENTO
FISCALE
<
AMMORTAMENTO
CIVILISTICO
=
VARIAZIONE
IN AUMENTO
AMMORTAMENTO
FISCALE
≥
AMMORTAMENTO
CIVILISTICO
=
NESSUNA
VARIAZIONE
Non è possibile effettuare una variazione in diminuzione nel caso di ammortamento
fiscale maggiore di quello civilistico.
Esempio
2
Ammortamento fiscale dei beni strumentali
In data 31/12/n l’impresa industriale Casinelli spa dispone dei seguenti beni strumentali.
Beni strumentali
Costo storico
Fabbricati (valore edificio 300.000 euro)
460.000
Impianti e macchinari
195.000
Mobili e macchine d’ufficio
75.000
Coefficiente
civilistico
4%
15%
18%
Coefficiente
fiscale
3%
12%
20%
Determiniamo le quote di ammortamento civilistico, le quote di ammortamento fiscale e
le eventuali variazioni fiscali.
Beni strumentali
Fabbricati
Impianti e macchinari
Mobili e macchine d’ufficio
Ammortamento
civilistico
12.000
29.250
13.500
Ammortamento
fiscale
9.000
23.400
15.000
Variazioni
fiscali
3.000
5.850
-
La variazione fiscale in aumento è di 8.850 euro.
71
6
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
Le spese di manutenzione e riparazione fiscalmente deducibili
Le spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione possono
essere patrimonializzate se aumentano la capacità produttiva o allungano la vita utile
del bene. In caso contrario, queste spese sono considerate costi d’esercizio e iscritte
nel Conto economico.
Le spese di manutenzione e riparazione sono fiscalmente deducibili nel limite del
5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili iscritti all’inizio
dell’esercizio nel registro dei beni ammortizzabili. Se ci sono dei beni per i quali è stato
stipulato un contratto di manutenzione periodica:
• il costo della manutenzione periodica è totalmente deducibile;
• il costo storico dei beni relativi al contratto di manutenzione periodica non deve
essere considerato ai fini del calcolo del 5%.
Tipologia di
interventi
Manutenzioni e
riparazioni iscritte
nel Conto economico
Canoni di
manutenzione
periodica
Totalmente deducibili
Spese fiscalmente
deducibili
5% dei beni materiali
iscritti all’1/01
SPESE DI
MANUTENZIONE
E RIPARAZIONE
Si possono verificare i seguenti casi:
SPESE DI MANUTENZIONE E
RIPARAZIONE FISCALI
<
SPESE DI MANUTENZIONE E
RIPARAZIONE CIVILISTICHE
=
VARIAZIONE
IN AUMENTO
La normativa fiscale consente di poter dedurre questa variazione in aumento nei
successivi cinque anni. L’impresa effettuerà delle variazioni in diminuzione di un
quinto nei cinque anni successivi.
SPESE DI MANUTENZIONE E
RIPARAZIONE FISCALI
≥
SPESE DI MANUTENZIONE E
RIPARAZIONE CIVILISTICHE
=
NESSUNA
VARIAZIONE
Non è possibile effettuare una variazione in diminuzione nel caso di spese di manutenzione e riparazione fiscalmente deducibili maggiori di quelle civilistiche.
Esempio
3
Spese di manutenzione e riparazione
fiscalmente deducibili
La Carrelli spa presenta i seguenti dati contabili:
• beni strumentali iscritti all’1/01/n nel registro dei beni ammortizzabili del costo
storico di 1.230.000 euro;
72
• su un impianto del costo storico di 150.000 euro l’impresa ha stipulato un contratto di manutenzione periodica dell’importo di 7.500 euro, compreso nei costi di
manutenzione e riparazione imputati a Conto economico;
• i costi di manutenzione e riparazione iscritti nel Conto economico ammontano a
76.500 euro.
Classe Quinta
Percorso 6
Determiniamo l’importo delle spese di manutenzione e riparazione fiscalmente deducibili
nell’esercizio n, la variazione fiscale da effettuare nell’esercizio n e negli esercizi successivi.
euro (1.230.000 – 150.000) = euro 1.080.000 costo dei beni su cui calcolare il 5%
euro (1.080.000 × 5%) = euro 54.000
A tale importo devono essere aggiunti i costi del contratto di manutenzione di 7.500 euro:
euro (54.000 + 7.500) = euro 61.500 spese di manutenzione e riparazione fiscalmente
deducibili;
euro (76.500 – 61.500) = euro 15.000 variazione in aumento;
euro (15.000 : 5) = euro 3.000 variazione in diminuzione del reddito fiscale nei 5 esercizi successivi.
Esercizio
n
n+1
n+2
n+3
n+4
n+5
Variazione fiscale
in aumento
in diminuzione
in diminuzione
in diminuzione
in diminuzione
in diminuzione
Importo
15.000
3.000
3.000
3.000
3.000
3.000
Il trattamento fiscale delle plusvalenze
Le plusvalenze che derivano dalla vendita di beni strumentali si determinano come differenza tra il prezzo di vendita e il valore contabile del bene al momento della cessione. Le plusvalenze partecipano alla formazione del reddito dell’impresa nell’esercizio
in cui sono state rilevate. La normativa fiscale permette all’impresa di scegliere, se
il bene è posseduto da almeno tre anni, tra:
• tassazione integrale della plusvalenza nell’esercizio in cui è stata realizzata;
• tassazione a quote costanti in un massimo di cinque anni (compreso l’esercizio
in cui è stata realizzata).
TASSAZIONE DELLE PLUSVALENZE DERIVANTI
DALLA VENDITA DI BENI STRUMENTALI
Regola generale
Tassazione integrale
nell’esercizio
Per i beni posseduti da almeno tre anni
Tassazione integrale
nell’esercizio
Tassazione a quote costanti
in un massimo di cinque anni
73
6
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
Se l’impresa sceglie la tassazione a quote costanti in cinque anni rileverà:
• una variazione in diminuzione per l’intero ammontare della plusvalenza;
• una variazione in aumento per un quinto della plusvalenza;
• una variazione in aumento per un quinto della plusvalenza nei quattro esercizi
successivi.
Esempio
4
Tassazione della plusvalenza derivante
dalla vendita di beni strumentali
La Terri spa, all’inizio dell’esercizio n, ha venduto macchine d’ufficio del costo storico di
65.000 euro, acquistate sei anni prima e ammortizzate del 72%. Il prezzo di cessione è
di 21.000 euro + IVA.
Determiniamo la plusvalenza realizzata e le variazioni fiscali sapendo che la società ha
optato per la tassazione a quote costanti in cinque anni.
euro (65.000 × 72%) = euro 46.800 fondo ammortamento prima della vendita
euro (65.000 – 46.800) = euro 18.200 valore contabile
euro (21.000 – 18.200) = euro 2.800 plusvalenza
Nell’esercizio n avremo:
variazione in diminuzione di 2.800 euro
variazione in aumento di 560 euro (2.800 euro : 5)
Esercizio
n
n
n+1
n+2
n+3
n+4
Variazione fiscale
in diminuzione
in aumento
in aumento
in aumento
in aumento
in aumento
Importo
2.800
560
560
560
560
560
Il reddito imponibile e le imposte dovute
L’impresa, una volta determinato il reddito fiscale, deve calcolare il reddito imponibile, le imposte dovute e le imposte da versare.
Reddito fiscale
Imposte dovute
Reddito imponibile
74
Imposte da versare
Le società di capitali calcolano il reddito imponibile e l’IRES da versare con il seguente procedimento:
1. determinazione del reddito imponibile, sottraendo al reddito fiscale le eventuali perdite degli esercizi precedenti nel limite dell’80% del reddito fiscale stesso;
REDDITO
IMPONIBILE
=
REDDITO
FISCALE
–
Classe Quinta
Percorso 6
PERDITE ESERCIZI
PRECEDENTI
2. determinazione dell’IRES dovuta, moltiplicando il reddito imponibile per l’aliquota 24%.
IRES DOVUTA
=
REDDITO
IMPONIBILE
×
24%
3. L’IRAP
L’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) è un’imposta diretta e proporzionale, dovuta da tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica.
La base imponibile IRAP è rappresentata dal valore della produzione netta e si
ricava direttamente dal Conto economico civilistico, escludendo alcuni costi indicati
dalla normativa come costi non deducibili.
La base imponibile IRAP per le società di capitali è calcolata nel seguente modo:
Differenza tra Valore e costi della produzione (A–B) di Conto economico
+ quota interessi compresi nei canoni di leasing
+ costi per il personale non deducibili
+ compensi per collaborazioni coordinate e continuative e lavori occasionali
+ svalutazione delle immobilizzazioni e dei crediti compresi nell’attivo circolante
+ accantonamenti per rischi e altri accantonamenti
+ perdite su crediti
+ Imposta municipale propria (IMU)
BASE IMPONIBILE IRAP
Per ottenere l’IRAP dovuta la base imponibile viene moltiplicata per l’aliquota 3,90%;
le Regioni possono aumentare o diminuire tale aliquota entro un intervallo fissato dalla
normativa.
IRAP DOVUTA
=
BASE IMPONIBILE
IRAP
×
ALIQUOTA
75
6
Il reddito fiscale dell’impresa e le imposte
4. La liquidazione e il versamento delle imposte
sul reddito
La determinazione delle imposte avviene tramite autoliquidazione, cioè le imprese
calcolano autonomamente la base imponibile e le imposte dovute.
Le imprese devono compilare annualmente la dichiarazione dei redditi in cui indicano il reddito imponibile e l’imposta dovuta. In particolare le società di capitali devono
presentare in via telematica:
• la dichiarazione annuale IRES (modello Redditi SC – Società di capitali);
• la dichiarazione annuale IRAP.
La normativa fiscale impone alle imprese di versare:
• un acconto, pari a una certa percentuale delle imposte dell’esercizio precedente,
da corrispondere in due rate;
• il saldo, da corrispondere nella stessa data del primo acconto.
L’IRES da versare si ottiene sottraendo all’IRES dovuta le ritenute subìte a titolo
d’acconto (per esempio, sugli interessi attivi bancari) e gli acconti versati.
IRES DA
VERSARE
=
IRES
DOVUTA
RITENUTE SUBÌTE
A TITOLO D’ACCONTO
–
–
ACCONTI
VERSATI
L’IRAP da versare si ottiene sottraendo all’IRAP dovuta gli acconti versati.
IRAP DA
VERSARE
=
IRAP
DOVUTA
–
ACCONTI
VERSATI
Le rilevazioni contabili relative alle imposte rientrano tra le scritture di assestamento (scritture di completamento) e servono per registrare le imposte dell’esercizio e il
debito per le imposte da versare.
Le fasi sono le seguenti:
1. determinazione delle imposte.
Questa operazione comporta le seguenti variazioni:
• nell’aspetto finanziario
– aumento dei debiti per imposte (VFP);
• nell’aspetto economico
– aumento dei costi d’esercizio (VEN).
2. storno degli acconti e delle ritenute subìte.
Questa operazione comporta variazioni nell’aspetto finanziario:
– diminuzione dei debiti per imposte (VFA);
– diminuzione dei crediti per acconti (VFP);
– diminuzione dei crediti per ritenute subìte (VFP).
76
Esempio
5
Imposte d’esercizio
e saldo da versare
Al 31/12/n la Risalvati spa presenta i seguenti dati:
• il reddito di bilancio ammonta a 120.000 euro;
• le variazioni in aumento sono di 86.000 euro, le variazioni in diminuzione sono di
11.000 euro; non sono presenti perdite di esercizi precedenti;
• la base imponibile IRAP è di 257.000 euro;
• l’impresa durante l’esercizio ha versato un acconto IRAP di 6.100 euro e un acconto IRES di 42.500 euro;
Classe Quinta
Percorso 6
• l’impresa ha subìto ritenute fiscali sugli interessi attivi bancari di 230 euro.
Determiniamo le imposte dovute e da versare e presentiamo le scritture contabili.
euro (120.000 + 86.000) – 11.000 = euro 195.000 reddito fiscale, che coincide con il
reddito imponibile perché non ci sono perdite da dedurre.
Euro (195.000 × 24%) = euro 46.800 IRES d’esercizio
IRES dovuta
euro 46.800
- Acconto IRES
euro 42.500
- Ritenute subite
euro
Saldo IRES da versare
euro 4.070
230
euro (257.000 × 3,90%) = euro 10.023 IRAP d’esercizio
IRAP dovuta
euro
10.023
- Acconto IRAP
euro
6.100
Saldo IRAP da versare
euro
3.923
euro (46.800 + 10.023) = euro 56.823 imposte dovute
Data
31/12
Variazioni
Conti e descrizione
VEN
IMPOSTE DELL’ESERCIZIO
IRAP + IRES
Dare
56.823,00
Avere
31/12
VFP
DEBITI PER IMPOSTE
imposte dell’esercizio
56.823,00
31/12
VFA
DEBITI PER IMPOSTE
storno acconti e ritenute
31/12
VFP
IMPOSTE C/ACCONTO
storno acconti e ritenute
48.600,00
31/12
VFP
CREDITI PER RITENUTE SUBÌTE
storno acconti e ritenute
230,00
48.830,00
77
percorso
7
La contabilità
gestionale
Definire i prezzi di vendita
Quali scopi consente
di raggiungere?
Controllare l’efficienza e l’efficacia
della gestione
Valutare la convenienza economica
delle scelte aziendali
Analizzare la redditività
Valutare le rimanenze per il bilancio
d’esercizio
Commessa
Quali sono le fasi
del controllo di gestione?
Contabilità
gestionale
Definizione
dell’oggetto di calcolo
Processo
Classificazione
dei costi
Lotti
Modalità di calcolo
e ripartizione dei costi indiretti
Direct costing
Quali sono i metodi di calcolo
dei costi delle produzioni?
Full costing
Configurazioni di costo
Activity Based
Costing (ABC)
Quali sono
le decisioni
aziendali da
valutare?
78
Convenienza ad accettare
un ordine aggiuntivo
Costo suppletivo
Make or buy
Costi emergenti
e costi cessanti
Problemi di redditività
aziendale
Break even analysis
1. La contabilità gestionale
Il management aziendale ha bisogno di informazioni precise e affidabili per prendere
le decisioni.
Queste informazioni provengono dalla contabilità direzionale, che si avvale di numerosi strumenti: la contabilità generale, la contabilità gestionale, il budget e il reporting.
Classe Quinta
Percorso 7
CONTABILITÀ DIREZIONALE
Contabilità
generale
Contabilità
gestionale
Budget
Reporting
La contabilità gestionale, chiamata anche contabilità industriale o contabilità
analitica, consente di controllare economicamente la gestione attraverso la misurazione, la rilevazione, la destinazione e l’analisi dei costi e dei ricavi.
La contabilità gestionale ha per oggetto le operazioni interne, cioè quelle che riguardano le fasi in cui si svolge il processo produttivo.
Gli scopi della contabilità gestionale sono i seguenti:
• definire i prezzi di vendita;
• controllare l’efficienza dell’impiego dei fattori produttivi e misurare l’efficacia nel
raggiungere gli obiettivi prefissati;
• valutare la convenienza economica delle scelte aziendali;
• valutare le rimanenze finali di prodotti finiti e prodotti in corso di lavorazione per
la redazione del bilancio d’esercizio;
• realizzare un’adeguata programmazione aziendale;
• analizzare la redditività di settori aziendali o delle commesse.
La contabilità gestionale può essere tenuta con diversi strumenti:
• in forma libera, utilizzando tabelle, schemi e grafici;
• con il metodo della partita doppia.
Confronto tra contabilità generale e contabilità gestionale
CONTABILITÀ GENERALE
CONTABILITÀ GESTIONALE
Normativa
Scopo
Obbligatoria in base a norme civili e fiscali
Facoltativa
Operazioni registrate
Soggetti
a cui è rivolta
Momento di
rilevazione del costo
Tipologia di valori
Operazioni esterne di gestione
Operazioni interne di gestione
Azionisti, dipendenti, banche, Amministrazione
finanziaria ecc.
Responsabili aziendali
Acquisizione del fattore produttivo
Utilizzo del fattore produttivo nel
processo produttivo
Consuntivi
Preventivi e consuntivi
Determinazione del patrimonio di funzionamento Calcolo dei risultati economici parziali
e del risultato economico d’esercizio
79
7
La contabilità gestionale
Per migliorare il risultato economico l’impresa può agire sui ricavi o sui costi. I costi,
a differenza dei ricavi, dipendono prevalentemente da fattori interni che l’impresa può
meglio controllare.
Il controllo e la gestione dei costi si realizzano attraverso le seguenti fasi:
DEFINIZIONE
DELL’OGGETTO DI
CALCOLO DEL COSTO
CLASSIFICAZIONE
DEI COSTI
SCELTA DELLA MODALITÀ
DI CALCOLO E RIPARTIZIONE
DEI COSTI INDIRETTI
2. L’oggetto di calcolo e la classificazione
dei costi
I costi possono essere riferiti a diversi oggetti, che rappresentano la produzione realizzata dall’impresa:
• la commessa, l’impresa industriale produce un bene specifico, in base a un ordine del cliente (per esempio, un edificio, una nave, un aereo).
Il costo della commessa si calcola in base a un preventivo che contiene l’elenco dei
costi da sostenere per la sua realizzazione;
• il processo, l’impresa industriale produce a flusso continuo dei beni (per esempio, il petrolio, il cemento, lo zucchero ecc.).
L’impresa calcola il costo totale della produzione realizzata nel processo in un certo
periodo di tempo. Per determinare il costo unitario della produzione, divide il costo
totale per le unità prodotte;
• il lotto, l’impresa industriale produce una serie di prodotti (lotti) che si differenziano da un modello base (per esempio, le automobili). I beni che fanno parte dello
stesso lotto sono identici tra loro, ma da un lotto all’altro si differenziano per alcune
caratteristiche.
L’impresa determina il costo totale del lotto come se fosse una commessa e poi lo
divide per le unità di ciascun lotto.
OGGETTI
DI CALCOLO
DEL COSTO
Commessa
Beni specifici
Processo
Beni standardizzati
Produzione
in serie
Lotto
Varianti differenti
da lotto a lotto
80
I costi possono essere classificati secondo vari criteri, alcuni dei quali sono riportati
nella seguente tabella.
Relazione tra costi
e volumi di produzione
• costi variabili: variano al variare della quantità prodotta (materie prime,
manodopera diretta);
• costi fissi: rimangono costanti al variare della quantità prodotta, nel limite
della capacità produttiva (ammortamento, affitti).
Modo con cui i costi
dei fattori sono riferiti
all’oggetto di calcolo
• costi diretti: sono attribuiti immediatamente all’oggetto di calcolo perché
è possibile e conveniente determinare il quantitativo di fattore produttivo
utilizzato per la produzione (materie prime, manodopera diretta);
• costi indiretti: sono attribuiti all’oggetto di calcolo in base a criteri
di riparto (ammortamento, manodopera indiretta ecc.).
Funzione aziendale
a cui i costi si riferiscono
(destinazione dei costi)
•
•
•
•
•
Variazione dei costi
per effetto di una decisione
aziendale
• costi cessanti: sono i costi che non sono più sostenuti in seguito
alla decisione aziendale;
• costi emergenti: sono i costi che devono essere sostenuti in seguito
alla decisione aziendale;
• costi differenziali: costituiscono l’incremento (costo suppletivo)
o il decremento di costo che l’impresa subisce o ottiene in seguito
alla decisione aziendale.
Classe Quinta
Percorso 7
costi di produzione: sono sostenuti nella fabbricazione (costi industriali);
costi amministrativi: sono legati al processo amministrativo;
costi di vendita: sono legati al processo distributivo (costi commerciali);
costi finanziari: sono legati ai finanziamenti ottenuti;
costi tributari: sono sostenuti per imposte e tasse.
3. I metodi di calcolo dei costi
Il calcolo dei costi può essere effettuato utilizzando due metodi:
• il direct costing (contabilità a costi diretti), attribuisce all’oggetto di calcolo (commessa, processo o lotto) i costi variabili e i costi fissi specifici;
• il full costing (contabilità a costi pieni), attribuisce all’oggetto di calcolo (commessa, processo o lotto) i costi variabili e i costi fissi (sia specifici che comuni e generali).
L’impresa sceglie il metodo di calcolo dei costi in base agli obiettivi conoscitivi e alle
caratteristiche dell’oggetto di calcolo.
Direct
costing
Costi variabili
e costi fissi specifici
Full
costing
Costi variabili e costi fissi
specifici e comuni e generali
METODI
DI CALCOLO
DEI COSTI
81
7
La contabilità gestionale
Il direct costing
Il metodo direct costing attribuisce al prodotto i costi variabili e i costi fissi specifici, mentre i costi fissi comuni e generali sono considerati costi di periodo.
Le imprese utilizzano questo metodo per determinare la redditività delle diverse produzioni aziendali, calcolando:
• il margine di contribuzione di primo livello (o margine lordo di contribuzione), che indica la capacità delle vendite di un prodotto di contribuire alla copertura
di tutti i costi fissi.
=
MARGINE DI CONTRIBUZIONE
DI PRIMO LIVELLO
RICAVI DI VENDITA
–
COSTI VARIABILI
La scelta della produzione più redditizia richiede di calcolare il margine lordo di
contribuzione unitario, che si ottiene suddividendo il margine lordo di contribuzione per la quantità venduta.
• Il margine di contribuzione di secondo livello (o margine netto di contribuzione), che indica la capacità delle vendite di un prodotto di contribuire alla copertura dei costi fissi comuni e generali.
MARGINE
DI CONTRIBUZIONE
DI SECONDO LIVELLO
=
MARGINE
DI CONTRIBUZIONE
DI PRIMO LIVELLO
–
COSTI FISSI
SPECIFICI
Il margine di contribuzione di secondo livello permette di valutare la convenienza
a eliminare una produzione poco redditizia, considerando la sua capacità di contribuire alla copertura dei costi fissi comuni e generali.
Esempio
1
Calcolo dei margini di contribuzione
di tre produzioni
La Caprini spa impresa industriale realizza tre produzioni LM26, BG19, FG27, per le quali
sono stati rilevati i seguenti dati.
Quantità prodotte
Prezzo di vendita unitario
Costo variabile unitario
Costi fissi specifici
Costi fissi comuni e generali
LM26
n. 2.500
euro 100
euro 50
euro 74.000
BG19
n. 5.000
euro 80
euro 45
euro 50.000
euro 190.000
FG27
n. 7.000
euro 65
euro 25
euro 85.000
Determiniamo il margine di contribuzione di primo e di secondo livello delle tre produzioni, il risultato economico ottenuto dall’impresa e individuiamo la produzione più
redditizia.
82
Ricavi di vendita
Costi variabili
Margine di contribuzione di primo livello
Costi fissi specifici
Margine di contribuzione di secondo livello
LM26
250.000
– 125.000
125.000
–74.000
51.000
BG19
400.000
–225.000
175.000
–50.000
125.000
FG27
455.000
–175.000
280.000
–85.000
195.000
Costi fissi comuni e generali
Risultato economico della gestione
LM26
Margine di
contribuzione
unitario
125.000
2.500
= euro 50
BG19
175.000
5.000
= euro 35
Totale
1.105.000
–525.000
580.000
–209.000
371.000
–190.000
181.000
Classe Quinta
Percorso 7
FG27
280.000
7.000
= euro 40
La produzione più redditizia è la LM26 perché presenta il margine di contribuzione unitario più elevato.
Il full costing
Il metodo full costing determina il costo “pieno” del prodotto e attribuisce all’oggetto di calcolo sia i costi variabili sia i costi fissi specifici, comuni e generali.
Questo metodo quindi imputa ai prodotti sia i costi diretti sia quelli indiretti, permettendo di calcolare diverse configurazioni di costo.
Le configurazioni di costo rappresentano somme di costi diretti e indiretti relativi
a un oggetto di calcolo.
