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IL MELANOMA CUTANEO NELLA POPOLAZIONE NON CAUCASICA:
EPIDEMIOLOGIA
Dott.ssa Laura Cristina Gironi
SCDU Dermatologia e Venereologia
Ospedale Maggiore della Carità di Novara
Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”
Dipartimento di Scienze della Salute
Il Melanoma è un tumore maligno che origina dalla trasformazione neoplastica dei melanociti a livello di
differenti siti anatomici. Nella netta maggioranza dei casi (85%) questo avviene a livello cutaneo (Melanoma
cutaneo, MC): nel 70% circa dei casi su cute sana, in corrispondenza della giunzione dermo-epidermica (MC
ex novo) e, nel restante 30% dei casi, nel contesto di una lesione melanocitaria pre-esistente (come un nevo
melanocitario acquisito oppure un nevo melanocitario congenito). Più raramente il melanoma si sviluppa da
melanociti localizzati in sedi extra-cutanee, come l’occhio (uvea, congiuntiva e corpo ciliare), le meningi o le
mucose (come vulva, canale anale, esofago)1-3.
Il melanoma maligno è la forma più aggressiva tra tutti i tumori primitivamente cutanei e, nonostante
rappresenti solo 5% di essi, è la principale causa di morte per patologia cutanea (75% dei casi di morte per
tumore cutaneo), responsabile a livello mondiale di circa 232.000 nuove diagnosi e 55.000 decessi all’anno 4.
Il MC è un tumore complesso ed eterogeneo nella presentazione, nel comportamento clinico e nella
patogenesi; se non diagnosticato e trattato in stadio iniziale, si associa ad importante morbilità e mortalità.
I tassi di incidenza, sopravvivenza a 5 anni e mortalità variano molto tra etnie, fasce di età, sesso e regioni
geografiche. Fino alla prima metà del XX secolo il MC è stato considerato una neoplasia rara ma nelle ultime
4 decadi si è assistito in tutto il mondo ad una notevole e costante crescita di incidenza che è più che
triplicata nella popolazione caucasica
1-3
. Sebbene infatti nei soggetti bianchi di origine europea esso
costituisca una neoplasia tutt’altro che rara, in particolare tra i giovani (occupa, rispettivamente, il I e il III
posto in ordine di frequenza nelle donne tra i 25 e i 29 anni e negli uomini < 40 anni), rappresenta un evento
infrequente nelle altre etnie. I tumori cutanei in generale rappresentano infatti il 20-30% di tutte le neoplasie
tra i caucasici e il loro impatto sociale ed economico è facilmente intuibile; al contrario, nonostante essi non
superino il 2% di tutti i tumori nelle altre etnie, costituiscono un crescente problema di Sanità Pubblica, non
solo negli U.S.A., ma anche in Europa, in una società sempre più multietnica. Difatti, i pazienti appartenenti
alle minoranze etniche spesso presentano alla diagnosi di MC uno stadio di malattia più avanzato rispetto
alla popolazione caucasica e probabilmente questo è l’elemento determinate la maggiore morbilità e
mortalità associata a melanoma nei soggetti di fototipo V e VI secondo Fitzpatrick 5.
La netta maggioranza degli studi clinici, epidemiologici e i progetti di ricerca sul MC si riferiscono a soggetti
caucasici, di ceppo europeo, poiché esso presenta un’incidenza 20 volte superiore in questa popolazione
rispetto alle altre etnie. Tra queste ultime, è la popolazione nera afroamericana (BAs) ad essere più studiata,
mentre la letteratura riferita agli asiatici e austronesiani (AAs), bianchi ispanici (WHs, americani originari da
Paesi di lingua spagnola, America Latina e Europea) e altre etnie minori è scarsa o nulla 5,8.
Considerando globalmente tutta la popolazione terrestre, indipendentemente da sesso, età e origine etnica, 1
persona ogni 52 riceverà diagnosi di MC nel corso della propria vita; questo rischio scende a 1 persona ogni
1000 se si prende in considerazione solo la popolazione afroamericana, che, tra tutte le razze non caucasiche,
presenta l’incidenza minore
5,9
.I dati più recenti provenienti dagli U.S.A. stimano un’incidenza di MC per i
bianchi non-ispanici (WNHs) di 21.6 per 100.000 persone/anno, contro 4.5, 2 e 1.0-0.6 casi per 100.000
persone/anno rispettivamente tra gli ispanici (WHs), AAs e neri americani (BAs)
5,8
. Le donne,
indipendentemente dal gruppo etnico di appartenenza, rappresentano il genere più colpito da MC 5,8,9.