L’impresa calcola la configurazione di costo in base allo scopo che si vuole raggiungere.
Le configurazioni di costo sono le seguenti:
• costo primo, è dato dalla somma dei costi diretti (per esempio, costo delle materie
prime e della manodopera diretta);
• costo industriale, è dato dalla somma del costo primo e di una quota di costi generali di produzione.
Questa configurazione è utilizzata per la valutazione delle rimanenze dei prodotti
finiti, dei prodotti in corso di lavorazione e dei semilavorati;
• costo complessivo, è dato dalla somma del costo industriale e di una quota di
costi generali di amministrazione e di vendita, di oneri finanziari e tributari. Questa
configurazione consente di determinare la redditività di singole commesse;
• costo economico-tecnico, è dato dalla somma del costo complessivo e degli oneri
figurativi.
83
7
La contabilità gestionale
Gli oneri figurativi rappresentano costi che non comportano per l’impresa un’uscita
monetaria, ma sono legati all’utilizzo di fattori produttivi apportati dall’imprenditore
(stipendio direzionale spettante all’imprenditore che svolge la sua opera nell’azienda, interesse di computo sul capitale proprio investito nell’azienda).
COSTO
PRIMO
COSTO
INDUSTRIALE
COSTO
COMPLESSIVO
COSTO
ECONOMICOTECNICO
Costi diretti
Costo primo
Costo industriale
Costo complessivo
+ Costi indiretti
industriali
+ Costi commerciali,
amministrativi, oneri
finanziari e tributari
+ Oneri figurativi
L’impresa grazie alle configurazioni di costo può determinare:
• l’utile conseguito;
• il profitto dell’imprenditore.
UTILE
=
RICAVI DI VENDITA
–
COSTO COMPLESSIVO
PROFITTO
=
UTILE
–
ONERI FIGURATIVI
Con il full costing il costo dell’oggetto di calcolo si determina con il seguente procedimento:
CLASSIFICAZIONE
DEI COSTI PER FUNZIONE
AZIENDALE
IMPUTAZIONE
DEI COSTI DIRETTI
IMPUTAZIONE
DEI COSTI INDIRETTI
I costi diretti sono attribuiti in modo oggettivo alla produzione.
Per esempio, in un’impresa che fabbrica calcolatrici la plastica rappresenta un costo
diretto, perché si conosce la quantità di plastica utilizzata per la produzione di una
calcolatrice.
I costi indiretti sono attribuiti alla produzione in base a precisi criteri che servono
per individuare la quota di costo indiretto da imputare all’oggetto di calcolo.
L’imputazione dei costi indiretti può essere effettuata in due modi:
• su base aziendale;
• con riferimento ai centri di costo.
84
La base aziendale utilizzata per l’imputazione dei costi indiretti può essere:
• unica, l’impresa sceglie un unico criterio per attribuire tutti i costi indiretti agli oggetti di calcolo. Per esempio, il numero di unità prodotte per ciascuna produzione;
• multipla, l’impresa suddivide i costi indiretti in gruppi omogenei e sceglie per ogni
gruppo un criterio con cui attribuire i costi indiretti agli oggetti di calcolo.
Classe Quinta
Percorso 7
Base unica
Base aziendale
Base multipla
IMPUTAZIONE
DEI COSTI
INDIRETTI
Centri di costo
Esempio
2
Calcolo del costo economico-tecnico
di tre commesse (full costing con base multipla aziendale)
La Franceschi spa lavora tre commesse F11M, G02B e S12L, per cui sostiene i seguenti costi:
Costi diretti
Materia prima
Manodopera diretta
F11M
33.000
55.000
G02B
70.000
100.000
Costi comuni e generali
Ammortamenti industriali
S12L
90.000
130.000
170.000
Forza motrice
45.000
Manodopera indiretta
70.500
Costi generali industriali
15.000
Costi di amministrazione
133.400
Costi di vendita
145.000
Oneri finanziari
13.000
Oneri tributari
20.000
Determiniamo il costo economico-tecnico delle tre commesse considerando che la ripartizione dei costi avviene su base multipla:
• gli ammortamenti e la forza motrice sono ripartiti in base alle ore di funzionamento
dei macchinari (150 ore per F11M, 350 ore per G02B, 500 ore per S12L);
• la manodopera indiretta e i costi generali di produzione sono ripartiti in base al
costo della manodopera diretta;
• i costi commerciali, amministrativi, finanziari e tributari sono ripartiti in base al
costo industriale delle produzioni;
• gli oneri figurativi sono il 2% del costo complessivo.
85
7
La contabilità gestionale
Riparto degli ammortamenti
e della forza motrice
170.000 + 45.000
150 + 350 + 500
=
215.000
= 215
1.000
Riparto della manodopera indiretta
e dei costi generali di produzione
70.500 + 15.000
55.000 + 100.000 + 130.000
=
85.500
285.000
F11M
G02B
euro 32.250
(215 × 150)
euro 75.250
(215 × 350)
F11M
G02B
euro 16.500
(0,3 × 55.000)
= 0,3
Voci di costo
S12L
euro 107.500
(215 × 500)
S12L
euro 30.000
(0,3 × 100.00)
euro 39.000
(0,3 × 130.000)
F11M
33.000
55.000
88.000
G02B
70.000
100.000
170.000
S12L
90.000
130.000
220.000
Totale
193.000
285.000
478.000
ammortamento e forza motrice
32.250
75.250
107.500
215.000
manodopera indiretta e costi generali industriali
16.500
30.000
39.000
85.500
136.750
275.250
366.500
778.500
54.700
110.100
146.600
311.400
191.450
385.350
513.100
1.089.900
3.829
7.707
10.262
21.798
195.279
393.057
523.362
1.111.698
Materia prima
Manodopera diretta
Costo primo
Quota di costi comuni e generali industriali:
Costo industriale
Costi di amministrazione, di vendita, oneri finanziari e
tributari
Costo complessivo
Oneri figurativi
Costo economico-tecnico
Riparto dei costi di amministrazione, di
vendita, oneri finanziari e oneri tributari
133.400 + 145.000 + 13.000 + 20.000
136.750 + 275.250 + 366.500
Oneri figurativi
=
F11M
euro 3.829
(191.450 × 2%)
311.400
778.500
= 0,4
F11M
G02B
S12L
euro 54.700
euro 110.100
euro 146.600
(0,4 × 136.750) (0,4 × 275.250) (0,4 × 366.500)
G02B
euro 7.707
(385.350 × 2%)
S12L
euro 10.262
(513.100 × 2%)
I centri di costo sono unità organizzative dell’impresa che svolgono attività di
carattere tecnico, commerciale o amministrativo e hanno il compito di rilevare e
controllare i costi.
In base all’attività svolta i centri di costo si classificano in:
• centri produttivi, che attuano la lavorazione del prodotto;
86
• centri ausiliari, che offrono servizi ad altri centri e le cui prestazioni sono misurate
in unità fisiche (per esempio, il reparto per produzione di energia elettrica). Il costo
di questi centri è attribuito (procedura di ribaltamento) ai centri a cui hanno fornito i servizi e non direttamente alla produzione;
• centri comuni di servizi alla produzione, che offrono servizi ai centri produttivi
non misurabili in unità fisiche (per esempio, l’ufficio che si occupa del controllo di
qualità). Il costo di questi centri è attribuito ai centri produttivi (procedura di ribaltamento) con apposite basi di riparto;
Classe Quinta
Percorso 7
• centri funzionali, che svolgono attività riferite all’azienda nel suo complesso (per
esempio, le funzioni commerciali e amministrative). Il costo di questi centri è attribuito alle produzioni con apposite basi di riparto.
La determinazione del costo dell’oggetto di calcolo con l’utilizzo dei centri di costo si
sviluppa secondo il procedimento che segue:
FASE 1
IMPUTAZIONE
COSTI DIRETTI
Imputazione dei costi diretti all’oggetto di calcolo.
FASE 2
LOCALIZZAZIONE
COSTI INDIRETTI
Imputazione dei costi indiretti nei centri di costo.
FASE 3
RIBALTAMENTO
FASE 4
IMPUTAZIONE
COSTI INDIRETTI
Esempio
3
• Attribuzione dei costi dei centri ausiliari ai centri di costo
che sono stati serviti.
• Attribuzione dei costi dei centri comuni di servizi
alla produzione ai centri produttivi.
Imputazione dei costi dei centri funzionali e produttivi
all’oggetto di calcolo.
Calcolo del costo industriale di due commesse
(full costing con l’utilizzo dei centri di costo)
L’impresa industriale Devis spa produce due commesse H06 e Z84, che sono lavorate
nei reparti produttivi A e B; nell’azienda è presente anche un reparto manutenzioni e
riparazioni. L’impresa ha registrato per il mese di ottobre i seguenti dati:
87
7
La contabilità gestionale
Commessa H06
25.000
5,00 Kg
4,00 €
1,40 ore
20,00 €
Unità di prodotto
Materia prima (consumo unitario)
Materia prima (costo unitario)
Manodopera (ore per prodotto)
Manodopera (costo orario)
Reparto di
produzione A
euro 100.000
Costi mensili
Reparto di
produzione B
euro 140.000
Commessa Z84
15.000
6,00 Kg
4,00 €
1,60 ore
20,00 €
Reparto
Manutenzioni e riparazioni
euro 28.800
I costi dei reparti produttivi sono imputati alle commesse in base al numero dei prodotti
ottenuti, mentre il costo del centro manutenzioni e riparazioni è imputato ai centri produttivi in base ai rispettivi costi diretti di centro.
Determiniamo il costo industriale totale e unitario delle produzioni.
I costi diretti della materia e della manodopera si ottengono moltiplicando il consumo
unitario per il costo unitario; il risultato ottenuto deve essere poi moltiplicato per le unità
di prodotto.
Per esempio, il costo della materia prima imputato alla commessa H06 è dato da:
euro (4,00 x 5 Kg) = euro 20,00 costo unitario della materia prima
euro (20,00 x 25.000 unità) = euro 500.000 costo totale della materia prima
Riparto dei costi del centro
manutenzioni e riparazioni
28.800
100.000 + 140.000
A
euro 12.000
(0,12 × 100.000)
= 0,12
B
euro 16.800
(0,12 × 140.000)
Costi dei centri produttivi:
A
100.000 + 12.000 = euro 112.000
B
140.000 + 16.800 = euro 156.800
Riparto dei costi
del centro produttivo A
112.000
25.000 + 15.000
=
112.000
40.000
= 2,8
Riparto dei costi
del centro produttivo B
156.800
25.000 + 15.000
88
=
156.800
40.000
= 3,92
H06
euro 70.000
(2,8 × 25.000)
Z84
euro 42.000
(2,8 × 15.000)
H06
Z84
euro 98.000
(3,92 × 25.000)
euro 58.800
(3,92 × 15.000)
Voci di costo
Centro
manutenzioni
e riparazioni
Reparto Reparto Commessa Commessa
A
B
H06
Z84
Materia prima
500.000
360.000
Manodopera diretta
700.000
480.000
1.200.000
840.000
Quota costi reparto A
70.000
42.000
Quota costi reparto B
98.000
58.800
1.368.000
940.800
Costo primo
Classe Quinta
Percorso 7
28.800
Quota costi centro manutenz.
e riparazioni
12.000
16.800
Costi diretti di reparto
100.000
140.000
Costi totali di reparto
112.000
156.800
Costo industriale
1.368.000
25.000
940.800
15.000
= 54,72 euro costo industriale unitario produzione H06
= 62,72 euro costo industriale unitario produzione Z84
Il metodo ABC (Activity Based Costing)
L’Activity Based Costing (ABC) è un metodo di determinazione del costo di una produzione che attribuisce i costi indiretti alle attività aziendali che li hanno generati.
L’ABC rappresenta un’evoluzione del full costing tradizionale; il costo pieno della produzione è determinato non utilizzando i centri di costo, ma considerando le attività
ritenute più significative a rappresentare la complessità aziendale.
Le attività rappresentano le operazioni svolte dalle imprese, come, per esempio,
l’attività di manutenzione degli impianti e macchinari o l’attività di fatturazione.
I costi delle attività sono attribuiti all’oggetto di calcolo tramite i cost driver.
I cost driver sono le cause dei costi di un’attività, cioè i fattori il cui impiego genera
un costo.
Per esempio, il cost driver dell’attività fatturazione potrebbe essere il numero di fatture emesse.
Il metodo ABC comporta la seguente procedura operativa per determinare il costo
delle produzioni:
1. imputazione dei costi diretti agli oggetti di calcolo;
2. localizzazione dei costi indiretti nelle attività aziendali che hanno assorbito le
risorse utilizzate nel processo produttivo;
3. individuazione dei cost driver di ciascuna attività e calcolo del costo unitario dei
cost driver;
89
7
La contabilità gestionale
4. imputazione del costo delle attività agli oggetti di calcolo;
5. determinazione del costo degli oggetti di calcolo sommando i costi diretti e indiretti.
FASE 1
IMPUTAZIONE
COSTI DIRETTI
FASE 2
LOCALIZZAZIONE
COSTI INDIRETTI
Imputazione dei costi diretti all’oggetto di calcolo.
Localizzazione dei costi indiretti nelle attività.
FASE 3
CALCOLO COSTO
UNITARIO DEI COST
DRIVER
• Individuazione dei cost driver.
• Calcolo del costo unitario dei cost driver.
FASE 4
IMPUTAZIONE COSTI
INDIRETTI
Imputazione dei costi delle attività all’oggetto di calcolo.
FASE 5
DETERMINAZIONE
DEL COSTO DELLE
PRODUZIONI
Esempio
4
Determinazione del costo dell’oggetto di calcolo
(costi diretti + costi indiretti).
Calcolo del costo industriale di tre prodotti
con il metodo ABC
La Fantini srl produce tre prodotti codificati F01, F02 e F03, relativamente ai quali sono
stati rilevati i seguenti dati:
Unità prodotte
Consumo di materia prima per unità prodotta
Ore di manodopera diretta per unità prodotta
Prodotto F01
8.000
6 Kg
1h
Prodotto F02
9.000
8 Kg
1,5 h
Prodotto F03
11.000
10 Kg
2h
Il costo della materia prima è di 7 euro al chilogrammo; il costo orario della manodopera
diretta è di 20 euro. I costi comuni di produzione ammontano a 59.000 euro.
Determiniamo il costo industriale unitario dei tre prodotti applicando il metodo ABC sulla
base dei seguenti cost driver:
Cost driver
Attrezzaggi
90
Costo unitario
400 euro
Ore macchina
40 euro
Ordini dei clienti
50 euro
Numero cost driver per prodotto
F01
F02
F03
14
16
30
100
150
250
50
100
150
I costi diretti della materia prima e della manodopera si ottengono moltiplicando il consumo unitario per il costo unitario; il risultato ottenuto deve essere poi moltiplicato per
le unità di prodotto.
Per esempio, il costo della materia prima imputato al prodotto F01 è dato da:
euro (7,00 x 6 Kg) = euro 42,00 costo unitario della materia prima
euro (42,00 x 8.000 unità) = euro 336.000 costo totale della materia prima
Classe Quinta
Percorso 7
I costi indiretti da imputare a ciascun prodotto si ottengono moltiplicando il cost driver
unitario per il numero di cost driver per prodotto.
Per esempio, il costo degli attrezzaggi per il prodotto F01 è dato da:
euro (400 x 14) = euro 5.600 costo attrezzaggi
Descrizione
Prodotto F01
Prodotto F02
Prodotto F03
Materia prima
336.000
504.000
770.000
Manodopera diretta
160.000
270.000
440.000
Costo primo
496.000
774.000
1.210.000
- attrezzaggi
5.600
6.400
12.000
- ore macchina
4.000
6.000
10.000
Costi comuni di produzione:
- ordini dei clienti
2.500
5.000
7.500
Costo industriale
508.100
791.400
1.239.500
Volume di produzione
n. 8.000
n. 9.000
n. 11.000
63,51 euro
87,93 euro
112,68 euro
Costo industriale unitario
4. L’utilizzo dei costi nelle decisioni aziendali
Lo scopo principale della contabilità gestionale è quello di fornire le informazioni necessarie alla direzione aziendale per assumere le decisioni in modo corretto.
L’impresa può trovarsi ad affrontare le seguenti situazioni:
• accettazione o rifiuto di un nuovo ordine richiesto da un cliente;
• scelta tra la fabbricazione interna o l’acquisto presso terzi di un certo prodotto o
componente (make or buy).
L’accettazione di un nuovo ordine
L’impresa che riceve un nuovo ordine da un cliente si trova nella situazione di dover
decidere se accettare o rifiutare la proposta.
La decisione richiede innanzitutto di prendere in considerazione la capacità produttiva
dell’impresa:
• se l’ordine aggiuntivo comporta il superamento della capacità produttiva, l’impresa ha bisogno di effettuare nuovi investimenti che provocano il sostenimento di
nuovi costi fissi;
• se l’ordine aggiuntivo rientra nella capacità produttiva, l’impresa non deve effettuare nuovi investimenti.
91
7
La contabilità gestionale
L’impresa per decidere se accettare o meno la proposta del cliente deve calcolare il
costo suppletivo.
Il costo suppletivo è il costo differenziale sostenuto dall’impresa per la realizzazione della produzione aggiuntiva richiesta dal cliente.
L’impresa confronta il prezzo offerto dal cliente con il costo suppletivo unitario.
Si possono verificare due situazioni:
• l’ordine aggiuntivo non richiede investimenti e quindi nuovi costi fissi, quindi il costo
suppletivo unitario coincide con il costo variabile;
• l’ordine aggiuntivo richiede investimenti, quindi il costo suppletivo unitario comprende il costo variabile e una quota dei costi fissi.
L’azienda ha convenienza ad accettare il nuovo ordinativo se il prezzo di vendita è
maggiore del costo suppletivo.
PREZZO DI VENDITA
>
COSTO SUPPLETIVO
ACCETTAZIONE
DELL’ORDINE
PREZZO DI VENDITA
<
COSTO SUPPLETIVO
RIFIUTO DELL’ORDINE
5
Esempio
Calcolo del costo suppletivo
L’impresa industriale Baleni spa dispone di una capacità produttiva di 75.000 unità del
prodotto MG02L. L’impresa produce e vende 70.000 unità di detto prodotto al prezzo
unitario di 55 euro, sostenendo un costo variabile unitario di 31 euro e costi fissi totali di
1.120.000 euro. Il cliente Dario Fabbri richiede una fornitura ulteriore di 8.000 unità del
prodotto MG02L, proponendo di acquistarlo al prezzo unitario di 62 euro.
Valutiamo la convenienza ad accettare l’ordine aggiuntivo del cliente, sapendo che l’incremento di produzione comporta il sostenimento di ulteriori costi fissi per 284.000 euro.
Produzione di 70.000 unità
Costo totale
Costo unitario
2.170.000
31,00
1.120.000
16,00
3.290.000
47,00
Costi variabili
Costi fissi
Costi totali
Produzione di 78.000 unità
Costo totale
Costo unitario
2.418.000
31,00
1.404.000
18,00
3.822.000
49,00
Il costo suppletivo è pari a:
costo totale di
78.000 unità
euro 3.822.000
- costo totale di
70.000 unità
euro 3.290.000
8.000 unità
euro 532.000
costo suppletivo di
532.000
8.000
= 66,50 euro costo suppletivo unitario
L’impresa non ha convenienza ad accettare l’ordine aggiuntivo perché il costo suppletivo
unitario (66,50 euro) è maggiore del prezzo che il cliente è disposto a pagare (62 euro).
92
Le scelte di make or buy
Le decisioni di make or buy riguardano le scelte che l’impresa deve compiere tra due
alternative:
• make, cioè produrre internamente un prodotto o un componente;
• buy, cioè acquistare un prodotto o un componente da un’impresa fornitrice.
Classe Quinta
Percorso 7
L’impresa, dopo aver verificato l’esistenza di un fornitore che sia in grado di rispondere
alla sua necessità, deve valutare se la scelta è conveniente.
Per far ciò confronta:
• i costi emergenti, cioè quelli che sostiene per acquistare il prodotto o il componente dal fornitore;
• i costi cessanti, cioè quelli che non sostiene più a seguito della decisione di interrompere la produzione interna. L’impresa deve considerare che alcuni costi di struttura potrebbero non essere eliminati (costi ineliminabili).
Si possono verificare due situazioni:
COSTI EMERGENTI
<
COSTI CESSANTI
ACQUISTARE ALL’ESTERNO
(BUY)
COSTI EMERGENTI
>
COSTI CESSANTI
PRODURRE INTERNAMENTE
(MAKE)
La decisione dell’impresa è condizionata anche da altri elementi, per esempio la necessità di proteggere il proprio marchio, e le sue conoscenze o la qualità del prodotto
offerto dal fornitore.
Esempio
6
Make or buy
La Rimas spa realizza il prodotto NM32 assemblando componenti che vengono fabbricati
all’interno dell’impresa.
Nel reparto C15 sono realizzate annualmente 20.000 unità del componente N136 sostenendo i seguenti costi: materie prime 80.000 euro, manodopera diretta 170.000 euro,
ammortamento macchinari 25.000 euro, altri costi fissi di reparto 15.000.
Il fornitore Sarti propone la fornitura del componente N136 al prezzo unitario di 13 euro.
La Rimas spa valuta l’opportunità di cessare la produzione del componente e acquistarlo
all’esterno.
Determiniamo la scelta più conveniente considerando che il reparto C15 non può essere
destinato ad altre attività produttive e quindi il costo fisso a esso relativo è comunque
sostenuto dall’impresa.
93
7
La contabilità gestionale
Costi
Alternative
Produzione
Acquisto
interna
all’esterno
Costo di acquisto del componente
(13,00 × 20.000)
Materie prime
260.000
80.000
Costo
differenziale
260.000
–80.000
Manodopera diretta
170.000
Totale
250.000
260.000
10.000
Ammortamento macchinari
25.000
25.000
-
Altri costi fissi di reparto
15.000
15.000
-
290.000
300.000
10.000
Totale
–170.000
Poiché il reparto C15 non può essere utilizzato per altre attività produttive, i relativi costi
(ammortamento e altri costi fissi) sono considerati costi ineliminabili.
L’impresa avrà convenienza a produrre internamente il componente N136 perché questa
alternativa risulta meno costosa della fornitura esterna.
La break even analysis
La break even analysis è una tecnica di programmazione e controllo dei costi impiegata nella risoluzione di problemi relativi alla redditività aziendale.
Questa tecnica consente di esaminare l’andamento dei costi e dei ricavi e determinare il punto di equilibrio.
Il punto di equilibrio (Break Even Point – BEP) indica la quantità di prodotti da
vendere in corrispondenza della quale i ricavi totali sono uguali ai costi totali.
L’analisi del punto di equilibrio permette alle imprese di:
• determinare le quantità di prodotti da vendere per conseguire un certo profitto;
• analizzare la redditività delle produzioni;
• osservare le conseguenze sul risultato economico di variazioni nel prezzo di vendita, nei costi fissi, nei costi variabili o nelle quantità.
La determinazione del punto di equilibrio parte dall’uguaglianza tra ricavi totali e costi
totali; nella formula del BEP sono utilizzati i seguenti simboli:
RT = ricavi totali
CT = costi totali
q = quantità
p = prezzo di vendita
cv = costo variabile unitario
CF = costi fissi totali
94
p
×
RT
=
CT
q
=
CF
q
+
cv
×
q
Classe Quinta
Percorso 7
CF
=
p
−
cv
La differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario rappresenta il margine di contribuzione unitario, che esprime il contributo di ogni unità venduta alla
copertura dei costi fissi.
Nelle decisioni sulla quantità da produrre l’impresa deve considerare anche il margine
di sicurezza.
Il margine di sicurezza rappresenta la riduzione di quantità prodotta e venduta che
l’azienda può sopportare prima di raggiungere l’area di perdita.
Ms=
quantità prodotta – quantità di equilibrio
quantità prodotta
× 100
Il punto di equilibrio può essere rappresentato graficamente tramite il diagramma
di redditività.
euro
RT
Utile
CT
RT = CT
Perdita
q
quantità
95
7
La contabilità gestionale
Sugli assi cartesiani si indicano:
• le quantità vendute (asse delle X);
• i ricavi totali, i costi totali e i costi fissi (asse delle Y).
Nel grafico si evidenziano due aree:
• area di utile a destra del punto di equilibrio, cioè per quantità maggiori di quelle
corrispondenti al BEP (ricavi totali > costi totali);
• area di perdita a sinistra del punto di equilibrio, cioè per quantità minori di quelle
corrispondenti al BEP (ricavi totali < costi totali).
Esempio
7
Break even point
La Dormibene spa produce doghe per letti singoli codificate DG45, con una capacità
produttiva annua di 100.000 unità, sostenendo costi fissi totali di 760.000 euro, costi
variabili unitari di 33 euro; il prezzo di vendita è di 58 euro. Attualmente l’impresa produce una quantità di 70.000 unità.
Determiniamo il punto di equilibrio, il risultato economico conseguito con l’attuale quantità venduta, il margine di sicurezza e disegniamo il diagramma di redditività.
q=
760.000
58 – 33
= 30.400 unità, prodotti DG45 che consentono di raggiungere
il pareggio tra ricavi e costi totali
Risultato economico (RE) = 58 × 70.000 – (760.000 + 33 × 70.000)
RE= 4.060.000 – 3.070.000 = 990.000 euro
Margine di sicurezza =
70.000 – 30.400
70.000
× 100 = 56,57%
Diagramma di redditività
euro
RT
Utile
1.763.200
CT = CF + cv
Punto di equilibrio
Perdita
30.400
quantità di equilibrio
96
quantità
percorso
8
Le strategie,
la pianificazione
e la
programmazione
aziendale
Strategie
di corporate
Strategie
aziendali
Quali sono le principali
strategie aziendali?
Strategie
di business
Strategie
funzionali
Pianificazione e
programmazione
dell’impresa
Pianificazione
aziendale
Programmazione
annuale
Controllo
In quale documento
viene sintetizzata?
Qual è il principale
strumento di sintesi?
Quali forme
può assumere?
Piano
aziendale
Budget
dell’esercizio
Controllo
budgetario
Controllo
strategico
97
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
1. Le strategie aziendali
La strategia aziendale è l’insieme delle decisioni con cui l’impresa definisce gli
obiettivi di medio/lungo periodo e le azioni necessarie per realizzarli.
In base agli obiettivi prefissati, ai soggetti coinvolti e al periodo di tempo preso in
considerazione, si distinguono le seguenti strategie:
• strategie di corporate, coinvolgono l’intera struttura aziendale e per la loro realizzazione necessitano di un periodo di tempo lungo;
• strategie di business, riguardano le singole divisioni aziendali e/o ASA (aree strategiche di affari) e richiedono un periodo di media durata;
• strategie funzionali, si riferiscono alle singole funzioni aziendali e riguardano il
livello operativo.
Strategie di corporate
STRATEGIE
AZIENDALI
Strategie di business
Strategie funzionali
Le strategie di corporate riguardano le scelte dell’impresa che coinvolgono l’ambiente competitivo e sociale; sono strettamente collegate alla mission aziendale.
Possono essere adottate le seguenti strategie di corporate:
• strategie di sviluppo, volte a incrementare la capacità produttiva e/o le dimensioni aziendali; si realizzano con le seguenti modalità:
– concentrazione, l’impresa aumenta gli investimenti in un unico settore di attività
considerandolo il più conveniente;
– diversificazione, l’impresa decide di puntare in un nuovo settore di attività, ampliando e diversificando i propri business;
• strategie di contrazione, dirette a ridurre le attività produttive e a migliorare l’efficienza aziendale diminuendo i costi, migliorando il rendimento dei fattori produttivi
o realizzando dei processi di ristrutturazione aziendale.
Strategie di sviluppo
STRATEGIE
DI
CORPORATE
Strategie di contrazione
98
Le strategie di business riguardano le scelte che coinvolgono le singole aree strategiche di affari (ASA); esse stabiliscono le modalità con cui affrontare la concorrenza e sono volte a ottenere un vantaggio competitivo.
Tasso di sviluppo del mercato
Per individuare le ASA da potenziare e quelle da eliminare occorre conoscere il tasso
di sviluppo delle vendite e la quota di mercato.
Le aree strategiche d’affari possono essere distinte nelle seguenti quattro categorie:
Question marks
Strategie di sviluppo
Stars
Strategie di consolidamento
Dogs
Strategie di realizzo
Cash cows
Strategie di difesa
Classe Quinta
Percorso 8
Quota di mercato detenuta
1. ASA ad alto tasso di sviluppo, con quote di mercato basse (Question marks)
• operano in settori emergenti, caratterizzati da un elevato livello di rischio;
• vengono definite question marks (punti interrogativi) per le loro prospettive future incerte.
2. ASA ad alto tasso di sviluppo, con quote di mercato elevate (Stars)
• operano in settori in fase di sviluppo con buone prospettive reddituali;
• vengono definite stars (stelle) per le loro soddisfacenti prospettive future.
3. ASA a basso tasso di sviluppo, con quote di mercato elevate (Cash cows)
• operano in settori maturi, con la continua necessità di rinnovare i prodotti o i
servizi offerti;
• vengono chiamate cash cows (mucche da mungere) per la loro capacità di generare liquidità nel breve periodo.
4. ASA a basso tasso di sviluppo, con quote di mercato basse (Dogs)
• operano in settori in declino, con livelli di redditività insoddisfacenti;
• vengono chiamate dogs (cani) per le scarse possibilità di sopravvivenza nel
mercato.
Il vantaggio competitivo di un’impresa è la sua capacità di creare valore per i
clienti, cercando di fidelizzare la clientela; tale valore è misurato dal prezzo che essi
sono disposti a pagare in base ai benefici e vantaggi che si aspettano di ottenere.
Il vantaggio competitivo può essere raggiunto mettendo in atto le seguenti strategie:
• strategia di leadership di costo, quando l’impresa è in grado di offrire prodotti
simili a un prezzo più basso rispetto a quelli applicati dalla concorrenza;
99
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
• strategia di differenziazione, quando l’impresa è in grado di offrire prodotti con
caratteristiche qualitative migliori rispetto a quelli offerti dalla concorrenza.
Negli ultimi tempi il crescente utilizzo dei canali digitali ha comportato un cambiamento nelle abitudini di acquisto della clientela.
I consumatori, grazie alla diffusione di Internet veloce e dei dispositivi mobili (smart­
phone e tablet), hanno la possibilità di confrontare i prezzi on line, di effettuare ordini
e pagamenti con lo smartphone e di scambiarsi opinioni sui prodotti o servizi acquistati sui social network (Facebook, Instagram ecc.).
In tale contesto, l’impresa che intende raggiungere o mantenere un vantaggio competitivo deve concentrarsi sulle relazioni con il cliente, cercando di soddisfare ogni sua
esigenza.
A tal fine molte imprese hanno cercato di modificare le proprie strategie di business
avviando dei processi di digitalizzazione, volti a comunicare con i soggetti esterni
(mercato), così da rispondere in modo più veloce alle richieste della clientela.
Le strategie funzionali riguardano l’aspetto operativo e coinvolgono le singole funzioni aziendali, ciascuna delle quali dovrà formulare gli obiettivi da conseguire e le
attività necessarie per il loro raggiungimento.
Le strategie funzionali possono utilizzare le seguenti leve:
• prodotto/mercato, riguardano la funzione marketing e sono volte a conquistare
nuovi mercati, a diversificare la produzione introducendo nuovi prodotti;
• vantaggio competitivo, riguardano principalmente la funzione produzione e la
funzione ricerca e sviluppo;
• creazione di valore, sono finalizzate a creare valore per la clientela, offrendo al
consumatore prodotti di migliore qualità o a prezzi più competitivi.
Prodotto/mercato
LEVE DELLE
STRATEGIE
FUNZIONALI
Vantaggio competitivo
Creazione di valore
2. La pianificazione e la programmazione
La pianificazione strategica è il processo volto a stabilire gli obiettivi da perseguire nel
medio e lungo periodo e a individuare le strategie necessarie per il loro raggiungimento.
La pianificazione strategica considera l’intera organizzazione aziendale, coinvolge tutte le aree strategiche di affari (ASA) e tutte le funzioni capaci di creare valore nel
medio/lungo periodo.
100
Classe Quinta
Percorso 8
La pianificazione strategica può essere suddivisa nelle seguenti fasi:
1. Analisi del mercato e dell’ambiente sociale
2. Definizione della strategia e dei traguardi da raggiungere
3. Individuazione delle risorse aziendali
4. Elaborazione di un piano strategico contenente gli obiettivi prefissati e le modalità per realizzarli
5. Redazione dei piani aziendali in linea con gli obiettivi strategici prestabiliti
L’ambiente esterno, inteso sia come ambiente competitivo sia come ambiente sociale,
è formato da molteplici variabili in continua evoluzione che non possono essere controllate né modificate dall’impresa.
Il modello maggiormente utilizzato per analizzare l’ambiente competitivo è quello
ideato da Michael Porter, che individua in qualsiasi mercato l’esistenza di cinque
variabili, denominate forze competitive, che per l’impresa possono rappresentare
opportunità o minacce.
Potenziali nuovi
concorrenti
Minacce da parte di nuove
imprese entranti nel settore
Potere negoziale
dei fornitori
Fornitori
RIVALITÀ TRA
IMPRESE
CONCORRENTI
Potere negoziale
dei clienti
Clienti
Minacce per l’introduzione
di nuovi prodotti
Prodotti
sostitutivi
La concorrenza rappresenta per l’impresa il primo ostacolo da superare. Essa è formata sia dai concorrenti attuali, cioè quelli già presenti e operanti nel settore, sia da
quelli potenziali, cioè le nuove imprese che potrebbero entrare sul mercato offrendo
prodotti equivalenti o sostitutivi.
Il potere contrattuale dei fornitori e dei clienti sono entrambi aspetti capaci di influenzare la redditività aziendale, a cui l’impresa deve prestare particolare attenzione.
L’analisi dell’ambiente interno è volta a individuare le risorse e le competenze di cui
l’azienda dispone con lo scopo di valutare i punti di forza e i punti di debolezza dell’organizzazione aziendale.
101
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
Dopo aver analizzato l’ambiente esterno e interno l’impresa predispone il piano strategico.
Il piano strategico è un documento che indica le strategie decise a livello di corporate
e di business per un periodo di tempo medio/lungo.
Il piano strategico viene reso operativo attraverso la pianificazione aziendale.
La pianificazione aziendale è il processo con cui si stabiliscono le attività e gli strumenti necessari per realizzare la strategia aziendale.
Tale pianificazione viene sintetizzata nel piano aziendale, un documento che si compone delle seguenti parti:
PIANO
AZIENDALE
Piano
economico
Piano
patrimoniale
Piano degli
investimenti
Piano
finanziario
Indica i costi,
i ricavi e i risultati
economici
previsti
Indica il valore
previsto delle
attività, passività
e patrimonio netto
Indica gli acquisti
e le vendite
di immobilizzazioni
previsti
Indica
le entrate
e le uscite
previste
Le scelte effettuate nella fase di pianificazione vengono attuate attraverso la programmazione annuale e la successiva redazione del budget.
La programmazione è il processo che stabilisce gli obiettivi intermedi e parziali rispetto a quelli strategici, le attività da effettuare in un periodo di tempo solitamente pari a
un anno, traducendoli in programmi operativi chiamati budget.
3. Il budget
Il budget è il documento della programmazione aziendale contenente gli obiettivi economico­finanziari da raggiungere nell’esercizio successivo e le risorse da utilizzare.
Il budget dell’esercizio raccoglie i dati dai seguenti budget:
• budget economico analitico, in cui vengono riportati i costi, i ricavi e il risultato
economico programmati; si ottiene attraverso la redazione di una serie di budget
102
settoriali (budget delle vendite, budget della produzione, budget del consumo di
materie, budget degli acquisti di materie, budget della manodopera diretta, budget
delle rimanenze ecc.);
• budget degli investimenti fissi, contiene i dati relativi alle operazioni di investimento e disinvestimento delle immobilizzazioni immateriali e materiali programmate per il prossimo esercizio;
Classe Quinta
Percorso 8
• budget finanziario, programma i movimenti finanziari derivanti dalla gestione ed
è composto dai seguenti documenti:
– budget delle fonti e degli impieghi, indica gli impieghi e le fonti di risorse finanziarie programmate;
– budget di tesoreria, evidenzia le entrate e le uscite monetarie programmate.
Budget economico
analitico
BUDGET
DELL’ESERCIZIO
Budget degli
investimenti fissi
Budget
finanziario
Esempio
1
Budget settoriali e budget economico
La Pink spa, impresa industriale che fabbrica un unico prodotto codificato AW, si prefigge, per il prossimo esercizio, di migliorare il risultato economico aumentando i prezzi di
vendita del prodotto nella seconda metà dell’anno.
1. Budget delle vendite
La Pink spa redige il budget delle vendite, considerando che:
• le vendite programmate per ogni trimestre sono pari a 25.000 unità;
• il prezzo unitario del prodotto è 55 euro nel primo semestre e 60 euro nel secondo
semestre.
Budget delle vendite
1° trimestre
2° trimestre
3° trimestre
4° trimestre
Prodotto AW
Vendite previste
Prezzo unitario
n. 25.000
55 euro
n. 25.000
55 euro
n. 25.000
60 euro
n. 25.000
60 euro
Totale
1.375.000
1.375.000
1.500.000
1.500.000
Totale ricavi
5.750.000
103
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
2. Budget della produzione
La Pink spa redige il budget della produzione tenendo conto delle seguenti informazioni:
• vendite programmate 100.000 unità;
• esistenze iniziali 1.000 unità;
• rimanenze finali 900 unità.
Budget della produzione
Prodotto AW
Vendite programmate
+ Rimanenze finali
– Esistenze iniziali
100.000
900
1.000
Quantità da produrre
99.900
3. Budget delle materie prime e degli acquisti
Considerando che per la realizzazione del prodotto AW viene impiegata la materia
prima Alfa, la Pink spa programma il fabbisogno di materie prime e gli acquisti da
effettuare utilizzando i seguenti dati:
• standard produttivo 4 Kg;
• costo standard 4,50 euro/Kg;
• esistenze iniziali 27.000 Kg;
• rimanenze finali 36.000 Kg.
Prodotti
Prodotto AW
Budget delle materie prime
Produzione
Standard
Fabbisogno
programmata
materia Alfa
materia Alfa
(Kg)
(Kg)
99.900
4
399.600
Budget degli acquisti
Fabbisogno per la produzione
+ Rimanenze finali
– Esistenze iniziali
Quantità da acquistare
Costo di acquisto
399.600
36.000
27.000
408.600
1.838.700
4. Budget della manodopera diretta
La Pink spa, in base alla produzione programmata e ai seguenti dati relativi alle ore
di lavoro, redige il budget della manodopera diretta.
Standard unitario
Manodopera diretta
Prodotto AW
104
h1
Costo standard
20 euro l’ora
Budget della manodopera diretta
Produzione
Standard unitario
Ore lavorate
programmata
99.900
1
99.900
Costo manodopera
diretta
1.998.000
5. Budget delle rimanenze di materie prime e prodotti finiti
La Pink spa redige il budget delle rimanenze di materie prime e prodotti finiti tenendo
conto dei seguenti dati:
• esistenze iniziali materia prima Alfa 27.000 kg, valutate al costo di acquisto standard;
• rimanenze finali materia prima Alfa 36.000 kg, valutate al costo di acquisto standard;
• esistenze iniziali prodotto AW 1.000 unità, valutate 40 euro per unità;
• rimanenze finali prodotto AW 900 unità, valutate 47,50 euro per unità.
Classe Quinta
Percorso 8
Budget delle rimanenze di materie prime
Esistenze iniziali
Rimanenze finali
Quantità
Valore
Valutazione Quantità
Valore
Valutazione
unitario
unitario
Materia prima Alfa
27.000
4,50
121.500
36.000
4,50
162.000
Variazione a budget economico
–40.500
Budget delle rimanenze di prodotti finiti
Esistenze iniziali
Rimanenze finali
Quantità
Valore
Valutazione Quantità
Valore
Valutazione
unitario
unitario
Prodotto AW
1.000
40,00
40.000
900
47,50
42.750
Variazione a budget economico
+2.750
6. Budget economico
Per redigere il budget economico si utilizzano, oltre ai dati dei vari budget settoriali, i
seguenti dati: costi di produzione generali 700.000 euro, costi commerciali e amministrativi 674.430 euro, oneri finanziari 11.875 euro, carico fiscale 35% del risultato
economico lordo.
Parziali
Ricavi di vendita
Variazione rimanenze prodotti finiti
5.750.000
+2.750
Valore della produzione
5.752.750
Costi di acquisto materie
1.838.700
Costi della manodopera diretta
1.998.000
Costi di produzione generali
700.000
Variazione rimanenze materie prime
–40.500
Costi commerciali e amministrativi
674.430
Costi della produzione
Differenza valore e costi della produzione
Oneri finanziari
Totali
5.170.630
582.120
11.875
Risultato economico lordo
570.245
Imposte dell’esercizio
199.586
Risultato economico dell’esercizio
370.659
105
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
Esempio
2
Budget degli investimenti fissi
Nel patrimonio della Pink spa all’inizio dell’esercizio sono presenti, tra gli altri, i seguenti
beni strumentali:
Beni strumentali
Costo storico
Fondo ammortamento
Coefficiente
ammortamento
Fabbricati (1)
1.500.000
360.000
3%
Impianti e macchinari
1.000.000
400.000
15%
(1)
Il valore dell’edificio è 1.200.000 euro.
Per il prossimo esercizio, l’impresa programma i seguenti investimenti:
• 1/06 acquisto di un macchinario del costo di 182.500 euro; il macchinario entra in
funzione lo stesso giorno.
Presentiamo il budget degli investimenti fissi.
Fabbricati
Costo
storico
Valori iniziali
Fondo
ammortamento
1.500.000
360.000
Acquisto macchinario
182.500
Ammortamenti
Valori finali
Impianti e macchinari
Costo
Fondo
storico
ammortamento
1.000.000
400.000
36.000
1.500.000
396.000
166.050
1.182.500
566.050
Gli ammortamenti sono stati calcolati nel seguente modo:
• Fabbricati
Ammortamento al 31/12: euro (1.200.000 × 3%) = 36.000 euro
• Impianti e macchinari
Ammortamento al 31/12: euro (1.000.000 × 15%) = 150.000 euro
Ammortamento al 31/12 sul nuovo macchinario (dall’1/06 al 31/12)
182.500 × 15 × 214
= 16.050 euro
36.500
Totale ammortamenti impianti e macchinari =150.000 + 16.050 = 166.050 euro
4. Il controllo budgetario
Il budgetary control (o controllo a bilancio) è un processo diretto ad analizzare i risultati conseguiti dall’impresa e a confrontarli con gli obiettivi indicati nel budget.
Tale processo si articola nelle seguenti fasi:
1. programmazione, vengono raccolte le informazioni, fissati gli obiettivi annuali,
analizzati i costi, redatti e approvati i budget;
2. rilevazione dei dati consuntivi, vengono individuati i dati realizzati dall’impresa,
estrapolandoli dalla contabilità generale e dalla contabilità gestionale;
106
3. confronto, i dati effettivi vengono comparati con quelli indicati nei budget al fine
di determinare eventuali scostamenti e individuarne le cause;
4. redazione di report, in cui vengono redatti dei report sulle attività svolte.
Il budgetary control è volto a verificare il raggiungimento degli obiettivi di breve termine.
Negli ultimi tempi, a causa della crescente complessità dell’ambiente competitivo dovuta alla globalizzazione e all’innovazione tecnologica, molte imprese stanno affiancando i sistemi di budgetary control con i sistemi di controllo strategico.
Classe Quinta
Percorso 8
Il controllo strategico è un processo diretto ad analizzare i risultati aziendali, confrontandoli con gli obiettivi di lungo periodo stabiliti dall’impresa.
Budgetary
control
Misura i risultati
aziendali
di breve periodo
Scostamenti
di quantità
e di prezzo
Controllo
strategico
Misura i risultati
aziendali di
lungo periodo
Qualità del prodotto
e fidelizzazione
della clientela
CONTROLLO
L’analisi degli scostamenti è uno strumento di controllo che si realizza nelle seguenti fasi:
1. L’impresa confronta i dati effettivi con i dati programmati per calcolare lo scostamento globale.
2. Lo scostamento globale viene analizzato e suddiviso nei vari scostamenti elementari.
3. L’impresa individua le cause degli scostamenti.
4. L’impresa mette in atto delle azioni correttive.
L’analisi degli scostamenti riguarda i costi e i ricavi.
L’analisi degli scostamenti dei costi viene effettuata confrontando:
• i costi standard, riportati nel budget;
• i costi e i consumi effettivi dei fattori produttivi, che vengono ricavati dalla contabilità gestionale.
Le eventuali differenze (scostamenti) possono dipendere da due elementi:
Variazione nei rendimenti
(quantità) dei fattori
produttivi
Lo scostamento viene determinato moltiplicando la differenza tra quantità
effettive (Qe) e quantità standard (Qs) per i prezzi standard (Ps)
Ps × (Qe – Qs)
Variazione nei prezzi dei
fattori produttivi
Lo scostamento viene determinato moltiplicando la differenza tra prezzi
effettivi (Pe) e prezzi standard (Ps) per le quantità effettive dei fattori
impiegati (Qe)
Qe × (Pe – Ps)
107
8
Esempio
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
3
Analisi degli scostamenti dei costi
L’impresa Red spa programma i seguenti costi standard per la realizzazione di 1.000
unità del prodotto AE20:
• consumo materia prima C10 per unità di prodotto: Kg 3 a 30 euro il Kg;
• impiego manodopera per unità di prodotto: ore 1 a 20 euro l’ora.
Nel mese di maggio l’impresa ha rilevato i seguenti dati consuntivi per ottenere 980
unità del prodotto AE20:
• consumo materia prima C10 per unità di prodotto: Kg 2,85 a 31 euro il Kg;
• impiego manodopera per unità di prodotto ore 1 a 20 euro l’ora.
Determiniamo il costo primo standard e il costo primo effettivo sostenuto nel mese
di maggio.
Costo primo standard per 1.000 unità di prodotto
Fattori produttivi
Quantità
Prezzo
Costo unitario
Costo complessivo
Materia prima C10
Kg 3
30,00
90,00
90.000,00
Manodopera
h1
20,00
20,00
20.000,00
Costo primo standard
110,00
110.000,00
Costo primo effettivo per 980 unità di prodotto
Fattori produttivi
Quantità
Prezzo
Costo unitario
Costo complessivo
Materia prima C10
Kg 2,85
31,00
88,35
86.583,00
Manodopera
h1
20,00
20,00
19.600,00
Costo primo effettivo
108,35
106.183,00
Determiniamo lo scostamento globale:
Costo primo effettivo
euro
106.183,00
Costo primo standard
euro
110.000,00
–euro
3.817,00
Scostamento
Si tratta di uno scostamento positivo in quanto evidenzia un risparmio di costo di
3.817 euro.
Determiniamo lo scostamento unitario:
Costo primo effettivo
euro
108,35
Costo primo standard
euro
110,00
–euro
1,65
Scostamento
Si tratta di uno scostamento positivo in quanto evidenzia un risparmio di costo di
1,65 euro.
Individuiamo i fattori che hanno determinato tale scostamento.