Secondo le stime pubblicate dalla CDC (Centers of Disease Control and Prevention), si sono verificati in
tutto il territorio statunitense più di 45.000 casi di MC all’anno tra il 2004 e il 2006, con un incidenza
costantemente crescente. Le stime riferite al 2013 riportano infatti circa 76.700 nuovi casi di MC e 9.480
decessi per patologia specifica
10
. Le persone che muoiono per questo tumore perdono circa 20 anni della
loro vita, rispetto ai 17 anni persi in media per qualsiasi altro tumore. Questi dati confermano che il MC è un
tumore che colpisce una fascia d’età relativamente più giovane rispetto a qualsiasi altra neoplasia e questa
caratteristica si ritrova in qualsiasi gruppo etnico. Il MC viene diagnosticato più frequentemente ad un’età
inferiore o uguale ai 50 anni (età media alla diagnosi di 52 anni) nella popolazione caucasica; gli ispanici, i
nativi americani (NAs) e gli asiatici ricevono diagnosi di MC ad un’età in media inferiore rispetto agli
afroamericani e ai caucasici; più precisamente, tra gli asiatici e austronesiani questa neoplasia viene più
frequentemente identificata a 40 anni o prima, con conseguente notevole impatto sociale ed economico 9.
Un’ampia indagine epidemiologia retrospettiva condotta nel territorio statunitense da Cormier e coll. ha
coinvolto 49.772 casi di MC invasivo diagnosticati dal 1992 al 2002: il 96.8% erano rappresentati da WNHs,
l’1.9% da WHs, lo 0.8% da AAs, lo 0.5% da BAs, lo 0.1% da NAs. L’incidenza di MC per 100.000
persone/anno calcolata per i diversi gruppi etnici è stata di 18.4 per WNHs, nettamente superiore rispetto ai
2.3, 1.6, 1.0 e 0.8 delle popolazioni WHs, NAs, AAs e BAs, rispettivamente. Nonostante i gruppi etnici noncaucasici presentassero una frequenza di MC nettamente inferiore, la mortalità specifica per malattia,
aggiustata per età, sesso e residenza era superiore nelle minoranze etniche, che, nello specifico, hanno
mostrato un rischio da 1.96 a 3.01 volte superiore di morire per MC rispetti ai bianchi. Inoltre, gli ispanici,
gli afro-americani, i nativi americani, gli asiatici e austronesiani presentavano una maggiore probabilità di
avere alla diagnosi un MC in stadio IV il rischio rispetti ai bianchi di origine caucasica (odds ratio
rispettivamente di 3.6, 4.2, 3,4, 2,4) 11.
Un altro studio retrospettivo condotto in Florida ha analizzato tutti i casi di MC diagnosticati dal 1990 al
2004: dei 41.072 casi totali, la netta maggioranza (il 96,5%) erano rappresentati WNHs, il 3% circa da WHs
mentre meno dell’1% (0,63%) da BAs; l’incidenza del MC nei 14 anni di osservazione è aumentata sia per la
popolazione caucasica che ispanica (rispettivamente aumento del 3% per anno per gli uomini WNHs, 3,6%
per le donne WHSs, 3,4% per le donne WHs e 0,9% per gli uomini WHs), mentre è rimasta relativamente
stabile per i BAs di entrambi i sessi. Inoltre, sebbene la proporzione dei MC in stadio avanzato diagnosticati
nei WHs nel periodo di osservazione abbia mostrato una tendenza alla riduzione, questo non è accaduto nei
BAs e nei WNHs, per i quali invece si è mostrata globalmente stabile
12
; più precisamente, negli ispanici
residenti in California l’incidenza di MC invasivi ha registrato un costante incremento, fino a raggiungere il
7.3% di crescita annuale nel periodo 1996-200113.Questi dati sono stati successivamente confermati da altri
autori statunitensi, rafforzando il concetto che l’incidenza dei melanomi invasivi ad alta letalità tra la
popolazione non bianca rappresenta un emergente problema di Sanità Pubblica 8,14.
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178.
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