108
Scostamento di prezzo
Prezzi
effettivi
standard
Qe
Pe
Ps
kg 2,85
31,00
30,00
h1
20,00
20,00
Fattori produttivi
Quantità
effettive
Materia prima C10
Manodopera
Scostamento
Aggravio/risparmio
Pe – Ps
Qe × (Pe – Ps)
1
+ 2,85
–
–
Classe Quinta
Percorso 8
+ 2,85
Scostamento di rendimento (quantità)
Prezzi
Quantità
Scostamento Aggravio/risparmio
standard
effettive
standard
Ps
Qe
Qs
Qe – Qs
Ps × (Qe – Qs)
30,00
kg 2,85
kg 3,00
–0,15
– 4,50
20,00
h1
h1
–
–
– 4,50
Fattori produttivi
Materia prima C10
Manodopera
Dall’analisi effettuata risulta che:
• le variazioni nei prezzi hanno comportato un aggravio di costo pari a 2,85 euro;
• le variazioni nelle quantità dei fattori produttivi impiegati hanno determinato un
risparmio di costo pari a 4,50 euro;
• il risparmio unitario del costo del prodotto è stato pari a 1,65 euro.
L’analisi degli scostamenti dei ricavi viene effettuata confrontando i ricavi effettivi
con i ricavi programmati.
L’impresa ha raggiunto gli obiettivi prefissati.
Ricavi effettivi
≥
Ricavi programmati
L’impresa non ha raggiunto gli obiettivi prefissati,
Ricavi effettivi
pertanto dovrà individuare le cause ed effettuare
<
Ricavi programmati delle azioni correttive.
Lo scostamento dei ricavi può essere suddiviso nei seguenti scostamenti elementari:
• scostamento di volume delle vendite;
• scostamento di prezzo.
Esempio
4
Analisi degli scostamenti dei ricavi
La Green spa, che produce e vende il prodotto YZ3, per il prossimo esercizio ha elaborato il seguente budget delle vendite:
Vendite programmate
Prezzo unitario
Ricavi programmati
1.000
120,00
120.000,00
109
8
Le strategie, la pianificazione
e la programmazione aziendale
La direzione commerciale ha raccolto i seguenti dati consuntivi:
Vendite effettive
Prezzo unitario
Ricavi effettivi
1.050
121,00
127.050,00
Determiniamo lo scostamento globale:
ricavi effettivi
euro (121,00 × 1.050)
euro 127.050,00
ricavi programmati
euro (120,00 × 1.000)
euro 120.000,00
Scostamento globale positivo
euro
7.050,00
Si tratta di uno scostamento positivo in quanto evidenzia il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Individuiamo i fattori che hanno determinato tale scostamento.
Prezzo effettivo
(Pe)
121,00
Vendite effettive
(Ve)
1.050
Scostamento di prezzo
Prezzo a budget
Variazione
Vendite effettive
(Pb)
(Ve)
120,00
1
1.050
Scostamento
(Pe – Pb) × Ve
Scostamento di volume delle vendite
Vendite a budget
Variazione
Prezzo a budget
(Vb)
(Pb)
1.000
+ 50
120,00
Scostamento
(Ve – Vb) × Pb
1.050,00
6.000,00
Lo scostamento globale positivo di 7.050,00 euro è dovuto:
• per 1.050,00 euro al maggior prezzo di vendita effettivo rispetto al prezzo a budget;
• per 6.000 euro all’aumento delle quantità effettivamente vendute rispetto a quelle
programmate a budget.
5. Il reporting
Al fine di garantire dei sistemi di comunicazione efficaci tra i vari soggetti aziendali efficaci, vengono periodicamente preparati dei report destinati al management aziendale.
I report aziendali, predisposti per i vari livelli di direzione, sono documenti contenenti
informazioni di vario tipo necessarie per prendere le decisioni aziendali.
In base ai soggetti destinatari, i report si distinguono in:
• report operativi, destinati ai responsabili della produzione;
• report per unità di business, destinati ai responsabili delle unità di business;
• report di sede centrale, destinati alla direzione generale.
I report possono contenere informazioni di varia natura:
• informazioni operative;
• informazioni economico­finanziarie;
• informazioni strategiche.
110
percorso
9
Il business plan
e il marketing
plan
Quali
funzioni ha?
Funzione informativa
interna
Funzione informativa
esterna
Business
plan
Sintesi del progetto e
informazioni sull’impresa
Descrizione del progetto
e obiettivi
Come si
costruisce?
Strumenti
di pianificazione
aziendale
Valutazione
economica e finanziaria
Valutazione
complessiva
Quali obiettivi vengono indicati?
Obiettivi
di marketing
Analisi situazione
iniziale
Marketing
plan
Obiettivi e scelte
strategiche
Come si costruisce?
Strumenti
operativi
Previsioni
economiche
Controllo
111
9
Il business plan e il marketing plan
1. Il business plan
Il business plan è il documento che riassume i contenuti e le caratteristiche del
progetto imprenditoriale (business idea) e che permette di valutarne la fattibilità dal
punto di vista tecnico, economico e finanziario.
Il business plan ha una duplice funzione:
• funzione interna, perché permette all’imprenditore o ai soci di verificare la validità
del progetto valutando la possibilità di raggiungere gli obiettivi stabiliti;
• funzione esterna, perché consente di illustrare i contenuti del progetto ai soggetti
esterni che l’impresa intende coinvolgere.
Funzione informativa interna
(imprenditore o soci)
BUSINESS
PLAN
Funzione informativa esterna
(banche, altri finanziatori e
istituzioni pubbliche)
CONTENUTO DEL BUSINESS PLAN
1. Sintesi
del progetto
e informazioni
sull’impresa
Se il business plan è elaborato da un’impresa già esistente, si presenta una breve sintesi del
progetto imprenditoriale (executive summary) e si forniscono le seguenti informazioni sulla
realtà aziendale:
• denominazione e forma giuridica;
• descrizione della nascita e dell’evoluzione successiva;
• mission aziendale;
• eventi significativi che hanno influenzato la vita aziendale;
• struttura e organizzazione dell’impresa;
• analisi della concorrenza e del mercato in cui l’impresa opera;
• analisi del settore di appartenenza.
Se il business plan viene redatto per l’avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale, in questa
sezione verranno fornite le informazioni sui soggetti che intendono avviare l’impresa.
• Descrizione del progetto: viene illustrato analiticamente il progetto che si intende
2. Descrizione
realizzare, specificando gli obiettivi, i risultati da raggiungere e le tempistiche per la
del progetto:
realizzazione.
obiettivi ed effetti
• Analisi SWOT: vengono evidenziati i punti di forza/debolezza interni e le opportunità/
sull’impresa
minacce provenienti dall’ambiente esterno.
• Impatto sull’impresa: vengono analizzati gli effetti che tale progetto potrà avere sulla
realtà imprenditoriale e sulle future scelte aziendali.
112
3. Valutazione
economica
e finanziaria
del progetto
Si redigono i seguenti documenti:
• Piano degli investimenti, illustra gli investimenti in fattori produttivi a medio/lungo
termine necessari per realizzare il progetto;
• Conto economico previsionale, contiene i costi, i ricavi e il reddito previsti;
• Stato patrimoniale previsionale, contiene le informazioni sulla struttura patrimoniale e
finanziaria nel periodo di tempo preso in considerazione dal business plan;
• Rendiconto finanziario previsionale, indica i flussi finanziari in entrata e in uscita previsti.
4. Valutazione
complessiva
del progetto
L’impresa valuta il progetto in base al rendimento che prevede di ottenere (rendimento
atteso) e alle effettive possibilità di realizzazione (rischio di fattibilità).
Classe Quinta
Percorso 9
I soggetti a cui è destinato il business plan possono essere:
• l’imprenditore;
• i futuri soci che intendono avviare il progetto;
• i finanziatori privati, per esempio le banche;
• le istituzioni pubbliche, se a esse viene richiesto un contributo.
2. Il marketing plan
Il marketing plan è il documento con il quale si definiscono gli obiettivi di marketing,
le risorse necessarie per il loro raggiungimento e le attività da compiere.
Il marketing plan è inserito nel business plan nell’ipotesi in cui il progetto imprenditoriale riguardi la nascita di una nuova impresa.
CONTENUTO DEL MARKETING PLAN
L’impresa effettua un’analisi della situazione evidenziando:
1. Analisi
della situazione • i punti di forza e i punti di debolezza dell’impresa;
• le opportunità e le minacce provenienti dall’ambiente esterno.
iniziale
L’impresa individua gli obiettivi da perseguire, i tempi per realizzarli, i mercati in cui intende operare
2. Obiettivi
e definisce le conseguenti scelte strategiche. Possono essere adottate le seguenti strategie:
e scelte
• marketing indifferenziato, l’impresa decide di essere presente sull’intero mercato offrendo
strategiche
un unico prodotto o una sola linea di prodotti per tutti i segmenti di mercato;
• marketing differenziato, l’impresa decide di operare sull’intero mercato differenziando i
propri prodotti in base alle esigenze della clientela;
• marketing concentrato, l’impresa decide di entrare in un unico segmento di mercato;
• marketing personalizzato, l’impresa decide di offrire alla clientela beni o servizi
“personalizzati”;
• marketing di nicchia, l’impresa decide di entrare in uno specifico segmento di mercato di
dimensioni molto ridotte (“nicchia di mercato”).
L’impresa individua gli strumenti (“leve”) di marketing mix da utilizzare per il raggiungimento
3. Strumenti
degli obiettivi prefissati: prodotto, prezzo, comunicazione, distribuzione.
operativi
L’impresa predispone un Conto economico previsionale, che riporta i costi e i ricavi
4. Previsioni
programmati.
economiche
L’impresa indica le modalità e i tempi di verifica dei risultati conseguiti al fine di valutare i
5. Controllo
progressi raggiunti rispetto agli obiettivi prefissati.
113
9
Esempio
Il business plan e il marketing plan
1
Business plan e marketing plan
Le sorelle Brasca decidono di avviare un’attività imprenditoriale di produzione e commercializzazione di cosmetici naturali con certificazione biologica.
Maddalena Brasca è una farmacista esperta nelle preparazioni cosmetiche e dermatologiche.
Nadia Brasca ha maturato una solida esperienza nel settore svolgendo la funzione di
responsabile delle vendite in una nota industria cosmetica del territorio.
L’attività di impresa inizierà in data 01/01/n.
Le sorelle individuano un laboratorio con annesso un locale per la vendita diretta dei
prodotti in una zona centrale della città, per il quale viene stipulato un contratto di locazione che prevede il pagamento di un canone complessivo annuo pari a 15.000 euro.
La costituzione richiede inoltre i seguenti investimenti:
- Software 5.000 euro;
- Impianti e macchinari 45.000 euro;
- Attrezzature 20.000 euro;
- Arredamento 10.000 euro.
Le sorelle presteranno la loro attività lavorativa nell’impresa con un costo complessivo
annuo pari a 50.000 euro.
Per analizzare la fattibilità del progetto imprenditoriale viene costruito un business plan
corredato da uno Stato patrimoniale e un Conto economico previsionali, che per semplicità vengono riferiti al primo anno di attività.
Parte 1. Sintesi del progetto e informazioni sull’impresa
Il progetto nasce dall’idea di proporre al mercato cosmetici naturali con certificazione
biologica, realizzati con materie prime di origine vegetale a basso impatto ambientale.
Le sorelle Brasca che intendono dar vita alla nuova attività d’impresa, oltre a condividere un grande interesse per la sostenibilità ambientale, hanno maturato negli anni una
solida esperienza nel settore. Nello specifico:
• Maddalena Brasca, di anni 35, è una farmacista esperta nelle produzioni cosmetiche e dermatologiche;
• Nadia Brasca, di anni 40, ha maturato una solida esperienza nel settore svolgendo
la funzione di responsabile delle vendite on line in una nota industria cosmetica
del territorio.
Parte 2. Descrizione del progetto: obiettivi ed effetti sull’impresa
Descrizione del progetto
La forma giuridica prescelta è quella di società a responsabilità limitata.
Il capitale sociale di complessivi 50.000 euro viene sottoscritto per:
• 25.000 euro da Maddalena Brasca;
• 25.000 euro da Nadia Brasca.
L’attività produttiva si focalizzerà sulla produzione e commercializzazione di cosmetici
naturali per la cura del corpo e dei capelli con certificazione biologica, realizzati con materie prime di origine vegetale a basso impatto ambientale.
La mission aziendale è quella di valorizzare la cosmetica consapevole caratterizzata da
ingredienti e formule naturali e sostenibili, cercando di instaurare un rapporto diretto
con la clientela al fine di soddisfare ogni esigenza.
114
Piano di marketing
La cosmetica naturale, in considerazione della crescente sensibilità dei consumatori alla
sostenibilità ambientale, rappresenta un settore in fase di espansione.
Analisi SWOT
Punti di forza
•
•
•
•
Elevata qualità del prodotto
Valorizzazione del packaging
Rapporti diretti con la clientela
Presenza di certificazione biologica
Punti di debolezza
• Prezzo medio/elevato
• Assenza di un brand già noto
Opportunità
• Prodotto e mercato in fase di espansione
• Ridotta presenza di concorrenti
• Crescente sensibilità da parte dei consumatori ai
prodotti biologici
Classe Quinta
Percorso 9
Minacce
• Impossibilità di competere con la grande
distribuzione
• Cambiamenti sociali e crisi economica
Le azioni di marketing che l’impresa intende adottare fanno leva sul prodotto, sul prezzo, sulla comunicazione e sulla distribuzione.
1. Prodotto
Viene offerto un prodotto cosmetico di elevata qualità caratterizzato da certificazione biologica, realizzato artigianalmente con ingredienti naturali e sostenibili. L’impresa
punta anche sul packaging, che sarà particolarmente leggero e realizzato con materiali
ecologici.
2. Prezzo
I prezzi dei prodotti, definiti in modo da coprire i costi sostenuti e garantire un adeguato profitto, risultano in sintonia con quelli adottati dalla concorrenza. Nella fase iniziale
saranno praticati sconti e promozioni sulle vendite on line, al fine di far conoscere il
prodotto alla clientela.
3. Comunicazione
Si prevedono le seguenti azioni di comunicazione:
• pubblicità su riviste specializzate;
• pubblicità sui social network;
• costruzione del sito web.
4. Distribuzione
Si prevede l’utilizzo dei seguenti canali distributivi:
• punti vendita fisici (negozi specializzati di piccole dimensioni);
• e-commerce gestito direttamente dall’impresa.
115
9
Il business plan e il marketing plan
Parte 3. Valutazione economica e finanziaria del progetto
Piano degli investimenti
Costo storico
n
Software
5.000
Totale immobilizzazioni immateriali
5.000
% ammortamento
Quote annue
ammortamento
20%
1.000
1.000
Impianti e macchinari
45.000
14%
6.300
Attrezzature
20.000
16%
3.200
Arredamento
10.000
15%
1.500
Totale immobilizzazioni materiali
75.000
11.000
Totale
80.000
12.000
Conto economico previsionale
n
Ricavi netti di vendita
Variazioni rimanenze prodotti
10.000
Valore della produzione (A)
220.000
Costi di acquisto materie prime e di consumo
95.000
Costi per servizi (energia, assicurazioni, consulenze ecc.)
40.000
Costi per godimento di beni di terzi (fitti passivi)
15.000
Costi per il personale (costi per il lavoro dei soci)
50.000
Ammortamenti
12.000
Variazione rimanenze materie prime e di consumo
–3.000
Costi della produzione (B)
Differenza tra valore e costi della produzione (A–B)
116
210.000
209.000
11.000
Oneri finanziari
1.500
Risultato prima delle imposte
9.500
Imposte dell’esercizio
3.000
Utile d’esercizio
6.500
Stato patrimoniale previsionale
Attivo
Immobilizzazioni
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni materiali
Totale immobilizzazioni
n
Passivo
Patrimonio netto
4.000 Capitale sociale
64.000 Risultato dell’esercizio
68.000 Totale patrimonio netto
Attivo circolante
13.000
Crediti
28.000 Debiti
Disponibilità liquide
Totale attivo
50.000
6.500
56.500
Trattamento di fine rapporto
di lavoro subordinato
Rimanenze
Totale attivo circolante
n
5.000 Debiti verso fornitori
2.500
18.500
46.000 Debiti tributari e verso istituti
previdenziali
1.500
Mutui passivi
35.000
Totale debiti
55.000
114.000 Totale passivo
Classe Quinta
Percorso 9
114.000
Le immobilizzazioni sono indicate al netto dei fondi ammortamento.
Parte 4. Valutazione complessiva del progetto
Per valutare complessivamente il progetto, dopo aver riclassificato i prospetti di Stato
patrimoniale e di Conto economico previsionali, sono stati calcolati i principali indici di
redditività, patrimoniali e finanziari.
Si programma di accantonare l’intero utile di esercizio a riserve.
Stato patrimoniale previsionale riclassificato secondo criteri finanziari
(tenendo conto della destinazione dell’utile d’esercizio)
Impieghi
Attivo corrente
Disponibilità liquide
Disponibilità finanziarie
Rimanenze
Totale
Attivo immobilizzato
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni materiali
Totale
n
Fonti
Totale impieghi
114.000 Totale fonti
n
Debiti
5.000 Debiti a breve scadenza
25.000
28.000 Debiti a media/lunga scadenza
32.500
13.000 Totale
57.500
46.000
Capitale proprio
4.000 Capitale sociale
50.000
64.000 Riserve
6.500
68.000 Totale
56.500
114.000
I debiti a media/lunga scadenza sono formati dalla quota del mutuo passivo da non rimborsare entro l’anno successivo (30.000 euro) e dai debiti per TFR (2.500 euro).
117
9
Il business plan e il marketing plan
Conto economico previsionale riclassificato a valore aggiunto
n
Ricavi netti di vendita
210.000
Variazioni rimanenze prodotti
10.000
Valore della produzione
220.000
Costi di acquisto materie prime e di consumo
–95.000
Costi per servizi
–40.000
Costi per godimento di beni di terzi
–15.000
Variazione rimanenze materie prime e di consumo
Valore aggiunto
73.000
Costi per il personale
–50.000
Margine operativo lordo (EBITDA)
23.000
Ammortamenti
–12.000
Reddito operativo (EBIT)
11.000
Risultato gestione finanziaria
–1.500
Risultato economico al lordo delle imposte
9.500
Imposte dell’esercizio
–3.000
Utile d’esercizio
6.500
Analisi della redditività
Indici
ROE
6.500
50.000
ROI
11.000
114.000
ROD
1.500
57.500
× 100
13%
× 100
9,65%
× 100
2,61%
Analisi patrimoniale e finanziaria - Indici patrimoniali
Indici
Rigidità degli
impieghi
Elasticità degli
impieghi
118
3.000
68.000
114.000
46.000
114.000
× 100
59,65%
× 100
40,35%
Incidenza dei debiti a breve
scadenza
25.000
114.000
Incidenza dei debiti a media/
lunga scadenza
32.500
114.000
Grado di capitalizzazione
56.500
114.000
× 100
21,93%
× 100
28,51%
× 100
49,56%
Classe Quinta
Percorso 9
Analisi patrimoniale e finanziaria - Indici finanziari
Indice
Indice di disponibilità
n
46.000
1,84
25.000
Indici di liquidità secondaria
33.000
1,32
25.000
Indici di autocopertura delle
immobilizzazioni
56.500
0,83
68.000
Indici di copertura globale
delle immobilizzazioni
89.000
1,31
68.000
Commento
L’utile d’esercizio previsto per il primo anno è pari a 6.500 euro, ciò evidenzia la capacità dell’impresa di remunerare il capitale investito dai soci.
Dall’analisi della situazione patrimoniale e finanziaria emerge una situazione di equilibrio:
• l’impresa è in grado di far fronte agli impegni finanziari a breve scadenza con le
disponibilità liquide e finanziarie;
• gli investimenti di medio/lungo termine sono totalmente finanziati con il capitale
permanente (capitale proprio + debiti a media/lunga scadenza).
Gli indici di bilancio confermano il giudizio positivo sull’idea imprenditoriale evidenziando
la realizzabilità del progetto.
119
percorso
10
Tipologie
I finanziamenti
bancari
alle imprese
Come si
suddividono?
Operazioni
di smobilizzo
Operazioni
di prestito
Finanziamenti
bancari
Finanziamenti
a breve
termine
Apertura
di credito in c/c
Quali sono le
principali tipologie?
Portafoglio
s.b.f.
Anticipo
su fatture
Factoring
Sconto
di cambiali
Finanziamenti
a medio/
lungo termine
120
Quali sono le
principali tipologie?
Mutuo
Leasing finanziario
1. I finanziamenti bancari
Al fine di soddisfare il proprio fabbisogno finanziario (volume di mezzi finanziari
necessari per svolgere l’attività aziendale) le imprese ricorrono anche alle banche, le
quali possono concedere finanziamenti per l’acquisto di:
• fattori produttivi a medio/lungo ciclo di utilizzo (attivo immobilizzato);
Classe Quinta
Percorso 10
• fattori produttivi a breve ciclo di utilizzo (attivo corrente).
I finanziamenti concessi dalle banche si distinguono in due categorie:
• operazioni di smobilizzo, con cui l’impresa trasferisce alla banca i crediti commerciali (rappresentati da fatture o cambiali) e ne ottiene in anticipo l’importo.
Fanno parte di questa categoria:
– il portafoglio salvo buon fine;
– lo sconto di cambiali;
– l’anticipo su fatture;
– il factoring;
• operazioni di prestito, con cui l’impresa ottiene i mezzi finanziari necessari secondo varie forme tecniche:
– finanziamenti in c/c di corrispondenza. L’impresa ha la possibilità di prelevare
dal c/c somme superiori a quelle versate, generando degli scoperti di conto che
danno luogo a saldi passivi per il cliente;
– finanziamenti a scadenza fissa. La banca presta all’impresa una somma di denaro, che dovrà essere rimborsata alla scadenza concordata.
FINANZIAMENTI
BANCARI
Operazioni
di smobilizzo
Operazioni
di prestito
2. Il fido bancario
Il fido bancario è l’importo massimo di credito che una banca concede a un cliente
che ne ha fatto richiesta.
Il fido che la banca concede a un cliente non è sempre interamente utilizzato; occorre
quindi effettuare una distinzione tra:
• fido potenziale, che rappresenta l’importo massimo di credito che il cliente potrebbe ottenere dalla banca;
• fido accordato, che rappresenta l’importo concesso dalla banca e messo a disposizione del cliente;
• fido utilizzato, che rappresenta l’importo effettivamente utilizzato dal cliente.
3. I finanziamenti bancari a breve termine
I finanziamenti bancari si definiscono a breve termine quando le date di scadenza per
il rimborso delle somme prestate non superano i 18 mesi.
121
10
I finanziamenti bancari alle imprese
Le principali tipologie di finanziamenti bancari a breve termine sono le seguenti:
• apertura di credito in c/c;
• factoring;
• portafoglio s.b.f.;
• sconto di cambiali.
• anticipo su fatture;
L’apertura di credito in c/c
L’apertura di credito è un contratto in base al quale la banca mette a disposizione
dell’impresa, per un certo periodo di tempo, una somma di denaro che può essere
utilizzata con prelievi parziali e ripristinata con successivi versamenti.
In base alla durata, si distinguono le seguenti categorie:
• apertura di credito a tempo determinato, alla scadenza concordata l’impresa
deve restituire alla banca il capitale, gli interessi e gli oneri accessori;
• apertura di credito a tempo indeterminato, concessa fino a revoca e in cui sia
la banca che l’impresa hanno la possibilità di recedere dal contratto rispettando i
termini di preavviso previsti contrattualmente.
I contratti di apertura di credito prevedono i seguenti costi:
• tasso di interesse (tasso debitore) sulle somme utilizzate entro il limite del fido;
• tasso di interesse sugli sconfinamenti;
• commissione per la messa a disposizione dei fondi, calcolata sull’intero importo del fido accordato; la commissione percentuale non può superare lo 0,50% per
trimestre;
• commissione di istruttoria veloce, determinata in misura fissa e applicata dalla
banca nel caso di sconfinamento.
APERTURA
DI CREDITO
Esempio
1
Apertura di credito a
tempo determinato
Apertura di credito a
tempo indeterminato
Condizioni applicate a un’apertura di credito in c/c
L’impresa Red spa di Genova, cliente di Intesa Sanpaolo, ha ottenuto un’apertura di
credito in c/c di 100.000 euro alle seguenti condizioni:
• commissione per la messa a disposizione dei fondi pari all’1% annuo, con liquidazione trimestrale;
• tasso d’interesse debitore 4%;
• tasso di interesse sugli sconfinamenti 6,50%;
• commissione di istruttoria veloce 100,00 euro.
Il tasso di interesse 4% si applica sui saldi passivi del c/c entro il limite del fido di
100.000 euro; nel caso in cui si verifichi uno sconfinamento, cioè il saldo passivo di c/c
sia maggiore di 100.000 euro, la banca applica una penale (commissione di istruttoria
122
veloce) e sulla parte del saldo passivo di c/c che supera 100.000 euro (extrafido) aumenta il tasso di interesse al 6,50%.
La commissione per la messa a disposizione dei fondi viene applicata dalla banca sull’intero importo dell’affidamento concesso indipendentemente dall’effettivo prelevamento delle
somme e dalla durata dell’utilizzo delle somme stesse e viene calcolata nel seguente modo.
Commissione trimestrale: (1,00% : 4) = 0,25%
Importo trimestrale addebitato in c/c: euro (100.000 x 0,25%) = 250,00 euro
Classe Quinta
Percorso 10
Il portafoglio s.b.f.
L’apertura di credito per portafoglio s.b.f. rappresenta un’operazione di smobilizzo
con cui la banca anticipa all’impresa l’importo nominale delle ricevute bancarie presentate all’incasso “salvo buon fine”.
La procedura maggiormente utilizzata prevede l’apertura di un Conto anticipo, che si
affianca al c/c di corrispondenza intestato all’impresa. Il costo dell’operazione è rappresentato dalle commissioni di incasso delle Ri.Ba. e dagli interessi maturati sul Conto anticipo su Ri.Ba. che vengono conteggiati a fine anno o al termine del rapporto.
L’anticipo su fatture
L’anticipo su fatture è un’operazione di smobilizzo con cui la banca anticipa all’impresa una certa percentuale dell’importo delle fatture di vendita.
Gli anticipi su fatture, che prevedono l’apertura di un Conto anticipo fatture, sono effettuati con la condizione pro solvendo: la banca ha il diritto di rivalersi sull’impresa
cedente se il debitore ceduto non paga alla scadenza il suo debito.
Il costo dell’operazione è rappresentato dagli interessi passivi maturati sul Conto anticipo fatture, che vengono conteggiati a fine anno o al termine del rapporto.
Il factoring
Il factoring è un contratto con cui un’impresa cede la globalità o una parte dei propri crediti commerciali al factor, che può essere una banca o una società di factoring.
Nel factoring sono presenti tre soggetti:
• l’impresa creditrice, che cede i propri crediti commerciali;
• l’impresa debitrice, che alla scadenza dovrà pagare la fattura al factor;
• l’impresa cessionaria (factor), che acquista i crediti.
Impresa creditrice
SOGGETTI
Impresa debitrice
Impresa di factoring
123
10
I finanziamenti bancari alle imprese
L’operazione di factoring può essere effettuata alle seguenti condizioni:
• factoring pro solvendo, quando il factor acquista i crediti con il diritto di rivalersi
sull’impresa cedente nel caso in cui il debitore non paghi alla scadenza il suo debito;
• factoring pro soluto, quando il factor acquista i crediti senza il diritto di rivalersi
sull’impresa cedente nel caso in cui il debitore non paghi alla scadenza il suo debito.
Factoring
pro solvendo
FACTORING
Factoring
pro soluto
Le operazioni tra l’impresa cedente e l’impresa di factoring sono registrate in un apposito conto corrente tenuto dal factor.
Il costo del factoring è costituito:
• dalle commissioni di factoring (percentuale applicata all’importo dei crediti ceduti),
che sono più elevate nel factoring pro soluto;
• dal rimborso delle spese (spese postali, bolli ecc.);
• dagli interessi sulle somme anticipate.
Lo sconto di cambiali
Lo sconto di cambiali è un’operazione di smobilizzo con cui la banca anticipa al
cliente l’importo nominale delle cambiali, diminuito dello sconto commerciale, delle
commissioni d’incasso e di altri eventuali oneri.
Lo sconto viene calcolato dalla banca sull’importo nominale delle cambiali, applicando il tasso
di interesse concordato con il cliente. L’operazione di sconto si svolge nelle seguenti tre fasi:
1. l’impresa presenta le cambiali alla banca con girata in bianco;
2. la banca controlla la presenza dei requisiti formali;
3. la banca procede allo sconto delle cambiali accreditando sul c/c del cliente il netto ricavo, che è dato dalla differenza tra il valore nominale delle cambiali e i costi
dell’operazione (sconto, commissioni d’incasso, eventuali altri costi).
4. I finanziamenti bancari a medio/lungo termine
I finanziamenti bancari sono a medio/lungo termine quando la scadenza prevista per
il rimborso delle somme prestate supera i 18 mesi.
Le principali tipologie di finanziamenti bancari a medio/lungo termine sono le seguenti:
• mutuo;
• leasing finanziario.
Il mutuo
Il mutuo è un prestito a media/lunga scadenza, in molti casi garantito da ipoteca,
in cui il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi avvengono in base a un
piano di ammortamento prestabilito.
124
L’ipoteca è una garanzia che attribuisce alla banca il diritto di vendere il bene immobile trattenendo l’importo dovuto dal debitore inadempiente.
In relazione ai tassi d’interesse applicati, si distinguono le seguenti tre principali tipologie di mutui:
1. mutui a tasso fisso, in cui il tasso di interesse resta costante per l’intera durata
del contratto;
Classe Quinta
Percorso 10
2. mutui a tasso variabile, in cui il tasso di interesse varia periodicamente in base
alle oscillazioni dei parametri di riferimento;
3. mutui a tasso misto, in cui il tasso di interesse può passare da variabile a fisso (o
viceversa) in determinate scadenze o al verificarsi di certe condizioni.
Mutuo a
tasso fisso
Mutuo a tasso
variabile
MUTUO
Mutuo a
tasso misto
Le rate del mutuo, che possono avere scadenza mensile, trimestrale o semestrale,
sono formate da una quota capitale e una quota interessi.
In caso di mancato pagamento delle rate dei mutui le banche applicano gli interessi
di mora, i quali sono calcolati a un tasso più elevato sull’ammontare delle rate non
pagate (oppure in sofferenza).
Esempio
2
Accensione e rimborso di un mutuo ipotecario
La Pink spa, impresa industriale del settore tessile, ottiene in data 1/03/n un mutuo ipotecario di 200.000 euro da UniCredit al tasso fisso 5%, da rimborsare in 5 anni in quote
costanti semestrali unitamente agli interessi maturati.
In data 1/03/n la banca accredita sul c/c dell’impresa la somma di 200.000 euro.
In data 1/09/n l’impresa versa la prima delle 10 rate in scadenza formata da:
Quota capitale
euro (200.000 : 10) = euro 20.000
Quota interessi
I=
Rata
200.000 × 5 × 6
1.200
= euro 5.000
euro (20.000 + 5.000) = euro 25.000
Dopo il rimborso di ogni rata, il mutuo si riduce progressivamente di 20.000 euro;
di conseguenza si riducono anche gli interessi che l’impresa deve versare, i quali
vengono calcolati sull’importo residuo del prestito.
125
10
I finanziamenti bancari alle imprese
In data 1/03/n+1 gli interessi saranno calcolati sul debito residuo.
Debito residuo 1/03/n+1 = euro (200.000 – 20.000) = euro 180.000
Interessi al 1/03/n+1 =
180.000 x 5 x 6
1.200
= euro 4.500
Il leasing finanziario
Il leasing finanziario è un contratto in base al quale la società di leasing (o
la banca) concede all’impresa il godimento di un bene strumentale (mobile o
immobile) per un certo periodo di tempo, richiedendo il pagamento di canoni
periodici.
Alla scadenza del contratto l’impresa utilizzatrice può decidere di:
• acquistare il bene versando un prezzo prestabilito (prezzo di riscatto);
• restituire il bene alla società di leasing.
Nel contratto di leasing finanziario sono presenti tre soggetti:
• l’impresa produttrice, che fabbrica il bene strumentale in base alle indicazioni
dell’utilizzatore;
• la società di leasing, che acquista il bene dall’impresa produttrice e lo consegna
all’impresa utilizzatrice;
• l’impresa utilizzatrice, che usa il bene, versa i canoni concordati e ha il diritto, alla
scadenza del contratto, di acquisire la proprietà del bene stesso pagando il prezzo
di riscatto.
SOGGETTI
Impresa
produttrice
Produce il bene strumentale
Società
di leasing
Acquista il bene
e lo consegna all’utilizzatore
Impresa
utilizzatrice
Usa il bene e paga
i canoni periodici
Con il contratto di leasing l’impresa utilizzatrice può impiegare un bene strumentale
nel proprio processo produttivo anche se non ha a disposizione i mezzi finanziari per
acquistarlo. In pratica l’impresa ottiene un finanziamento dalla società di leasing, che
dovrà essere rimborsato mediante il versamento di canoni periodici.
In molti contratti di leasing è previsto un maxicanone iniziale e successivamente il
versamento di una serie di canoni di importo minore.
126
Lucia Nazzaro
Percorsi semplificati
di Economia aziendale
e geopolitica
RIM
Per le classi terza,
quarta e quinta
Imprese
internazionali
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1
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Presentazione
Prezioso strumento di ripasso, Percorsi semplificati RIM completa l’offerta digitale dei
volumi Percorsi semplificati di economia aziendale AFM, sviluppando gli argomenti
peculiari dell’indirizzo RIM per economia aziendale e geopolitica, dalla classe terza
alla quinta.
L’autrice, Lucia Nazzaro, ha schematizzato e semplificato con esempi e brevi testi i temi
fondamentali RIM, realizzando non solo un prezioso strumento compensativo per chi
presenta difficoltà di apprendimento, ma anche un indispensabile supporto allo studio
per tutta la classe.
INDICE
Classe Terza
1
2
3
La geopolitica e le imprese internazionali
La compravendita internazionale e gli adempimenti IVA
La rilevazione contabile delle operazioni di compravendita
1
8
13
Il marketing delle imprese internazionali
Il contratto di compravendita internazionale e la sua esecuzione
20
25
Le strategie e il business plan delle imprese internazionali
Le operazioni di import-export
33
39
Classe Quarta
Percorso
Percorso
4
5
Classe Quinta
Percorso
Percorso
6
7
Fasi
Documenti
Regimi doga
23
Percorso
Percorso
Percorso
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Geopolitica
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39
Geopolitica
Perché parliamo
di geopolitica studiando
l’impresa?
Imprese
internazionali
Perché le imprese
diventano internazionali?
Geopolitica
e imprese
internazionali
Motivi esterni
Caratteri
delle imprese
internazionali
In che cosa si
differenziano le
imprese internazionali?
Motivi interni
RIM CLASSE TERZA
percorso
1
La geopolitica
e le imprese
internazionali
Mercati
Concorrenti
Processo produttivo
Esportazione diretta
Organizzazione
delle imprese
internazionali
Come si organizza
un’impresa
internazionale?
Esportazione indiretta
Accordi di collaborazione
interaziendale
Investimenti diretti esteri
1
RIM
1
La geopolitica e le imprese internazionali
1. La geopolitica
Il termine geopolitica è composto da due elementi: geo (inteso come terra o legato a
geografia) e politica.
La geopolitica è la materia che studia le relazioni tra azioni politiche e sociali dei
Paesi e caratteristiche geografiche dei territori coinvolti.
Tradizionalmente il termine geopolitica veniva usato esclusivamente in riferimento alle
decisioni politiche dei Paesi e alla loro ricaduta sugli interessi di altri Paesi.
Oggi il termine viene utilizzato in riferimento a tutti quegli eventi, anche sociali, religiosi ed economici che possono incidere sulle diverse realtà territoriali.
Molti fenomeni di grande attualità hanno dei risvolti geopolitici, cioè riguardano azioni
politiche e cambiamenti di equilibri tra gli Stati, come, per esempio:
• i flussi di emigrazione dai Paesi più poveri dell’Africa verso l’Europa;
• la disparità di ricchezza e risorse tra Paesi del Sud e Paesi del Nord del mondo;
• la circolazione internazionale sempre più veloce, semplice e diffusa di persone, beni,
capitali e informazioni;
• i cambiamenti climatici.
Esempio
1
Fatti di interesse geopolitico
Dopo la seconda guerra mondiale in Medio Oriente si sono verificati numerosi cambiamenti:
• questi Paesi si mostrano sempre più insofferenti verso il controllo di Gran Bretagna
e Francia;
• nel 1948 nasce lo Stato di Israele;
• tutta l’area è coinvolta nella cosiddetta Guerra Fredda tra le due principali potenze
economiche e militari mondiali, USA e URSS, interessate alle regioni arabe soprattutto per le risorse petrolifere di cui la zona abbonda e per il canale di Suez che
permette il transito dei flussi commerciali;
• nella zona vi sono tuttora numerosi conflitti e rovesciamenti di potere, alimentati
da interessi economici legati al controllo delle risorse e da contrasti inter-arabi di
matrice etnico-religioso-tribale.
Tutti questi cambiamenti, legati tra loro, portano a un’instabilità dei Paesi dell’area nordafricana e mediorientale che interessa e si ripercuote anche sull’economia di altri Paesi,
dai più vicini, come l’Europa, ai più lontani, come gli Stati Uniti.
2. Le imprese internazionali
Le imprese internazionali sono imprese che operano in diversi Paesi.
Le imprese agiscono sempre più spesso a livello internazionale, favorite nell’espansione da una maggiore facilità di spostarsi, comunicare e scambiarsi idee e beni tra le
diverse aree del mondo.
2
Classe Terza
Percorso 1
Nel commercio internazionale sono sempre più presenti imprese di Paesi lontani geograficamente e culturalmente, come la Cina, l’India e la Corea del Sud, che negli ultimi
anni hanno effettuato grandi investimenti per sviluppare la loro economia e migliorare
le produzioni manifatturiere. La Cina, per esempio, non è più solo il Paese in cui produrre beni a basso costo, perché le sue imprese hanno imparato a realizzare prodotti
innovativi e di qualità.
CONSUMATORE
GLOBALE
SA EFFETTUARE SCELTE TRA PRODOTTI ALTERNATIVI
OFFERTI DA IMPRESE SU SCALA MONDIALE
CONCORRENTE
GLOBALE
SA COMPETERE COGLIENDO LE OCCASIONI FAVOREVOLI
DEI MERCATI INTERNAZIONALI E SFRUTTANDO LE
OPPORTUNITÀ DELLE NUOVE TECNOLOGIE
RIM
Anche le piccole imprese si sono aperte a nuove opportunità di sviluppo della loro
attività all’estero e a nuovi rischi: non è più possibile ignorare il comportamento delle
persone e delle imprese di altri Paesi, perché esse sempre più spesso si comportano
come consumatori globali e concorrenti globali.
La globalizzazione economica è la tendenza dell’economia ad assumere una dimensione sovranazionale.
Esempio
2
Consumatore globale e concorrente globale
Un giovane è considerato un consumatore globale se è in grado, in alternativa all’acquisto in un negozio specializzato, di acquistare on line un paio di scarpe sportive,
scegliendo tra le marche che preferisce e confrontando i diversi prezzi proposti dai siti
e-commerce.
Un’impresa italiana del settore abbigliamento è un concorrente globale se è in grado di
vendere all’estero entrando così in competizione con i prodotti di imprese di altri Paesi, offrendo un prodotto made in Italy, utilizzando anche piattaforme digitali dedicate
all’e-commerce per raggiungere mercati lontani o difficili.
3. Le imprese internazionali e la geopolitica
Le imprese italiane che vogliono competere su scala internazionale sono interessate
a cogliere i cambiamenti geopolitici dei Paesi con cui possono avere rapporti d’affari.
3
RIM
1
La geopolitica e le imprese internazionali
CAMBIAMENTI
GEOPOLITICI
DEI PAESI
da cui si
acquistano prodotti
in cui si vendono
prodotti
in cui si
è presenti con filiali
o collaboratori
Per le imprese risulta importante individuare i cambiamenti geopolitici nei vari Paesi per:
• evitare aree geografiche in cui i rischi politici, sociali ed economici possono comprometterne il business;
• selezionare i mercati in cui vendere;
• scegliere dove acquistare materie prime o produrre.
Esempio
3
Legame tra avvenimento geopolitico
e impresa internazionale
L’esplosione di un conflitto tra Paesi confinanti per il controllo di un corso d’acqua può
danneggiare gli interessi dell’impresa internazionale che ha relazioni commerciali in quel
territorio e può generare tensioni o pericoli per la sicurezza delle persone e delle risorse
attraverso cui l’impresa opera.
4. I motivi dell’internazionalizzazione
delle imprese
I motivi per cui un’impresa decide di espandere la propria attività all’estero sono
esterni o interni all’impresa stessa:
• i motivi esterni riguardano l’ambiente sociale e competitivo in cui l’impresa opera;
• i motivi interni riguardano situazioni difficili che l’impresa può superare se è capace di riconoscere le opportunità offerte da un’alternativa di scelta internazionale.
4
Motivi esterni
Motivi interni
• Caratteristiche dell’ambiente generale
in cui l’impresa agisce.
• Ambiente competitivo del mercato di
origine che spinge ad andare all’estero.
• Crescita ridotta del mercato
del proprio Paese.
• Approvvigionamento di materie prime.
• Dare visibilità internazionale al prodotto
per aumentarne l’immagine.
• Cercare nuovi mercati per un prodotto
non più richiesto nel Paese di origine
ma attraente in altri Paesi.
• Seguire un cliente importante
in una sua iniziativa all’estero.
Classe Terza
Percorso 1
5. I caratteri delle imprese internazionali
Le caratteristiche distintive delle imprese internazionali interessano diversi aspetti.
ASPETTI
DA CONSIDERARE
Mercati
Concorrenti
Processo produttivo
I mercati
L’impresa che vuole vendere sui mercati esteri deve conoscerne le differenze rispetto
al mercato d’origine. In particolare, deve conoscere a fondo i consumatori per individuarne:
• le preferenze e i gusti;
• le tradizioni culturali e religiose;
RIM
• le abitudini di acquisto, come, per esempio, il tempo che dedicano all’acquisto e i
modi di concludere un contratto di acquisto;
• il reddito e la disponibilità di denaro da destinare agli acquisti;
• la disponibilità e la capacità di utilizzo degli strumenti tecnologici e informatici.
Queste informazioni aiutano l’impresa a decidere se il mercato estero sia adatto al
prodotto offerto, se siano necessarie delle modifiche o se invece sia meglio abbandonare l’idea per evitare un fallimento dell’iniziativa.
I concorrenti
Le imprese competono sui mercati internazionali con imprese di altri Paesi, le quali
producono e commercializzano prodotti simili o alternativi compiendo scelte strategiche diverse. Inoltre, i possibili clienti sono spesso diffidenti nei confronti delle nuove
imprese estere e preferiscono quelle locali che meglio conoscono le loro esigenze e i
loro gusti.
In alcuni mercati le imprese italiane si trovano di fronte a concorrenti di dimensioni
molto superiori che possono offrire prodotti a prezzi più convenienti grazie alle economie di scala, come accade per numerosi prodotti di largo consumo.
Le economie di scala sono rappresentate da minori costi di produzione grazie alla
possibilità di distribuire tra un maggior numero di prodotti (prodotti su larga scala)
i costi dei beni strumentali utilizzati (costi fissi).
Alcune imprese possono avere interesse a collocarsi in aree geografiche in cui operano
imprese molto innovative che svolgono rilevanti attività di ricerca e sviluppo. Queste
zone vengono dette learning markets, cioè mercati di apprendimento. Le imprese
italiane si confrontano con concorrenti più evoluti da cui imparano per migliorare e
sopravvivere nella competizione.
5
RIM
1
La geopolitica e le imprese internazionali
I processi produttivi
La distribuzione delle diverse attività della filiera produttiva a livello internazionale è
cambiata negli anni, seguendo diverse fasi:
1. in passato le imprese italiane vendevano all’estero prodotti finiti mantenendo l’attività produttiva in senso stretto, cioè la trasformazione economico-tecnica nella
propria sede o affidandone singole fasi ad altre imprese del distretto produttivo;
2. successivamente, negli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso, le imprese hanno
spesso scelto di delocalizzare alcune fasi della lavorazione nei Paesi più poveri nei
quali il costo della manodopera era molto inferiore (Paesi dell’Europa orientale e
Paesi del Sud Est asiatico):
– affidando una parte della lavorazione a imprese sub-fornitrici estere;
– collocandosi direttamente all’estero con un proprio insediamento produttivo;
3. nei primi anni Duemila le imprese hanno imparato a cogliere le opportunità offerte
dai diversi Paesi per le fasi del processo produttivo distribuendo a livello internazionale le varie attività produttive, anche collocandole in aree geografiche diverse per
ottimizzare i risultati;
4. oggi molte imprese che in passato avevano delocalizzato all’estero la produzione,
riportano in Italia le attività produttive perché non trovano più conveniente produrre all’estero. Tale fenomeno, detto “reshoring”, è causato da diversi motivi:
– aumento del costo di alcuni fattori produttivi, come il petrolio o altre materie
prime;
– aumento del costo del lavoro;
– differenze di qualità dei prodotti realizzati all’estero rispetto agli stessi fabbricati
in Italia.
6. L’organizzazione delle imprese internazionali
Un’impresa internazionale può essere organizzata adottando diverse modalità:
• esportazione indiretta o diretta;
• accordi di collaborazione interaziendale;
• investimenti diretti esteri.
L’esportazione
Con l’esportazione l’impresa vende sui mercati esteri i prodotti realizzati nel Paese
d’origine.
È la modalità organizzativa più semplice e per questo adatta anche alle imprese di
piccole dimensioni: la produzione e tutte le funzioni aziendali restano presso la sede
italiana e viene trasferita all’estero solo la funzione di vendita.
L’esportazione può essere:
• indiretta, quando l’impresa vende all’estero attraverso l’intervento di soggetti del
suo stesso Paese;
• diretta, quando la vendita all’estero è effettuata direttamente dall’impresa, eventualmente con l’intervento di soggetti presenti nel Paese di destinazione.
6
Classe Terza
Percorso 1
Percorso di ingresso nel mercato estero con l’esportazione indiretta
Mercato
nazionale
Impresa nazionale
partner
Mercato
internazionale
Percorso di ingresso nel mercato estero con l’esportazione diretta
Mercato nazionale
Mercato
internazionale
Presenza diretta
Eventuale partner locale
Gli accordi di collaborazione
Con gli accordi di collaborazione interaziendale (o accordi strategici) l’impresa
stipula contratti con altre imprese all’estero.
Questi accordi permettono all’impresa di realizzare attività di tipo commerciale e/o
produttivo, con partner collocati in altri Paesi.
Risparmi rispetto allo svolgimento
dell’attività di produzione in Italia
RIM
Vantaggi
Vantaggi nella collocazione dei prodotti
Perdita di controllo sull’operazione
Svantaggi
Minore qualità nell’esecuzione dell’attività
Gli investimenti diretti all’estero
L’investimento diretto estero (IDE) consente all’impresa di effettuare in modo autonomo un insediamento produttivo.
È la modalità di internazionalizzazione più rischiosa, in quanto comporta rischi di natura politica, economica e/o commerciale.
Forme
di IDE
Investimento greenfield
costruzione di una sede nuova
acquisizione
di un’impresa funzionante.
Realizzare un IDE richiede l’esigenza di:
• disporre di ingenti risorse finanziarie nella fase iniziale;
• sostenere costi di gestione continuativi;
• disporre di personale qualificato.
7
percorso
2
La compravendita
internazionale
e gli
adempimenti IVA
Requisiti
Operazioni
intracomunitarie
RIM CLASSE TERZA
Compravendita
internazionale
Quali sono le operazioni
di compravendita
internazionale?
Soggetti autorizzati
Cessioni
intracomunitarie
Acquisti
intracomunitari
Quali sono le
caratteristiche delle
cessioni intracomunitarie?
Quali sono le caratteristiche
degli acquisti
intracomunitari?
Regole
di fatturazione
Regole
di fatturazione
Esportazioni dirette
Quali sono le
caratteristiche?
Esportatori abituali
Esportazioni
Dichiarazione
d’intento
Regole
di fatturazione
IVA
Importazioni
Quali sono le
caratteristiche?
Documento doganale
Valore effettivo e valore
statistico
8
Classe Terza
Percorso 2
1. Le operazioni di compravendita internazionale
Compravendita internazionale
Cessioni (vendite) intracomunitarie
Acquisti intracomunitari
Esportazioni
Importazioni
Gli adempimenti previsti per questi tipi di compravendita sono diversi; in particolare
si distinguono:
• le operazioni all’interno dell’Unione europea;
• le operazioni al di fuori dell’Unione europea.
Nell’Unione europea le persone e le merci circolano liberamente, essendo un mercato unico.
RIM
Ogni Stato dell’UE deve stabilire le norme fiscali osservando le direttive comunitarie;
queste ultime hanno come scopo l’armonizzazione delle regole IVA all’interno dell’Unione europea per facilitare la circolazione delle merci. Attualmente è in vigore un
regime transitorio definito dal DL n. 331/1993.
Le operazioni intracomunitarie
Per essere considerata intracomunitaria un’operazione deve possedere alcuni requisiti.
REQUISITI
L’operazione
è a titolo oneroso
(compravendita)
Il bene
deve essere
trasferito
fisicamente
Il bene è di origine
intraUE o immesso
regolarmente
nella UE
Inoltre acquirente e venditore devono essere iscritti alla banca dati del VIES per essere identificati con il numero di partita IVA preceduto dalla sigla del Paese di appartenenza.
Per esempio, per un operatore italiano il codice identificativo VIES sarà:
IT00542470241 (sigla Paese + Partita IVA del soggetto)
9
RIM
2
La compravendita internazionale
e gli adempimenti IVA
2. Le cessioni intracomunitarie
GLOSSARIO
Titolo oneroso:
riguarda le operazioni
di cessione contro
il corrispettivo di
un prezzo, quindi a
pagamento.
Le cessioni intracomunitarie riguardano le vendite (cessioni
a titolo oneroso) di beni dall’Italia verso altri Paesi dell’Unione europea.
Le cessioni intraUE non sono esportazioni perché l’Unione europea è un’area di libero scambio; beneficiano della non imponibilità IVA (DL n. 331/1993) e seguono il regime fiscale del
Paese di destinazione.
PAESE DI
ORIGINE
PAESE DI
DESTINAZIONE
La vendita risulta
non imponibile
La vendita è
soggetta al regime
fiscale del Paese
Annotazioni sulla fattura delle operazioni di cessione intraUE
Indicazione “cessione non imponibile art. 41 DL n.331/1993”
Numero di identificazione IVA del cliente (sigla dello Stato + numero di partita IVA)
3. Gli acquisti intracomunitari
Gli acquisti intracomunitari sono effettuati da un soggetto passivo IVA di un Paese
membro dell’Unione europea e consegnati o trasportati in Italia.
Caratteri dell’operazione:
• Paese di applicazione dell’IVA: Italia.
• Il cliente italiano al ricevimento della merce:
– emette autofattura con annotazione dell’IVA;
– oppure integra la fattura di acquisto con aliquota e importo dell’IVA.
L’IVA non viene effettivamente pagata; questo avviene in quanto la fattura di acquisto viene registrata due volte:
• sul registro delle fatture ricevute (IVA a credito);
• sul registro delle fatture emesse (IVA a debito).
La doppia registrazione assicura la neutralità dell’operazione ai fini IVA.
10
4. Le esportazioni
Per essere considerata un’esportazione un’operazione deve possedere alcuni requisiti.
Classe Terza
Percorso 2
ESPORTAZIONI
Cessioni di beni
trasportati o spediti
fuori dal territorio
dell’Unione europea
Cessioni in Italia
a non residenti che
inviano le merci
all’estero
Cessioni o
prestazioni di servizi
verso gli esportatori
abituali
DAE (Documento di accompagnamento alle esportazioni). Accompagna la merce dalla dogana di esportazione alla dogana di uscita dall’UE.
DAU (Documento amministrativo unico). Documento rilasciato dalla dogana di
esportazione.
RIM
I principali documenti emessi per un’operazione di esportazione sono il DAE e il DAU.
Le esportazioni sono operazioni non imponibili regolate dagli articoli 8, 8 bis e 9
del D.P.R. n. 633/1972.
A differenza delle operazioni esenti, le operazioni non imponibili non danno diritto alla
detrazione dell’IVA pagata sugli acquisti.
Gli esportatori abituali effettuano operazioni di esportazione superiori al 10% del
totale dei ricavi di vendita (volume d’affari).
Per gli esportatori abituali la non detraibilità dell’IVA sugli acquisti determina una situazione di credito d’imposta costante (IVA a
credito > IVA a debito). Per eliminare tale situazione è stato introdotto il plafond, un meccanismo che permette all’esportatore
abituale di poter effettuare gli acquisti senza applicazione dell’IVA
(acquisti in sospensione d’imposta).
Le fatture di esportazione devono seguire le seguenti regole:
• sulla fattura va annotata la dicitura “non imponibile art. 8 D.P.R.
n. 633/1972”;
• la fattura deve essere annotata nel registro delle fatture emesse
nella colonna “operazioni non imponibili”.
GLOSSARIO
Dogana di
esportazione:
dogana del Paese
membro UE da cui
parte la merce
Dogana di uscita:
ultima dogana del
territorio dell’UE
attraversata dalla
merce nel percorso
di esportazione verso
altri Paesi.
11
RIM
2
La compravendita internazionale
e gli adempimenti IVA
5. Le importazioni
Le importazioni sono rappresentate da acquisti di beni e di servizi provenienti da
Paesi extra UE da chiunque effettuati.
Le importazioni possono essere imponibili, non imponibili o esenti, in quanto a esse si
applicano le medesime norme IVA a cui sono assoggettati i beni e servizi nelle operazioni nazionali.
Il percorso della merce importata
Alla dogana di entrata nell’Unione europea:
• controllo della merce;
• calcolo di eventuali dazi o accise;
• assoggettamento della merce a IVA (base imponibile = importo della merce + eventuali dazi o accise);
• compilazione del documento doganale (DAU).
Il documento doganale è l’unico documento valido ai fini IVA; viene annotato sul
registro delle fatture di acquisto in sostituzione della fattura dell’importatore che non
ha rilevanza fiscale.
Il dazio è una tariffa doganale a cui sono assoggettate alcune merci al momento
dell’importazione. Viene calcolato sul valore statistico della merce sulla base di parametri comuni europei.
Se il trasporto viene effettuato da un’impresa di trasporti incaricata, questa deve assolvere al pagamento dell’IVA e degli altri eventuali tributi per conto dell’importatore,
a cui chiederà il rimborso allegando alla fattura del trasporto il riepilogo delle spese anticipate, escluse dall’ambito di applicazione dell’IVA in base all’art. 15 del
DPR n. 633/1972.
ARRIVO DELLA MERCE
ALLA DOGANA DI
ENTRATA NELL’UE
12
CONTROLLO
DELLA MERCE
CALCOLO
E PAGAMENTO
DEI DAZI E DELL’IVA
CONSEGNA DELLA
MERCE NEL PAESE
DI DESTINAZIONE
Operazioni
di compravendita
internazionale
Acquisti
di merci
dall’estero
Pagamento
degli acquisti
Vendita
di merci
all’estero
Riscossione
delle vendite
Come si registrano in P.D.
gli acquisti di merci dall’estero?
Importazioni
RIM CLASSE QUARTA
percorso
3
La rilevazione
contabile delle
operazioni di
compravendita
internazionale
Acquisti
intracomunitari
La valuta utilizzata nel
pagamento cambia la modalità
di registrazione in P.D.?
Euro
Altra
valuta
Quali situazioni comportano
specifiche rilevazioni in P.D.?
Differenze
in cambi
Esportazioni e cessioni
intracomunitarie
Acquisti in sospensione
d’imposta
La valuta utilizzata nella
riscossione cambia la modalità
di registrazione in P.D.?
Euro
Altra
valuta
Differenze
in cambi
13
RIM
3
La rilevazione contabile
delle operazioni di compravendita internazionale
1. Gli acquisti di merci dall’estero
Le operazioni di acquisto di merci dall’estero si rilevano in contabilità generale in due
momenti distinti:
1. ricevimento della fattura che attesta l’importazione o l’acquisto intracomunitario;
2. regolamento della fattura, cioè il pagamento del debito.
Gli acquisti di merci dall’estero vengono registrati in P.D. con l’utilizzo dei conti:
• Merci c/acquisti estero;
• Debiti v/fornitori esteri.
Merci c/acquisti
estero
Conto economico acceso
ai costi d’esercizio
Debiti v/fornitori
esteri
Conto finanziario acceso
ai debiti
Le importazioni
Elementi distintivi delle operazioni di importazione
• Se la fattura di acquisto è in valuta estera, nella registrazione contabile si applica il
cambio del giorno di consegna o spedizione della merce, oppure del giorno di emissione della fattura se antecedente.
• L’IVA e gli eventuali altri tributi, come i dazi, si pagano in dogana in base a quanto
indicato nel documento doganale.
Esempio
1
Registrazione contabile
di un’importazione di merci
Il 15 aprile l’impresa commerciale Glov srl di Milano ha ricevuto merce acquistata dal
fornitore indiano Tamel di Mumbai accompagnata dalla fattura n. 1355 di 3.700 euro.
L’importatore ritira la merce alla dogana di importazione e paga i tributi sulla base del
documento doganale da cui risulta un valore statistico assegnato alle merci di 3.850
euro, su cui sono calcolati dazi per 80 euro e IVA ordinaria.
Presentiamo le registrazioni in P.D.
Trattandosi di una importazione la fattura del fornitore non riporta l’indicazione dell’IVA.
Data
15/04
15/04
Variazioni
Conti e descrizione
VEN
MERCI C/ACQUISTI ESTERO
fattura n. 1355 da Tamel
VFP
DEBITI V/FORNITORI ESTERI
fattura n. 1355 da Tamel
Dare
3.700,00
Avere
3.700,00
Nella bolla doganale sono riportati gli importi del dazio e dell’IVA, quest’ultima calcolata
considerando il valore statistico assegnato alle merci e il dazio doganale:
euro (3.850,00 + 80,00) = euro 3.930,00 base imponibile
euro (3.930,00 x 22%) = euro 864,60 IVA
14
Data
15/04
15/04
15/04
Variazioni
Conti e descrizione
VEN
MERCI C/ACQUISTI ESTERO
pagate spese bolla doganale
VFA
IVA NS/CREDITO
pagate spese bolla doganale
VFP
BANCA X C/C
pagate spese bolla doganale
Dare
80,00
864,60
Avere
944,60
Classe Quarta
Percorso 3
L’importo del dazio doganale, in quanto costo accessorio d’acquisto, confluisce nel conto
Merci c/acquisti estero.
Gli acquisti intracomunitari
Elementi distintivi delle operazioni di acquisto intracomunitario
• Se la fattura di acquisto è in valuta estera, nella registrazione contabile si applica il
cambio del giorno di consegna o spedizione della merce, oppure del giorno di emissione della fattura se antecedente.
• La fattura di acquisto non comprende l’IVA.
Esempio
2
Registrazione contabile
di un acquisto intracomunitario
Il 18 gennaio l’impresa commerciale Lucasprint srl riceve merci dal fornitore francese
Marc Philippe di Lille accompagnate dalla fattura n. 15 di 1.700 euro, consegna franco
partenza.
Presentiamo le scritture in P.D. sul libro giornale dell’impresa acquirente.
Come sappiamo, l’IVA non viene esposta nella fattura del venditore, ma annotata successivamente dal compratore e registrata sia a debito sia a credito.
Data
18/01
18/01
18/01
18/01
Variazioni
VEN
VFP
VFA
VFP
Conti e descrizione
MERCI C/ACQUISTI ESTERO
fattura n.15 da M.Philippe
DEBITI V/FORNITORI ESTERI
fattura n.15 da M.Philippe
IVA NS/CREDITO
fattura n.15 da M.Philippe
IVA NS/DEBITO
fattura n.15 da M.Philippe
Dare
1.700,00
RIM
• L’IVA viene annotata a parte registrandola a debito e a credito.
Avere
1.700,00
374,00
374,00
2. Il pagamento degli acquisti di merci all’estero
Il debito verso il fornitore estero può essere espresso:
• in euro;
• in valuta estera.
Pagamento del debito espresso in euro
• Il pagamento comporta un’uscita monetaria (– disponibilità sul c/c bancario) per
l’importo del debito.
• La banca addebita una commissione per il bonifico eseguito.
15
RIM
3
La rilevazione contabile
delle operazioni di compravendita internazionale
Pagamento del debito espresso in valuta estera
Il debito espresso in valuta estera è stato convertito in euro per la rilevazione contabile della fattura.
Alla data di pagamento il cambio della valuta estera può essere variato e l’importo
dell’uscita monetaria può essere diverso rispetto all’importo del debito in precedenza
rilevato.
a. L’euro è aumentato di valore (si è apprezzato) rispetto alla valuta estera
Apprezzamento dell’euro
sulla valuta estera
Importo pagato minore
rispetto al debito
La differenza tra i due importi si rileva
nel Conto economico Differenze attive in
cambi (ricavo d’esercizio)
b. L’euro è diminuito di valore (si è deprezzato) rispetto alla valuta estera
Deprezzamento dell’euro
sulla valuta estera
Esempio
3
Importo pagato maggiore
rispetto al debito
La differenza tra i due importi si rileva
nel Conto economico Differenze passive
in cambi (costo d’esercizio)
Pagamento di un debito in valuta estera
Il 29 agosto l’impresa Off Dark spa di Bergamo ha acquistato merci dal fornitore statunitense Spring Version Ltd di Boston documentate dalla fattura n. 2121 di 10.700 dollari,
che viene rilevata in contabilità al cambio euro/dollaro di 1,0877 (1,0877 dollari per 1
euro). Il contratto prevede il pagamento del debito a 30 giorni a mezzo di bonifico bancario. Il 28 settembre la Off Dark spa ordina alla banca di effettuare un bonifico a favore
della Spring Version Ltd. La banca effettua l’operazione al cambio euro/dollaro del giorno
di 1,0810 e addebita commissioni di 15,00 euro.
Presentiamo i calcoli e le registrazioni in P.D.
L’importo in euro si ottiene dividendo l’importo in dollari per il valore del cambio:
10.700 : 1,0877 = euro 9.837,27 importo del debito all’atto della registrazione della
fattura
10.700 : 1,0810 = euro 9.898,24 importo del debito alla data del pagamento
16
Il deprezzamento dell’euro sul dollaro causa un aumento dell’importo in euro necessario per estinguere il debito di 10.700 dollari, provocando un maggior costo per
l’impresa da rilevare nel conto economico acceso ai costi di esercizio Differenze passive in cambi.
Data
29/08
29/08
28/09
28/09
28/09
28/09
28/09
Variazioni
VEN
VFP
VFA
VEN
VFP
VEN
VFP
Conti e descrizione
MERCI C/ACQUISTI ESTERO fattura n. 2121 Spring Version
DEBITI V/FORNITORI ESTERI fattura n. 2121 Spring Version
DEBITI V/FORNITORI ESTERI saldo fatt. n. 2121 Spring Version
DIFF. PASSIVE IN CAMBI
cambio sfavorevole
BANCA X C/C
saldo fatt. n. 2121 Spring Version
COMMISSIONI BANCARIE
commissioni bonifico
BANCA X C/C
commissioni bonifico
Dare
9.837,27
Classe Quarta
Percorso 3
Avere
9.837,27
9.837,27
60,97
9.898,24
15,00
15,00
Le operazioni di vendita di merci all’estero si rilevano in contabilità generale in due
momenti distinti:
1. emissione della fattura che attesta l’esportazione o la cessione intracomunitaria;
2. regolamento della fattura, cioè la riscossione del credito.
RIM
3. Le vendite di merci all’estero
Le vendite di merci all’estero vengono registrate in P.D. con l’utilizzo dei conti:
• Merci c/vendite estero;
• Crediti v/clienti esteri.
Merci c/vendite
estero
Conto economico acceso
ai ricavi d’esercizio
Crediti v/clienti
esteri
Conto finanziario acceso
ai crediti
• Se il credito è espresso in valuta estera, viene convertito in euro per la rilevazione
della fattura di vendita.
• Le vendite all’estero sono operazioni non imponibili, siano esse esportazioni o
cessioni intracomunitarie.
Anche il trasporto all’estero, essendo un servizio internazionale, rientra tra le operazioni non imponibili (art. 9, DPR n. 633/1972).
17
RIM
3
Esempio
La rilevazione contabile
delle operazioni di compravendita internazionale
4
Vendita di merci all’estero
In data 09/12 l’impresa Mauro Piani invia alla società canadese Wonder la fattura n. 811
relativa alla fornitura di un macchinario per imballaggi al prezzo di 40.000 euro.
Presentiamo la registrazione in P.D.
Nel conto Merci c/vendite estero si registra il ricavo d’esercizio di 40.000,00 euro.
Nel conto Crediti v/clienti esteri si registra il credito per lo stesso importo, senza applicazione dell’IVA, trattandosi di un’operazione non imponibile (art. 8, DPR n. 633/1972).
Data
09/12
09/12
Variazioni
Conti e descrizione
VFA
CREDITI V/CLIENTI ESTERI
fattura n. 811 su Wonder
VEP
MERCI C/VENDITE ESTERO
fattura n. 811 su Wonder
Dare
40.000,00
Avere
40.000,00
Gli acquisti in sospensione d’imposta
L’esportatore abituale può effettuare gli acquisti senza IVA, in sospensione d’imposta nei limiti del plafond, indipendentemente dal motivo dell’acquisto e dal fatto
che esso sia stato effettuato in Italia o all’estero.
Esempio
5
Acquisto di merci in sospensione d’imposta
In data 4/10 la Boggio srl riceve la fattura n. 81 del fornitore Maxim srl per l’acquisto di
materiale di cancelleria di 200 euro; l’acquisto avviene in sospensione di imposta.
Data
04/10
04/10
Variazioni
Conti e descrizione
VEN
MATERIE DI CONSUMO C/ACQ. fattura n. 81 di Maxim srl
VFP
DEBITI V/FORNITORI
fattura n. 81 di Maxim srl
Dare
200,00
Avere
200,00
4. La riscossione delle vendite all’estero
Il credito verso il cliente estero può essere espresso:
• in euro;
• in moneta estera.
La riscossione del credito espresso in moneta estera
Alla scadenza l’impresa riceve la valuta estera e la cede alla banca registrandola in
P.D. allo stesso importo della rilevazione della fattura di vendita.
Questa operazione comporta due variazioni:
• riduzione del conto Crediti v/clienti esteri;
• aumento della liquidità per apertura del conto Banca X c/valuta estera.
Successivamente la banca accredita il controvalore in euro della valuta estera ceduta.
18
• Se l’importo riscosso è diverso dall’importo a cui è stata rilevata la fattura, viene
calcolata la differenza negativa o positiva.
a. L’euro è aumentato di valore (si è apprezzato) rispetto alla valuta estera
Apprezzamento dell’euro
sulla valuta estera
Importo riscosso minore
rispetto al debito
Classe Quarta
Percorso 3
Il minor valore si rileva nel Conto
economico Differenze passive in cambi
(costo d’esercizio)
b. L’euro è diminuito di valore (si è deprezzato) rispetto alla valuta estera
Esempio
6
Importo riscosso maggiore
rispetto al credito
Il minor valore si rileva nel Conto
economico Differenze attive in cambi
(ricavo d’esercizio)
RIM
Deprezzamento dell’euro
sulla valuta estera
Riscossione di un credito in valuta estera
Il 21 aprile la Postamarc srl vende all’impresa messicana Pakito merci per 14.000 dollari
emettendo la fattura n. 19 al cambio euro/dollaro di 1,0856, regolamento a 30 giorni
data fattura. Il 21 maggio la Postamarc srl riceve dalla banca comunicazione dell’avvenuto bonifico. L’impresa italiana cede la valuta estera alla banca al cambio euro/dollaro
di 1,0915.
Presentiamo le scritture in P.D.
L’apprezzamento dell’euro sul dollaro determina per l’esportatore italiano la riscossione
di un minore importo in euro rispetto a quello contabilizzato all’atto dell’emissione della
fattura; occorre pertanto rilevare un componente negativo di reddito nel Conto economico acceso ai costi d’esercizio Differenze passive in cambi.
Data
21/04
21/04
21/05
21/05
21/05
21/05
21/05
Variazioni
VFA
VEP
VFA
VFP
VFA
VEN
VFP
Conti e descrizione
CREDITI V/CLIENTI ESTERI
fattura n.19 su Pakito
MERCI C/VENDITE ESTERO
fattura n.19 su Pakito
BANCA X C/USD
accreditati USD 14.000
CREDITI V/CLIENTI ESTERI
riscossa fattura n. 19
BANCA X C/C
controvalore USD 14.000
DIFFERENZE PASSIVE IN CAMBI cambio sfavorevole
BANCA X C/USD
cessione USD 14.000
Dare
12.896,09
Avere
12.896,09
12.896,09
12.896,09
12.826,39
69,70
12.896,09
19
percorso
4
Marketing
strategico
Il marketing
delle imprese
internazionali
Come cambia il posizionamento
sui mercati internazionali?
Standardizzazione
Adattamento
RIM CLASSE QUARTA
Marketing
mix
Adattamenti
di marketing
Quali sono gli adattamenti
di prodotto necessari per
mercati internazionali?
Prodotto
Adattamenti
di produzione
Adattamenti
di marketing
e produzione
Prodotti
completamente nuovi
Prezzo
Quali sono le politiche di prezzo
per i mercati esteri?
Prezzo unico
Prezzi differenziati
Distribuzione
Come si organizza la
distribuzione internazionale?
Canale
di distribuzione
Modalità di
internazionalizzazione
Come cambiano le politiche
di comunicazione per
i mercati esteri?
Standardizzazione
Comunicazione
Adattamento
20
20
1. Il marketing strategico
Per preparare il piano di marketing, l’impresa internazionale deve studiare attentamente il Paese di destinazione della sua iniziativa, effettuando un’analisi della concorrenza e del mercato, per comprenderne le caratteristiche distintive.
Esempio
1
Classe Quarta
Percorso 4
Confronto con la concorrenza
e risposte del mercato estero
Dall’offerta di un prodotto innovativo rispetto a quello dei concorrenti presenti sul mercato estero può derivare il successo dell’iniziativa solo se il mercato è pronto a comprendere il contenuto innovativo del nuovo prodotto e ad apprezzarlo. L’iniziativa può invece
fallire se il prodotto risulta troppo innovativo per un mercato non abbastanza evoluto.
Con il posizionamento l’impresa sceglie le caratteristiche con le quali vuole essere
identificata dai clienti, dai lavoratori e dagli altri stakeholder.
Il posizionamento varia a seconda dei mercati, perché i gusti e le percezioni dei prodotti dipendono da differenze riguardanti gli aspetti culturali, religiosi, sociali ecc.
RIM
Una volta comprese le caratteristiche del Paese di destinazione dell’iniziativa, l’impresa verifica se adottare lo stesso posizionamento competitivo definito per il mercato
nazionale o adattarlo alle diverse esigenze riscontrate nel mercato estero.
Strategie di posizionamento sui mercati internazionali
Standardizzazione
Adattamento
Posizionamento sui
mercati esteri di prodotti
commercializzati sul mercato
interno, mantenendone
sostanzialmente le stesse
caratteristiche
Posizionamento differenziato
in relazione al Paese o all’area
geografica di destinazione
2. Il marketing mix
Scelte di marketing mix per i mercati esteri
Una volta individuate le condizioni migliori con le quali avere successo all’estero e definito il posizionamento, l’impresa deve decidere come utilizzare i diversi elementi del
marketing mix.
21
RIM
4
Esempio
Il marketing delle imprese internazionali
2
Mercati esteri e differenze
nelle leve di marketing mix
A un’impresa di arredamento che ha deciso di vendere mobili nei mercati scandinavi può
essere richiesto di modificare le leve di marketing.
Prodotto: nei mercati del Nord Europa vengono richiesti certificazioni o standard qualitativi che, se non rispettati, impediscono la commercializzazione del prodotto. Inoltre,
se i mobili devono essere montati dal cliente, sarà necessario preparare un foglio illustrativo con le istruzioni comprensibile per i clienti scandinavi (lingua adottata, immagini
o testo dettagliato ecc.).
Prezzo: l’impresa dovrà valutare la possibilità di fissare un prezzo più alto di quello
praticato sul mercato italiano, perché l’arredamento è uno dei settori del made in Italy
molto apprezzato all’estero.
Distribuzione: il canale distributivo potrà essere diverso da quello italiano; per esempio, potrebbe essere più semplice raggiungere il mercato finale con il ricorso a un grossista (importatore) locale.
Comunicazione: potrebbe essere utile partecipare a una fiera internazionale per farsi
conoscere dai possibili clienti esteri e comunicare in modo diretto le caratteristiche del
prodotto.
3. Il prodotto
A seconda del prodotto offerto cambiano le strategie e le modalità di ingresso
dell’impresa nei mercati internazionali, il suo posizionamento. L’impresa è chiamata
a scegliere tra standardizzazione e adattamento.
Quasi tutti i prodotti subiscono qualche adattamento per i mercati esteri almeno per
quanto riguarda gli elementi visibili (forma, colore, etichetta ecc.) o i servizi accessori
forniti, che possono variare da Paese a Paese sulla base delle abitudini dei consumatori locali. In alcuni casi sono richiesti cambiamenti più sostanziali, che possono comportare delle modifiche nel processo produttivo o la produzione di beni completamente
nuovi per rispondere a specifiche richieste locali.
Adattamenti di prodotto
22
DI MARKETING
DI PRODUZIONE
• Marca
• Immagine
• Etichetta
• Caratteristiche
tecniche diverse
DI MARKETING
E PRODUZIONE
PRODOTTI
COMPLETAMENTE
NUOVI
• Applicate per mercati
molto diversi da
quelli d’origine
• Per soddisfare la
richiesta di un contesto
specifico
Esempio
3
Imballaggi dei prodotti per mercati esteri
Anche i prodotti che raggiungono i mercati internazionali senza differenze qualitative
sostanziali subiscono piccoli adattamenti, per esempio relativi al loro imballaggio.
Un clima particolarmente caldo può richiedere un packaging che assicuri una protezione
maggiore al prodotto esportato.
L’etichetta deve contenere le informazioni nella lingua del mercato di destinazione e
deve riportare le indicazioni richieste dalla normativa locale. Il colore del logo o della
confezione può cambiare per venire incontro alle preferenze dei clienti esteri.
Le dimensioni e la quantità di prodotto contenuto nella singola confezione devono rispondere alle abitudini di acquisto di prodotti simili da parte dei clienti.
Classe Quarta
Percorso 4
4. Il prezzo
È raro che le imprese fissino un prezzo unico per i diversi mercati; di solito stabiliscono
prezzi differenziati, cioè diversi a seconda del mercato di sbocco.
Inoltre i prezzi variano sulla base della strategia scelta per raggiungere il mercato
estero; spesso risultano superiori ai prezzi applicati sul mercato italiano.
• i costi di trasporto;
GLOSSARIO
• i costi di assicurazioni e i dazi doganali;
• l’eventuale ricarico applicato dagli intermediari che operano sul
mercato estero.
In caso di una joint venture con un partner locale, sul prezzo
finale non incidono i costi considerati per le esportazioni ma altri
costi collegati agli accordi di joint venture.
Se il prezzo del prodotto sul mercato estero non è stato fissato in
euro, una variabile importante da considerare per la sua definizione è il tasso di cambio.
Joint venture:
accordo commerciale
e/o produttivo tra
imprese di Paesi
diversi, legato
alla conclusione
di un affare o alla
costituzione di una
società (equity joint
venture).
RIM
Nelle esportazioni il prezzo del prodotto è superiore perché include:
5. La distribuzione
Trasferire la merce sul mercato estero, eventualmente attraversando altri Paesi, comporta l’organizzazione di un percorso articolato.
Canale di distribuzione internazionale
Italia
Uno o più Paesi
intermedi
Paese di
destinazione
23
RIM
4
Il marketing delle imprese internazionali
Ogni trasferimento deve essere accuratamente organizzato per consentire ai prodotti
di arrivare integri e nel tempo previsto nei mercati di destinazione; in alcuni casi può
essere necessario l’intervento di imprese di trasporto.
A seconda della modalità di internazionalizzazione, l’organizzazione del trasferimento
può essere diversa. Per esempio, se i beni vengono esportati, per raggiungere i clienti
finali l’impresa si può affidare a un distributore locale, il quale si occuperà del trasferimento dei prodotti all’interno del Paese di destinazione, della loro conservazione e
distribuzione ai clienti.
6. La comunicazione
È difficile standardizzare la leva della comunicazione adottando un linguaggio globale
efficace.
Ciò può accadere nei segmenti di mercato transnazionali, vale a dire le fasce di
mercato con caratteristiche simili nei diversi Paesi, per i quali è possibile adottare un
linguaggio comune. Per esempio, in gran parte del globo i giovani hanno preferenze
simili e possono essere raggiunti mediante una comunicazione globale. I giovani di
culture e nazionalità diverse hanno preferenze più simili di quelle che, nel medesimo
Paese, vi sono tra i giovani e la generazione precedente.
Un altro esempio di segmento di mercato in cui è possibile adottare una comunicazione standardizzata è quello dei beni di lusso (gioielli o automobili di marchi prestigiosi).
In tutti gli altri casi la comunicazione deve adattarsi al diverso contesto culturale.
Esempio
4
Diversi strumenti di comunicazione
Un’impresa che distribuisce generatori di alta qualità per fornire energia a impianti di
produzione decide di farsi conoscere sui mercati orientali. Per farlo, adatta gli strumenti
di comunicazione con azioni mirate a soddisfare le esigenze e le preferenze locali.
Promozione delle vendite: l’impresa offre collaborazione nella fase iniziale dell’utilizzo degli apparecchi e adotta un listino prezzi diverso, tenendo conto del fatto che gli
orientali non gradiscono gli sconti, in quanto li considerano segnali negativi di un valore
del prodotto inferiore a quello indicato nel listino.
Relazioni esterne: per avvicinare clienti esteri e farsi conoscere l’impresa sceglie di
partecipare a fiere internazionali per studiare il mercato e prendere contatto con i diversi
operatori. Se fosse necessario, in seguito può decidere di aprire un ufficio di rappresentanza nel Paese estero.
Pubblicità: l’impresa decide di cambiare i colori e le frasi utilizzati nei propri volantini
pubblicitari adattandoli alle preferenze orientali. Potrebbe cambiare il colore del proprio
logo dal grigio (per gli occidentali indica professionalità e design) all’oro (per gli orientali
è indice di valore e ricchezza).
24
Stipulazione
del contratto di
compravendita
internazionale
Regolamento
degli scambi
internazionali
Contratto di
compravendita
internazionale
Quali sono le caratteristiche
di un contratto di compravendita
internazionale?
Contenuti
essenziali
Termini di resa
Incoterms
Come si sceglie la forma di
regolamento degli scambi
internazionali?
RIM CLASSE QUINTA
percorso
5
Il contratto di
compravendita
internazionale
e la sua
esecuzione
Rischi
Condizioni di
regolamento
Bonifico bancario
Quali sono le forme
di regolamento degli scambi
internazionali?
Rimessa di assegno
in conto corrente
Incasso
documentario
Consegna
della merce
all’estero
Credito
documentario
Come avviene il
trasferimento della
merce all’estero?
Che cosa sono le valute
estere e i cambi?
Valute estere
Cambi
Procedura
doganale di
esportazione e di
importazione
Trasporto
internazionale
Spedizioniere
Rischi di cambio
Modalità di
trasporto
Documenti per il trasferimento
della merce
25
RIM
5
Il contratto di compravendita internazionale
e la sua esecuzione
1. Il contratto di compravendita internazionale
Il contratto di compravendita internazionale si articola in più fasi che richiedono lo
svolgimento di attività tra loro coordinate, con adempimenti a carico dell’esportatore
e dell’importatore.
Fasi del contratto di compravendita internazionale
STIPULAZIONE
DEL CONTRATTO
REGOLAMENTO
DEL CONTRATTO
CONSEGNA
DELLA MERCE
2. La stipulazione del contratto
di compravendita internazionale
Nel contratto di compravendita internazionale venditore e acquirente appartengono a
Paesi diversi; devono, pertanto, definire con precisione alcuni aspetti del contratto per
evitare rischi di incomprensioni o controversie future.
In particolare, le parti contraenti devono:
• concordare la legge applicabile al contratto, cioè scegliere se fare riferimento alla
legge nazionale del Paese del venditore o di quello del compratore;
• decidere il Foro competente, cioè individuare il tribunale incaricato di risolvere
eventuali controversie tra i contraenti;
• utilizzare la forma scritta; tale forma, anche se non obbligatoria, è opportuna per
prevenire eventuali incomprensioni o controversie successive;
• individuare la lingua (o le lingue) in cui redigere il contratto;
• definire i contenuti essenziali del contratto.
Contenuti essenziali del contratto
Condizioni generali
di vendita
• Modalità di risoluzione
delle controversie
• Legge applicabile
• Garanzie sulla merce
• Lingua del contratto
reclami e contestazioni
26
Condizioni particolari
di vendita
• Parti contraenti
• Oggetto
• Prezzo e valuta in cui viene espresso
• Termini di consegna
• Modalità di pagamento
• Durata del contratto
Incoterms
Nei contratti di compravendita internazionale deve essere individuato con chiarezza
chi si fa carico dei rischi e dei costi del trasporto e della consegna della merce.
La Camera di Commercio Internazionale (CCI) ha definito una serie di termini internazionali di resa della merce, detti Incoterms® 2020 (International Commerce Terms),
specificando per ciascuno di essi gli obblighi a carico dei contraenti.
Classe Quinta
Percorso 5
Gli Incoterms sono clausole del commercio internazionale con cui si individuano le
condizioni di trasporto e di consegna della merce, attribuendone i rischi e i costi
al venditore o al compratore.
L’utilizzo degli Incoterms non è obbligatorio, ma è opportuno per evitare incomprensioni che possano dar luogo a controversie tra esportatore e importatore. La clausola
Incoterms scelta dalle parti deve essere esplicitamente riportata sul contratto di compravendita.
Soggetto
che trasporta la
merce: il venditore,
il compratore, o un
intermediario (per
esempio, un vettore)
Esempio
1
Luogo e momento
in cui i rischi di danni
o perdita della merce
si trasferiscono
dal venditore al
compratore
Soggetto
che si fa carico delle
operazioni doganali
(per esempio, uno
spedizionieire)
RIM
Elementi fondamentali di ciascun termine di resa
Alcuni termini di resa e loro significato
Una clausola Incoterms 2020 utilizzata di frequente è indicata con la sigla EXW (Ex
Works, cioè franco magazzino venditore). Questo termine comporta obblighi minimi per
il venditore, in quanto i rischi e i costi di trasporto sono a carico del compratore dal momento in cui ritira la merce nel magazzino del venditore.
Viceversa, con la clausola DDP (Delivery Duty Paid, cioè reso sdoganato) il venditore
consegna la merce a destino, facendosi carico di tutti i rischi e i costi, compresi gli eventuali dazi e altri oneri doganali.
®
3. Il regolamento degli scambi internazionali
La scelta della modalità di regolamento del credito deve essere concordata con attenzione per evitare l’insorgere di rischi di diverso tipo:
• rischio commerciale; si tratta di un rischio comune a tutte le operazioni di vendita con regolamento dilazionato e si manifesta quando il compratore, alla scadenza
stabilita, non esegue il pagamento della fattura;
• rischio di cambio; se l’importo dovuto è in valuta estera, il tasso di cambio al
27
RIM
5
Il contratto di compravendita internazionale
e la sua esecuzione
momento del regolamento può essere variato rispetto alla data di conclusione del
contratto, con rischio per il venditore di incassare una somma inferiore;
• rischio politico (o rischio Paese); dipende dalle condizioni politiche, sociali ed
economiche del Paese dell’importatore. Una banca locale può non essere in grado di
eseguire un ordine di pagamento in casi straordinari, per esempio, una crisi finanziaria del Paese.
Oltre che dai rischi specifici, il regolamento di un credito dipende anche dalle condizioni concordate tra le parti.
Condizioni
di regolamento
• Tempi di regolamento: anticipato,
concomitante o posticipato
• Luogo del pagamento
• Moneta: dell’esportatore, dell’importatore
o altra moneta
• Banche coinvolte nella procedura di incasso
• Forma di regolamento scelta tra quelle in uso
Le forme di regolamento
Le forme di regolamento del credito più utilizzate sono:
• il bonifico bancario;
• la rimessa di assegno di conto corrente;
• l’incasso documentario;
• il credito documentario.
Con l’incasso documentario (regolamento contro documenti) l’esportatore dà alla
banca l’incarico di riscuotere l’importo pattuito con l’importatore estero e di consegnare i documenti commerciali (fattura, documento di trasporto ecc.) e/o finanziari
(cambiali, assegni o ricevute) della compravendita.
I soggetti coinvolti nelle diverse fasi del regolamento, oltre all’esportatore e all’importatore, sono i seguenti:
• banca trasmittente, riceve i documenti dall’esportatore e li consegna alla banca
incaricata;
• banca incaricata, invia i documenti ricevuti alla banca presentatrice e ne riceve i
fondi;
• banca presentatrice, trasferisce i fondi ricevuti che, attraverso le altre due banche, vengono accreditati sul conto corrente dell’esportatore; consegna i documenti
all’importatore.
28
ESPORTATORE
Banca
trasmittente
IMPORTATORE
Banca incaricata
Classe Quinta
Percorso 5
Banca
presentatrice
La forma più sicura di regolamento è il credito documentario, con cui la banca incaricata dall’importatore (banca emittente) assume l’impegno irrevocabile a pagare
l’importo dovuto all’esportatore a una certa data o ad accettare una cambiale tratta,
sostituendosi in tal modo all’importatore come debitrice.
La differenza rispetto alle altre forme di regolamento, che la rende più sicura, consiste
nel fatto che la banca risponde in prima persona del debito, assumendosi l’obbligo
irrevocabile di pagare.
Il regolamento della compravendita può essere concordato in valuta, cioè in moneta
estera. Sono dette valute i mezzi di pagamento espressi in moneta estera, come:
• le banconote;
• le cambiali e gli assegni;
RIM
I cambi e le valute estere
• i bonifici bancari;
• le lettere di credito.
I prezzi delle valute si formano sul mercato dei cambi e oscillano in base alla domanda e all’offerta.
Il cambio indica il prezzo al quale la valuta di un Paese può essere scambiata
con la valuta di un altro Paese.
Esempio
2
Cambio euro-dollaro statunitense
Un esportatore italiano ha ricevuto da un cliente statunitense la somma di 10.000 USD
che intende cambiare in euro.
Presentiamo i calcoli del cambio tra le monete in due momenti diversi della giornata.
Ore 10.00: EUR/USD 1,0880
Ore 15.30: EUR/USD 1,0750
Il tasso di cambio esprime la quantità di dollari statunitensi necessaria per avere un
euro; quindi l’euro è la moneta che rimane fissa mentre il dollaro è la moneta che varia
(quotazione certo per incerto).
Nell’intervallo osservato l’euro si è deprezzato nei confronti del dollaro, cioè servono
meno dollari per acquistare un euro.
29
RIM
5
Il contratto di compravendita internazionale
e la sua esecuzione
Il controvalore in euro di 10.000 USD cambiati alle 10.00 o alle 15.30 si ottiene con i
seguenti calcoli:
ore 10.00
1: 1,0880 = x : 10.000
10.000
x=
1,0880
x = 9.191,18 euro
ore 15.30
1: 1,0750 = x : 10.000
10.000
x=
1,0750
x = 9.302,33 euro
In questo caso l’esportatore italiano che converte 10.000 USD, ricevuti a saldo di un
credito verso un cliente statunitense, ottiene importi differenti a seconda dell’orario in
cui effettua il cambio della valuta.
4. La consegna della merce all’estero
Il trasporto della merce all’estero richiede numerose operazioni, ognuna delle quali va
eseguita con cura per evitare inconvenienti che ne compromettano il buon esito. Sono
infatti necessarie operazioni accessorie quali:
• carico;
• stivaggio;
• fissaggio e scarico;
• deposito e conservazione della merce in magazzino.
Le attività di trasporto internazionale devono essere effettuate tenendo conto di
tre esigenze fondamentali.
Sicurezza della merce
L’imballaggio deve
proteggere la merce
durante il trasporto
e farla arrivare integra
a destinazione
Economicità
dell’operazione
Il costo del trasporto
deve essere conveniente
Velocità della consegna
I tempi di consegna
devono essere rapidi
per merci deperibili
o urgenti
Nelle operazioni di trasferimento della merce all’estero, gli esportatori chiedono spesso il supporto di imprese specializzate, quali sono gli spedizionieri.
Lo spedizioniere è una figura professionale che svolge le attività di spedizione della
merce in nome proprio e per conto dell’esportatore.
Di solito lo spedizioniere si serve di un vettore per il trasporto via mare, terra o aria,
mentre si occupa in prima persona delle operazioni accessorie, in particolare di quelle
doganali.
30
Le modalità di trasporto
Le modalità con cui si esegue il trasporto internazionale sono diverse a seconda del
tipo di merce: via mare, via ferrovia, via strada e via aerea. Spesso il trasporto è intermodale, cioè comporta l’impiego di mezzi di trasporto diversi. In questo caso la merce
viene spostata da un mezzo all’altro con l’utilizzo di unità di carico, cioè imballaggi
come pallets, containers e casse mobili di dimensioni standard.
Esempio
3
Classe Quinta
Percorso 5
Trasporto intermodale
Un esportatore di Benevento spedisce attrezzi per l’agricoltura a un cliente egiziano. Il
tragitto comprende il trasporto via ferrovia dalla sede dell’esportatore al porto di Napoli,
il successivo trasporto via mare da Napoli ad Alessandria d’Egitto e un ultimo trasporto
via strada con un autotreno fino alla sede dell’acquirente egiziano.
I documenti per il trasferimento della merce
I documenti per il trasferimento della merce all’estero possono essere distinti in alcune categorie.
Documenti
commerciali
Documenti
doganali
Documenti
di trasporto
Documenti
di assicurazione
(fattura, packing list
ecc.)
(documento doganale,
certificato d’origine
ecc.)
(polizza di carico,
lettera di vettura ecc.)
(polizza assicurativa
a viaggio)
RIM
Per realizzare la consegna in modo efficiente, gli attrezzi sono trasportati all’interno di
un’unità di carico che ne permette il trasferimento rapido e sicuro da un mezzo di trasporto all’altro.
La polizza di carico (bill of lading) è il principale documento di trasporto marittimo
e fluviale. Costituisce un titolo rappresentativo della merce e attesta l’avvenuto carico
della merce stessa a bordo di una nave espressamente individuata.
Il documento amministrativo unico (DAU), o documento doganale, è un certificato con il quale l’esportatore (o l’importatore o un suo rappresentante) chiede all’autorità doganale l’autorizzazione a esportare o importare le merci.
Sul documento doganale sono indicati la destinazione doganale e tutti gli elementi necessari per consentire alla dogana di calcolare i diritti e i dazi dovuti sulle merci stesse.
5. La procedura doganale
Mentre le compravendite all’interno dell’Unione europea seguono il principio generale della libera circolazione di merci e servizi, per le esportazioni e le importazioni, che attraversano le dogane in uscita dall’Unione europea, la merce segue una
procedura doganale specifica.
31
RIM
5
Il contratto di compravendita internazionale
e la sua esecuzione
Le dogane sono organi statali a cui sono affidati i compiti di controllo delle merci e
dei relativi documenti, di calcolo e riscossione dei dazi e di raccolta di dati fiscali e
statistici.
La procedura doganale di esportazione
Le esportazioni si perfezionano applicando la seguente procedura doganale:
1. il trasportatore, incaricato dall’esportatore, presenta alla dogana di esportazione la
merce accompagnata dai documenti previsti e dal documento amministrativo
unico;
GLOSSARIO
2. la dogana di esportazione dall’Italia, dopo aver effettuato il
controllo, concede l’autorizzazione allo svincolo delle merci e
Dogana di uscita:
consegna al trasportatore il documento di accompagnamenultima dogana del
to all’esportazione (DAE);
territorio dell’Unione
3. la dogana di uscita verifica la correttezza dell’operazione, sorveglia l’uscita della merce dal territorio dell’UE e invia il messaggio elettronico “risultati di uscita” alla dogana di esportazione;
4. la dogana di esportazione invia all’esportatore il messaggio “notifica di esportazione” che l’impresa conserva per documentare
l’avvenuta esportazione e la non imponibilità dell’operazione ai
fini IVA.
europea che la
merce esportata
attraversa.
Dogana di
esportazione:
dogana del Paese
di partenza che la
merce esportata
attraversa.
La procedura doganale di importazione
Le importazioni si perfezionano applicando la seguente procedura doganale:
1. il trasportatore presenta alla dogana di entrata nell’Unione europea la merce accompagnata dai documenti previsti e dal documento amministrativo unico, cioè la
dichiarazione doganale prevista dalla normativa europea;
2. la dogana di entrata controlla i documenti presentati e calcola i dazi e gli altri diritti
doganali;
3. il trasportatore provvede al pagamento dei dazi e dei diritti doganali per conto
dell’importatore;
4. la dogana di entrata svincola la merce.
32
percorso
6
Le strategie e
il business plan
delle imprese
internazionali
Strategia internazionale
Strategie di
internazionalizzazione
Strategia multinazionale
Quali sono le strategie corporate
di internazionalizzazione?
Strategia globale
Quali sono le strategie
di business delle imprese internazionali?
Strategie e
business plan
delle imprese
internazionali
RIM CLASSE QUINTA
Strategia transnazionale
Attacco indiretto
Attacco diretto
Quali sono le imprese
più presenti all’estero?
Imprese
multinazionali
Business plan per
l’internazionalizzazione
Quali elementi favoriscono
la nascita di un’impresa?
Caratteristiche
imprenditoriali
Idea di
business
Fattori ambientali
Che cosa precede il business plan
per l’internazionalizzazione?
Quali sono le principali differenze tra
iniziative nazionali e internazionali?
Analisi Paese
Normative locali
Concorrenti
Mercati
33
RIM
6
Le strategie e il business plan
delle imprese internazionali
1. Le strategie di internazionalizzazione
Le strategie corporate
Lo sviluppo di iniziative internazionali richiede scelte strategiche adatte a raggiungere
gli obiettivi aziendali. Le scelte variano a seconda delle dimensioni dell’impresa e riguardano diversi aspetti del percorso internazionale:
• le attività da mantenere all’interno e quelle da esternalizzare restando in Italia
o da delocalizzare in sedi estere;
• il coordinamento delle diverse funzioni aziendali, cioè il grado di controllo e di
autonomia su ognuna di esse;
• la scelta di posizionamento tra standardizzazione e adattamento.
A seconda delle decisioni prese, le imprese definiscono la loro strategia corporate
di sviluppo internazionale.
Strategie di internazionalizzazione
Strategia
internazionale
Strategia
multinazionale
• Imprese più piccole
• Prodotti standardizzati
• Stretto controllo
centrale delle attività
Esempio
• Grandi imprese
• Adattamento
di prodotto
• Autonomia locale
1
Strategia globale
• Grandi imprese
• Prodotti standardizzati
• Accentramento
di molte funzioni
aziendali
Strategia
transnazionale
Funzioni aziendali
distribuite nei vari Paesi
Imprese internazionali e strategie corporate
Strategia internazionale. Un’impresa dolciaria di piccole dimensioni è conosciuta
anche all’estero dove esporta i propri prodotti da forno mantenendo tutte le funzioni
aziendali presso la sede italiana e organizzando la spedizione dei prodotti alle imprese
di distribuzione dei Paesi che intende raggiungere. L’iniziativa è gestita sotto il suo stretto controllo, i prodotti sono uguali a quelli venduti sul mercato italiano con iniziative di
esportazione diretta o, in modo anche più semplificato, di esportazione indiretta.
Strategia multinazionale. Un’impresa automobilistica di grandi dimensioni vende i
propri prodotti su scala mondiale. Si presenta sui diversi mercati con un forte adattamento locale e decentra alcune funzioni (produzione, ricerca e sviluppo e marketing)
per adattarsi meglio ai diversi mercati. Il coordinamento tra la sede centrale e le varie
funzioni decentrate è minimo.
Strategia globale. Un’impresa di bevande analcoliche di grandi dimensioni distribuisce
grandi quantitativi di prodotti standardizzati raggiungendo molti Paesi per realizzare economie di scala, pur con minimi adattamenti per rispondere alle preferenze
espresse dai consumatori locali. La maggior parte delle funzioni aziendali è accentrata
presso la sede centrale che mantiene il controllo su tutte le attività, anche quelle eventualmente decentrate, come la distribuzione.
Strategia transnazionale. Un’impresa farmaceutica specializzata in farmaci per le
malattie rare distribuisce le funzioni aziendali tra diversi Paesi per conseguire i vantaggi di costo e di differenziazione che le specifiche opportunità offrono: la funzione
finanza nel Regno Unito per raccogliere capitali, la funzione produzione in Giappone per
accedere alle infrastrutture tecnologiche più avanzate, le funzioni logistica e vendite distribuite tra i principali mercati di sbocco. Il coordinamento tra le varie funzioni aziendali è reso possibile da una efficiente rete di comunicazione a distanza.
34
Le imprese multinazionali
Le imprese multinazionali sono imprese che effettuano rilevanti investimenti diretti
in imprese di Paesi esteri. Un’impresa viene considerata multinazionale se gli investimenti diretti in società estere rappresentano almeno il 10% delle azioni ordinarie
di queste ultime. Questo indicatore segnala la volontà dell’impresa di mantenere un
rapporto duraturo con l’impresa partecipata e con il Paese estero in cui si trova.
Classe Quinta
Percorso 6
Con il termine “multinazionale” si identificano imprese di dimensioni anche non grandi, ma capaci di creare e mantenere reti produttive e commerciali stabili in altri Paesi.
Queste imprese adottano perlopiù una strategia transnazionale, per raggiungere
contemporaneamente vantaggi di costo e di differenziazione.
Gli investimenti delle multinazionali consistono in:
• acquisizione di imprese già funzionanti;
• costituzione di nuove imprese;
• joint venture con imprese locali.
Le strategie di business e le modalità organizzative
di internazionalizzazione
• di attacco indiretto, in modo più prudente affacciandosi a mercati in cui la concorrenza è meno forte;
• di attacco diretto, confrontandosi con concorrenti locali già presenti in modo stabile sul mercato, spesso proponendo prezzi più bassi o maggiori servizi.
RIM
Le strategie di business finalizzate all’entrata in un mercato estero possono essere:
Le strategie adottate dalle imprese internazionali si realizzano con il supporto di modalità organizzative adatte.
SCELTA
DELLA STRATEGIA
Esempio
2
SCELTA DELLA MODALITÀ
ORGANIZZATIVA
Strategia e modalità organizzativa
Un’impresa italiana di grandi dimensioni del settore abbigliamento casual decide di fare
il proprio ingresso nel mercato nordamericano con una linea innovativa di prodotti in
denim realizzata con criteri produttivi a basso impatto ambientale.
La scelta di inserirsi nel difficile mercato nordamericano, patria dei jeans, in cui la concorrenza è rappresentata da marchi storici dell’abbigliamento denim, spinge l’impresa
ad attuare una strategia di attacco diretto, con una presenza radicata sul territorio,
effettuando in un primo momento una serie di investimenti diretti per l’acquisto di
alcune sedi commerciali nelle principali città.
Se l’iniziativa avrà successo, potrà seguire l’apertura di altre sedi commerciali stringendo accordi di collaborazione in franchising.
35
RIM
6
Le strategie e il business plan
delle imprese internazionali
2. La nascita di una nuova iniziativa
imprenditoriale
Le nuove iniziative imprenditoriali nascono in presenza di un ambiente esterno all’impresa favorevole e di persone con spirito imprenditoriale che desiderano realizzare un sogno trasformandolo in un’idea di business.
Ambiente esterno
favorevole
Persone con doti
imprenditoriali
• Ambiente generale
(economico, politico,
culturale, fisico e religioso)
• Contesto competitivo
• Imprenditorialità
• Leadership
• Managerialità
Business idea
Nascita dell’impresa
Esempio
3
Ambiente e doti imprenditoriali
per lo sviluppo del business
Due giovani, Silvia e Tommaso, sognano di costituire un’impresa di e-commerce per rispondere alle esigenze di un numero crescente di persone che lavorano in una città metropolitana italiana e che spesso, non avendo tempo di fare la spesa, ordinano cibi pronti. I due giovani hanno notato che alcune persone preferirebbero preparare un piatto
cucinato in casa se avessero gli ingredienti nelle dosi necessarie. Per soddisfare questa
esigenza, Silvia e Tommaso vogliono offrire la possibilità di ricevere a domicilio le dosi
esatte degli ingredienti necessari per la pietanza che si desidera cucinare (per esempio,
una pasta al ragù di carne per due persone) scegliendo nel menu di piatti proposti.
Silvia e Tommaso sono particolarmente sensibili ai temi ecologici e per questo hanno
pensato a ingredienti provenienti da aziende biologiche.
L’ambiente esterno è favorevole all’iniziativa rispetto a contesti diversi, per esempio una
località di montagna, nei quali riceverebbe minore consenso.
Silvia è tenace e determinata nel voler realizzare un’idea che la appassiona. Il suo
entusiasmo ha contagiato Tommaso, un esperto informatico che con le sue competenze tecnologiche può sviluppare l’applicazione su cui basare il business e monitorarne
il funzionamento.
Il business plan per l’internazionalizzazione
Le nuove idee imprenditoriali devono essere attentamente studiate e valutate prima di
essere realizzate, in modo da verificarne in anticipo le possibilità di successo.
36
Il business plan è il documento che studia un’idea di business per verificarne la
possibilità di essere trasformata in un’iniziativa imprenditoriale economicamente
sostenibile nel tempo.
La nascita di un’iniziativa imprenditoriale si sviluppa attraverso alcune fasi nelle quali
il business plan risulta centrale.
Progetto
Business plan
Sogno
Idea
imprenditoriale
Classe Quinta
Percorso 6
Sviluppo
del progetto
Relazioni
Per poter redigere un business plan per l’internazionalizzazione sufficientemente attendibile è necessario:
• farlo precedere dalla scelta del Paese più adatto alla sua realizzazione;
• analizzare il mercato estero.
La scelta del Paese più adatto all’iniziativa si articola in tre passaggi:
1. analisi dell’ambiente generale di un’ampia lista di Paesi (long list) per escludere
quelli non interessanti dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale;
RIM
• analizzare il settore di riferimento nel Paese selezionato, individuando le norme
giuridiche di interesse dell’iniziativa e le caratteristiche dei concorrenti locali;
2. definizione di una lista più ristretta di Paesi accettabili (short list) e analisi del relativo ambiente competitivo;
3. scelta del Paese più attraente in considerazione delle caratteristiche specifiche
del prodotto offerto dall’impresa.
L’analisi del settore in cui l’iniziativa si inserisce comporta l’esame delle normative
locali che possono essere diverse da Paese a Paese e che interessano l’impresa sotto
diversi aspetti, per esempio, legati alla modalità di internazionalizzazione scelta:
• esportazione;
• accordo di collaborazione;
• investimento diretto all’estero (IDE).
Possibili limiti normativi
Esportazioni
Certificazioni di qualità
o di origine, barriere
all’ingresso doganali e
non doganali
Accordi di
collaborazione
Norme a tutela della
parte contraente
residente nel Paese di
destinazione
Joint venture e IDE
Limiti alla possibilità di
costituire società senza
partner locali
È importante non sottovalutare le caratteristiche della concorrenza con cui confrontarsi sul mercato estero, che può essere molto diversa da quella del Paese d’origine.
37
RIM
6
Le strategie e il business plan
delle imprese internazionali
Non sempre è facile reperire le informazioni utili sui competitor locali, per questo l’impresa deve raccogliere informazioni, per esempio:
• tramite imprese italiane conosciute già presenti sul territorio per apprendere dalla
loro esperienza;
• attraverso le agenzie e gli enti che fanno capo al Sistema Italia per il sostegno
dell’internazionalizzazione delle imprese, come l’ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
L’analisi del mercato estero varia a seconda che l’iniziativa riguardi un prodotto nuovo per il Paese scelto oppure un prodotto già in uso.
Nel caso il prodotto sia nuovo, l’impresa deve approfondire i motivi per i quali esso
non è ancora in uso. Potrebbe trattarsi di un prodotto non adatto all’ambiente, oppure il mercato potrebbe non essere abbastanza evoluto per accoglierlo con favore.
Studiare un mercato in cui il prodotto non è mai stato inserito risulta molto difficile e
richiede particolare attenzione, vanno approfonditi i gusti e le abitudini dei possibili
consumatori e, se possibile, condotte delle indagini di mercato per comprendere se
l’iniziativa sia realizzabile.
Per i prodotti già in uso la raccolta di informazioni risulta più semplice, in particolare
per quanto riguarda le dimensioni del mercato, l’andamento della domanda e le sue
caratteristiche.
L’impresa deve infine definire il posizionamento del prodotto, cioè individuare gli
elementi del prodotto percepiti dai clienti e dagli altri stakeholder sul mercato specifico. Raramente i prodotti possono essere portati sui mercati esteri in modo standardizzato; il più delle volte sono necessari adattamenti, almeno per quanto riguarda il
marketing o la politica di comunicazione.
Esempio
4
Fattori di scelta dei mercati esteri
Macropix srl progetta e produce display a tecnologia LED e intende avviare un percorso di internazionalizzazione per aumentare il proprio fatturato che mostra una crescita
lenta sul mercato domestico.
La continua ricerca di innovazione tecnologica abbinata alla cura per il design dei prodotti fa ritenere all’impresa di poter essere competitiva rispetto ai concorrenti anche
sui mercati esteri.
Dopo un’attenta analisi, l’impresa decide di avviare un’iniziativa di vendita sui mercati
mediorientali, in particolare negli Emirati Arabi, posizionandosi in modo differenziato
rispetto alla concorrenza con prodotti innovativi, ad alta tecnologia e con design made
in Italy.
La scelta di questi mercati di sbocco è dovuta ad alcuni fattori, in particolare alla presenza di consumatori amanti dei prodotti made in Italy e con elevata capacità di spesa,
che assicura velocità nell’incasso dei crediti. Ciò permetterebbe alla Macropix di avere la
liquidità necessaria per effettuare nuovi investimenti.
Inoltre la collocazione geografica degli Emirati Arabi fa prevedere la possibilità di
espansione sui mercati dell’India e di conseguenza dei Paesi del Sud Est asiatico.
38
Quali sono le caratteristiche
delle imprese italiane presenti
sui mercati internazionali?
Dimensioni
Modalità di
internazionalizzazione
Imprese italiane
e commercio
internazionale
Chi supporta le imprese nel processo
di internazionalizzazione?
Sistema Italia per
l’internazionalizzazione
delle imprese
RIM CLASSE QUINTA
percorso
7
Le operazioni
di import-export
Cessioni
intracomunitarie
Compravendite
internazionali
Quali sono le operazioni di
compravendita internazionale?
Acquisti
intracomunitari
Esportazioni
Importazioni
Operazioni
di import-export
Qual è la procedura
di esportazione?
Esportazioni
Soggetti coinvolti
Fasi
Documenti
Soggetti coinvolti
Importazioni
Qual è la procedura
di importazione?
Fasi
Documenti
Regimi doganali
39
RIM
7
Le operazioni di import-export
1. Le imprese italiane e il commercio internazionale
L’Italia è tra i primi dieci esportatori al mondo, seconda in Europa dopo la Germania,
nonostante le minori dimensioni delle imprese italiane rispetto ai concorrenti internazionali. I prodotti italiani sono molto richiesti e apprezzati all’estero per l’alta qualità, l’innovazione e il design che li caratterizzano, sostenuti dall’immagine di stile
che l’Italia rappresenta nel mondo (“the Italian way of life”).
Le modalità organizzative della maggior parte delle imprese italiane all’estero sono
semplici, come le esportazioni o gli accordi di collaborazione interaziendali che
assumono di solito la forma del franchising (accordi commerciali) e del licensing (accordi produttivi).
Alcune imprese di medie dimensioni adottano modalità organizzative più complesse, come le joint venture e gli IDE (investimenti diretti all’estero) realizzando attività
stabili all’estero.
Il Sistema Italia per l’internazionalizzazione delle imprese
Le imprese possono utilizzare i servizi offerti dallo Stato italiano attraverso il cosiddetto “Sistema Italia per l’internazionalizzazione delle imprese” (SPRINT, Sportelli
regionali per l’internazionalizzazione delle imprese), un sistema di ministeri, società
ed enti per il sostegno del percorso di internazionalizzazione delle imprese italiane e
per la promozione dei prodotti italiani sui mercati esteri.
Il coordinamento del Sistema è affidato al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE).
I ministeri coinvolti sono:
• Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF);
• Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
La Cassa depositi e prestiti (CDP) è una società per azioni controllata dal Ministero
dell’Economia e delle Finanze che gestisce una parte consistente del risparmio nazionale. Attraverso due società operative sostiene le imprese italiane all’estero:
• SACE, una società per azioni interamente controllata da Cassa depositi e prestiti
che offre prodotti assicurativi e finanziari, in particolare assicurando i crediti esteri;
• SIMEST, una società per azioni controllata da SACE che ha l’obiettivo di favorire la
crescita delle imprese italiane attraverso l’internazionalizzazione della loro attività.
Oltre a SACE e SIMEST, opera l’Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e
l’internazionalizzazione delle imprese italiane), che svolge attività a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e di promozione dell’immagine del prodotto
italiano nel mondo sotto il controllo e la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale MAECI. ICE è presente con propri uffici nei principali
mercati di interesse delle imprese italiane all’estero.
Dalle Regioni dipendono gli Sportelli regionali per l’internazionalizzazione (Sprint), che
offrono consulenza e assistenza alle imprese locali nelle loro iniziative internazionali.
REGIONI
40
Sprint
Classe Quinta
Percorso 7
AMMINISTRAZIONE
CENTRALE
CIPE
MEF
MAECI
SACE
Cassa
Depositi e
Prestiti
ICE
SIMEST
2. Le compravendite internazionali
RIM
Le operazioni commerciali con l’estero si suddividono in:
• operazioni intracomunitarie
– cessioni intracomunitarie;
– acquisti intracomunitari;
• operazioni extracomunitarie
– esportazioni;
– importazioni.
Le operazioni intracomunitarie
Sono considerate operazioni intracomunitarie le operazioni effettuate tra Paesi dell’Unione europea.
Le cessioni e gli acquisti intracomunitari sono soggetti ad adempimenti formali specifici, solo in parte simili alle esportazioni e alle importazioni.
Requisiti IVA nelle compravendite intracomunitarie
Operazione
Bene
• A titolo oneroso, cioè
compravendita
• Registrata su elenchi
riepilogativi modello
Intrastat
• Effettivamente
movimentato
• Di origine di uno
Stato membro oppure
immesso in libera
pratica
Parti contraenti
• Iscritte alla banca dati
del VIES per avere
numero di identificazione
IVA sia in Italia sia
nell’altro Paese
dell’Unione europea
41
RIM
7
Le operazioni di import-export
Le cessioni intracomunitarie sono vendite di beni dall’Italia verso altri Paesi
dell’Unione europea.
Non sono considerate esportazioni in quanto l’Unione europea è un mercato di libero
scambio; beneficiano in via transitoria delle stesse norme di non imponibilità IVA,
in base al DL n. 331/1993, e vengono assoggettate al regime fiscale del Paese di
destinazione.
Gli acquisti intracomunitari sono acquisti effettuati in un Paese membro dell’Unione europea, da parte di soggetti passivi IVA, di beni consegnati o trasportati in
Italia.
Sono assoggettati al regime fiscale del Paese di destinazione in base a quanto previsto
dal DL n. 331/1993.
3. Le esportazioni
Le esportazioni riguardano operazioni commerciali quali:
• cessioni di beni trasportati o spediti fuori dal territorio dell’Unione europea;
• cessioni, avvenute in Italia, a non residenti che inviano le merci all’estero;
• cessioni o prestazioni di servizi verso gli esportatori abituali.
Pur presentando i tre presupposti IVA (soggettivo, oggettivo e territoriale) sono considerate operazioni non imponibili ai sensi degli artt. 8, 8bis e 9 del DPR n. 633/1972
al fine di evitare la doppia tassazione (nel Paese di provenienza e in quello di destinazione delle merci).
Gli esportatori abituali sono imprese che effettuano operazioni di esportazione diretta, operazioni assimilate e servizi internazionali per un importo complessivo superiore al 10% del totale dei ricavi di vendita.
All’esportatore abituale è consentita l’applicazione del meccanismo del plafond per
effettuare acquisti di beni e di servizi in sospensione d’imposta, cioè senza applicazione dell’IVA, entro il limite del totale delle operazioni non imponibili registrate
nell’anno solare precedente o nei dodici mesi precedenti.
La procedura doganale di esportazione
I soggetti coinvolti nella procedura doganale di esportazione sono:
1. l’esportatore, che predispone la fattura e i documenti accompagnatori;
2. lo spedizioniere, che emette il documento doganale, controlla e facilita il percorso
dei documenti;
3. l’Agenzia delle Dogane, che rilascia il codice MRN;
4. la dogana di esportazione, che rilascia il codice di svincolo ed emette il DAE che
accompagna la merce e il DAU per l’esportatore;
5. la dogana di uscita, che rilascia il messaggio elettronico “risultati in uscita”.
42
Percorso doganale export
Esportatore
Predispone la fattura e i documenti accompagnatori
(packing list, attestati, certificazioni)
Spedizioniere
doganale
Emette il documento doganale.
Controlla e facilita il percorso dei documenti
Agenzia
delle Dogane
Rilascia il codice MRN
Classe Quinta
Percorso 7
Dogana
Rilascia il codice di svincolo. Emette il DAE che
di esportazione accompagna la merce e il DAU per l’esportatore
Dogana
di uscita
Rilascia il messaggio elettronico “risultati in
uscita”
• Codice MRN. Identifica l’esportazione e viene rilasciato dall’Agenzia delle Dogane se i dati inseriti nella dichiarazione doganale dallo spedizioniere sono corretti e
completi.
RIM
Per perfezionare la procedura, l’esportazione deve essere completa di:
• Codice di svincolo. Dopo aver ricevuto il codice MRN dall’Agenzia delle Dogane e
controllato i documenti, la dogana di esportazione può rilasciare il codice di svincolo
della merce, con o senza un controllo preventivo della stessa.
• Documento di accompagnamento all’esportazione (DAE). La dichiarazione
doganale diventa il vero e proprio DAE solo con la presenza dei due codici (codice
MRN e codice di svincolo).
• Documento amministrativo unico (DAU). Uguale al DAE, è la copia della dichiarazione doganale rilasciata all’esportatore, che deve conservare il documento per
provare la correttezza della procedura doganale di esportazione.
• Messaggio “risultati in uscita”. Viene trasmesso per via telematica dalla dogana
di uscita e attesta che la merce ha effettivamente lasciato il territorio dell’Unione
europea.
4. Le importazioni
Le importazioni sono acquisti di beni e di servizi provenienti da Paesi extracomunitari
da chiunque effettuati. Sono operazioni assoggettate a IVA in Italia, all’arrivo in dogana. Il calcolo dell’IVA viene effettuato alla dogana di entrata nell’Unione europea,
se diversa dalla dogana italiana.
La procedura doganale di importazione
I soggetti coinvolti nella procedura doganale di importazione sono:
1. l’esportatore estero, che emette la fattura e i documenti accompagnatori;
43
RIM
7
Le operazioni di import-export
2. lo spedizioniere doganale presso la dogana di entrata nell’UE
(se questa non coincide con la dogana di destinazione) che
emette il documento cauzionato T1;
3. la dogana di entrata nell’UE, che rilascia il codice MRN;
4. lo spedizioniere doganale presso la dogana di destinazione,
che prepara il DAU con il calcolo dei diritti doganali;
5. la dogana di destinazione, che emette il DAU;
6. l’importatore, che paga i diritti doganali e riceve la merce accompagnata dal DAU.
GLOSSARIO
Documento
cauzionato
T1: documento
riepilogativo dei dati
dell’operazione con
valore di cauzione a
favore della dogana
Percorso doganale export
Esportatore
Spedizioniere doganale
presso la dogana di entrata
Dogana in entrata nell’UE
Spedizioniere doganale presso
la dogana di destinazione
Dogana
di destinazione
Importatore
Emette la fattura e i documenti accompagnatori
(packing list, attestati, certificazioni)
Emette il documento cauzionato T1
Rilascia il codice MRN
Predispone il DAU con il calcolo dei diritti doganali
e lo presenta in dogana
Emette il DAU
Paga i diritti doganali (dazi e IVA) tramite
gli spedizionieri doganali
I regimi doganali per l’ingresso di merci provenienti da Paesi extracomunitari sono:
• immissione in libera pratica, che permette l’importazione definitiva della merce
che ha espletato tutte le formalità doganali, compreso il pagamento di eventuali
dazi e altri tributi doganali;
• regimi speciali
– transito, per la circolazione di merci non comunitarie da una località all’altra
dell’UE;
– deposito, per merci in custodia temporanea nel territorio UE;
– uso particolare, che comprende l’ammissione temporanea e l’uso finale, in
esenzione o riduzione del dazio in casi particolari;
– perfezionamento attivo, per merci importate destinate alla lavorazione nel
territorio doganale UE e in seguito a essere riesportate;
– perfezionamento passivo, per merci esportate da sottoporre a lavorazione e
in seguito reimportate.
44
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